Essere una Droga

Nella vita mi è capitato spesso che gli uomini mi dicessero cose come: “Sei una droga“.

Questo, quando sei una pischella decadente che fa sogni bagnati su Manuel Agnelli degli Afterhours, ti lusinga non poco. Perché ti fa sentire gagliarda, una che più-ne-hai-più-ne-vuoi, una che non puoi farne a meno, una che inebria, una che sballa, una che abbassa le inibizioni e che riduce il raziocinio.

Quando hai 29 anni e gli uomini ti dicono che sei una droga, realizzi che la droga è notoriamente una cosa sbagliata. Che per quanto godimento possa dare nel breve, sul lungo periodo presenta pesanti effetti collaterali, crea dipendenza, richiede disintossicazione. Che la droga non puoi assumerla per tutta la vita, se non rischiando di rimanerci sotto o di rimanerci secco (a seconda della tipologia di stupefacente). A 29 anni realizzi che ciò che ti stanno in effetti dicendo è che sei tossica, come i rifiuti in Campania, e tanto basta a capire perché le tue amiche convolano a nozze mentre tu sei, al loro matrimonio, al tavolo delle donne single e degli omosessuali.

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La normalità, quel meraviglioso ideale borghese nel quale siamo cresciuti: il coniuge, i figli, la casa in città, la villeggiatura, l’animale domestico, l’abbonamento a Sky, la doppia automobile, la domenica dai suoceri, la settimana bianca a Natale, la baby sitter. Questo abbacinante eldorado middle class verso il quale procediamo fin da quando abbiamo 5 anni, più o meno inconsciamente. Perché fin dall’infanzia fantastichiamo sulla famiglia che avremo, sulla città in cui vivremo, su tutti i viaggi che faremo e tutti i posti del mondo che vedremo, sul lavoro che svolgeremo (e sia chiaro che io non ho mai voluto fare la ballerina, che ho anzi avuto fantasie come parrucchiera, come salumiera, come contabile – quando giocavo con una vecchia calcolatrice che mi aveva regalato mia nonna – e dai 12 anni in poi come poetessa maledetta tipo Arthur Rimbaud). Perché in fondo da sempre pensiamo che saremo straordinari, da grandi, o male che ci vada “normali“, di quella normalità molto gauche caviar. Non pensiamo mai, da piccoli, che saremo insoddisfatti perché tutto ciò che ci aspettavamo (nel lavoro, nell’amore, nella maturità) è, nella vita vera, molto diverso. A volte inaccessibile. A volte banale. A volte mortalmente noioso. Da piccoli non ci accorgiamo che quell’ideale borghese di normalità è una fregatura, che non è vero, che non è così meraviglioso e desiderabile e scontato come ci hanno sempre fatto credere. E di solito è qui che si cresce. Quando si metabolizza tutta la distanza che c’è tra l’aspettativa e la realtà. Tutta la distanza che c’è tra essere una donna-proteina ed essere una donna-anfetamina.

A volte penso che sarebbe più giusto essere una donna-proteina, una sostanza che un uomo deve prendere per tutta la vita per stare bene, per essere sano, per essere forte, per essere fertile. A volte mi sono impegnata per essere una donna-proteina ma la verità è che a 29 anni so che ciò che siamo può cambiare solo parzialmente, che prima o poi la nostra natura verrà fuori, tutta insieme, e sarà un’overdose.

La verità è che a 29 anni capisci che il mondo si divide in quelli che resistono alla tentazione di schiacciarsi i brufoli e quelli che cedono alla medesima tentazione, pur sapendo che è sbagliato, che infetterà altri pori, che lascerà i segni sulla pelle, in nome di una ignota forma di morbosa soddisfazione che provano nell’atto. E se uno non riesce ad essere ortodosso nemmeno in senso dermatologico, come può esserlo su tutto il resto?

