Poi Però Arriva Il Weekend

Ho quasi centomila seguaci, solo su Facebook. Se sommiamo quelli di Instagram e quelli di Twitter, sforiamo. I miei profili social, insomma, sono più popolati di molti comuni e province italiane. E sono popolati di gente vera. Non fan comprati a pacchetti, non utenti irretiti con la content promotion. Ho quasi centomila seguaci e il weekend lo passo da sola. Al weekend mi accorgo di essere sola, sempre. Specialmente in estate. Dev’essere questa la ragione per cui d’estate si scappa dalla città. Non si fugge dal caldo, si fugge dalla solitudine. Dall’evidenza. Succede a molti, del resto, per questo ne parlo (non solo perché scelgo di usare, a distanza di tempo, questo blog per lo scopo per cui è nato: sfogare le mie paturnie). Succede che soffriamo i weekend, soffriamo le ferie estive che non sappiamo bene con chi spendere, soffriamo le feste di Natale (non parliamone neppure, delle feste di Natale).

Sì, certo, ce li ho gli amici. Ho quelli storici, tutti sparsi per l’Italia e per il mondo, e a volte vado a trovarli, e a volte vengono a trovarmi loro, e almeno tre o quattro volte all’anno riusciamo a vederci, mentre ciascuno di noi fa la sua vita, affronta le sue battaglie, si rompe i piedi contro le pietre che incontra sul suo tragitto. Ho i miei genitori, che sono lontani, e parenti che mi mancano, persino più distanti. E poi sì, ce li ho gli amici qua, gli amici milanesi, quelli contemporanei, che vanno, che vengono, perché siamo giovani&dinamici. E ho pure una marea di conoscenti. Ho persone che mi vogliono bene (a parte quelle che mi odiano), che mi stimano (a parte quelle che mi disprezzano), con cui mi dico sempre che dobbiamo beccarci per prendere una cosa da bere. E a volte ci becchiamo, e beviamo, e passiamo qualche ora a ridere, a raccontarcela, a sentirci meglio, a esorcizzare quella solitudine che ci è perfettamente nota, che abbiamo scelto e che subiamo, che denunciamo ma che rivendichiamo anche (perché tutti i nostri interessi, tutta la nostra libertà, tutti i nostri irrinunciabili spazi individuali dove li metti poi), in un cortocircuito emotivo del quale non veniamo mai a capo definitivamente. “Rivediamoci presto”, “Non facciamo passare un altro anno”, “Bissiamo, assolutamente”. Sono queste le frasi che ci diciamo, mentre ci salutiamo. Per poi rivederci sei mesi dopo. Funziona così. Io per prima funziono così.

A volte mi chiedo quando sia successa questa cosa. Quand’è che mi sono ritrovata a collezionare venerdì sera con Netflix, sabati con i nuovi romanzi che ho comprato, domeniche con un attrezzo nella sala cardio della palestra? Quand’è che mi sono abituata a essere sola? Quand’è che ho deciso di declinare le proposte e gli inviti che ricevo? E se la mia famiglia fosse qui, sarebbe diverso? Se i miei amici che vivono a Londra, a Firenze, a Bologna, a Taranto, vivessero per esempio a Milano, sarebbe diverso? Se avessi un compagno, sarebbe diverso? Cioè non uno che mi chiama per scopare, dico uno che con me vuole andare a fare un giro al mare, al lago, al fiume, allo stagno, all’idroscalo. Sono ingiusta, a pensarmi sola? Mi piango addosso? In fondo, l’agenda della prossima settimana non è tutta stipata di appuntamenti? Venerdì non sono forse andata per negozi con un’amica, e non abbiamo forse pranzato a un tavolino per le stradine di Brera? Stasera non esco forse con due amiche? Sì. In effetti sì. E allora, cos’è?

