Cazzotene di me?

Cazzotene di me?, mi ha chiesto.

Hai la tua vita, ha detto. Il tuo lavoro, i tuoi progetti, i tuoi impegni, i tuoi inviti. Ho anche i miei amici, la mia casa e la mia macchina qui, se è per questo. Ho anche l’abbonamento in palestra, il biglietto per il prossimo concerto a Teatro, l’agenda piena di incontri, le giornate di co-working in Paolo Sarpi, la mia famiglia a poche ore di treno. Se è per questo.

Cazzomene di te? Potrei fare un lungo elenco di dettagli che grazie al mio raffinatissimo spirito d’osservazione ho colto e potrei scrivere una di quelle robe stracciamutande che il tuo ego ne uscirebbe come manco Arnold Schwarzenegger negli anni ottanta. Potrei comporre un puzzle di parole, di quelle che vanno a fondo, perché so farlo, e potrei spiegarti perché mi piace ogni pezzo di quel puzzle, pure quelli che in effetti non sono oggettivamente un granché. Ma queste robe io le ho già fatte. È proprio un format capisci. Funziona eh. Ha funzionato sempre, si sentono speciali le persone se dimostri di ricordare i particolari della loro individualità. Insomma è un metodo di seduzione alquanto ovvio, che io ho applicato diverse volte nella vita e a volte l’ho applicato così sfacciatamente che certi ex me l’hanno pure ritorto contro. Hanno usato la mia arma contro di me. Me le hanno scritte loro, le lettere stracciamutande con tutto ciò che avrebbero per sempre ricordato di me. Ma ti rendi conto. Che razza di modi. Il fatto però, io allora non lo sapevo e l’ho capito dopo, è che non è questo il punto. È che non è questa roba, l’amore. Questa roba qui è ipermnesia, è retorica, è feticismo. E io di te non voglio un feticcio. Vorrei te, che è diverso.

Quindi lascia che risponda in maniera semplice al “cazzotene di me”.

Cazzomene di te? Che sei intelligente, innanzitutto. Che hai un certo senso dell’umorismo e che capisci il mio, di senso dell’umorismo, e quando faccio una battuta ridi, oppure fai una smorfia e mi rispondi a tono, e allora rido io, e avanti così di rimandi e citazioni, e modi di dire, e neologismi e un’assortita microlingua che abbiamo provveduto a creare e arricchire, lentamente ma costantemente. Che sei educato e che ti lavi tutti i giorni,  che ci trattiamo da pari e che non ci prevarichiamo, che quando parliamo lo facciamo per spiegarci e comprenderci, non per ferirci, non per offenderci. Che ci facciamo bene, letteralmente, perché bene ci vogliamo, sinceramente. Che abbiamo quel genere di diversità che ci permette di crescere, e quel genere di similitudine che ci permette di intuirci. Che non hai paura di migliorare e che mi induci a essere la versione migliore di me stessa. Che non ti senti minacciato da ciò che dico, da ciò che scrivo, da ciò che sono. Che sei speciale nel senso che sei normale. Che non avrei nessun dubbio, su di te. E io dubito sempre di qualsiasi cosa. Anche del gusto della pizza da ordinare a cena, come sai. Che non hai mai dovuto “tenermi testa”, perché questa storia che mi ci vuole uno che “mi tenga testa” non sai quanto m’abbia seccata, che è tutta la vita che me la sento ripetere, manco fossi il risultato di un incrocio genetico tra Vittorio Sgarbi e Condoleezza Rice. Che mi rispetti e, soprattutto, che ti rispetto. E che non abbiamo mica dovuto fare un summit delle più grandi potenze mondiali per decidere che rispettarsi – nei modi, nei toni, nei contenuti – fosse una cosa giusta. L’abbiamo fatto e basta. E non ti ho mai ringhiato contro. E non hai mai alzato la voce. E non ho mai dato libero sfogo al mio animo da drama queen, che a te sembrerà poca roba ma non sai che grande conquista sia, questa, per la Filumena Marturano che c’è dentro di me.

