Litigarsi

Se esistessero le categorie per i litigi, così come esistono per i filmati porno, quello di ieri sera sarebbe stato un “brutal fighting”, oppure un“hard yelling”, oppure “Real pain in the ass”, un “Creampied heart”.

Dopo quel genere di litigio, per me è quasi impossibile avere una giornata normale. È difficile in tempi di pace, figurati se sono stata a piangere fino alle 5 del mattino. Letteralmente. Discutendo, urlando, invocando la mamma come una bambina di 5 anni. Sarà normale questo fatto che sono adulta e quando mi sento una merda-ma-proprio-una-merda invoco la mamma piangendo? Non saprei.

Fatto sta che, ogni volta, quei litigi mi compromettono la giornata, e a volte le giornate a seguire. Sono sfiancanti e io dopo mi sento come se fossi reduce da una convalescenza debilitante, quando ti rimetti in piedi ma ancora non sei a posto. Ancora non sei pronta a uscire nel mondo, mostrarti, parlare, essere.

Sei uno zombie, una reduce, una sopravvissuta all’ennesima battaglia, ma non hai vinto un cazzo. Solo una tregua in una guerra senza ragione. L’artiglieria è troppo stanca per continuare a bombardare, si sventola bandiera bianca, ci si arrende. Sono quelle discussioni nelle quali non c’è una reale propensione al compromesso, non c’è empatia, non c’è soluzione. L’unica posta in gioco è l’esasperazione. Ego infranti, accuse latenti, recriminazioni e insinuazioni. Orecchie che non ascoltano, anime che non sentono niente all’infuori di sé, bocche che parlano troppo. Spine, vetri aguzzi e chiodi arrugginiti.

Come fa a essere così doloroso, così spietato e feroce, certe volte, l’amore? Come ci si può fidare di chi periodicamente ci riserva questo trattamento? Come si può credere a un sentimento che un giorno ci lascia senza parole per la sua intensità, e il giorno dopo ci opprime, reprime, schernisce? Se imparassimo l’arte del silenzio sarebbe meglio? Se riuscissimo a tacere ciò che non ci va bene, a tirare a campare, a mettere la polvere sotto al tappeto, dureremmo più a lungo? Vivremmo più felici? E a quale prezzo?

Venerdì sera sono andata a cena con Gianni e Matteo, che stanno insieme da una vita, hanno comprato casa e non litigano mai. Non. Litigano. Mai. Cristo, quanto li invidio. Quanto vorrei dire che, in effetti, anche io non alzo mai la voce, non uso mai il sarcasmo, non rinfaccio, non sminuisco. Ma come fanno? Dipende forse dal carattere, dall’educazione, dalla disciplina? Oppure un amore sano è un amore che non contempla certi eccessi?

Si dice spesso che l’amore è faticoso, ma nessuno pare mettere realmente a fuoco il senso di questa frase. Siamo abituati a pensare all’amore positivo, che è bello, inebriante e appagante; e all’amore negativo, che è deturpato, svilito e affranto. Il punto è: cosa succede nel mezzo? Cosa si prova mentre l’amore si svende, mentre l’epifania di star bene insieme svanisce e tutto si dispone lentamente nei ranghi della mediocrità, delle rispettive fisime, delle reciproche coazioni a ripetere, delle cattive abitudini, dell’insofferenza domestica, della condivisione pratica e teorica dell’esistenza? Possiamo cambiare l’altro, se non riusciamo neppure a cambiare noi stessi? È la relazione che porta infelicità o è l’infelicità che portiamo a compromettere le relazioni?

Quando ci si avvicina così tanto a un altro essere umano, al punto da conoscerne ogni imperfezione cutanea e ogni malfunzionamento dell’anima, ogni depravazione, ogni presunzione, come si fa? Come si fa a non strumentalizzare le confidenze, a non fare congetture, a non usare l’intimità dell’amore per ferirsi? Si impara ad accettare? Si impara a parlare? Si impara a crescere? O ci si massacra lentamente, alternando bastone e carota, nell’attesa che qualcuno, almeno uno dei due, trovi il coraggio di dire “basta“?

Come vedete, ho molte domande e, per la prima vera volta, ho l’impressione di non saper trovare le risposte da sola.

Dunque ho preso una decisione importante: ingrasserò le casse di un analista, svuotando le mie tasche. Parlerò con uno sconosciuto perché non c’è nessuno, tra le persone intelligenti e sensibili a cui voglio bene, che possa rispondere a questo e a molti altri dilemmi e patemi che mi attanagliano. Non c’è nessuno che possa avere il tempo, la pazienza e la capacità per farlo.  

Mi sembra un buon passo avanti. Un serio progetto di auto-miglioramento autunnale.  Un tentativo concreto per essere un po’ più serena di così. Ho cominciato la settimana scorsa. Domani continuo. Ci tenevo a farvelo sapere.

44 commenti Aggiungi il tuo

  1. anonimo ha detto:

    Non serve sprecare soldi e tempo. Leggi il libro “Con te e senza di te” di Osho, comprenderai tutto.

