La Persona Giusta Non Esiste

Una lettrice mi ha chiesto, tempo fa, sotto uno di quei post nei quali raccontavo di stare bene con il Frequentante, cosa intendessi esattamente. Cosa vuol dire, in pratica, star bene con una persona? Cosa si sente? Abbiamo entrambi i nostri spazi? Ci ammazziamo di vicinanza per non incorrere in gelosie, sospetti e chissà cos’altro? Andiamo entrambi nella stessa direzione senza forzare i tempi? Mi sento accettata per quella che sono e lo accetto per quello che è? Litighiamo?

Così ho deciso di provare a rispondere, a spiegare meglio com’è possibile che sia accaduto l’inspiegabile, come può succedere d’innamorarsi anche quando pensi che sia necessario l’intervento di Ridley Scott per girare questo film di fantascienza basato su un libro di Isaac Asimov. Andiamo con ordine:

1. Cosa si sente? Benessere. Lo so, sembra banale. Grazie al cazzo, verrebbe da rispondere. Invece no, invece è semplice, così semplice da suonare fastidioso, ma è così. Si sente benessere. Come quando inizi a mangiare meglio, come quando riesci a fare sport, come quando dormi e caghi regolarmente (anche se, ironicamente, entrambe questa attività subiscono una tragica battuta d’arresto, all’inizio di una relazione: generalmente lui russa troppo e tu sei più stitica di Geppi Cucciari e Alessia Marcuzzi messe insieme). Ciononostante provi un senso di completezza, di pacificazione, di naturale serenità che oggettivamente (parlo per me) non potevi immaginare esistesse, finché non l’hai sperimentato, e quando gli altri te lo raccontavano pensavi fossero dei sempliciotti illusi, beati loro, più fortunati di te (ma su questo ci torniamo in chiusura).

2. Abbiamo entrambi i nostri spazi? Sì, qualunque cosa significhi davvero. Ciò che voglio dire è che, sorprendentemente, quella linea di demarcazione tra ciò che è mio (spazio, casa, biscotti, amici, parenti, vacanze, esperienze) e ciò che è tuo, s’attenua. Non dico che svanisca, sarebbe preoccupante se svanisse, ma si fa flebile, a tratti impercettibile, il perimetro della nostra individualità tende a rinegoziare i propri contorni e ciò è inevitabile (credo), forse persino giusto (viceversa non avrebbe neppure senso imbastire una dialettica a due, possiamo restare con noi stesse e con le nostre vite – a volte strepitose, a volte raccapriccianti – da single e va benissimo così). C’è una premessa da fare: non credo (né ho mai creduto) all’esistenza delle “Persone Giuste“, ma credo all’esistenza delle “Persone al Momento Giusto” (PAMG d’ora in avanti). Ciò significa che nel grande minestrone delle relazioni sentimentali, sappiamo essere vittime di qualcuno, carnefici di qualche altro, complici a volte e traditori infidi altre. Una persona che è sbagliata per noi, sarà probabilmente giusta per altri, e viceversa. Dunque, quando incontri la PAMG hai voglia (non paura) di includerla. Il tuo spazio non è una roccaforte da presidiare contro l’invasione del nemico, ma un rifugio in cui accogliere un pellegrino, un reduce, un essere umano come te. E questo credo sia essenziale nell’amore. Detto ciò, è ovvio che ciascuno coltiva i propri spazi, i propri rapporti e i propri interessi. È ovvio che non vuol dire opprimersi l’un l’altro e diventare l’uno l’ombra dell’altra. Non mentirò: all’inizio non è semplice. Bisogna fare un po’ di fine tuning e trovare l’equilibrio (soprattutto in termini di tempo) tra il prima e il dopo. Ma si può fare e una PAMG può aiutarci a riuscirci.

