Nessuno Si Impara Da Solo

Mi ha contattata qualche giorno fa una mia amica, in sbattimento fortissimo perché il tipo con il quale si sta frequentando ha cambiato repentinamente e visibilmente atteggiamento nei suoi confronti. Così lei, come da manuale, gli ha scritto una lettera, per chiedere ragioni, per spiegare ragioni, per rinnegare quel senso di fallimento sentimentale che ti assale ogni volta che una relazione (micro o macro che sia) va male e tu ti ritrovi a mettere in discussione il tuo essere intero. Insomma una di quelle epistole vaginali ad altissimo tasso di pathos, che tutte quante all’occorrenza componiamo e che saggiamente lasciamo lì a giacere nella cartella “bozze” del nostro account gmail.  Era indecisa se inviare oppure no. Io, previa lettura del testo, ho votato per il no. Non per il contenuto in sé, ma perché ci sono alcune cose che ho imparato e che mi hanno fatto capire che…meglio evitare.

Per argomentare meglio il mio NO (che mica solo per il referendum costituzionale bisogna averci delle argomentazioni), le ho spiegato che quando mi sento perdente, cosa che di tanto in tanto mi accade, specialmente quando si tratta di faccende para-sentimentali, mi ripeto una frase, una di quelle cagate motivazionali che normalmente schiferei ma che, le ho confessato, in quei casi mi è piuttosto d’aiuto. La trovo così illuminante che per un periodo l’ho avuta anche come status su whatsapp. Poi mi ero dimenticata d’averla (perché grazie al cielo non rientro in quella fetta di umanità che ogni due per tre aggiorna il suo status su whatsapp) e, quando l’ho rivista, l’ho cancellata, con un filo di imbarazzo, pensando “vabbè dai, anche meno”.

Ad ogni modo, la frase in questione è: “Non perdo mai. O vinco, o imparo.”

Imparo. Perché è vero che non si smette mai di imparare. Perché è vero che non si smette mai di fare stronzate.

Neppure quando pensi che ormai hai finito. Neppure quando pensi che più di quelle che hai fatto non puoi farne. Neppure quando provi strade diverse, percorsi alternativi, ti metti in discussione, rischi, intraprendi, percorri. Di sbagliare non si smette mai. E di imparare, nei casi migliori, neppure.

Quando ero giovane mi incazzavo. Mi incazzavo un casino. Facevo delle sceneggiate da far impallidire la migliore tradizione partenopea. Urlavo. Piangevo. Una volta ho anche picchiato un uomo, per dire. Quello parò il colpo, lo colpii sul gomito, mi venne un livido gigante nel palmo della mano. Me ne vergogno, ad oggi, ripensandoci.

Oppure scrivevo. Gesù, quanto scrivevo. Missive lunghe, lunghissime, interminabili. Con un tono insopportabile, gratuitamente accademico (della serie “Piccolo maschio incapace, ti spiego io come funzionano le donne”), oppure sarcastico e corrosivo, oppure profondamente patetico. Il mio capolavoro iniziava con “Ti parlerò in un linguaggio che ti sia lessicalmente accessibile”. Avevo 16 anni. Madonna che imbarazzo. Madonna, quanto ero agguerrita. E quanto ci credevo. E quanto me la credevo.

Oggi, però, ho imparato, le dico.

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Ho imparato che le parole non servono così tanto. Ho imparato che i fatti esprimono molto più che i comizi. Ho imparato che a volte bastano i sensi, e l’intuito, e l’istinto, a capire. Che siamo donne. Che non ci mettiamo più di una frazione di secondo a capire se un uomo ci vuole, oppure no. Se ci desidera, oppure no. Se ci ama, oppure no. Poi ci depistiamo, se il verdetto non ci garba. E sbagliamo, ancora. Anche se siamo adulte. Anche se siamo cresciute. La verità, però, la sappiamo e, almeno su questo, possiamo non prenderci in giro. Possiamo non fare domande e non aspettare risposte compiacenti che, puntualmente, non arriveranno.

Ho imparato che non c’è nulla di più mortificante che parlare a chi non ha voglia di ascoltare. Di spiegare a chi non è interessato a capire. Di scrivere, a chi skipperà paragrafi interi mentre è sul cesso a cagare.

Ho imparato che siamo noi che non dobbiamo essere interessate a interloquire con chi sbuffa, o fa smorfie, o alza gli occhi al cielo. Ho imparato che dare la luce ai ciechi non serve (cit. Janis) e che dobbiamo parlare con chi ci ascolta,con chi ci risponde con perizia, con chi ha voglia, curiosità, urgenza persino, ogni tanto, di noi.

Ho imparato che un uomo se la deve meritare la nostra vulnerabilità. Che non si piange davanti a chiunque. Che non si sclera con disinvoltura. Che perdere la brocca, dimenticare le buone maniere, abdicare alle basilari norme della civiltà, è una verità, una nudità, una forma estrema di sincerità umana di cui non tutti sono degni.

