Questa Milano

E’ un periodo, questo, in cui mi arrendo alle evidenze.

Per esempio, mi sono arresa all’evidenza che sono 6 anni che vivo a Milano. Che se proprio la odiassi come dico,  se proprio non ci trovassi nulla di buono, me ne andrei. Che in fondo nessuno può sensatamente resistere per anni in una relazione inappagante, nemmeno io con Milano. Che la nostra storia è tormentata, fatta di alti e bassi (entro 1 mese pubblicherò per certo un post in cui vomito tutto il mio odio nei confronti di questa città), ma ci devono pur essere delle cose che mi garbano.

Cose banali, per carità. Non starò qui a comporre versi endecasillabi in pieno delirio radical chic per spiegarvi quanto sia fica Cascina Cuccagna. Non vi parlerò di quanto emozionante sia leggere un libro su una panchina di Parco Sempione, oppure della colazione sui Navigli sonnecchianti del sabato mattina, oppure di quanti concertini live si possano vedere ovunque gustando del culatello di zibello. Questo perché, semplicemente, io il sabato mattina dormo, in settimana lavoro, in Cascina Cuccagna ci vado una volta a biennio e tanto mi basta e avanza. Non ho il tempo, o i soldi, o le energie per fare tutte le cose meravigliose e stimolanti che farei a Milano, se solo fossi una fichetta mantenuta.

Eppure c’è qualcosa che deve piacermi, in questa città.

Mi piace la brioche integrale al miele che il barista sotto l’ufficio mi conserva, ogni venerdì mattina.

Mi piace la palestra con termario aperta fino alle 23.

Mi piacciono le strade asfaltate.

Mi piace poter arrivare ovunque con i mezzi pubblici.

Mi piacciono i vecchi milanesi che si lamentano con il conducente del tram del vergognoso ritardo di 20 minuti. Cosa ne sanno, loro, di quando a Taranto per tornare a casa con la Circolare Rossa ti toccava aspettare 40 minuti e che la sensazione che avevi era sempre quella che si compisse un miracolo, una vera manifestazione dell’esistenza di Dio, del suo potere generatore dell’universo intero, quando vedevi comparire all’orizzonte la sagoma dell’autobus arancione dell’Amat.

Mi piace la fretta, che è anche rapidità: se tutti hanno fretta, nessuno ha tempo da perdere, che sembra un pensiero nazi-efficientista ma non lo è.

Mi piace andare nei negozi la domenica alle 13 e trovarli aperti e non essere invalidata nei miei intenti consumistici mai,  come può succedere altrove.

Mi piace riuscire a digerire ciò che mangio, che è a onor del vero assai più triste di ciò che mangio quando sono via, ma è senz’altro più friendly nei riguardi del mio apparato digerente.

Mi piace la bruttezza decadente della circonvallazione esterna di notte, la volgarità dei centri massaggi cinesi, i sexy shop lugubri con le insegne fluorescenti, i kebabbari aperti h24 che racimolano umanità e miserie di periferia.

Mi piacciono le vecchie boutique di Corso Magenta e le signore impellicciate che trasportano le proprie infelicità, nascoste, in meravigliose borse Céline.

Mi piacciono le giovani coppie nordiche, eleganti e longilinee, che provano a costruire la propria normalità nel grande frullatore umano che è la città.

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Mi piace il Pad Thai di Città del Drago.

Mi piace il freddo che è freddo vero, che punge la faccia e che certe volte porta odore di neve.

Mi piace quando poi la neve cade, che tutto sembra fermarsi, come un carillon stanco che finalmente si concede di rallentare il ritmo.

Mi piacciono gli eventi in cui si beve gratis.

Mi piacciono gli accrediti per i concerti e per il teatro.

Mi piace girare tra le bancarelle del mercato del mio quartiere popolare e spiegare al fruttivendolo marocchino che voglio solo due kiwi due, non tre e nemmeno quattro, che sono io sola e se poi non li mangio si guastano e devo buttarli ed è peccato.

