Con Altri Occhi

Come tutte le volte che torno dalle ferie (specialmente quelle estive),  ho un groppo in gola inestricabile. Ho un banchetto di emozioni da masticare, elaborare e digerire che quasi mi paralizza. Probabilmente non sarebbe così se, come molti fanno, decidessi di dedicare i miei giorni liberi a un sano viaggio intercontinentale. Voglio dire: avrei assai ricordi, emozioni e fotografie da editare anche in quel caso, ovvio. Ma sarebbe una cosa diversa. Sarebbe un bell’argomento di conversazione al rientro in ufficio, agli aperitivi con amici, conoscenti, colleghi ed excolleghi. Sai, vedere posti lontani, mangiare cibo esotico (per quanto le cozze al gratin per me restino mediamente esotiche), convertire le monete straniere in euro, scambiarsi i souvenir. Ma non sarebbe quella roba che, invece, è per me tornare giù. Un pellegrinaggio esistenziale. Una seduta di psicoterapia. Una roba faticosa. Bella ma complessa. Forse necessaria. Forse ostinata. Che tocca le corde più intime – e a volte dolorose – di me stessa. Una roba che ti ricarica da un lato e ti spossa dall’altro. E comunque, i soldi per un viaggio intercontinentale non ce li ho. Quindi il problema è risolto in partenza.

Insomma, non ho fatto nulla di nuovo in queste ferie. Mi sono armata di una quantità insensata di scarpe, vestiti e cosmetici (rimasti inutilizzati per almeno il 50%) e ho iniziato il mio road-trip emotivo standard. Ho rivisto la mia famiglia, i miei amici, le famiglie dei miei amici. Ho sguazzato nell’affetto che mi ha resa la donna che sono, qualunque cosa questo significhi. Ho goduto del dialetto, dei sorrisi, degli abbracci e dei baci, quelli fisici, quelli che è giusto dispensare e prendere, ogni volta che si può, finché si può. Come tutte le volte, poi, ho provato a capire come stiano le persone che amo: sono felici? Sono irrequiete? Cosa le turba? Le malattie, gli acciacchi, i malanni? Quanto sono cambiate? Quanto sono rimaste uguali? E sono cambiate in meglio o in peggio? Sono invecchiate fuori? E dentro, quanto sono invecchiate dentro? Sono diventate auto-referenziali? Riescono ancora a comunicare tra loro? Abbiamo ancora qualcosa da dirci? E io? Quanto sono cambiata io?

Ed è forse questa, per me, la parte più impellente e faticosa delle ferie: fare il punto di quanto sono cambiata. È questo, mi pare, il dazio che devo pagare per i fiori di zucchina fritti di mia zia, per le birre bevute al tramonto sulla spiaggia, per le partite a carte con i miei, per le risate con i miei cugini che sono come fratelli e vorrei vivessimo vicini, e vorrei che i nostri fanta-figli (o, più probabile, i nostri gatti) potessero crescere insieme come siamo cresciuti noi, litigandosi i giocattoli (o i gomitoli di lana) come ce li siamo litigati noi.

Quanto sono cambiata io? E il cambiamento non sta nel fatto che protesto contro i disservizi, che sclero perché non mi fanno pagare col bancomat, che mi lamento della scarsa professionalità dei ristoratori, che detesto la spiaggia libera a meno che qualcuno (non io) non porti ombrellone, spiaggina, racchettoni, carte napoletane, materassino, borsa termica con acqua e frutta fresca. Queste cose succedevano già. La vera, sorprendente, novità è che per la prima volta sono tornata in compagnia di una persona. Sì, insomma, il tizio, il tipo, il Frequentante, quello lì. L’ho importato nel mio sud, tra i miei affetti più personali e mi sono scoperta a guardare quella porzione della mia vita anche con gli occhi suoi.

Dev’essere successo così, che ho visto ciò che avevo finto di non vedere fino a quel momento. Mi sono chiesta come gli sembrassero, quei luoghi. Se vedesse nelle consuetudini arrugginite della mia vita, ciò che ci vedo io. Se quel cibo fosse effettivamente così buono; se quel tal posto gli apparisse davvero bello e suggestivo, affascinante e contraddittorio, o se non fosse solo triste e abbandonato. Spopolato, deturpato. Decaduto, più che decadente. E se questo potesse causargli quell’insofferenza sorda e persistente, che causava a me.

Mi sono chiesta se gli aneddoti raccontati per la centomilionesima volta dai miei amici fossero divertenti o no, e quanto ancora avremo voglia di raccontarceli e se, in fondo, non ci siamo un po’ annoiati di ascoltarli, persino noi; perché si sa come succede no? La vita realmente condivisa diminuisce, i ricordi sbiadiscono di anno in anno (ciò non vale per Frecciagrossa che è palesemente affetto da ipermnesia), come se la patina del tempo ci si stendesse sopra inesorabile,  a stemperarli, a impacchettare l’adolescenza e a spedirla in cantina, com’è giusto che sia, com’è sano e responsabile che sia, mentre noi cresciamo, diventiamo più noiosi, ci prendiamo troppo sul serio ma restiamo pure i cazzoni di sempre; mentre nasce il figlio della prima coppia del gruppo, nel bel mezzo di agosto, e noi parliamo di cosa regalargli, di quando li rivedremo, se e quando andremo a trovarli, lì dove vivono. E qualcuno si lascia scappare un definitivo: “Ormai è finita”. Cosa?, vorrei chiedergli, ma evito.