La verità è che a 29 anni ti stanchi di condannarmti perché ti schiacci i brufoli, perché non hai una moralità anni 50, perché non incarni quell’ideale borghese di normalità.

La verità è che a 29 anni capisci che non può mai essere solo colpa del “fato” e nemmeno solo colpa tua.

La verità è che a 29 anni realizzi che sei seduta al tavolo da gioco da un pezzo e che giochi da sempre con le carte che hai. E che hai sbagliato un sacco di mani. E che hai ancora fiches abbondanti per continuare.

La verità è che a 29 anni devi accettare che, anche se come tutte le bambine sei stata educata a pensare che saresti diventata moglie e madre, in realtà sei single e libera. O zoccola, secondo alcuni.

La verità è che a 29 anni ti accorgi che forse dovresti solo scopare di più.

129 pensieri su “Essere una Droga

  1. La verità, ti posso dire, è che accade anche a 34 anni.
    Soprattutto quando hai messo da parte i sogni per circa 10 anni convinta che intanto l’adolescenza era finita da un pezzo e che era meglio crescere, poi ti trovi a 34 anni che di avere un figlio non te ne frega un cazzo, vorresti licenziarti, pianare tutto, partire per Londra e fare la commessa al Mc di King’s Cross pur di stare lì.
    Questo è quanto, e c’è anche di peggio solo che non lo dico in pubblico se no finisce che qualcuno mi manda l’ambulanza.

    1. ba, guarda.. se l’alternativa è di farti scoppiare i neuroni in un ufficio dimmerda della provincia milanese, facendo a pezzetti la tua voglia di vivere in favore di un incremento dello 0.001% di produttività… faresti gran bene e non me la sento affatto di prenderti per il culo. Per questo ti dicono che se lasci tutto perderai tutto: se a uno di punto in bianco gli gira il pallino di andarsene a londra a lavorare al mc, chi li prepara i 20mila fogli di excel per la riunione con gli investitori? Cheers.

      1. La verità è che si sentono tutti in dovere di dirti qualcosa contro perché è quello che vorrebbero fare anche loro e non hanno il coraggio non solo di farlo, ma neppure di ammetterlo. Non sono di Milano, ma vivo comunque in una grande città del nord e mi sembra che il mio stile di vita ormai sia tipo le scritte con la bomboletta sui cartelloni dell’autostrada… Produci, consuma, crepa.

    2. io sono d’accordo con il fatto che non è mai troppo tardi per vivere.
      e che è sempre una questione più semplice di quanto non sia: i piatti della bilancia. i pro. i contro.
      quanto più verosimili possibile.
      io faccio così, quando mi vengono le crisi mistiche, cioè ogni 2 mesi.

  2. Wow. Il giorno del mio ventinovesimo compleanno non mi farò trovare. Troppe verità di cui doversi accorgere. In ogni caso, so già di non potermi classificare in proteina o anfetamina. Sono cicciottella..al massimo posso essere una donna- carboidrato.

  3. Sarà assurdo, ma il tuo post mi ha fatto tornare alla mente uno dei miei libri preferiti: Il Lupo della Steppa di Herman Hesse. Anche lì c’è una lunga e acuta dissertazione sulla borghesia e sui suoi valori. Anche se da un altro punto di vista.

  4. Non mi ha mai detto nessuno che sono la sua droga. Per cui non so bene la sensazione.
    Credo di essere una donna di quelle che citi tu con moralità anni 50. Noiosa.
    Ci sono sempre, rompo anche un bel po’.. come mi classifico? mah.
    Io credo che la verità non sia nella chiusa del tuo post.
    Credo che l’amore per te stessa e per gli altri sia la risposta

  5. “E se uno non riesce ad essere ortodosso nemmeno in senso dermatologico, come può esserlo su tutto il resto?”
    Posso dirti che la tua ‘Ars Oratoria’ è assolutamente una vera droga.
    Senza apparenti effetti collaterali, tolta l’assuefazione.

