Giovani & Fighe

Siamo a giugno, il che significa che – ormai da settimane – siamo target del consueto terrorismo psico-estetico da prova costume.

Le diete, gli esercizi, la cosmesi, i programmi miracolosi di dimagrimento, i massaggi, i fanghi, le alghe, il fascio di raggi protonici, la rava e la fava. La macchina dell’inadeguatezza è partita alla grande, come ogni anno, per farci arrivare in spiaggia quanto più insicuri possibile. Ci ho pensato l’altra mattina, dopo la doccia, che avevo un po’ di tempo e mi sono addirittura concessa di idratare il mio corpo con l’olio alle mandorle. Mentre spalmavo l’unguento sulle mie carni, e le sentivo modellarsi sotto la pressione delle mani, mentre guardavo il mio addome deformato, o il braccio pendulo, o l’internocoscia rammollito che vibrava tutto come un materasso ad acqua, ho lucidamente pensato “Fucking unguardable!” (come se normalmente i miei pensieri li scrivesse un autore di Mtv). E sì sì, lo so, ormai sono grande e non ho bisogno di farmi queste paranoie. Sì sì, lo so, colpa mia che sono andata poco in palestra e ho mangiato peggio; sì, certo, so che ormai la moda è curvy, ormai esistono i movimenti contro il body-shaming, esiste il body-positive, sì certo, ho superato prove ben più impegnative di quella bikini, ovvio, lo so, sì, va bene la teoria, ma nella PRATICA ci tocca andare in spiaggia in mezzo a culi marmorei, e cosce tornite, e addominali scolpiti nei tronchi di bambù. Insomma, la solita storia.

Che poi, mi chiedo, dove sta scritto che dobbiamo essere tutte belle? Che dobbiamo essere tutte giovani? Ma com’è possibile che queste siano le uniche due unità con le quali misuriamo il valore delle donne? E non dovremmo forse, noi per prime, smetterla di usare un sistema di giudizio che aborriamo? Forse sì.

Ecco, pensate a quante energie, ore di vita, risorse economiche e scleri emotivi, le donne investono al solo scopo di essere belle, di apparire belle, di apparire sempre più belle, di mantenersi belle, come se il loro ruolo nella società fosse principalmente quello. Essere belle. E, naturalmente, essere giovani. Oppure vecchie, ma ancora capaci di farlo rizzare agli uomini (quindi vecchie ma rifatte e vestite come se avessero almeno 20 anni di meno). E dopo “Belle” e “Giovani” ci sono una serie di altri ruoli che non abbiamo scelto e che ci spettano, culturalmente. E spesso neppure ce ne accorgiamo, che ci sono cuciti addosso, quei ruoli.

Lo faccio per me stessa.

Lo faccio per il mio compagno.

Lo faccio per prendermi cura di me.

Ma quanti modi esistono per prendersi cura di sé, che possono essere più cruciali di esserefighe&esseregiovani? Più intelligenti di alimentarsi di estratti di cetriolo e ananas? Tipo, guadagnare più soldi, non ti interesserebbe? Avere più opportunità, non ti interesserebbe? Fare qualcosa per il mondo che va in vacca da qualunque punto di vista lo guardi, non sarebbe per te più importante di impiantarti due pesche-noce al posto degli zigomi?

Sia chiaro, è strano accorgersi di invecchiare, lo capisco. È strano quando ti accorgi che tra te e le 23enni inizia a esserci una visibile differenza. È strano anche quando per la prima volta pensi che forse non è più il caso di andare in giro completamente struccata, perché oggettivamente la differenza si nota, adesso (io comunque continuo a farlo). È difficile vivere tutta la vita senza sentirsi bella abbastanza, va bene, ma non essere abbastanza belle o non essere più giovanissime non ci fa valere meno come donne. Il pensiero che presuppone questo è un pensiero sbagliato, viziato da un’ingiustizia di fondo. È un pensiero che non abbiamo scelto ma che abbiamo acquisito dall’ambiente culturale nel quale siamo cresciute.