Mi piace la possibilità di fare tutto, anche quando non faccio niente.

Mi piace la mia estetista che mi massaggia le cosce facendomi ascoltare Sakamoto, non Eros Ramazzotti.

Mi piace fare la spesa da sola, senza nessuno che mi metta fretta, scrutando i valori nutrizionali di ciò che compro.

Mi piacciono le luci rosse delle auto in coda alla sera, minuscole formiche che rientrano dopo un’altra giornata di lavoro, di riunioni, di conference call, di rompimenti di cazzo, di sbattimenti, di successi.

Mi piace il Duomo, la Galleria, il Cenacolo, il Piccolo, i ciottoli di Brera contro i quali impreco, il Castello di notte, il Cimitero Monumentale, il profumo internazionale di Piazza Gae Aulenti.

Mi piace il grattacielo Unicredit che quando sono arrivata non c’era e adesso c’è. E, certo, mi rendo conto che non è come er cupolone de Roma, però è comunque un simbolo fallico di notevole audacia.

Mi piacciono gli artisti che suonano in metropolitana.

Mi piacciono le bottiglie di vino bevute al Cavallante.

Mi piacciono gli operai che lavorano per strada a luglio, ricordandoci cos’è la fatica vera.

Mi piacciono le cene a casa con le amiche brillanti che ho incontrato qui.

Mi piace ignorare il nome dei miei vicini.

Mi piace poter andare al cinema da sola senza che questo sembri strano a nessuno.

Mi piace stare stesa sul mio divano, fumare e scrivere, di sera, mentre fuori piove. E l’unica cosa che mi manca è un gatto a pelo lungo che mi faccia le fusa.

Mi piace prendere i taxi e, quando ne ho voglia, chiacchierare coi tassisti.

Mi piace portarmi a casa qualcuno, se mi va.

Mi piace raggiungere qualcuno in hotel, se mi va.

Mi piace il design e la cura per i particolari, ovunque.

Mi piace fare colazione al bar dietro casa, per gli amici il “Bar Kahled”, alle 14, di sabato, inzuppando la brioche in un cappuccino-con-cacao-sì-grazie.

Mi piace andare in gita a maggio nella cabrio del mio amico imprenditore che ama definirsi tale, e farmi scompigliare i capelli dal vento.

Mi piacciono i film al parco del Milano Film Festival.

Mi piace fare networking, libero e virtuoso.

Mi piacciono i tempi ottimizzati.

Mi piace la cotoletta orecchio d’elefante.

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Mi piace la libertà di essere quello che si vuole.

Mi piace avere idee e poterle realizzare.

Mi piace il cinismo, quando intelligente e pragmatico.

Mi piace non pensare che se uno va in analisi è pazzo.

Mi piace che quando c’è il sole qui è davvero, ma davvero, una bella giornata.

Mi piacciono quelli che usano neologismi che non conosco, perché forse hanno qualcosa da insegnarmi.

Mi piace farcela da sola, anche se faccio il triplo della fatica.

Mi piace pensare che un giorno avrò una casa con un piccolissimo terrazzo fuori e una libreria grande dentro. E un uomo che amo, che la abiti con me, mischiando le sue passioni con le mie.

Mi piace questa Milano, che ha mille volti e che non ne ha nessuno, che ti appartiene e che ti scivola addosso, che ti apre ferite, che ti scava dentro, che rovista, che ti obbliga a crescere, che tira fuori il meglio e pure il peggio, insegnandoti la tua fallibilità e mostrandoti le tue potenzialità. Disegnando il perimetro del tuo carattere, i tuoi limiti, la tua forza. Pretendendo sempre il meglio, anche quando non sei disposta o non sei capace di darlo.