  6. Ah ….a 29 anni ero alla mia seconda vita (professionale e personale). Poi ho perso il conto, così a occhio direi che sono all’incirca alla sesta. O forse settima.
    Alcune volte ho avuto buone carte e le ho sprecate, altre ho preso il piatto con il poco che mi era capitato. Il fatto è che non esiste una ricetta perfetta, e neppure una ottimale.

    P.S. In una delle vite prcedenti una mia socia era solita dire proprio “io per gli uomini sono come una droga” ed io le rispondevo invariabilmente “io per le donne sono come la coca ….
    ….cola, le faccio sempre ingrassare….”

  7. “sei una droga” per l’effetto che mi provochi.
    Batticuore, eccitazione, fuga dall’ordinarietà.. mi fai sentire bramato e potente.
    Ed è questo effetto che generi ad interessarmi. Non sei tu in senso stretto, ma quello che fai per me.
    Quello che sottilmente ti sto chiedendo di fare, la cosa che cerco.

    Quando smetterai, quando la vita ci trascinerà altrove, o quando mi sarò assuefatto, il nostro rapporto terminerà o si trasformerà.
    Ma è stato terribilmente eccitante il durante… e saremo legati per sempre nella nostra memoria.

    1. Mi sembra di sentir parlare il tipo con cui ho sprecato quasi un anno di vita. Sì, era tutto eccitante e fantastico e bellissimo. Poi tornava a casa dalla compagna però. Anche io ero solo una donna-anfetamina per un 35enne Peter Pan che credeva di poter fare il bello e il cattivo tempo solo perchè io invece di anni ne ho 11 in meno. Cosa ho fatto? L’ho piantato senza tanti complimenti e mi sono anche sentita dare della “stronza insensibile”. Adesso sono orgogliosamente la donna-proteina di un uomo decisamente migliore.

  8. A 29 anni avevo la moto, correvo in pista, avevo una compagnia di motocicliste schizzate con cui uscire a mangiare e bere, avevo un marito che amavo e che mi vedeva come la sua donna-anfetamina (infatti poi con gli anni, ha deciso di disintossicarsi). Ho fatto il top, a 29 anni… a 30 anni è iniziato il mal di schiena e da lì, tutto in declino!

      1. Ma con la donna lassativo non avresti più il problema di perdere due chili, saresti già in forma e depurato…… e stasera verresti alla fiera della birra artigianale!!
        Au contraire, avendo per le mani una donna viagra, stattene pure a casa….. 🙂

  9. Quando diventi droga per qualcuno, quel qualcuno lì ha sicuramente dei seri problemi.
    Te lo dico da ex tossico di una.
    Che poi funziona davvero come per il crack, più ne abusi meno ce n’è in giro e più costa. Rompi talmente i coglioni all’altro che lentamente (a volte di botto), ti viene a mancare la droga e rimani lì come un coglione in astinenza.
    la verità è che siamo macchine dannatamente imperfette, la villetta col cane e i figli può andare bene a me, ma quasi mai va bene anche a te.
    Vogliamo sfatare anche ‘sto mito del parlarsi, confrontarsi, sediamoci e discutiamone?
    ‘Fanculo praticamente sempre si finisce a litigare come facoceri per un tartufo.
    Soluzioni?
    No way baby, ripopolare meno il pianeta, non avere relazioni stabili, metter su casa solo con sè stessi.
    In sostanza l’ottimo piano pluriennale che stai portando avanti con successo.
    Avanti così che vai benissimo.
    Credimi.

    1. Mancava solo un “dalla a tutti che siamo più contenti”. Fratello, non stai proprio bene…… questo week-end c’è la fiera della birra artigianale, vieni con me a riprenderti un po’…. 🙂

      1. Certo che mandarti w.app è come vincere al superenalotto.
        Dicevo, se ci vai venerdì sera ci sono, se no birrettiamo da qualche altra parte.

