Il Paradosso dell’Uguaglianza

Avevo 11 anni ed ero in vacanza a Roma con i miei. Sull’autobus, qualcuno mi palpò. Era la prima volta che mi mettevano le mani addosso. Ero veramente un cesso all’epoca, quindi la cosa mi parve totalmente incomprensibile.

A 14 anni un compagno di classe mi mise una mano sul culo. Così. Per goliardia. Il giorno dopo gli diedi un pizzino nel quale gli spiegavo che non era ammissibile una tale mancanza di rispetto e che non avrebbe dovuto permettersi di farlo mai più. Non col mio culo, perlomeno.

A 15 anni avevo imparato a convivere con i clacson degli automobilisti (al sud era normale, se vedevi una ‘bella femmina’ per strada mentre eri alla guida, dovevi suonare il clacson in segno d’apprezzamento); con gli abbordaggi nei locali, con i complimenti non richiesti. Talvolta, anzi, quei complimenti mi lusingavano.

Da allora, nell’altra metà di vita (sentimentalmente e sessualmente attiva) che ho vissuto, sono stata fortunata: non mi pare di essere mai inciampata in qualcosa che definirei molestia. Certo, qualcuno ha insistito, qualcuno ha approfittato del mio tasso alcolico, qualcuno mi ha sedotta perché — in relazione a determinate circostanze — era più potente di me; qualcuno ha comprato il mio plauso facendomi regali; qualcuno mi ha offerto frettolosamente sue parti anatomiche con le quali non desideravo impellentemente entrare in contatto. È successo. Eppure non mi sono mai sentita indifesa.

Direi che, in tutti i casi, in quella zona grigia nella quale non avevo espresso un chiaro consenso, ci ero andata con le mie gambe, con quella che in un legal thriller si definirebbe “capacità di intendere e volere”. In quelle automobili, in quelle case, in quelle camere di hotel, in quelle ville al mare, negli angoli bui e appartati delle feste universitarie, ci ero andata consapevole di andarci. E non erano pazzi, quelli che si erano sbottonati la patta del pantalone, quelli che si erano lanciati in un improbabile limone. Forse non erano perfettamente svegli. Forse non erano dei galantuomini. Ma neppure dei molestatori consumati. Io, d’altra parte, non ho mai reagito schiaffeggiandoli e andandomene via, come nei film.

Per contro, nella mia onorata carriera, mi è capitato di esigere baci, di fare avances esplicite, di invitare a casa uomini eterosessuali e aspettarmi per definizione che mi sollazzassero; di ipotizzare omosessualità latenti in soggetti che non si decidevano a fare la prima mossa, o la seconda, o la terza. E non ero certo la sola. Ho consolato nutrite schiere di donne disperate per l’estinzione dei “maschi alfa di una volta”. Insomma, forse ho molestato anche io e non lo so neppure. E me lo chiedo, naturalmente, perché è difficile non chiederselo, in questo periodo. Negli ultimi mesi, pur seguendo con interesse il dibattito pubblico, non ho twittato nessun hashtag #MeToo, non ho denunciato #quellavoltache, perché mi pare graziaddio di non averla mai avuta, quella volta. Perché, graziaddio, non mi sono mai sentita vittima.

Ciononostante, non posso non pensare che il cambiamento che stiamo vivendo, questa “psicosi”, questa “moda”, questa “caccia alle streghe” come molti amano definirla, sia indiscutibilmente un fatto positivo. Punta a una parità sostanziale tra i generi, in prospettiva. Inoltre, risveglia una coscienza femminista tragicamente sopita da decenni di imperituro maschilismo consenziente. Sulla grande bilancia della storia, il piatto buono pesa più di quello cattivo, per me. Fine. Però. C’è un però: c’è che questo cambiamento è rivoluzionario e, come ogni rivoluzione, non piace a tutti. Infastidisce due categorie di persone: quelli che ne sono colpiti (quelli, cioè, che approfittano abitualmente della propria posizione di potere per estorcere consenso) e quelli che non la capiscono, che dicono che è sempre stato così, che si sapeva già, a che serve fare tutto questo baccano, adesso; quelli che, in altri termini, non hanno voglia di affannarsi per capire il mondo che cambia.

In mezzo, c’è un interregno di opinioni grigie, di uomini e donne che attendono guardinghi, perché sanno che spesso le rivoluzioni sono sommarie, fanno saltare teste (o carriere), sovvertono la pace apparente e a volte ricadono in gogne e crimini più efferati di quelli che si proponevano di debellare. Ecco, c’è molto lavoro da fare su questa diffidenza, su questa paura dell’ignoto, sulle opinioni grigie, su chi esprime pareri diversi, probabilmente derivati dalla cultura del secolo scorso, vuoi per ragioni anagrafiche, vuoi perché di culture non ne ha mai incontrate altre.