Ho imparato anche che gli uomini non sono stupidi, e neppure superficiali, non sono mica povere criature minorate che non c’arrivano. Semplicemente quando ci sembrano così, è perché la nostra presenza nella loro vita non rientra nella top ten delle loro priorità. Siamo donne, non un reattore termonucleare. Anche le più impossibili di noi, non ci vuole poi molto a capire come renderle felici, qualora renderle felici sia un argomento all’ordine del giorno. A volte lo fanno, o l’hanno fatto. Renderci felici, intendo. Se hanno smesso non è che abbiano subito una lobotomia. Banalmente, per qualche ragione – che non siamo obbligate a comprendere, quindi risparmiamoci le ere geologiche a chiederci “perchééééé?” e a vivisezione i “se” e i “però” – hanno smesso. Hanno perso interesse. Tanto ci può bastare.

Ho imparato che recriminare non serve. E neppure attribuire torti e ragioni. Perché ciascuno di noi, in tutti i rapporti (amichevoli, familiari, amorosi) ha i propri torti e le proprie ragioni. Non è che si vinca qualcosa. Né trofei. Né premi di consolazione. Che anche noi commettiamo errori. Che a volte partiamo per la tangente, che diamo importanza a dettagli sbagliati, che facciamo i conti senza l’oste e li sbagliamo pure. Che quando una cosa ci va di traverso, ci mette lustri a scenderci dall’esofago al culo, e lì comunque ci rimane piantata per un bel pezzo. E che non siamo sempre leggere, leggerissime, come Kaori di Philadelphia.

Ho imparato che a volte è meglio star zitta. Prendere atto. Regolarsi di conseguenza. Non incazzarsi anche perché la rabbia ci fa venire (cioè, aumentare) le rughe.

Ho imparato che le relazioni hanno un costo e che quel costo si può pagare soltanto quando almeno due persone sono disposte e intenzionate a farlo. E che, in genere, non ci vuole poi molto a capire se stiamo giocando un solitario. O se siamo in campo in due.

Ho imparato anche che l’unica sufficienza che possiamo accettare nella vita, è quella che abbiamo preso in matematica.

Ho imparato anche che non si fa con i sentimenti ciò che San Francesco faceva coi vestiti: regalarli ai poveri. Le perle ai porci. Perché la nostra anima un valore ce l’ha e generalmente siamo noi a fissarlo.

Ho imparato anche che la donna (o, più in generale, l’essere umano) che investe tempo, risorse, energie, cure, attenzioni per un’altra persona senza aspettarsi nulla in cambio, esiste con la stessa certezza scientifica con la quale esiste lo Yeti.  E che, in fondo, non è una colpa avere delle aspettative, anche se le aspettative ci fottono sempre. E che il problema, se mai, è fare l’investimento corretto. Scegliere il destinatario giusto. Qualcuno che a sua volta abbia un piccolo capitale emotivo da mettere sul tavolo. Perché un rapporto è un po’ come una società, perché è un lavoro di gruppo, perché è un dialogo, non un monologo.

Ho imparato infine che spesso non è neppure colpa del destinatario, o dell’emittente. A volte, semplicemente, le vite prendono corsi diversi. Rispondono a priorità incompatibili. Assumono forme che non avevamo preventivato e non ci si può far nulla, se non ammettere l’errore. Provare a non odiarsi. Fare pace con la propria fallibilità. Assolvere la propria mediocrità. Capire che è così che va.

Incassare. Elaborare. Migliorare.

E, definitivamente, non inviare alcuna email.

121 thoughts on “Nessuno Si Impara Da Solo

    1. Bel pezzo. Se la vita fosse un gioco ti direi che sei salita al livello successivo, bene. Ma “Ho imparato anche che la donna (o, più in generale, l’essere umano) che investe tempo, risorse, energie, cure, attenzioni per un’altra persona senza aspettarsi nulla in cambio, esiste con la stessa certezza scientifica con la quale esiste lo Yeti.” su questo punto, no. No cara, esistono persone così, che “fanno” senza il solito commercio del tornaconto, lo fanno perché sono tali e possono permetterselo, perché in fondo è anche bello farlo e spesso giusto. Giocano qualche livello più alto della media, come è giusto che sia, perché le persone speciali esistono.

      1. sono poche. è raro.
        io non ne ho incontrate ancora. e mi sono accorta di non essere così. di aver smesso di amare a fondo perduto, a un certo punto. forse sono io che non so farlo. sappi che mi interrogo, su questo punto. ne parlavo con un’amica pochi giorni addietro.
        rifletto. ci tornerò.

