Vagi Avventure nel Mondo #1 – IBIZA

Avete presente quando gli zii vi obbligavano a vedere le diapositive dei loro viaggi, accompagnate da ultra-didascaliche narrazioni dei momenti salienti, e a voi giustamente non ve ne fregava una minchia?

Bene, è quello che sto per fare anche io, raccontandovi la mia Ibiza 2015.

  1. Primo giorno a Ibiza, piove

Non facciamone una tragedia, non è che sei appena arrivata su un’isola dell’arcipelago delle Baleari nel Mar Mediterraneo a inizio agosto per trovare il bel tempo! Forza e coraggio, andiamo al mare di pomeriggio (a Las Salinas mi pare, un posto che se lo vedi in foto pare fichissimo, poi arrivi e dici “vabbè ma questo è tutto?”). Alle 18 fa così freddo che io ho la pelle d’oca e le mie amiche milanesi si rivestono. Prima di andare facciamo una pausa al bar, dove oltre a spendere 5 euro per un caffè, incontriamo una fauna quanto mai assortita di cui, per me, l’esemplare vincente è comunque lei:

Schermata 2015-08-31 alle 22.27.12
Una turista che voleva essere Nicole Minetti

Intuisco il tenore della vacanza quando la prima sera non andiamo a ballare.

2. Il secondo giorno a Ibiza c’è il sole.

Spettacolo. Decidiamo di andare a Cala Nova, con il taxi perché siccome siamo milanesi inside abbiamo deciso che ci muoveremo solo in taxi. Tanto siamo in 4, siamo in Spagna, costano poco.

Spendiamo, così, una cifra imponderabile per raggiungere la nostra destinazione, che era in effetti molto bella, se non fosse che era esposta sul lato dell’isola dove quel giorno c’era mare demmerda. Ma proprio demmerda, con mini-tsunami fatti per metà di acqua e per metà di ALGHE. Tipo che i turisti tedeschi (o olandesi, o svedesi, o danesi, insomma quelli bianchi-bianchi e molto biondi) uscivano dall’acqua ricoperti di ALGHE, ovunque, anche in faccia.

No, questo era davvero troppo per noi, infatti non ci siamo fatte il bagno e siamo piacevolmente rimaste 4 ore sotto il sole senza uno straccio d’ombra a rantolare. Il tutto cospargendoci di almeno 3 creme diverse,  a seconda della zona del corpo, protezione minimo 30. Perché io valgo.

La cosa bellissima, in compenso, di cui abbiamo potuto godere a Cala Nova,  è il baretto gestito da ragazzi napoletani (o, per lo meno io, me li ricordo tutti con l’accento napoletano), poco più su. Un’atmosfera piacevolissima, accogliente e rilassata. Se mai ci passerete, capirete cosa intendo dire.

io che mi sento fica al baretto di Cala Nova
io che mi sparo le pose al baretto, che ho appena scoperto essere il Ristorante Punta Verde (dove io però ho mangiato solo un toast alle 17)

Prendo definitiva consapevolezza del tenore della vacanza quando anche la seconda sera non andiamo a ballare. Non riesco a non pensare che a 20 anni, la seconda sera, a Ibiza con la mia amica Vagignocca, ci ritrovammo su una nave piena di arabi e bionde, a ubriacarci di champagne e a far mattina ballando. E no, non l’abbiamo data a nessuno. Però, per l’appunto, c’avevamo 20 anni, non 30.

In compenso, adesso ho un’enciclopedica conoscenza di tutte le farmacie e di tutti i negozietti del porto, tipo che se vuoi fare le collanine a Ibiza, posso spiegarti anche dove andare per comprare pietre e accessori vari.

3. Il terzo giorno a Ibiza, mi viene il ciclo

Il programma della giornata prevede di andare al mare a Playa d’en Bossa e poi direttamente a ballare all’Ushuaia. Dopo aver superato lo shock indotto dal fatto che le mie amiche milanesi volessero portarmi a ballare roncia di salsedine, direttamente da mare, mi sono armata di un kit di sopravvivenza per la giornata (nonché di innumerevoli tampax e salviettine) e sono andata incontro al mio destino.

