Orologio Biologico e Maternità

Oggi ho avuto un imbarazzante scambio dialettico con la mia estetista.

Dopo aver parlato, come da tradizione, della piaga dei peli incarniti (che non capisco perché il mondo femminile non si unisca e non crei un movimento culturale che combatta la depilazione in favore del libero irsutismo selvaggio), dopo aver appreso cos’è un “callo molle” o che quei peli da maschio tra l’ombelico e il pube si chiamano “linea alba”,  ho avuto l’infelice idea di chiedere:

“Come sta il pupo?” (che è la mia formula per manifestare interesse nei confronti dei figli altrui), memore del suo relativamente recente sgravamento.

“Bene! Adesso ha 2 anni e blablabla”. Ascolto con un discreto interesse la risposta, finché non mi fa: “Tu hai un figlio?”

“No” STRAP (perché intanto è lì che debella peli come se tu avessi appuntamento con Michael Fassbender e invece no, andrai coi tuoi amici terrons a mangiare una pizza napoletana, al massimo)

“Ah…vabbé ma tu sei giovanissima”, dice, provando a rimediare a quella che ha l’aria di essere una gaffe.

“Insomma”

“Quanti anni hai?”

TrentaSTRAP.

“Appunto, sei giovanissima…”,

“Perché tu quanti ne hai?”

“Trentaquattro” STRAP.

“Eh allora!”, le dico, mentre emetto gemiti di dolore e insofferenza.

“Sì ma guarda non c’è fretta, bisogna sentirsi pronti. Tu sei fidanzata?” STRAP

“No”

“Eh, si sta così bene da soli”

“Eh già” STRAP

A quel punto ho deviato su quanta stima io nutra per lei, epica madre e donna lavoratrice. Le ho chiesto se ne voglia altri, le ho chiesto se ha i suoi genitori che l’aiutano, perché sai, anche volendo, noi turbofemmine del sud non c’abbiamo nemmeno la mammà vicino che ci assista la prole con del gratuito babysitteraggio.

Sono andata via riflettendo sul fatto che alla Fase Matrimoniale sta pian piano affiancandosi la ben più impegnativa Fase Gravidanza (in cui inevitabilmente ti ritrovi con altre donne a parlare di visite ginecologiche, cure ormonali, ecografie, uteri retroversi, ovaie, congedi di maternità, nomi di battesimo, pannolini, pappette, pance fotografate e pubblicate sui social, fotografie di neonati da guardare e dire “ooooohh”). Che è tutto bellissimo, per carità, e quando io dico “ooohhh” penso davvero “oooohh”. Ma c’è qualcosa che inizia a stridere. Perché mentre loro dibattono di giorni fertili, tu pensi ai metodi contraccettivi.

Ma non è solo questo. È che quando hai 30 anni inizi a far caso a quella deprecabile propaganda uterina che ci ricorda ogni santo giorno della nostra vita che non stiamo procreando, che dovremmo procreare, che siamo femmine adulte in età fertile, tic tac, tic tac, che non sono le caramelle bensì la lancetta del tempo che passa mentre le tue ovaie invecchiano e i tuoi fibromi, la tua endometriosi, i tuoi estrogeni e tutto il salamalora diventa progressivamente più inefficiente. Perché certo, Gianna Nannini ha avuto un figlio a 50 anni, ma tu vorrai mica fare come Gianna Nannini? E poi, lo sai, più invecchi più diventa difficile farne. Lo sai, il tuo corpo sarebbe stato pronto a sfornare da quando avevi 12 anni, la temperatura era pronta, era tutto il resto che mancava.

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Tutto il resto che la società diceva essere importante: studiare, laurearsi, emanciparsi, fare lo stage e duemila contratti a progetto, intraprendere qualche genere di carriera, diventare indipendente (dai genitori e dagli uomini), cercare la stabilità, la realizzazione come persona e come donna, e blablabla. La stessa società che, ADESSO, mentre hai passato 10 anni a rincorrere tutto ciò che ti ha detto che dovevi rincorrere, ti ricorda che sì, ok, brava assai, mapperò non stai adempiendo al tuo dovere biologico di incubatrice. Yessir, la stessa società. E, badate, che quando parliamo di “società” non ci riferiamo mica soltanto allo schieramento di madri/zie/nonne/cugine/medici/amiche-di-scuola-che-sono-già-alla-terza-gravidanza. Ci riferiamo alla maternità come fatto mediatico (vedere “Coppie in attesa“, un reality con donne che sgravano davanti alle telecamere, lo confesso, mi ha lasciata non poco interdetta). Ci riferiamo a quella povera Jennifer Aniston che non può mangiare due donuts in più senza che le attribuiscano lo stato interessante (qui la sua riflessione in merito, pubblicata dall’Huffington). Ci riferiamo alla pubblicità di ClearBlue che ti dice anche di quante settimane sei incinta e che il feto nascerà sotto il segno dello scorpione ascendente bilancia; oppure quella delle pappine Mellin che parte con i gorgheggi dei neonati montati a ricreare la melodia della ninna nanna (vi prego, ditemi che ce l’avete presente e che viene anche a voi il cristo quando la vedete). Ci riferiamo al fatto che persino Bridget Jones, un personaggio icona per le single di diverse generazioni, di tutto il mondo, con il suo alcolismo, il suo tabagismo, la sua predilezione per gli uomini di merda, persino Bridget Jones trova la salvifica redenzione sociale attraverso la maternità (sebbene non sappia chi tra i suoi ben DUE manzi sia il padre, ma dell’assurdità della trama ne parleremo forse dopo che l’avrò visto).

Allora, lasciate che vi dica qualche cosa, se lo permettete:

  • esistono donne che figli non ne possono avere perché sono single e non è ancora normata la possibilità – per una donna single, in Italia – di avere (o adottare) un figlio qualora lo desideri (personalmente gestisco ancora la mia bomba a orologeria biologica pensando che un figlio non sia un Cavalier King Charles Spaniel e che per farlo vorrei concepirlo di comune accordo con un uomo che amo, e che mi ami, e che mentre lo facciamo – per lo meno nei presupposti – ci sia l’intenzione di offrire al nascituro un nucleo familiare basato sull’amore e sul rispetto, una favola derivata dal mio background affettivo, ma che volete, almeno provarci; questo per il momento, nel senso che gli ormoni sono pazzi, quindi non possiamo escludere a priori che tra due o tre anni, quando sarò completamente in botta, io vada in Olanda a scegliere il mio donatore di seme alto 1.90).
  • esistono donne che figli non ne possono avere anche se hanno un compagno, perché non sono fisicamente capaci di farlo e magari stanno facendo accertamenti o esami per capire come gestire la situazione
  • esistono donne che figli non ne possono fare e non potranno farne mai perché hanno avuto qualche problema di salute che l’ha reso impossibile per loro
  • esistono donne che i figli hanno provato a farli, ma li hanno persi
  • esistono donne che figli non ne possono fare perché il loro compagno è sterile, e magari lo faranno con l’eterologa, se potranno, in qualche altrove, ma ancora non lo sanno
  • esistono donne che figli non ne vogliono fare e questo è, se possibile, persino più stigmatizzante in una società dove il completamento supremo della femminilità è il connubio matrimonio+figli. Donne che si sentono anche in colpa a pensarlo o a dirlo, che ci hanno messo un decennio a trovare un po’ di equilibrio e adesso non friggono dal desiderio di rimettere tutto in discussione, di farsi le pere di ormoni, di rallentare con la carriera, di dover vivere in funzione dei figli per i successivi ennemila anni. E così via. E si sentono in colpa perché è come se disattendessero un’aspettativa naturale, legata all’essere donna in quanto tale, quando forse quell’aspettativa è più culturale di quanto non si creda.

In fondo siamo nel 2016. È importante che il genere umano continui a riprodursi, naturalmente, ma smettiamola di pensare che l’unico veicolo di realizzazione per una donna sia la maternità. Per carità, dev’essere una cosa meravigliosa e grandiosa la maternità. Ma non è l’unica che possiamo fare nella nostra vita. Non è quella la misura del nostro successo, della nostra femminilità o della nostra eterna felicità. Essere madre è una scelta, un’opportunità, una fortuna, un atto di coraggio, va rispettato e apprezzato. Nella stessa misura in cui vanno rispettate e apprezzate le donne che madri non sono, per scelta o per circostanza. Per il fatto semplicissimo che se proprio devo essere “giudicata” dalla società voglio esserlo come persona, non come apparato riproduttivo. Per il fatto semplicissimo che non voglio essere considerata incompiuta se non mi riproduco. Per il fatto semplicissimo che se ascoltassimo ciò che effettivamente vogliamo, forse scopriremmo che non siamo davvero tutte fatte per essere madri e che essere madre non significa assecondare il trend generazionale e sociale che ci vuole tutte rampanti ed eroiche genitrici. Molte sì, altre no, e mi piacerebbe che ci fosse spazio per tutte, in questa modernissima società in cui puoi pure vincere il Premio Pulitzer, ma non sarà mai come dire “sono incinta“. Che forse le nostre nonne e bisnonne, quelle che hanno partorito 9 figli, se avessero avuto una scelta, se culturalmente avessero potuto decidere di fare altro, magari l’avrebbero fatto.