È pazzesco quanto sia faticoso capire e ricordare che il nostro valore non dipende dalla nostra bellezza, e che nella bellezza ci sono ampi margini di soggettività, e no, non parliamo della bellezza accademica, delle proporzioni perfette, delle professioni che richiedono una fisicità peculiare, tipo la modella o la ballerina, o la showgirl. Parliamo della vita reale nel mondo reale, popolato da miliardi di donne tutte diverse (quelle che non vanno a farsi fare la faccia-stampino dal chirurgo). E che ciascuna di esse ha più di qualcosa di bello, e più di qualche fortuna, anche se non la vede, anche se si concentra solo su ciò che odia. Provate a elencare le parti di voi che amate e le parti di voi che odiate e ditemi quale dei due elenchi è più lungo.

Adesso, invece, pensate alle parole che si usano per descrivere una donna. Non vi chiedo di contare il numero di volte in cui avete sentito termini come “vecchia“, “cessa“, “obesa“, “racchia“, “nana” detti come se essere queste cose fosse una colpa, come se non esistessero altre unità di misura per il valore femminile all’infuori del binomio bellezza&gioventù. E guardate non lo fanno mica solo gli uomini trogloditi eh. Lo fanno tutti. Lo fanno anche gli uomini amici delle donne. Lo fanno anche gli uomini gay. Lo fanno anche le donne. A volte, soprattutto le donne.

Di solito l’insulto estetico viaggia di paripasso con quello sessista “troia”, “puttana”, “cagna”, “succhiacazzi”, “mestruata”, “frigida”, “figadilegno” e via discorrendo. Facciamo una prova: “Vecchia troia!“, funziona. “Cessa puttana“, funziona di brutto. “Obesa succhiacazzi” è praticamente un insulto capolavoro. “Racchia mestruata…” è ultra-plausibile, di solito le persone che non vogliono essere troppo sboccate usano insulti di questo genere; fino a “Nana frigida” che, ne converrete, oggettivamente suona bene.

Capite, in questo contesto, ci vuole coraggio a non uniformarsi. Una vita passata a schivare insulti ed etichette. Ci vuole coraggio per invecchiare liberamente in una società in cui invecchiare non è ammesso perché il resto, tutto ciò che fai, qualunque cosa tu faccia, vale quasi sempre meno della tua avvenenza, a meno che tu non sia Rita Levi Montalcini. Ma lì fuori è pieno di donne in gamba, che magari non vinceranno il Nobel, ma che sono eccellenti in ciò che fanno e che valgono molto più di quanto la società le valuti.

Che poi, di grazia, tutta questa avversione verso la crescita/invecchiamento chi ce l’ha messa in testa?  Da un certo punto di vista, invecchiare è bellissimo: la gente finalmente ti tratta da adulto e ti prende sul serio, puoi essere autorevole e all’occorrenza autoritario. Puoi decidere tu per te stesso. Sui mezzi pubblici iniziano a cederti il posto o comunque puoi non sentirti in colpa se non lo cedi tu, perché c’è di certo intorno qualcuno più giovane che dovrebbe farlo. Sei chiaramente una persona migliore perché hai più esperienza di te, degli altri, del mondo. Non sei più obbligato a fare certe cose indegne da giovani, come andare a ballare in discoteca, oppure passare la notte di Ferragosto in spiaggia a procurarsi i reumatismi di domani. Insomma, io so che – se sopravvivrò ai miei vizi e questo non è detto – sarò una vecchia spassosa, stronzissima e depressa…non vedo l’ora! Perché dovrei dissimulare tutto questo? Perché dovrei crucciarmi, quando guardo una foto di 10 anni fa e mi accorgo che sono un’altra persona? Perché la mia faccia è cambiata? Ma vivaddio è cambiata pure la mia testa, e la mia testa vale più della mia faccia, perché la testa è il contenuto e la faccia è il contenitore.

Badate, non sto facendo l’inno al libero svacco. Sto dicendo che curarsi è giusto, che andare in palestra è giusto e fa bene alla salute, prima che alla silhouette, che cercare di conservarsi al meglio è sacrosanto. Ma con raziocinio e, soprattutto, con la consapevolezza che la nostra più importante missione nel mondo non può essere: essere Giovani&Fighe. Sorry, ma no. Sorry, ma non basta.

