Mayday abbiamo un Gay

Un mio amico mi ha contattata oggi per commentare il coming-out di Monsignor Charamsa, che se adesso anche i preti iniziano a fare coming out è l’inizio della fine.

Il mio amico non è omofobo, è un eteroindifferente, per cui gli omosessuali potrebbero esistere come no, non lo disturba che ci siano ma non è nemmeno sensibile alle loro rivendicazioni. Ha una specie di tolleranza nichilista che viene alterata per lo più dall’attenzione mediatica che – giustamente – alcuni eventi riscontrano, come per esempio un Monsignore che indice una conferenza stampa per dichiarare la propria omosessualità.

Perché, a onor del vero, c’è una diffusa e malcelata perplessità nei confronti della Minaccia Gay.

Insomma, facessero pure quello che vogliono in camera da letto, a me non interessa, ma non capisco perché fare tanto baccano, sono una lobby ormai potentissima, sono promiscui, sul lavoro sono delle checche isteriche, non puoi muovere una critica senza essere tacciato di omofobia, se non sei finocchio non sei nessuno, pensa al povero Guido Barilla che non è libero di scegliere il suo cazzo di target senza che persino Cher esca da un sarcofago per fare un tweet e spalargli merda addosso. Adesso vogliono sposarsi, poi vorranno i figli, poi riscriveranno i libri della storia omosessuale, e faranno scuole per omosessuali, perché guarda che loro si ghettizzano

Questa è una sintesi di un sentire piuttosto comune. Sono cose che molti pensano e magari non dicono, oppure dicono con troppa leggerezza. E per certi aspetti alcune di esse non sono nemmeno false, secondo me, al massimo parziali.  Però mi piacerebbe analizzarle un po’ più da vicino, bypassando allegramente tutte quelle ovvietà perbeniste e inalienabili sul fatto che gli esseri umani dovrebbero avere pari diritti e opportunità di essere se stessi, nel rispetto altrui, su tutti i piani del vivere sociale condiviso, ok? Facciamo che questo è già chiaro a tutti.

Detto ciò, i gay non sono una lobby, sono una comunità, o una community se più vi piace. Una delle poche che esistono ancora, in cui il senso di appartenenza è forte. Una delle pochissime che riescono a convivere sui social ma anche nella realtà. Hanno organizzato un Pride M-O-N-D-I-A-L-E, vorrei ricordarvi. Non è impresa da poco, ma è anzi la dimostrazione dell’esistenza di un network vivo, attivo, capillare e solido. Non solo. Intelligente, giovane, capace di lavorare sulla cultura e di indurla, passo dopo passo, a una salutare metamorfosi, che la avvicini alla naturalità delle cose, che allarghi le maglie di una società arcaica, che la renda attuale, che la renda pluri-sessuale, senza giudizio di merito. Con una sensibilità umana rinnovata, nella quale le persone siano più libere di aderire a se stesse e non solo nei cessi delle discoteche fatte apposta per loro, ma anche al supermercato, anche ai colloqui scolastici, anche davanti a un tizio che li dichiari “marito e marito” e “moglie e moglie“, se proprio ci tengono a fare questa cosa antiquata di sposarsi.

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Fanno baccano perché hanno diritto e ragione di farlo. Perché nella società non sono tutti eteroindifferenti, o friendly, esistono delle cose imbarazzanti come Le Sentinelle o i Family Day. Rendiamocene conto. Fanno baccano perché sono stati stigmatizzati per qualche secolo di troppo (e lo sono ancora, in certi contesti). E se facciamo proprio fatica a capire perché sono così attivi sul tema, proviamo a pensare se fossimo stati noi i devianti/deviati. Cioè pensa se a te proprio ti piaceva la fregna, ma tutti ti dicevano che era contronatura, e tu magari di una fregna ti innamoravi e non potevi viverci alla luce del sole, con gli stessi diritti degli altri, e te ne vergognavi, e avevi paura di dirlo alla tua famiglia, e ai tuoi amici, e gli altri a cui piaceva la fregna erano fatti oggetti di scherno, e vivevi per anni fingendo di essere una cosa che non eri e tutto questo perché gli altri non possono accettare che tu ami quella fregna? Ecco, non avresti avuto anche tu voglia di poter amare chi te pareva, dando a quell’amore la dignità di tutti gli altri amori?

E certo, l’omosessualità è sdoganata ormai, quasi una moda, ok. Ma ricordate che ci sono posti, non troppo lontani, dove vengono ancora discriminati, picchiati, messi in galera, ammazzati. Così, per avere le idee chiare. E forse alcuni di loro ostentano così tanto la propria omosessualità (quell’ostentazione che urta la nostra sensibilità borghese) perché altri sono ancora obbligati a nascondersi. E poi, per carità, se un vostro amico gay vi ha sfrantecato le palle con le fotografie dei peni degli altri su Grindr, glielo potete pure dire, che ha cacato il cazzo, e se è intelligente non la prenderà per omofobia.