Noi questa scelta l’abbiamo e consiste nella libertà di essere donne realizzate, con o senza figli, con o senza marito. Badate, non sto dicendo in termini personali che io non vorrei mai figli, anzi. Sto dicendo che abbiamo una scelta e che non è una scelta da poco.

Sto dicendo che siamo libere di cercare la nostra serenità, anche se le cose non dovessero finire esattamente come l’ideale borghese ci ha sempre raccontato che sarebbero finite (con la casa dei sogni, il marito dei sogni e i figli dei sogni).

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Sto dicendo che siamo libere di non considerarci reciprocamente donneminori” se non figliamo o se non abbiamo una propaggine virile accanto. Che siamo libere di non sentirci in colpa se non riusciamo, non possiamo, non siamo pronte. Che siamo libere di comprendere cosa vogliamo, e poi di provare a costruire ciò che vogliamo davvero, senza garanzie di successo, ma con la possibilità di provarci.

In conclusione: essere una persona in gamba, ed eventualmente un buon genitore, è frutto di un processo di crescita che richiede tempo e consapevolezza. E il risultato di questo cammino non è necessariamente quello dettato dalla società. E nel frattempo, poiché la maternità – prima di diventare una performance pubblica – è un fatto privato, che pertiene una cosa intima come l’utero, le ovaie e tutto l’armamentario completo, andateci cauti con le domande, le insinuazioni, le illazioni. Perché non sapete chi è la donna che avete di fronte. Non sapete cosa pensi. Non sapete quanto delicato sia quel tassello della sua emotività che andate con troppa disinvoltura (e spesso superficialità, e spesso banalità) a solleticare.

Andateci cauti con le donne e pure con le coppie, smettetela di chiedere in continuazione “Ma allora, quando arriva il bimbo?”, perché voi non sapete. Non sapete se lo vogliono entrambi, non sapete se possono, non sapete se riescono. E il motivo per cui non lo sapete è proprio che, prima di essere uno show, un album fotografico su Facebook, migliaia di like, la gravidanza è un fatto privato.

Ed è solo una (tra le più importanti, per carità, ma una) delle infinite cose che una donna può fare nella sua vita.

147 pensieri su “Orologio Biologico e Maternità

    1. Io la vedo così, andando al di là dell’argomento affrontato e “irsuto” più dei famosi peli incarniti: diradare le visite dall’estetista o scrivere un libro. 🙂

  1. Il femminismo non risiede ne “l’utero è mio e me lo gestisco io” ma come dici molto bene, nella libera scelta di essere se stesse.
    E te lo dice una donna che è mamma di due meravigliosi figli, ma non per questo offende le donne che non ne hanno.
    Interpretazione profonda e molto efficace, grazie 🙂

  2. _”parlare di visite ginecologiche, cure ormonali, ecografie, uteri retroversi, ovaie, congedi di maternità, nomi di battesimo, pannolini, pappette, pance fotografate e pubblicate sui social, fotografie di neonati “….già mi sento male. Addio, nn ti leggerò più! 😛

  3. Ci sono donne che hanno perso lavoro, casa, partner, e non hanno piú nulla. Carriera o famiglia, ufficio o pannolini, successo o rigurgiti di latte sulla spalla….come se il dilemma fosse questo….Senza un impiego non puoi essere nulla, neanche una madre. E spesso neanche una compagna, fidanzata, moglie. Aggiornate le vostre categorie kantiane sul mondo femminile. L’emarginazione non ha genere.

    1. evidentemente se perdi tutto il problema non è più relegato al tema della maternità, questo mi sembra ovvio.
      detto ciò, in molte avete giustamente segnalato i limiti economici e logistici che spesso viaggiano appresso alla scelta di essere madri. ed è una dimensione del discorso non affrontata in questa sede ma sulla quale, nulla lo vieta, magari in futuro torneremo.

  4. comunque questa è la ragione per cui io non vado dall’estetista, e sono seria. passare un pomeriggio a parlare dei cazzi tuoi con una che spesso non ti capisce perché fate vite diverse robe diverse lavori diversi ecc e però quasi sempre sentenzia; farsi strappare i peli con cera bollente; farsi dire “eh ma che baffi che hai” da una perfetta estranea. dalla soglia del dolore, dal tenersi i peli o provvedere in proprio, e dal linguaggio acidello hai capito sicuro chi sono 🙂

    1. scelgo l’estetista in base alla sua capacità di mutismo, vinco quasi sempre, risulterò scontrosa, ma mi deve togliere i peli, non fare conversazione. quando su questo ci siamo intese, valuto tutto il resto. per ora ho trovato un posto dove non mi rompono le balle, spero continuino così!

      1. Vale per me, rispetto al parrucchiere. Dopo anni dallo stesso, in cui riuscivo a rilassarmi, ha iniziato a parlare troppo; già tutto il giorno parlo io o sto in mezzo a persone che parlano, quindi ho preso un tagliacapelli e me li rado da solo.

      2. il parrucchiere è un’altra grande piaga della quale non posso fare a meno ahimé e dopo anni adesso ne sto cercando uno nuovo a milano che, oltre a essere silenzioso, non mi stupri i capelli e mi porti via un rene: sempre più complicata la faccenda.

  5. 1) C’è stato un tempo in cui chiedevano anche a me (e consorte del momento, ovviamente) “perché” non avessimo figli …..la risposta che mi affiorava inevitabilmente alle labbra (e che poi trattenevo) era di chiedere perché lui/lei non avesse il cervello. Non sono “arrivati”, non li abbiamo “cercati” abbastanza, ma comunque sia erano beati ca@@i nostri.
    2) Una mia cara amica ha avuto il primo (ed unico figlio) a 50 anni, con marito di qualche anno più giovane. Ed anche qui via di sussurri alle loro spalle, su una presunta fecondazione assistita avvenuta durante viaggi in Spagna. Comunque sia sono beati ca@@i loro.

    Conclusione, comunque sia buona parte delle persone muove le corde vocali prima dei neuroni. Che ciascuno/a faccia quello che si sente, o che può fare, se e quando lo può e vuole fare.
    A me spiace non avere avuto figli, così come avere “perso” i due acquisiti, perché tutte le mie conoscenze acquisite “andranno perse come lacrime nella pioggia” (cit.) e perché credo avrei potuto essere un buon padre; ma non me ne faccio un cruccio, e mi vivo la vita così com’è ……ed hanno smesso tutti da anni di chiedermi “perché”

      1. È una constatazione, figli miei non ne avrò (non ci penso proprio di fare il papà/nonno). Potrebbero esserci figli di un’altra compagna, certo, ma non più in età di apprendimento (sotto i 40 non le guardo neppure)

  6. STNDING OVATION!!!! Mi hai tolto le parole di bocca…da 33enne qule sono ultimamente è proprio un continuo…che due coglioni!!!😡

  7. È molto bello e vero tutto quello che hai scritto, Prima e dopo l’elenco puntato che sottoscrivo in pieno.
    Consiglio di recarsi dall’estetista o parrucchiera con cuffiette nelle orecchie. Anche a costo di sembrare maleducate!!!

  8. L utero è mio, nel 2016 è legato all’ irsutismo. Un condiglio da una vecchia femminista: non depilatela. Forse non piacerete agli hipster degli happy hours che son trendy e fan i creativi de sta minchia. Agli uomini una depilata comunica l’ho data e son pronta a darla come se piovesse. Non depiltatela e non datela. Fateli aspettare un anno. Fatela agognare e scegliete vioi come deve essere. La vagina depilata fa male alla salute e all amore.

  9. Parole sante! Leggo sempre con piacere i tuoi post ma questo ha colpito nel segno! La parola d’ordine per tutte deve essere “rispetto” perchè, come hai detto, non si può sapere cosa una donna o una coppia sta passando. Io , per esempio, è da anni che cerco un figlio che non arriva e parenti, amici, conoscenti, fruttivendoli … mi chiedono (e chiedono al mio compagno) perchè non abbiamo ancora figli. E per la società è passato quel numero non scritto di anni per cui o “non vuoi figli perchè te la vuoi godere, quindi sei, praticamente, un egoista” o “ma vedi vedi che forse non ne possono avere? oh, ma forse è perchè….blablabla…”. E mentre per assurdo, io ho iniziato a farci il callo alle domande inopportune, proprio perchè cerco, anche se con fatica, di farmene una ragione, il mio compagno è quello che ci patisce di più. Lui alle domande degli stronzi insensibili (passatemi il termine) non sa che dire e si sente a disagio perchè, forse, si sente giudicato. Comunque è vero, si è bombardati!! La tv con le pubblicità di mamme felici (ninna nanna gorgheggiata compresa); facebook che nei banner mi ricorda che i miei ovuli stanno invecchiando, con tanto di ovuletto faccia-dotato che piano piano ha un ‘espressione sempre più depressa. Programmi tv allucinanti e mammocentrici. Io comunque anche in tempi non sospetti non sopportavo neppure la pubblicità del computer Persona “giorno verde …Possiamo fare l’ammmore ” (detto all’unisono).

    1. mia cara, persona a me fa ricrescere l’imene quando vedo la pubblicità.
      capisco tutto e spero che il tuo compagno impari a farsene una ragione o, come suggerisce fedi, a rispondere a tono.
      che – come dice mia madre – meglio arrossire una volta che impallidire cento.
      un abbraccio grande

  10. se ti può far sentire meglio a me continuano a chiedere “quando il secondo figlio?” e io ovviamente rispondo “CON CHI!?!?” (essendo separata)
    perchè vedi, quando ne hai uno ti rompono subito le palle perchè non fai il secondo!