Ci siamo stanziate sulla spiaggia libera, a destra del Bora Bora e siamo rimaste lì per qualche ora. Un lasso di tempo sufficiente a conoscere piuttosto approfonditamente almeno 40 promoter, uomini e donne, per lo più italiani e inglesi, età media 22 anni, che ti propongono favolosi Boat Party open bar e open food, età media 18 anni. E tu ne hai 30.

Quindi, se avete voglia di rilassarvi un’ora senza che nessuno vi rompa i cojoni, Playa d’en Bossa (per lo meno la spiaggia libera) non è decisamente il posto per voi, perché dopo 30 minuti non ne potrete più di essere importunate ogni 5 minuti, e inizierete a trattare i promoter con lo stesso piglio che usate con gli insistenti pakistani delle rose.

Se andate a Playa d’en Bossa dovete sapere alcune cose, a parte la piaga dei promoter che comunque danno anche interessanti sconti o riduzioni, e tutto sommato sono lì a lavorare invece che stare all’Hard Rock pagati da papà. A Playa d’en Bossa ci saranno dei truzzi, ci saranno molte fighe con chiappe marmoree, ci saranno alcuni fattoni, ci saranno dei ragazzini. Vi anticipo anche che, quando sono andata io, c’era un piacevolissimo olezzo di uovo marcio misto fogna, non saprei dire, che arrivava a ondate, dritto dal mare.

Ma questo, per fortuna, in foto non si vede.

Playa d'en Bossa
Playa d’en Bossa

Da quelle parti, tuttavia, cioè procedendo oltre il Bora Bora, ci siamo imbattute – arrivando dalla spiaggia – in un posto di cui non ricordo assolutamente il nome, ma che era tipo così, dove abbiamo anche mangiato un ottimo pad thai. Mi rammarica ammetterlo, ma sono stata la prima a scegliere il pad thai e le altre mi hanno seguita a ruota (giustamente, perché mangiare altro, in Spagna, quando possiamo mangiare un piatto fusion che ci fa sentire a Milano).

Il posto in questione

Sto posto ha cuscini, dondoli, un repertorio musicale discutibile e soprattutto un omone di colore che per 35 ragionevolissimi euri ti fa il massaggio rilassante di 50 minuti alla ripa di mare. Confesso di averci pensato. Ma mi sarei sentita quasi come gli uomini che vanno a mignotte. E non l’ho fatto.

(intanto ho cercato il posto con Google, si chiama Mumak)

A seguire, andiamo a ballare all’Ushuaia. Quella sera suona Avicii, che non ho la più pallida idea di chi sia ma qualcuna delle altre dice che è figo.

In effetti la serata è bellissima. Ballare in infradito altrettanto.

La musica, la location, l’audio, la gente, il sole che tramonta sulla festa in piscina, l’aria è bella, ed è tutto così fico che quasi non ci pensi che stai spendendo 20 euro per un cazzo di cocktail. Il concept di base dell’Ushuaia è farti sentire a un’enorme festa in piscina a casa di quell’amico ricchissimo dei tuoi amici ricchissimi, dove sono tutti fichissimi (che è una cosa orrenda, per carità, ma non prendiamoci per il culo che Beverly Hills l’abbiamo visto tutti, in un’età in cui eravamo facilmente impressionabili).

E in qualche maniera è così, perché sei in un hotel, tra le camere di persone più fiche di te, che alloggiano lì. Non sei propriamente invitato, perché per entrare paghi 55 euro. E se ti guardi attentamente intorno puoi individuare un discreto numero di soggetti improbabili. Ma nulla di tutto questo conta. L’esperienza nel complesso è appagante. E se andate a Ibiza, all’Ushuaia ha senso andare.

una topa sospesa in un cerchio all'Ushuaia
una topa sospesa in un cerchio all’Ushuaia

A mezzanotte, a serata finita, io sono semi-paralizzata dal mal di schiena e dal mal di reni, perché ricordiamo al gentile pubblico che era comunque il mio primo giorno di ciclo. E io non ho più 20 anni!