C’è da lavorare e da ascoltare chi non è d’accordo, senza necessariamente attribuirgli varie forme di demenza. C’è da trasformare la sommossa in cambiamento. C’è da imparare il consenso: gestirlo, esprimerlo, coglierlo, rispettarlo. Quello femminile e anche quello maschile. Educare generazioni migliori, per un futuro in cui i generi sappiano comunicare e capirsi meglio, invece di pronosticare apocalissi sessuali. Trattare, in altri termini, questo momento storico con tutta l’analisi che merita e non come un argomento da tifoseria social. Questo c’è da fare. Chiederci e capire perché esponenti femminili, eventualmente rispettabili, non sposino in toto questa causa, questa lotta simbolica (ma reale), questa nuova grammatica dei rapporti che preme per venir fuori e ridisegnare le logiche di potere tra uomo e donna.

Ecco tutto questo sarebbe utile. Molto utile. Ci aiuterebbe a capire la radice del problema. A stemperare i toni. A spiegare le buone ragioni di questo mo(vi)mento a quelle donne e a quegli uomini qualunque, che sono la maggioranza, che pensano e dichiarano: “Ormai non ci puoi manco più provare, metti che una ti denuncia, ti imputtani la vita”, che è l’evoluzione di “Non vi facciamo complimenti e siamo stronzi, vi facciamo complimenti e siamo morti di figa”, “Prendiamo l’iniziativa e siamo porci, non la prendiamo e siamo ricchioni”.

A peggiorare la situazione, a inasprirne le contraddizioni, bisogna dirlo, c’è il Paradosso dell’Uguaglianza, una faccenda che anche noi donne dobbiamo ancora comprendere ed elaborare appieno. Il Paradosso dell’Uguaglianza è quello per cui siamo indipendenti ed evolute, ma preferiamo che la cena la paghi lui; facciamo sesso occasionale, ma se poi non ci scrive è una merda; siamo libere e disinibite, ma poi ci sposiamo in chiesa. Più in generale: denunciamo atteggiamenti che riproduciamo. Commentiamo l’estetica degli uomini con la perizia e la classe delle puttane portuali. Ci vantiamo delle nostre prestazioni. Raccontiamo dettagli degli amanti con cui giaciamo. Ridiamo di chi è ciccione, basso, secco, calvo, ce-l’ha-piccolo. Giudichiamo chi non ha un lavoro serio. Facciamo tutto questo e non ce ne accorgiamo neppure. Abbiamo imparato bene, abbiamo mutuato alcuni dei peggiori malcostumi degli uomini, in tutti questi anni di patriarcato oscuro. Ora, forse per la prima volta da quando esistiamo, c’è una possibilità di cambiare. Tutti. E certo, sarà faticoso, ma se vogliamo supportare per questa causa (ed è giusto farlo), c’è un sacco di lavoro noioso, sfiancante, quotidiano da intraprendere (ed è giusto saperlo).

C’è da parlare con tutte le Catherine Deneuve e le Natalia Aspesi che incontriamo. C’è da spiegare loro perché questa improvvisa urgenza di cambiare anche ciò che “è sempre stato così”. E se vi pare strano spiegare il mondo a persone più grandi di voi, non preoccupatevi, non state peccando di presunzione: ricordate che siamo la prima generazione che deve insegnare roba ai propri genitori (computer, smartphone, tablet, Facebook, instagram, whatsapp, Netflix, milioni di app). C’è da spiegare loro che le persone non smetteranno di conoscersi, corteggiarsi, scoparsi, amarsi e lasciarsi. Semplicemente, forse, lo faranno con più rispetto.

C’è da spiegare anche che risvegliare il femminismo patinato di Hollywood, serve a risvegliarne e alimentarne altri, di femminismi; serve a raggiungere anche le donne che vivono segregate nell’entroterra culturale del mondo, che lottano spesso per problemi oggettivamente più gravi del pene nudo di un regista.

In altri termini: non diamo del deficiente a chi la pensa diversamente. Parliamoci. Sporchiamoci e stanchiamoci a difendere una causa, se ci crediamo davvero. Per migliorare il mondo c’è bisogno soprattutto di questo. Non (solo) dei tweet.