  11. Cara Vagina, ho 34 anni e un bambino di otto mesi, che è la mia gioia. L’ho cercato per molto tempo e mi faceva male vedere altre donne che rimanevano incinte con facilità e magari non ci tenevano particolarmente, ho sentito più volte donne in attesa perché volevano una femmina e, toh, era in arrivo un maschio. Mi sento molto fortunato ad avere questo bambino che che è sano, bello, simpatico. Ma anche molto impegnativo! I primi mesi sono stati a dir poco sconvolgenti! Bisogna avere molta pazienza e capacità di sacrificio, fare un figlio è una scelta molto impegnativa e perciò ritengo che sia più che legittimo non volerne o quanto meno cercare di farlo con un compagno solido e non a caso. Figurati che, adesso che i ritmi si stanno facendo meno intensi e comincio a godermi davvero l’essere mamma, la gente sta iniziando il pressing del “dai fanne subito un altro!”. Io non so se ne voglio un altro, o comunque è davvero presto per pensarci. insomma, i commenti e gli incitamenti a diventare genitori sono sempre fuori luogo, diventano crudeli se chi li subisce lo desidera ma non riesce o non può.

    1. totalmente concorde.
      e certooooooo io me l’immagino che all’inizio sia sconvolgente!
      intanto goditi il tuo essere mamma, così com’è adesso.
      al secondo figlio ci penserai, se e quando ne avrai voglia. io sono figlia unica e sono venuta su più o meno bene lo stesso 🙂

  12. quella pubblicità del bambino gorgheggiante è una delle peggiori torture sotto forma di spot e dura anche da troppo tempo.
    detto questo, ho la tua stessa convinzione: un figlio lo farei solo con una persona accanto con cui ho capito di voler costruire qualcosa. ai tempi del mio matrimonio mi sono ritrovata a dire no, il mio ex voleva subito mettere in cantiere un erede, io non mi sentivo pronta, avevo un lavoro precario che certamente avrei perso da mamma e forse avevo già capito che partorendo avrei dovuto fare da mamma a due persone. dalla separazione in poi la maternità non mi ha toccata, non ho mai sentito questa urgenza. non dico che non mi sarebbe piaciuto, ma non ho mai sentito alcun orologio ticchettare, né mi sono fatta venire la “presammale” per le domande intorno. non molto tempo fa, la mia capa, mi ha – neanche tanto velatamente – suggerito di andare a cercare una persona valida e figliare (l’ha messa giù in maniera più volgare, ma ho rimosso), perché è la cosa migliore della vita, perché essere madri, anche senza marito (come lei) è qualcosa di meraviglioso. ora, ma perché la gente scambia sempre la sua verità per verità assoluta? perché si è arresa solo davanti a un “non mi basta lo stipendio nemmeno per per me” (sì, era anche una strizzata d’occhio a un eventuale aumento, ma non lo sfrutterei per farmi ingravidare in ogni caso)? io sto bene così, a quarant’anni penso che non sarò mai madre perché non ho una relazione che lo contempli, perché da sola sarebbe per me un atto egoistico di realizzazione e non un atto d’amore, perché farlo tra cinque, sei anni mi sembrerebbe una ricerca di conferma e non vorrei fare da nonna a un figlio. queste sono mie opinioni, opinabili, ma le mie.
    se mi dovesse succedere di sentire domande sulla mia mancata maternità credo che non mi farei troppi problemi a dire che credo sia una delle domande più indelicate e invadenti che esistano, proprio per le cose che hai scritto tu magnificamente. divagando, più che per me sento il dispiacere per i miei amici gay che sarebbero padri amorevoli e bellissimi e ai quali non è concesso di provare questa gioia.

    1. carissima Vagina, ti leggo sempre molto volentieri anche se – essendo una signora del tutto decrepita – , non ho mai commentato nulla perché, come diceva De Andrè, non potrei più dare il cattivo esempio… e non mi azzardo certo a elargire buoni consigli.
      Questa volta però l’argomento mi appartiene così tanto che non posso ritrarmi, quindi ti comunico che da gennaio 2015 è online un web documentario che trovi a questo indirizzo: webdoc.lunadigas.com interamente dedicato alle donne che hanno scelto di non avere figli, del quale sono autrice insieme a Nicoletta Nesler.
      Ti invito a visitarlo e mi piacerebbe che lo commentassi; le testimonianze delle donne che Nicoletta ed io abbiamo incontrato, parlano proprio della libertà che faticosamente si raggiunge e si afferma attraverso questa scelta.
      Aspetto notizie, nel frattempo ti faccio i complimenti per la tua scrittura, brava!
      Marilisa Piga

      1. carissima, grazie della segnalazione! lo guardo il prima possibile e spero di farti sapere in merito, poiché il tema mi sembra perfettamente attinente con ciò di cui stiamo discutendo.
        un abbraccio
        v

    2. a me dispiace per gli amici gay, ma sono fiduciosa che ci arriveremo.
      lo so, non sarà semplice e forse non sarà nemmeno immediato, ma mi auguro ci arriveremo.
      per quanto concerne il resto, che dire, sono emotivamente allineata alla perfezione.
      e forse sì, forse inizierò a rispondere – semplicemente – che è una domanda invadente e indelicata. e se vorranno sapere perché, lo spiegherò. forse posso esonerare solo le zia ultra-80enni di mia madre da questo trattamento 🙂
      ma lì capisco che intervenga un grosso fattore culturale
      t’abbraccio

  13. Ha dimenticato le donne che fanno l’eterologa, quelle che sono loro ad essere sterili o ad avere gli ovuli troppo vecchi, e usano una donatrice.
    Quando una ha avuto una malattia grave che l’ha resa sterile oppure quando una ha una certa eta’ – tipo Gianna – quella e’ l’unica strada.
    E non e’ una strada che tutti si sentono di percorrere, cosi’ come l’adozione non e’ la panacea di tutti i mali.
    Eppure anche quando cerchi di chiudere il discorso dicendo che non sono arrivati e ormai e’ tardi, zacchete… ti trovi quelle che: “Ma no, sei giovane, guarda Gianna Nannini/Heather Parisi/la donna tedesca di 64 anni (ecc…)”.
    Gente che ignora le basi della biologia.
    Oppure: “Ma perche’ non adotti?”
    Gente che ignora che adottare un bambino non e’ facile come adottare un cagnolino randagio al canile.
    La tua estetista in fin dei conti ha buttato li’ delle domande tanto per far conversazione. Quello che dici della societa’ invece e’ tristemente vero: puoi prendere un premio Nobel e andare nello spazio ma per la maggior parte delle persone sarai sempre incompleta. Ti trattano loro da incompleta anche se tu non ti senti tale. Io da parte mia ho imparato a scremare molto le mie frequentazioni!

    1. che è una cosa che imparerò a fare anche io, evidentemente.
      perché mi aspetto che chi mi frequenta abbia il buon senso di non fare queste domande.
      e per il resto, tutto vero. vero che anche quando ammetti che ormai è tardi sono lì a tirar fuori argomentazioni come se fosse tutto semplice (incluso adottare, come giustamente ricordi)

  14. brava Vagi!

    da una 35 che sta cercando un figlio.. Grazie!!! massimo rispetto per le scelte di tutte le donne.!!!!

    chi li vuole, chi non li vuole e per chi li cerca e per qualsiasi motivo non li ha.

  15. Guarda sfondi una porta aperta. Io non ho figli e ora come ora posso dirti che non ne voglio, preciso il “ora come ora” solo perchè so per esperienza che mai dire mai ma la combinazione di eventi che mi potrebbe portare a cambiare idea è estremamente improbabile. Non sono attratta dai bambini ma ancora più non credo di essere adatta e non voglio un domani ripercorrere la mia strada e dire di essere figlia di una che madre non avrebbe mai dovuto esserlo. Aggiungo poi che come te sono idealista e credo che per fare un figlio si debba avere a fianco una persona che ti convinca che la gravidanza è la scelta giusta e non un ripiego perchè così vuole la società. Ho clienti donne che arrivate ai 40 si son fatte prendere dalla fregola del figliare raccattando così il primo che è passato (e mollandolo subito dopo)…ecco questo non lo vorrei mai. Ma io non cerco neanche un compagno e non perchè io stia fantasticamente sola ma perchè è complicata, perchè non sto bene io e trovare una persona che si possa incastrare con te. Stare assieme implica impegno e per impegnarsi deve valerne la pena. Ancora più impegno richiede un figlio che neanche ha chiesto di venire al mondo e ha cui è dovuta l’attenzione la cura e quanto meno l’impegno ad una stabilità che troppo spesso ci sognamo. Sono una pecora nera forse ma meglio così che fare un figlio perchè è capitato (un po’ come l’influenza si sa) e tenerlo perchè il compagno lo vuole mentre tu speri in altro e perchè tu sei donna quindi i figli li vuoi sicuro.