4. Quarto giorno a Ibiza, abbiamo un solo obiettivo: Cala d’Hort.

Cala d'Hort

Un posto splendido, non saprei dire se il più bello di Ibiza, ma sicuramente uno dei.  E non solo perché l’insenatura abbraccia due specie di faraglioni, ma anche per l’atmosfera che vi si respira, in cui riescono tranquillamente a coesistere l’anima hippy dell’isola e un moderato turismo.

Accanto a noi c’erano due ragazze di Los Angeles che meditavano con le pietre e fumavano di qualità.

A un certo punto, è arrivato un vecchio hippy e si è fatto il bagno nudo. E tutti gli altri avevano il costume. E nessuno si è scomposto. E per chi se lo stesse chiedendo, il suo è l’unico uccello che io abbia visto a Ibiza.

Il ché comunque merita un momento di raccoglimento.

Guardiamo la giornata scorrere, dalle 12 alle 23, rifugiandoci sotto le palme del bar per un tinto de verano e mangiando la paella al ristorante El Carmen, quello a sinistra, guardando il mare.

Ecco, voi non fatelo.

Voi mangiate nell’altro, quello più piccolo, dove noi abbiamo preso solo il tinto de verano, quello centrale, che i piatti li avevamo visti passare ed erano pure invitanti.

Non fate come noi, che ci siamo fatte depistare dalla tassista (vi prego, voi prendete la macchina) che ci dice che El Carmen fa la paella più buona di Ibiza. E nemmeno dal fatto che fanno 25 tipi di paella diversa, che noi siamo abituati alla pluralità d’offerta, ci affascina.

Invece no, cazzo, è giusto mangiare dove di paelle ne fanno solo 2, se non solo 1, quella è, quella tradizionale, se non ti sta bene, vatti a mangiare una pizza a Playa d’en Bossa.

Considerate che una delle mie amiche ha vomitato dopo qualche ora (considerate pure che la mia amica è milanese e i milanesi hanno una specie di delicatezza digestivo-intestinale che noi, cresciuti a tielle di cozze al gratin, non comprenderemo mai davvero).

Fatto sta che a parte la paella demmerda, la serata è una di quelle che a 50 anni uno ripensa “madò com’eravamo giovani e belle”. Il posto incantevole, la compagnia deliziosa e, soprattutto, siamo come rigenerate, purificate, perché in quel posto non prende un cazzo e noi per 11 ore siamo tagliate fuori dalla civiltà.

Ma abbiamo assistito a tutto questo. E forse era da tanto che non stavamo ferme, a guardare la giornata scorrere e il cielo imbrunirsi, fino a diventar pesto.

Dopo il tramonto, sempre Cala d'Hort
Dopo il tramonto, sempre Cala d’Hort

Sappiate, infine, che se pensaste di tornare a Ibiza Città in taxi da Cala d’Hort, non è semplice. Infatti noi siamo tornate con un gentile cameriere romeno del ristorante ibizenco, che ci ha eroicamente tratte in salvo fino alla nostra magione. Al quale abbiamo dato 25 euro in nero di gratitudine.

Tornate a casa ci siamo docciate, due sono andate a dormire (quelle che, in viaggio, dormono e cagano senza problemi), mentre io e l’altra (le stitiche insonni) siamo salite sul terrazzo, e siamo rimaste a parlare un’infinità di tempo, e ho conosciuto tanti aspetti in più di una persona che non conoscevo abbastanza.

Ed è stato in verità molto figo fare l’alba a Ibiza a parlare su un tetto con una donna gagliarda, estremamente cinica ed estremamente pura, come se avesse questa corazza spessissima che serve a proteggere un nucleo intatto, nel quale conserva il suo stupore e la sua energia, la sua lealtà e la sua poetica. Ed era uno di quei dialoghi, come a volte ne faccio con le mie amiche, che ci starebbero di brutto in una piece teatrale.

5. Quinto giorno a Ibiza: make love, not war

La missione è ambiziosa. Serata al Pacha, tutta una tirata, poi si parte, il giorno dopo, senza dormire. Abbiamo 30 anni e per essere sicure di non rimanerci secche, decidiamo di abolire il mare, nonostante sia il nostro ultimo giorno. Ma capite, dobbiamo essere riposate per essere giovani.

