The Walking Single

Ho letto un pezzo uscito la settimana scorsa su La27esimaOra del Corriere. Me l’ha segnalato Maria, una mia lettrice, chiedendomi cosa ne pensassi in proposito. L’articolo, scritto molto bene da Antonella Baccaro, parla di come i single vivano alla costante ricerca di una felicità (impossibile), nel falso mito adolescenziale di un “amore vero”, dividendosi in 2 categorie: i bulimici e gli anoressici. Ovverosia: quelli che accumulano relazioni in rapida successione o concomitanza e quelli che preferiscono starsene da soli, che probabilmente sono reduci da traumi infantili relazionali, o hanno ricevuto un’educazione troppo repressiva, e oggi sono nevrotici, compulsivi e hanno guardato tutte le serie di Netflix.

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Scorrendo il pezzo (il suo) ho trovato degli spunti interessanti e delle verità, talvolta amare, che caratterizzano la vita di chi non è parte di una coppia stabile, o ufficiale. Tuttavia, mentre mi addentravo nella lettura, iniziavo a sviluppare una certa perplessità, pur condividendo parte dei contenuti. Ed erano alcune parole, alcuni passaggi, quell’aria un po’ da superquark che provava a spiegare il funzionamento di questi difettati prodotti della società. Fino alla conclusione, nella quale si imputa la disgregazione delle società evolute ai meccanismi psicologici dei single interrotti, che però a volte contagiano anche gli sposati; ma anche all’emancipazione delle donne e al fatto che abbiamo deciso che il matrimonio non è più necessario e non è più il fondamento su cui edificare il nostro mondo (a parte che mi piacerebbe spiegare quanto la società ancora si aspetti che le donne si sposino e procreino, tutte, al punto da indurci un’ansia che voi non potete capire; pertanto forse questo superamento culturale dello sposalizio come status symbol, come viatico per l’accettazione sociale, è più accademico che sostanziale).

Ad ogni modo, ciò che emerge dall’articolo, è che i single sono “invisibili”, “avanzi”, “fantasmi”, “insoddisfatti”, “frustrati”, “insofferenti”, “fragili”, “ossessivi”. Non che ciò sia falso in assoluto, per carità, ma non è che siamo fatti di una materia antropologica differente rispetto agli sposati, non è che quelli non ce le hanno le loro frustrazioni, i loro irrisolti, i loro fallimenti. La differenza è che invece che tenerle per sé e condividerle con un costoso psicanalista, queste robe spesso le scaricano, le proiettano e le introiettano nel nucleo familiare.

Inoltre, se vogliamo provare a ipotizzare cosa ci sia alla base di questa disgregazione sociale, alla crisi dell’istituzione nuziale, più che parlare degli spettri che “vagano nelle coppie”, cioè noi, The Walking Single, proviamo a chiederci se gli adulti di oggi non siano forse cresciuti con un culto dell’ego dopato, all’insegna di un individualismo molto marcato, che rende più difficile praticare quella salubre e indispensabile arte del compromesso, della mediazione, tra due persone che nel 2016 condividono l’audace idea di trascorrere TUTTA LA VITA INSIEME. Possiamo forse parlare di riluttanza all’abnegazione, di instabilità emotiva, di immaturità sentimentale (che in alcuni casi è vera e propria “maleducazione”). Ma questa “deriva”, se vogliamo dare una connotazione di merito negativa a quella che è la metamorfosi dei rapporti sentimentali (enorme e palesemente in atto), interessa tutti, non solo i single.

Ed è così che ho capito cosa mi disturba dell’articolo: il fatto che si parli di “single sposati”, individui “intimamente single” ma formalmente coniugati. E si faccia una specie di minestrone, un cappello semantico sotto il quale far cadere qualunque forma di inettitudine emotiva, qualunque genere di fallimento, qualunque caricatura, semplicismo, banalità, ninfomania, infedeltà, serialità, alienazione o astinenza.

No. Mi spiace.

Se un soggetto (uomo o donna che sia) è sposato, è sposato. Non è single, nemmeno nel suo intimo. Se uno è sposato e non è all’altezza del suo ruolo, e tradisce la moglie o il marito dopo 5 minuti di matrimonio, non è un single. È un partner fedifrago. O stronzo. O indegno. O quello che ve pare. È uno che ha fatto una scelta che non è stato in grado di rispettare. È uno ignorante della propria personalità e della propria emotività. È uno che firma davanti alla legge un contratto di cui non comprende il senso. NON è un single, in alcun modo.

Il numero crescente delle separazioni è una cosa che pertiene il matrimonio, i single lasciateli in pace. Perché con tutte le loro diatribe interiori, e con tutta la loro residuale umanità periferica, i single spesso sono più coraggiosi, più forti e più coerenti di quelli che si sposano intorno ai 30 anni, in batteria, con chi capita, con chi c’è, perché così si fa, con la cerimonia in chiesa che così facciamo felice la mammà, e con la stessa consapevolezza con la quale a 10 anni avevano fatto la Prima Comunione, perché quella era l’età delle prime comunioni (non vale per tutti, naturalmente, ma per molti sì).

E, mi permetto di dire, che tra le fila di quei single “frustrati”, in quel “risvolto poco presentabile della ricerca della felicità”, ci sono persone ricche di argomenti, gagliarde, sveglie, che hanno imparato a stare da sole anche a costo di non avere una stampella sociale, il passe partout per la “normalità”. Poi sì, certo, hanno dei momenti di insoddisfazione o insofferenza. Perché, gli sposati, anche i migliori e i più integerrimi, non ce li hanno? Vogliamo forse imputare al singletudine-come-stato-d’animo (?) la crisi del matrimonio in quanto tale?

A young woman is relaxing on a sofa with a cat

O vogliamo, piuttosto, magari, iniziare a pensare che il format di etero-catto-famiglia è anacronistico e incompatibile con i tempi che viviamo? O vogliamo iniziare pensare che l’estrema sessualizzazione in cui siamo cresciuti, in cui il sesso è un valore fondamentale (e paradossalmente lo pratichiamo sempre meno, single e sposati), rende più insopportabile lo stemperamento della passione e che ciò metta inesorabilmente in discussione la monogamia sessuale, che ancora assumiamo come fondamento teorico imprescindibile della sacra famiglia, come irrinunciabile indice di amore, come espressione del reciproco rispetto? O vogliamo iniziare a renderci conto che i mariti e le mogli tradiscono, che hanno in tasca gli stessi device dei single, che sono iscritti alle stesse app e che anzi hanno dei social network appositi per chi cerca la scappatella, e che inviano foto di peni e seni tanto quanto fanno i single, se non di più? O vogliamo forse supporre che tutti quelli iscritti ad Ashley Madison fossero single in borghese? Dai su. Chiamiamo le cose col loro nome.