62 pensieri su “Il Paradosso dell’Uguaglianza

  1. Ti leggo sempre ma non avevo mai commentato. Adesso voglio farlo per dirti che la tua è la prima opinione sensata che leggo su questa vicenda. E perché voglio dirti grazie.

  2. Credo che come al solito si sia sollevato un polverone non soffermandosi sulla questione quel tanto per capire che quell’appello delle donne francesi non va contro le giuste rivendicazioni in fatto di molestie e soprusi ma vuol solo ribadire che forse, una certa cultura anglosassone ha negli ultimi anni un pò esagerato. Penso che occorre stabilire due punti di partenza: rispetto e buonsenso. Detto ciò gli uomini devono farsene una ragione: un no significa no e se insisti allora è molestia o peggio ancora violenza se quel consenso te lo guadagni con la forza o con il ricatto. Questo credo che debba essere un punto fermo di civiltà innanzi tutto e dovrebbe essere ovvio. Al di la di ciò, il provarci, il giocare coi doppi sensi o il complimento possono semmai essere fuori luogo, antipatici, anche sgraditi ma da qui a considerarli come un qualcosa di maschilista passibile di denuncia mi sembra davvero esagerato. Inoltre credo anche che certi movimenti femministi tendano a voler dimenticare che non tutte le donne sono uguali e non possono pretendere di parlare a nome di tutte perchè, a ben guardare anche quella è violenza verso il loro stesso genere perchè se ad una donna dici che se ha determinati comportamenti li ha perchè è comunque vittima inconsapevole allora le stai dicendo che la sua libertà di scelta è limitata da quello che tu donna credi che debba essere. Ed è sbagliato. Come è sbagliato che determinati uomini sostengano ancora oggi che tanto è sempre stato così. Lo è stato ed è stato sbagliato…è ora che ci si evolva…tutti.

      1. Beh nel testo di cui si è parlato le firmatarie erano un centinaio quindi ovviamente non erano tutte le donne francesi. Allo stesso modo potrei supporre che il qui siamo tutte abbastanza contrariate non rappresenti allo stesso modo tutte le restanti donne francesi. Ma al di la di ciò, non era quello che il post intende esplorare anche perchè, ho da subito chiarito che non credo vi sia qualcuno che può parlare a nome di tutte in quanto tutte le donne sono diverse. In ogni caso non mi interessa prendere posizione in quella che forse solo ai media interessa vedere come una diatriba tra opposti fronti. A me sinceramente interessa molto di più guardare oltre e temo che, come spesso accade alla fine il tanto rumore per nulla ed il tutto cambia per non cambiare mai siano solo la naturale conseguenza di tutto ciò e non credo sia un bene. Come non credo sia un bene , in generale, ricorrere al giustizialismo.

    1. L’argomento è evidentemente complesso, con livelli e strati multipli di complessità.
      Dialogo e disponibilità al cambiamento sono necessari. Ma pure l’ascolto, anche la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di tradurre in parole semplici le rivendicazioni, di riconoscere le proprie contraddizioni. Capirsi, sostanzialmente, è difficile. E mi pare sia la via migliore per realizzare davvero l’evoluzione auspicata.

      1. Si, l’argomento è stato fatto diventare un po’ troppo complesso ma in buona sostanza credo che alla fine con un mix di giuste leggi, rispetto, educazione e buon senso ce la potremmo anche fare a trovare un buon equilibrio!

  3. Semplicemente, ti adoro. Riesci a esprimere nel modo più diretto e chiaro possibile dei concetti all’apparenza banali o scontati. Ma ognuno di noi, per poterli spiegare, si incarterebbe senza arrivare al nocciolo della questione. Per questo, grazie!