3. Ci ammazziamo di vicinanza? Sì, per il momento, perché è esattamente ciò di cui abbiamo voglia. Perché a star separati pare d’averci il piede zoppo, oppure l’occhio guercio, e lo so che fanno venire i conati questi esempi, ma è così. Credo sia la fase acuta e iniziale di qualunque innamoramento, combatterla non avrebbe senso. Godersela, invece, sì. Poi è naturale che passi, e che si inizi il lungo percorso di trasformazione in una di quelle belle coppie che a cena al ristorante stanno zitte perché non hanno più nulla da dirsi e che piuttosto mandano messaggi agli amanti e alle amanti. Diciamo che non abbiamo fretta che quel momento arrivi.

4. Ci ammazziamo di vicinanza per non incorrere in gelosie, sospetti e chissà cos’altro? No, come detto al punto 3, ci ammazziamo di vicinanza perché di questo abbiamo voglia. E in quella vicinanza c’è più il sentore di una nuova dimensione, di un esperimento inedito dell’anima, nulla che abbia a che vedere col massacro del proprio “io”. Venendo però a gelosie-sospetti-&-much-more, il punto è che se sei geloso puoi esserlo anche se passi con una persona 22 ore al giorno; se sospetti, puoi trovare indizi ovunque; parlerò in maniera più diffusa della gelosia, più avanti, che per me è un tema cruciale, per il momento mi limito a dire che avere una relazione è difficile da innumerevoli punti di vista e la risposta non è mai (solo) nella quantità di ore passate insieme. La risposta è nella qualità, soprattutto. Nella predisposizione a discutere i margini delle proprie convinzioni, dei postulati incrollabili che abbiamo edificato nei lunghi periodi di singletudine (e a volte solitudine). Avere una relazione vuol dire aprire un dialogo quotidiano con un’altra persona, che c’è, che non è relegata a una notifica whatsapp che possiamo non visualizzare, non è un aperitivo che possiamo paccare, non è una serie tv che possiamo consumare bulimicamente oppure abbandonare a seconda di come ci vada. Soprattutto, è uno scambio a due, ci impone il temibile spettro del confronto. E il confronto è costante, continuo, perenne. Spesso edificante, istruttivo, divertente, elettrizzante. Altre volte è sfiancante, detestabile, ineluttabile. Ed è un confronto che spazia dalle abitudini alimentari a come sistemi i piatti in lavastoviglie. Da ciò che fai per Natale a come gestisci il rapporto con la famiglia, gli amici, il lavoro, gli ex. Più d’ogni altra cosa, un compagno diventa uno specchio nel quale osserviamo riflessi i nostri limiti, i difetti che non sopportiamo, i malcostumi che abbiamo ereditato dai nostri genitori, le zone buie della nostra formazione capaci di inghiottire anche il più paziente e tollerante partner (e, sia chiaro, è un ingranaggio a cui si lavora in due, perché non c’è mai un componente pieno di guai e l’altro sanissimo; c’abbiamo tutti il nostro bagaglio di irrisolti, graziaddio, non avendo più 15 anni). Se la domanda è: come facciamo a sopravvivere a tutti i continui attentati alla serenità di una relazione, la risposta è “sgobbando”, lavorando quotidianamente, su se stessi e sull’altro, insieme. È uno sbattimento di proporzioni bibliche, ma è anche una delle cose più belle che possa capitare di vivere, quando capita con la PAMG.