E se avete paura che invecchiare o non essere sufficientemente in forma vi faccia perdere appeal non solo agli occhi del bagnino ma agli occhi degli uomini tutti, vi sbagliate. Scegliete compagni che sappiano vedere tutte le dimensioni della femminilità, della sensualità, della libertà dagli stereotipi. Se vi mettete con uno yuppie workaholic pelofobico che va in palestra alle 7 del mattino e pranza con Herbalife, fatevi una domanda e datevi una risposta. Non vi sto proponendo in alternativa Homer Simpson, sia chiaro, vi sto solo dicendo che agli uomini normali, lì fuori, le nostre imperfezioni vanno bene. Molte di esse, neppure le vedono. E quelle che vedono, le accettano, perché sanno che il nostro valore non dipende dal nostro indice di massa grassa e di massa magra. Dal numero di rughe che abbiamo refillato dal dottore. E comunque, se sta insieme a noi, è facile supporre che ci trovi attraenti di già, così come siamo. E comunque ricordate sempre che neppure loro sono tutti Michael Fassbender.

Per esempio, quando ho fatto questa pugnetta al mio compagno, sul fatto che prima o poi mi avrebbe trovata vecchia, anche se per ora passo per quella giovane, per via di un prezioso gap generazionale che ci divide, e che la nostra differenza d’età non mi garantisce certo l’eterna giovinezza ai suoi occhi, né tanto meno l’assoluta bellezza, ecco quello mi ha guardata, ha temporeggiato qualche secondo e poi mi ha detto, grattandosi gli attributi, una cosa tipo “Se dovessi fare un pronostico – tanto per dire – su di noi, tra 10, 15, 20 anni, non riuscirei a immaginare un vecchio che sbava dietro alla stagista 22enne; non riuscirei a immaginare una donna che ha smarrito qualunque traccia della sua femminilità; quindi se mi chiedi cosa vedo tra ennemmila anni, io vedo noi, così, qui, sul divano, a dirci porcate, con lo stesso luminoso, stupore di adesso” (giuro, ha detto così, lo so, è una femmina imprigionata nel corpo di un uomo, è bellissimo).

“A dirci porcate da vecchi, quindi!”, gli ho risposto.

“È chiaro che saremo due vecchi laidi”, ha concluso.

A quel punto io non ho avuto più nulla da obiettare.

Invecchiare insieme come maiali m’è parso un ottimo progetto per il futuro.

Ecco, quello che voglio dire è più o meno questo.

Il contenuto sul contenitore.

Il significato sopra il significante.

Pensiamoci.

30 pensieri su “Giovani & Fighe

  1. Che le donne debbano “allinearsi” a determinati cliché sociali è una dato di fatto, non voglio affermare il contrario. Ma pensi che per gli uomini sia tanto diverso? Forse per noi non vale il discorso dell’aspetto fisico, dell’addominale a tartaruga o dei pettorali a rinoceronte, ma anche noi maschietti non ce la passiamo bene, sai?!? Vuoi dire che il panettiere ha le stesse chance di un uomo che lavora in banca, oppure di un manager? Sì, dirai tu, con alcune donne sì…ma sai di mentire, almeno in parte.
    Come il tuo compagno ha dimostrato, ci sono uomini che vanno oltre e, per logica, credo che ci siano donne sulla stessa linea d’onda, ma sii sincera e rispondimi: come rappresentante della tua categoria (femminile) puoi dire di non conoscere donne paragonali a certi uomini, donne che guardano il conto in banca del loro partner come un uomo guarda un culo in una donna? Ecco, appunto…
    Questo per dire che il vero problema, come tu hai ben scritto, non sono i cliché ma ill fatto di non voler invecchiare, di non lasciar andare un “momento”, quella realtà in cui, bene o male, ci siamo costruiti un equilibrio (in)stabile. Invecchiare significa cambiare, lentamente, e di solito in peggio. Chi vuole questo? Nessuno, sopratutto in una società dove viene costantemente ripetuto, come fosse un must, che puoi avere tutto e subito…ISTANT GRATIFICATION per tutti manco fosse un ALL YOU CAN EAT.

    Non vedo l’ora di invecchiare, così al mio fianco ci sarà anche lei, vecchia come me, con la sua dentiera sul comodino e allora sì che i soldi per il VIAGRA saranno ben spesi!!