  4. Sul paradosso dell’eguaglianza ti farei un monumento perchè è la cosa che mi fa rabbia quando parlo con alcune amiche. Ragazze intelligenti e “femministe” che quando io mi lamento che preferisco non farmi offrire da bere alla prima uscita (perchè poi sento i commenti del genere “escono con tutti solo per scroccare cibo e alcol”) mi son sentita rispondere che è giusto perchè pagano per il piacere delle mia compagnia, come ‘na zoccola in pratica (e neanche in termine spregiativo ma squisitamente tecnico). Per il resto non mi son mai sentita vittima nè mai ho dipinto il genere maschile come persecutore perchè ho avuto la fortuna e la capacità di circondarmi di uomini di buon senso che capiscono che ci si può provare ma che capiscono cosa è l’insistenza non gradita. Che poi tutta sta bagarre che ha scatenato la Deneuve si basa su questo: ci puoi e devi provare ma se lei reagisce in maniera negativa molli il colpo, molto semplice, non stai ad insistere in attesa della reazione sgarbata in modo da darle della figa di legno.
    Quanto alle molestie da parte di chi ha potere per me è ancora più complicata la questione. Di fatto anche se la molestia è accettata è comunque una coercizione. Ed è vero che c’è sempre stata ma non solo in ambito sessuale. Il problema è che pur condannandola non vedo davvero come sarà mai possibile disinnescare questo gioco di potere che credo sia insita nella natura umana (che trovo tutt’altro che perfetta ed assolutamente impossibilitata ad esserla). Levando l’elemento sessuale trovo difficile immaginare comunque un mondo dove chi è in posizione dominante non cerchi di estorcere un favore a chi sta in posizione di sfavore. Manco un po’ di ottimismo lo ammetto e soprattutto son partita a scrivere a ruota libera e mi scuso! Mi auguro comunque che tutto questo periodo serva per ri definire finalmente una netta differenza tra quelli che sono i comportamenti netti e sani da quelli che non lo sono.

    1. A prescindere dal semplice fatto che il tuo commento, come il post di vagina, finalmente mi hanno trovato dei punti in cui riesco a ritrovarmi…. dopo tanto tempo in cui rimanevo fortemente perplesso da qualunque affermazione sull’argomento….
      Però mi viene anche un piccolo pensiero che mi sembra che nessuno commenta, ne qui ne altrove…. ma le migliaia di donne e di uomini che sperano fortemente trovarsi difronte ad un potere che richiede sesso per poter aquisire potere e/o fare carriera?? La pratica, come tutti sanno non è limitata, anzi. Come definiamo chi alimenta il potere ad atteggiarsi cosí? Il fatto che esistano e siano molti, non da una sorta di giustificazione al potente che approfitta della sua posizione? Non ne alimenta la cultura? E sopratutto, quanti/e di quegli attori o attrici in passato hanno approfittato del potente per fare carriera oggi denunciano?? Di quel mondo li, conoscendolo un poco, non mi fido per niente….

      1. Hai pienamente ragione. Non esistono solo le vittime ma anche chi ne approfitta. E vale sia per lo spettacolo che per altri contesti e non è legato solo al sesso . Alla fine si tratta di una forma di corruzione, cambia solo la merce di scambio.

      2. ma che ne sapete che le attrici se ne siano approfittate? Nessuna di loro è andata a letto con weinstein (a parte Argento che ha spiegato perchè), tutte hanno taciuto fino ad ora per ragioni intuibili

      3. È un po’ il tema dell’uovo e della gallina. Cosa è venuto prima? Cosa alimenta cosa? Boh, sì, certo, ormai è un meccanismo che – in certi contesti, più di quanti si pensi – s’è cronicizzato. Questo non lo legittima e non rende superfluo parlarne, a maggior ragione per chi non chiede e per chi non offre prestazioni sessuali a scopo crescita professionale. O no?

      4. sono davvero così tanti quei contesti? Io credo che la maggioranza delle donne faccia carriera perchè è brava nello spettacolo e altrove

    2. Hai ragione quando dici che sarà molto difficile, praticamente impossibile, eliminare la prevaricazione di chi ha potere e tenta di estorcere favori in virtù di ciò. tuttavia, eliminare il favore sessuale che – come giustamente dici – anche in caso di “consenso” è comunque frutto di una coercizione strutturale, non può che essere positivo. parlarne non può che essere positivo. quanto all’offrire da bere, o da mangiare, molti uomini mi hanno parlato del dissesto finanziario da dating app, fatto di uscite con persone che davano per scontato che il conto l’avrebbero pagato gli uomini. Insomma, c’è ancora molto, moltissimo lavoro da fare su tutti i fronti…

  5. Sono d’accordo su tutto tranne sul fatto che le donne, col tempo, abbiano acquisito atteggiamenti negativi tipicamente maschili: chi ti dice che quegli atteggiamenti non siano insiti nella natura umana indipendente dal genere? Non è una questione di poco conto. Se pensiamo che necessariamente le donne siano buone, caste, pure e l’uomo il lupo cattivo già si parte col piede sbagliato. Secondo me siamo bestie che hanno alzato il livello di socialità ma alcuni, causa condizioni di vita particolari, si sono dimenticati di essere umani e sono ritornati al livello di bestialità. Tutto ciò non è plausibile ed è giusto che chi abbia sbagliato paghi tutto quello che c’è da pagare. Il problema notevole è: le nuove generazioni? Vagi ha ragione quando dice che bisogna puntare sulle nuove leve ed educarle ad un maggior rispetto. Chi lo farà? Le famiglie? Difficile, personalmente vedo veramente sacche di ignoranza e la vedo dura. Io, l’ho già scritto, ipotizzo che ciascuna si fornisca degli strumenti necessari per autodifendersi: 2 calci nei cojoni sono sempre molto educativi.