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Cazzomene di te? Che in mezzo a tutti i tuoi (comunque numerosi) difetti ci sono delle qualità e che quelle qualità per me sono importanti. Di più, sono sostanziali. E che di te mi fido, e non mi fido quasi di nessuno, io,  perché sono una terrona cicciona, arrogante e diffidente. E, bada, non è che mi fidi in quel senso che poi m’aspetto che tu sia Christian Bale in Batman, ma anche un po’ Kevin Costner in The Bodyguard, no davvero. Mi fido conoscendo i tuoi limiti. Mi fido come ci si fida delle persone reali: sapendo che possono deluderci, perché sono fallibili come tutti, ma pensando che finché non lo fanno quella fiducia la meritano.

E io non lo so cosa significhi tutto questo. E non posso dirti che ho ragione io, a cazzofregarmene così tanto di te. E non posso neppure dirti che sono una donna docile, che non manipolo, che non mi lamento, che non cambio le carte in tavola e l’umore nell’anima, che non giro le frittate, che non mi entusiasmo finché le cose non le ottengo e quando poi le ho ottenute ci perdo l’interesse, che non ho mai anteposto i miei obiettivi a quelli del partner, e che ad amare non faccio fatica, perché mentirei. Per me amare è difficilissimo, se pure inevitabile. E non posso dirti neanche che sono di sicuro quella migliore per te, che se mi perdi te ne pentirai, che mi rimpiangerai, che non mi dimenticherai mai. Perché sai io questa cosa l’ho sempre creduta, sempre, di tutti gli uomini con cui sono stata, che detta così sembra che io sia stata con tutta la popolazione del Benelux, ma no, sono numeri assai più piccoli. Fatto sta che ho sempre pensato d’essere LA MIGLIORE AL MONDO per loro. Inutile dirti che sono tutti coniugati con altre, e alcuni di essi — ne sono certa — sono molto (ma molto) più felici con loro di quanto lo siano mai stati con me, e mi pare pure giusto e sacrosanto così. Insomma, quello che voglio dirti, è che non ci credo più a questa cosa, sai, che esiste una persona nel mondo che è la migliore per noi. E se ci fosse, non sarei certa di essere io, quella per te. Perché ho i capelli ricci e corti, invece che lunghi e lisci. Perché ho i denti storti e gialli, che lo sai fumo troppo, invece che bianchi e dritti. Perché ho le rughe, troppi anni, pochi soldi e discutibili ambizioni. E a me piace come sono, sia chiaro, io mi amerei, se fossi in te, e ciecamente pure, e troverei rivoluzionaria e irresistibile la mia diversità rispetto alla pletora di fichette figlie di papà taglia 40 in cui mediamente ti imbatti, ma capisci che io sono di parte. E quindi, insomma, non faccio granché testo, nella fattispecie.

E forse neppure tu saresti il migliore al mondo per me. Perché ascoltiamo musica diversa e perché non guardiamo le stesse serie tv. Perché io sto sveglia la notte e tu stai sveglio di giorno. Perché tu sei un ipocondriaco e io invece dai medici non ci vado mai e penso sempre che morirò improvvisamente di un’unghia incarnita che – se solo l’avessi curata – mi sarei potuta salvare. Che peccato. Era così giovane. Perché io vivo di emozioni sfiancanti e tu di sfiancante razionalità, e forse è solo un miracolo che per un po’ siamo riusciti a parlare nella stessa lingua, ma nel tempo no, finiremmo per scannarci, forse sì. O, più probabile, moriremmo di noia.

Insomma, non posso dire che ho certamente ragione io, al di là d’ogni dubbio, a cazzofregarmene così tanto di te. Però delle ragioni le ho. Tu dirai che non sono sufficienti. Io risponderò che sono necessarie. Poi ti dirò che resteremo  sempre buoni amici, come cantava il caro Gianluca Grignani ne “La Mia Storia tra le Dita” (perle, perle, lo so) ma tu sappi che potrei mentire, perché tra le cose che proprio non so fare, come i calcoli a mente e gli esercizi di yoga, c’è anche essere amica di persone di cui me ne sono cazzofregata troppo.