      2. Il farro te lo mangi te …..babbione! Il fatto è che oramai sono sì un usato garantito, ma le “mani” non si contano più, altro che seconda.
        È quindi mi devo tirare a lustro …..chi se lo piglia un cinquantenne (e il resto mancia) imbolsito e magari pure flaccido? …così birre regolamentate, corsette mattutine e pesi. Il risultato è che non devo pregare per “la settimanale” 😜

    2. E io mi auguro sempre che Metalupo venga smentito.. Ok drogati e purgati no- già dato-, ma ragionevoli e costruttivi sì se in buona compagnia.. Ci vuol più coraggio.. Sulla pars destruens sono forte pure io ) . Ma forse mi manca la ” normalita’” . Allora d’ icchè si ragiona- direte voi? Dico solo : Mi gioco solo le partite che meritano. Le partitelle no, le comparsate nemmeno.

  10. io a 29 anni avevo un figlio ed un marito per cui non ero né anfetamina né proteina. Errori della vita.
    Forse bisognerebbe fare meno domande, fare sempre quel che ci dà piacere, e fregarsene un tantino di quel che pensano gli altri, visto che poi i conti li dobbiamo fare con noi stessi.
    Poi… questa roba del “sei una droga” richiederebbe una lunga conversazione, e ne salterebbero fuori delle belle!

  11. poi tutte queste “normali” si risvegliano un giorno e si ritrovano single con figli a carico. Perchè mica resiste a lungo questo concetto della famiglia del Mulino Bianco. si cresce anche così. a rimescolare tutte le carte in gioco.
    E alla fine si arriva alla tua stessa conclusione:
    ” ti accorgi che forse dovresti solo scopare di più” e ci aggiungerei “e bene”. che non è da sottovalutare.
    😛

  12. Io di anni ne ho 30 e sicuramente non ho la risposta a questa questione, però a quell’ideale medio borghese ci credo ancora: sogno ancora di formarmi una famiglia e avere un lavoro che mi soddisfi un po’ di più. Le aspettative crescendo sono cambiate, ormai so bene che l’idillio familiare è una condizione inesistente e che la convivenza con qualcuno può anche provocare molta sofferenza. Non mi definirei una donna-proteina e forse assomiglio di più a quella che si tormenta i brufoli (anche se io opto per mangiucchiarmi periodicamente le unghie facendomi male ), nonostante questo credo che ognuno di noi dovrebbe semplicemente chiedersi cosa possa renderlo felice e comportarsi di conseguenza…con tutte le deviazioni possibili, perchè siamo umani e gli errori li faremo sempre.

  13. 32 anni, compagno, figlia, cane. Normalità borghese? La chiamerei felicità. Felicità di tornare a casa dopo una giornata di lavoro che ti ha devastata e dimenticare tutto davanti al sorriso sdentato di mia figlia che gioca sul tappeto con il babbo perchè oggi per me sono queste le cose belle della vita (e pensare che da adolescente sognavo di fare la pornostar….) A mio parere non c’è una strada giusta da percorrere, se non quella che ti rende felice, e può essere in coppia, da sola oppure piena di uomini!

  14. La normalità Vagy…….beata chi la possiede la formula della normalità. O forse no, perché nella vita è anche giusto sbagliare, sognare, essere strana, matta, fuori dalle righe. Tanto chi ti ama ti ama anche con le carte sbagliate, gli altri quelli ” normali ” possono anche accomodarsi all’uscita.
    Un bacio

  15. Oggi sei disillusa, Vagina! Vengo da Taranto come te e Milano a volte ti costringe a fare dei bilanci, tanto per capire dove stai andando a disperderti. Pensavo che la felicità fosse la libertà, non sentirsi legati a niente e nessuno, ma oggi tocco la mia pancia ripiena di vita e l’emozione mi mangia. Normale è solo ciò che è più frequente, non ciò che è giusto debba essere. Goditela, domani ti sentirai alla grande!