  1. “Fare un errore diverso ogni giorno non è solo accettabile, è la definizione di progresso”
    Versione meno saccente e sufficiente della cagata motivazionale che hai usato come status su Whatsapp (che mi hai fatto venire il dubbio ed ho controllato, il mio è “in ferie”. Da due anni. Fosse vero!).
    La cosa che frega è quel “diverso”. Perché solitamente ricadiamo nei soliti errori, nonostante ormai siamo consapevoli lo siano.
    Tu, come tutti, hai sbagliato parecchio. A differenza di molti però, non hai problemi ad ammetterlo. Sbagliando s’impara, per rimanere nell’ovvio, ed alla nostra età ormai abbiamo accumulato una discreta pila di errori, cazzate, bivi cannati a tutta velocità convinti che il nostro personalissimo tom-tom fosse infallibile. Ma è servito, non per niente ogni tuo paragrafo inizia con “ho imparato”.
    Inutile illudersi, continueremo a sbagliare. Forse un po’ meno, forse peggio di prima. Ma accanto alla pila di errori, c’è un sacchettino di lezioni, che costituiscono la nostra saggezza (vogliamo chiamarla così?). L’importante è massimizzare il rendimento🙂

    1. massimo sforzo minima resa insomma🙂
      il segreto dell’emotività insostenibile😀
      no, lo so, hai ragione. è che inevitabilmente in noi si creano dei pattern comportamentali. ma analizzarli e riconoscerli è il primo passo per evitarli. o per ripeterli con consapevolezza, se proprio vogliamo.
      non credo si smetta mai di imparare, non credo potremo dirci mai “fatti e finiti”. però sì, abbiamo il sacchetto di lezioni e quello non è proprio niente niente. ecco.

  2. Sono totalmente d’accordo con ogni parola di questo articolo. Ho imparato anch’io a tacere, quando una volta non avevo praticamente filtri tra cervello e bocca (e tra sentimenti e bocca, che è pure peggio). Ho imparato che quelli che dicono che la comunicazione è fondamentale sempre sono da prendere con le pinze, perché a volte troppa comunicazione (come nel caso della tua amica) fa più male che bene, è inutile e oltretutto immeritata da parte di chi la riceve. E in altri casi ci si incarta nella troppa comunicazione e ci si dimentica che spesso le cose sono molto semplici, che una cosa la si vuole o, semplicemente, no.

    1. sono perfettamente d’accordo.
      la comunicazione è ottima quando è chiara. fintanto che chiariamo il messaggio che vogliamo dare all’altro, facciamo pure bene a moderarci. per tutte le ragioni plurime e varie che citi🙂

  3. Standing ovation tesoro. Questo post dovrebbe essere stampato e attaccato sullo sportello del frigorifero assieme alla nostra foto in un momento in cui pesavamo TOT.
    Questo post verrà segnalato a mia figlia, che dopo un mese sta ancora a struggersi per un pirla scozzese (e già questo è grave,) che l’ha lasciata con un messaggio via uozzap.
    Comunque ti dirò… a me hanno molto scritto, i bipedi della mia vita. Ma veramente tanto sai, e di conseguenza molto ho scritto io. Sarà che ho frequentato, e mi è sempre piaciuto, il tipo d’uomo un pò rude e chiuso ma con quel tot di componente femminile inside, che attizza un sacco. Tutt’ora il mio ex ogni tanto mi scrive. Fondamentalmente mail del piffero con componente copincollata ad hoc, mail a volte teneramente rimpiantose (se hanno passato petaloso io rilancio “rimpiantoso”,) del fatto che siamo diventati due estranei e questo è assurdo. Io non rispondo: sono tre anni che non rispondo. L’ultima è di qualche giorno fa, a ridosso del suo compleanno per il quale non gli ho fatto gli auguri. Letta e cestinata. Quindi anch’io sono per la non risposta, quando un uomo ci ha asfaltate emotivamente. Anche quando a lasciarlo siamo state noi, perchè se una persona non ha saputo avere cura di noi la si lascia andare, e basta.

    Adesso che ci penso, pò esse che dietro alle mail del mio ex amore grande-grande amore ci sia una malcelata richiesta dei maglioni e tute e scarpe che aveva lasciato a casa mia, ma è tardi anche per questo: sono finiti nel cassonetto Caritas tre giorni dopo che l’ho lasciato.

    Bacissimi

    Zia

    1. Ecco. A me invece piacerebbe capire perché una mia ex – che mi lasciò di sua sponte – poi continuò a mandarmi messaggi strampalati giorno e notte per ben tre anni (non tutti i giorni, sia chiaro, altrimenti sarei in manicomio o in galera).