77 thoughts on “Cazzotene di me?

  1. ok, facciamo che io ti racconto la mia storia, e poi gliele scrivi tu , al mio lui, tutte quelle cose che non so fargli capire.
    Grande vagi, come sempre.

    1. Non è che gli uomini non si lavano, è che seguono innovativi metodi di lotta biologica per minimizzare il proprio impatto ambientale evitando prodotti chimici! Ci sono ovviamente dei pro e dei contro. Fra i contro, c’è che la scusa raramente regge… 😀

  2. Ciao bella Donna e anche Uomo, mi piace soprattutto terrina arrogante e diffidente. Le ho conosciute tutte così le persone del sud (dalla Campania in primis) e chissà perché, antropologicamente parlando. Somigli a una mia ex sicura di valere in tuttto.. ma insicura. Mi fai sempre ridere e ti ammiro perché ti apri confessandoti dove altri neanche ci penserebbero. W il dissacranti socialmente. Yours.

  3. Bel pezzo, veramente bello. Ma non prendiamoci in giro sto convolando (e nn ti azzardare a ribattere che non devo perché almeno Gongolo di vite riflesse!). Però se mi entra in testa Grignani ti stimerò un po’ meno, almeno per stasera.

    1. no ma più che altro non c’è questo granché da gongolare 😀
      ahaha lo so, questa cosa di grignani è terribile, io non riesco più a dire “buoni amici” senza che mi venga in mente e volevo condividere con voi questa iattura! 😀

      1. OPS… Avevo capito male! 😅
        Ma rimane un meraviglioso pezzo. Ailoviu!
        ‘Sta volta ti abbraccio! 😘

  4. E niente. A me ‘sti pezzi fanno venire il magone e gli occhi rossi. Pure dopo essere andata a vedere un altro appartamento che quello dove sto m’ha rotto i . Pure dopo due gin tonic a digiuno da ieri sera in un locale davanti a quel posto in cui vorrei traslocare. Pure se i miei gruppi preferiti sono i Pink Floyd e i Pearl Jam che non c’entrano un cazzo con Grignani. Ma che te lo dico a fare, lo sai che non sono la roccia che vorrei sembrare. Io sono romantica inside.

  5. Sottolineare ciò che ci piace e non ciò che vorremmo distruggere. Vedere ciò che ci unisce e non ciò che ci divide. Essere costruttivi invece di distruggere l’altro per sentirci migliori. E tutto questo nonostante le enormi difficoltà della vita quotidiana. Grazie per l’apertura del cuore! Ti auguro sinceramente di essere felice (qualsiasi cosa questo significhi)

  6. Ricordare che siamo in tante ad aver attraversato la fase Grignani fa bene. Io alle medie ho staccato il crocifisso da sopra il letto per attaccarci il suo poster a dimensione naturale (Il Cioè, quante ne sapeva). E scusami se non dico nulla del resto del post (che è bello te l’anno già detto in molti per altro), ma ho un’insana passione per tutto quello che è trash. Ah, se per caso anche tu sei cultrice del genere, ti segnalo che “la mia storia tra le dita” è stata tradotta in spagnolo e qui (vivo in Honduras) va ancora piuttosto forte. 🙂

    1. stommale.
      sì, cioè ci ha regalato enormi emozioni nonché la prima consapevolezza della nostra eterosessualità.
      tuttavia, devo confessare, di aver avuto una passione imbarazzante per massimo di cataldo. ma parliamo di scuole elementari. alle medie avevo virato sul cinema, su leonardo di caprino…

      1. meglio leonardo caprino di peppino di capri però! E comunque la consapevolezza della mia eterosessualità io l’ho avuta con Little Tony alle elementari -a meno che la volpe del Robin Hood della Disney non conti, perchè in quel caso il mio primo amore è stato lui-. No per dire, a volte, il disagio.