  16. a me sembra che oggi, con tuttd le opportunita che la vita ci offre, con tutta questa necessità delle persone di indipendenza, ci voglia molto piu coraggio a desiderare una vita normale e noiosa senza sembrare ‘sfigati’. io ho 23 e al contrario di molte mie amiche sono ina ragazza tranquilla, non particolarmente indipendente, non sono una drpga per nessuno, mi piace fare cose normali, niente festini scatenati o rove del genere e…mentre tutti rivendicano il loro menefreghismo x il pensiero altrui, io so di farmi condizionare. sogno una vita normale e tranquilla, come lhai descritta tu, e mi sento rispondere cje spno matta (o sfigata) perché a quanto pare “non vivo” e “non mi godo la vita”…

    1. capisco il giudizio che senti sulla tua scelta di vita. ed è lo stesso che a volta, ma solo a volte, capita di sentire anche ad altre età, in altre vesti, a ruoli invertiti.
      sei molto giovane, ciò che dovresti goderti non è la vita, ma la tua giovane età. il tuo presente.
      perché quella, la giovane età, non torna. gli anni in cui puoi non avere troppe responsabilità. quelli, non tornano.

  17. “Sei come una droga” me lo sono sentita dire tardissimo, verso i 40, e mi sono sentita onnipotente. Ma pensa te… se a qualche ominide venisse in mente di dirmelo oggi penso che, dopo aver finito (perché quelle frasone ad effetto si dicono solo mentre si fa sesso,) gli chiederei che tipo di letture fa, o se si registra tutte le puntate di Scandal.
    L’equilibrio non sta né nella vita borghese con pranzo dai miei-no-dai-tuoi né nel darla via come la semola. L’equilibrio è riuscire ad amarsi quel tanto che ci consenta di non prendere in considerazioni stereotipi opposti.
    L’equilibrio arriva con l’Amore, quell’amore che ti fa stare bene col mondo. Quell’Amore che può arrivare a 30 anni o a 40 o forse anche a 50, che può finire, anche, ma che ti lascia un paniere di ricordi belli e buoni.
    Ci sono giorni un po’ così, di bilanci portati dalle fasi della vita, o da una frase stupida.
    Passano tesoro.

    1. zia ma lo sai che a me uno me l’ha detto senza che nemmeno io l’abbia mai toccato?
      (né provocato)?
      sono cose che proprio ti fanno riflettere, sulla tua natura.
      ma senza mai giungere a giudizi definitivi, certo 🙂
      un abbraccio immenso, come sempre, per la tua bellezza.

      1. Senza mai averti toccato? Amore della zia, ma è lui a doversi porre qualche domandina! Ma…ma… ma che bipedi ti girano intorno?? Scappa teso’! Ti abbraccio.

  18. In questo momento, 29 anni anch’io, mi sento proprio così. Con la sensazione di aver giocato male qualche mano, ma di aver ancora fiches per poter recuperare. Certo è che di pesi accanto, per pulirgli cessi o lavargli panni, ascoltarne le lamentele e darmi in maniera esclusiva e monogama, al momento non ho proprio voglia.

  19. Come sicuramente ti avranno già risposto accade anche a 34 anni! Sei single, ti dicono che sei una droga, che fai impazzire….e poi? Rimani pur sempre single senza nulla….e intanto il tempo passa, inesorabilmente….

  20. Io non ricordo più a cosa pensavo a 29 anni…ma una cosa è certa dovevo scopare di più. Ora sto cercando di recuperare ma, come si dice: ogni lasciata è persa.

    1. Mah…. questa cosa di “ogni lasciata è persa” me l’ha detta anche una donna con cui sono uscito lo scorso autunno.
      Il fatto è che avevo proprio intenzione di perderla……..