E tutto questo, tutto ciò che mi piace, ha naturalmente controindicazioni, degenerazioni, aberrazioni che mi fanno cacare. Ma sarebbe ingiusto non riconoscere che forse, questa Milano, così burbera e un po’ torbida, un pochino mi rassomiglia.

Che del resto anche io posso sembrare stronza, fredda, spigolosa, respingente, presuntuosa, esigente, incontentabile e che, in effetti sì, sono tutto questo.

Ma sono anche molto, molto altro.

E se vale per me, allora può valere anche per questa città.

151 thoughts on “Questa Milano

  1. Hai tirato fuori le parti migliori della metropoli, troppo spesso ingiustamente bistrattata. E fa pensare a tutte le città che odiamo ma che, per qualche sparuto aspetto, magari anche amiamo.
    Il che vale anche per le nostre città del sud, sebbene finiscano per prevalere i motivi per odiarle.
    Mi piace l’accostamento con la persona. Che poi l’approccio con la realtà urbana in cui sono imbrigliate le nostre esistenze, dipende dallo stato d’animo, che ci porta a valorizzare un aspetto piuttosto che un altro.

  2. Bello leggerti! Da pendolare ho imparato a non sopportare Milano, dopo averla amata alla follia perché negli anni universitari mi sembrava foriera di tanta libertà. In attesa del tuo prossimo post milanese, mi godo quanto di vero e reale c’è in questo, hai denudato Milano e l’hai resa attraente anche per me 🙂

  3. I tuoi articoli sono sempre molto interessanti ed acuti. Non ho nemmeno finito di leggere quello corrente che vorrei essere già a metà di quello successivo.
    Ogni tua parola e osservazione, su Milano, sugli uomini, sulle amiche, sulle conoscenti, su tutto sembra sempre una espressione del mio pensiero e della mia esperienza qui a Milano. Anche io sono terrona (siciliana) e anche io da poco più di 6 anni vivo in questa città.
    Spero di poterti conoscere e scambiare 4 chiacchiere con te, perchè secondo me abbiamo molti punti in comune.

    Al prossimo articolo,
    Eli

  4. Io ho scelto di vivere in periferia, di farmi 40 minuti di viaggio (che poi diventano un’ora perchè i treni si sa, si addormentano sui binari) e di venire a Milano a lavorare.
    Per quanto sia pesante il viaggio, non potrei mai e poi mai lavorare in periferia. Non ci riesco. Sono abituata la bar del mattino. Alle amiche del treno. Ai pazzi per strada. Al casino. Al modo di lavorare confuso, disordinato, frettoloso.
    Mi piace poter fare un giro in duomo, la domenica. Milano è così. Si ama e si odia.

  5. Tra tanta gente, milioni, puoi trovare tutto quello che dici.Milano ha tanto, indubbiamente più di cittadine come Taranto, ma tu, anche se sei tornata episodicamente, sei rimasta ad abitudini del passato. Cmq la città dove vivi e che ti fa vivere ha sempre ragioni da vendere. Affettuosamente, da tarantino

  6. No, aspetta un attimo: DAVVERO le strade sono asfaltate? E DAVVERO venti minuti di ritardo sono considerati ritardo??
    Forse Milano proprio non saprei…ma tutta una città solo per me è un pensiero che coccolo spesso.

    E un meraviglioso siberiano entrerebbe nel mio loft di 35 mq prima di me!

  7. Ma se vengo a Milano, io – giornalista professionista trentanovenne, non laureata, disoccupata da un lustro, con quintali di pessimismo cosmico e disincanto sulle spalle – un lavoro (vero) per sopravvivere e vivere, lo trovo ?

  8. Col Fedi e il Lupo stiamo cercando di portare avanti un blog su Milano e tu ci porti via il lavoro così??
    Bellissima descrizione, un post commovente, a modo tuo. Volevo solo ribadire che la zona di piazzale Lodi sta fiorendo, tra via muratori e via tertulliano, giù fino al Goganga. Quando istituiremo il Gran Ducato di Lambrate stavamo pensando di inglobare anche quella zona.