Per il resto è vero, i single non sono abbastanza riconosciuti dalla società sebbene, di quella società, siano forse il più contemporaneo e autentico prodotto. E non sono più o meno bravi, più o meno fighi, più o meno disgraziati dei loro coetanei accasati. Sono semplicemente un volto altro della cultura in cui viviamo che, ops, accidenti, non è più quella degli cinquanta. Ma neppure quella degli novanta. Quindi se vogliamo parlare di “società della disgregazione”, dell’instabilità (o fluidità) dei legami, parliamone, ma centriamo il punto.

E i single, questo misterioso nuovo Gender Sentimentale, lasciamoli stare. Perché il mio amico Stefano, che ha 40 anni e vive con due gatte, ed è uno scrittore, e ha un ricco palmarés di amiche with benefits ma nessuna fidanzata, nessuna donna presa in giro, nessuna promessa fatta davanti all’Iddio onnipotente e alla legge italiana, nessuna illusione dolosamente alimentata ai danni di ignara (o presunta tale) partner e/o amante; il mio amico Stefano che è un po’ misantropo, e un po’ cinico, e un po’ disilluso con la speranza latente che sì, quell’amore vero un giorno arrivi anche se forse non arriverà mai, perché poi uno si abitua a essere single, ecco lui è un single. E, del resto, nutrire quella speranza d’amore non è un crimine, né un attestato di demenza e non danneggia nessuno se ogni tanto la nutriamo. Ebbene lui, che è coerente con se stesso, quello è un single. E mi spiace, non è il peggiore uomo che esista in questa società. E mi spiace, non è lui, lo scarto. E non lo sono io. E non lo sono tutte le mie amiche single, che “non sono state scelte da nessuno” probabilmente perché non avevano come obiettivo primario nella vita quello di farsi scegliere. E non hanno nemmeno avuto una tresca con il collega di lavoro un mese prima di sposarsi. E no, nemmeno loro sono il bordo della pizza della società.

Neppure quelle che vivono una relazione dietro l’altra perché sono ossessionate dall’idea di dover per forza trovare qualcuno con cui incastrarsi, perché a star soli un po’ ci si abitua, ma un po’ ci si stanca. Perché a volte ti stanchi di rispondere che non hai nessuna novità, al mondo che non aspetta altro che tu dica che sei fidanzata. Perché a volte hai voglia di essere abbracciata da un uomo, pure dopo il coito. E neppure quelle che decidono di non uscire più dalla loro zona di comfort , perché si son fatte male, neppure quelle che decidono che nella propria vita non c’è più spazio per il compagno di un’altra. Neppure quelle sono gli “avanzi”.

Un single è una persona che risponde a sé, di sé. E la felicità, se vuole, può cercarla quanto a lungo je pare. Forse l’ottimo pezzo della Baccaro avrebbe dovuto parlare di quelle persone che continuano a cercare la felicità, anche quando sulla carta dovrebbero averla già trovata. Nel proprio partner.

Forse sono quelle che conducono alla disgregazione.

Forse i disabili emotivi vanno cercati altrove.

Forse vanno chiamati con il loro nome. Che no, non è quello di “single”.

 

122 pensieri su “The Walking Single

  1. Ho letto l’articolo originale e mi sono sentita offesa, nel mio io più profondo. Perché non ho avuto nessun dramma adolescenziale, se non quelli di sorta, perché ho una famiglia che mi ama, genitori che si amano e che sono fermi ma non repressivi. Che se sono single, adesso, non é per rientrare in una statistica demografica ics, ma magari ha a che fare un po’ per il tipo di vita che ho scelto (andarmene via dall’Italia contando solo sulle mie forze) e un po’ per il tipo di persone che mi sono passate accanto, e una buona dose di sfiga. Che come dici tu il problema non sono i single, ma gli immaturi, gli stronzi/le stronze, le persone che credono che l’unico modo per essere realizzati é rientrare nei cliché. E che fanno parte di entrambe le categorie, sia single che sposati.
    In conclusione da una parte ha ragione mia madre quando afferma che “ho sposato tuo padre che ne avevo 21 e forse sono stata ingenua, ma poi mi sono presa le responsabilità delle mie scelte”; dall’altra ho ragione io quando dico che più si cresce e più batoste si prendono e più i problemi si accumulano, che trovarne uno/a pseudo sano/a dopo i 30 non é facile, a partire da me; e di sicuro ha ragione la mia amica Marta quando insiste che c’è una buona dose di egoismo nel mettere sé stessi, la propria stabilità emotiva e la propria felicità davanti ad una storia.
    Non é facile per nessuno, che sia sposato o single, rimanere coerenti con le proprie scelte e non fare cagate; ma non dipende dallo status, solo dalla persona.
    Ciò che emerge dall’articolo é piuttosto la paura e il bisogno di dover classificare un fenomeno che sta prendendo piede e sta portando al cambiamento di una società che forse é stata troppo a lungo simile a sé stessa.

  2. Stavo giusto per mandare una email chilometrica, mi sono fermata per leggerti, e come sempre ho sorriso, come sempre ho avuto la sensazione di avere scritto io certe frasi.

    Sono zoccola se vado con uno che mi attrae senza voler condividere nient’altro, ma sono una che si vuole sistemare una specie di stratega con poteri occulti quando per una volta perdo la testa per qualcuno e vorrei averlo a mio fianco invece che vivere nella terra di mezzo.

    Invece di preoccuparsi per chi come me deve fare costantemente la gimcana per evitare di pestare l ennesima merda che incontra nella vita, dovrebbero fare una bella disamina di donne e uomini sposati o in procinto di che chattano “uatttsappano” selfano e scopamo come se non Ci fosse un domani e non con i rispettivi consorti … Sono single perché sono sfigata o forse brutta o forse troppo intelligente ed orgogliosa per vivere una vita di plexiglas però con marito figli e cane che fa tanto family day…

    Per sintetizzare mi hanno scartavetrato gli zebedei.

    L’ email non la invio più forse lascio la terra di mezzo senza preavviso e spiegazioni… L’acqua trova sempre il suo spazio
    .. Grazie al tuo post mi sono data un pizzicotto …in fondo che c’è di male se sono single?

  3. Anzitutto ho i diritti d’autore del marchio “fedifrago” (coniato peraltro quando io, da single “di ritorno” frequentavo donne sposate), quindi prima di usarlo dovresti chiedermi la preventiva autorizzazione. E basta con questa storia che “fedifrago” sia sinonimo di marito infedele.

