Coraggio di Amare

Scrivo questo post per rispondere all’email di Giorgio (nome di fantasia), un ragazzo che deambula con le stampelle, che legge il mio blog e che mi ha scritto chiedendomi come mai io non abbia mai parlato delle dinamiche sentimentali per chi è disabile, per chi non incarna il modello di “bellezza statuaria che ci viene quotidianamente imposto”. Mi ha detto che vorrebbe conoscere il mio punto di vista, perché secondo lui il mio punto di vista sarebbe brillante, sagace e intelligente. Così ho deciso di scrivere questa risposta, anche se forse non sarà all’altezza delle sue aspettative.

***

Caro Giorgio,

il fatto che io non abbia mai parlato di disabilità, non vuol dire che io questo tema non lo conosca o non lo osservi. Al contrario, forse, è per me fin troppo delicato, tocca un nervo molto scoperto nella mia emotività, al punto che la tua sola email ha rischiato di farmi piangere, mentre la leggevo, camminando per strada, di ritorno dalla palestra. Sì, lo so, over-emotional. E pensa che la mia reazione non era nemmeno imputabile a una carenza di magnesio.

Posso parlarti di disabilità e amore, certo. Ma non ti parlerò della reazione che le donne hanno, o dovrebbero avere, di fronte alle tue stampelle, quando le incontri dopo un match su Tinder. Né di quella volta che ho avuto una storia con un ragazzo disabile, perché in effetti non mi è mai successo di averla. Ma ho qualcosa da raccontarti, che forse non ti interesserà, ma secondo me è una vicenda che può insegnare qualcosa a te, e pure a me, e pure a qualche altro.

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Mia madre ha avuto la poliomielite da bambina. L’ha contratta pochi giorni prima di farsi il vaccino. Una mattina si è svegliata e ha detto a mia nonna che non sentiva più le gambe. Ha subìto il suo primo intervento chirurgico a 3 anni. E l’ultimo un paio d’anni fa. E io ho perso il conto di quanti siano stati, quelli nel mentre. So che il giorno dopo la mia Prima Comunione l’ho vista ricoverata in ospedale, e che pochi mesi dopo la mia laurea l’ho vista uscire bianca come un cadavere e tremante come una foglia dalla sala operatoria, dopo un lunghissimo intervento di protesi all’anca. So che il mio San Valentino due anni fa l’ho passato in ospedale con lei che vomitava l’anestesia e si contorceva dai dolori, e io ho dovuto fare il diavolo a quattro perché quelle teste di cazzo dell’ospedale le dessero qualcosa che la facesse stare meglio. Perché l’illustre dottoressa di turno notturno la smettesse di dormire e facesse il suo lavoro.

Cammina ancora, mia madre. Molte persone della sua età, che hanno avuto la stessa malattia, non possono più farlo. Sono in carrozzina, non escono più di casa. Certo, le scale sono un problema. Anche le salite. Anche le discese. Anche i dislivelli. E va in giro con il bastone adesso. E le cose spesso le cadono dalle mani.

Io vivo lontana da lei, e questo è stato uno dei grandi buchi neri emotivi dei miei anni passati, nonché una delle mie più grandi paure per gli anni a venire, nonché un elemento rilevante nella mia decisione di lasciare il lavoro fisso e provare a sopravvivere da free lance, per poter andare da lei quando di me ha bisogno, senza elemosinare ferie in nessun ufficio. Io vivo lontana da lei, ma quando ci sono le tengo sempre la mano se camminiamo, e sono tutta tesa, e ho sempre paura che non sia stabile abbastanza, come quando camminano i bambini piccoli. E se la sedia è bassa l’aiuto ad alzarsi. E l’aiuto a vestirsi. E ad allacciarsi le scarpe. E a volte cade. E fondamentalmente il decorso della malattia sarà questo, si chiama Sindrome Post-Polio. E ha sempre dolori. Dolori ovunque. Ogni tanto ne viene fuori uno nuovo, di dolore, che comunque non se ne va, che si aggiunge a tutti gli altri ormai cronicizzati. E io le dico che per stare meglio dovrebbe fumare la marijuana, che anzi no, le compro il vaporizzatore così non deve nemmeno assumere nicotina (e così, tra l’altro, lei e mio padre si divertirebbero un casino la sera, invece che guardare quelle fiction di merda che guardano). Lei mi dice che non si drogherà. E io le chiedo se non siano forse droga tutti gli antidolorifici e gli antinfiammatori che prende. Senza i quali, essenzialmente, non potrebbe vivere una vita con una parvenza di normalità.

Ti dico tutto questo per dirti che la disabilità la conosco. Da vicino. Da sempre. Non ho mai avuto una mamma in salute e forse un analista potrebbe dirti che questo mi ha causato chissà quali turbe psichiche. E probabilmente avrebbe in parte ragione. Ma c’è dell’altro.