    1. Non penso che le donne siano tutte buone e gli uomini tutti cattivi, naturalmente.
      Quella frase indica che in una struttura sociale nella quale esistono tratti predominanti dettati dagli uomini, noi abbiamo necessariamente mutuato alcuni degli strumenti che abbiamo osservato, sentito e subito.
      Detto ciò, al di là delle nostre pugnette (possiamo pure dire che siamo naturalmente cattive, non cambia il punto), sì, bisognerebbe concentrarsi sulle nuove leve. Il limite è che non si sa chi potrà svolgere questo fondamentale lavoro educativo quando chiunque, anche gli amici, anche persone di cui si ha formalmente stima, si abbandonano a esternazioni agghiaccianti, commentando i recenti fatti di attualità.

  6. La cosiddetta libertà sessuale dei nostri tempi non è così libera come si può pensare….nonostante tutto t l’Italia non è per dire un paese così libero come un paese scandinavo dove il sesso è come bere o mangiare e nessuno si fa problemi a darlo e riceverlo….
    In Italia c’è ancora una mentalità per cui la donna libera sessualmente, ovvero una che sceglie di volta in volta il maschio a cui accompagnarsi senza che necessariamente sia un lui ufficiale, é ancora giudicata abbastanza male….perché in Italia ci sono solo due tipi di donne nell’immaginario maschile: la brava ragazza che presenteresti mamma e ai parenti fino al quinto grado e quella con cui ci si può divertire e basta.
    Io, donna libera che si concede conoscenze ravvicinate con un uomini di varie origini ed età, mi rendo conto che oggi il sesso é alquanto svilito e spesso noto che pure gli uomini che tanto vogliono la donna senza paletti e tabù spesso soffrono di grandi ansie da prestazione e vivono male la cosa. Quindi questa libertà non sembra aver reso le cose più facili….anzi.
    Sul consenso o meno…tutto il polverone sulle molestie dei potenti alle attrici o ragazze in cerca di fama….io credo che sia tutto molto esecrabile ma oggigiorno una donna deve sapere che accettare un invito in un hotel significa una sola cosa….non mi puoi cadere dal pero e poi lamentarti dopo anni e anni se lo sporcaccione con i soldi e il potere ti ha palpeggiata con varie promesse. Si può dire di no. Se dici si te ne assumi oneri e onori.
    La libertà sessuale e ancore un fatto di consapevolezza. Puoi sempre segliere e ti assumi la responsabilità di ogni tua azione.
    Detto questo, ogni atto di violenza e sopraffazione fisica o psicologica é da condannare sempre.
    Su questo non ci sono ragioni che tengano.
    Baci

    1. Condivido pienamente quello che ha scritto Spirito Libero!!!!! Dopo Asia Argento…una moltitudine di donne soprattutto e qualche uomo…e’ improvvisamente uscita allo scoperto per rimarcare e far notare quanto a loro accaduto anni fa…ma prima no????????Come mai ti ricordi ora dopo anni di quello che ti e’ accaduto la coscienza per renderti conto di quello che forse a tuo giudizio era ingiusto ed esecrabile penso che ce l’avessi anche anni fa….ed ora?????Forse molte persone ma soprattutto donne hanno chiuso gli occhi e la loro coscienza davanti a queste avances…perche’ ha fatto loro comodo…vedi carriera…notorieta’ ed altro….sappiamo che purtroppo e’ un atteggiamento di potere tipicamente maschile…ma se NON vuoi NON fai…….non che dopo a distanza di anni e sei diventata quello che sei grazie anche a questo te ne ricordi….Mi sembra alquanto assurdo…fermo restante che l’abuso e la violenza vanno fronteggiati e condannati…ma qui come sempre cadiamo in Discorsi un po’ DIVERSI…..anche a me da ragazza ho avuto incontri non proprio piacevoli con certi uomini…ma se NON ti va bene una cosa NON la fai e reagisci…Semplicemente……Comunque sempre BRAVA la ns VAGI!!!!!

