Incontri d’Estate

Andiamo alla spiaggia di Mugoni”, mi ha detto. “Non è la più bella, ma non è incasinata come Stintino, è riparata dal Maestrale, l’acqua è sempre pulitissima e c’è anche qualche bar”, ha aggiunto.

Va bene”, ho risposto, con l’aria della terrona in astinenza da spiaggia, quella che quest’anno c’ha i giorni di mare contati, di più, contatissimi, e quindi sarebbe capace persino di immergersi a Cervia. Beh no, dài. Ora non esageriamo. Insomma, a me va bene qualunque mare, siamo in Sardegna e, basandomi su ciò che chiunque mi ha sempre raccontato di questo posto, qualunque mare sarà bello.

Passa a prendermi alle 10.30, ha comprato il pranzo al sacco, due pezzi di “Focaccia del Milese”, che ad Alghero è un’istituzione, una roba che devo assaggiare per forza, “La segnalano anche nelle guide”. Ha scelto la variante veg però, dopotutto vengo da Milano, chissà che paturnie alimentari, chissà quante intolleranze e allergie ho. Si chiama Costantino, ha 36 anni, ad Alghero ci è nato e ci è cresciuto. Non se ne è andato, perché è uno di quelli che del loro posto hanno voglia e bisogno. Ha fatto l’Istituto d’Arte e pure il rappresentante d’istituto, molto orientato a sinistra, ci tiene a precisare, con un pelo di inquietudine da “non so quale sia il tuo orientamento”. Mi racconta con fierezza di quell’autogestione che avevano fatto per protestare contro la riforma Berlinguer. Due settimane, era durata due settimane! “La gente ancora se la ricorda”, mi fa.“La mia unica occupazione è durata un pomeriggio”, gli ho risposto “gli studenti sono tornati a casa a mangiare la pasta asciutta la sera, vedi che crollo dell’impegno politico nel giro di pochi anni?”, gli faccio notare.

Suo papà lavorava al petrolchimico e sua madre gli ha insegnato fin da piccolo a fare i mestieri in casa. Aveva un negozio di cornici, ha lavorato pure per Marras e Fresu, poi però la crisi, le spese, i costi vivi. Ha lasciato il negozio al suo socio e oggi fa ciò che molti di noi fanno: s’arrangia, sopravvive, studia, non smette di imparare. E, tra i vari metodi di sopravvivenza, collabora con la Società Umanitaria Alghero, che organizza la rassegna itinerante Cinema delle Terre del Mare, alla quale sono stata invitata per presentare il romanzo. Per questo ci siamo conosciuti, perché mi doveva recuperare in aeroporto e poi portarmi da un punto all’altro della città. Nel mentre, però, abbiamo parlato un sacco.

Abbiamo parlato di Alghero, naturalmente, che è stato il luogo da cui il turismo è partito in Sardegna, e dell’enorme patrimonio storico, artistico, archeologico, naturale, minerale della regione. “Troppo, ne abbiamo troppo, così tanto che non riusciamo ad apprezzarlo, a rispettarlo”.

Abbiamo parlato delle centinaia di nuraghi censiti, delle spiagge e delle riserve naturali, degli innumerevoli scenari dell’isola, di quanto la “continuità territoriale” sia perlopiù teorica. Ma abbiamo parlato anche di dating app, di liquidità della società, di Geppi Cucciari, di Michela Murgia, di quella signora vetero-femminista che c’era alla presentazione, che io temevo mi avrebbe cazziata e invece alla fine s’è avvicinata e m’ha fatto complimenti bellissimi e io quasi non ci credevo. Abbiamo parlato del modo in cui la modernità s’è incastrata con quella radice assai rurale della regione. Dello “stipendificio” di Porto Torres, delle bonifiche ambientali impossibili da fare, di quanto anche a Taranto sia così, di quanto a Taranto la situazione sia persino peggiore.