In compenso, ci dedichiamo al nostro quotidiano giretto per i negozietti. E lì, facendo una cosa apparentemente sfigatissima come essere sveglia a Ibiza alle 11 di mattina, mi è successo di vedere un’Ibiza bellissima, che non avevo mai visto prima. Un’Ibiza fatta di stradine semi-vuote, silenziose, tutte addobbate a tema Flower Power, e numerose effigi di Mick Jagger, quando Mick Jagger era Dio, in giro.

Era come spiare quant’è bella Ibiza, quando dorme.

Ibiza dormiente
Ibiza dormiente

Lo stesso giorno saliamo a piedi in cima sulla Dalt Vila (sempre al fine ultimo di arrivare riposate e fresche al Flower Power, nonché di fare finalmente un po’ di fitness) e continuiamo ad amoreggiare con questa Ibiza di nicchia, essenzialmente deserta, assolutamente bellissima (ho fatto duemila foto che sono su Instagram e che qui vi risparmio). Quell’Ibiza speciale che nessuno vede (per forza, tutti gli altri sono a Playa d’en Bossa). Nota a latere: usate scarpe chiuse e comode se andate a farvi un giro su, su, su, proprio fino alla cattedrale, come dei veri turisti. Non infradito, come ho fatto io.

Poesia
uno scorcio qualunque

Infine, torniamo al porto per cena e mangiamo in un ristorante delizioso. Un posto ricco di suggestioni mediterranee, con un’atmosfera accogliente ma elegante, in una specie di giardino interno, con luci soffuse, tavoli in muratura decorati da maioliche e piante rampicanti che incorniciano il cielo sotto il quale si cena. Abbiamo cenato mangiando frittura di pesce, gamberoni arrostiti e orate al forno con patate e verdure. Per finire una crema catalana a metà, un caffè, l’ultimo bicchiere di bianco e chupito di hierbas gentilmente offerto dal cameriere spagnolo 25enne di notevole fichezza.

Ultima sera, come da progress, Flower Power al Pacha.

Per l’occasione, mi vesto di nero.

Schermata 2015-09-02 alle 00.03.04

A parte il mio non avere niente di flauah-pauah per andare al flauah-pauah, è una serata bellissima. Balliamo, cantiamo, ridiamo, parliamo, scriviamo numeri di telefono su fazzoletti di carta come nei telefilm degli anni novanta.

Scappiamo all’alba, dobbiamo andare in aeroporto a prendere il nostro volo easymerda che ci riporterà in Italia, senza dormire nemmeno 20 minuti, perché noi siamo giovani e facciamo after.

Arriviamo in aeroporto. Il nostro volo easymerda ha 5 ore di ritardo.

Quella che segue è l’ultima foto della mia vacanza, dalla quale si evince il livello di scoramento e afflizione. Bestemmio un po’ perché ho perso tutte le coincidenze e perderò un giorno a Milano prima di proseguire per l’Abruzzo.

Poi, finalmente, collasso sui sedili della sala d’aspetto.

Scoramento e Afflizione

FINE

Il resto delle ferie l’ho speso tra Abruzzo e Puglia.

…giornate impegnative, ma di quelle ne parleremo un’altra volta.

E comunque, ben ritrovati!

 

 

 

77 pensieri su “Vagi Avventure nel Mondo #1 – IBIZA

  1. Mi hai fatto pensare a quel video dei Groove Armada.
    Sai cosa? Molto bella l’atmosfera relax, che manco sembra Ibiza, dove comunque sboccano. si accoppiano, crollano fatti il tutto per strada.
    Invece no, avete saputo dribblare tutto questo a favore di una bella vacanza.
    Io aspetto Abruzzo/Puglia dove peraltro c’ero.
    Doverosi complimenti per la forma fisica, sbalordito estasiato.
    Bravissima.

  2. Lo zio Lupo non ha detto nulla, vediamo se almeno l’altro (il Pinza) si senta come me: da rottamare.
    E non perché io lo senta, ma mi ci hai fatto sentire tu, a forza di ripetere i 30 come se fossero la soglia della pensione.