    1. come sai, io sono sempre concorde con l’idea che bisogna prima stare bene con se stessi, poi dedicarsi a un compagno, poi ancora – eventualmente – a un figlio. ciò non vuol dire che bisogna essere perfetti, in equilibrio definissimo, perché poi siamo sempre un po’ in divenire, perché forse il nirvana non lo raggiungeremo mai. però capisco ciò che vuoi dire.
      io tendo a non giudicare nessuno, ci provo, neppure quelle che a 40 si fanno ingravidare dal postino e poi lo mollano, perché come giustamente dici “mai dire mai”. ciò che mi aspetto – se provo a non giudicare – è di non essere giudicata.
      ovvio, è difficile, quasi impossibile. ma far capire che non tutte ci sposiamo e non tutte figliamo, che non siamo solo 2 disperate ma tante, che siamo a volte separate, che le favole non durano più in eterno e anche quando duravano non erano quasi mai favole, che la famiglia del mulino bianco andava bene 40 anni fa e non oggi, ecco sono tutte piccole azioni che abbiamo diritto (e forse anche un po’ dovere) di intraprendere sulla cultura del nostro tempo. che è quella che viviamo.
      perdona il pippotto 🙂

  16. A tutti quelli che mi chiedevano come mai non avessi figliato con la compagna del tempo (attualmente sono single) rispondevo prontamente che forse sbagliavo buco. Si zittivano immediatamente! Io non ho figli, condivido il tuo punto di vista anche se, nell’ambito milanese lombardo, mi sembra che si stia scegliendo la strada opposta e cioè quella di non volere un figlio a prescindere. Non è difficile incontrare alle nostre latitudini donne attempate senza prole, quindi forse la tendenza non è così esasperata verso il “figliamo a tutti i costi perché sono donna”. Certo, la realtà sociale italiana non aiuta peró se abbiamo un tasso di natalità infimo ci dev’essere un motivo che va oltre la mera questione economica (gli immigrati figliano più degli italiani). Detto questo la patata è meglio “boschettosa” in alto (Monte di Venere) e depilata in basso (facilita il cunnilingus).

    1. disboscare in basso sappi che comunque non è una passeggiata di piacere.
      detto ciò, la tua risposta era strepitosa secondo me.
      e sì, qui inizia a essere piuttosto diffuso ma non credere, non credere che ciò allevi la pressione sociale. forse nel tempo, pian piano, ci arriveremo. ma sia chiaro, non è che io intenda fare una crociata per non procreare. intendo solo dire che bisogna rispettare un tema che pertiene lo spazio intimo di ciascuno di noi. e che non dobbiamo sentire di portare addosso uno stigma se non ci riproduciamo, indipendentemente che ciò avvenga per scelta o per circostanza (che è persino emotivamente peggiore, perché lo vorresti ma non puoi).

  17. Cara Vagi,
    Concordo con chi dice che il.femminismo consiste nel rispettare le scelte di vita delle donne non giudicandole attraverso i filtri della biologia e anche delle convenzioni sociali. Da madre trentaquattrenne di due figli posso dire che vengo spesso giudicata dalle donne “in carriera” (pur essendo una lavoratrice anch’io) con una certa altezzosità per non aver intrapreso una qualsivoglia carriera decidendo, abbastanza consapevolmente, per una soluzione di compromesso tra famiglia e lavoro. Come io non mi sogno nemmeno di investigare sulle volontà procreative di nessuna, mi aspetto che la lavoratrice indefessa senza figli non investighi sulle mie scelte di vita in materia di lavoro.
    Right? 😉

  18. Pensavo che questa fosse già una storia vecchia, si parla tanto di modernità, del nuovo ruolo della donna nel mondo….tu vai dritta per la tua strada che è quella giusta perchè è la tua

  19. Totalmente d’accordo con te..io ho deciso di avere un figlio e mi è costata parecchia fatica..sai quanto avrei voluto rispondere a quelli che me la menavano che avevo avuto due aborti spontanei quindi non potevo essere precisa sul “quando” avrei fatto un figlio? Pensa come li avrei fatti rimanere tutti di m…Ora naturalmente me la menano col secondo e mi guardano come fossi una persona orribile quando rispondo che sto bene così e non ci penso proprio..non facciamo progressi mi sa..

    1. come suggerito nei commenti sopra, forse possiamo sentirci libere di rispondere in maniera diretta e quanto mai secca, a queste osservazioni. ma poi la gente com’è messa che ti conta gli aborti in tasca. io non lo so.
      auguri a te e alla tua mono-prole, che cresce bene lo stesso, parola di figlia unica 😀

  20. Scusami ma affermare che avere un figlio sia un’aspettativa più culturale che naturale è una boiata pazzesca. Senza donne (e uomini) che fanno figli il genere umano sarebbe estinto in 70 anni, non avrebbe futuro, e senza futuro non avrebbe senso nessuna laurea, emancipazione, carriera, apericena, depilazioni inguinali e cavolate del genere. Dare vita alle nuove generazioni e perpetrare la vita è l’obbligo fondamentale del genere umano, l’unica cosa che distingue il nostro piccolo pianeta blu dal vuoto cosmico del resto dell’Universo. Il problema culturale è che questa società di dementi ha reso la procreazione un optional e una questione privata, che si può permettere solo chi ha le spalle coperte, come se generare figli fosse uguale a comprarsi una villa con piscina, anzichè restare in affitto in un monolocale. L’aspettativa culturale aberrante è piuttosto questa: se vuoi un figlio sono c@zz! tuoi.
    Lasciando stare chi non ne può avere per motivi fisiologici o di salute, sarebbe necessario ritornare a dare più rispetto alla vita, non per fantasiosi motivi religiosi, ma per motivi biologici. E una società evoluta dovrebbe alleggerire questo compito alle donne, con sgravi economici importanti e facilitazioni professionali, anzichè selezionarle lavorativamente solo se giurano di non volere figli. E la donna stessa dovrebbe richiedere ad alta voce questo diritto a procreare più agevolmente, anzichè inventarsi il diritto a non procreare pur potendo.

    1. Quindi fammi capire: io che non ne voglio (a prescindere dall’assenza di un compagno al momento) sbaglio? poi per quanto riguarda il discorso del sostegno alle mamma ci sta tutto, pienamente d’accordo eh, ma che li si debba volere anche no.

    2. Ma vaffanculo. Se io non volessi fare figli non ne farei nemmeno se fossi l’unica donna rimasta sulla terra. Stattene zitto e smettila di parlare come se le donne avessero l’obbligo morale di farsi uscire un melone dalla vagina. Se ti piace l’idea, puoi anche trovare un modo di farlo da solo. Sei un uomo? Devi TACERE per quanto riguarda la libertà di una donna di usare il proprio corpo come meglio crede, hai capito?

    3. vedo che ti hanno già risposto, quindi mi limito a dire che non dico che è più culturale che naturale.
      dico che è più culturale di quanto non si creda. il ché non esclude la naturalità, evidentemente, e suggerisce la culturalità. che poi, è il tema del post. ogni opinione è gradita. ma anche la comprensione del testo lo è.

  21. Dopo tre anni di lavoro in una clinica di fertilità in Spagna, ti posso dire che – dei casi che citi – ne ho visti tantissimi [e a volte ne ho raccontato qui: http://www.trentanniequalcosa.com/category/cronache-dalla-clinica/%5D.
    Il peso sociale che la donna si porta dietro, anche quando magari la responsabilità della non-riproduzione è fisiologicamente maschile, è enorme. Dopo tre anni di lavoro con persone che fanno un percorso così difficile, e che nel mezzo possono potenzialmente vivere effetti collaterali da iniezioni ormonali, aborti, gravidanze extrauterine e quant’altro, beh – ti dirò che ho rivisto in grande stile il mio approccio alla gravidanza. Che diamo e danno tantissimo per scontato. E la gente dovrebbe proprio mordersi la lingua e staccarsela prima di mettere il naso nelle ragioni che portano una donna (in coppia o meno) a non figliare.

      1. è stato un periodo intenso, che ha decisamente cambiato le mie prospettive 🙂
        Sono felice che per te i viaggi in Spagna siano stati ricompensati da due gioie!

  22. Per anni mi sono chiesta cosa avrei risposto, prima a chi mi diceva che il tempo stava per scadere, che poi sarebbe stato troppo tardi, che avrei dovuto avere un compagno, perchè ero così egoista da non avere figli; dopo a chi mi avrebbe chiesto come era successo, e chi era il mio compagno, e perchè ero stata così egoista da avere dei figli. Per anni mi sono preoccupata dell’opinione altrui e non della mia, temevo i colleghi, i capi, gli amici, temevo perfino mia madre. Quando finalmente mi sono riuscita a concentrare sulla mia opinione sono iniziati i viaggi in Spagna, e come per incanto tutte le voci nella mia testa e nella mia vita si sono zittite, e sono rimaste in silenzio anche durante la gravidanza, e sono zitte ancora adesso che le mie figlie hanno due anni e mezzo. E quando per caso si fanno sentire so cosa rispondere, senza balbettare, senza arrossire.

    Per questo penso che ognuna dovrebbe darsi delle risposte ascoltando solo la propria opinione, qualunque essa sia. O sciogliendo il proprio nodo, qualunque esso sia. A quel punto nessuna domanda è indiscreta.

    Quanto poi alla nauseante retorica sulla maternità o alla fastidiosa conversazione di certe estetiste preferisco non esprimermi. E il donatore non si sceglie su un catalogo, almeno non in Europa.