  7. Che poi…non dovrebbe semplicemente bastargli sapere che ce ne frega di loro, goderne e cercare di fregarsene un po’ anche di noi? Che gia sono troppo ottimista, dato che normalmente se ne approfittano e basta fino a quando fa comodo a loro. L’ottimismo non é di casa oggi.

  8. Quello della prinz lassopra l’ha detta perfetta, svenire col sangue al naso.
    A me non è mai capitata una dichiarazione del genere e non vorrei essere nei panni del tizio.
    Cazzarola che responsabilità.
    Comunque, cara Condoleeza o Condolcezza (che poi è il vero nome che i genitori volevano darle), cicciona lo eri, adesso non mi pare proprio e comunque tu cita ancora Grignani e io ti tolgo il saluto.

    Ah sì, giusto per completezza.
    Cazzo fai ancora qui, vai da lui.

    1. ahahaahaha ahahaha ahahaha lupo ti spiego in privato.
      detto ciò: ora che torno a milano se non riprendo un programma ultra-intensivo di palestra, cicciona ci torno, porco il clero.
      concluderei dicendo che comunque il sangue dal naso è, PER LO MENO, una reazione.

  9. Oddio, I wasn’t ready for this, non mi ero bagnata la nuca prima di leggere questo pezzo che, indubbiamente, è uno dei tuoi migliori e uno dei migliori che io abbia mai letto su questo tema.
    Sono una persona molto poco comunicativa e faccio una fatica enorme ad esprimere i miei pensieri e sentimenti ma leggere i tuoi post spesso mi aiuta a dare un pò di senso al caos che ho dentro di me, quindi grazie di cuore.
    P.S. Sono straniera e vivo in Italia da qualche anno e devo dire che grazie a te conosco sempre meglio l’Italiano (la lingua e l’uomo) quindi grazie ancora!

  10. Il precedente commento era viziato da anomala dose di gin e mi sono lasciata trasportare dalle emozioni, la versione analcolica è questa:
    Son robe che capitano raramente, così intense, così ben incastrate, così imperfette da rischiare di essere vere. E allora per quale diavolo di motivo non dovresti correrlo questo rischio? Può andar bene, può andar male, ma vai fino in fondo e scoprilo.
    Quoto il Lupo, cazzo fai ancora qui?

  11. È da talemente tanto tempo che non trovo queste sensazioni ed emozioni che ti invidio un po’. Sono in isolamento volontario, non voglio cazzofregarmene di nessuno per un po’, per delusione, per bisogno di calma e serenità, perché forse un po’ non ci credo più. Leggere queste tue parole ha fatto in modo che un sorriso affiorasse, sono contenta per te, davvero. Io torno nel mio guscio e nel mio cinismo. :*

  12. mah… oramai sono lontana anni luce dalla domanda accademica (perchè tale è,) “cazzotene”. Non ho mai messo in essere la tattica ma è stata messa in atto verso di me e francamente mi ha fatto girare i cabbasisi a mò di minipimer perchè, cazzarola, uno lo deve sapere, lo deve capire cazzocene di lui! Soprattutto e proprio perchè ha di fronte una Donna come te che, appunto, ha una sua vita, e amici, e tutti i fringe benefit che hai elencato, tesoro della zia.
    Ha bisogno dell’elenco?
    Ha bisogno di un disegnino?
    Ha bisogno di conferme? di una pompatina all’ego?

    Lo ami?

    Diglielo come ce l’hai così meravigliosamente detto qui, ma una volta e basta.

    Ti abbraccio.

    Zia Spietata.