      1. non tutti hanno la forza di respingere un abuso da parte di chi è potente, molti hanno paura di denunciare subito un uomo potente che può farli a pezzi! Dobbiamo capire anche questo! E le attrici quel che hanno ottenuto lo hanno ottenuto col loro talento

      2. su questo sono d’accordo: non capisco perché per tutti sembri così immediato e così facile denunciare, quando poi siamo circondati da casi di violenze perpetrate per anni e per anni taciute.

    2. La libertà sessuale non ha reso le cose più facili perché – come avviene per buona parte dei cambiamenti culturali – non è stata compresa mentre succedeva, né elaborata, né condivisa. Certamente i paesi scandinavi sono diversi da quelli mediterranei (non so se parlerei solo e soltanto di Italia), ma per fortuna la cultura cambia. Lentamente e non sempre in meglio, se non viene presidiata, ma non è un monolite. E parte del nostro lavoro, di donne e uomini, cittadini, persone pensanti, è anche esprimere opinioni e dibattere con chi proprio non le comprende.
      Venendo al consenso, sì, è vero, ci sono ennemila situazioni in cui bene o male sappiamo ciò a cui andiamo incontro, detto questo, se la proposta arriva da una persona più potente di te, in grado di condizionare profondamente la tua carriera o le tue ambizioni, secondo me c’è sopraffazione, ricatto, violenza psicologica o come vogliamo chiamarla, indipendentemente dal fatto che quella donna in quella camera d’hotel ci vada oppure no (io non credo ci andrei, non riesco manco a leccare metaforicamente il culo, figurati a darla via per fare carriera; tuttavia se c’andassi e ciò inficiasse il mio futuro, mi sentirei comunque violata e incazzata). non so se mi sono spiegata 🙂

  7. credo che siamo finiti nel ridicolo con tesi opposte su barricate opposte. Anziché essere dei vasi comunicanti sono incomunicanti, anzi rigorosamente separati.
    Tu hi accennato all’inizio a qualcosa di personale che qualcuno ha descritto come violenze – esagerando – altri a molestie più vicino al vero.
    Credo che affrontare la questione in modo civile discutendo le varie idee per arrivare a un punto comune sia la strada migliore, più o meno come hai fatto tu.

  8. Dunque.
    Cerco di andare con ordine.
    Mi era balenata una mezza idea di mettere un post da me, su tutta questa faccenda, ma poi ho lasciato perdere, un pò perchè più la cosa si gonfiava, più mi veniva l’orticaria, un pò perchè ultimamente ho mille pensieri su altre cose.
    E quindi dunque. Intanto una standing ovation a te, tesoro, soprattutto per la parte di post in cui descrivi egregiamente la sorta di schizofrenia di noi donne che tu hai delicatamente definito “Paradosso dell’uguaglianza”. Però il bubbone che è esploso di botto ha degli aspetti che non mi garbano affatto. Intanto il personaggio italiano che ci ha messo del suo, la signora Asia Argento. Fermo restando che una che a 20 anni se ne sta a Hollywood tentando di sfondare come attrice invece che starsene in Italia, o in Uk, o anche in America a studiare per migliorarsi, a fare esperienze costruttive tra coetanei, quando è stata invitata dal signor Weinstein nella sua stanza d’albergo penso sapesse benissimo a cosa avrebbe potuto andare incontro, povera mammoletta che invece ha trovato un orco che l’ha “mangiata”. Una come lei, che negli anni è arrivata anche a dichiarare che il padre ha avuto delle “attenzioni morbose” nei suoi confronti, o è veramente una sfigata al cubo, o una furba da poco, dato che i riflettori si sono come sempre rapidamente accesi e altrettanto rapidamente spenti su di lei.
    Comunque tant’è che la scintilla ha dato fuoco alla pira di ipocrisia hollywoodiana e allora eccole lì, le Cameron Diaz, le Agelina Jolie e tutte le altre che, chi 10 chi 20 chi 30 anni dopo hanno denunciato le molestie e i ricatti sessuali di quello che resta, senza dubbio, un porco. Sinceramente non smuovono in me nessuna empatia, queste signore. Che alla fine delle finite cosa hanno inventato? “Ma sì! Presentiamoci tutte di nero vestite alla prima occasione cinematografica-mondana! Mostriamo al mondo il nostro disagio di donne usate, molestate!” Peccato che io abbia visto soltanto il solito sfoggio di sorrisi smaglianti, corpi statuari, tette rifatte in scollature nere, eccerto!, scosciature fino alla bernarda, trasparenze osé, ma comunque tutto in nero he! Ma per favore!
    E veniamo alla nostra bella Italia, a questa marea di signorine tutte molestate, intervistate in trasmissioni che una volta facevano ottimo giornalismo di denuncia, ora solo sensazionalismo. Nessuna o quasi che ci abbia messo la faccia, tutte che “Ma io quando il tizio mi ha dato l’appuntamento nella sua villa e mi ha ricevuto in accappatoio non immaginavo… non volevo credere…” Tutte doppiate con la vocetta da topo di Cenerentola ma perchè? Perchè ancora vuoi tentare quella strada che, diciamocelo, tenta molte, troppe belle ragazze che hanno poca voglia di farsi il mazzo tendando anche lavori più umili, normali.
    La violenza, la sopraffazione, il provarci, il do ut des che mi fanno veramente rabbrividire sono altri: sono quello del capo reparto in fabbrica, del capo in ufficio, del piccolo imprendi-truffatore che allunga le mani al colloquio di lavoro, del compagno o marito o fidanzato che quando vuole fare sesso lo vuole e basta, e ti fa sentire in colpa se non glie la dai, oppure ti mette il muso. Ecco, questo tipo di violenza mi fa orrore, perchè perpetrato su donne realmente immobilizzate. Certo, esiste anche il calcio nei coglioni, ma queste donne che ho appena citato ne pagano conseguenze molto diverse dalle aspiranti attrici, che possono sempre scegliere altre strade, meno glam. Le altre no.