C’è che mia madre, con la disabilità con cui convive e con cui ha convissuto per tutta la vita, è la persona più incredibile che io conosca, e non lo dico solo perché mi ha sgravata, perché sono sua figlia e quindi sono parziale. Lo dico perché è forte, è coraggiosa, non si lamenta mai, è riuscita a essere moglie, a essere madre, a fare la volontaria, a trasferirsi per mio padre in una nuova città, a lavorare, a essere indipendente, a gestire una casa, a cucinare divinamente e a crescermi. È una donna capace di ascoltare, di comprendere, di intuire, di lottare, di imporsi, di essere dolce in un modo ruvido e terribilmente autentico. Ed è anche capace di mettersi in discussione e di chiedere scusa, il ché, aggiunto a tutto il resto, la rende davvero una gagliarda. È una combattente nei fatti, mia madre, non nelle parole. È capace di empatia e compassione, ma non si commisera mai. E io, che ormai sono adulta, che non ho più bisogno di oppormi a lei in quanto adolescente, e non ho più bisogno di vivere nel mito di mia madre (perché quando si cresce i genitori diventano esseri umani, di cui sei chiamato a comprendere e accettare anche i limiti, tipo quello che ogni tanto lei ha con i congiuntivi), ecco io non potrei chiedere una madre migliore di quella che ho. E a volte penso cose inutilmente tristi, penso che di sicuro vorrebbe un nipote ma che se quel nipote ci fosse non potrebbe nemmeno prenderlo in braccio. Ma poi la pianto, perché questi pensieri non hanno senso e perché questi limiti “strutturali” non tolgono nulla all’affetto che una persona può offrire. E io, che ho avuto il privilegio di essere un figlia davvero amata, lo so molto bene.

Tuttavia lei non è la sola in questa storia.

C’è anche un giovanotto tarantino di belle speranze che all’inizio degli anni ottanta l’ha conosciuta, in vacanza. E se ne è innamorato. E non l’ha lasciata mai più. Nemmeno quando la sua famiglia si è opposta. Nemmeno quando gli hanno detto che non era il caso, che mia madre non era sana, che negli anni se ne sarebbe pentito, che potevano essere amici, certo, ma che nel frattempo gli avrebbero presentato della altre ragazze, delle ragazze “normali”. Non ci sono stati cazzi. Mio padre l’aveva scelta. L’ha sposata e l’ha amata. In salute e in malattia. E lei ha fatto altrettanto con lui. E non è sempre stato semplice. E non lo è nemmeno ora, che stanno invecchiando, e cambiando, e che si sopportano nelle rispettive prime manifestazioni di micro-rincoglionimento senile. Perché non è una favola, è la vita vera. È la storia due persone coraggiose, come forse ce ne sono sempre meno, che sono riuscite a fare una cosa banale ed enorme, come condividere la vita con tutti i suoi problemi e le sue gioie. Come costruire una famiglia e crescere una figlia dandole tutti gli strumenti possibili per farcela da sola.

E quello che voglio dirti, caro Giorgio, è esattamente questo: io sono figlia di un amore che non ha avuto paura della disabilità. E sono la prova che questi amori possono esistere ed essere solidi. Ma bisogna che a viverli siano persone davvero in gamba. Davvero coraggiose. Davvero capaci di amore. Persone speciali, con uno spessore, in grado di vedere più in là del proprio naso e di sentire più in là del proprio culo. Persone capaci di andare oltre i pregiudizi e i timori che tutti abbiamo. Capaci di accollarsi delle rinunce, in nome di qualcosa altro.

Quando tu mi dici che devi fare il triplo del lavoro che fanno gli altri, per accreditarti, capisco cosa vuoi dire. Ma tu fallo, perché forse è normale così. Anche mia madre fa il doppio della fatica che farebbe se non avesse i problemi che ha. Ma lo fa, perché ha la volontà di farlo. Perché è una donna che mi ha insegnato l’indipendenza, anche se la vita ha fatto di tutto per minare la sua libertà di esserlo, indipendente intendo.

Non è stata particolarmente fortunata da questo punto di vista, mia madre. E non lo sei stato nemmeno tu, probabilmente. Ma io a lei ricordo sempre che, nonostante i suoi problemi di salute, ha e ha avuto una vita piena di amore. Innanzitutto perché di amare è stata capace.

Nei fatti, più che nelle parole. Nella sostanza, più che nella forma.

Come le vere donne e i veri uomini fanno.