    1. sono sicura che la “risposta” sia quella che dici tu. ovverosia la pacificazione e la consapevolezza di ciò che in quanto donna vuoi. certo, però, non è semplice. non è semplice su temi molto più banali, capire cosa vogliamo davvero, accettare che possa essere distonico rispetto a ciò che la società si aspetta, o che noi stesse ci aspettavamo da noi stesse…insomma, figurarsi sulla maternità.
      o forse, questo ancora non lo so, arriva un momento in cui questa serenità si raggiunge.
      ti farò sapere. e intanto auguri per le bimbe ❤

  23. Ciao Vagi! Prima di tutto complimenti, non ho mai commentato ma ti leggo da tanto e mi fai ridere, commuovere, pensare….grazie!

    Questo articolo come al solito è scritto divinamente ma..ma non sono proprio d’accordo con te. Io sono giovanissima, 20 anni, e sono ancora all’università..e se in effetti ho iniziato questo percorso perché la società si aspetta che una ragazza sia laureata, possibilmente con tre master e diciotto corsi..scoprendo solo dopo un anno che sto veramente studiando per fare un lavoro che sembra cucito su di me…penso invece che voler avere un figlio non sia una risposta a una pressione sociale, ma piuttosto a un bisogno naturale..sarò controcorrente ma credo che la realizzazione di una persona (sia donna che uomo, etero o gay) sia essere un genitore..di base perché credo fermamente, e scusate se è una cosa mooolto zuccherosa, che lo scopo nella vita sia amare…la propria mamma, la propria nipote, il proprio uomo..ma quale amore è più grande che quello per un figlio? E qui si inserisce un discorso difficile come l’adozione alle coppie omosessuali, a cui sono enormemente favorevole..ma non mi dilungo! Con questo, io rispetto assolutamente chi fa una scelta di vita diversa, ma non posso non pensare che se non diventassi madre la mia vita non sarebbe mai completa.

    Sono stata lunghisssssima e probabilmente confusa..spero che qualcuno abbia capito 🙂

    1. Cara Marpi,
      1. sicuramente la maternità è in molti casi una pura risposta “naturale” a un istinto biologico
      2. che tu non percepisca ora la pressione sociale è normale, se ne avessi 30 la sentiresti e sapresti che esiste e non è trascurabile 🙂
      3. non c’è nulla di cui vergognarsi nel mettere l’amore come uno dei propri obiettivi primari nella vita, quindi non preoccuparti di essere “zuccherosa” 🙂 – avere o non avere figlia è una scelta intima (laddove non intervengano altri fattori di difficoltà) che non deve essere giustificata, e se il tuo sentire è questo, va benissimo così com’è.
      4. sulla completezza come donna, suona quasi come un giudizio e sarei felice che – come donna – tu non lo applicassi né a te (qualora la vita dovesse prendere corsi diversi da quelli che immagini oggi) né alle altre
      un abbraccio
      v

  24. La linea alba non sono i peli -_- la linea alba è la linea che divide a metà in verticale l’addome; ben visibile nei tessuti sottostanti la cute e il pannicolo adiposo, dall’esterno si può solo idealmente immaginare, se è presente peluria, perchè in corrispondenza di quella linea i peli formano una sorta di ritrosa; ma il termine non identifica la peluria e chi non è peloso non la può individuare.
    Solo per precisare e non diffondere definizione erronee.

  25. Sarà che sono di una nuova generazione (no, in realtà ho quasi trent’anni) ma a me sembra il contrario: chi è madre si perde la bellezza della vita. Troppo da fare, troppa fatica, troppo tempo, troppi impegni, troppi soldi. Per me non c’è niente d’interessante nel sacrificare la propria vita per farne crescere un’altra. Meglio viverla la vita che abbiamo e farlo fino in fondo, non buttarla in un angolo appena abbiamo la libertà decisionale sui nostri gesti.
    Io però non amo mettere in difficoltà le persone con cui parlo e non vado a dire in faccia alle madri che per me hanno sprecato la loro occasione, in un mondo e società che finalmente ti permettono di vivere liberamente si sono autoimposte il carcere; mi rendo conto umilmente che è un pensiero mio e che magari loro sono felici così (vedendole e sentendole ho i mie dubbi ma me li tengo), alla fine non vedo il motivo per intavolare discussioni solo per fargli rimpiangere la libertà che hanno perso e imporre il mio punto di vista. Lo facessero con vero fuoco di sacrificio non le capirei lo stesso ma almeno sarei felice per loro invece mi sembrano tutte inseguire il quadretto del mulino bianco -convinte di partorire bambolotti- perché se non fai bebè mamma si arrabbia, gli uomini pensano che sei una zoccola, tutti pensano che sei egoista. Io direi di aprire il dizionario perché “egoista” non ha un’accezione in cui rientrano quelli senza figli, direi di svegliarsi e smetterla di ubbidire alle aspettative degli altri e iniziare a ragionare sui nostri veri desideri e direi di togliersi dalla testa che la maternità sia un idillio. Ma alla fine affari loro, per me è meglio viaggiare, dormire, fare l’amore, sentire la musica, avere tempo libero e fare tutte quelle cose che con figli mi sognerei.
    Quando chiedono “Perché non fai figli?” si dovrebbe rispondere “E perché tu ne hai fatti?” e non accontentarsi delle stupide melensaggini del è-tanto-bello ma scavare più a fondo e scoprire alla fine che i motivi sono tra i più gretti possibili.

    1. Ti stimo un sacco! Esattamente il mio pensiero. L’ultima volta in cui qualcuno ha detto a me e il mio compagno “poi toccherà anche a voi” (in occasione della festa per il 2° compleanno della nostra nipotina) ho risposto chiaramente “non è obbligatorio fare figli” (e il mio compagno è d’accordo – cosa fondamentale). Ho ricevuto in risposta un’occhiataccia, come se non fosse possibile pensarla così, ma pazienza, tanto certa gente non capirà mai.
      E sia chiaro, io adoro i bambini! Mi sono quasi commossa quando mia nipote, che all’epoca non aveva neanche 1 anno, si è addormentata per la prima volta sulla mia spalla mentre le cantavo una ninnananna. Adoro vederli ridere quando gli faccio le boccacce in fila al supermercato, mi piace spupazzarli se me ne mettono in braccio uno, non mi tiro indietro se c’è da cambiare un pannolino (l’ho fatto parecchie volte con figli di conoscenti / amici / parenti)…
      Insomma, io adoro i bambini degli altri, soprattutto perché poi vanno a casa con i rispettivi genitori.

    2. come detto io credo sia una scelta molto personale e, pertanto, è sacrosanto quando dici che tu i tuoi dubbi – che hai e che saranno in larga parte legittimati da cose che osservi e senti – li tieni per te.
      semplicemente, sarebbe gradito anche il contrario.

      sul perché la gente figli, non so. non credo si possa tirare una linea ma mi piace pensare esistano motivazioni diverse. e anche che alcuni di quelli che lo fanno, lo facciano nella consapevolezza dei sacrifici che li attendono e per una scelta diversa magari dalla tua. o da quella di molte altre persone.

      il punto è che tutti potrebbero occuparsi delle proprie scelte (al fine di farle con consapevolezza e non inseguendo una reclame sociale), e meno delle scelte altrui.

      quanto a te, goditi tutto ciò che hai per il momento scelto 😀

  26. E poi ci sono donne come me, che hanno studiato, vinto un concorso per poter avere l’agoniato posto fisso lontano da casa, poichè viene da una regione che non assume nella Sanità. Che ha superato un grave problema di salute, che ha un grande desiderio di famiglia, ha un compagno meraviglioso, ma che non possono sposarsi nè vivere assieme, perchè per lavoro vivono in due parti opposte d’ Italia. Tenti l’avvicinamento, mobilità, tutte le strade possibili, ma niente, tutto sembra un sogno, irrangiungibile per te. L’ unica convinzione è che devi rinunciare a tutti i sacrifici fatti per realizzare questi sogni… Devi soppesare i piatti della bilancia quanto si è disposti a lottare, rischiare, per i propri sogni, ma è difficile dover scegliere su cosa si desidera veramente tanto…

    1. eh. le complicazioni logistiche della vita sono un altro grande tema. ma posso dirti che ho visto amiche scegliere, perché a un certo punto si sceglie. perché a volte, purtroppo, è difficile riuscire ad avere tutto. io stessa, se ci penso, in passato ho scelto.
      l’importante è che tu ti ascolti con sincerità. così da pentirti il meno possibile della scelta, quale che sia.
      un abbraccio

  27. Purtroppo la gravidanza è sempre più un fatto sociale, basti pensare a tutte quelle persone che ti toccano la pancia appena annunci la gravidanza, invadendo così la tua sfera intima, e che immancabilmente iniziano a darti millanta consigli inutili e a raccontarti la loro esperienza di parto traumatico… Difendiamo la nostra libertà di scelta e la nostra intimità!