    Detto questo, l’Esselunga è stata precorritrice (sarà corretto, come femminile di precursore? …mah, mi pare di sì) dei tempi rispetto al pieno riconoscimento dei single …..al supermercato di viale Papiniano (a Milano, per i non meneghini) hanno da moltissimi anni delle confezioni di verdura, frutta e carne con porzioni per una sola persona. Anche se il fatto che lì si “cucca” alla grande è una leggenda metropolitana

    1. si infatti lo dicevo nel mio video su snapchat che una delle poche forme di riconoscimento del genere “single” è nelle monoporzioni al supermercato. che comunque si trovano principalmente al nord, per la mia esperienza 🙂

  4. Questo post scatenerà il putiferio.
    Ho letto l’articolo originale anche io, e no, non sono affatto d’accordo con le premesse e neanche con le conclusioni. E sentirmi definire come una che “ostenta autosufficienza per difendere la mia fragilità rispetto a uno tsunami emotivo che non saprei sostenere” e come “single di ritorno, quello che si ritrae ferito dal mondo dei sentimenti, o vi si butta bulimicamente, accumulando emozioni senza però investirci mai troppo” mi manda letteralmente in bestia. Ma davvero davvero mi devo sentire trattata come un caso umano? Ma la tizia che scrive ha idea di quanta forza ci voglia a vivere da soli in una società, quella italiana, che ancora ti sbatte addosso la famiglia del Mulino Bianco come unico modello valido? Di quanto sia meno comodo uscire da una coppia che non ha più ragione di esistere e ripartire da zero piuttosto che mettere la testa sotto la sabbia e far finta che vada tutto bene? Che se si arriva a questo punto non necessariamente si è trattato di leggerezza iniziale? Mi piacerebbe poter avere uno scambio di idee a quattr’occhi con l’autrice dell’articolo per chiarirle qualche dettaglio. Detto da una single di ritorno che ancora ci investe un bel po’ quando ne vale la pena.

    1. Mulino Bianco? Ma intendi Banderas con la gallina? 😛
      ……io che sono di ritorno per la seconda volta (se consideriamo solo i matrimoni) con una gallina non mi ci metterei neppure se fosse obbligatorio per legge 😉

      1. Intendo la famiglia che per essere felice deve essere composta da madre e padre figliati… C’è troppo Vaticano intorno a noi per superare agevolmente questo diktat. La famiglia per me può essere tranquillamente questo ma anche composta in altro modo.

      2. Infatti la mia era una battuta …..neanche molto, però, quando dico che non mi interessa restare single se l’alternativa “socialmente accettabile” è di stare con una sgallinata qualsiasi. Comunque l’articolo originale mi pare una stronzata

  5. Sospetto che ci sia Costanza Miriana sotto pseudonimo sotto quell’articolo 😉

    Roba neppure da leggere quella della tipa, fatta e atta a tirar su audience, ma tanto noi single si sa tiriamo su altro (leggila con far sarcastico)…

    Non andrò a leggerla, mi fido di quello che tu dici, del resto non aumenterò la sua visibilità con il mio click da single repressa e destabilizzatrice sociale.
    Me ne starò nel mio mondo in cui spero nell’amore vero e non nel bisogno, con i miei amici single e no, con cui condivido grande momenti d’amore.

    Perchè quello che la tipa forse non ha capito è proprio questo, l’amore ha molte forme, e comprende tutti anche i single con gatti (io ne ho cinque, batto il tuo amico 😛 )

    E’ l’amore sta disgregando il “format di etero-catto-famiglia”

      1. Prima o poi diverrai gattara pure tu 😛

        Scherzo, intendo dire che ci son momenti di vita (più o meno lunghi) in cui non puoi avere ne’ animali ne’ piante, per il loro bene.

        Si è troppo impegnati a vivere, loro richiedono attenzione, tempo e responsabilità in qualche modo (non essendo oggetti ma amori)… ma arriva il momento 😛 (se li ami)

  6. Post bellissimo! Essendo single, mi ci ritrovo in tutto il post. Forse l’articolo a cui fai riferimento riguarda quelle coppie che sono coppie per non stare da soli più che per amarsi. Io lessi un altro articolo relativo ad uno spot giapponese in cui le donne che, a 27 anni non hanno un fidanzato/marito, sono considerate uno scarto. Capita che ci troviamo dinanzi a situazioni o discorsi in cui non ci sentiamo abbastanza, ci sentiamo uno scarto perché siamo un po’ fuori dallo schema, dallo stereotipo e ti vien chiesto addirittura come mai, a 24 anni, sei single e ti vien detto ” trovati un fidanzato” come se il fidanzato lo si trovasse nell’uovo di Pasqua. Poi ci sono quelli che non sanno stare soli che,uomini e donne, hanno sempre qualche tresca in attivo e sembrerà una cosa banale e scontata, ma io personalmente apprezzo gli uomini come il tuo amico Stefano, con o senza gatto, a parte che per l’uomo è più difficile stare solo, ma anche perché quando si intraprende una storia lo si vuole davvero.

      1. Ne hanno fatti parecchi sullo spot giapponesi e su quello delle coppie che stanno insieme per solitudine. Hai ragione, se si dovesse rispondere ad ogni articolo, un blog non basterebbe. Ahahahahah tra vagine single ci si capisce sempre ;D

  7. Non capisco perchè ci sia questa continua necessità di analizzare e di informarci le opinioni di tizio o caio sulla sessualità degli altri. Personalmente, questa gran curiosità per la loro, io non ce l’ho.

    1. e infatti leggi un blog scritto da una tizia che non conosci che parla solo di una cosa: relazioni (sue e altrui) e opinioni sulle relazioni (sue e altrui) 🙂

  8. Cara Vagy, sono cosí daccordo che proporrei l`istituzione del single pride day! 🙂 Perché nessuno ci ha mai pensato? Sarebbe ora!
    Essere single non é un`onta e men che meno un fallimento esistenziale. É come essere bianchi o neri o gay o qualunque altra cosa.
    Trovo molto piú dignitoso essere single che stare insieme senza convinzione o solo per non stare soli o solo per dire di avere una storia o mostrare al mondo di avere un brillocco al dito.
    Pure io sono caduta nel cliché che é sempre meglio avere un uomo, non importa quando inadeguato, stronzo, incapace emotivamente e quant`altro piuttosto che nulla. ..e sai. ..dopo averne provati diversi ora penso che pitttosto meglio veramente sole.
    Sole non significa essere delle poverette senza un domani con un futuro da bag lady al parco, ma significa bene con sé stesse.
    Se poi trovo uno con cui stare altrettanto bene (non beninino o piú o meno ma ALlA GRANDE) allora ok, se no: no thanks! 🙂
    Sono io che non voglio, non che non posso o non riesco avere un uomo. Un uomo si rimedia sempre a meno di non essere vermente messe molto molto ma molto male.
    Solo, ne voglio uno alla mia altezza in tutto. Uno che voglia crescere con me (e non solo dentro le mutande) .
    Un bacio e…single pride forever! 🙂

  9. Standing ovation, Vagy! Questo post mi ha fatto venire in mente la risposta che mi ha dato la mia vicina di casa (85 anni, divorziata) quando le ho raccontato i miei timori sull’ennesimo matrimonio scassapalle in cui volente o nolente t’imbatti almeno una volta nella fastidiosa domanda “e tu, quando ti sposi?”, e lei “tu dì che sei una donna indipendente!” alla faccia di quelli che si sposano per essere “socialmente accettabili”!