Ti faccio lo stesso augurio: di amare e di saperlo fare, di coltivare il tuo spirito, di accettare la tua diversità, di sdrammatizzarla,  di non piangerti addosso mai e di non scoraggiarti, che disabili lo siamo un po’ tutti – chi dentro, chi fuori – e di essere diretto, e di non dubitare che esista qualcuna capace di accettare e ricambiare il tuo amore. Non spaventarti se non la trovi subito. Nemmeno noi che le stampelle non le abbiamo, troviamo facilmente qualcuno con cui spartire un millimetro d’anima. Ma non possiamo concederci di smettere di sperare che questa persona, da qualche parte, esista. E che la incroceremo, che la riconosceremo, che non la perderemo.

Io, di sicuro, appena lo becco, gli faccio un culo a paiolo per averci messo così tanto a manifestarsi e a trovarmi.

Un abbraccio e buona fortuna,

v.

 

80 thoughts on “Coraggio di Amare

  1. A Giorgio (ammesso che legga)
    Ho avuto una relazione per oltre quattro anni con una donna affetta da sclerosi multipla (e lo sapevo quando l’ho conosciuta). E per soprammercato in quel periodo dovette subire anche una isterectomia. L’ho accompagnata in varie peregrinazioni tra medici e “santoni”, le ho posto su schiena e gambe delle api affinché la pungessero ….ed abbiamo fatto anche cose “normali” (premetto che ancora camminava, sebbene ogni uscita comportasse rischi e difficoltà). E se poi è finita è stato perché le nostre “diversità” non erano fisiche.

    Non ti voglio dire che sia facile, perché la società ci impone modelli fisici ed economici stereotipati. E sì, molte donne vogliono l’uomo attraente e prestante, con una buona posizione socio-economica e belle auto, viaggi e cene di lusso, regali, insomma vogliono esibire l’ambita preda; questa è la realtà, inutile nasconderlo. Però esiste anche qualcuno capace di andare oltre, e di innamorarsi d’altro oltre che della carta di credito.
    Non sarà facile, ma come dice Vagy non lo è per nessuno.

  2. Un articolo veramente, veramente, veramente commovente… e pieno d’amore. Non ho altre parole per descriverlo. Quello fra i tuoi genitori è Amore Vero, con la A e la V maiuscole… nient’altro basterebbe per vivere insieme una vita così difficile e andare avanti, avere una famiglia e restare insieme nonostante tutto. Tanti complimenti alla tua mamma, che sembra una persona davvero forte, ed a tuo padre che ha saputo amarla come si deve. Ormai ne esistono poche di persone così. Un abbraccio… 🙂

  3. anche mi papà è poliomelitico, e come tua madre cammina ancora (col bastone e un tutore per la gamba). Mentre mia madre da piccola ho più ricordi in ospedale che a casa.
    entrambi si amano ancora, litigano, ma ci sono sempre l’uno per l’altra.
    ti abbraccio

  4. Bellissimo articolo, davvero molto emozionante e toccante… Mia mamma ha avuto un’emorragia cerebrale due anni fa, è stata in coma tre mesi, per fortuna ora si è ripresa nel modo migliore. Ma è diversa, per ovvi motivi, per me è difficile riconoscerla, ritrovare quella complicità che da sempre aveva caratterizzato il nostro rapporto… Leggere il tuo articolo mi ha fatto riflettere molto ed emozionare, perché si sente tutto l’amore che ti lega alla tua mamma e tutti gli ostacoli che, giorno dopo giorno, riuscite ad affrontare assieme. Grazie per la forza che mi hai dato!

  5. Ho pianto. Ho pianto sulle parole “come condividere la vita”, perchè raramente si fa notare quanto amare davvero una persona sia “banale e enorme”, come hai detto. Grazie

  6. Anche mio padre ha contratto la polio. Aveva due anni ed è stato prima che lo vaccinassero. Lui non ha tutti i problemi di tua madre ed infatti non entra più in un ospedale per un intervento da quando era ragazzo. Sempre più spesso però penso: come sarà tra 10 anni? Io vivo a Roma, mio fratello a Milano, lui e mia madre ad Avellino. E se lui durante una delle sue cadute oramai giornaliere, si spezzasse la gamba malata? O peggio la gamba buona? E se non dovesse più riuscire a camminare nemmeno con il tutore? Meglio non pensarci, lo so…
    A Giorgio poi vorrei dire che ci sono tante donne e uomini che vivono ed amano persone disabili o con gravi malattie e non è per un insito spirito da crocerossina, ma è perché sono riusciti a vedere oltre la gamba che zoppica, le punture giornaliere, le entrate sempre più frequenti in ospedale, e vedendo oltre la disabilità diventa una cosa alla quale non badi più, come un tatuaggio che hai da tanti anni e che è diventato parte di te. Certo non è facile trovare questo tipo di persone, ma abbi fiducia!!