    1. tutto questo astio verso attrici colpevoli solo di avere un corpo un po’ più bello e statuario del tuo e non nasconderlo è avvilente. Hanno tutto il diritto di vestirsi scosciate ed esigere rispetto contro ogni abuso di potere a cui sono state sottoposte

      1. Ti assicuro che la parola “astio” non rientra nel mio vocabolario, nè provo invidia per corpi molto più belli e statuari del mio. Trovo solo di pessimo gusto associare una richiesta di rispetto verso la donna e il suo corpo (richiesta sacrosanta,) all’ennesima esibizione narcisistica di sè. C’è una cosa che si chiama “dress code”, e distingue le professioniste, qualsiasi lavoro esse facciano, dalle esibizioniste. Tutto qua.

      2. guarda che quei vestiti sono abiti da sera normali che ogni attrice indossa nelle serate di gala, ovviamente non sono abiti che mettono ogni giorno ma quasi nessuno,nè uomo nè donna nelle serate di gala mette abiti di tutti i giorni e se li mette è per farsi notare. Ai Golden Globe non ci vai in tuta (a meno che tu non voglia farti notare)

    2. cara zia, capisco il tuo punto. la prossima settimana esce un pezzo nel quale parlo anche di come in Italia manchi una rappresentazione politica reale di questo movimento (e, di conseguenza, di come poi il ruolo di pasionaria sia davvero in mano ad Asia Argento che, senza nulla togliere, è Asia Argento). capisco anche che esistano violenze, molestie, anche semplici prepotenze diverse (e come sempre sei riuscita a richiamare, con sensibilità, casi quotidiani nei quali tutte davvero siamo inciampate almeno una volta). è solo che davvero, quel femminismo patinato (fatto di sfilate in abito nero scosciato/scollato/trasparente) ci sta comunque facendo parlare di cose di cui normalmente non parliamo. ci sta facendo venire un po’ d’orticaria? a volte sì. è un bene spendere riflessioni, partire da un punto e arrivare a un altro? mi piace pensare di sì.
      ti abbraccio forte (e quando ti viene in mente di scrivere post del genere, scrivili, perché ciò che dici non è mai banale; ma proprio mai)

      1. io non capisco le polemiche contro gli abiti scosciati e scollati, come se per fare cose serie ci si debba vestire da suore in gita

    1. Ti ringrazio. Molti stanno osservando quanto sia faticoso confrontarsi su questo tema. Cioè quanto poco basti per sentirsi appioppare un’etichetta compresa tra “Mostro stupratore” e “Donna rincoglionita maschilista”.
      Come sempre, la realtà è fatta di sfumature di pensiero e significato. Tentare un ragionamento porta meno like di un proclama, viviamo nell’era della polarizzazione (quasi sempre idiota) delle opinioni e purtroppo ci siamo dentro fino al collo. Ma parlare, ragionare, confrontarsi, riflettere è una capacità che non dobbiamo assolutamente smettere di tenere in esercizio. E far fruttare.