5. Andiamo entrambi nella stessa direzione senza forzare i tempi? Sì. Capisco cosa si intende per “tempi forzati”. So che me li hanno imposti e so di averli imposti a mia volta, in passato. Ho fatto una lunga gavetta anche in materia di direzioni opposte. E lo intendo alla lettera. Cioè che uno stava da una parte e io me ne andavo dall’altra. Che io restavo in un posto, e quello se ne andava. E, poiché sarebbe ingiusto sputare nel piatto in cui ho mangiato per tutta la vita, mi tocca riconoscere che questo giochino della fuga geografica mi ha sempre tutelata dal rischio di confrontarmi con una relazione propriamente detta. Ma so anche cosa significa volere una cosa mentre lui ne vuole un’altra, e viceversa, e perdere mesi e forse anni per girare in tondo intorno all’ovvio: non funziona. E poi cosa succede? Che arriva uno che non conoscevi, o che conoscevi ma non pensavi potesse farlo, e ti piglia per mano e ti dice “Vediamo che c’è di là” e tu gli dici “Chi se ne frega?” e quello ti dice “Fidati” e tu gli dici “Non c’ho voglia, mi fanno male i piedi, sono stanca”, e quello ti dice “Voglio portarti in un posto bello” e tu gli dici “Ma perché proprio a me?” e quello ti dice “Perché mi piaci”. E succede così che dopo una vita passata a schivare e lottare con lupi cattivi, gli dai una possibilità. E camminando parlate, e parlando vi piacete, e tu non pensi neppure più a quei cazzo di tacchi e a chi minchia te l’ha fatta fare di uscire coi tacchi per fare la figa. Le ore passano, poi i giorni, le settimane, i mesi, e tu c’hai voglia di continuare a camminare in quella direzione. Per il momento.

6. Mi sento accettata per quella che sono e lo accetto per quello che è? Sì e sì. Quasi 6 anni di singletudine sono la prova inconfutabile del fatto che con uno incapace di comprendermi (almeno parzialmente) e accettarmi per quella che sono, non ci sto, detto alla Oscar Luigi Scalfaro. Allo stesso modo, quei quasi 6 anni di singletudine mi hanno insegnato che senza lo sforzo reale di comprendere l’altra persona, è impossibile che funzioni. Però c’è una precisazione da fare: accettarsi per quelli che si è, non vuol dire restare per sempre come si è. Dopo tutta una fase propedeutica di comprensione, e sottotitolazione di se stessi, serve altro. Serve essere disposti a mettersi in gioco, a migliorarsi e migliorare, incontrarsi, incastrarsi. Pure questa è una fatica mondiale. Però è una roba da cui è impossibile prescindere, perlomeno per gli organismi pluricellulari complessi, i vegetali forse sanno stare insieme anche in maniera più semplice e innocua.

7. Litighiamo? Certamente sì. Quanto spesso, non saprei. So però che nella maggioranza dei casi si tratta di discussioni costruttive, che magari nascono da sciocchezze e riescono a evolversi, a spiegare e insegnare qualcosa in più all’altro, a noi stessi. I litigi, poi, sono un terreno fondamentale per una coppia e – soprattutto – sono il primo vero campo di prova, dopo il sesso. Intendiamoci: superati i primissimi tempi, che volano all’insegna di un misto tra incredulità e infatuazione, si arriva necessariamente al match tra i rispettivi “ego“. E quanto dico “ego” non intendo egoismi, intendo proprio ciò che siamo e il modo in cui siamo abituati a essere, che a volte abbiamo scelto, a volte è una posizione scorretta che la nostra identità ha assunto e non ha mai corretto. Ecco, credo che si possa capire la qualità di una coppia dal modo in cui scopa e dal modo in cui litiga, che sono attività solo apparentemente molto distanti. Litigare è fondamentale, se lo intendiamo come percorso (decisamente meno divertente di quello che si fa tra le lenzuola) per conoscersi e comprendersi. Mappare le insicurezze, le debolezze, le miserie dell’altro è fondamentale ed esistono solo due momenti in cui siamo nudi, ridotti all’osso della nostra essenza: quando si copula e quando si discute. Anche quello, si impara a farlo insieme. Ripenso sempre a una delle mie più care amiche, che mi raccontava, i primi tempi, quando iniziava a frequentare quello che poi è diventato suo marito, che era allibita dal fatto che con lui non potesse urlare. Non che lui glielo avesse mai esplicitamente detto, che non gradiva le scenate da drama queen. Semplicemente, lei lo aveva capito. Si erano auto-regolati. Lei era cresciuta. Questo vuol dire che non abbiano mai attraversato momenti di difficoltà? No, vuol dire che hanno imparato a farlo insieme, a non attaccare le vulnerabilità dell’altro, a medicare le ferite insieme, provando a non infliggersene troppe.