  10. Che belloooo, sono commossa, credo che stamperò e terrò incorniciato in casa, nell’ingresso 🙂
    Un promemoria per chi viene a trovarmi ma anche per me stessa, quando tendo a compatirmi e a non vedere più le cose di cui dovrei andar fiera.
    Ps purtroppo la psicanalista con cui condividere le frustrazioni costa troppo per il mio budget, ma il tuo articolo vale almeno 1 anno…vabbeh 1 mese di terapia 😛

  11. Non ho mai letto nulla,che avrei concettualmente potuto scrivere, come questo articolo. Sono d’accordo dalla prima all’ultima parola. Ho vari motivi per cui, a 27 anni, una laurea in Medicina che è stato il regalo più grande fatto a me stessa, una vita tosta, sono single. E no, non mi sento lo scarto di nessuna società. Semmai, penso che questa società sia un posto non proprio adatto ai miei standard: nonostante le difficoltà,nonostante i momenti di panico da zitellaincallita-l’infinitasolitudinedelnumerouno, non ho ceduto alla rassicurante tranquillità di un porto sicuro ma non così amato, e mi sono costruita e guadagnata una felicità non materiale che è mia e solo mia e mai nessuno potrà distruggere tradendomi o lasciandomi per qualcun’altra. Non si tratta di gommiamo e nemmeno di una inveterata sindrome di Peter Pan, non si tratta di essere single per scelta degli altri. Semplicemente,non posso nè tantomeno voglio svendere quello che sono a chi non ne è degno. Ed il senso della mia vita non risiede nella scelta di questa persona. Il senso della mia vita è la scelta di ogni giorno di sentirmi me stessa per me stessa grazie a me stessa. Nel bene e nel male!

  12. Ciao…sono d’accordo con te…e trovo che colei cha ha scritto l’articolo NON capisca una beata mazza (pur NON avendo letto io lo stesso)…I single sono Single e basta….i coniugati o accasati sposati o meno sono un’alta cosa!!!!! Io appartengo a questa categoria ora….ma quando sono stata Single tra una relazione ed un altra….. ti dico NON sono Mai stata alla ricerca spasmodica di un fidanzato…come certe donne soprattutto (gli uomini non so) che stanno con qualcuno, per Non stare soli, per dividere quindi la solitudine, perche’ vabbe’ stiamo bene insieme e perche’ no….magari perche’ siamo di buona famiglia e possiamo condividere e aggiungere i nostri altisonanti nomi…e poi alla fine ci si sta insieme ma per amore…..che ahime’ e’ diventato NON la prima cosa importante ma l’ultima!!! Ma sai quanti ne conosco di pseudo ammogliati/e o accompagnati che si tirano avanti delle situazioni cosi tristi ma tristi!!!! Continuano a farlo poiche’ HANNO PAURA di stare SOLI!!!!! Donne…ma anche uomini…un mio caro amico e’ uno di questi….mi diceva:” sai Grazia, sto con la mia compagna poiche’ ci sto bene tutto sommato, dividiamo le nostre vite e poi sai a questa eta’ Non ho voglia di cercare ancora….ci sto bene con lei , le voglio bene anche se Non la amo!!!!”…Che TRISTEZZA!!!!!! Meglio essere single, lo dico anche dalla mia esperienza passata, che Non e’ facile, soprattutto per una donna quando magari esci da sola, per andare da qualche parte o mangi da sola in un ristorante ( a me e’ capitato, che ti guardano tutti in maniera strana, ero in giro per lavoro) e quando lo vai in giro a dire soprattutto a qualche tuo amico ci rimane male…ma come tu??? da sola??? Al ristorante?????Mahhhhh i vecchi stereotipi sono duri a morire!!!!!! Sono con te!!! Per essere SINGLE ci vuole volonta’ e soprattutto stare bene con se stessi e NON doversi accontentare MAI di qualcun altro solo perche’ ti senti a volte triste e sola/o……scegliere di stare da soli NON e’ MAI facile, ma certe volte e’ sicuramente meglio!!!!! e allora viva i SINGLE!!!!!!!!

    1. sai cara, io non vorrei nemmeno far passare il messaggio che chi si stanca di cercare e resta con la persona con cui sta, se ci sta bene, sia necessariamente un loser. non è questo che penso. penso che, in definitiva, ciascuno di noi faccia ciò che può con i mezzi (emotivi, culturali, economici, cognitivi) che ha.
      la cosa che mi ha disturbata dell’articolo, invece, è che ho sentito di essere giudicata, in quanto single. e questo a me non va bene. perché, come dici tu, ci sono mille ragioni per essere coppia e mille ragioni per essere single. una condizione non è necessariamente più nobilitante dell’altra. e sono i singoli individui, per quanto inseriti in un contesto culturale che giocoforza li influenza, a decidere chi essere e come esserlo.
      per cui viva chi non scartavetra le palle agli altri per il modo in cui scelgono di vivere la propria vita!
      un abbraccio
      v

  13. Credo che l’articolo citato, come del resto la societá in cui viviamo faccia un errore: quando passiamo dall’essere single all’essere in coppia dobbiamo continuare ad affermare la nostra individualitá. Pretenderla e darla. E individualitá non vuol dire farsi i cacchi propri né tradire né non rispettare. Vuol dire continuare ad amare noi stessi, facendo e lasciando fare ciò che piace. Che sia il tennis, il cucito o un viaggio: fate esperienze da soli! Delle volte è difficile ed è anche molto anti-convenzionale. Ma è l’unica cosa che ci permette di non arrivare ai 50 anni e non poterne più di passare il tempo con la persona che abbiamo sposato. O almeno credo. Perché io di anni ne ho 26; )

  14. _diciamocelo e diciamolo una volta per tutte: i single (quelli veri) sono una “razza” a sè, sono un passo avanti e lontani dal retroterra della cultura dominante. Quindi, lasciatemi dire: W i singles!!!

  15. Articolo scritto in maniera egregia e con una precisione quasi chirurgica. Purtroppo non ho letto l’articolo dal quale tutto ha preso vita ma ho capito comunque la disputa in atto.
    Quando si parla di single (e di solito chi lo fa lo è) si tende quasi sempre a sottovalutare la “discriminazione” che questa categoria ha implicitamente nel suo DNA perché, come dici tu, la società contemporanea solo sulla carta ha accettato questo nuovo stile sociale ma, in pratica, la condizione del single è vista ancora come condizione secondaria, come un fallimento.
    Non urlo al “VIVA I SINGLE” o “VIVA GLI ACCOPPIATI”. Credo che una persona (fatta e finita, con i suoi alti e bassi, le sue paure e i suoi punti di forza) possa essere un’ottima persona indipendentemente dalla categoria di appartenenza, tutto qui.