      1. Gli slogan vanno per la maggiore, sono semplici, immediati e non comportano alcuna fatica. Ragionare è più difficile e molto meno popolare, ma nelle sfumature si trova la ragione spesso

  9. Grandissima! Adoro il modo in cui ti dilunghi sulla questione senza incartarti e soprattutto arrivando alla conclusione che dialogare sul tema in maniera civile, “diffondere il verbo”, è ciò di cui possiamo beneficiare in questo momento.
    Proprio stamattina discutevo di nuovo sul tema della “zona grigia” con il mio compagno, dopo aver letto delle ultime accuse ad Aziz Ansari.
    Io in quella zona grigia mi ci sono trovata pochissime volte, forse perché sono sempre stata troppo selettiva con gli uomini. Ma ho vissuto delle situazioni, per fortuna poche, hashtaggabili (!) con #quellavoltache e sì, vale la pena parlarne, soprattutto a chi pensa di liquidare la questione con un “bastava dire no”.

    1. Tra l’altro il caso di Aziz Ansari è comunque uno dei più controversi, nel senso che la tipa denuncia una situazione che era davvero piuttosto prevedibile, nella quale non c’era subordinazione di potere, ma un’aspettativa – a torto o a ragione – plausibile da parte di un uomo che ti invita a casa sua dopo una cena. Personalmente, ho preferito in certe situazioni mettere in chiaro da principio che uscivo in regime di friendzone, che non l’avrei data, che non mi interessava (se effettivamente non mi interessava). Detto ciò, sì, esattamente come dici, parlarne è la cosa più utile e necessaria da fare al momento. Soprattutto con gli uomini, ti dirò.

      1. Vero, era una situazione controversa, non solo con gli occhi di un uomo, ma anche di una donna secondo me: la chiarezza rimane sicuramente una delle armi più efficaci per evitare le zone grigie (quando le idee sono già chiare, almeno).
        E sì parlarne con gli uomini, assolutamente. Che giusto da poco ho dovuto alzare la voce con un amico che non riusciva a capire ‘sta cosa del “ma se non dici di no, come fai a chiamarla molestia?”. Continuiamo a provarci, imperterrite!

      2. ho l’impressione che non ci sarebbe stato nessun caso Aziz Ansari se entrambi ma lui per primo avessero messo in chiaro sin dall’inizio cosa volevano e cosa no (e lui al primo no di lei si sarebbe dovuto fermare e chiedere che c’è che non va anzichè insistere). Bisognerebbe trovare il modo di esplicitare le proprie intenzioni (in modo che l’altro possa accettare o rifiutare) senza essere beceri

  10. anche qua tra i commenti leggo cattiverie verso le attrici che hanno denunciato, basse insinuazioni su cosa hanno fatto per fare carriera. vergognatevi. Angelina jolie è una brava e bella attrice e ciò che ha ottenuto se lo è guadagnato.
    Poi la chiave di tutto è il consenso: se il docente universitario e lo studente, il produttore e l’attore,il direttore di giornale e il cronista di qualsiasi sesso siano sono attratti e vogliono andare a letto non c’è abuso, ma se manca il consenso c’è abuso. Non è la disparità di potere che crea l’abuso, ma la mancanza di consensualità.
    poi penso che una donna abbia tutto il diritto di volere che sia lui a pagare la cena così come fregarsene; una donna ha tutto il diritto di rimpiangere il maschio alpha (ma non il violento!) come di fregarsene, ha tutto il diritto di cercare le attenzioni di un uomo che le piace ma deve accettare l’eventuale rifiuto come deve accettarlo un uomo.
    E penso anche che una donna abbia tutto il diritto di commentare (con le sue amiche) le prestazioni dei suoi amanti e commentare anche i loro difetti fisici eventuali o le misure del loro pene; non è elegante ma una donna può essere maleducata quanto un uomo, siamo pari moralmente nel bene e nel male; certi commenti che fa un uomo può farli pure una dona

    1. guarda, a voler rivendicare una parità al ribasso non c’è problema, se non che è buona norma non assumere atteggiamenti di cui ci lamentiamo (voglio dire: mi fa piacere che un uomo racconti come, quanto e con quali tempi vengo ai suoi amici? no. dunque sarebbe sensato che non lo facessi neppure io; non è difficile).
      quanto al resto, mi sono sempre piaciute le situazioni paritetiche e faccio fatica a immaginarle con soggetti da cui dipende il mio avvenire professionale.

      1. ma infatti nessuno ti obbliga ad essere attratta dal capufficio o dalla capa-ufficio però può succedere ad altri/e. Ricordo che l’attuale presidente francese si innamorò della sua attuale moglie in una situazione che non poteva essere meno paritetica: lui studente adolescente e lei la sua insegnante di teatro quarantenne

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