Poi i giorni sono volati via veloci, come sempre avviene quando si è in ferie. Ho salutato tutti, tra pianificazioni di weekend, progetti di discese, di salite, di espatri, di incontri a metà strada. Di tripli salti carpiati a bordo di un aereo o di un treno pur di vederci, pur di saperci ancora, ogni tanto, anche se per poco, anche se sempre meno, mentre viviamo le nostre molteplici vite altrove, distanti. E mi sono detta che, in definitiva, finché si continua a cercarsi, vale la pena trovarsi. E mi sono detta che sì, sono cambiata, e cambiare non mi fa più tanta paura. 

Buon rientro, quando ci rivediamo?

Prima di Natale, dai.

Va bene, fammi solo capire quando ho un buco libero e fissiamo.

Vienimi a trovare.

Voglio passare da Milano.

Torna presto. 

Scendo forse a novembre.

Festeggi il compleanno?

Faccio un’altra presentazione qui.

Non farmi stare in pensiero.

Non stressarti troppo. 

Mi raccomando a te. Mi raccomando a voi.  

51 pensieri su “Con Altri Occhi

  1. a) i fiori di zucchina fritti, ma da soli o con ripieno di mozzarella e acciuga?
    b) il frequentante …sai che “deve” passare il vaglio di almeno la maggioranza +1 degli zii (plurale non di genere, quindi zie incluse)

  2. “Per altri lidi, per altri porti verrai a piaggia, non qui
    per passare: più lieve legno convien ti porti.”
    Dante Alighieri – Divina Commedia – III Canto – Inferno.

    “Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi”
    Renato Zero – Nei giardini che nessuno sa.

    Per decenni ho vissuto col groppo in gola quel senso di distacco che avviene con la partenza per rientrare dalle vacanze, è come se qualcosa della tua gioventù si perdesse inesorabilmente.
    Come l’entropia che consuma l’universo.
    Oh si, sapevo che sarei tornato l’anno successivo, ma anno dopo anno qualcosa cambiava, in te e attorno a te.
    Cambiavano le persone, cambiavano i luoghi per le piccole e grandi trasformazioni che avvengono naturalmente o artificialmente…. ma il senso di perdita della partenza no. Quello è sempre uguale. Crescendo te la racconti sempre meglio e in maniera sempre più sofisticata per attenuare il dispiacere… ma lui è lì, eterno convitato di pietra pronto a ricordarti che certe cose te le devi godere pienamente, attimo per attimo, per avere meno nostalgia e meno rimpianti.
    Le immagini delle estati passate da bambino con tutti parenti a Taranto ed in Sicilia mi fanno provare oggi da adulto quel senso di smarrimento che si prova quando volta dopo volta ne trovi qualcuno in meno, quando vedi i cugini che sono invecchiati come e più di te e a volte peggio di te.
    Quando non c’è più la spensieratezza e la voglia infinita di divertirsi, ma solo di passare serate tranquille a raccontare aneddoti e fesserie… Ecco forse è quello che significa quel “Ormai è finita”.
    Però il fatto nuovo di avere qualcuno al tuo fianco che condivida con te quei luoghi che sono un pezzo di storia della tua vita, servono anche a far capire qual è stato il tuo percorso più vero, perchè lì si può mentire e nascondere poco ad uno sguardo attento che abbia voglia di conoscere.
    Esempio rivelatore. La mia ex moglie ha sempre detestato il mare, la Sicilia e il Sud e nulla le avrebbe fatto cambiare idea; la mia attuale compagna appena arrivata sulla spiaggia girandosi intorno senza proferire parola come l’omino di Google Street Wiew, dopo un momento interminabile mi disse: “Con tutto il rispetto… Ma cosa caxxo voleva la tua ex? E’ uno dei posti più belli che abbia mai visto!”.
    Anno dopo anno i miei luoghi sono diventati i nostri luoghi, come se lei fosse stata lì da sempre e le persone la amano come amano me.
    Hai giustamente scritto una volta che “casa è dove decidi di stare”. Stare e condividere aggiungo io. Che siano vacanze (Mai dire ferie! 😀 ) o vita di tutti giorni.
    Ben trovata Stella 🙂
    P.S. (ben trovata, perchè quando mi dicono “ben tornato”, ho immancabilmente la voglia di rispondere “stavo bene in vacanza, grazie.”) 😛

    1. rido moltissimo per la tua attuale compagna versus precedente compagna.
      e sì, penso anche io che possa succedere (e sia molto bello che succeda) che i luoghi di uno diventino i luoghi di entrambi. che, attraverso i posti del passato, si comprenda e si apprezzi di più la persona del presente.

      quanto a tutto il resto, ai rimpianti, alla consapevolezza, al dispiacere di andare, non aggiungo altro, perché hai detto tutto.
      un abbraccio

  3. Portare il mio ormai frequentante a tempo indeterminato in Sardegna è stata una bella prova: funziona come dici tu, si cercano con i suoi occhi i segnali che non ci stiamo sbagliando, che certi meccanismi funzionano davvero come ci ricordiamo, che quel cibo è veramente così buono. Serve anche per avere una conferma al contrario, se le cose che ci fanno incazzare delle nostre vite semi-passate, sono effettivamente giustificate ragioni di incazzatura. Molto istruttivo 🙂

  4. niente, nn c’è niente da fare…ovunque mi giro è piazzato un +1 a chiunque, anche a vagy….tranne che a me…sembra che ho la peste. Buon rientro a te e al tuo +1, beata te….