È che forse, crescendo, della famiglia — o di un suo surrogato — si ha bisogno. Di un tessuto sociale organico (più organico di una sequela di aperitivi pianificati con un folto network di contatti buoni), solido abbastanza da darti una ragione, la domenica mattina, per alzarti prima delle 12 (che si pranza insieme, a ora di pranzo, non alle 17). Di rapporti sui quali poter contare non solo dal lunedì al giovedì. Di persone che ti rubino tempo ed energie, che ti lascino accumulare le puntate della tua serie preferita, che ti propongano di fare qualcosa che da sola non faresti, che ti tirino fuori dal tuo bozzolo solitario, quando ci scivoli dentro; e che ti chiamino, quando a scivolare nel bozzolo sono loro. Di quell’onere e di quell’onore di avere rapporti interpersonali che implichino impegno, affidamento e fiducia. Di qualcuno che, se sparisci, se ne accorge; che ascoltandoti, ti senta; che guardandoti, ti veda. Di quell’affetto sincero, consolidato dalla vita e dalle esperienze condivise. Di quella comprensione umana che si crea col tempo, che non si compra, che non si ordina a domicilio, che non si misura in like e condivisioni, che è rara e, come tutte le cose rare, preziosa. Di qualcuno da dare, finalmente, per scontato. E che ci dia, finalmente, per scontate (per poi inaugurare una nuova stagione di inedite lamentele). Senza sentirci, senza considerarci, sempre e imperterritamente, sostituibili, rimpiazzabili, gli uni con gli altri, in un circo aperto h24, nel quale finiamo col non distinguere più la necessità dalla virtù.

Nel lavoro si dice sempre che tutti sono utili e nessuno indispensabile. Nell’affetto dovrebbe essere l’esatto contrario. Ma, del resto, a Milano ci sono venuta per lavorare, non per amare. E, forse, col multi-tasking non sono così brava come pensavo. Forse è un problema mio. Vivere nella capitale della moda e non riuscire a fare shopping; avere a disposizione i migliori hair-stylist e non sceglierne alcuno; perdersi nelle smisurate possibilità e non coglierne nessuna.

Magari, se il problema è mio, posso lavorarci.

Magari, come fanno tutti, mi comprerò un pet.

56 thoughts on “Poi Però Arriva Il Weekend

  1. Bellissimo elogio della solitudine. E anche della necessità di non essere soli. Come la mettiamo? Comunque, ancora sei sicura che resterai sola? Hmmm…arriverà quello che ti porta all’idroscalo con il cestino del pic-nic, e magari vi prendete un pet insieme.

  2. É che chi prima chi dopo chi durante un compagno\famiglia\convivente …chi a 30 chi a 50 chi a 70 …ci si ritroverà a fare i conti con la propria solitudine…tutti…indistintamente …non risparmia nessuno. Certo ci sono solitudini che possono apparire più evidenti in certi periodi della vita..altre che si danno x scontate arrivati a una certa età..altre ancora..le peggiori..che sembrano circondate di tutto e che si fa fatica a capire. É un qualcosa di inesorabile e umano..magari e’ meglio esserci allenati..quanti sbagli risparmiati..😊..e quante vecchiaie meno spaventevoli se si é fatta..prima…un po’ di pratica.😊
    ..

  3. È che forse un po’ questa solitudine sotto sotto ci piace e ci fa comodo.

    P.S. Ogni volta, ogni volta, mi rifletto in quello che scrivi, e vorrei averlo saputo scrivere io. Grazie. Non vedo l’ora di leggere il tuo romanzo.

  4. Oddio…che leggere ” parla con vagina,vagina ti risponde” fà un pò impressione..eheheh
    Commento per la prima volta,per ringraziarti della completa apertura, della sincerità delle tue parole in cui, un pò mi rispecchio. Non sto qui a blablare sul perché, percome, so solo che il primo pensiero che mi è venuto leggendoti è che essere sinceri, con sè stessi, e poi con gli altri , ammettere fragilità e limiti e paturnie come le chiami, non può che fare bene. E che questo è qualcosa sui devo lavorare. Non si è ai soli completamente, se si sta bene con sé stessi. Questo ho imparato. In questa domenica, sola , sul divano. ☺