Fanno baccano perché si stanno semplicemente prendendo un pezzo di civiltà che spetta loro e noi stiamo faticando enormemente a concederglielo. Ma questa conquista che stanno attuando, i Minacciosi Gay armati di camicie floreali ed eccentrici accessori, vorrei sottolineare, non è mai “violenta“: è la prima pacifica (e quindi più lenta) rivoluzione che viviamo. E viviamo in un mondo che si è edificato su stragi, guerre e sangue. I Pride, invece, sono FESTE, sono parate, c’è musica, colore, vita, si balla, ci si diverte. Magari l’ISIS minacciasse il mondo con le Drag Queen.

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Per il resto è vero, alcuni sono checche isteriche (o lesbiche camioniste, ok), alcuni sono stronzi, alcuni sono promiscui. Ma anche io che sono una donna etero sono a mio modo isterica, stronza e promiscua. Cosa c’entra? Dobbiamo davvero parlare del livello di salute sessuale e sentimentale dell’occidente etero? Forse è meglio di no, non ne usciremmo così vincitori.

Ed è vero che quando dici qualcosa sui gay ti esponi sempre alla duplice possibilità di diventare Lady Gaga oppure Hitler. Però ci sta. Va bene così. E non voglio dirvi che i gay sono persone adorabili, come se fossero dei gatti persiani. Voglio dirvi che ho conosciuto e che conosco delle persone, alcune delle quali sono gay (quasi tutti uomini e poche donne), e non è vero che sono sempre tutti simpaticissimi o sensibilissimi, esattamente come gli etero. Ma che il mio bilancio personale è senza alcun dubbio positivo, per via delle risate, della leggerezza, della profondità, dell’empatia, del cinismo ma anche dell’umanità che sono casualmente riuscita a incontrare nella quasi totalità dei gay che ho conosciuto. E per il resto, la promiscuità, l’amore, le emozioni, le relazioni, ve lo giuro che siamo proprio uguali. Che amiamo proprio allo stesso modo. Che soffriamo, speriamo, cresciamo insieme, uguale.

E che non esiste nessun motivo sano di mente per non dare all’amore diritto di essere.  

Quindi, rilassiamoci tutti, e godiamocelo questo Lutero-Charamsa (o “Don Finocchia” come l’ha ribattezzato il mio amico gay Giovanni) che viene a spaccare la nostra Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa. Una Chiesa che ha rimosso il gay, ma ha occultato eserciti di preti pedofili per decenni.

Godiamoci lo scisma tra passato e futuro, il mondo sta cambiando, sì, mettiamoci l’anima in pace, questo virus dell’omosessualità non si cura, capite quanto mi fa piacere a me che sono donna, etero e single, e i migliori so sempre froci!, però è così. Tocca accettarlo.

Godiamoci per qualche minuto la fantasia di una nuova Chiesa, che sia vicina alle persone di oggi, che apra un dialogo anche con gli outsider, in questo mondo di outsider. Perché, vedete, io in Chiesa non ci vado manco se mi paghi e mi sento l’Anticristo, ma se esistesse una Chiesa dove la sessualità non è un peccato; dove la mia stessa natura non è una colpa; se fosse un luogo in cui aiutarsi, conoscersi, fare comunità; se il suo capo fosse una persona che regolarmente espleta le sue umane funzioni con un compagno o una compagna, o per lo meno non fosse pressato da un innaturale voto come quello della castità; se invece dell’Alleluja o quelle canzoni deprimenti, si ascoltasse Material Girl di Madonna, beh io ci andrei nella Parrocchia Finocchia.

E finalmente avrebbe senso quel modo di dire che usava sempre mia nonna per definire gli omosessuali: “Appartengono alla parrocchia“.