  28. Sono assolutamente d’accordo con quanto hai così ben argomentato…io faccio parte di quell’esigua schiera di donne che di figli non ne ha voluti per motivi ideologici, nonostante non ci fosse nessun problema fisico ed abbia avuto un rapporto stabile a partire da quando avevo 23 anni. Oggi di anni ne ho 44 ed esattamente 3 anni fa ho perso il mio compagno, col quale stavo da 18 e che condivideva questa mia decisione, per una malattia fulminea e inesorabile. All’epoca ho pensato che se avessi scelto diversamente avrei avuto una ragione per andare avanti e qualcosa di lui sarebbe sopravvissuta (che poi è il motivo biologico per il quale si fanno figli: dare continuità ed una sorta di eternità ai nostri geni). È stata durissima e lo è ancora, ma a distanza di un po’ di tempo posso dire che spesso il nostro egoismo prende il sopravvento e col senno di poi quel potenziale bambino – o bambina – sarebbe stato un orfano e avrebbe sofferto un dolore grandissimo. Con questo non voglio dire che le donne che desiderano la maternità sono scellerate, semplicemente che quelle che non ne fanno non sono tutte egoiste e le motivazioni che stanno alla base del non fare figli posso essere le più svariate. Ovviamente da giovane non potevo sapere quello che mi sarebbe successo da adulta, ma sentivo che non avrei potuto dare degli strumenti idonei ad un potenziale figlio per affrontare ed accettare la vita così com’è. Sono atea e spesso ho pensato che avrei preferito non esistere. Ad una domanda precisa: “perché mi hai fatto nascere?” la risposta sarebbe stata difficile, le motivazioni solo egoistiche…è veramente un atto così altruistico mettere al mondo un essere umano? Questa è solo la mia esperienza e la mia scelta. La risposta di un ateo come me alla domanda del figlio è stata: perché la vita è un bellissimo esperimento. Altrettanto condivisibile.

    1. io infatti sinceramente non penso che esistano scelte giuste o sbagliate. penso che questi temi pertengano una sfera davvero privata e che non abbia senso tacciare di egoismo chi figlia e chi non figlia. io credo che un figlio possa essere fatto sia per amore, che per egoismo. e penso che un figlio fatto per amore possa crescere bene (non perfetto, nessun genitore lo è, nessun figlio, nessuna persona). ma la scelta di accollarselo, di volerlo fare, è personale e non passibile di giudizio altrui. per quanto venga costantemente giudicata.
      grazie della tua testimonianza.

  29. Io figlia ce l’ho..e ne sono felice .. molto.Il difficile è concigliare il resto con loro ..la sfida vera è questa è poi non sole ci vogliono due genitori cioè in compagno presente che ti aiuti e questa è l’altra incognita per cui se non ci sono sicurezze, attenzione, crescere un figlio da sola è dura.

    1. è dura pure crescerlo in 2 secondo me.
      è ciò che dico sempre alle mie amiche accasate: un figlio è una cosa enorme, ma enorme, ma enorme.
      però io apprezzo il fatto che qualcuno abbia il coraggio di farla, questa cosa enorme, con intelligenza e non solo per convenzione.
      quanto possa essere difficile conciliare col resto, possiamo immaginarlo. ma solo immaginarlo 🙂 tieni duro!

  30. Ciao,
    sono un uomo di 34 anni, con tre figli e single. Da quando mi sono separato ho constatato che la mia condizione di padre è un ostacolo insormontabile per tutte le donne che incontro. Il fatto di avere gia procreato mi pone dalla parte degli “scartati” perchè difficilmente figlierò ancora. Ormai per le mie coetanee, quindi donne dai 30 ai 40 anni, il fare figli è diventata una condizione necessaria per poter iniziare una relazione, quando invece dovrebbe essere eventualmente una scelta condivisa con entusiasmo una volta che si sta insieme. Avere una relazione mi sembra quasi impossibile e, detto con franchezza, ai miei modesti occhi le trentenni non fanno una grande figura. Alle volte ho avuto la sensazione di essere un potenziale distributore di seme: bello, alto, forte e istruito. Quello che ho da dire, quello che faccio, quello che sono, non conta. L’idea di iniziare una storia perchè si sta bene insieme non è possibile. L’idea di frequentarsi e vedere come va, non è possibile. Restano due possibilità, tipo fette di mercato. Donne separate con figli o donne da una botta e via. Per le altre, non esisto perchè sono padre.
    Invece di concentrarvi su carriera/figli in pieno stile borghese, consiglio alle donne di spogliarsi di tutte le sovrastrutture di questo mondo e di concentrarsi sulla ricerca della propria felicità senza farsi condizionare dal modello di vita predominante.
    Di vita, per fortuna, ne abbiamo una. Prima impariamo a godercela per davvero, liberamente e felicemente, meglio è.
    Scusate l’intrusione fallica

    1. non scusarti poiché non sei certo il solo uomo che commenta da queste parti.
      quando parli di essere un distributore di seme, sì, può essere che alcune cerchino quello, detta volgarmente. e senza dubbio molte di noi sentono – spesso inconsapevolmente, e questo è il difficile – il peso sociale di dover trovare qualcuno che abbia ENNE requisiti (e tra questi requisiti non c’è una compagna precedente e neppure 3 figli, che non è 1, sono 3).

      accollarsi una situazione del genere può accadere nel caso in cui ci si ami, molto. e ti auguro di trovare una donna che non si spaventi della tua situazione. ma, francamente, non ne farei una questione di genere nel senso che – fossi donna, single, con 3 figli – ti garantisco che non sarebbe ugualmente facile. ANZI.

      ognuno di noi porta con sé un bagaglio di impegni, compromessi, irrisolti, malattie e, a volte, cose bellissime come i figli. non possiamo avercela con chiunque non spartisca il peso (e le gioie eventuali) di questo bagaglio con noi. né pretendere che qualunque donna di circa 30 anni rinunci a cuor leggero all’idea di avere figli, qualora li voglia, perché tanto il compagno ne ha già 3 (fatti con un’altra donna).

      ti segnalo, tuttavia, come avrai letto nei commenti, che molte donne non vogliono averne, quindi puoi trovare secondo me qualcuna che non senta l’urgenza della maternità e che possa essere ben disposta ad essere affettuosa con la prole di cui già disponi.
      buona fortuna!

  31. Oh Vagy, credi a me: io ho 32 anni, sto con lo stesso uomo da quasi 13 anni, ed ora sono i colleghi di lavoro di 20/25 anni a chiedermi perché non siamo sposati e cosa aspettiamo a fare un figlio. Okkey??? Da queste domande capisco che la società sta regredendo, socialmente parlando, e personalmente mi cui sento sempre meno affine, a questa società qui. Un po’ è colpa anche di certe mamme mie coetanee, che quando gli chiedo quanti anni ha la bimba (anche se non me ne frega un tubo), mi rispondono 23 mesi. VENTITREMESI. Cazzo, ma dimmi “ha quasi due anni” no? No????? Dio che odio………

  32. Andateci cauti con le donne e pure con le coppie, smettetela di chiedere in continuazione “Ma allora, quando arriva il bimbo?”, perché voi non sapete. Non sapete se lo vogliono entrambi, non sapete se possono, non sapete se riescono.

    Grazie Vagina!

  33. Oooooh Vagina standing ovation per te!
    Ho cercato un figlio per quattro, lunghissimi anni. E m’è salito l’omicidio centinaia di volte. Sono stata letteralmente assillata dai “ma quando lo fai un figlio?”, “ma ora tocca a voi eh”, “ma sei incinta?”. Ogni volta morivo dentro. Manco l’arrivo inesorabile del ciclo faceva così male.
    A giugno ho fatto una fecondazione in vitro. E’ stata dura è lo, forse anche di più, anche adesso che porto in panza un pisello di un cm e non so come andrà a finire perché, visto che c’ho culo, oltre all’infertilità mi sono beccata pure 3 bei fattori di rischio per abortività.
    Nel frattempo la repulsione sviluppata per i link sulla bellezza dell’essere mamma e sulle panze social non m’è passata. Dubito passerà mai.
    Ho giurato a me stessa che non diventerò mai una persona così. Una di quelle che chiede, che giudica, che parla senza sapere.
    Alda Merini diceva “mi piacciono le persone che scelgono con cura le parole da non dire”, io, che sono più grezza, dico solo “zitti! ve dovete sta’ zitti!”.
    Intanto per questo articolo GRAZIE.
    Con l’amore e la stima di sempre,
    La Princess S.

  34. Quasi 37enne, fidanzata (bada bene, non sposata) da 14 anni, convivente da 8, espatriata in Lussemburgo, terrona (Puglia/Sicilia).
    Hai idea di quello che passo ogni volta che torno in Italia?
    Credo di sì.

    Hai idea di quante amiche hanno appena sgravato/aspettano un bimbo ultimamente?
    Ho perso il conto.
    Giuro!
    Per quanto pensi spesso alla possibilità di avere un bambino, tutto questo mi mette i brividi:
    Le pappe, i rigurgiti, le nanne, i pannolini, le notti insonni, le continue domande, le risposte a tutto, “mio figlio sa fare questo”, “il mio sa fare quest’altro”, “devi fare così”, “devi fare colì”, l’ironia e il sarcasmo, “ho sognato che eri incinta!” (segue risata), “ma quando ci dai un nipotino?”, “E non te ne pare ora?” (da leggere con accento tarantino), “ORMAI HAI UN’ETÀ!”, etc…etc…

    Come dici tu: “la gravidanza è un fatto privato”.
    Chi glielo spiega al resto del mondo?