  5. Quello di cui parli, quello che ci manca, son robe che cominciano con la A maiuscola, tutte e due. Robe che puoi anche non sentire in settimana ma lo sai che il venerdì, il sabato, le domeniche estive non c’è neanche bisogno di chiederlo che lo sai che qualcosa si farà, e non importa neanche il cosa. Robe che parecchi se ne lamentano ma son sicurezze a cui non rinuncerebbero mai. Robe che noi ci siamo consapevolmente lasciati alle spalle il giorno in cui abbiamo deciso di mollare la nostra città e trapiantarci qui. A Milano ci sto bene, l’ho scritto ovunque, ma certi giorni ho bisogno di toccarle ancora con mano quelle sicurezze e quando succede mi faccio 1200km d’autostrada in 48 ore. E non mi pesano per niente.
    Quanto al pet, finché vivevo giù ne ho sempre avuti e pure se mi piacerebbe ancora avere un cane, sono dell’idea che debbano essere gli umani a fare compagnia agli animali e non il contrario, e io di tempo per stargli vicino qui non ne ho abbastanza.

    1. Secondo me ,voi trapiantati, tendete ad addossare qualunque colpa alla città in cui siete finiti.
      La realtà è che il trasferiemento può sì aver un grosso peso sulla questione solitudine (vi ha allontanato dai vostri affetti) ma Milano piuttosto che Roma o Torino o Verona non avrebbe fatto alcuna differenza.
      Altra cosa, poi: il trasferimento in un’altra città non comporta l’obbligo di restare single a vita….

      1. Questa è fuori luogo… non ho mai detto di sentirmi sola o che a Milano ci sto male, e non mi sentirai mai parlar male di questo posto. E’ quello che ho scelto sulla base di elementi precisi e ci sto bene, con le amicizie acquisite qui e con la piccola comunità degli altri trapiantati insieme a me, che però non comprendono le amicizie storiche, quelle di lunga data, il “gruppo”. Sono loro che mi mancano, a prescindere dalla location.

  6. Cara Vagi.. poco tempo fa, con la mia psicoterapeuta, ho scoperto che tutto ciò a persino un nome, un nome che è un gioco fi parole, lei mi dice.. non è carenza d’affetto, sono “carezze d’affetto”. Ogni famiglia ha la propria economia sì, anche delle carezze. Ognuno di noi ne ha bisogno e ci sono dei momenti “in rosso” con cui dobbiamo imprare a confrontarci. Come ho fatto altre volte ti scrivo perchè sono a quasi 28 e mi ritrovo nelle tue parole. Ho gli amici, un lavoro bello da sogno, degli obiettivi. Ho anche il pet. Eppure. Anche il mio blog nasce così, ed è ancora fermo lì, a sfogare le paturnie. È una delle carezze che inconsapevolmente mi sono sempre regalata da sola, ma avolte non basta neanche scrivere.. ne lo shopping ne le amiche. Mi sono scese le lacrime insieme al temporale e sai che ti dico? Ce lo augoro, sia a te che a me, di ritrovare tutte le carezze che cerchiamo. Un abbraccio

  7. Milano offre tanto e ti toglie di più. L’umanità, ad esempio. Ogni tanto, ne puoi trovare qualche barlume disperso tra un seggiolino del tram e una fermata della metro, ma bisogna essere bravi nel rimanere capaci di apprezzarne il senso. E in una città fatta di lavoratori, il tempo per essere umani si perde. Bisognerebbe tornare a lasciarsi meravigliare dagli incontri.

  8. E’ strano come tu riesca a scrivere, o meglio descrivere, esattamente come mi sento io. Ti auguro davvero tutto il bene del mondo

  9. Come sei cambiata rispetto a un paio di anni fa. Leggendoti, forse la Vagina di allora avrebbe deriso la Vagina di oggi. Insomma, sei cresciuta. Assieme a tutti noi. Il che probabilmente (ma non ne sono certo) ha anche un suo lato positivo.

  10. Cara V. Mentre leggevo il tuo post mi sono venuti in mente due elementi: la canzone degli 883 “Cumuli” ed il tuo recente post sul ragnatelismo. La necessità di costruire qualcosa con qualcuno, e chiedere a se stessi che tale persona non sia la prima che capita, ma una persona che sia a noi affine. Un’esigenza che vogliamo colmare con qualcosa che valga il nostro tempo e le nostre energie. A volte essere soli significa solo che non ci si rivolge al primo che capita 😉 Un abbraccione!