    1. Bellissimo il paragone con il tatuaggio. Che sottoscrivo.
      Per quanto riguarda le tue preoccupazioni per il futuro che, come ho scritto, ho e ho avuto anche io, a un certo punto qualche anno fa, quando la situazione di mia mamma era peggiorata assai e io stavo sfollando, lei mi ha seraficamente detto che non ha senso fasciarsi la testa prima di rompersela, farsi milioni di paturnie adesso, che le cose s’affrontano man mano che si presentano e, quando si presentano, il modo per affrontarle lo si trova.
      e io ho provato a farne tesoro.
      nello stesso modo lo dico a te.
      un abbraccio

  7. Wow… Tutti i miei complimenti per questo post stupendo che mi ha commosso in più parti. Alla mia età, 38 anni, in cui ormai hai sorpassato l’ideale fisico, e so che conta l’animo, mi trovo molto attratta da persone con disabilità varie perché penso alle palle d’acciaio che hanno dovuto avere, da una vita, per conviverci e andare avanti. Purtroppo, queste persone mettono in luce la MIA inadeguatezza, il dubbio MIO se avrei altrettanta forza a gestire una vita così.
    Quindi, Giorgio, non temere, qualcuna che ti amerà PROPRIO per come sei la troverai, ed è quello che mi ripeto ogni giorno, io che disabilità apparenti non ne ho (emotive molte). Dici benissimo, Vagi, che è difficile per tutti, e che tutti abbiamo le ns disabilità.
    Mio fratello, single per 4 anni, ha iniziato una relazione e un mese dopo alla sua ragazza, di 26 anni, è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Si sposeranno presto, la malattia sta solo accelerando la loro voglia di stare insieme e starsi vicini. Esistono ancora persone così, e le ammiro tantissimo.

    Infine, nota personale a Vagina: tante volte ti leggo e penso che la pensiamo proprio uguale, ma nella tua conclusione mi hai rubato la mia frase famosa, che quando lo incontrerò, finalmente, quel bastardo che tanto si è fatto attendere, mentre era impegnato, chissà, a fotografare animali per il National Geographic nella savana, o a curare bambini poveri in Africa…Madonna, non vorrei essere al suo posto perché lo riempio di legnate!!

  8. Grazie, pensavo di essere l’unica ad aver vissuto una storia come questa, di aver avuto una mamma malata da sempre (la mia è affetta da rene e fegato policistici ed è in dialisi), di essere se non l’unica, una delle poche a non poter condividere con la propria madre pomeriggi di shopping e crociere in giro per il mondo (ma mi accontenterei anche solo di un we al mare) e di aver passato tutte le ricorrenze importanti al pronto soccorso o ad assistere lei che usciva da una sala operatoria….. ed allo stesso tempo pensavo di non poter far capire agli altri quanto mi sentivo fortunata per aver avuto una mamma, che pur non potendo fare le cose che facevano le altre mamme, è stata la roccia a cui ci siamo appoggiati tutti: mio padre, io ed i miei due fratelli, perché è forte, determinata, intelligente e capace di amore sconfinato. Grazie x aver condiviso la tua storia che sento così simile alla mia

  9. hai dato una risposta davvero convincente, l’amore dei tuoi genitori è speciale e difficile da trovare ma non impossibile, mi piace tanto come sottolinei più volte l’indipendenza di tua madre e come l’abbia trasmessa a te. grazie per aver condiviso la tua storia.

  10. Ehi Giorgio,
    Vagina l’ha scritta meglio ma provo a raccontarti una storia anche io.
    Anni fa, giovane ventiduenne senza grandi problemi per la testa tranne i problemi da ventiduenne, mi sveglio con un dolore alla gamba. Penso di essermi stirata un muscolo, ma dopo qualche giorno il dolore diventa insensibilità. Analisi di routine, diagnosi di sclerosi multipla. Il ricovero e tutto il resto, la situazione rientra, riacquisto sensibilità e da allora nessuna ricaduta. Ma “lei” è sempre li, con il tempo impari a conviverci ed a incrociare le dita, anche a prenderti per il culo, ma la prima volta che te lo dicono la prima cosa che pensi è come sarà il futuro.
    Stavo con un ragazzo.
    Decisi di lasciarlo, perchè era giovane anche lui e sentivo che gli avrei chiesto troppo nel volere che dividesse questa cosa con me. Ma non avevo fatto i conti con la sua ostinazione, col suo ” a me di sta cosa non frega un cazzo”. Col suo riderci sopra, col suo esserci. Siamo rimasti insieme, ci siamo lasciati tempo dopo. Ma non per la sclerosi, per le cose normali che fanno lasciare qualsiasi coppia giovane. Ma allo stesso tempo non ci siamo lasciati mai, oggi è rimasto nelle veci di migliore amico/fratello/arto necessario.
    Uno dei più grandi insegnamenti che mi ha lasciato è che la malattia è si una gran rottura di palle, ma è anche un modo per capire chi vuoi accanto. Chi, nonostante tutto, non si spaventa. C’è chi non ci riesce, e non mi sento di fargliene una colpa.
    Ma la malattia non ti impedirà di trovare qualcuno che con te, stampelle o no, vorrà starci.