    A presto.

  16. In effetti il fatto che due si mettano in coppia, non necessariamente davanti al sindaco o al prete, e subito dopo scoprano di essere incompatibili e si lasciano per tentare una nuova avventura, dimostra l’immaturità delle persone. Se solo facessero quattro conti e valutassero con attenzione cosa vuol dire essere in coppia, probabilmente non lo farebbero. Essere in coppia, come hai detto, serve l’arte del compromesso. Io rinuncio a qualcosa, lei rinuncia a qualcosa. Non sarà il massimo ma alla fine ci sarebbe rispetto.
    Il single, quello serio e non quello che ha scelto solo perché lo fanno tutti o quasi, questi ragionamenti li fanno. Sarà egoismo, narcisismo ma almeno stanno bene, come il tuo amico Stefano. Io sono in coppia e ci sto bene. Certo ha rinunciato a non poche cose, come mia moglie ha rinunciato a molti suoi sogni. Però abbiamo trovato un punto di equilibrio del tutto stabile nella nostra vita in due.
    L’articolo non l’ho letto, quindi non spendo altre parole.

  17. Secondo me vi è sfuggito il punto dell’articolo. Il concetto è che stare insieme e rimanere insieme (sposati o meno) è una scelta e una decisione definitiva. Non c’entra con l’emozione, lo stare / non stare bene, le occasioni che capitano, la felicità e nemmeno con l’amore romanticamente inteso. E’ una dura verità, ma è una verità. Se ci si sposa o si sta insieme solo finché si sentono le farfalle nello stomaco (perché tutto il resto è troppo poco per noi) è inevitabile essere o tornare single.
    Da qui la scelta: o stare soli cercando il grande amore ideale (che non esiste, perché calato nella realtà può essere un grande amore, ma di sicuro non è ideale) o decidere che quella persona è la nostra persona per la vita, qualunque cosa accada. Non c’è un giusto o uno sbagliato, basta non illudersi di potere avere entrambe le cose.

    1. Non c’è nulla di definitivo, e il “per sempre” non esiste. È un dato di fatto, così come le persone cambiano al variare di situazioni e condizioni.
      Una coppia si costruisce con il tempo e con l’impegno, con quello di entrambi intendo, e si parte sempre dalla costruzione del sé come individui; senza questa premessa basilare restano solo parole al vento

      1. No, vedi, il concetto è proprio questo: un matrimonio (dico matrimonio per esemplificare) dovrebbe essere “per sempre”, un punto fermo nel variare delle persone e delle situazioni. Se si sta insieme finché si sta bene o finché ci si realizza come individui NON è un matrimonio. Poi uno può decidere che allora il matrimonio è una gabbia ed è meglio essere single oppure decidere che ne vale la pena e impegnarsi. La scelta è personale, ma non bisogna illudersi di potere avere entrambe le cose perché altrimenti è inevitabile ritornare single e nel frattempo fare e farsi del gran male.

      2. La realtà è altra ……l’idea di partenza di un matrimonio (o convivenza) è che sia duraturo, ma a volte nonostante le premesse e l’impegno profuso non funziona. E’ così e bisogna prenderne atto, tenere conto che le cose possano cambiare nostro malgrado

      3. madonna marina comunque quante scene di vita vissuta nelle tue parole. quante.
        fare e farsi del gran male. andrebbe fatta dell’educazione sentimentale e sessuale nelle scuole. altro che.

      4. Sono daccordo al 100%. Essere coppia é un lavoro duro. Senza impegno reciproco, senza consapevolezza, maturità e intelligenza, non si va molti avanti. Purrroppo oggigiorno questo impegno viene visto come fumo negli occhi. ..se posso cambiare quando voglio chi me lo fa fare? in tanti/e preferiscono vagare di fiore in fiore e mollarsi alle prime difficoltà senza nemmeno provare a risolverle. I proliferare di un certo tipo di single (non una persona che ha fatto una scelta o lo é per circostanze o non trova un partner valido) ma quelli che non vogliono sbattersi minimamente per provare a costruire qualcosa di serio e duraturo, lo dimostra.

      5. ma anche quelli che “non vogliono sbattersi minimamente”, fondamentalmente, sono liberi di farlo. di scegliere di non sbattersi. l’importante è che non prendano per il culo il prossimo perché, a mio avviso, sono assai pericolosi quelli che FINGONO di sbattersi, GIURANO che sarà per sempre e dopo un batter d’occhio saltano nel letto di un’altra. ecco, per dire.

      6. Certo. ..intendevo nel senso che se uno vuole impegnarsi liberissimi ma non deve iniziare nemmeno a mandare sms e cercare un legame…e soprattutto non insistere se capisce di non rucambiare un sentimento. E di sicuro come dici tu, non deve tantomeno fingere di privare cose che non sente. ..chi gioca con i sentimenti altrui per me é peggio di un assassaino. E sono in tanti/e a farlo, purtroppo.

    2. guarda la cosa che io imputo principalmente all’articolo è proprio la scelta di parlare di “single sposati”. tutto ciò che dici tu, l’ho colto e a me sembra chiaro, e lo condivido anche. il problema, semplicemente, è che questa ramanzina non la doveva fare a quelli “intimamente single” ma a quelli “superficialmente sposati”. quelli che, per l’appunto, sottoscrivono un contratto senza comprenderne il senso. che – a mio avviso – è quello di cui parli tu.
      non so se mi ho spiegata 😀

  18. è chiaro che quando la parte migliore degli umani, quelli con un quoziente d’intelligenza superiore alla media si rifiuta di prendersi la responsabilità di contribuire al popolamento di questa palla di merda e si lascia questa altissima responsabilità ai cittadini di caivano, poi non mettetevi a fare i criticoni intellettualoidi quando si scopre che ci sono dei bambini che si esercitano a volare.
    Bisogna comportarsi da esseri umani consapevoli se non vogliamo precipitare sempre questa palla di merda nel baratro come già avvenne con la caduta dell’impero romano

      1. Dobbiamo figliare noi donne intelligenti e stronzamente complicate: tu, Irene ed io 😀
        non quelle che figliano perché la loro vita è insulsa e vuota
        E qui mi taccio

      2. io RIDO.
        tesoro mi sa che a noi al momento, se pure volessimo, ci manca la materia prima 🙂
        però tu aprici la pista (e, anche se è inconsueto dirlo tramite un blog, auguri per le prossime nozze :))

  19. La teoria della vita è molto più semplice di questo articolo da “quark” : bisogna fare ciò che ci piace.
    Quindi se sei felice (o tutto sommato felice, visto che la vita è fatta di scelte che hanno sempre dei pro e dei contro) allora sei sulla buona strada, altrimenti no. Puoi essere sposato con 5 figli, o single, attore porno, gay, prete, eremita… se sei felice stai andando bene.