    Zia

    1. Concordo in pieno. Certe cose uno dovrebbe capirle da solo, senza bisogno di una elencazione dettagliata da parte dell’altro.
      Se ti ha veramente fatto questa domanda, forse forse non si merita tutto ciò che hai scritto al riguardo. Se invece te la sei posta da sola, un espediente letterario per fare il punto con te stessa, direi che sei cotta a puntino: tempo di vedere se la ricetta è riuscita o si è bruciato tutto.
      E hai ragione, certe volte non si può restare semplicemente amici. Di certo, non subito.
      In bocca al lupo, con tutto il cuore 🙂

    2. ma no zia, ma tu hai ragione, è una domanda del cazzo e se io non avessi provato ciò che provavo, non avrei avuto bisogno di scrivere una risposta. più per me che per lui, come sempre facciamo noi donne quando scriviamo questo genere di robe 🙂

  13. Non so vagi, trovo che tu stia diventando pesante ultimamente. Manca il brio, non so, la genuinità. Avverto stanchezza, articoli scritti tanto per, come quello per fare a pezzi il capodanno salvo poi ribadire nei commenti che tu tutto sommato ti sei divertita a Capodanno (e allora di cosa stavamo parlando?) o quello dei vibratori per san valentino (meh).
    Questo pezzo è un “io ti amo perchè” e “noi ci amiamo perchè” il che scritto da te è incredibilmente banale.

  14. Vorrei cominciare con il dirLe che ho grande rispetto per il suo stile, davvero.
    Credo che Caitlin Moran, Lena Dunham o Nora Ephron non si risentirebbero di essere paragonate a Lei (vabbè, è vero, Nora non è più tra noi ma you know, Life is a bitch…..and then you merry one).
    Comunque c’è qualcosa all’inizio del suo articolo che mi ha davvero stupito: l’uso del verbo ‘avere’.
    Ma come, una donna colta, intelligente e bella come Lei mi comincia un post sulla qualità della relazione con un uomo e si dimentica che è con l’essere’ e non con l’avere’ che bisogna fare i conti?
    Peccato.
    O forse sono io che non ho capito poi tanto del nostro passaggio su questo sasso scagliato nell’universo e che sbaglio quando, cercando di dare un giudizio obiettivo su un altro essere senziente, mi domando: ‘è una brava figlia?’, ‘è una compagna gentile’? ‘è una sorella affettuosa?’, ‘è un’ amica sincera?’, ‘è una cittadina partecipe?’.
    Insomma temo che il luogo in cui vive, l’ esistenza che conduce la portino a perdere di vista ciò che non bisognerebbe dimenticare: l’importanza di ESSERE altruisti e gentili. Tutto il resto sono chiacchiere (e attività, come la palestra) per scacciare il silenzio. Perchè è nel silenzio che una voce ci sussurra all’orecchio l’unica domanda per rispondere alla quale vale la pena fare dei sacrifici: ‘davvero è questa la persona che volevo diventare? davvero è questo il modo in cui immaginavo la mia vita quando ancora coltivavo dei sogni?’.
    Leggendola mi sono tornate alla mente le parole di un film di qualche anno fa’.
    Il protagonista si ritrova catapultato, da una metropoli fredda e caotica, in un paese dove si produce vino, il sole splende e la vita ha ritmi più blandi. Ad un certo punto, per darsi il coraggio di partire dice: ‘questo posto non è adatto alla mia vita’ quando la realtà è semplicemente che è la sua vita che a non essere adatta a quel posto.
    Alle volte ci vuole il coraggio di prendere decisioni radicali. Non è facile, bisogna mettere in conto lacrime e dolore, ma dopo ci si ritrova in luoghi inaspettati, luoghi in cui non conta tanto ciò che si ha, un abbonamento ad una palestra, un biglietto aereo o una nuova borsa da abbinare ad un nuovo paio di scarpe, no, ciò che conta è che la mattina ci si sveglia con il sorriso sulle labbra, e la sera si va a letto stanchi ma felici.
    Buona Vento

    1. rido per il lei.
      la ringrazio per i lusinghieri paragoni.
      sulla faccenda dell’avere, dell’essere, del chiamare in causa milano, ma cosa posso dirle? non sono neppure certa di aver compreso bene…c’è ben poco che io dia per scontato nella mia vita, al momento…e non so dove mi sveglierò tutte le mattine, se col sorriso o col piccio… ma le faremo sapere 🙂

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