55 thoughts on “Mayday abbiamo un Gay

    1. Carissima, se dovessi tener mente di stare a parlare con una cosa, dovrei utilizzare a rigore di logica la forma neutra latina, ma, per questa volta, gliela risparmio. Mi accontenterò di riferire quanto segue: potrebbe non destare meraviglia che un monsignore scopra “improvvisamente” di essere omosessuale – ormai è la moda del momento e dobbiamo farcene una ragione – ma che indìca una conferenza stampa all’interno della quale presenti addirittura il suo Lui, ha superato anche le più rosee previsioni! Vede, questa persona dovrebbe rendersi conto che il suo attuale stato, del tutto legittimo e degno della massima considerazione, è divenuto incompatibile con l’incarico che gli era stato affidato. Così come nessuno lo ha costretto ad indossare l’abito talare, che in questo momento sta infangando, non può – a sua volta – costringere la Santa Sede ad accettare ciò che con è possibile accettare: questo stato di cose, con linguaggio laico, può e deve essere definito rispetto delle regole che attengono alle libertà altrui che nessuno può comprimere, mentre con linguaggio cristiano può e deve essere definito come non fare al tuo prossimo ciò che non vorresti venisse fatto a te! Io, dunque, mi meraviglio dell’atteggiamento di questo monsignore che potrebbe e dovrebbe semplicemente svestire l’abito talare, che sta portando indegnamente, e proseguire per la sua strada – ridotta allo stato laicale – con la persona che ama. Il suo comportamento, invece, è inammissibile e indifendibile da qualunque punto di vista esso possa essere preso in considerazione. Non mi aspetto, certo, che mi si venga data ragione, ma sono egualmente curioso di sapere se e cosa mi risponderà: sarebbe, per me, la prima volta, il mio primo udire una Vagina parlare…..e dire che ne ho conosciute, sempre con la bocca aperta, ma mai una parola! Non infranga, almeno lei, questo mio sogno ed io gliene sarò grato. Cordialmente, Orazio Alessi

  1. sono credente e praticante. Il problema non è che il tapino sia gay o no. Indifferente. E non ho nulla contro chi ha gusti sessuali di qualsiasi tipo. Anzi, secondo me non andrebbero nemmeno cklassificati (gay, etero, ecc). E’ che ha fatto voto di castità. E forse andava rispettato. Poi io sarei anche d’accordo se la Chiesa togliesse questo vincolo rispetto alla castità degli ecclesiastici. Ma loro, quando lo sono diventati sapevano quello che stavano affrontando. In questo senso questo caming out mi sembra una stupidaggine.

    1. hai ragione, l’assenza di castità di per sé, la presenza di un compagno è già dirompente. che poi il compagno sia, appunto, un uomo, completa il cerchio. ma non mi sentirei di definire “stupidaggine” un’azione, per quanto studiata a tavolino (d’altra parte era una conferenza stampa), che ci induce a riflettere su due limiti enormi della chiesa cattolica: il celibato e l’omosessualità che quando è latente spesso diventa omofobia.

      detto ciò, i preti sono pur sempre uomini e gli uomini spesso non tengono fede ai voti che prendono, siano essi con Dio, con un compagno, con un datore di lavoro e via discorrendo.
      a presto!
      v

      1. mah… a me è sembrata una boutade. Il celibato della chiesa è un problema che andrà sicuramente preso in considerazione seriamente. Poi a quel punto credo che sdoganato il sesso, ribadisco, credo non siano affari nostri nè di nessuno con chi a ognuno di noi piaccia intrattenersi.

    2. Veramente i preti diocesani non fanno promessa di celibato, promessa di obbedienza al proprio Vescovo e promessa di preghiera e santificazione.

      Sono i preti religiosi a fare voto di castità come ad esempio i francescani… per cui…

      1. non è nemmeno così, se vogliamo essere tecnici… non si può essere accedere al sacramento dell’ordine se si è sposati, quindi di fatto un sacerdote deve essere celibe.

      2. ops… m’è scappato un “non” di troppo… la frase giusta era “Veramente i preti diocesani fanno promessa di celibato, promessa di obbedienza al proprio Vescovo e promessa di preghiera e santificazione.”
        Nel senso che non fanno promessa di castità… per cui non possono sposarsi ma possono benissimo fare altro… 😀

  2. Ops..pare che ci sia già una biografia pronta del prete..cascati tutti?
    Comunque,nelle chiese protestanti (scissione della cattolica apostolica ROMANA) i pastori sono regolarmente sposati e hanno figli e la cosa la trovo umanamente giusta,come i gay che vengono segregati e uccisi capita anche a chi si professa cristiano negli stessi paesi (più o meno eh) e non vedo persone così scandalizzate. La mia migliore amica è gay,mi racconta delle sue gioie con la sua compagna e vivono il loro amore in maniera NORMALISSIMA,e io non posso che essere contento della sua felicità! Detto questo hanno un mondo difficile da affrontare,pregiudizi e giudizi ma non sarà un gay pride a cambiarli,anzi..quello che conta è l’individuo non la comunità. Ancora oggi sento,qui a Milano, alcuni miei pazienti dire “sono brave persone ma sono meridionali” e lo dicono a me che di sangue meridionale ne ho da vendere..è cultura,ci vorranno anni ma cambierà,come è cambiata in questi secoli..