      1. Primo: mai rivelarlo…eccheccavolo anche a me se un uomo me lo dicesse penserei la stessa cosa!
        Secondo: magari è stato un errore 😉

      2. Un errore dici? Francamente a questo punto della mia vita una in più o una in meno non cambia nulla. E neppure la qualità cambierebbe nulla, se la persona non ti trasmette emozioni.

      3. Una persona trasmette o non trasmette emozioni a prescindere da quelle che ipoteticamente sono le sue intenzioni.
        Probabilmente sarebbe stato lo stesso anche senza l’affermazione di cui sopra.

  21. a me hanno detto che sono una bussola.
    Ogni tanto mi definisco donna-cepu, nel senso che (stando con me, grazie a me, dicono) tutti i miei ex hanno raggiunto grandi traguardi nella vita professionale e accademica. Uno era piastrellista e ora insegna ad harvard, un altro era in stallo a ingegneria da dieci anni e dopo qualche mese con me si e’ laureato e fa carriera dopo che gli ho trovato io il primo lavoro.
    E io che non faccio che macerarmi di sensi di colpa perche’ mi pare di non amare mai abbastanza…

  22. A me dicono che sono intelligente e “con i pantaloni”.
    Dovrebbe essere qualcosa che somigli ad un complimento, credo, ma dopo l’attrazione inspiegabile (perché ti posso garantire che non sono affatto una superfiga che si disseta con l’acqua micellare) arriva una sorta di paura. E “puff”, fine dei giochi.
    Perché sì, ci possiamo smussare gli angoli quanto vogliamo, ma è impossibile tradire la nostra essenza.

    A trent’anni io sono sempre seduta al tavolo da gioco, imperterrita nella convinzione di vincere la mia partita a poker, perché tanto in mano ho quattro assi. Di mazze, però.

    Boh, non lo so. La verità è che la nostra generazione è emotivamente malata. Tutti quanti, uomini e donne: cazzo ti sputtano per un brufolo scoppiato quando io mi sono sparata in bocca per farmi un piercing alla lingua?

    1. Vale, scusa un poco, ma l’uomo palermitano medio, non riesce a dire di meglio di quelle frasi lì? Lapalissiane, ma altrettanto piatte come l’encefalogramma di uno zombie….
      e con tipi così, se fossi donna non mi verrebbe certo da scopare di più come dice Geena.
      In quanto al poker di assi di mazze stai barando clamorosamente 😀 perchè potresti sempre beccare uno con 4 assi di spade e finirebbe a schifìo, meglio “bussare a denari e godersela a coppe” ;-). E poi con il seme di mazze e le carte siciliane non puoi giocare a Poker, al massimo puoi giocare a Scopone; vinci di più e decidi tu quando dire Stop al “Valedipendente” di turno mandandolo al Se.R.T. (servizio recupero tossicodipendenti). 😀 😀 😀

    2. che grande. io avrei voluto ma non ho mai avuto il coraggio. l’ho fatto al naso da vera fichetta tamarra di periferia. e stavo pure svenendo.
      forse siamo malati. e abbiamo le nostre ragioni perché ce la siamo presa ar culo niente male.

  23. Ai miei 32 anni sono diventata un po’ bipolare sui miei desideri di futuro: un giorno voglio fare figli e il giorno dopo mollerei tutto e me ne andrei dall’altra parte del mondo… Mica facile per noi donne essere trentenni!

  24. Avrei voluto scriverti un sacco di cose su queste tue riflessioni “traditrici come una mandorla amara”, dal profumo intenso ma dal sapore amaro che rimane a lungo in bocca.