  11. Un anno e mezzo fa mio padre ha avuto un brutto ictus che l’ha lasciato con una lievissima disabilità mentale (per lo più si distrae e dice le cazzate che diceva prima ma ora con la scusa della malattia) e con una grave disabilità fisica: è in carrozzella e non ha l’uso di entrambi gli arti sinistri. Nonostante ciò mia madre – anche se è stanca, stufa, stressata e a volte arrabbiata – non manca una visita (purtroppo babbo è in casa di riposo, anche se solo 66enne). E questo perché al di là di 39 anni di matrimonio a volte facile e a volte difficile, al di là delle piccole cattiverie, di come a volte in una coppia non ci si sopporti, al di là insomma della vita, l’amore c’è. E l’amore c’è anche quando qualcuno diventa la persona che non credevi sarebbe mai stata. C’è anche quando tutti i tuoi progetti di pensione (mia mamma) sfumano e si trasformano in altro. C’è anche da parte di noi figli che, a volte nostro padre non lo riconosciamo più e manca manca manca fortissimo, ma poi dice qualcosa che ci fa ridere e lo spettro di ciò che era lo vediamo. E alla fine si capisce che ne vale la pena.

    1. così piango io, però.
      brutta storia, anche quella dell’ictus.
      l’ha vissuta una persona a me molto vicina, giovanissima.
      e sì, ne vale sempre la pena, finché si vede ancora chi ci ha cresciuti, tra i lasciti di una malattia o di un incidente.
      t’abbraccio.

  12. Le tue parole mi danno speranza. Ho un compagno, un po’ bislacco, ma soprattutto ho la sclerosi multipla. E i mille mila dubbi che ho nel mio progetto di maternità non sono proprio proprio spariti, ma insomma… affronto la cosa con rinnovato vigore, ecco.
    Grazie. Davvero.

  13. Anche mio padre ha contratto la poliomelite all’ età di tre anni, a cinque anni ha smesso di camminare. Usa i “bastoni”, come li ho sempre chiamati io (stampelle mi suona strano!). I miei si sono conosciuti grazie a mio zio, in un giorno d’ estate. Parte della comitiva si era riunita sul lungomare di Bari per un gelato, quel giorno faceva caldo. Erano tutti nella gelateria tranne mio papà, lui era rimasto in macchina, al posto di guida, con il finestrino abbassato. Usciti dalla gelateria, mio zio aveva due coni e chiama mia madre, con fare poco barese, dicendo:
    “Oh, port cuss a Enzucc!”, e porgendole il gelato. Mia madre pensava stesse scherzando, pensava “Ma tu guarda a questo, manco è sceso dalla macchina e ha fatto ordinare il gelato agli amici… e mo glielo devo portare pure io che nemmeno lo conosco!”. Mamma portò il gelato a papà con fare un po’ scortese, e lui se lo gustò all’ interno della macchina. Una settimana dopo, capitò di rivedersi e lei lo vide uscire dall’ abitacolo della macchina con i suoi bastoni… si sentì una cretina! Papà l’ ha conquistata e ora sono più di 35 anni che stanno insieme. Non ho mai visto altre due persone legate così. Ci sono stati momenti duri connessi alla salute di mio padre (e non parlo di polio o altre disabilità, parlo di depressione), mamma gli è sempre stata accanto: pronta a smuoverlo e a ricordargli quanto valesse. Sono due persone forti, che si rispettano e si amano. Non ho mai visto papà camminare e non ne ho mai sofferto. Sapevo che quando camminavamo io e lui da soli, non dovevo correre… anche perchè bastava un solo suo sguardo per fermarmi. Ora non vivo più con loro da due anni: mamma e papà non sono ancora riusciti a venirmi a trovare (perchè l’ aereo è scomodo, il treno anche, la macchina…son 1000 km), ma mi hanno promesso che verranno e io ci credo. Siamo sempre stati un po’ lenti! Tutto questo ha sicuramente influito sul mio carattere, me ne sono avvertita crescendo.
    Io ho quasi 25 anni e, più vado avanti, più mi accorgo che sono affetta da una disabilità sentimentale: l’ ultima volta che mi sono innamorata risale a quattro anni fa e ho cotte per persone irraggiungibili. Mi “piace” dare la colpa al troppo amore, alle troppe aspettative e alla troppa educazione che i miei genitori mi hanno impartito.