    1. allora:
      1. c’è un libro pronto, ok, e allora? siccome c’è una strategia di comunicazione/marketing a sostegno della causa, la causa è meno nobile? ci guadagnerà? e vabbé, santo dio, tutti dovrà pur diventare un’icona della comunità gay adesso che ha sollevato sto casino, no?
      2. se i cristiani vengono parimenti segregati e uccisi, e di quelli non si parla e dei finocchi si, beh si vede che i finocchi stanno riuscendo meglio a creare attenzione intorno alla propria causa. e per quanto potenti siano, non mi si dica che sono più potenti del Vaticano. comunque sull’argomento sono moderatamente informata quindi non proseguo nello sproloquio.
      3. senza dubbio l’unica forma di razzismo quella verso gli omosessuali, per carità. e, come sai, sono terrona anche io, e vivo a milano, per non parlare di tutti gli altri deboli, deboli veri, ma che secondo me comunque sono una cosa diversa e secondo me è comunque alterato mettere a confronto i profughi e i gay. Sono due questioni sociali di natura diversa.
      4. non credo che loro pensino di ottenere diritti con il gay pride. penso che quel carnevale (e che male c’è, poi nel carnevale) sia un semplice modo per urlare (mentre lavorano su altri piani, sulla cultura, come dici tu) che non vogliono più nascondersi.

      e in tutto ciò io non ci vedo nessuna minaccia e non provo fastidio.
      se non fosse, appunto, che mi estinguerò per assenza di uomini eterosessuali liberi 🙂

      1. Veramente io non ho parlato di profughi..i cristiani perseguitati e uccisi perché “diversi” in quei paesi non sono solo cattolici (io stesso non lo sono) ma uccisi perché diversi appunto. Sulla storia del libro beh,ormai si specula su ogni cosa quindi non stupisce più ma tant’è che ci farà bei soldini. Per quello che riguarda il pride oggi nel 2015 non ha più modo di essere in quanto tutto è sdoganato e che chi è rimasto “indietro” con i suoi pregiudizi lo rimarrà a prescindere dai pride. Per la tua estinzione non preoccuparti, esistono ancora molti uomini etero..sta senz penzier 😉

  3. @rosenuovomondo ma quando sono diventati cosa??? Uomini erano e uomini sono rimasti anche sotto la tunica. Pure la dieta impone delle rinunce, ma chi non sgarra? La carne è debole e la sessualità sacrosanta, molto più di un qualsiasi voto “davanti” a questo ipotetico e presunto dio in nome del quale (anzi nei nomi) soffrono un’infinità di persone.
    Ha già scritto una biografia? Ma quest’uomo è un mito, leggere rende liberi ma scrivere sublima questa sensazione e nel caso specifico la rende concreta.

  4. uhmmmmm …..il post è lungo, la carne al fuoco molta, e per rispondere ci vorrebbe un altro post. Cercherò di essere breve (nel limite del possibile per essere ben compreso) e di sintetizzare i punti salienti.

    Premessa. Negli ultimi anno ’90 e nei primi 2000 sono stato socio co-fondatore (con una socia etero, come me) della prima, ed allora unica, agenzia “matrimoniale” per gay in Italia. Sei anni di lavoro serio, con l’ausilio di uno piscoterapeuta e di una sessuologa (entrambi gay). In quegli anni sono stato “confessore” di molti ragazzi e uomini, con storie tra di loro molto simili. Sono stato intervistato da tv e quotidiani (conservo ancora un numero dell’inetto del Corriere “Sette” con due pagine e tanto di foto). Ovviamente lavorando “nel settore” passavo per gay (non puoi non esserlo, se ci lavori).

    Osservazione. Da me venivano molte persone, e dato il tipo di attività molti imprenditori, militari ed anche religiosi, che non potevano (o volevano) frequentare i vari locali. Un po’ per convinzione ed un po’ per convenienza di lavoro (non sono mai stato puro, a parte il giorno della nascita) ho sempre cercato di comprendere, e poi di difendere la libertà ed il diritto alla serenità di tutti, e detestavo i comportamenti omofobi. Ho anche scritto alcuni articoli su riviste di settore (non quelle porno).

    Ulteriore osservazione. Con il tempo ho rilevato che c’era una sorta di spartiacque; da una parte chi vive “nascosto” (come dicono alcuni militanti) ovvero che non fa una bandiera della propria omosessualità ma cerca di integrarla con il proprio quotidiano per quanto lo permettano le convenzioni sociali, dall’altra chi agita la bandiera tanto quanto le chiappe camminando come Naomi Campbell in passerella. E in tutto questo certi interessi economici dei gestori di attività “specializzate”, che a mio avviso sono i primi a voler mantenere il “ghetto” (più che la community) perché altrimenti vedrebbe scemare i propri interessi.