Soprattutto, abbiamo parlato di quei terreni che Aga Khan comprò in saldo, a suo tempo, prima di edificarci sopra la Costa SmerDalda, come la chiama lui, e io lo trovo geniale, e rido, e penso che sì, è vero, è un po’ ciò che è successo anche al Forte (dei Marmi), a Santa (Margherita), a Cortina. “Quanti miliardi volete? ha chiesto Aga Khan ai pastori. Quelli sai cosa gli hanno risposto: ma quali miliardi?! Noi vogliamo i milioni! Capisci l’ignoranza? È così che ci siamo fatti colonizzare per due soldi!”.

Noi siamo abituati a farci invadere, qui ci sono venuti tutti, ad Alghero si parla pure il catalano; abbiamo risorse infinite e stiamo morendo di fame”. E io l’ho ascoltato, Costantino, parlarmi della sua terra, mentre ci facevamo il bagno, mentre squamavamo al sole, mentre prendevamo un caffé nell’entroterra e mi raccontava quanto più denso fosse il tessuto sociale, il senso di comunità, quando lui era bambino. L’ho ascoltato mentre tornavamo verso il B&B in campagna dove ero ospite, con quell’amore sofferto e incondizionato che alcuni di noi provano per il luogo in cui sono nati. E non importa, in definitiva, se siamo rimasti o se ce ne siamo andati. Riconosciamo i nervi scoperti, i compromessi, la fatica di andare e il coraggio di restare e provare a migliorare le cose. Ritrovo in lui la passione che il mio amico Peppe usa quando parla di Taranto, la rabbia di mio cugino (che ha l’età di Costantino) quando parla delle inefficienze e dei disservizi, dell’inquinamento, della corruzione, dell’abusivismo. Riconosco così tante emozioni che mi sento a casa, mi sento tra amici, mi sembra di conoscere Costantino da anni e lo conosco da soli 2 giorni.

Devi tornare, tornaci in vacanza, girala, la Sardegna è tutta bella”, mi ha detto, prima di salutarmi. “Non ad agosto, vienici a giugno, oppure a luglio, oppure a settembre”, ha aggiunto. “E comunque avevo letto quelle cose terribili che scrivi, pensavo mordessi, invece sei dolcissima“, ha concluso.

Gli ho promesso che tornerò, che la visiterò, che chiamerò lui e le altre persone che ho conosciuto. Perché è esattamente questo che penso mentre mi avvio ai controlli in aeroporto, per tornare a Milano in data OTTO AGOSTO. Penso a quanti sorrisi, quante storie, quante chiacchiere, quante vite ho incrociato in 48 ore. A quanto mi sia sentita accolta, a quanto sia stato bello, a quanto mi abbia sorpresa perché dei sardi si dice che siano persone piene di spigoli e asperità. E io, invece, ho conosciuto soprattutto bella gente, bella nel senso immediato del termine, solare e autentica. Semplice e per nulla banale.

Penso a quanta voglia ho di tornare a scoprire questa terra e queste persone. Questa fucina di storie e di contraddizioni, di natura e di vita.

PS: inoltre io Costantino devo ringraziarlo anche perché senza di lui non avrei mai scoperto questa esilarante imitazione di Michela Murgia trasmessa da una rete locale.

36 pensieri su “Incontri d’Estate

  1. La Sardegna è bella tutta (soprattutto quella che non è Costa Smeralda), ed anche io ho sempre trovato persone stupende. Ma la,cosa che più mi ha colpito è che tutti, e dico tutti dai più ai meo giovani, la amano e la conoscono benissimo in tutti gli aspetti storici, culturali, geografici, politici ecc.
    Una cosa che ho trovato raramente in altre zone e regioni

  2. Ogni volta che guardo gli occhi dei miei nonni vedo il dispiacere di aver dovuto lasciare la loro terra, nonostante siano passati 50 anni. Io ogni volta che metto il piede fuori dall’aereo faccio un respiro profondo, l’aria sa di buono e un po’ di casa.

  3. Ci vado da quando avevo una dozzina d’anni. Ci sono stato a caccia di cinghiale d’inverno, le montagne le valli, la gente.
    Ci sono tratti di costa di cui conosco ogni sasso, fuori e dentro l’acqua.
    La amo profondamente.
    E amo l’orgoglio e l’appartenenza che si respira in ogni angolo.
    Domo mea.
    Senza dubbio.