    1. e i tram gialli con i sedili in legno
      la stazione centrale con il suo brulicare di vita e treni e storie e viaggi
      le bellezze nascoste che te le devi andare a scoprire
      i parchi grandi che non sembra ma c’è tanto verde in questa città
      i fenicotteri di via cappuccini che li guardi e pensi: che diavolo ci fanno dei fenicotteri in centro …ma che meraviglia che sono

      ….

      bel post, complimenti 🙂

      1. Certo, per te niente test d’ingresso, ti passiamo subito una wild card. Basta che ci dai una mano a costruire il carro armato, come quello dei secessionisti veneti, ma il nostro è su base motrice di un vecchio CIAO e un Garelli Vip 3. Ci serve per l’assalto in piazza Piola.
        Se poi vuoi ugualmente fare il test ti presenti al birrificio di Lambrate e consiste nel mangiarsi un risotto agli ossibuchi e una polenta con funghi e gorgonzola….. è a prova di giargianese…..

  9. “carillon stanco” racchiude tutta la bellezza di questo post.
    So che apprezzeresti anche i tramonti infuocati che fanno brillare le cupole di Roma incorniciate dagli alberi del lungotevere…
    Il tuo post è la vera “grande bellezza” che ciascuno sa trovare in ogni luogo (oddio, in alcuni si fa davvero fatica!).
    Attendo il post della “grande bruttezza”, perché ci sarà, lo so.

  10. Da studentessa terrona e fuorisede (che ama la sua Calabria, sia chiaro) devo sorbirmi sempre domande tipo: “Ma perché sei andata a Milano? E’ orribile!”. Ecco, d’ora in poi andrò in giro con questo post nella borsa e lo distribuirò a tutti quelli che mi faranno la solita domanda stupida.
    Una grande, come sempre!
    Un abbraccio, Vagi! =)

  11. Milano sguardo distratto
    Bacio di ghiaccio
    Capto frequenza di intolleranza e mancanza di tempo e di vento intenso traffico

    Sei troppo bella per dirti addio
    Tu chiami e poi
    Noi tutti ubbidiamo
    E tra chi nomina il tuo nome invano
    Ci sono anch’io
    Milano milano

    Milano quando sono lontano voglio tornare
    Milano quando ci sono voglio scappare

    Ma c’è chi tiene accesa la lotta
    La manifestazione parte a porta venezia

    Tra la ringhiera e il sogno americano
    Ci sono anch’io
    Milano milano

    Settimana della moda
    Vita mondana in coda
    In auto a noleggio
    L’alternativo beve vino vicino agli yuppi in brera
    Sera a tema tropico latino
    Tutti in fiera

    Sento un vecchietto che canta in dialetto alla sua madonnina
    E quando la nebbia scompare
    In lui
    Mi riconosco
    Come una goccia nel mare
    Mi ritrovo al mio posto
    E devo a tè
    Quello che sono
    E alle luci di un tramonto sopra piazza del duomo

    Sei troppo bella per dirti addio
    Tu chiami e poi
    Noi tutti ubbidiamo
    E tra chi nomina il tuo nome invano
    Ci sono anch’io
    Milano milano
    Nel tuo veleno che noi respiriamo
    Ci sono anch’io
    Milano milano
    Tra la ringhiera e il sogno americano
    Ci sono anch’io
    Milano milano