    Rivalsa. Alla fine uno dei principali motivi che mi spinse a chiudere la seppur proficua attività, era che non sopportavo più l’atteggiamento della maggior parte delle persone che incontravo (e quindi non solo di quelli che venivano da me) nell’ambiente, un atteggiamento che mi pare di aver colto anche nel religioso in questione: una sorta di imposizione del proprio status non tanto come equiparato (per favore non usiamo termini come naturale o normale, smettiamo di fare i politicamente corretti ad ogni costo) ma come “superiore”, in forza di presunte maggiori sensibilità e per una rivalsa sociale sulle “sofferenze subite”. Non so se qualcuno ha notato la vena di superbia con cui il “prete” ha dichiarato di avere già pronto un libro.

    Conclusione. Come scrivo sopra, io sono dell’idea che chiunque si comporti correttamente adeguandosi alla convivenza civile debba avere uguali diritti, primo tra tutti il diritto all’indifferenza. Ma le “diversità” sono moltissime, non solo l’omosessualità, ma anche un differente colore della pelle, una diversa religione, un dialetto differente persino; non esiste una “diversità” migliore di altre, o che abbia maggiori diritti. Certo, la società è spesso crudele ed ingiusta, ma tra un omosessuale e la mia ex fidanzata del tempo malata di sclerosi multipla, credo che la seconda abbia maggior ragione di essere incazzata con la vita. Sarà che con il passare del tempo divento più moderato (politicamente) ma meno tollerante (verso chi sbraita o mi vuole imporre qualcosa), ma resto dell’idea che il Gay Pride sia una baracconata, e smettiamo di dire che è una provocazione che serve per smuovere le coscienze, è solo un carnevale con le chiappe al vento; sarebbe ora che la community omosessuale per prima esca dalle sue stesse convenzioni e stereotipi.

    1. uh madonna ora devo scrivere un sotto-post per rispondere al tuo commento 😀
      1. è vero, è lungo, troppo, ma quando ho provato a tagliare ho sentito che era giusto lasciare tutti i pezzi perché il discorso fosse quanto più completo possibile e, come vedi, non lo è perché ho tralasciato questo argomento della superbia sul quale mi trovi sul pezzo.
      2. gli interessi commerciali…oddio…non esiste gruppo sociale che non ne abbia, non vedo cosa ci sia di male nel fatto che anche le attività a target omosessuale abbiano degli introiti. e dire che vogliono mantenere una società ghettizzata per continuare a lucrarci sopra mi pare molto forte, ma ognuno ha la sua opinione.
      3. il motivo per cui parlo di comunità e non di lobby, di network e non di ghetto, è che in verità se io voglio entrare in una lobby non posso, se voglio entrare in contatto o comunicare con i gay, posso. se voglio partecipare alle loro manifestazioni, andare a ballare nei loro locali e via discorrendo. certo poi a Torre del Lago d’estate non ci vado, ma per mia scelta, perché di ritrovarmi sola in una spiaggia di finocchi magari non mi va. ma il giorno in cui mi andrà potrò farlo. e questo che sembra banale, non è poco.io ho limonato in una discoteca gay e non ho mai visto due gay limonare in una discoteca etero. ma magari sono io che non vado a ballare abbastanza spesso.
      4. al termine “naturalità” non ci rinuncio. perché tutto il nostro essere, sociologicamente parlando, si gioca tra la nostra “natura” e la nostra “cultura” e per me queste sono parole chiave per leggere la società. sarà una deformazione data dai miei studi sociologici, ma perdonami, non posso proprio pensare di accantonare questi termini e questi concetti come se stessi banalmente dicendo “siamo tutti uguali” perché non è questo che sto dicendo, e se non sono stata chiara nell’esplicitarlo ho forse io un limite nell’esposizione.
      4. veniamo al vero punto che hai toccato e che condivido: quello della superbia, del senso di superiorità. Sì, è vero, succede. In virtù delle presunte sofferenze che hanno avuto, dici. Beh io credo che un po’ questo senso di rivalsa faccia parte dell’animo umano. Ce l’ho anche io, che sono una terrona che si è trasferita a milano, la rivalsa della terrona, e tutto sommato mi sono sentita “diversa” per cosa? Per la marca delle borse, per i kg di troppo, per l’accento. Cose tutto sommato assai più superficiali del mio orientamento sessuale, se ci pensi. Tuttavia confermo che questa superbia si presenta, a me è capitato con il mio migliore amico. Una sera l’ho preso, ci siamo seduti nel mio giardino e gli ho detto: “Guarda, c’è un problema, mi stai sul cazzo”. E gli ho spiegato che mi infastidiva il suo atteggiamento, la sua aria da “son bello, son figo, lo prendo ar culo e quindi posso dire tutto quello che mi pare, la mia opinione è imprescindibile su tutto e posso spalare merda su chiunque, e sono anche un po’ eterofobo”. No, gli ho detto, che sbagliava. Lui un po’ ha capito, un po’ è cresciuto, è una persona intelligente e ha smesso di starmi sul cazzo. Bon. Fine. Forse il punto è parlarsi senza che nessuno dei due (interlocutori, siano essi individui o gruppi) si senta superiore all’altro. Richiede tempo, fatica, lo so. Però è giusto farlo.
      5. è ovvio che diversità ce ne sono moltissime, e io a volte ne parlo, non di tutte perché non sono preparata su tutte. penso tuttavia che sia forzato abbinare un malato di sla con un omosessuale, e molto anche, perché sono problematiche diverse (banalmente la prima è una malattia e la seconda un orientamento sessuale). Che poi tu mi dica che per te non è la prima causa nel mondo, posso capirlo e anche essere d’accordo. Ma per loro è primaria, sono tanti e sono organizzati. E allora perché non dovrebbero farla valere?
      6. che il gay pride sia una baracconata o no, qualunque gruppo sociale è soggetto a convenzioni e stereotipi, e sono d’accordo che dovrebbero affrancarsi dalle caricature di loro stessi. non più di quanto dovremmo farlo “noi etero” e ancora brancoliamo nel buio.