  11. Tarantina come te. Ho conosciuto e vivo con quella solitudine di cui parli, quella che ti fa sentire sola nonostante le tante persone che conosci. Milano mi ha dato la possibilita di dare una chance ad un mio sogno e di farmi conoscere la persona meravigliosa che da un paio di anni è al mio fianco. E ti posso dire che, nonostante la passione in quello che faccio, lui, i suoi amici, i miei amici, la sua famiglia, i miei occhi si riempiono spesso di nostalgia. Per la mia amica di giù che si sposa e non so se avrò le ferie per scendere al suo matrimonio. Per la mia amica che vive a Londra e della quale mi perdo i momenti in cui avrebbe più bisogno di me. Dei miei genitori che vanno avanti e io non ci sono mai. Di un mare sempre più limpido che vedrò sempre troppo tardi. E ti assicuro che quel senso di solitudine arriva inesorabile. E ti rendi conto che ti appartiene non per delle scelte che fai ogni giorno, ma per una che hai fatto tempo fa. Quella di prendere un treno e andare via. Ti sono vicina.

  12. Leggo te e ritrovo me..sempre in ogni post! Sei bravissima,sai mettere nero su bianco quello che io come tante altre non riusciamo a fare….e comunque come tu hai detto ci si abitua alla “solitudine”….
    In trepidante attesa del tuo libro!

  13. Facciamo cosí, questa settimana, che da lunedì a sabato compresi, è introiata di pizzatefestericorrenzecazziinculo riguardanti scuola e sport dei due mostri; questa settimana, dicevo, facciamo cambio.
    Evvedi che ti passa subito la malinconia.
    😅

    1. Luperrimo, my love, è inutile, la nostra Vagy non coglierà appieno la dolce bellezza e la goduria della solitudine fino a che non avrà un paio di nanetti da guarnare, ma anche uno, guarda! 😉

      Lemons!

  14. Credo, almeno per me è stato così, sia dovuto in buona parte all’età. Tra chi si accasa, chi parte, chi è incasinato trovare un momento per stare assieme è dura. Tu hai la fortuna di avere molti conoscenti con cui riempire il tempo ma, sembra dalle tue parole, che poi ognuno abbia la sua vita. E’ normale, purtroppo, e quando non hai qualcuno a fianco questo diventa evidente.

  15. ….e non è una sensazione propria solo della vita nella grande città , è qualcosa che a un certo punto della vita ti prende così , e basta , ovunque tu sia.

  16. Cara Vagina,
    ti leggo da molto ma è la prima volta che commento un tuo post. Ho deciso di farlo perché mi spiace sempre leggere parole di solitudine, per cui voglio riportare – in breve, spero- la mia piccola esperienza, per quello che vale:

    1. essere single per qualche anno è stata una delle più grandi fortune della mia vita; ovviamente all’epoca la pensavo diversamente, perché non mi rendevo conto dell’enorme opportunità che avevo e che mi sono ritrovato a cogliere senza neanche accorgermene: la possibilità di affrontare me stesso senza distrazioni e senza scuse, di capire, di capirmi, di scoprire, fino a trovarmi finalmente profondamente sereno e felice, con la coscienza di non aver bisogno di niente e di nessuno e con la totale responsabilità della mia felicità.

    2. è solo quando ho smesso di pensare che qualcun altro avrebbe potuto rendermi felice, che ho incontrato una persona fantastica che rende ogni mia giornata un’avventura incredibile

    3. nessuno è davvero solo: la solitudine è un’attitudine mentale, un limite del nostro pensiero; siamo incredibilmente più uniti di quanto potremmo mai immaginare. Ogni divisione è una semplice astrazione mentale che ci rende più piccoli e più soli. Non esistono muri, strade, montagne che possano isolarci, è la nostra mente che lo fa.

    4. Comprendere la nostra mente e come crea l’immagine del mondo che viviamo è un lavoro lungo che richiede impegno e una forte assunzione di responsabilità, ma riuscire a vedere oltre l’illusione di questa solitudine ripaga di qualunque sforzo

    5. capire cosa è bene e cosa è male spesso va ben oltre le nostre capacità e una valutazione ha senso solo dopo un bel po’: una storia che finisce, una difficoltà lavorativa, un periodo nero, un periodo di solitudine potrebbero essere la più grande fortuna della nostra vita (per me almeno è stato così) anche se ovviamente quando accadono ci sembrano delle sventure immani.