    Però Avicii lo conoscevo, tié

    1. Io invece Avicii l’ho dovuto cercare su internet. Non è il mio genere.
      Al Pacha ci sono stata anche io, ma più di vent’anni fa, così tanto tempo che lo avevo rimosso. Vacanze che si fanno da gggiovani.

  3. Cala d’hort,estate 2010 3mesi prima di conseguire la mia laurea, ristorantino sulla destra guardando il mare,miglior paella della mia vita,miglior sangria blanca dell’universo!!! Vista su es vedrá, mi ricordo ancora, i sapori e gli odori e anche che in 5giorni ho dormito forse 10ore!!!

  4. Leggerti è sempre un piacere.
    Siccome io non ho più 30 anni da almeno 20 anni, ad Ibiza ci sono stata di passaggio per andare a (e tornare da) Formentera. Girare per la città vecchia – davvero molto carina – la mattina, quando è essenzialmente una città deserta (noi abbiamo fatto fatica a trovare un bar aperto per fare colazione, per dire) è davvero una gran bella sensazione.

  5. Intanto è una gioia vera ritrovarti. Poi, mano a mano che leggevo ridevo, perché io a Ibiza sono stata due volte, entrambe coi bambini piccoli e quindi mi sono goduta una Ibiza semi deserta, anche perché era metà settembre. Ricordo comunque la prima volta, quando mio figlio aveva tre anni e mia figlia era ancora un cherubino in attesa di scendere nel mio utero: ricordo quanto ho smadonnato contro i fattoni, ubriaconi, zozzoni che infestavano l’albergo di notte e dormivano di giorno. La seconda volta è andata molto meglio, ed ero a quota figli 2. Poi ho virato su Formentera e Majorca.
    Il tuo post è la delizia di sempre ma meriti una stendigovescion per la foto della fica pseudo Nicole Minetti.
    Baci

    Zia

    1. I selfie con “la boccuccia” andrebbero puniti con l’amputazione della mano. (riconosco che da bravo snob non faccio “autoscatti” e non ho account FB né Twitter) ….però ho visto di meglio/peggio: un gruppo di famiglia arabo farsi lo scatto nei bagni di un centro commerciale; o facevano un sopralluogo per un attentato o erano da TSO.

    2. che meraviglia ritrovare sempre un pezzetto di te, vorrai dire.
      no guarda, tra l’altro quella c’ha degli occhiali simili ai miei, salvo che i miei sono total black quindi sono splendidi, mentre i suoi sono bianchi. non ti nascondo tuttavia, che mi sono fatta un esame di coscienza, di fronte a questa evidenza agghiacciante.
      bacioni

  6. A trent’anni vecchie? Non farmi ridere. A trent’anni si saltano i fossi e si fanno le capriole nei prati.
    Ho capitp tutto. Ibiza mettiamola da parte. Però mi sono divertito a leggerti. Ironica, sarcastica e tanto altro ancora.
    Poi Abruzzo e Puglia come è andata?

    1. Anch’io sono del parere che non ci si possa chiamare vecchi a 30 anni. Capisco l’ironia e mi piace molto come scrivi, ma è ormai un leit motiv un po’ troppo scontato quello di vedere continuamente la differenza tra i venti e i trenta. Ogni età ha il suo fascino, ci sono persone che a 60 anni hanno più energia di un ventenne, ok anche questo è un luogo comune, ma è così. Io ne ho 28, e ogni giorno leggo blog o articoli di donne mie coetanee che sentono la pressione dei 30 in arrivo, o già compiuti, di continui resoconti su quello che si è fatto e quello che non si è fatto, o ansie su quello che non si può più fare. All’inizio mi ci ritrovavo molto e lo trovavo veramente divertente e interessante ma poi al millesimo articolo uguale all’altro sulla differenza tra i venti e i trenta, mi sono resa conto che anch’io stavo entrando in quel loop, e la cosa non mi faceva stare serena. Invece recentemente ho approfondito che la bellezza della vita è anche quella di poter fare ogni giorno un’esperienza diversa, accettare l’impermanenza della nostra essenza e della giovinezza, accettare il cambiamento come unica grande energia. Ok la finisco con il pippone esoterico, volevo solo fare una riflessione, detto ciò ammiro molto il tuo modo di scrivere, un saluto