    E’ la pratica ad essere molto complessa… e non solo perchè ,come verrebbe da pensare, il raggiungimento dell’obiettivo dipenda anche da un’altra persona oltre a noi stessi (coppia significa 2 persone)…oppure perchè dipenda dalla “fortuna”, bensì la vera difficoltà è capire COSA ci piace. COSA vogliamo.
    Capire cosa si è e cosa davvero vogliamo noi. Sporgliarci di ogni preconcetto e anche di ogni orgoglio, per poter vedere il vero “noi stessi” nudo e crudo.
    QUESTA è la vera (e oserei dire forse unica) difficoltà.

    Questo è il mio punto di vista, formatosi anche a seguito di esperienze personali.

    1. per un motivo del genere, infatti, qualche anno fa ho deciso di fermare la mia staffetta di relazioni sentimentali. perché stavo iniziando a far male a me e a terzi. e mi è parso chiaro che fossi confusa su COSA volessi. ho usato questi anni per chiedermelo, per rispondermi, per discernere tra ciò che davvero volevo e tra ciò che ero stata educata o predisposta a volere.
      e, ti dirò, non credo di essere arrivata a una risposta definitiva, non credo ci si arrivi mai davvero.
      credo semplicemente che poi la vita prenda naturalmente un suo corso, mentre noi siamo più consapevoli di qual è la nostra inclinazione. e le variabili sono infinite. ed essere felici non è facile, e non è mai permanente. però quella che tu chiami felicità, io la chiamo “assecondare la propria natura”.
      e finché s’asseconda quella, finché si riesce a spogliarsi un minimo dalla cultura e a intercettare la propria indole, anche a tratti, secondo me allora si prende la strada giusta. a prescindere da dove essa condurrà.
      lamadonnachepippone.

      1. Sarà un pippone, ma molto serio e intelligente.
        Anzi, su alcuni punti si potrebbe aprire una interminabile discussione, ma probabilmente qualcuno l’ha già fatto prima di noi scrivendo libri su libri (e senza venirne a capo definitivamente).

        In particolare riguardo questi punti: “la vita prende naturalmente il suo corso” (io aggiungerei “nonostante i nostri sforzi”),
        “la nostra inclinazione”,
        “la felicità non è mai permanente”.

  20. Che dire, io sono stata single per molto tempo e quindi capisco benissimo come possa essere denigrante essere reputati uno “scarto” solo per il non essere in coppia. Dall’altro lato penso che impegnarsi veramente in una relazione sentimentale sia molto complesso e che esserne in grado implichi avere una marcia in più dal punto di vista relazionale. Questo non vuol dire che chi è in coppia sia migliore di un single…tutt’altro, a mio parere attraversare la fase del “single abbastanza sereno nella propria posizione” è quasi condizione necessaria e sufficiente per poter intraprendere un percorso di coppia serio. Difficilmente chi sta con qualcuno per sentirsi socialmente accettabile avrà una relazione duratura…per cui sono queste le persone emotivamente poco competenti, non certo i single in attesa della persona giusta. Detto questo il matrimonio secondo me resta un’obiettivo a cui è però fondamentale non arrivare in modo leggero, ad un certo punto non si tratta più solo di una scelta di amore ma una di una scelta di vita da cui, secondo me, è possibile tornare indietro solo in casi estremi. Se non si crede in questo…basta non sposarsi.

    1. Mi è partito prima di chiudere…ed ora mi é morto il pathos.
      Quello che volevo dire è che trovo più coerenza in chi affronta la vita in autonomia piuttosto che chi cerca una stampella.
      E poi è pallosissimo chiacchierare con le amiche sposate e magari anche mamme (non me ne vogliano).
      Ho resistito in allegra solitudine per anni e un po’ mi manca..

      1. Sono d’accordo, la persona con cui si sta non deve essere una stampella ma qualcuno con cui condividere i momenti di gioia ..ma anche quelli di frustrazione e in questi casi sicuramente può essere di sostegno. Quanto alla solitudine la si può vivere in modi diversi, sicuramente anche in modo allegro, forse dipende un po’ dalle fasi della vita…se si è una persona realizzata e mediamente soddisfatta si può stare benissimo anche da soli, questione di scelte.

      2. la verità secondo me è che non esiste una condizione nella quale si stia sempre bene o sempre male.
        semplicemente, ci sono momenti in cui si sta benissimo da single e momenti in cui si sta di merda. e lo stesso vale quando si è in coppia. io dico che si può provare a convivere pacificamente, senza deportarci, noi scarti umani, in un’isola (dove per lo meno potremmo fare festa tutto il tempo e accoppiarci a cuor leggero tra di noi :))

    2. mi sembra una posizione molto condivisibile e condivido soprattuto il punto in merito al fatto che quelli emotivamente impreparati, sono quelli che non l’hanno attraversato il deserto della singletudine, per arrivare a essere piuttosto a proprio agio con se stessi, come individui, prima che come coppia.
      condivido anche che si tratta di una scelta esistenziale e che non vada fatta con superficialità.
      io non ho il matrimonio come obiettivo, al momento, sinceramente. ma sì, mi piacerebbe se nel mio futuro ci fosse un compagno, un pari, qualcuno con cui condividere un pezzo – magari lungo – di vita. quello sì. ma senza un prete di mezzo direi 🙂

  21. Non sono single, lo sono stata per anni. Non sono sposata perché ho apprezzato la coerenza del mio compagno che a giurare in Chiesa un qualcosa in cui non crede al 100% non ci vuol andare. Non son neanche una che cornifica con i colleghi… non che siano strafighi… non lo sono neanche io dopotutto.

  22. Dopo l’omofobia, la singlefobia.
    Preferisco una società disgregata ad una società in cui le coppie sono tenute insieme a forza col divieto di divorziare, la non autosufficienza di una metà della popolazione, la paura dell’emarginazione.
    Poi preferirei che l’idea di coppia (e di matrimonio) si affrancasse dall’obbligo dell’eternità, e riuscisse ad includere la possibilità di una fine senza per questo essere bollata come fallimentare. Si fa un tratto di strada insieme, si condivide un progetto di vita, ma se le cose cambiano (e spesso cambiano) ci si saluta senza per questo pensare di aver fallito.

    1. sono perfettamente d’accordo e trovo che una visione del genere sarebbe molto più appropriata al tempo che viviamo. che è fluido, immediato, rapidissimo. e credere al “per sempre” è bello, ma bisogna accettare con una moderata serenità il fatto che potrebbe facilmente non succedere, che sia per sempre.
      senza che ciò significhi mandare in malora la vita condivisa insieme.