  5. Leggerti, è sempre perdersi.
    Smarrire se stessi tra gli odori di zucchina, mare, creme solari.
    Scorrere le tue righe per percepire gli abbracci, la malinconia nella partenza, l’attesa dell’arrivo, il dialetto nella corsa chilometrica di una Italia lunga quanto uno stivale.
    “È gioia immensa, tenendo fermo con le mani un groppo in gola”: ecco cosa è leggerti.
    Nonostante i cambiamenti, non cambierà mai.
    Trying To Believe Nick Holder Remix

  6. Spero che il tuo compagno sia meridionale.I polentoni sono troppo boriosi per riconoscere le cose buone del Sud e di noi meridionali. C’E’ il rischio di diventare una meridionale rinnegata che parla con la cadenza nordica per integrarsi e darsi un tono..Te capii?

  7. Ma non ho capito, il tuo ragazzo come vede questo la nostra amaTA? Questa era la parte più importante del post 😀 ahaha.

    Poi non ho capito se la gente se ne va per esigenze economiche (e poi si chiude in casa nei paesi più sperduti e tristi del resto del mondo), o per altre esigenze…Se è per la prima ragione, fatevela passare la malinconia che mi intristisco pure io per voi 😀 😀 😀

    1. lui ha osservato, scoperto, accolto.
      io ho visto una taranto cambiata. la vedo cambiare ogni volta, nel suo restare uguale. ma è un tema mio, delicato, forse spinoso. questo se ti riferisci all’opinione su ciò che trovo quando torno.
      per il resto, non ho ben capito a chi tu ti riferisca, ma sì, sai, a volte la gente se ne va per lavorare. è una storia vecchia.

  8. Uguale ma al contrario.
    Io che ho scelto il Sud non ho un Sud dove ritrovarmi per le vacanze.
    Ma ho tante persone che tornano in questo loro Sud solo per poco, pochissimo e fragoroso Agosto amato/odiato.
    Poi se ne tornano alla loro #vitavera, là fuori. Oltre il mare.
    Allora a presto!
    A Natale!
    Ma io a Natale salgo…
    Tanto ci sono le elezioni!
    Scendi?
    Sì, ma non so se voto…
    Fai cose belle.
    Vieni a trovarmi…
    Ti mando i pomodorini e le olive.
    Buon viaggio.
    Ciao.
    Ciao.

  9. Allora Lui resiste e ha superato l’esame amici, conoscenti e parenti. Mi sa che tutto quello di storto che hai visto sia stato un riflesso di Lui
    Però i giorni sono volati, ergo vi siete divertiti.
    O.T. quella bella schiena è la tua? 😀

  10. Mi sono messa nei tuoi panni, anche perché ci sono passata. La distanza dei luoghi di provenienza dei 3 bipedi fondamentali della mia vita non era siderale: due veneti e un lumbard non hanno/avevano/ha uno sguardo così presbite verso la mia Bologna. Penso però che l’entrare uno nel mondo dell’altra sia il banco di prova più rivelatorio e veritiero del futuro di una relazione. È e sarà il termometro di quanto e come riuscirà il puzzle di voi due, del sapore che avrà il vostro personalissimo e unico cocktail: tu, lui e i vostri piccoli mondi. Ci vorrà tempo.
    La tua nostalgia? La DEVE AMARE, per forza, sennò arrivano gli zii con la mazza chiodata. Donna compresa.

    Ti abbraccio.

    Zia

    1. ahahahahah gesù, zia, questo commento glielo screenshotto all’istante e glielo mando!
      per il resto sì, è una prova, sia in un senso che nell’altro. ma la cosa positiva, mi pare, è che nessuno dei due è spaventato dal piccolo mondo altrui 🙂
      ora vado a uccidermi di iperglicemia.
      un abbraccio
      nipote

  11. Ti capisco perfettamente, vivo le stesse cose quando torno in Sicilia vivendo a Bologna da 12 anni…al ritorno tanti sorrisi, risate e dubbi sono accompagnati da domande e silenzi…”Ormai è finita” l’estate…siamo a casa, quella adottiva che ci ha fatto trovare quello che inconsapevolmente cercavamo…Buon 11 mesi con pausa natalizia 😉

  12. ‘Sono diventate auto-referenziali? Riescono ancora a comunicare tra loro? Abbiamo ancora qualcosa da dirci? E io? Quanto sono cambiata io?’
    Sono queste, in sintesi, le domande importanti.

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