  7. Ti seguo sempre e condivido tutto di quello che scrivi! Ma questa volta cara la mia vagina hai toppato alla grande! Ibiza in taxi? Ibiza senza lasciarsi trasportare dalla musica e dalla notte? Ibiza in pieno agosto e nei posti più commerciali? Ibiza è un sogno ma così mi ha preso il mal umore! Spero che vi siate divertite oltre che andare a dormire dopo il mare o chiaccherare sui tetti! Anyway, ho 30 anni come te e non sono una viveur, dico solo che hai sbagliato posto di vacanza quest’estate, visto il mood generale…! ( un po di parole in inglese non ci stanno mai male ahahah! ) ciao!!!!

    1. ahahahah può essere che abbia ragione tu. ma ti dirò che quello che ho trovato e vissuto è stato altrettanto piacevole e sorprendente.
      e se ci tornerò andrò a ballare fino al mattino dopo. e non rivedrò Ibiza alle 11 di mattina. ma sono felice di averla potuta vedere, perché è davvero splendida.
      sul taxi, sì, hai pienamente ragione.

    1. ahahahah no ma vedete che io sono un’alienata civile, mi dovete credere. non conosco cose famosissime 🙂
      ibiza vacci. è splendida. documentati così trovi subito ciò che vuoi.
      ma apriti anche al resto. perché io non vado a ballare MAI. e a ibiza VOGLIO andarci. perché quell’atmosfera lì è unica.
      insomma, goditi la tua prima volta 🙂

  8. Stessi posti, 23 anni fa quando ne avevo poco più di 20 ai tempi del “Pipol from Ibiza”, con Sandy Marton che girava da quelle parti con tutti quelli di Radio DJ compreso pure Fiorello da qualche parte. Vacanza stupenda, mare e notti a ballare con lo spirito giusto, nei posti giusti con la compagnia giusta. Ma non ci ritornerò più a Ibiza….deve rimanere quella per sempre nel mio ricordo di ragazza anni 90.

  9. Geena 3 – Minetti wannabe 0

    L’antica Evissa…. chissà se gli antichi romani facevano feste così….

    Mancano nel mio carnet personale le isole Baleari, ma quelle delle tue foto mattutine, da viaggiatore non da turista (Il Tè nel Deserto docet 😉 ).
    Non ero da disco nemmeno a venti anni nei “roaring eighties”, e mi piace perdermi nei centri storici per le viuzze con scorci caratteristici e con salite stile “heartbreak ridge”. 😛

    Aspetto con interesse il resto delle Geena’s Chronicles 2015 🙂

  10. Uh quanti ricordi hai scaturito in me!!! Ibiza però è stupenda nonostante tutti i nonostante… e pure nei posti iper-sputtanati dal turismo talvolta si è ancora in grado di trovare l’anima vera e l’anima altra. Quella che nessuno vede. Quando come tutti dormono… Ben ritrovata, sempre un piacere leggerti! 🙂

  11. Il pisello dell’hippy mi ha fatto morire. ^_^ Mi e’ successa una cosa simile in Corsica, una mattina, appena uscita dalla tenda. Sono cose che oggettivamente non si dimenticano. ^_^ Comunque le Baleari sono belle…ma il nostro mare (di certe zone, s’intende, non certo quello Rimini o Jesolo, che l’acqua e’ color cacca) non ha nulla da invidiare. Bentornata Vagy.

  12. Ciao Vaggì. Anche se sotto il post sbagliato te lo volevo dire lo stesso. Voglio ringraziarti per il blog. Perchè sono tarantina come te e so di che parli e come parli. Perchè sono emigrata anch’io al nord e so come sono nebbia e tristi addii. Perchè sono naturalmente in carne e sto sempre a dieta. Perchè sono single da quasi un anno dopo una relazione molto lunga e sono alla ricerca di tanti perchè. E nei momenti di riflessione e/o disperazione è bello trovare qui delle risposte. Anche se sono un’ariete e certe volte le risposte degli scorpione proprio non le capisco.
    Grazie ❤

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