    Articolo 31 – Milano Milano

  12. Sì, a Milano, ci sono stato, una volta, tanto tempo fa, ricordo che partire da Livorno per andare a Milano mi faceva sentire importante, che per noi già arrivare a Sarzana ci fa gonfiare il petto. Fermavo la gente per strada “oh, domani vado a Milano” – “dhe, beato te, io devo anda’ a fa’ il 2-10 all’Italsider”. Sì, ci sono stato, sono arrivato alla stazione centrale, ho fatto mezz’ora di metropolitana fino a Milanofiera, sei ore dentro il Macef, poi metropolitana, stazione centrale e la sera a mangiare la “fritturina” da Elio sul molo 14. Raccontando a tutti quei poveri sempliciotti che profumavano di gasolio e salmastro che ero stato a Milano. “Elio portaci un altro giro di totani e gamberetti, che tanto domani ho il turno di notte “

  13. Facciamo un patto: nell’articolo in cui sparerai a zero su Milano eviti di descriverla con i soliti stereotipi tipo la città piena di superficiali fighe di legno e di aspiranti piersilvio e dove non è possibile mangiare bene (poiché, ripeto, evidententemente frequenti le persone sbagliate), e io la smetto di romperti le scatole ogni volta che ne parli male, ok? 🙂

      1. Ma va! Ovviamente se scegli le finte osterie nelle vicinanze della cerchia dei bastioni una bella pettinata te la meriti pure! Prova la Trattoria da Romolo in piazzale Lima o il Padellone in zona Bovisa. O le Osterie di Lambrate, di Niguarda e Greco.

      2. Marina, ma dai! I casi sono due: o frequentate solo posti per turisti, oppure per voi un rene costa €20 vino della casa incluso 🙂

    1. ahahaahha uddio non lo so, se cado negli stereotipi, giuro che lo faccio attingendo a cose reali che vivo o vedo.
      tu però feel free di rompermi. e ti ho già detto di mandarmi un elenco di posti dove mangiare bene senza svenarsi? me l’hai già dato? ho l’alzheimer? 🙂

      1. Che volete che vi dica… Io sono una provinciale felice che spesso per lavoro è a Milano ma non ci vivrebbe mai: mi sembra una città che chiede troppo (in termini di soldi, mancanza di verde, stress, infima qualità della vita) per quello che dà (lavoro, incontri, cultura, aperitivi). Questo si riflette anche nell’offerta enogastronomica: in qualunque altra città italiana posti come Spontini e Luini chiuderebbero in una settimana, giusto per citare due esempi di street food che conoscono tutti. Comunque grazie mille a chi ha consigliato osterie etc, terrò presente!

      2. Hai ragione. Ecco la prima tranche:
        – Osteria da Francesca in Viale Argonne;
        – Pizzeria I Capatosta, Alzaia Naviglio Grande;
        – Osteria dei Poeti, Corso Garibaldi (ottimo anche a pranzo, da provare i dolci fatti in casa);
        – Osteria della Pasta e Fagioli, via Venini (zona Loreto, cucina pugliese);
        – Ristorante greco Mykonos, sulla martesana tra Turro e Gorla;
        – Ristorante thai Bussarakham, Via Valenza.

  14. A me Milano è sempre piaciuta. Ha un certo je ‘n sais pas quoi che è proprio delle metropoli, è una sorta di Big Apple in miniatura, una Small Apple, ecco. magari lo dico perché non ci vivo, perché ci bazzico ogni tanto ma è una città nella quale è gradevole immergersi, e c’è sempre qualcosa di interessante da fare, da vedere. Adoro le matiné al cinema.
    A me piacciono anche le wooden faighe milanesi (nel senso che mi piace il loro stile, amo osservarle certa che quella cosa lì, quell’outfit, quel particolare, da me in Veneto arriverà tra sei mesi.)
    Tu, Vagy cara, hai dato il meglio di te in questo post. Mi piaci quando sei tenera. 🙂
    Bacissimi. Zia.

  15. Milano era la Città in cui da bambina mi portavano a far visita ai parenti.
    C’erano regole nuove da imparare, comportamenti da adottare, frasi di rito da ripetere a memoria, borsoni da riempire con almeno un paio di cambi puliti, tutta roba nuova che così non si sfigurava…sempre odiato Milano, anche ora che sono passati tanti anni.