    Grazie per questo post, son contenta di non essere la sola a pensarla così.

    1. Mia cara, posso benissimo immaginare ciò che passi. E con una storia di 14 anni sulle spalle, dev’essere molto ma molto peggio.
      Quelli che “ormai hai un’età” sono i peggiori dei peggiori.
      Bisogna iniziare a rispondere, secondo me, non in maniera pacata e accondiscente, bensì diretta. Totalmente. E dirlo: “Quando ho una novità ve lo dico, vi sarei grata se smettesse di farmi queste domande o battute che sono invasive e ignoranti, nel senso che ignorano parti assai private della mia vita, grazie”

      quanto al resto, è normalissimo secondo me essere spaventate al pensiero, se non lo fossi saresti un’incosciente. una inconsapevole di ciò a cui si va incontro. ma posso dirti che poi, a un certo punto, ad alcune di noi il coraggio viene. e se e quando verrà, lo saprai e agirai di conseguenza 🙂
      un abbraccio

  35. avere figli non è una cosa semplice come andare al cinema o comprare un vestito. Bisogna essere preparati mentalmente e fisicamente. E’ un impegno per tutti. Per la donna, come hai ben sottolineato, ma anche per la parte maschile che deve essere un supporta valido alla compagna prima, durante e dopo.
    Se per scelta o per forza non si hanno figli, non casca il mondo.
    I figli devono crescere in un ambiente sano, accuditi e seguiti nel loro percorso di vita.
    Quindi se una donna – ma anche un uomo – non ne ha non vedo perché debbano essere messi in croce. Io ho una figlia e sono felice d’averla.

  36. Argomento delicato, la maternità. Ma mi spingo a parlare di genitorialità, perché ciò di cui parli, con le dovute prospettive e l’ovvia eccezione della gravidanza, riguarda anche gli uomini. Da trentaduenne sposato senza prole, rivedo molte cose che descrivi nell’esperienza mia e di mia moglie. Mi limito solo a contestare, se così si può dire, il “non sentirsi pronti” a procreare. Ho un timore fottuto di diventare padre, é una di quelle situazioni di cui sai non avrai mai il controllo, e per anni é stata una delle principali giustificazioni al mio rifiutare l’idea di una discendenza. Superata la soglia critica della terza decade, ho però realizzato che non sarò mai pronto ad una cosa simile. Significa che rifiuterò per sempre l’idea di un figlio? No, affatto. Ho semplicemente accettato che nessuno ti insegna ad essere genitore, niente può prepararti ad un’esperienza tanto totalizzante. Sistemati, spero a breve, gli ultimi profani problemi che affliggono la nostra generazione, ci lanceremo in questa avventura. Con un pizzico di incoscienza, consapevoli che tra mille sbagli, troveremo il nostro modo di crescere quella creatura. Onestamente, non vedo cosa più bella da poter realizzare con mia moglie se non un altro essere vivente che sia la nostra unione perfetta.
    In conclusione, condivido lo sconforto per la posizione della donna oggi: dover scegliere tra la realizzazione professionale e la maternità é aberrante. Carriera e figli possono e devono poter coesistere serenamente.

    1. condivido il tuo pensiero nel senso che forse non arriva un giorno in cui ti dici “bene, adesso è tutto sistemato, ora sono pronto e l’idea non mi spaventa”. procreare prima e crescere poi un essere umano è una missione, ed è a tempo indeterminato. e, come dici, come mi ha sempre detto mia madre, nessuno ti insegna a esserlo. genitori e figli crescono insieme, per prove ed errori, e i primi hanno molte più responsabilità dei secondi. e sì, carriera e famiglia dovrebbero poter coesistere ma tutti sappiamo che non è affatto così…

  37. Forse sono stata fortunata, o forse determinata, perché di quelle domande indiscrete me ne sono arrivate poche e in genere non hanno lasciato traccia (a parte qualche risata quando degli amici, dopo un po’ che non ci si vedeva, mi hanno chiesto se fossi in attesa e invece ero solo ingrassata). Le discussioni dall’estetista ci fanno male se toccano un nervo scoperto, sennò lasciano il tempo che trovano come qualsiasi conversazione da bar. Trovo molto più indelicato che certe domande le facciano parenti e conoscenti, che dovrebbero conoscerci e avere la delicatezza di capire se è il caso di farle. Un’ottima maniera di capire da chi partire per sfoltire le frequentazioni, in effetti. Mi inquieta di più che questo revival della maternità e relative curiosità vengano da persone molto molto giovani, che a quell’età potrebbero e forse dovrebbero pensare ad altro. Non riesco a capire il perché, spero proprio che non dipenda dalle mode bambinocentriche degli ultimi anni.

    1. non so, secondo me la gente, dall’estetista al parente, dovrebbe farsi i cazzi propri. ma non è che tutti lo facciano sempre con cattiveria, è che proprio fa parte del pacchetto femminilità-età adulta.
      su questa cosa delle nuove generazioni, me l’avete scritta in molti e non so perché ma non sono sul pezzo. dovrei ringiovanire le mie fonti 🙂

  38. La risposta è chiusa in questa tua stessa frase:
    società diceva essere importante: studiare, laurearsi, emanciparsi, fare lo stage e duemila contratti a progetto, intraprendere qualche genere di carriera, diventare indipendente (dai genitori e dagli uomini), cercare la stabilità, la realizzazione come persona e come donna, e blablabla. La stessa società che, ADESSO, mentre hai passato 10 anni a rincorrere tutto ciò che ti ha detto che dovevi rincorrere, ti ricorda che sì, ok, brava assai, mapperò non stai adempiendo al tuo dovere biologico di incubatrice.
    In sostanza: la società dice tutto e anche il contrario di tutto, non sa cosa dice, non sa cosa vuole.
    La società non è perfetta, non è dio: la società è fatta di persone mai contente, che sono piene di rimpianti e invidie, che fanno guerre, che guardano “quinta colonna” e “uomini e donne”, che mangiano solo verdure crude e fanno vita di merda nella speranza di vivere la vecchiaia per un po’ di anni in più, che si vantano di fare i crocerossini e poi si lamentano perchè fanno tutto per gli altri e per sè stessi non ci pensa nessuno, che poi finiscono a leggere riviste come “riza psicosomatica”, ecc.
    La società è una manica di rincoglioniti e ogni giorno mi stupisco del fatto che ancora non si sia estinta.
    SI FOTTA!!
    Alla fine ciò che devi/riesci a fare con la tua vita sono cazzi tuoi. Al limite, quando avrai un uomo fisso, per correttezza dovrai fare i conti assieme a lui. Ma con nessun altro.
    Poi non è che per forza io debba prendere la mia vita e spenderla come vogliono gli altri. Cioè, gli altri hanno avuto la loro vita e ne hanno fatto ciò che volevano loro, io la mia me la faccio come voglio io.
    Ecco, a volte penso che le persone “opinioniste per caso” semplicemente non abbiamo avuto libertà di scelta (o non abbiamo avuto abbastanza palle per prendersela) e quindi adesso siano invidiose di chi invece ragiona con la propria testa ed è libero di decidere autonomamente della propria vita.

    Io e mia moglie non abbiamo figli e ti giuro che se alla gente scassapalle rispondo con delicatezza e/o cerco di cambiare discorso, lo faccio solo per mia moglie. Non fosse per lei, io risponderei semplicemente con un rutto.

  39. Ciao, ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto molto..nn ho capito però il punto in cui citi l endometriosi…
    io ho 36 anni, ho endometriosi profonda infiltrante mi ha tipo devastato mezza pancia…nn posso avere figli a causa di questa malattia ma, nel mio caso, è assolutamente il male minore rispetto all inferno di dolore che mi ha causato.
    Volevo precisarlo perche citandola così frettolosamente nel tuo articolo rischi di farla passare come un problemuccio da nulla.

    1. esistono forme anche più lievi di endometriosi. e, come molte altre cose, dipende dai casi soggettivi.
      io ho i fibromi e con quelli ci sono donne che convivono e donne che – nei casi peggiori – subiscono l’isterectomia. può complicarsi nel tempo o no. tutto qua. il tema non è l’endometriosi in sé. che mi spiace comunque tu abbia. ciao.

  40. Di tutte le pressioni sociali quella di avere un figlio mi sembra in fondo la più ragionevole, per quanto possa non essere piacevole esservi esposti. Comunque è un problema che riguarda la minoranza delle persone visto che mi pare che le statistiche illustrino ancora che la gente fa figli per fare sesso e non sesso per fare figli, ovvero buona parte delle gravidanze non siano propriamente decise a tavolino.