    1. “Port cuss a enzucc” mi ha fatta sorridere un casino.
      Bella anche la storia dei tuoi genitori e della tua famiglia. E per far sì che vengano a trovarti, c’è l’assistenza gratuita per i disabili, sia per il treno che per l’aereo. Mia madre trova più comodo il treno (meno travasi, meno passaggi, meno sbattimenti, sali e stai lì). L’assistenza viene a prenderli da fuori la stazione, con una carrozzina e li accompagna fino al loro posto sul treno. Te lo dico perché per la mia mamma abbiamo dovuto informarci e, certo, un viaggio per loro è stressante fisicamente in ogni caso. Ma per una volta, per venirti a trovare, magari possono farlo.
      Aiutali tu a prenotare il biglietto, se ce n’è bisogno.
      E quanto alle tue scelte sentimentali, potrebbe essere come dici ma aspetta a farti autodiagnosi, che sei giovane 🙂
      un abbraccio

  14. Difficilmente apprezzo la condivisione di “vita privata” su blog, forum o roba simile. Non perché non creda nel loro potere, più che altro per un sorta di riservatezza innata che mi blocca quando devo espormi senza nessun filtro tra me il mondo. Questo post, come è successo a molti di noi che l’hanno letto, però mi ha commosso. Non solo per la tua storia personale, ma per la leggera delicatezza che hai avuto nel rispondere a Giorgio e trattare un tema così delicato senza ipocrisia e con la giusta ironia.

    Per “Giorgio”: a testa alta…sempre!

    1. hai ragione, sul tema della riservatezza.
      ma, in fondo, non c’è nulla di cui vergognarsi o di cui fare mistero in una manifesta disabilità.
      sarà che tendo a pensare che, nel modo giusto, sia possibile parlare sostanzialmente di tutto…

      e comunque, per giorgio a testa sempre altissima.

  15. te lo dirà anche Giorgio, ne sono certa, ma grazie. grazie per aver raccontato qualcosa di così intimo che non era scontato condividere qui. grazie per la delicatezza, l’amore. sono qui che trattengo un pianto che non posso permettermi ora.
    con Giorgio faccio un mea culpa. mi è capitato di trovare persone su tinder con una disabilità, che potevano essere interessanti, ma non ho avuto la forza di mettere un like e mettermi alla prova. ho paura. ho paura perché anche in casa mia la disabilità non è un argomento così sconosciuto e conosco le difficoltà. non so se sarei capace di sostenere e accettare i limiti che questa situazione impone. lo scrivo con tutta la sincerità che posso, perché sarebbe stupido dirti solo “coraggio”. il coraggio non lo devo augurare a te, ma a me e a quelle come me che hanno paura di non farcela, che magari perdono la possibilità di conoscere qualcuno che vale davvero la pena conoscere invece di perdersi dietro le paure.
    non è questione di vergogna o bisogno di esibizione della persona che hai accanto al mondo, è il saper affrontare un mondo intenso e complicato per il quale non ci si sente all’altezza. e per questo ti chiedo scusa.

    1. Il fatto è che il tuo timore è normale, e vale non solo per difficoltà di carattere fisico ma anche per situazioni personali, famigliari ed economiche. Sapere già da prima, in rete, che la persona che potrai conoscere ti condurrebbe in una relazione complicata è un ovvio deterrente. E tirarsi indietro non è un male né atteggiamento vigliacco, si tratta di autoconservazione.

      Diverso è conoscere la persona, dal vero e casualmente, e a questo punto credo che anche tu daresti una possibilità anche a situazioni complesse, perché vorresti dare una possibilità ad una persona che in qualche modo ti ha colpito ed attratta.

      1. credo di sì, ma la paura ci sarebbe lo stesso, quella di non essere all’altezza. poi è chiaro che se una persona attrae i limiti che ci si pone appaiono meno insormontabili.

    2. ciò che mi piace dei tuoi commenti è che sono sempre veri, sinceri e “additivi”, nel senso che aggiungono sempre un pezzo che è interessante e utile al discorso.
      il tuo punto di vista, che racconti in maniera onesta, è condivisibile da tantissime persone. forse anche da me. e fai bene a specificare che la ragione intima di tutto questo è semplicemente un senso di inadeguatezza.
      tuttavia, penso anche, che inadeguate ci sentiamo rispetto a tantissime situazioni (io, per lo meno), a torto o a ragione, e che forse non è Tinder il contesto ideale – come accennava fedi – per superare i propri timori. tu hai mai pensato di fare volontariato? io sempre, ma mai realizzato (come moltissime delle cose che penso).

      1. l’ho fatto per quattro anni, ero coordinatrice in una scuola di italiano per stranieri, e consigliera del direttivo, fino a che le mie energie erano quasi azzerate e avevo bisogno di pensare a me, egoisticamente. immagino tu intendessi un altro tipo di volontariato, ma alla fine mi ha comunque messa di fronte a determinati limiti personali.
        mi fa piacere che tu apprezzi i miei commenti, ho degli stimoli notevoli da chi scrive il post ;).
        tinder non è certo il posto migliore per questa e tante altre cose, infatti l’ho abbandonato da un po’ e forse anche per più di un po’, per ora non mi è mai successo niente di analogo in altri contesti, ma per come sono fatta forse le reazioni sarebbero le stesse.