  16. Io questa città la amo…l’ho sempre amata e l’amerò sempre. Solo il pensiero di lasciarla mi rende triste. Milano è uno stile di vita, un modo di essere. Ha tutto quello che una ragazza di provincia possa volore: La possibilità di essere ciò che si vuole senza vergognarsi, senza pregiudizi. Amo passeggiare per Brera e sentirmi un po artista, amo la settimana della moda e ogni volta spero di ottenere un accesso alle sfilate. Amo il fatto che anche se non hai soldi puoi farti qualche serata bevendo gratis e spendendo poco. Amo passeggiare per montenapoleone e guardare affascinata le vetrine dei principali brand e sperare che un giorno potrò anch’io uscire dai quei negozi con un sacchetto in mano. Ma semplicemente amo il fatto che solamente a Milano mi sono sentita a casa

  17. Milano,ti devo tanto,
    ti sei portata via tanto.
    Questa è una città grande ma non abbastanza grande per non incontrarsi, ad ogni angolo ho incontrato qualcuno che è stato importante per me.
    All’inizio Milano per me era Eduardo, era le nostre passeggiate nelle sere d’estate sui navigli, era la sua stanza ad Abbiategrasso e il cinema all’aperto al castello, erano i weekend passati a Bologna, Torino, Monza, Como.
    Era raggiungerlo dovunque fosse e bestemmiare il navigatore perchè mi faceva perdere minuti preziosi, era sclerare e arrabbiarmi tentare di fargli capire quanto ci tenevo a lui.

    Poi il nulla, Milano era il nulla, lui se ne era andato e io non avevo un lavoro, passavo le giornate ad inviare application semplicemente sentendomi in colpa per esistere ancora, senza sapere cosa sarebbe stato di me(poi ho capito che non l’avrei mai saputo).
    Poi Milano è stata quella casa a Moscova 53, i miei 6 coinquilini, tutti sempre così vicini, la mia nuova famiglia acquisita, il Salone del Mobile e le serate open bar, ero felice in quel periodo.
    Milano era uscire da lavoro e fare aperitivo. E’ stato svegliarmi nel letto di qualcuno o passare il week end con gente appena conosciuta. Lentamente Milano è sempre più stata la mia città e la metro non era più un mezzo per raggiungere la persona di cui ero innamorata, ma un comodo mezzo per tornare a casa…
    E’ questo che mi ha regalato Milano, la consapevolezza di essere sola al mondo e allo stesso tempo di essere la persona più importante da prendere in considerazione in questa giostra di impazziti che è la vita.
    Milano mi ha fatto svegliare e trovare la strada e se a volte sento che non sto andando bene mi fermo e cerco il duomo e forse riesco a trovare la via.
    Milano grazie a te ho conosciuto persone splendide e allo stesso tempo mi sono accorta che come me quelle persone sono fatte di carne, grazie a te ho avuto il tempo di guardarmi allo specchio e rialzarmi ancora una volta. Grazie a te ho conosciuto la realtà per quello che è e mi sono sentita accettata, respinta, felice, triste, ma sempre e comunque viva in ogni caso. Grazie per i tuoi articoli, sono splendidi!

  18. Il mito della Circolare Rossa. Per alcuni è una vera e propria leggenda!! Si narra passasse una volta al giorno da Lama. Io non l’ho mai vista!! Ahahahah!!