    1. ciao, hai ragione, ci sono molti “clichè” che sono anche maschili, x esempio se la donna deve essere bella, magra, moglie, mamma, ecc. , l’ uomo deve essere palestrato, ricco, forte, con una bella auto, giusto x citare qualche esempio dei luoghi comuni che ci sono x ambedue i sessi. infatti secondo me la parità dei sessi significa andare oltre gli stereotipi sia maschili che femminili 😉

  2. A prescindere dal fatto che devi esserti fidanzata con Giuseppe Ungaretti, perché “lo stesso luminoso stupore di adesso” è una cosa che starebbe bene nella silloge “Sentimento del tempo”, quindi rallegramenti a te e complimenti vivissimi a lui, sul tema specifico non posso che darti ragione. Direi anzi che – per quanto condivida il tuo disappunto per il fatto che la donna debba essere sempre inchiodata in ogni caso all’obbligo di essere bella come primo requisito perché tutte le sue altre qualità siano meritevoli poi di attenzione -, forse te la stai prendendo anche un po’ troppo. Non è da molto che seeguo il tuo blog, l’ho scoperto per caso qualche settimana fa, e ti confesso che, avendo prima letto tutte le tue divertenti giaculatorie a tema estetico-manutentivo, quando ho visto poi le tue foto (perché tendo a guardare le figure dopo aver letto) sinceramente non pensavo che quella fossi tu. Ora non voglio mettermi ad adularti, è cosa che mi crea anche un certo disagio, ma sei oggettivamente una bella ragazza, e secondo me non ti fanno neanche troppo onore le eccessive fisime (che mi rendo conto tutte tendiamo a farci) sull’eventuale non perfetta tenuta marmorea dell’interno coscia. Certo, poi c’è anche Miss Universo, per carità, ma magari, ecco, non ha letto Seneca; non sa scrivere come te; non ha lo stesso tuo sguardo ironico ed evoluto sul mondo. Giusto ieri ripassavo da un blog di altra autrice che, a un primo sguardo, mi era sembrato meritevole di attenzione, ma mi sono accorta invece, con discreto sconcerto, che aveva fatto una virata figoesibizionistica tale da farmi cascare le braccia e depennarlo subito dai preferiti. Tu stessa col piccolo medaglione domestico di cui ci fai dono ci dimostri chiaramente che in realtà gli uomini che ci amano e condividono la nostra vita sono spesso ben al di sopra degli stereotipi cui – loro pure – sembrano inchiodati dal cliché. Anche se magari non si tappano gli occhi al passaggio di una ventenne con tre taglie meno di te (e del resto nessuno pretende tanto…) sanno però bene distinguere cosa vogliono e quali qualità amare nella loro compagna. Ti dirò, cara, che io di anni ne ho venti più di te, ho fatto due figli il maggiore dei quali sta attualmente prendendo la patente, con un uomo mio coetaneo che da più di trent’anni continua incredibilmente a volermi e a trovarmi appetibile in tutte le taglie per le quali mi sono trovata a transitare nella mia lunga carriera di donna, dai dieci chili sottopeso del periodo di denutrizione universitaria ai ventisei chili oversize di Gravida1 e Gravida2, ai quindici di troppo del periodo “Non rompetemi i coglioni, ho cose più serie da fare che stare a dieta”, all’attuale dignitosa 44 riconquistata al grido di “Salviamo il salvabile!”. E insomma che, quando mi vede interrogare lo specchio di profilo trattenendo il fiato, mi chiede preoccupato se sono scema e non capisce, lui che è maschio e pertanto meno soggetto alla sindrome di Barbapapà, che ognuna reagisce come può alla crisi di mezza età e allo spettro della menopausa prossima – speriamo non troppo – ventura.
    In tutto questo io mi considero ancora piuttosto figa, mi compro tacchi 12 se appena posso, e ho solo di recente e molto a malicuore, e solo perché era mia figlia, passato il mio amatissimo storico abitino Hallucinant di Jean Paul Gaultier alla mia secondogenita quindicenne, perché, anche se con un po’ d’impegno mi entra ancora, è oggettivamente indecoroso che una donna della mia età e nella mia posizione vada in giro strizzata in un affare del genere, ci vuole anche un po’ di realismo.
    Ma sono altre, come giustamente tu dici, le cose che rendono belle le nostre persone e vivo il nostro sorriso. Lo spirito, la cultura, l’esperienza, la comprensione delle cose, la dolcezza, il coraggio, la forza di sorreggere e di sorreggersi, la capacità di farsi rispettare e di compiere e portare avanti una scelta con le sue conseguenze. Come ci siamo costruite dentro, perché è quello che illummina, poi, il nostro sguardo sul mondo e lo sguardo del mondo su di noi. Un bacio!