      1. E pensa che stavo facendo la cazzata di rivederla per “capire” se potessimo riprovarci.
        Poi invece ho fatto una cazzata peggiore, ho sposato la mia seconda (ora ex) moglie 😝

    2. Premesso che sarai intimamente contenta della rottura di tua figlia (al netto del suo – passeggero – stato d’animo) …cosa ti aspettavi da uno scozzese, che “sprecasse” anche i soldi per un francobollo?? 😝

    3. Oddio, sarebbe lo scozzese che al matrimonio del fratello non l’ha invitata al pranzo ma l’ha mollata in custodia a degli sconosciuti per un pomeriggio intero? Per poi lasciarla con un messaggio su whatsapp? Un signore direi!! Lei soffre, ma meno male che è finita!
      La verità è che questo post di Vagi (ma anche molti altri suoi post🙂 ) avremmo dovuto leggerlo tutte e tutti entro i 18 anni, dovrebbe fare parte integrante dell’educazione sentimentale

    4. “Se una persona non ha saputo avere cura di noi la si lascia andare, e basta”.
      basterebbe stampare questo e incollare questo sul frigorifero zia.
      rido. io le maglie e i vestiti li conservo ancora, mischiati, di ex vari, in uno stesso cassetto.
      e anche a me, a volte hanno scritto. il più grande ATEIDMV (amore tossico e incompiuto della mia vita) mi scrisse una mail MONUMENTALE, una BOMBA, poco prima di sposarsi.
      ma è tutta acqua passata. graziaddio.

      del tipo di tua figlia mi ricordo anche io. quello che le fece il numero al matrimonio.
      vabbè ma poi scozzese no. scozzese proprio no.

      lei è giovane, sarà sicuramente in gamba, e bella. e il mondo è proprio grande. girale il post e fidelizziamola❤

  4. E – da uomo – aggiungo che strepitare ed inveire (tanto quanto usare il sarcasmo) non sortiscono altro effetto che far venire il fumo al naso al maschio destinatario, con il risultato di peggiorare la situazione (tipo Wilder e Feldman che scavano al cimitero: potrebbe essere peggio – e come? – potrebbe piovere …ed inizia a piovere)

    1. lo so, lo so.
      io sull’inveire ho imparato. sul sarcasmo sto ancora lavorando. perché suono sarcastica anche quando non lo sono e questo a volte diventa problematico anche con gli amici o con i collaboratori😀
      ma è tutto un work in progress.😀

      1. Mi sembra di risentire il mio capo, quando mi dice che devo lavorare sulle mie skill relazionali. E non ha tutti i torti, visto che la maggior parte delle persone, a primo impatto, mi considera un acido testa di cazzo😀 Però poi si ricredono… a volte😛

  5. Quanta saggezza, quanta saggezza! Che poi quelle email che mandi e restano senza risposta (perché sempre restano senza risposta) non ti permettono di chiudere, perché in fondo aspetti sempre la risposta. Meglio chiudere la porta, salvare la propria dignitá ed intraprendere altri cammini.

    1. esattamente. e poi, come dice una mia amica, spesso queste mail le scriviamo per noi stesse, più che per loro. le scriviamo per tirare le somme, per capire, per sfogare. e se premiamo “invia” finiamo con l’aspettarci una risposta ricca, sincera, appassionata, che sia almeno la metà della nostra. non dimenticherò mai una volta che mail di 2 pagine (preparata in word ovviamente) che in risposta ebbe un sms. lungo però. diviso in ben 2 sms.

  6. Beh, anch’io ho imparato. Ho imparato che prima di tutto bisogna stare bene con noi stessi per dopo pretendere fare stare bene gli altri. Ho imparato che per tanto che una donna dirà ad un uomo “ti amo”, non occorre mai crederci, perchè solo lei sa cosa prova davvero, e dire TI AMO per una donna è come dipingersi le unghie. Ho imparato che quando una donna ti chiama con un’altro nome, non sarà mai per sbaglio. Ho imparato a sorridere davanti alle presse in giro della vita. Ho imparato che chi rischia tutto per l’amore di una persona che niente rischia nell’unione, non è saggio per niente. Chi meno ama sarà sempre chi comanderà, e sarà chi poco o niente rischierà sempre. le donne spesso si lasciano amare, in attesa del principe azzurro che mai arriva. L’uomo ama come lupo feroce, anche la meno bella tra le cappuccetti rossi.
    Ho imparato che nella vita la cosa più importante siamo noi stessi. Il resto, può esserci o no, ma non sarà mai imprescindibile.

    1. che le donne dicano tutte ti amo con la stessa disinvoltura con la quale si pittano le unghie non mi torna. alcune lo faranno e altre no. esattamente come gli uomini. ho sorriso invece per il nome sbagliato. ma quello vale pure al contrario.
      per il resto condivido il tuo incipit, che bisogna star bene con se stessi prima di pensare di star bene con gli altri. lo ripeti anche in chiusura, ma con un tono diverso, più disilluso, che mi piace meno.

      è tutta una questione di destinatari. scegliere quello giusto.