    Insomma cara vagina fra le centinaia di migliaia di persone che ti leggono ce ne sono tantissime che ti vogliono bene, e anche quando passi il venerdì sera su Netflix non sei e non sarai mai sola. Sei parte insieme a tutti noi di questa vita incredibile, di cui condividi con noi gioie, dolori, l’aria che respiri.
    E fidati, non hai bisogno di nessuno per sentirti completamente felice, realizzata, libera. Allo stesso tempo, sono certo che quando lo scoprirai troverai una persona stupenda con cui poter condividere questa tua felicità.

    Grazie per quello che scrivi

    1. Con tutto il rispetto, questo elenco lo abbiamo già digerito, assimilato e sorpassato e ci trovo anche qualche luogo comune. E uso il plurale, perché ci sono dentro anche io.
      Quando passi il venerdì su Netflix, se vicino a te c’è un secchio di popcorn, secchio di popcorn rimane. Ci puoi anche provare a sgomitarlo su una battuta che ti fa ridere, gli puoi anche chiedere di stapparti una birra ma dubito che reagirà, e se anche dall’altra parte del filo che ti connette a internet ci sono milioni di persone che ti stimano, se a cinquecento o mille chilometri di distanza ci sono persone che ti vogliono un mondo di bene, lì rimangono. Le distanze contano, eccome se contano. E ogni tanto ci vorrebbe anche un po’ di fortuna.

      1. Ciao 321clic,
        in effetti un secchio di popcorn non è particolarmente brillante (gli va riconosciuto però che come compagno di Netflix ha l’indubbio pregio di non ripetere le battute e di non chiedere di tornare indietro perché si è distratto).
        E’ anche verissimo che le distanze esistono e che non ci sarà mai paragone tra una chiacchierata occhi negli occhi e una videochiamata.
        E infine si, concordo che si tratta di un elenco non certo nuovo e che puzza di buonismo.
        Il fatto è che quella puzza non lo rende, per me, meno vero. Quanto meno, posso garantire che è verissimo nella mia esperienza personale e in quella di alcuni amici per cui l’ho visto realizzato.
        Il fatto è che quando passo la sera da solo a guardare Netflix, non lo faccio perché sono solo, ma perché mi sento solo. E il sentirsi soli non è una questione di vicinanza fisica (ci si può sentire soli anche abbracciati a qualcuno), ma uno stato mentale e in quanto tale una scelta. Sono d’accordo con te che a volte ci vuole fortuna, e ammetto di averne avuta tanta: la fortuna di aver incontrato persone e idee che mi hanno fatto intuire che tutto dipende da me e che posso essere felice se lo voglio e se ci lavoro duro. E che se mi sento solo posso ad esempio uscire di casa e aprire il mio cuore ad altre persone, che magari si sentono sole, e trovare in questo incontro un calore e un senso di umanità impensabile.
        Come diceva qualcuno, provare per credere 🙂

      2. Quando dicevo che quell’elenco è già stato metabolizzato intendevo che son tutte cose che la maggior parte di noi le sa per averle già fatte. Ho fatto scelte scomode per uscire da situazioni sentimentali, lavorative e di vita ormai morte, non sono il tipo che si tappa in casa a piangersi addosso e non mi spaventano i cambiamenti. Questo per dire che la volontà e l’apertura c’è tutta, quanto basta da ricostruirmi una vita lontano da tutto. Non mi sento sola e non lo sono, ma a volte di certe persone sento la mancanza, e non c’è skype o altra persona conosciuta al bar che regga il confronto di averle vicine in carne e ossa. Tutto qua.