  16. Caro Giorgio, sono sicura che, se vieni a leggere Vagy leggerai pure i commenti. Probabilmente potrei essere vostra madre o quasi e se penso a un figlio disabile bisognoso anche dell’amore di una donna, penso che soffrirei per e con lui, per questa mancanza, per le delusioni che incontra.
    Poi però ho letto la reazione di Vagy, la storia sua e di sua madre e di suo padre, e allora ti dirò un paio di cose. Sii tu per primo capace di dare amore. Lo so che te l’ha già detto Vagy ma è la cosa più ovvia (e difficile) che esista. Perchè tutti noi, giovani e meno giovani, stiamo lì ad aspettare che il nostro/a Mr/Mrs Wright ci riconosca tra la folla e si avvicini, e magari ci porti via sul suo destriero o sulla sua Golf, ma se non ci doniamo a braccia aperte è difficile che questo avvenga. Immagino che tu abbia ricevuto diversi due di picche perchè la disabilità lascia sempre sconcertati e spaventa, inutile nasconderselo, ma tu non mollare. Purtroppo viviamo in una società dove basta poco per non venir considerati trombabili o degni anche solo di un’uscita per un aperitivo e poi chissà, può essere, forse ma forse no. Qui tutti,a giovani e purtroppo anche assai meno giovani viene richiesta massima prestanza, performanza, apparenza, look, auto, conto in banca, casa di proprietà e diosacosa. Per fortuna però il mondo non è fatto solo di superficiali ma le perle vanno cercate nel porcile, ed esistono. Tu non demordere, vai avanti e soprattutto creati e mantieni se già ce l’hai una solida rete di amicizie vere, sincere, che quelle ti salvano o medicano la pelle del cuore sempre.

    A te Vagy cara solo una constatazione: da cotanto albero non poteva che nascere un frutto così delicato, prezioso e buono e forte.

    1. zia, con la tua chiusa mi hai quasi fatta piangere.
      e su tutto il resto, hai spiegato meglio e perfettamente ciò che intendevo dire a giorgio. che forse fa quello che faccio anche io, che facciamo tutti noi che denunciamo la difficoltà a intessere legami seppur minimamente profondi.
      dare a parte ricevere. senza avere troppa paura.
      ti vojo bene zia, comunque.

  17. “Disabili lo siamo un po’ tutti – chi dentro, chi fuori”

    Vero cara.

    E in tanti continuiamo a cercare nonostante tutto e tutti e il tempo che passa, e le delusioni feroci e la paura di ritrovarci soli senza nemmeno il conforto di un cane che ci lecchi la mano quando saremo (se mai lo saremo) vecchi e pieni di acciacchi, quell’Amore speciale che ci ricompensi di tutti questi anni da “monchi”.

    Esiste, non esiste?

    La storia dei tuoi genirori ci dice assolutamente “SI, ESISTE”.

    Ed é grazie a questi esempi incredibili nella loro meravigliosa, ma non per questo meno straordinaria semplicitá, che vale la pena non arrendersi mai.

    Grazie per averla condivisa 💟

  18. Sei una Figlia Tu di straordinaria dolcezza … e sono certo che la tua mamma ed il tuo papà sono fieri di te ! E quando parli o scrivi, se nella forma non sei restia a far affacciare il sesso tout court, nella sostanza fai sentire, almeno a me guerriero e nemico della retorica, massimamente il tuo cuore di giovane donna impavida, ma tenera ed affettuosa !
    Un abbraccio @Vagy … e la speranza che Tu abbia il meglio della vita ! 😀

  19. Per Giorgio: io non sono piu’ una ragazzina, pero’ quello che mi interessa in un uomo sono prima di tutto profondita’ e cervello. Ed era quello che cercavo anche da giovane. Di un fisico prestante e in perfetta forma, sinceramente, non saprei che farmene. E’ solo un involucro. E come me credo ci siano molte altre donne, anche piu’ giovani. Per cui non ti abbattere. Ho visto e conosciuto coppie in cui uno o entrambi avevano disabilita’ esteriori ma interiormente erano persone molte ricche.
    L’ amore va oltre.

  20. e allora dammi una nuova risposta: c’è una disabilità ancora diversa, che è quella del rifiuto continuo. Io ho 32 anni e non ho mai avuto una donna. Di ME di certo avrete schifo, Vagina e amiche della vagina… vero?

    1. non è mica un jukebox di risposte qua.
      se non hai mai avuto una donna ci saranno delle ragioni che né io, né le altre, possiamo conoscere.
      e soprattutto, il tono in cui poni la domanda è sgradevole e inappropriato al contesto e al tema.
      forse questo livore che trapela verso le donne che non te l’hanno data è un primo punto sul quale dovresti lavorare.
      stammi bene.