  7. “Ho imparato che un uomo se la deve meritare la nostra vulnerabilità. Che non si piange davanti a chiunque. Che non si sclera con disinvoltura. Che perdere la brocca, dimenticare le buone maniere, abdicare alle basilari norme della civiltà, è una verità, una nudità, una forma estrema di sincerità umana di cui non tutti sono degni.”

    verità assoluta, complimenti come sempre vagi

  8. Oddio oddio oddio mi hai fatto ripensare a certe lettere che ho inviato… sto morendo di vergogna ancora oggi a pensarci! mai scrivere, mai lasciare una traccia… scripta manent… vado a nascondermi nell’armadio per dieci minuti

  9. Non sono d’accordo. Una spiegazione bisogna pretenderla, se non altro si dimostra alla controparte quante poche palle abbia nel non replicare. Nel Maggio 2015 sono andato una settimana in Israele con una cara amica (amicizia ventennale) e sua figlia adolescente. Abbiamo visto quello che dovevamo vedere, abbiamo fatto quello che volevamo fare eppure l’ultimo giorno, alla mia tranquilla richiesta di fare un bilancio della settimana passata insieme, mi disse che ero stato un rompicoglioni! Alla mia richiesta di motivare la sua affermazione ha iniziato a cazzeggiare brutalmente senza darmi un solo esempio in cui le avrei dato fastidio. 20 anni di amicizia buttati nel cesso. Le ho scritto, non una mail, ma una lettera con tanto di francobollo: nessuna risposta. Io l’ho trovato un atteggiamento molto scorretto e dubito che se fosse capitato a voi avreste accettato di buon grado la situazione. Una risposta va data. Una motivazione va detta, poi ci si saluta e ci si dimentica l’uno dell’altra ma così è profondamente scorretto.

    1. Hai imparato un’altra grande legge: mai, MAI, andare in vacanza con gli amici per più di 2-3 giorni. La garanzia di rottura supera il 90%.

      By uno che l’ha sperimentato anche quest’estate

      1. Mi dispiace per la tua esperienza negativa di quest’Estate. A me, in passato è capitato di andare in vacanza con amici, con un amico etc…e non aver nessun problema. A me non va di generalizzare. Ritornando al punto, secondo me ogni questione non dico che va risolta ma almeno chiarita ed è per questo che vale la pena di confrontarsi e la cosa non mi trova d’accordo con Vagina. Poi si può rimanere su posizioni diverse e per questo magari rompere il legame che c’era, ma almeno se il rapporto deve morire che si sappia di che morte stia morendo!

    2. non stiamo parlando del dare o non dare una risposta. stiamo parlando del porre la domanda.
      tu l’hai posta (e pure noi, milioni di volte). non hai avuto risposta (noi in genere sì, risposte laconiche e grossolane, il più delle volte). tutto qua. a un certo punto si capisce che i fatti si commentano da soli.
      nel tuo caso c’era di mezzo un’amicizia ventennale, come dici, e fosse solo per quello era giusto interrogarla.
      detto ciò: in vacanza per 1 settimana solo con i rapporti MOLTO COLLAUDATI. o da soli.

  10. post esemplare. Meglio di così non lo potevi scrivere. Noi siamo nati per imparare e lo facciamo in continuazione, poi come scrivi, fingiamo di non conoscere quello che si è imparato. Le relazione sono di coppia e non monotematiche.
    Se da due si diventa uno, beh! è meglio darci un taglio netto subito. Si evitano guai, problemi e lacrime. Però questa ricetta, come scrivi anche tu, sembra la si dimentichi troppo spesso.

  11. ‘Non importa quanto stretto sia il passaggio,
    Quanto piena di castighi la vita,
    Io sono il padrone del mio destino:
    Io sono il capitano della mia anima’
    Invictus – William Ernest Henley

    ‘Non perdo mai. O vinco, o imparo’
    Geena – Nessuno si impara da solo

    Sono giunto alle tue stesse conclusioni impiegando molto più tempo di quanto non ne abbia impiegato tu. E con un maggior numero di errori commessi.

    Il mio incipit avrebbe potuto essere tranquillamente: ‘ Come lo scoglio infrango, come l’onda travolgo’, perchè a 18 anni ero assolutamente certo e sicuro del mio ruolo e soprattutto dell’immancabile vittoria finale…
    In realtà non ero nè onda, nè scoglio; solo un piccolo bastimento che credeva di essere un transatlantico e che correva nella nebbia verso il suo piccolo ma molto appuntito iceberg; novello Titanic pieno di fiducia nei propri mezzi.

    Se riusciamo ad imparare dai nostri errori, se abbiamo l’onestà intellettuale di accettare le nostre manchevolezze e di riconoscere i nostri limiti, se riusciamo a non avere paura di guardare in faccia il lato oscuro che è dentro di noi….
    Allora avremo la prova che stiamo crescendo.
    Non necessariamente saremo persone migliori, ma di sicuro persone più complete.