      3. Sono felice di leggerlo 321click. Concordo, indubbiamente certe persone mancano, non c’è chiamata Skype che tenga e si, sono uniche e insostituibili (lo siamo tutti). Non è una questione di solitudine, è che queste persone ci danno tantissimo. Un abbraccio

  17. Io ti adoro. Davvero.
    Pugliese, trentenne, vivo a Roma da ormai una vita e, nonostante abbia costruito qui la mia vita e la mia piccola “famiglia” di amici, al netto delle separazioni da chi ha deciso di andare via, mi rendo conto che sono sola.
    E capisco ogni parola di quello che dici perchè è una cosa a cui penso da tempo e non so se ci sia una qualche soluzione a questo tipo di sensazione.
    Credo che sia il prezzo da pagare per noi che vogliamo a tutti costi essere indipendenti, emancipati, liberi ma che alla fine ci siamo trasformati in esseri egoisti ed individualisti che pensano che l’altro sia non un completamento ma un ostacolo al raggiungimento di tutti quegli obiettivi che ognuno di noi si è prefissato di raggiungere, in primis la tanto ambita realizzazione professionale.
    Non so se ammettere che invece non è così è un segnale di arresa o un segno di maturità (per non dire vecchiaia), ma io ho capito che se avessi una persona per la quale essere scontata e che sia per me scontata, forse sarei più serena.
    Ti abbraccio e ti ringrazio sempre per queste riflessioni ❤

  18. Io sono di Torino. Mi sento spesse volte esattamente come te.
    Credo che non sia la città. Siamo noi.
    Mi piace pensare che stiamo conservando il nostro entusiasmo in solitudine, che lo teniamo al riparo dalle “solite storie”, dai “soliti posti”, dal “già visto e sentito”. Ci (s)muoveremo, ma non più per il pacchetto “standard”, per qualcosa di più.

    1. Questo sentirsi degli “eletti” in attesa di “una terra promessa” è un atteggiamento mentale che bisogna prendere con le pinze: da una parte è un bene se serve a consolarci (un po’ come dire “sposa bagnata sposa fortunata”), ma dall’altra…… occhio che questo atteggiamento è tipico di quelle persone che finiscono col precludersi qualunque possibilità solo perchè queste possibilità si presentano *apparentemente* banali, cioè “senza luce divina che appare tra le nubi accompagnata da squilli di trombe”.

  19. Tesò, in parte ti ho già risposto col commento da zio Luperrimo. Ora sarò più seria. Credo che i periodi, anche lunghi, di solitudine/singletudine siano una sorta di convalescenza per rafforzarci, per attrezzarci. Da vecchia zia ti dico e predico che li rimpiangerai, oh se li rimpiangerai, ma capisco anche il tuo sperdimento. Da donna che millemila ne ha viste e vissute (lo so che anche tu non sei una pischella, ma non fosse altro che per questioni anagrafiche io sono parecchio avanti,) capisco anche che non è il fare sesso che ti manca, ma tutto l’indotto da coppia fissa, da partner fisso, e ti capisco ma anche no. Goditi il momento, e so che ti si preparano gran bei momenti. Goditi la serena consapevolezza che la tua famiglia c’è, è lì che aspietta a tte, non è come nel mio caso una nuvola di angeli. Goditi la tua casa, solo tua, e il tuo letto che all’occorrenza puoi condividere, goditi il tuo bagno, e gli aperitivi e la palestra la domenica mattina. Goditeli perché sì, perché sarà che sono capricorno ascendente scorpione e anche se amo Andrea e i suoi figli e savasandir anche i miei, che comunque sono fuori casa e una pure lontana, certe sere in cui torno a casa e c’è solo la mia gatta ad accogliermi respiro, sospiro, scalcio le scarpe e me la godo, la mia solitudine. Senza richieste, senza programmi, senza un vero perché.
    Finirà anche per te e ne sarai e ne sarò felice, ma poi la rimpiangerai.

    Baci.

    Zia

    P.S: Rizzoli… hai detto cotiche! ;*

  20. Nasciamo soli, viviamo soli, moriamo soli. Solo attraverso i nostri amori e l’amicizia si può creare l’illusione, per un momento, di non essere soli.

    Google, sempre sia lodato, mi dice che è di Orson Welles. Mi fido. Ne ricordavo solo l’incipit e trovo la seconda parte perfetto complemento della prima.

    Non idealizzare l’amore a tal punto da credere che sia in grado di scacciare per sempre quel senso quasi d’angoscia che ogni tanto prende quando si fanno i conti con se stessi.
    La solitudine ci accompagna sempre, anche quando si è felicemente in due, o più. La si cerca pure, la solitudine, a volte. L’amore riempie, ma può anche soffocare.Capita di dover rimanere in compagnia solo di se stessi, per rimettersi in equilibrio. E come dice Dovesei, di ringraziare quando rientri a casa e trovi nessuno ad accoglierti.