  23. L’articolo sul corriere è semplicemente ridicolo, per come tratta l’argomento in modo superficiale e confuso. Un single non può essere in coppia, come fai notare tu vagina e molti altri….
    C’è anche chi non ha “deciso” di essere single e subisce le scelte di altri.
    Chi non vorrebbe un abbraccio dopo aver fatto sesso?!?

  24. sono stata sposata. sono single. ho letto anche qui tra i commenti cose che mi fanno un po’ accapponare la pelle. il problema fondamentale di questa società è sempre e comunque il giudizio.
    mi sono separata non perché non avessi la maturità per affrontare un rapporto di coppia, semmai perché penso di essere stata anche più matura dell’età che avevo, scegliendo di dare al mio ex la libertà che meritava, perché dopo anni di convivenza e matrimonio ho capito che tante cose non funzionavano e mai sarebbero cambiate. e non si tratta di non voler fare compromessi, i compromessi li si fa eccome se ne vale la pena.
    leggendo di immaturità delle persone divorziate mi sento offesa io, perché penso che nessuno dovrebbe sindacare sulla vita e le scelte altrui, perché non si sa da cosa derivano e perché.
    passando al mio attuale stato, quello di single, sono l’altergo del tuo amico stefano, gatti ed età compresi. non penso di essere lo scarto di una società, penso che ci sia stata un’evoluzione dei rapporti umani, che ci piaccia o meno. ho anche io friends with benefit e mi auguro prima o poi che diventino amici e basta per far spazio a una relazione più condivisa e profonda. senza essere ossessionata vivo la mia singletudine anche con piacere, facendo quello che i miei amici accoppiati non fanno e quando toccherà a me non farle più andrà bene lo stesso.
    nel cominciare una relazione ci sono sempre i migliori propositi, non credo più al “per sempre” da un pezzo, ma non vuol dire che non sia disposta a impegnarmi e a scendere a compromessi (moderati, perché non bisogna travisare il proprio modo d’essere pur di stare in un rapporto) se dovessi incontrare una persona che valga tutto questo. io sto bene anche così, coi miei gatti, le mie serie tv, il divano, le cene che mi preparo con amore come farei per la persona amata.

    1. Certi commenti hanno fatto accapponare la pelle anche a me. E credo pure io che ci voglia più coraggio ad affrontare le situazioni piuttosto che a trascinarle all’infinito. In nome di che poi? Conta più la serenità o una firma su un pezzo di carta?

      1. Evidentemente c’è chi pensa che sia facile affrontare una separazione, che sia da codardi immaturi, quando invece ci vuole tutta la forza del mondo, visto che anche la tua famiglie e i tuoi amici non capiscono e si allontanano. E poi ci si stupisce se i single vengono considerati scarti? È proprio da ragionamenti come questo che si finisce per pensare che lo siano!

    2. In realtà la maggior parte tende a generalizzare e ancor peggio a voler rendere universale la propria personale opinione.
      Invece ogni situazione (e rapporto) è differente; certo, ci sono persone che considerano un matrimonio o una convivenza alla stessa stregua di una birretta con gli amici, una volta vuotato il bicchiere se ne va a cercare un altro. Per contro ve ne sono molti (ed io mi categorizzo in questi) che ci crede e ci prova con convinzione, ma di fronte al fatto che nonostante l’impegno profuso non possa proseguire non deve fare altro che prenderne (magari dolorosamente) atto e arrendersi all’evidenza. Questo non vuol dire che prendiamo decisioni a cuor leggero o che siamo “difettati”

      1. completamente d’accordo. forse a volte si parla senza avere sulle spalle un’esperienza significativa per poterlo fare. e le generalizzazioni mi mettono tristezza al pari dei giudizi su cose che non si conoscono (a volte anche su quelle che si conoscono).

    3. e a me sembra che la tua testimonianza sia perfettamente equilibrata e non faccia una piega.
      e condivido anche il fatto che il giudizio, in quanto tale, specie quando espresso sulle vite personali, sia un’arma pericolosa usata con troppa facilità.
      detto ciò, secondo me nessuno pensa che affrontare una separazione sia semplice e personalmente, come diceva La La più su, troverei sacrosanto se si esorcizzasse un po’ il “per sempre” e si accettasse il fatto che al mondo d’oggi le relazioni possano essere lunghe, ma finire. e che questo non significhi che siano necessariamente fallite.
      io credo si riferissero a chi, con più superficialità di quanta sia successo a te o al fedi o a milioni di altri, imbastisce un progetto di vita senza avere la maturità necessaria per portarlo avanti. e, così facendo, finisce col danneggiare sé e altri. questo è ciò che, per lo meno, ho inteso io.

      i gatti, ce li avete tutti, quanto li vorrei anche io.

  25. Cara Vagi, io sono una single che sta in coppia, fedifraga e pure un pò zoccola (nel senso passionale del termine). Solo voi single potete erigervi a mo di leghisti convinti “duri e puri” allo status del “se sei in coppia te ne assumi le responsabilità altrimenti stai da solo”.
    Quanto vi fa comodo tirate fuori il tutto bianco o il tutto nero. Un paio di palle. Prova a stare in coppia. Provaci davvero almeno 10 anni, con un uomo fantastico ma un’indole da seduttrice difficile da reprimere. Poi ne riparliamo. Ti accorgerai che non c’è tanto da giudicare, ne chi sta da solo ne chi sta in coppia. Perchè finchè non ci si prova non si sa. Giusto? Quindi io sono single in coppia e tu sei single non in coppia. Problemi? No ma io non nego te e tu non negare me.
    Ho visto gente entrare a far parte di una coppia e infilarsi nelle nelle narici tutte quelle convinzioni sulla vita di coppia nelle quali si barricava “prima di…”. Capita a tutti. Capiterà pure a te a meno che tu non decida di restare da sola.
    Un abbraccio.
    C.