      con il proposito di riprendere il discorso davanti a un risotto pieno di burro e lipidi,
      v.

  5. Bisognerebbe annullare completamente le differenze di genere, basta parlare di genere maschile e femminile, metterci tutti sulle stesso piano annullerebbe sia l’omofobia che il maschilismo.

    P.s. non mi sono mai fidato di una persona che predica sull’importanza della famiglia mentre lui non ce l’ha. Quando lo permetteranno?

    1. sante parole pinza. anche perché noi non ci pensiamo ma la comunità LGBT include ulteriori forme di sessualità.
      comunque, se non vado rincoglionendo, mi pare che questo argomento appaia anche nell’ebook (che prima o poi finirò e metterò in vendita, loggiuro)
      baci!

  6. Penso che indirrò una conferenza stampa per dire che non mi piace l’orgasmo vaginale ma preferisco quello clitorideo. E scriverò un libro su questa mia preferenza sessuale. E andrò dalla D’Urso e a Studio Aperto. Perchè si deve sapere!! TUTTI devono sapere come godo io, esattamente come adesso tutti sanno come gode il monsignore! E farò un clitoride-pride con le magliette e denuncerò tutti quelli che cercheranno di discriminarmi per questo!! E credo che dovrebbero farlo anche tutti gli altri: farci sapere, possibilmente tramite conferenza stampa + libro + pride come godono loro. Perchè è fondamentale fare sapere agli altri come si gode. Gli altri sono tutti lì ad aspettare di saperlo.
    Perchè scrivo sta roba, vi chiederete? perchè pur non essendo omofoba, sono arcistufa di sentire gente che mi vuole spiegare come gode. Non me ne frega nulla.
    (Sorvolo sul fatto che da milioni di anni la chiesa dice che 1) i preti non scopano 2) non si scopa se non si è sposati 3) non si scopa dal culo, essendo contro natura. E per milioni di anni ha demonizzato chi lo faceva.)

    1. E’ fisicamente possibile che a una donna non piaccia l’orgasmo vaginale? Non è una contraddizione in termini? Chiedo per imparar qualcosa e magari risparmiare sul Viagra!

    2. cara lorenza, io credo che la tua provocazione (simpatica, per carità) banalizzi brutalmente una questione che forse non è legata esclusivamente all’uso e consumo del piacere sessuale. e questo mi sembra talmente evidente che la tua lamentela, il tuo essere “arcistufa”, mentre magari queste persone ancora non hanno gli stessi diritti tuoi, mi sembra piuttosto puerile. scusa se sono così franca. avrai sicuramente le tue ragioni personali per avere questa posizione. ma a volte per vedere una questione nel suo complesso e crearci empatia conviene estraniarsi da quel paio di checche che ci stanno sulle palle perché sono sgradevoli o petulanti. e pensare alle persone.

      detto ciò, pur essendo una supporter del vaginale, non disdegno il clitorideo.
      quando fai il pride invitami che partecipo.
      ciao.