    Io per parte mia a seguito di un recente creampie accidentale mi sono fatto un refresh sulla mia volontà di essere padre. La parte più romantica di me avrebbe voluto fecondare quella dolce e porcellina fanciulla ultratrentenne che non usava contraccettivi chimici con tutto se stesso ma, avendo perso l’erezione ed avendo riacquisito le mie solite (ridotte) capacità di intendere e volere, ho anche sentito la sua celia di lasciarmi il bimbo da spupazzarmi. Era chiaramente uno scherzo da amanti occasionali ma l’idea di essere un padre moderno non mi va ancora a genio. Essendo lei originaria dell’emisfero boreale ho concluso che mi sarebbe scoppiato il cuore di gioia ad avere un* figli* ma solo con un oceano fra me e loro. E allora le ho svelato (non lo conosceva) l’esitenza dell’Ellaone e se ne riparlerà magari più avanti, eh…

  41. “Non lo fo’ per piacer mio, ma per dare un figlio a dio”
    Antico incipit ecclesiastico

    Tema scottante cara Geena, più scottante della cera bollente per la depilazione…
    Partiamo dalla fine… della gravidanza.
    Un figlio non si sceglie i genitori e non sa nemmeno in quale punto del mondo sbucherà, se sarà ricco o povero, se avrà un futuro oppure no.
    Quello dipende da quelle due persone che sentendosi attratte passano una notte d’amore (nel migliore dei casi) o di sesso da ubriachi marci (nei casi più sconsiderati), o di sesso per un atto di violenza (nei casi peggiori).
    La società in cui vengono messi al mondo fa il resto.
    La procreazione è (e rimane) un atto naturale; il resto è soprastruttura culturale.
    Siamo nel terzo millennio, XXI secolo dopo Cristo, ma i neonati non voluti finiscono nei cassonetti, mentre una volta li mettevano alle porte dei conventi, In Italia i cognomi Diotallevi, Degliesposti o Esposito richiamano nella stragrande maggioranza delle discendenze di figli abbandonati e affidati alle cure della Chiesa.
    I più “fortunati”nascevano in una famiglia messa insieme dal matrimonio riparatore. Pochi in famiglie benestanti (a volte per matrimoni di interesse), pochissimi per libera scelta delle coppie
    Ma il mondo “progredisce” e va avanti, le società si evolvono (alcune) e i figli diventano un optional. Ma chi deve scegliere alla fine è colui/colei che deciderà di allevarli. Metterli al mondo è un fatto, crescerli e renderli indipendenti è un altro paio di maniche.
    Una società che richiede che tutti e due i genitori lavorino (quando ci riescono), che questi non abbiano tempo da dedicare all’educazione e alla crescita dei figli e devono ricorrere a soggetti “esterni” (nonni ,zii o baby sitter) al nucleo familiare, mi fa paura.
    I figli si fanno in due e si crescono in due (quando si può) altrimenti tutto si complica. La mia compagna a suo tempo c’è riuscita da mamma single divorziata e che lavorava, ma erano gli anni 80 e c’era ancora una via d’uscita. Oggi non è il tic tac dell’orologio biologico a spaventarmi, ma quello della bomba ad orologeria che distruggerà la società in cui viviamo.

    1. parlare di natura e cultura è sempre un po’ controverso.
      dici che la procreazione è un fatto naturale, ma è vero anche che essa è possibile (ricercata, ottenuta, perseguita) con tanti strumenti culturali (e ben vengano, sia chiaro). c’è una dimensione emotiva non trascurabile. ed è per questo, secondo me, che è un errore discorrerne come se si parlasse di condizioni meteorologiche. una donna che non riesce ad avere figli, spesso, sente una enorme frustrazione, un senso di impotenza e incompletezza, ansia e milioni di altre cose che non conosco se non per sentito dire e sentito “sentire”. il tema dell’educazione è lo step successivo e sì, è altrettanto spinoso e impegnativo. ma è un gradino successivo. e sì, ad oggi, personalmente, sarei dell’avviso che sarebbe opportuno essere in due, al concepimento e anche in tutto ciò che viene dopo. ma la realtà, necessariamente, spesso, diventa un’altra. come la tua compagna sa. anche se erano gli anni ottanta…

  42. Mia cara, ti leggo e ti seguo con divertimento….sono d’accordo con il tuo articolo, da mamma quasi 37enne, che una bimba l’ha avuta per caso, e da cui tutti si aspettavano che diventassi la donna più soddisfatta di questo mondo perchè avevo una figlia…invece io sono tornata a lavoro e faccio la mamma che lavora…
    Sono quindi d’accordo con te, essere madre è una bellissima ed unica esperienza, ma non è l’apoteosi della vita di una donna, e poi esistono mille e una ragioni perchè non si hanno figli…ma questo non significa non vivere…una abbraccio e continua a deliziarci con i tuo graffianti post!!

  43. Sempre saggia! Da quando sono mamma vedo gente che fa figli perché cosí si fa, e vive infelice…forse sarebbe stato meglio pensarci un pochino prima di mettere al mondo quella creatura e decidere che forse non era il caso….

    1. io dico sempre che ci vorrebbe un’educazione emotiva dai tempi della scuola…
      per prepararci a capirci. quindi a chiederci le cose e a risponderci in maniera sensata e onesta.
      ma è dura, sia chiaro. lì fuori è una giungla 🙂
      baci

  44. Questo articolo mi piace tanto, è un argomento che mi tocca sempre più da vicino (soprattutto da quando sono andata a convivere col mio compagno, ogni invito a cena si trasforma in un “ci dovete dire qualcosa?” condito di occhiolini).
    La realtà è che nel 2016 l’emancipazione femminile c’è solo sulla carta, e qualsiasi cosa tu faccia devi essere pronta a giustificare la tua scelta, con le unghie e con i denti, cercando di non essere offensiva e di non urtare la sensibilità degli altri perchè a chiedere (o tormentare) sono tutti bravi, ma ad incassare le risposte un po’ meno.

  45. Beh, non so cos’altro potrei aggiungere. Mi sovviene in mente uno spezzone di un film dove in una famiglia povera con già due figli lei rimane incinta. Non che non lo volesse ma la povertà non permetteva di avere un’altra bocca da sfamare. Il marito tenta in tutti i modi di convincere sua moglie a tenere il figlio, ma lei, con rimedi casalinghi, cerca di ovviare a malincuore sperando che gli stessi rimedi l’aiutano a farla abortire. Seguono una serie di vicissitudini: la casa popolare che spetta ma non c’è (c’è se paghi), un lavoro non retribuito, la solita scalogna del meridionale. Ad esempio in una scena c’è lei che si immerge nell’acqua ghiacciata per accelerare l’aborto o cerca di salire su un motorino scassato percorrendo una strada piena di buche. Alla fine, di comune accordo, lei finisce da una mammara. La storia si conclude con questa scena: alla mammara cade il ferro per calze a terra, lo pulisce strofinandolo al grembiule, e dopo qualche secondo ricompare la famigliola con il solo padre e i due bambini. Solo lui a fare il casalingo. Questo per dirti che oggi se abbiamo una scelta è grazie anche a tutte quelle donne che hanno permesso di farla, e nonostante tutto questa piena libertà non è garantita tout court.

    Comunque. L’altra volta ho sentito una notizia che potrebbe piacerti. Passati 30 anni una donna ha maggiore probabilità di concepire gemelli. Non chiedermi la spiegazione scientifica ma pare che sia così.

      1. Non ricordo il titolo del film. Ricordo si trattava di un film collettivo, anni 70 – 80 e la protagonista di tale storia era Milena Vukotic, assieme ad un attore che credo fosse Pippo Franco (o Enrico Montesano).

  46. Questo è un tema delicato, e spesso chi ne parla usa toni che non mi piacciono. Il tuo intervento però mi è piaciuto molto.
    Le donne, come gli uomini, vanno rispettate. In quanto persone.
    Io però ho trent’anni, quindi ci sono amici che quando li incontro mi chiedono “Ma allora? Dovete dirci qualcosa?” A qualunque cosa alludano, è la loro indiscrezione che mi lascia perplessa.
    Non credo di dovere spiegazioni a qualcuno, ma sono catapultata in un mondo che da me qualcosa si aspetta. Qualcosa che io non ho ancora capito se e quando vorrò, e che pretenderei di avere il tempo di decidere con la persona che che ho scelto come compagno di vita, non necessariamente andandolo a sbandierare ai quattro venti, e senza interferenze. Pretenderei di poter dichiarare sinceramente e senza timore di risultare egoista, immatura, superficiale: adesso no.

  47. Ma per favore! Brucia questa coda di paglia! Nessuno giudica nessuna! E, del resto, i figli in Italia li fanno in pochissime ormai. Totale rispetto per le scelte di ognuno, massima comprensione per chi vorrebbe procreare e non può per motivi biologici, sociali ed economici.
    Ma la si pianti di rompere le scatole a noi che i figli li abbiamo fatti e li cresciamo, qualificandoci come borghesucce d’antan!

    1. ma chi ti rompe le scatole, scusa?
      mi pare piuttosto evidente il senso del post, peraltro in linea con ciò che dici anche tu: rispettare le scelte e l’intimità di ogni donna/coppia/essere umano, poiché trattasi di tema che pertiene la sfera intima di ciascuno di noi, prima ancora che quella pubblica.
      forse mi sono persa dei pezzi, ma nel definirsi “borghesuccia” pare che di coda ce ne sia più d’una. pare.

  48. Io condivido tutto, anche le virgole ed i punti. Ma proprio proprio tutto quanto!
    Di solito quando rompono le scatole a me con domande sul tema “trovarsi un uomo e procreare” passo al contrattacco, facendo notare che di solito chi cerca di farmi capire che ormai, a 31 anni, è ora di sistemarsi in altre occasioni passa il tempo a demolire il consorte o maledire i figli, e concludo che quando vorrò prendermi un impegno prenderò un cane. Finora la tattica ha sempre funzionato!

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