      1. Wow, ti ringrazio, praticamente con questo commento mi hai fatto svoltare la giornata! In effetti la mia vita social, intensa in un remoto passato, data all’incirca dal precambriano al mesozoico in ragione della mia veneranda età. E, avendo già preso le mie solenni batoste virtuali in quei tempi lontani, ho precocemente sviluppato robustissimi anticorpi molto prima dell’avvento di Facebook e affini, il che mi ha spinto a rifiutare negli anni gli inviti che ricevevo, con cordialissimi “Preferisco vivere”. Ho avuto anche un paio di blog, invero, uno dei quali ora chiuso e l’altro ancora attivo ma privato e autoterapeutico, che ha me stessa come follower monocratico, su un sito che mi dicono sia attualmente a gestione russa, il che devo dire non mi disturba: mi piace l’idea di andare in giro con una Uaz in mezzo alle Smart con guidatrice figa di serie. Ammetto che ultimamente la tentazione mi sta tornando, ma per ora resisto, devo sentire cosa dicono gli anticorpi, semmai faccio un fischio. E adesso, dopo aver dato piena licenza a Vagi di archiviare quanto sopra nella mai abbastanza nutrita rubrica Chissenefrega che ogni giornale lodevole dovrebbe possedere, saluto affettuosissimamente te per la gentilezza e lei per l’ospitalità. Ci risentiamo a commentare su questi lidi se mi viene qualcosa di sensato da dire. 🙂

  3. Non è che forse sei un po’ troppo critica verso te stessa. Molte donne si concentrano su piccole ‘imperfezioni’ fisiche perchè non sanno valorizzare i tantissimi punti di forza del loro corpo e viso, con gli abiti, i tessuti, i colori e gli accessori giusti. Per esperienza personale di solito i punti di forza sono più numerosi dei difetti, bisogna solo individuarli e metterli in risalto.

  4. Mi e’ piaciuto l’articolo! Quello dell’estetica, da un punto di vista filosofico, e’ un argomento che mi affascina e ci ho pure preso una laurea (dai che per ovvi motivi non la uso nel mondo del lavoro, fammela usare almeno online)
    Ho letto un libro sul tema bellezza (uno?! hahaha) e ho fatto qualche riflessione parallela alle tue, ma mi sono basata sul concetto di ‘misurabilita” come causa di tutti i mali. Vorresti leggerlo? Lo puoi trovare qui

    Barbs (una fan dall’Australia)

  5. Ecco…già il primo commento, di una donna per giunta, lascia capire che il messaggio non è passato e che la strada da fare e’ ancora lunghissima…

    1. In realtà c’è poco da passare, chi ha scritto il primo commento si occupa da 15 anni di consulenza di immagine e non c’è nessuna strada da fare. L’intelligenza non è necessariamente scollegata dalla bellezza e viceversa, ciascuna persona ha caratteristiche uniche, pregi e difetti. E’ inutile paragonarsi ad altre donne, ciascuno si misuri sulla sua fisicità e valorizzi i suoi punti di forza. Non esiste una bellezza ideale, ma una bellezza individuale (che sarebbe il caso di coltivare). Vedersi bene aiuta le persone a sentirsi bene.

  6. Vagi, io per anni mi sono chiesta come facessero gli uomini ad andare dietro alle brutte. Ma brutte nel senso che lontano anni luce dagli stereotipi di bellezza… Io non sono mai stata un gran chè, diciamo che i punti forti sono l’eleganza ed un fisico asciutto, ma vedevo (e vedo tutt’ora) uomini felicemente ammogliati con persone che, in realtà, non hanno nulla di quello che ci propina il mondo della moda.
    Credo che ogni tanto dovremmo guardare veramente la realtà: osservo uomini e donne normalissimi che si accoppiano con uomini e donne altrettante normali. Il belloccio sta con la “nana”, la figa sta con il nerd. E mi rendo conto che è così normale che forse siamo noi a credere che bisogna essere per forza belle per poter piacere agli altri.