    1. Una volta tornando dalla spiaggia a Lama dissi ai miei cugini, -“prendiamo la CR che fa meno fermate….”- mi stopparono subito con una caterva di schiaffi sulla coppa.
      -“Sei impazzito? arriviamo a sera invece che a pranzo!”- (in realtà, in dialetto tarantino mi diedero dello “stuèdc” 😀 )
      Mentre sullo sfondo della litoranea con l’asfalto che creava miraggi sotto il sole d’agosto si materializzò un autobus strapieno; era una una CR che tirò dritto lasciando un nuvolone nero di gasolio incombusto. Prendemmo poco dopo una Circolare Nera (o era la linea 1/2?) un po’ meno piena, ma molto molto lenta, arrivammo lo stesso a pranzo tardi. Bei tempi nel 1978… con gli autobus autosnodati col cartello in metallo e tutti che sudavamo come bestie.
      A Milano ci sono stato poco, due volte per lavoro e due volte per andare a vedere l’inter o il milan a San Siro, mi ricordo solo che per andare in pizzeria da San Siro, il nostro amico disse tanto è qui vicino…. vicino 40 minuti dentro la città….
      Non vi dico il casino per uscire dalla città e arrivare al casello di Melegnano per Bologna…
      Invece un’altra volta sono transitato per Viale Maino, quello immortalato da Gino e Michele in “Cherokee Limited TD 4×4” (se non l’avete mai letto, fatelo. Un vero spasso) ed era proprio come l’avevano descritto, mitico.

      1. Dal 78′, agli anni 90′, anni in cui bazzicavo sugli autobus, nulla è cambiato, se non peggiorato!! L’ultima volta che ne ho preso uno, credo sia stato nel lontano marzo 97′. Poi la patente e l’abolizione istantanea di quelle forche caudine. Però lo ammetto, mi sono parecchio divertito. Riflettevo che mentre tu prendevi l’autobus nel 78 io nascevo!!! ahahaha!! Che storia…

      1. In senso ironico!! Negli anni 90 ne passava una ogni ora (s’eri fortunato!!), ma era così piena che non faceva fermate!! Praticamente beccarla era quasi impossibile!! Ora non saprei dirti se esiste ancora o meno. Ma è comunque un pezzo di storia, per me che son cresciuto a Lama.

  19. E poi oggi con questa neve che davvero chi se l’aspettava più, oppure quando a Luglio fa quel caldo che il sottopasso della Centrale sembra il posto più orrendo dell’universo (e probabilmente lo è), o quando ti volti verso Gaggiano sul ponte di via Casale e vedi quel rosso, ma così rosso, al tramonto.
    Difficile avere mezze misure e infatti i commenti sono così, la amo/la odio, in tutte le varianti chiaroscure che Milano è in grado di regalare.
    Poche balle, lei non è una facile, con quei suoi cappottini striminziti, gli stivali tacco basso, veloce veloce, tra una pozzanghera e l’altra, una bella coda di cavalo alta e il trucco leggero.
    Miano è una da prendere con le molle, perchè se la inviti fuori capace che ti risponda “Cioè ma puoi? Sono in progress fino alle nove, almeno”.
    E tu rimani lì come un coglione, il sorrisetto ebete di chi ha capito chi o cosa è questa città.
    Non è austera come Torino, nè caciaroide come Roma, ma nemmeno troppo boriosa di sè come Firenze.
    Insomma è Milano e, damm’a tràa, sottovoce, che gran culo averti qui.

  20. è strano leggere questo post a distanza, perché Milano è la mia città ma l’ho lasciata per vivere all’estero e fare l’italianaalondra e mi ha un po’ commosso vedere elencate tante cose che mi mancano e che associo alla parola “casa”. Ho letto poche “lettere d’amore” rivolte a Milano belle come la tua.
    Allo stesso tempo mi sono riconosciuta nelle tue parole, nel tuo stato d’animo, perché anch’io ho un rapporto altalenante con Londra, del tipo “come sei bella ma anche come sei difficile però grazie per essere difficile, che mi fai crescere, sei splendida col sole, vaffanculo sei sempre grigia!” La schizofrenia, insomma! 🙂
    Grazie per i tuoi post bellerrimi, che danno sempre emozioni! *musica di violini*

  21. quasi tutto vero. Epperò. Il micio puoi andare a prenderlo a mondogatto o SOS randagi. Ci sono un sacco di gatti soprattutto anziani che aspettano di farti le fusa seduti sulle tue cosce mentre fai la cacca. E poi: questa è una città di bottegai. Al sabato sera ore 21 se vuoi un caffè partendo da porta genova puoi arrivare fino in duomo senza trovare un bar aperto.