    Imparare a bastarsi. Ad amarsi, prima di amare. Che non è selfish, come potrebbe sembrare ad una lettura superficiale. Amare senza amarsi è buttarsi via, cercare altrove una ragione per vivere che non si riesce a trovare in noi. Ed è sbagliato, sbagliatissimo. Malato, forse.

    Soprattutto amare non è mai scontato. Perché non siamo scolpiti nel marmo, ma ci evolviamo. In meglio, ma anche in peggio. E bisogna lavorare continuamente per continuare a conoscersi e ad amarsi, nonostante tutto.

    Dai tuoi post ho sempre tratto l’idea che tu sia una persona che, in fondo, ha fatto i conti con se stessa e non è andata in passivo. Ma c’è un vuoto in tutti noi che ci portiamo dietro e non si riempie mai del tutto. Non averne timore. Lo avrà anche la persona che prima o poi si stabilirà in pianta stabile al tuo fianco. Insieme, riempirete un po’ i vostri vuoti, ma un po’ di spazio rimarrà sempre. E arriverai a considerarlo un rifugio, a volte.

    ti abbraccio forte.

  21. Milano/modena in treno é un attimo, ti aspetto quando vuoi!
    Negli ultimi sei anni da sola ero abituata a passare almeno due weekend al mese in un altra citta prendevo aerei andavo a trovare amici… mi tenevo busy per non sentire quel peso. Schedulavo impegni per sei mesi e calendarizzavo eventi… ha funzionato per un po, non era una fuga vera perche poi stavo comunque sempre con me stessa e i miei pensieri… pero almeno li portavo ingiro, oppure se stavo a casa cucinavo un sacco e poi dovevo portare tutto in ufficio lunedi perche non avevo un altro che mangiasse…
    Ti abbraccio…

  22. “lasciando il meridione dissi poveracci addio
    ma il cielo di Milano è una mano sulla testa
    e dissi poveracci a chi ci resta
    torno al sole”
    U. Tozzi – Hei sole (1978)

    “Nemmeno i cani muovono la coda per niente”
    detto popolare bolognese

    Che dirti Geena? Io non mi sono sentito mai così solo come quando ero sposato. Dico, dormivamo nello stesso letto a pochi centimetri ma eravamo distanti dei parsec.
    La qualità del tempo che si passa insieme e non la quantità fa la differenza.
    E’ vero, hai moltissimi amici; reali o virtuali, vicini o distanti, sei piena di impegni….
    Questa si chiama vita. Poi c’è il lavoro.
    A pensarci bene passiamo la maggior parte della nostra giornata con persone che non sono i nostri affetti, quindi nei limiti del possibile dobbiamo cercare di migliorare giornata anche lì.
    Uno dei migliori mental coach che conosco, Daniele Màzzolo, mi ha spegato che la pet therapy è utile, ma ha dei limiti. Il cane, per esempio, investe su di noi. Si fa accarezzare, grattare, gioca con te, ti lecca come un gelato. Per avere a sua volta un “leader del gruppo”/compagno di giochi. E mi ha fatto fare anche la controprova che dimostrava il contrario. Il cane percepisce anche la negatività.
    Il gatto merita un capitolo a parte, ma non ti ci vedo proprio nel ruolo di “gattara” in vestaglia e ciabatte che tra venti anni avrà speso l’equivalente del costo di un figlio all’università in cibo per gatti. 🙂
    Tu sei pronta come ho già detto in altri post e in certi momenti hai l’esigenza naturale di arrivare ad un happy-end. Purtroppo non c’è condizione di reciprocità sulla “prontezza”, nè certezza sui tempi.
    Non sei sola, lo sai bene, tuttavia ti manca il completamento/complemento della tua vita privata.
    Per quel poco che ti conosco, non sei tipa da “surrogati”. Il compromesso puoi fartelo andare bene per un po’, poi inizierebbe la rivolta interiore con tutte le insofferenze del caso.
    La pazienza è un esercizio in una palestra fra le più dure. Continua a girare, ad avere contatti, a riempire la tua vita di impegni e poi finalmente tutto andrà come deve andare; in modo naturale senza forzature e ti troverai a scuotere la testa pensando che non ci voleva poi una formula magica e, cosa ancora più beffarda diventerai ancora più interessante agli occhi dei cacciatori maschili, cosicchè ti troverai con un sacco occasioni in più e tutte insieme e scuoterai la testa ancora di più.
    E’ così che va. Una variabile indipendente da noi, ma guai a farsi trovare impreparati.
    Una delle frasi più belle di un concorso letterario sull’amore di una ventina di anni fa recitava circa così:
    “Quel giorno salì sull’autobus la donna della sua vita, ma lui non se ne accorse;
    stava dormendo”. 😉
    Un abbraccio forte,
    Alessandro