  7. Vabbè, la chiosa è pura standing ovation!!
    Sai cosa, Vague? è che è uno sfrantecamento di maroni il tenere addosso la lettera scarlatta, ma ancor di più il non essere lasciati in pace di scrollarsela di dosso, far capire realmente che esiste solo nella mente di chi l’appone.
    E, come disse Anthony Remond,:”Si etichettano i barattoli, non le persone”.

  8. Io sono convinto che la religione, tutte le religioni siano un’offesa all’intelletto.
    In più una religione che ha come regola la castità sessuale sfiora il paradosso. Aggravato dalla creazione di mine vaganti sempre sul punto di crollare o esplodere.
    Gente, come dimostrato, pericolosa.
    Quest’ingombrante presenza sul patrio suolo ha fatto in modo che difficilmente vedremo famiglie omosessuali perfettamente integrate. Difficilmente questo tipo di nucleo famigliare vedrá accettato il diritto di avere una prole.
    Conosco gay ottime persone, conosco gay stronzi al midollo.
    Insomma conosco persone.
    Quello che fanno in camera da letto non è affar mio.
    Basta che seguano come tutti, il vivere civile.
    Il resto è pura speculazione.

    1. Come dico sopra, tutti avremmo diritto all’indifferenza. Ciò che non reggo è tutto questo sbandierare un proprio modo di essere e vivere e soprattutto di volere “catechizzare” altri imponendolo; e vale tanto per gli omosessuali, quanto per i religiosi fanatici o per i vegani.

      1. Esatto! Io credo in questo, tu (inteso come “mio prossimo”) puoi credere in ciò che più ti aggrada, no?

        Mi sento un po’ Freccia/Accorsi nel film del Liga, ma quando mi chiedono perché non ho battezzato mio figlio e perché sono atea, rispondo così:

        Credo nella scienza, nella fisica e nella matematica.
        Credo nella conoscenza.
        Credo nell’amore e nel rispetto degli essere viventi.
        Credo nell’esperienza.
        Credo che se mio figlio sta male lo porto all’ospedale e non lo affido a nessun altro angelo custode che non sia vestito di bianco, con la targhetta MD al petto e lo stetoscopio al collo.
        Credo in tutto questo. Per il resto sono atea.

      2. La vegana che mi ha guardato con disprezzo e aria di superiorità me la sono già “cuccata” …con tanto di esclamazione schifata: ma tu mangi gli animali morti!!

        Mia risposta “certo:con quelli vivi, e che corrono più di me, ho qualche problema”

  9. Francamente che un prete faccia coming out mi lascia indifferente – sì sono un etero indifferente sulla questione gay. Però i preti pedofili hanno diritto di esisenza. Qualcosa non torna nel conto.

  10. Non posso che essere d’accordo con fedifrago. Senza ovviamente voler demonizzare, credo che una parte (grande? Piccola?) dei problemi siano per forza di cose causati dalle “checche isteriche”. Non credo sia un discorso bacchettone, io credo che una sfilata eteropride sarebbe socialmente urtante quanto quella gaypride. Che piaccia o no viviamo ancora in una società dove la nudità e la sessualità sono ancora argomenti che rimano con intimità. Un uomo che mima un rapporto sessuale con un palo spartitraffico in piazza mi urta; mi urterebbe anche una donna, penserei a dei problemi psichici, non al fatto che stia rivendicando il suo diritto al cazzo.
    Per quanto riguarda la community, ristabilirei le debite proporzioni: la grandissima maggioranza, decine di milioni di gay dichiarati, i gaypride pride non li fanno. E fanno bene, perché io a portare avanti i miei diritti non vorrei Rocco Live che mi ma un incesto con la figlia, vorrei uno che magari ne capisce di storia, legge, che sa di che sta parlando. Se l’espressione politica del movimento gay è riassunta nel gaypride (“un carnevale”, cit) allora son messi male, e io sarò sempre subconsciamente contro, perché sono un bravo ragazzo! 🙂

  11. “questo virus dell’omosessualità non si cura, capite quanto mi fa piacere a me che sono donna, etero e single, e i migliori so sempre froci!, però è così. Tocca accettarlo.” Io questa frase, te lo dico, me la faccio tatuare perché è bellissima…e ovviamente non lo dico per omofobia, ma per lode a te, ma tu sei intelligente e questa cosa l’avevi capita, vero? 😀