  4. La nostra è una bella terra: affascinante, magica, spesso ferita. Il segreto sta nel viverla. Benvenuta ragazza! Quando torni, passa in Ogliastra, costa orientale. Non rimarrarai delusa. 🙂

  5. Pineta mugoni!!! È vero forse non è la più bella ma merita e se ci vai in bassa stagione o fuori stagione spesso trovi chi ci va a passeggiare al tramonto col cavallo. Beh ma la focaccia del milese ti è piaciuta??? (E cmq è ridicolo che non ti abbia incrociata né qua né la a presentare il libro!

      1. Il problema è un altro XD io son sarda ma vivo a Milano XD e sono riuscita a non beccarti in entrambi i posti!!! Battute a parte invece in autunno prevedi altri giri di presentazione del libro in quel di nebbioland?

  6. Con la Sardegna ho un rapporto speciale.
    Le prime vacanze con gli amici, le prime in due, le prime a vela, sempre a cercare le spiagge più belle e nascoste. Anche il primo malore di mio padre che era in vacanza lì e sono volata da lui col primo aereo.
    A Mugoni l’ultima volta è stato due anni fa, ospiti di un amico che ci ha dato un intero piano della sua casa e la mattina ci faceva trovare la colazione pronta sul terrazzo.
    Ho sempre trovato persone meravigliose, accoglienti e disponibili, soprattutto nei momenti di difficoltà, e ora che con un sardo ci lavoro gomito a gomito, posso dire che sì, gli spigoli e le asperità ci sono, e anche certe suscettibilità, ma c’è un attaccamento e un’appartenenza alla loro terra che noi ci sogniamo, e le amicizie sono senza fronzoli ma solidissime.
    Me per lui, guai a chi mi tocca.

    1. lo adoro già il tuo collega. e più mi raccontate la sardegna, come la conoscete, come l’avete vissuta, più mi sempre pazzesco non esserci mai stata con calma, per piacere, per scoprirle. mi auguro di farlo presto 🙂
      (le amicizie senza fronzoli, per me, le migliori)

  7. Pure io, da brava “nordista”, ci sono stata parecchie volte. E’ una terra a parte, una piccola – ma mica poi tanto – nazione galleggiante, perché se è vero come è vero che è la lingua a contraddistinguere una nazione, la Sardegna è una nazione. Ovviamente sono stata in costa SmerDalda (standing ovation), sono stata a Budoni, da ragazzina, e ricordo lo studio del medico condotto con la poltrona da ginecologo e quella da dentista nello stesso stanzone, poi a Stintino e poi soprattutto sulla costa che guarda a ovest, per me la più bella, godibile anche a luglio. Confesso di avere, dentro a una piccola bottiglietta, una manciata di sabbia della spiaggia “di riso”. Anch’io ho sempre incontrato gente generosa, gentile, magari all’inizio un po’ chiusa ma poi disponibilissima e ospitale, di un’ospitalità non “unta”. Il problema della Sardegna è che ti costa un rene raggiungerla, e che richiede tempo: per fermarsi, girare, scoprire, e negli ultimi anni io di tempo da dedicare alle vacanze ne ho poco o nulla e quindi mi rifugio sulle spiagge di casa, che però essendo per me un luogo del cuore, sono bellissime, piene di ricordi remoti e recenti.