  23. tra post e commenti…….trattato di sociologia della solitudine. Consiglierei “Manuale del single” di Aldo Busi. Cinque stelle!

  24. Che poi pensavo che se ti innamori e stai bene e sei soddisfatta forse non riesci piu a scrivere cosi bene di sesso relazioni e tutte queste altre cose no? Forse devi ancora arrivare un po piu avanti prima che il destino ti faccia questo regalo…


  25. Non so come altro commentare. É esattamente come mi sento e ti capisco perfettamente. Non credo ci siano parole che ti possano far star meglio, che qualcuno arriverà, che bisogna amarsi prima di poter amare qualcuno. Lo sappiamo, ma comunque la nostra sensazione di solitudine non cambia. Un cuore é qualcosa di sincero che un po’ vuol dire che ti capisco, ti sono vicina e che spero con te in un cambiamento positivo per entrambe 😉

  26. Beh… vedo che sei una persona CONSAPEVOLE. Sai bene come funziona, sai qual è il problema, ecco. Hai chiara la situazione.
    Solo che ti sei dilungata un bel po’ per dire semplicemente che: nell’età adulta le amicizie non bastano più, non sono più come nell’adolescenza… e a quel punto si sente *necessità* di una (e una sola) persona speciale con cui condividere l’esistenza.
    E’ così da millenni.
    E’ una cosa umana, un nostro istinto. In fondo siamo animali anche noi.

  27. Io di pet ne ho adottati sei…. 😉

    Per il resto tutto vero, e non so se sia un bene o un male, dopo un pò a quella “solitudine” fai fatica a rinunciare (ma son più vecch… ops volevo dire sono meno giovane, di te), anzi se il venerdì guardi netflex con piacere, ed avere il sabato il tempo di leggere un libro e una conquista, perchè noi le giornate le abbiamo piene eccome… ma il problema di fondo è che non le abbiamo piene come vorremmo noi…

  28. Che poi magari lo trovi, ti accompagni, e questo fa il portiere in albergo e perciò continui a essere sola nei weekend e per le feste comandate e sei sola a metà perché non lo saresti, ma lo sei, materialmente non mentalmente, alla fine è tutta una questione di testa; per dire noi si continua ad andare al cinema in sale separate, io Godzilla non ce la posso fare a vederlo e mica lo posso costringere a vedere Ozpetek?! E le mie più care amiche sono a Roma, Londra e l’altra fa la commessa e io l’impiegata, capisci?! O come mia mamma che si è trovata mio padre che negli anni ’80 lavorava nel deserto ad un’ora di aereo dal primo telefono.
    PS: ma non hai l’accento del sud! Parli quasi milanese! A Giugno vado dalla libraia e vedo di farti venire sulla costa Toscana!

  29. Eh, Vaggì, il massimo che hai spremuto dai tuoi lettori è stato “mal comune, mezzo gaudio”. Io non ho consigli perchè l’immagine che hai descritto di un partner che ti chiama solo per scopare mi rimarrebbe sufficientemente appagante, almeno in questa fase della vita. Certo, ci sono dei momenti in cui mi sento solo e medito anche io di prendere un pet. La tristezza mi passa mentre cerco di capire cosa cacchio sia un pet. 🙂

    1. Ciao Them, occhio a non sbagliare, che rischi di tornare a casa invece che con un cucciolo, con una bottiglia di minerale di plastica riciclabile. Tanto sono pet tutte e due 😛 😀

Parla con Vagina, Vagina risponde

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