  12. Il mio migliore amico è gay e ci conosciamo da quando avevamo 14 anni, quindi da una vita che abbiamo passato sempre appaiati, senza mollarci mai. Ho quindi sempre frequentato l’ambiente gay ponendomi solo la domanda “ma questo/a mi sta simpatico/a o lo trovo insopportabile come zucchero sui maroni?”, e da lì andavo avanti. Stessa cosa è accaduta col Monsegneur. Dopo un attimo di stupore dato dal fatto che a fare outing era uno con la sottana nera ho deciso che lui, come persona, mi sta sulle balle. Per un outing così importante, significativo, ha fatto un discorso che pareva tratto da un episodio di Candy Candy, quindi mi sta sulle balle. That’s all.
    Baci Vagy
    Zia

  13. Ho letto tanto, tantissimo sulla tematica omosessuale. Troppo, forse? Comunque non abbastanza da essere riusciti a sdoganare proprio tutte le questioni che orbitano intorno al pianeta LGBT. Bè, ecco, ho un blog personale, in cui scrivo riflessioni a partire da commenti egocentrici sulla mia vita, ma che di fatto sono spaccati che spero possano trasmettere il senso di naturalezza e banalità che caratterizza la vita sentimentale e sociale di un ragazzo gay di ventiquattro anni. Non ho (ancora) la tua cultura V., non ho (ancora) la tua capacità di vivisezionare un argomento, anche un tema che tra mi coinvolge personalmente.

    Volevo solo dirti grazie. Grazie perché di tutta la roba che ho letto e ho scritto, questo è l’articolo che vorrei aver firmato io. Mi sono commosso nel leggerti, perché la cultura mi commuove, l’intelligenza mi rapisce e la leggerezza, come diceva Calvino, mi aiuta a vivere bene. La tua penna, caustica e ironica, ha trasformato la mia giornata.

    Ieri sera ho passato una serata perfetta, a Milano, con il ragazzo che sto frequentando. Tranquilli, sulla Darsena, mano nella mano. Questa mattina un cretino, perché era un cretino, sul treno mi ha indicato e ha detto ai suoi amici “Quello è frocio.” Avevo le cuffie nelle orecchie, ma la musica era in pausa. L’ho guardato, mi sono battuto una mano sulla fronte e gli ho risposto “Cazzo! Ecco cosa m’ero dimenticato stamattina!”

    Ha fatto male, nonostante l’autoironia di cui sono capace mi inorgoglisca. E nonostante il sorriso complice della signora che sarebbe scesa alla mia fermata. Lei e questo articolo mi hanno davvero cambiato la giornata.

    Sarà un problema culturale, come ho letto qui, o di sfacassamento di balle, o di indifferenza. Non lo so, il punto è che ho il sacrosanto diritto di fregarmene di quello che pensano etero e gay se trovo importante sfilare al gay pride. E no, non è perché sono orgoglioso di essere gay, non c’è nessun vantaggio o privilegio o facilitazione. Io rivendico il mio diritto di amare chi amo. Ci metto la faccia perché voglio esserci per chi come me in passato ha paura.
    E anche perché, come dici tu, sono contento di appartenete a una comunità che ha scelto di sfilare con l’arcobaleno stampato sulla fronte e i copri capezzoli a forma di margherite, senza imbracciare armi, senza sassi nelle tasche.

    Vorrei che tutti capissero che non stiamo lottando per portare via i diritti di qualcuno, non stiamo “lottando” proprio. No, ci stiamo guardando solo intorno e stiamo vedendo che tutto il mondo sta cambiando, sta evolvendo. Siamo solo entusiasti e speranzosi che possa capitare anche a noi, e questo ci rende chiassosi, si. Più sfracassa palle, perché siamo percorsi da un’energia che è, come dici tu, mondiale. Perché anche se mi piacerebbe sposarmi in Canada, che ha leggi sulle unioni civili dal 2005, vorrei che la mia famiglia fosse presente, vorrei che fosse al mare, e vorrei che fosse in italia.

    1. caro, io ti ringrazio di questo commento e sono felice che tu scriva questo blog, perché i blog, per quanto egocentrici siano, sono sempre spaccati, testimonianze. non tutti, ovvio. alcuni.
      quindi fai bene a farlo e sono sicuro ti giovi.
      nella scrittura, come in tutto si cresce,e vedrai che crescerai.
      poi cultura io non ne ho, sono una capra analfabeta, quindi mi supererai 🙂

      per quanto riguarda i ragazzini sul treno, secondo me è anche importante imparare a non farsi ferire troppo da queste cose. da chi ci dice “frocio”, “grasso”, “sfigato”, “pezzente”, “terrone”, “puttana”.

      a livello personale, intendo, la gente dicesse che cazzo vuole. la vita è troppo breve per preoccuparsi di ciò che gli altri dicono di noi.

      a livello collettivo, invece, siamo d’accordo. e prima o poi a un gay pride giuro che ci vengo!

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