    Scrivere agli altri messaggi o lettere, inviare audiomessaggi, sms, whatsapp per pretendere razionalmente spiegazioni su un sentimento che è fatto di sensazioni e per sua natura ha basi irrazionali…. Beh, mi pare uno spreco di risorse. Tuttavia lo facciamo ugualmente anche se non lo vediamo , perchè non vogliamo vederlo e soprattutto non vogliamo saperlo.

    Una volta ho letto su un libro che l’innamoramento in tedesco si scrive ‘leidenschaft’, che tradotto significa passione, ma anche sofferenza. Non c’è via di mezzo; o è il paradiso, o è l’inferno. O si viene corrisposti, oppure buonanotte ai suonatori.

    Io ho scritto lettere, fatto registrazioni su musicassette e chi più ne ha….. Ma alla fine erano quasi tutte cazzate, che nel migliore dei casi suscitavano mezzi sorrisi di compatimento, se non reazioni risentite con conseguente shutdown relazionale dell’altra parte, da fare paura ad un reattore nucleare.

    Come dici tu, alla fine impari… impari a gestirti; a sapere quando parlare e quando tacer; impari a renderti prezioso/a e a dosarti nelle apparizioni; impari a capire quando ti stai per infilare in una storia contromano, eppure ci vai lo stesso.
    Perchè alla fine, lo abbiamo scelto noi… scelto di essere soggetti attivi della storia.

    Credo sia questo a fare la differenza, a fare di noi degli ‘Invitti’.

  12. Cara Vagina è da qualche mese che ti ho scoperto, per caso, per un contatto in comune che una sera ha pubblicato un tuo post… sono stata fulminata dalle tue parole, ogni post che pubblichi mi dà da pensare, mi ci ritrovo un sacco, sempre.
    Volevo dirti che apprezzo e ammiro molto ciò che scrivi, è di continuare così.
    Un saluto

  13. Mi dispiace, ma questo discorso non torna.
    O meglio, in un paio di punti in particolare.
    Il primo è che a un certo momento conviene non parlare, conviene star zitte e far parlare i fatti. A volte le parole confondono, noi maschietti e voi donne abbiamo un modo diverso di tradurre i sentimenti in frasi, in aggettivi, in coordinate e subordinate. Quindi qui meglio affidarsi ai fatti. Sì certo, preparare la colazione, sorprenderla, saperla prevedere in un desiderio, farle sentire che è lei quella importante…. tutto vero, ma c’è un ma bello grosso.

    Il punto debole del tuo discorso è che i fatti non scalzano la comunicazione. Quella ci vuole, ed è una fatica, una zappatura continua di un orto comune. È trovarsi occhi negli occhi e avere il coraggio di dirsi “guarda che c’è qualcosa che non mi rende contento/a, dobbiamo parlarne”. È la volontà di descriversi e capirsi, e farlo perché si vuole andare avanti. Lo so, con noi a volte è difficile perché ci voltiamo dall’altra parte, sbuffiamo, facciamo capire che ci state rompendo i coglioni.

    Ma voi? Quando si tratta di comunicare con i vostri silenzi, pensi sia così facile? Non quando fate la scenata, che ci sta…. Dico quando fate finta che vada tutto bene e negate che qualcosa vi consuma. Quando scegliete di non comunicare e magari gli unici fatti che sapete mettere in campo sono tralasciare il rapporto, dedicarvi a palestra e amiche. Fino all’estremo, mettere su un’altra storia con un altro in parallelo e poi saltare bellamente dall’una nell’altra.
    Sto estremizzando, ovviamente, ma per dire che spesso dietro la dinamica del silenzio partono questi “distacchi”. E, trovarsi dall’altra parte, ti assicuro che anche per un maschiaccio con la scorza spessa può essere davvero doloroso.

    Qui c’è il secondo punto. Quando accenni che voi donne avete bisogno di attenzioni, di riguardi, di scrupoli…. Ma che pensi che un uomo non abbia bisogno di questo? Che non è il nostro desiderio avere accanto una donna forte, che sia una persona a tutto tondo, con i suoi difetti e i suoi successi? Pensi davvero che abbiamo tutti il mito della figona, della velina, della donna scopa e getta?
    No, non è così. Anche noi vorremmo essere più considerati, anche nel nostro linguaggio grezzo e diretto. Vorremmo ricevere delle attenzioni, anche comunicative. Vorremo avere qualcuna che sappia sedersi con noi, che pretenda che stiamo al pari suo e che si impegni di essere al pari nostro, galoppando e saltando gli ostacoli posti dalla diversità di genere. Quelli ostacoli per cui a volte non ci si capisce, non si comunica, ci si fraintende. Perché siamo, appunto, diversi.