L’altro giorno, invece, a pranzo, un amico mi ha detto che avere una storia significa prendere semplicemente 3 decisioni: decidere di provarci, decidere di essere fedele e decidere di essere trasparente. Non so se sono d’accordo su tutta la linea, ma so che quando la persona che hai di fronte “vale il gioco“, allora giochi. E ogni tanto segni, e ogni tanto cadi, e ogni tanto commetti un fallo, oppure lo subisci. Ma la partita la giochi, senza farti troppe domande, con tutto l’impegno che puoi. La fortuna ti aiuta all’inizio. Dopo serve esercizio e, naturalmente, un lungo lavoro di squadra.

Nella speranza di aver risposto con dovizia di particolari, mi congedo.

Sempre vostra,

V.

49 pensieri su “La Persona Giusta Non Esiste

  1. Direi che in pochissimo hai riassunto le cose che penso io dopo una relazione di quasi dieci anni (mi sembra stranissimo scriverlo, ma tant’è). E comunque una formula certa e incisa nella pietra non c’è mai, si tratta sempre di un trial and error da fare in due.

  2. Guarda, al di là del fatto che son d’accordo su tutta la linea ti lascio un paio di ❤ ❤ perchè da domani divento il Grinch ma posso aggiungere che la di là del post sul futuro lavorativo ti si percepisce serena.

  3. Facile commentarti dicendo : ” è così come scrivi perché a me è successo così”.
    Ma del resto non posso fare altrimenti.
    10 anni di beata singletudine, comunque sempre tesa alla ricerca di qualcuno.
    Poi mi presentano lui ( compagno da 5 anni e padre di mia figlia da 3 anni).
    Succede tutto talmente semplicemente che mi chiedo : ” cazzo ma se era così facile perché c’ho messo tutto sto tempo a trovarlo?”.
    Credo che ognuno abbia il suo percorso di crescita, in cui si diventa consapevoli di quello che si sta cercando, e quando si è sicuri di quello che si vuole, una volta incontrato, ci si impegna per viverlo al meglio.

    P.S. sei un tesoro Vagi !

    Lasnues

    1. ❤ io, quando mi pongo la tua stessa domanda, mi rispondo che certamente prima non ero pronta. nel senso, molto semplice, che non ero proprio pronta a vedere, ad accogliere, a mettere in discussione me stessa. mi pareva d'esserlo, ma non lo ero. e non mi lamento, non rimpiango un giorno di quel percorso, neppure quelli più miserabili, neppure quelli in cui ho grattato il fondo di me stessa. perché erano parte di un percorso e – indipendentemente da come andrà – era un cammino necessario per arrivare qui, e andare oltre. ti abbraccio assai ❤

  4. Esattamente come hai detto: l’altro è uno specchi continuo che rimanda perennemente indietro noi stessi. voler accettare quei riflessi e integrarli consapevolmente ci fa andare in profondità sia con noi stessi, che nel rapporto con l’altro/a

  5. M’incuriosce sapere se ti legge e se commentate queste tue analisi. Il fatto di avere una relazione stabile e spiegare al mondo intero come ci si sente, coinvolgendo il relazionante, è un bel mettersi in gioco.
    Apprezza?

    1. luperrimo, dalla regia mi dicono che apprezza, molto.
      una relazione, perlomeno la nostra, è molto simile a una seduta di psicanalisi a quattro mani e a due teste. terribilmente time-consuming (lo so che adesso mi odi) ma necessaria.
      quando poi io ordino le cose in un post, è come se facessi chiarezza per entrambi. oserei dire che si rivela persino utile ❤
      e comunque se il 13 dicembre riuscite a passare dalla presentazione (presento di nuovo il romanzo all'Arci Ohibò, dalle 20.30) ve lo presento! viceversa dovremo prima o poi organizzare una birra a lambrate e giuro che a questo giro vengo!