  22. Beh … @Vagyn cara, questa Milano, illustrata testè dai tuoi spasmi, fà – a mio errante modo di vedere – splendidamente, fantasmagoricamente, singolarmente o in compagnia …. ineluttabilmente schifo !!! :mrgreen:
    Tutto sommato, ad essa preferisco mooooolto di più, la mia accogliente, modesta, strapazzata, disattesa, straripante …. antica ROMA . 😀
    A bientot …. e complimenti per i tuoi post originali !

      1. Meno decadente …. Roma ?!? 😯
        Noooo … direi più decadente, e pure fellinianamente mignotta, Roma ! :mrgreen:
        Ma nessun senso distorto, pur essendo io romano e @Cavaliereerrante, mi fà amare di meno o di più Roma … e la sua perenne bellezza ! 😀

    1. eh, io Roma l’ho trovata bellissima, maestosa come sempre, sporca che manco li cani. e piena, pienissima di clochard. con questa povertà allucinante, che stride tantissimo con la bellezza che c’è intorno.
      non so, mi sono fatta questo film.

  23. L’ha ribloggato su Ziomuro Reloadede ha commentato:
    tanti tanti pollici in su! “Mi piace la bruttezza decadente della circonvallazione esterna di notte, la volgarità dei centri massaggi cinesi, i sexy shop lugubri con le insegne fluorescenti, i kebabbari aperti h24 che racimolano umanità e miserie di periferia.”

  24. Ero felice di aver trovato una vagina che ragionava come me, ero curiosa di leggere le tue risposte e non solo mi hai ignorato, alcuni commenti li hai anche cancellati! 😦 Mi hai ferito vagina, proprio lì nell’orgoglio vaginale, perchè questa discriminazione?! Aahahah Creazione del rapport failed!

  25. Ti invidio. E non è una sorta di freudianesimo inverso. Invidio l’esser riuscita a farti garbare qualcosa da questa piova di cemento e merda nella quale anche io sono costretto a vivere. Perché non è tanto il luogo, ma lo stile di pensiero a renderla per me intollerabile…

  26. Grazie! io sono nata a milano e tu l’hai descritta a meraviglia,
    e ti ringrazio perchè non hai parlato di aperitivi, di corso como, delle sfilate, della nuova isola e di tutto ciò che gli “stranieri” apprezzano perchè credono che sia la vera Milano. Loro non hanno capito, tu si!
    grazie

  27. Ciao, da tarantino che vive a Milano non posso che essere d’accordo.
    Momento nostalgia pensado alla circolare rossa (o nera) che dolcemente ti faceva passare le ere geologiche alla fermata…

      1. Sì conosco bene quei tempi lunghi, soprattutto se partivi dal porto mercantile e dovevi andare verso l’alberghiero. Abitando a Lama, dal centro, tempo medio 3/4 d’ora. A massafra ci arrivavi salvo problemi sui ponti… 😄

  28. Orecchia di elefante! Si dice orecchia. Se vuoi ti faccio assaggiare quella dell osteria Tagiura, la piu buona la piu grande, l unica che non se la tira, 8 euro. … E da ieri puoi agiungere tiramisu alle mandorle e marsala. Prenoto? A no li non si prenota… ciao Massimo

  29. ..ti leggo silenziosa fa tanto ma oggi mi è proprio venuta voglia di commentare..ho lasciato Milano (mia ex città d’adozione) per amore del mare..e nonostante la mia scelta tutt’oggi mi renda serena Milano mi manca sempre tanto..con tutte le cose che hai elencato! In qualche modo ti fa volerle bene..!

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