    Ti lascio una citazione di una poesia di Martin Luther King;

    Se non puoi essere un pino sul monte,
    sii una saggina nella valle,
    ma sii la migliore piccola saggina
    sulla sponda del ruscello.
    Se non puoi essere un albero,
    sii un cespuglio.
    Se non puoi essere una via maestra
    sii un sentiero.
    Se non puoi essere il sole,
    sii una stella.
    Sii sempre il meglio
    di ciò che sei.
    Cerca di scoprire il disegno
    che sei chiamato ad essere,
    poi mettiti a realizzarlo nella vita

    e questa canzone di Cole Porter resa unica da The Voice riguardo all’essere una “Droga”

  25. Ti conosco da poco ma ti leggo sempre con grande piacere! E cercherò di recuperare i post persi! 🙂 Il tuo scritto apre una voragine in me da cui scaturiscono fili interiori, esteriori, dinamiche più o meno intime, questioni più o meno esistenziali che davvero non saprei da dove iniziare… Io che sono donna come te e madre! perché l’ho voluto, desiderato intensamente. Non è che si DEVE essere madri. Lo si deve DESIDERARE. Che è altra cosa. Indubbiamente.
    Il prototipo della famiglia borghese che descrivi tu con molta ironia ma anche con molta lucidità resta, cazzarola, e non solo da bimbe. E ci si deve confrontare. Con quello stereotipo. Con altri. Sono le aspettative cazzarola che fregano. Di bestia. E quando si arriva al giro di boa dei 40 anni (come me che fra poco li varco sigh!) si entra in un’altra fase della vita altrettanto interessante (per la consapevolezza di se) ma necessariamente dolorosa, come tutte le fasi di crescita. Solo che magari possiamo fottercene dello stereotipo, di certe aspettative. Perché sai che la vita non andrà mai esattamente come vuoi tu. Sai che ogni volta devi cucirti addosso un vestito adatto all’occasione. E la cosa più difficile sta nello svestirsi. Si è nudi. Carne viva. Che pulsa.
    Forse il segreto sta nel coltivare se stessi, come propria unicità, non in senso egoistico, ma coltivare le proprie imperfezioni. Come la vita che è imperfetta. Così noi con le nostre forze e le nostre debolezze, siamo chiamati continuamente a rifare il nostro bagaglio: certe cose non lo abbandoneranno mai, di altre ce ne disferemo, aggiungendone di nuove.
    Forse è questa la quintessenza della Libertà: essere se stessi, tout court.
    Come diceva qualcuno, Buona Vita a Tutti (anche lo scopare – bene e di più come dici tu – aiuta a viver meglio ed è un piacere della vita).
    Ciao!

      1. quello assolutamente! il fatto che non vada come vogliamo noi non equivale a brutta; il fatto che non rispecchi in toto le ns aspettative non vuole dire che non ci soddisferà. Etc etc etc.. E’ che infine per natura o per educazione o per quale altra nota o meno ragione siamo abituati, vogliamo pianificare, costruire, cementare, etc etc… Poi arrivano (magari) gli tsunami ecco. E si ricostruisce 🙂 Ciao!

  26. La verità è che 29 anni mi sembra troppo presto per certe riflessioni, certi errori sono fisiologici, anche se il n. 30 che incombe ti obbliga in qualche modo a tirare le somme, come se gran parte della tua vita fosse vissuta e senti l’urgenza di dover far qualcosa di concreto. Io mi sn sposata a 35 anni…e fino ai 31/32 cazzeggiavo come una zoccola qualunque godendomi la tanto preziosa libertà… 😛

  27. Anche a 46… “bisogna scopare di più” e se ti arriva l’appellativo di “zoccola”… chi se ne frega. Anche se sai che tuo padre si ribalterà nella tomba, lui che, fino a che c’era, non ha permesso alle tue ali di volare e, quando se ne è andato, le ali erano già atrofizzate.

    A 46 anni sembra che l’ideale borghese con cui molte di noi sono cresciute, sia volatilizzato come etere, chè non c’è (o non c’è più) famiglia, non c’è un uomo da amare come dio comanda per non parlare del resto.