  6. Tutto quello che scrivi è molto bello e sono molto d’accordo. Ma perché, dannazione, ogni volta che leggo di storie che funzionano, lì dietro, nell’anticamera del mio cervello, o forse è in cantina, va be’, da qualche parte, dentro di me, una vocina dice “sí vabbe’, ma tanto ste cose succedono solo agli altr”, e non riesco a farla tacere, sta vocina infame.

    1. eh no tesò, però non si fa così. io ve la racconto proprio per dire che se è successo a me può succedere a tutti 🙂
      e fino a 5 minuti prima che succedesse, la pensavo come te. e invece poi succede. e quindi quando senti la vocina ridile un po’ in faccia, dille “seh vabbeh” e continua a goderti ciò che vivi, così com’è. che le cose cambiano sempre, anche quando non lo pensiamo, non lo speriamo, non lo crediamo e non lo vogliamo.
      un abbraccio

  7. hai ragione l’ “uomo perfetto” o la “persona giusta” non esistono, esiste la persona che ci ama per quello che siamo e viceversa ovviamente, con la quale costruire giorno per giorno il cammino della nostra vita insieme ❤

    1. ci amiamo anche per quello che possiamo essere, secondo me, perché nessuno di noi va benissimo così com’è. va bene il grosso, ma c’è un lavoro eeeeenorme da fare, ambo i fronti, per funzionare. o almeno così mi pare che sia 🙂 ❤

  8. “decidere di provarci, decidere di essere fedele e decidere di essere trasparente. “Tesò, l’amico che ha riassunto il tutto in queste due righe merita un podio. Sintesi perfetta del cosa significhi stare con qualcuno. Tutto il resto che hai scritto e descritto sempre con la tua bella ironia te lo sottoscrivo e ci aggiungo un “COSA TI AVEVO DETTO?”, che mica sono diventata vecchia per niente e mica ho coltivato quella paura immobilizzante a mia volta, in un’età ben diversa dalla tua ma coi tuoi stessi sintomi e paranoie. Poi è arrivato il Bip, e con lui la serenità, l’allegria, il sentirmi BENE. Noi diversamente da voi spesso al ristorante coltiviamo silenzi, perchè già dobbiamo cianciare tanto per lavoro, ogni giorno, che capita che sediamo uno di fronte all’altra e come novelli Montalbano gustiamo in silenzio ciò che abbiamo ordinato, ma sorridendoci con gli occhi (che a volte sorridere con una forchettata di spaghetti allo scoglio in bocca non è prorio bello).

    Ti abbraccio forte

    Zia

    1. La scena di te e il Bip a cena che mangiate spaghetti allo scoglio mi intenerisce un casino. Qualcuno ha detto che nel vero amore si impara a condividere anche il silenzio. Io a questo ci sto lavorando, sono ancora vittima dell’horror vacui, ma credo ci arriverò. Quanto al mio amico, zia cara, c’ha comunque 46 anni e da qui si capisce meglio, secondo me, la profonda saggezza della sua sintesi ❤
      ti mando un abbraccio ancora più forte
      s

      1. Io dei silenzi ho bisogno. Ho capito che stava andando tutto a puttane quando i silenzi sono diventati pesanti e imbarazzanti, oggi capisco che sto bene quando sono naturali, quando non avverto quell’ansia da “dovrei dire qualcosa per riempire questo buco”