    Si cade spesso su quegli ostacoli. Io sono ancora pieno di lividi, e di colpe. Ma le lettere, le scritte con lo spray alla Jack Frusciante, le rose, le sorprese, le attenzioni, i riguardi, in sintesi i famosi “fatti” non servono a niente se non si accetta di galoppare insieme. E di giocare a carte scoperte. Senza i giochetti “lui/lei mi dà segni di distacco perché non mi caga”. Siete davvero tutti così sicuri che dietro un segno di distacco ci sia per forza solo disinteresse? E se quella persona stesse soffrendo? Se fosse schiacciato da preoccupazioni, anche futili, delle quali si vergogna e non riesce ad affrontare?

    Sì, quante volte avrei voluto, invece dei famosi “fatti” avere davanti una ragazza che sapesse prendermi le mani, guardarmi e dirmi “che c’è? io con te ci voglio stare, ma se qualcosa non va non posso starmene qui in silenzio a guardare….” Comunicare in una coppia vuol dire volere e sapere aprirsi il cuore. I fatti servono a farlo sorridere.

    Insomma, donne, provateci. Non vi mancano le risorse d’animo per farlo.

    1. Grazie come sempre Vagi per il tuo acume…mi hai colpito come sempre….vero bisogna sempre imparare dalla vita, ma Non e’ facile…Mi ha colpito sKaglia la sua risposta, hai ragione anche se sei un uomo…..ahahahaha certe volte e’vero Voi maschietti fate fatica ad interpretare i nostri silenzi: la nostra comunicazione: io ho lo stesso problema con il mio compagno, Poi alla fine le cose vanno avanti ci si urla o nel peggiore dei casi si lascia che le cose procedono trovandosi altri impegni e la relazione si sfascia senza sapere il perche’………Nella mia vita ho scritto e ricevuto molte lettere e devo dire la verita’ ho sempre voluto e pensato che fosse meglio mettere in chiaro cosa si pensa e cosa si prova; ma molto spesso non solo le parole dette ma anche quelle scrtite sono fonte di fraintendimenti,,,,,comunque ho sempre apprezzato e preferito essere chiari con i miei ex e parlare o scrivere se c’erano problemi. Non che la cosa poi sia servita a molto…………infatti ora mi rimangono solo quelle lettere a testimoniare la mia vita relazionale con voi uomini un Mondo completamente astratto dal nostro!!!!!

      1. più semplicemente: io ho molte lettere nella cartella bozze. e molte altre inviate. ma crescendo ne ho inviate sempre meno, capendo che sono pochi destinatari che le meritano. la sincerità è nudità. e lì fuori è una giungla.🙂

    2. (A parte che Vagi si riferisce al momento in cui una storia è già finita, e quindi parlare a questo punto è del tutto inutile)
      Caro amico (ti scrivo…) quando una donna inizia a stare in silenzio, se non si tratta solo di una giornata “storta” ma il silenzio si protrae, è già “andata”. E in quel silenzio c’è tutto un discorso sul fatto che tu avresti dovuto capire tutti i suoi pensieri ed il suo sentire senza il benché minimo movimento di un sopracciglio.

      Comunque, oltre a cercare il dialogo con la mia attuale compagna, mi sto attrezzando anche con una bella sfera di cristallo 😜

      1. verissimo… quando una donna smette di parlare (e di “scassare”) vuol dire che ha perso interesse e ormai, nella sua testa, i giochi sono fatti. L’uomo si sente sollevato e in realtà dovrebbe cominciare a preoccuparsi.

      2. ma se sbuffate, è normale che smettiamo di parlare, no?
        e sì, quando arriviamo al silenzio, se non è passeggero, in genere abbiamo già rinunciato, abbiamo già perso le speranze (spesso a ragione) sul fatto che ci sia il margine per comprendersi e migliorarsi.

    3. mi pare che ci sia un misunderstanding alla base di tutto ciò.
      il tacere, a volte, non significa azzerare la comunicazione. significa selezionare, moderare i contenuti, non lasciare aperto il torrente delle recriminazioni e delle lamentele. vuol dire applicare la razionalità al tumulto che a volte sentiamo, in cui l’aspettativa disattesa, si mischia con la nostra insicurezza, a se la lasciamo libera solleva uno tsunami dialettico che – specie quando di anni ne hai 30 e non 17 – rischia di travolgere tutto.

      detto ciò, nei rapporti ci stiamo dentro con tutte le scarpe e con tutti i sensi. a me è capitato di tacere, e mi è capitato di parlare poi. mi è capitato anche di essere interpellata, di aver risposto “no niente” al “che c’hai?”, quando non ero pronta a condividere e di aver spiegato poi, quando avevo chiaro ciò che volevo dire. e se c’è una cosa che mi viene riconosciuta, è che con me si può comunicare.

      però quando i coglioni ce li ho fermi. era questo il senso.
      e quando dall’altra parte non sbuffi, ma mi ascolti. perché vuoi capirmi.
      quando c’è questa parità di intenti, la quadra si trova. che non vuol dire che si vive una storia perfetta, ma che ci si vuole bene, come esseri umani che in piena consapevolezza di sé, accettano di confrontarsi, tra pari.

      non so se mi sono spiegata.
      per il resto è una battaglia. la combattiamo tutti. non è che le donne sono perfette e buone, e gli uomini stronzi e inetti. siamo persone, tutte imperfette.

      qui è tutto.