    Un punto bianco su un foglio bianco. La mia vita, almeno, va così. E gestire questa libertà globale a cui nessuno, prima, mi ha mai abituato, è il mio inferno quotidiano.

    Ma prenderò la libertà per le palle e, finalmente, saprò farne buon uso. 😉

  28. La verità è che la “normalità” non esiste.
    Qualsiasi cosa questa parola significhi.
    Mi avvio verso i 27, probabilmente verso una carriera in un lavoro che mi piace e che mi si addice, in una lingua che non è la mia e in un Paese che non è il mio. E quando mi si chiede “ah, ti sei trasferita qui, vivi con il tuo ragazzo?” e la risposta è “no no, sono qui da sola”, lo sguardo che ne segue è ?.? e allora penso che tutto ciò che per me è “normale” (prende le valigie e la mia vita in mano, farmi il mazzo e andarmene lontano per cercare di raggiungere la serenità, che mi sembra aver finalmente trovato dentro di me) probabilmente non lo è per loro, che hanno casa e famiglia e figli alla stessa età in cui io sto ancora cercando me stessa.
    Poi osservo le persone, gli amici che mi circondano in questa “nuova” vita e lì capisco che in mezzo a loro (stranieri, con laurea alla mano, che vivono single e soli in 30 mq in una città bella e grande, ma che parla questa lingua strana e difficile, che dopo una certa ora gli si fonde il cervello come a me nel imbarcamenarmi in 3 lingue giornalmente) io sono “normale”.
    Il trucco è solo sapere trovare quelli come te.
    O forse il trucco è semplicemente essere felici con quello che si ha. A quel punto la normalità non ha più importanza.

    1. in termini interiori il tuo quadro è perfetto.
      bisogna imparare a tenere lo stesso equilibrio anche fuori, dove parliamo e viviamo sia con quelli simili che con quelli diversi. essere felici con quello che si ha o di quello che si è, sempre, è il punto a cui tendere.
      ma poi, nella tensione, nella vita, nelle giornate, nel premestruo, può capitare di perdere la bussola e sarebbe insano se così non fosse, direi 🙂
      comunque troppo proud of you, sono.

      1. Grazie 😀 Sai, alla fine in premestruo e blabla lo sono anch’io. Diciamo però che se tendo al Nirvana del “sono felice” ho notato che succede di meno. Poi ovvio che succede comunque, sennò non saremmo umani e soprattutto non saremmo donne. Continua nella tua non-normalità che di certo trovi buona compagnia! 😉 (tipo me :P)

  29. … ti leggo da qualche giorno … e non posso non notare la similitudine delle tue parole con le mie, espresse diversi anni fa in un vecchio blog … non so se “donna proteina” o “donna anfetamina” possano essere giuste o sbagliate, personalmente preferisco la “donna melanzana”, ma una cosa è certa, hai, e questo non solo tu, una visione della vita di coppia completamente stereotipata, totalmente ripresa da quello che sembra un cioè per adulti ( la minuscola è voluta ) … ciò che riuscirai a mettere in piedi, un domani, dipende solo dalla tua capacità di rimanere te stessa amalgamando pregi e difetti con una persona che è molto simile a te, magari “affine” … ma non voglio essere pedante, non è nelle mie corde, però voglio farti i miei sinceri complimenti per il blog, è stato come un ritorno al passato, un viaggio con strumenti aggiornati, piacevole e dissacrante, cinico e dolce, un ritrovare quel “lato oscuro” che prediligo, in me stesso e nelle persone a cui tengo … grazie e buon proseguimento, magari, ti commenterò ancora

    1. si è che a volte gli stereotipi, i cliché, le categorie ci servono. per un po’.
      sono sempre istantanee di pensieri, di letture, di analisi. alcune si confermano nel tempo e altre cambiano. e questo grande lavoro di speculazione credo non possa essere addotto ad altro che, principalmente, all’essere femmina.
      grazie del commento, alla prossima.

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