  9. Cara Vagy,
    L’uomo che credo sia la PAMG gradisce scappatelle virtuali e non solo quelle mi sa…
    Inoltre si guarda parecchio in giro e quando ne ha avuto l’occasione ha fatto la mano morta con qualche assistente familiare (sono disabile e mi è necessario averla ahimè). L’ultima volta la suddetta mano è passata sul sedere di mia figlia (dopo oltre tre anni di convivenza con me) che è sposata felicemente da sei anni e frequenta assiduamente casa mia e viceversa
    L’ho mollato per la quarta volta! Ero incazzata nera!!!
    Eppure dopo due mesi penso ancora a lui e al fatto che alterno serenità a rabbia e nostalgia 😢
    Ok. Lui mi cerca sempre. Vorrei razionalmente che non lo facesse. Poi guardo alla mia quasi totale solitudine, al silenzio, alle nostre abitudini, alla mia gelosia, alle litigate e tanto altro di bello e non e… Penso che abbiamo perso il dialogo tra due persone, due culture – io italiana lui marocchino – che eravamo “sotto i riflettori della società” perché ai suoi occhi troppo diversi per stare insieme.
    Razza, età, colore, la mia disabilita hanno giocato contro di noi.
    In più quello Str…. si crede di fare il gallo nel pollaio!!! 😣😣😣😤😤😤
    Mi scuso per la lungaggine ma… Mi sento parecchio disorientata e intorno ho il vuoto.
    Ti e vi chiedo aiuto che so disinteressato e costruttivo.
    Un abbraccio
    Vicky

    P.s. Vagy, grazie per avere dato a me l’opportunità di parlare di quel che altri chiamano panni sporchi senza vergogna

    1. Non vergognarti, non ce n’è ragione.
      Che tu l’abbia mollato mi pare cosa sana e giusta. Capisco il vuoto, lo smarrimento, succede sempre quando poniamo termine a una relazione sentimentale. Ci sembra di dover ricostruire la nostra identità da zero e più passa il tempo, più adulte siamo, più ci appare faticoso. Ma la fatica più grossa della vita è viverla, e a volte viverla passa anche per quei bassifondi emotivi che però – questo ricordalo sempre – sono passeggeri. Temporanei. È fondamentale la voglia di stare meglio, la capacità di volersi bene, così come siamo, con tutti i nostri problemi, i nostri handicap (alcuni evidenti e altri latenti), con le difficoltà e i disagi e le insicurezze. Ma c’è sempre altro, oltre questo. C’è sempre qualcosa di bello, concentrati su quello. Riempi la vita di ciò che ami e lascia che il signor tempo faccia il suo corso ❤

  10. lo stare bene insieme è una condizione basilare, come riuscire a ridurre i propri egoismi . che qualcuno dice ‘i propri spazi’, rinunciando a qualcosa, poco o tanto non lo so. Certo si litiga ma bisogna anche capire quando si ha torto e si chiede scusa all’altro, altra operazione non semplice.
    Per quanto riguarda l’amico con le tre decisioni: ‘decidere di provarci, decidere di essere fedele e decidere di essere trasparente’ La prima, provarci, vuol dire partire col piede sbagliato, perché alla prima difficoltà qualcuno se ne va.

    1. ma io non credo la intendesse in quel senso. m’è parso anzi che il significato fosse che se non hai davvero voglia di metterti in gioco, e di giocare con impegno, è praticamente certo che perdi. proprio perché la disciplina non è così semplice come si crede.

      1. Oggi l’ho rivisto… so che non avrei dovuto.
        Il senso di vuoto è grande e la solitudine mi schiaccia. Oggi ero in Fiera, sola in mezzo alla gente. Ci siamo visti lì, come se fosse uno dei nostri primi appuntamenti. Eppure senza nessun tocco. Ci siamo separati alla metro. Mi sento strana. Mi sento in colpa. Soffoco, mi sento senza via d’uscita e in colpa.

  11. ci ho pensato a lungo, ad un commento ….e non so, forse perché di “persone giuste” ne ho trovate 4 o 5.
    Ma tanto giuste che non sono durate, anche se ogni volta (pure questa) voglio credere che ce la si faccia

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