    1. no guarda cara, io non giudico. io dico solo che se stai in coppia, non sei single.
      poi su quanto possa non essere semplice, fidati che lo so. e su quanto sia complesso trovare un punto di equilibrio tra la propria indole e la stabilità di un rapporto longevo che – giocoforza – subisce l’effetto del tempo, pure. il giudizio che senti, è in risposta a un giudizio espresso sui single dall’articolo a cui rispondo. e, permettimi, ribadisco il concetto che se è in discussione l’istituzione matrimoniale, la questione va affrontata lì – se proprio ci si tiene – e non andando a chiamare in causa i single.

      detto ciò, esistono infinite sfumature, declinazioni possibili di rapporto di coppia e di status di single, quindi qualunque generalizzazione, necessariamente, non contemplerà alcune specificità.

      tutte le convinzioni sulla coppia, btw, su quelli che prima dicono questo&quello e poi voltano gabbana, ebbene io tutte queste robe non le ho ancora risolte. nel senso che non ho risolto la mia posizione in merito. non so se la risolverò mai. una parte di me spera di trovare un compagno così intelligente, un giorno, da risolverla insieme. ma questo è un altro discorso e sconfina probabilmente nell’utopia 🙂

      ciao!
      v

  26. Pur essendo io quella del “se ci si sposa lo si fa per sempre, se no meglio evitare” non credo nel compromesso. Scendere a compromessi è una cosa che si fa col capo cagacazzi, col vicino invadente, col parente fastidioso. Non con la persona che si ama e con cui si vuole passare la vita. Vivere all’insegna del “compromesso” e del sacrificio: ma chi ce lo fa fare? Nel nome di cosa?
    Io vi sembrerò Candy Candy, ma quando si ama riamati molto semplicemente il benessere dell’altra persona è al primo posto dei propri obiettivi (e viceversa, ovvio). Il che non vuol dire simbiosi (orrore!) ma incoraggiarsi e supportarsi sempre, coltivando quel rapporto di intimità e fiducia per cui fare del male all’altro diventa peggio che farlo a se stessi.
    L’articolo originario dice una grande verità: che non ci si può aspettare che un rapporto duri se la sua base è solo quella dell'”emozione” amorosa. Altrimenti è naturale che qualunque collega belloccio/nuova opportunità/stress esistenziale/momento di stanca facciano dichiarare conclusa una relazione.

      1. Guardiamo la scena: un articolo fa un mischione e chiama single chiunque non sappia scegliere la relazione in cui si vuole impegnare, che sia con sé stessi o con altro. I single dicono no, giù le mani dalla nostra etichetta. Se fossi un alieno che è appena piovuto qui penserei che l’umanità è tutta indistintamente infelice. Sono infelici i single perché si sentono scartati ma vogliono dimostrare che invecenò e sono tristi gli accoppiati perché sono tutti casa-chat-IKEA. Questo tipo di rappresentazione è quella che mi fa tristezza.
        So che qui non si rappresenta la realtà tutta, però il panorama è davvero malinconico.

      2. forse siamo un po’ ossessionati dalla felicità.
        si è quello che si è. a volte felici e a volte no. qualche che sia la condizione.
        e se le etichette vogliamo metterle (alle persone e non ai barattoli, come si suol dire) mettiamole per bene.
        non attacchiamo quella della nutella sulla marmellata e viceversa.

  27. IO ti leggo sempre volentieri perchè si sei veramente una ragazza intelligente acuta e illuminante nei momenti in cui ci sentiamo troppo single….grazie….

  28. Avevo commentato soltanto il tuo post senza aver letto l’articolo citato. Adesso l’ho letto.
    Scusa ma chi è quel depresso che ha scritto quel articolo???? Sprizza da tutti i pori un odio viscerale per i single…e personalmente ho notato che tutte quelle persone che disprezzano troppo qualcosa (e senza motivi concreti) spesso in realtà fanno così solo per invidia.
    L’autore deve avere qualche mancanza…
    Secondo me è un inquisitore, un Hitler mancato…insomma un povero coglione.
    Manco su famiglia cristiana lo vorrebbero.

  29. A me non avrebbero dato due centesimi per il mio futuro “matrimoniale” perchè ho detto sempre che volevo stare da sola. Eppure la vita decide sempre altre strade per noi 🙂

  30. Sono una “single di ritorno”. E anche stagionata. Ho provato, duramente a far funzionare il mio matrimonio. Non ci sono riuscita. Avevo accanto uno che aveva la maturità sentimentale di un neonato. Ne ho preso atto. Non mi sento uno scarto ma mi piacerebbe avere accanto un Uomo capace di affrontare la vita con me. Non credo sia disdicevole ammetterlo. Questo per dire che esistono mille sfumature…. tutte accettabili.
    P.s… anche io ho un amico che si chiama Stefano che vive con 2 gatte (abita a Roma, quindi non è lo stesso 🙂 ) che è single con amiche con benefits…. peccato che tutte loro non lo sanno…. si illudono (le illude) che prima o poi si deciderà a cambiare vita… questo per me è terrorismo sentimentale. O vampirismo. Un modo peggiore di vivere che quello di chi è single in coppia. Se vuoi essere single stai da solo. Non cerchi qualcuno/a solo per 4 salti nel letto. Quello (il sesso) dovrebbe essere una conseguenza di un legame affettivo più profondo. Ma forse per questo bisognerebbe avere un’educazione sentimentale e un rispetto dell’altro/a essere umano che in questa civiltà di cacca abbiamo perso. Ma io, come ho premesso, sono stagionata…. e non riesco a capire chi cerca compagnia solo per un motivo…. I legami affettivi sono fatti anche di impegno e voglia di condividere, non solo di 4 scopate ed una pizza insieme ogni tanto. Ti leggo con piacere, forse riuscirò a capire come si è arrivati ad una società in cui il narcisismo è diventato uno status sociale.

    1. Urca.
      Tocchi un tema immenso, quello del legame affettivo come presupposto del sesso. Sarebbe bello, forse, se fosse sempre così. Ma non lo è sempre. Anzi, non lo è quasi mai. Non per chi è single.
      Penso anche che il sesso, fatto con e senza amore, sia giusto, sempre. Penso che siano esperienze emotivamente e fisicamente diverse, che rispondono a istanze diverse della nostra persona e della nostra personalità (molta gente non riesce a vivere le proprie fantasie liberamente con il partner ufficiale, chiamiamolo così, perché rispetto a quel partner ha un ruolo, degli impegni, un’immagine; questo scolla la coppia, invece che unirla, per esempio).
      Per contro, è assolutamente vero che fare sesso con una persona che ci piaccia anche da altri punti di vista, è un’esperienza umana a tratti molto più appagante. Ma non credo che ci sia un modo giusto e uno sbagliato.
      Credo che l’unica cosa che dovrebbe esserci (e che spesso manca) è la consapevolezza.
      Consapevolezza di chi siamo, di cosa facciamo e con chi. Punto. Non è così complesso.
      Quando parli delle amiche with benefits illuse dal tuo amico Stefano, sai cosa ti risponderei? Ti risponderei che per ogni uomo che illude una donna, c’è una donna disposta a lasciarsi illudere. Quando io ripenso agli uomini da cui mi sono sentita illusa e delusa, sono persone che in fondo sapevo perfettamente che mi stavano illudendo e che m’avrebbero delusa.
      Voglio dire che dobbiamo avere più considerazione dell’intelligenza femminile. Non siamo stupide. A volte, forse, scegliamo di credere a ciò a cui vogliamo (per innumerevoli, comprensibili e a volte valide ragioni) credere.

      Scusa se mi sono dilungata 🙂
      ma volevo provare a spiegarmi!

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