  21. Qualche settimana fa vidi un documentario della TSI sulle assistenti sessuali per i disabili, tutti i beneficiari dicevano che era piacevole ma tutti conservavano il sogno di vivere una storia d’amore. La protagonista tra l’altro era una ragazza meravigliosa piena di interessi e passioni, mi sono quasi commosso.
    E’ stato duro rendermi conto che ormai la mia vita interiore è solo la mia flora intestinale…

  22. Questo non è un mondo perfetto, anzi parecchie volte è pure ingiusto. Alcune volte dipende dalla natura, ma la maggior parte delle volte dipende da noi e dai nostri atteggiamenti.
    Siamo noi che diamo dignità e bellezza alle cose, alle persone, a noi stessi.
    Se lasciamo risplendere la luce che abbiamo dentro, se impediamo a chi non ci vuole di spegnerla, allora riusciremo a dare un senso alla nostra vita.
    Le disabilità fisiche degli altri, incontrano spesso le nostre “disabilità” interiori, le nostre incapacità di accettare ciò che è diverso dagli standard che ci siamo autoimposti costruendo una società competitiva e verticistica, dove si deve primeggiare a tutti i costi.
    Per tutti gli europei di calcio mi ha infastidito non poco la pubblicità… “First never follows” , il primo non segue mai…. (magari il buon Dio ti trasforma in un lemming e ti sdirupi da un precipizio così impari a vedere le cose con un’altra prospettiva caro pubblicitario dei miei stivali).
    Non potrà mai essere una società di eguali come auspicavano nella rivoluzione francese.
    Dovremo guardarci dentro e attorno con molta attenzione, dobbiamo imparare a non sentirci a disagio con chi è diverso.
    Quindi Giorgio, chi guarda con disagio ai tuoi limiti, in realtà sta incontrando i suoi; ma questo non dovrà mai essere un tuo problema; per contro da parte tua servirà pazienza e tolleranza e paradossalmente l’umiltà di dire “sono qui ed ho bisogno di aiuto”.
    Penso sempre ad Ulisse quando incontra Nausicaa; Lei è bellissima e giovane e sta andando al fiume con le ancelle. Lui, il re di Itaca che ha espugnato Troia dopo dieci anni ha perduto tutto; flotta, equipaggio, amici, regno. E’ nudo e sporco, ma fa una cosa incredibile, si inginocchia e chiede umilmente aiuto e Nausicaa altrettanto incredibilmente lo aiuta. Non scappa. Questo mi ha insegnato che bisogna essere saldi nelle avversità.
    L’amore è generosità ma anche egoismo. E’ ambivalente per sua natura, ma è anche una forza potentissima che può superare qualsiasi diversità.

    @ Geena: ogni tuo post è una rivelazione per me, ora so di che tempra sei fatta e grazie per aver condiviso con noi una cosa di famiglia, così importante e delicata. Grazie di cuore.

  23. Ho perso il papà dopo una lunga malattia
    Era il mio confidente, mi capiva e mi amava come nessun altro.
    I miei fratelli erano molto più grandi di me e sono rimasta sola con mia mamma che ha sofferto molto, ma ha cercato di non farmi mai mancare nulla.
    Ora anche lei non c’è più.
    Sono sposata da molti anni, tre figli meravigliosi.
    Ma non ho avuto la fortuna di trovare un uomo che mi amasse come mio padre amava mia madre.
    Anche nelle malattia ci sono persone così speciali, che averle nella propria vita è solo una benedizione.
    Un augurio speciale a tutti quelli che soffrono davvero, ma sono così unici da rendere la vita di chi gli sta accanto davvero straordinaria.
    Questo lo dedico alla mia mamma e al mio papà.

  24. Brava. Eppure non sono sicuro che sia stata detta una cosa importante, cioè che le nostre deficienze sotto un certo aspetto sono le nostre migliori ricchezze, insomma gli handicap (evidentemente sotto un particolare aspetto, non sempre) sono preziosi.
    Provo a spiegarmi meglio, anche se poi non è tanto difficile capire che nelle contraddizioni dobbiamo vivere.
    Siamo abituati dal sistema di rincoglionimento dei media a pensare che tutto debba essere facile. E’ semplicemente errato. Dobbiamo superare gravi difficoltà per irrobustirci (chi ci riesce). E allora chi si trova a convivere con un handicap e riesce in modo ragionevole a conviverci ed in qualche modo a superarlo, si troverà ad essere molto più forte di chi tali difficoltà non ha dovuto superare. Sarà superiore agli altri, per quanto probabilmente sarà anche più triste. That’s all

Parla con Vagina, Vagina risponde

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