  14. Ho una lettera salvata nelle bozze da mesi. Ogni tanto sono fortemente tentata di inviarla e mandare tutto al diavolo, ma per un motivo o per un altro finora mi sono sempre fermata (anche se l’indecisione è rimasta). Il tuo post è arrivato proprio al momento giusto, credo proprio che mi ripeterò ciò che hai scritto come un mantra (e magari questo mi impedirà di commettere l’ennesimo errore).

  15. io scrivo sulle note del telefono, titolo “le cose che vorrei dirti”, l’ultima volta lo guardavo e modificavo mentre ero con lui e poi no, non è mai il caso di farglielo leggere; magari si può ripescare e scrivere poi una lettera per te, per ricordarti.
    Ma è vero, la mia vulnerabilità è la cosa che pià in assoluto un’altra persona deve meritarsi.

  16. sai come ho iniziato a seguirti? Ogni volta che pubblichi un articolo la mia amica me lo invia, perchè si adatta spaventosamente a me o è una risposta perfetta a un qualche discorso che abbiamo fatto.
    Sai perchè ho deciso di buttarmi ed iniziare a mettere online ciò che scrivo? Perchè mi hai fatto capire che c’è voce, e soprattutto qualcuno che ascolta, anche quelle come me .

  17. Condivido al 100%. E aggiungo:
    Ho imparato che é inutile cercare di far assomigliare un cane ad un lupo.
    Viviamo nella convinzione di essere perfette, e di poter redimere gli uomini, di poterli rendere migliori. Ma noi siamo così e loro pure.
    Né perfetti né imperfetti.
    Il segreto è accettare il compromesso, non la mediocrità ma la via di mezzo.

  18. Sei una grande. Punto.
    Hai imparato molti anni prima di me, questo di solito da una bellezza alla vita che prima di questi “hoimparato” non vedi accecata dal proprio prendersi in giro

  19. se un uomo non è disposto o interessato ad ascoltare quello che ho da dirgli riguardo il nostro rapporto non perdo nemmeno tempo ad arrabbiarmi o a tormentarlo, taglio e basta, non ne vale la pena. Per il resto sottoscrivo tutto tranne una cosa: ci sono uomini che davvero non hanno la più pallida idea di come fare felice una donna: e non perché non ci amano, ma proprio perché non ci arrivano.

  20. La vivisezione può essere utile. Capire perché l’uomo abbia perso interesse in te a volte può servire per recuperare un rapporto. Le donne sono più brave, l’uomo ha la tendenza a fuggire e capire cosa stia succedendo ogni tanto fa la differenza. A volte basterebbe solo qualche pompino in più…🙂

      1. Diciamo che riavvicina molto…. ahahah!!!
        Anche quelli tengono in vita la passione. L’amore va sempre alimentato e il sesso fa parte del carburante. Ovvio che se l’amore è morto è tutto inutile, è come prendere un antibiotico in assenza di sistema immunitario… la morte è certa!

      1. Già, vale per entrambi. Esistono anche donne con l’istinto di fuggire dalla coppia senza la capacità del taglia e ricuci.

  21. “L’amore si fa o si sente, l’amore non si dice, non si reclama e non si commenta l’amo­re fatto, l’amore ha gli occhi per parlare e le mani per recargli doni. Se gli occhi sfuggono e le mani arrivano vuote, è detto tutto. Due che non hanno niente da dirsi parlano del loro amore reciproco, che intanto sta volan­do altrove. Parlare d’amore significa parlare d’altro.” Aldo Busi

  22. Sei l’ incarnazione della verità e realtà femminile..cioè quando leggo ciò che scrivi è come se fossi un oroscopo: ogni singola parola è reale e porta a riflettere, grazie❤

  23. Mi chiedevo se c’è la possibilità di fare di questo tuo scritto un santino. Si, tipo santino che tieni nel portafoglio fra una fidelity card e la fototessera dei nonni ormai defunti. Perchè se fosse possibile io lo farei, e me lo porterei sempre con me, e lo tirerei fuori all’occorrenza, quando sto per avere la lacrima facile come in questo momento, quando vorrei scrivere epistole a chissà chi poi, quando ho bisogno di un’amica che mi dica cosa fare ma l’amica è al telefono con il fidanzato e non mi caga.
    Ecco. Pensaci. Potrebbe essere un buon business.❤

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