    Poi ho visto che sei passata a mangiare il pulpo dalle mie parti. Ma si può?? Voglio dire… venire in Veneto a mangiare il sacro “folpo” ( che se tu fossi veneta ti chiameresti Stella Folpo, sappilo, il rischio che hai corso tesò,) ma cucinato in brodazza. Non era un posto serio: qua il folpo si mangia lessato. :*

    TIVIBI’

    Zia

    1. Cara Zia,
      a parte che sto ancora ridendo per il FOLPO lessato (a Taranto, invece sono un “Vurpo”)…sì, sono stata dalle tue parti e in quel posto ho mangiato in verità molto bene! Sospetto che ci tornerò, mi auguro di fare una presentazione nel trevigiano e nel qual caso io MI ASPETTO di vederti tipo in prima fila ❤ (o anche ultima, o anche dopo, o anche solo per bere – mi insegnano che in Veneto si DEVE bere :))
      Quanto alla Sardegna, sì, vero, costa molto e – un po' come la Sicilia – è una terra che merita di essere scoperta a più riprese, oppure con un giro sufficientemente lungo. E di quella occidentale mi hanno già parlato benissimo, descrivendomela come selvaggia e lussureggiante. Vabbè, essendo fine agosto, smettiamola di parlare di posti di mare, che ormai sono a Milano e mi prende malissimo poi.
      Un abbraccio forte!
      nipote

      (HAI VISTO CHE TI HO RECUPERATA SULL'INSTAGRAM VERO??)

      1. Ho visto, ho visto 😊
        Eccerto che se capiti a Treviso ci sarò, e poi poco importa con chi sarai ma si và a farci una compilation di cichetti e prosecco!

        Bacissimi tesò.

        Zia.

  8. Per un attimo ho temuto fosse il seguito del post precedente!

    Ho un amico sardo (beh, amico… lavora in un birrificio e io non sono costantemente ubriaco! Diciamo conoscente, va.) che dice le stesse cose della sua gente. Che sono seduti su una miniera d’oro e non gliene importa nulla. Però è sempre piuttosto facile dire agli altri come dovrebbero vivere, magari hanno ragione loro. Epperò noi italiani siamo abbastanza bravi a farci del male da soli.
    Anche per me la Sardegna ha un posto speciale nel cuore, è stato il mio primo posto di lavoro, la classica stagione estiva, nel 1990 (me lo ricordo perchè c’erano i Mondiali di calcio). E’ stata la prima volta che ho realizzato che non sarei potuto scappare per tornare a casa. Non ci torno, beh, dal 1990… Però i posti sono meravigliosi, eh!

    1. guarda purtroppo la storia della miniera d’oro inutilizzata (se non deturpata) è un tema trasversale a molte parti – a volte le più belle – d’Italia. dev’essere per questo che parlarne mi ha fatta sentire tanto a casa 🙂
      sì, posti bellissimi. atmosfera bellissima.

  9. ❤ com'è il contrario dell'essere permalosi? insomma quando qualcuno parla della Mia Terra così, il mio cuore si gonfia di orgoglio, le critiche possono essere fatte solo da noi indigeni (ma solo se non si son trasferiti "in continente" :P)…. e comunque Vagina, mi sei sempre piaciuta (per un attimo ho pensato che la tua love story fosse con un sardo)….

    1. rido moltissimo per la tua ipotesi di un mio congiungimento sentimentale con un sardo ❤
      no, MAGARI, sarei stata sistemata per le ferie estive!
      sì, trovo anche giusto che del proprio territorio ne parlino soprattutto coloro che lo abitano. e forse anche – a titolo diverso ma sempre accettabile – quelli che sono andati via. che pure quelli qualcosa da dire devono avercela 🙂
      un abbraccio e tanti cuori!

  10. …Soprattutto, abbiamo parlato di quei terreni che Aga Khan comprò in saldo, a suo tempo, prima di edificarci sopra la Costa SmerDalda, come la chiama lui, e io lo trovo geniale, e rido, e penso che sì, è vero, è un po’ ciò che è successo anche al Forte (dei Marmi), a Santa (Margherita), a Cortina. “Quanti miliardi volete? ha chiesto Aga Khan ai pastori. Quelli sai cosa gli hanno risposto: ma quali miliardi?! Noi vogliamo i milioni! Capisci l’ignoranza? È così che ci siamo fatti colonizzare per due soldi!”….
    Cazzate, è la solita opinione del sardo ignorante che non ha capito niente della costa smeralda. Consiglio lettura “la principessa” di Guido Piga per fugare miti e leggende.

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