  7. una volta lessi un tuo post non so se su qst blog o su linkiesta dove dicevi che quando uscivi con una tua amica “figa” tu invece eri quella “simpatica e intelligente”. ora premesso che vedendo le foto penso che tu sia davvero una bella ragazza, quando scrivesti quell’ articolo ti ho invidiato molto, poiché io invece, essendo più timida di carattere ho sempre puntato principalmente sulla bellezza e ho sempre invidiato quelle donne che invece seducono con il loro carattere, la loro ironia ecc.. e ho sempre desiderato essere come loro. Magari la cosa positiva dell’ “invecchiamento” è che col tempo ho acquisito più consapevolezza di me stessa da riuscire ad uscire fuori dal mio guscio e mostrarmi non solo x il mio aspetto fisico, ma anche x la mia personalità 🙂 un bacio!

  8. Ho fatto la prova costume: asciuga

    Scherzi a parte, concordo con quanto detto da altri
    Ci sono cliché anche per i maschietti e non meno impietosi. Credo che la differenza la faccia il contesto con cui ci raffrontiamo: famiglia, amici, lavoro.
    La differenza non la fa chi non ti guarda le gambe per la strada, ma la considerazione, la stima, il sostegno di quelli vicini.
    Comunque …per evitare prova costume, vado in montagna 😀

  9. Come diceva Rita Levi “Io sono la mente. Il corpo faccia quello che vuole”.
    Molto consolante.
    Soprattutto quando conosci i mille tuoi difetti estetici.
    E sai che tra poco il corpo potrebbe non rispondere più.
    Mo mi ci devo solo convincere!

  10. Personalmente credo di aver raggiunto il mio massimo (vabbeh) tra i 40 e i 50, anche se oggettivamente spaccandomi di sport tra i 18 e i 30 il fisico era nettamente migliore.
    Quindi invecchiare “bene” a volte è un pregio mica da ridere che arricchisce rapporti umani e consapevolezza di sé.
    Se tra qualche anno in mezzo a un cantiere stradale qualcuno urlerà “UE’ MILFONE!” Credo che potrai ritenerti soddisfatta.

  11. ogni età ha il suo giusto limite. Quello che si fa a 15 non vale a venti e così di seguito. La società vuole solo donne giovani, belle e affascinanti? Il mito, perché intendiamoci bene è un mito, l’abbiamo creato noi – uso il plurale perché l’eterna giovinezza vale per entrambi i sessi – e lo alimentiamo giorno dopo giorno nella speranza di fermare il tempo.
    Quando si sta bene insieme – ergo si è una coppia normale e non il surrogato dei nostri sogni – si invecchia bene, come ha detto giustamente il tuo compagno.
    Vedere una vecchia che sbava dietro un ragazzino – ma vale anche il contrario – mi fa inorridire..

  12. La consapevolezza è una gran cosa e io credo di non esser mai stata bene come adesso che intravedo i cinquanta, sotto tutti i punti di vista. Faccio degli sport che mi fanno bene prima di tutto dentro, e mi sono costruita nel tempo un bagaglio di “cultura” (musica, cinema, cucina, libri e altro) che amo condividere e integrare con chi sa contribuire.
    Il culo marmoreo e gli addominali di bambù non ce li ho mai avuti e mai ce li avrò, ma quando l’anno scorso il tatuatore posizionandomi sul lettino mi ha detto “hai dei muscoli che io non ho”, m’è uscito un sorriso.

  13. M’e partito l’invio prima della fine.
    Questo per dire che il fisico e la cura di se conta fino a un certo punto, va bene non lasciarsi andare ma l’importante è altro. L’importante è invecchiare come t’ha prospettato lui, e io per una cosa così ci metterei la firma.

  14. Lo so che è un commento marginale… ma allora non sono solo io a pensare che il mio è una donna imprigionata in un corpo da uomo! Con la dovuta maschilità… 😀
    Bella lì Vagi!
    Sei grande!

  15. Ciao bella donna, con la tua morbidezza e il tuo cervello sodo come il culo di una ventitreenne 🙂
    Sappi che le cosiddette fighe perfette non se la passano poi così bene. Io che non sono più un fiore di gioventù e manco magra (e tantomeno tonica) sono stata a letto con tipi che sfoggiavano sul comodino foto di fidanzate i consorti veramente BELLISSIME, mille volte più belle di me, e chissà che fatica facevano per tenersi così….eppurere si son prese delle sonore corna. Chi ti ama davvero se ne frega del gluteo sodo. Anzi, a volte gli uomini sono molto più felici di abbracciare una bella donna in carne che tipe da copertina. 🙂 Baci

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