    1. Andrea Taglio ha detto:

      Ottimo: Osho per non sprecare tempo e soldi.

      No, questo non è un buon consiglio. Osho è un cialtrone come molti altri, con in più solo le rolls royces.

      Meglio lasciarlo stare.

      1. 321Clic ha detto:

        Io sono dalla parte di Guy Montag ma per Osho (e qualcuno altro) potrei tornare al lato oscuro e prendere in mano il lanciafiamme.

  2. Nya ha detto:

    Io ho iniziato 2 anni fa, per colpa di un avvenimento spiacevole, ma sapevo già prima di doverlo fare per cose del passato. Sto scoprendo cose di me che non vedevo minimamente, riesco a vedermi con gli occhi degli altri adesso, e a capire cosa porta gli altri a fraintendermi sempre (anche se sono tranquilla, credono tutti sia sempre incazzata!) .. stanno venendo fuori ricordi che avevo rimosso e anche se dopo 2 anni ho mollato un po’ la presa sia per il portafoglio che per gli impegni di lavoro… devo dire che ogni tanto una capatina la faccio da lui.. perché comunque ti ascolta e ti lascia sempre con una domanda sulla quale riflettere fino alla prossima volta che lo vedrai e quella domanda ti apre tante cose nella mente.
    Insomma, sono un po’ di fretta ma spero di essermi spiegata lo stesso.
    Se trovi quello giusto, quello bravo, farai passi da gigante con te stessa e con gli altri.
    in bocca al lupo per questo nuovo percorso!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ti sei spiegata benissimo.
      per il momento mi sembra che con la mia analista vada bene 🙂
      portafogli a parte.

  3. Andrea Taglio ha detto:

    Sì, un professionista è la persona giusta.
    DI solito il ‘problema’ è emotivo: quando si creano certe situazioni sale la violenza e non si parla più per risolvere un problema, ma per crearlo.

    Imparare a riconoscere i segnali della rabbia, capire cosa li provoca, parlarne con il partner e risolvere insieme i problemi di ciascuno dei due: io credo sia possibile e che faccia bene, ma tanto bene!

    Poi i problemi della vita di coppia sono… la vita di coppia, e questo non si può risolvere.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Sono credo alla quinta settimana e per ora non sono affatto pentita della decisione 🙂

  4. Mezzatazza ha detto:

    Guarda che l’analista mica risponde

    l’analista, come ha detto a me il mio prima di mollarmi (ha detto che non mi serve più e che ci rivediamo poi, va là che non ho problemi di autostima, visto che mi scarica uno che pagavo per cacarmi, LOL), al massimo ti spazza la strada se ti sei sentita persa.

    Vabbé, non conoscendo la fenomenologia della litigata è inutile commentare oltre, ma avrei delle domande:

    litigavi con lui o litigavi con te stessa? A me è capitato di litigare, convinta che il mio malessere derivasse dall’altro, ma l’altro non era che una comparsa insulsa in una narrativa solo e unicamente mia, dove incanalavo a cazzo i disastri nella mia testa.

    Lui lo hai scelto solo di pancia?
    Perché io ho dei dubbi sulla pancia, se il resto è poco connesso.

    L’amore non è un trasporto passivo: quella è un’esondazione. E i disastri naturali hanno anche un po’ rotto le palle.

    Comunque, in bocca al lupo. E se il terapista non ti becca bene, cambialo subito: non sempre si imbrocca al primo colpo quello giusto.
    As usual 🙂

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Sorrido, as usual.
      Mi pare brava e quindi continuo (la terapista, intendo).
      Non l’ho scelto solo di pancia, anche se la pancia c’è.
      La mia terapista direbbe che bisogna lavorare sul sistema e parlare tanto.
      Noi già lo facciamo e mi sa che dobbiamo continuare a farlo.
      Le persone sono complicate e le relazioni ancora di più.
      Ma in qualche modo, per il momento, continuiamo.
      ps: vabbè ma se ti molla l’analista è un buon segno, un po’ come quando il nutrizionista non ha più bisogno di controllarti ogni due mesi 🙂

  5. 321Clic ha detto:

    Non li invidiare quelli che non litigano mai che non vanno bene neanche loro.
    Io sono una di quelle che non son capaci a farlo, apparentemente sempre calma ma macino dentro troppo e non so affrontare i conflitti.
    In analisi ci dovrei andare anche solo per questo, e a dirla tutta ci sto pensando da un po’, anche per altri motivi, e lo farò.
    Un abbraccio ❤

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ❤ io penso che in analisi dovrebbero andarci tutti e, se non tutti, molti più di quanti non ci vadano già.
      non invidio quelli che non litigano, mi turberebbe altrettanto non affrontare i conflitti nella coppia. semplicemente, io dico, bisogna imparare pure a litigare. ahi noi 🙂

  6. Silvia ha detto:

    Ciao Vagi,
    non conosco bene il contesto ma probabilmente hai litigato con il tuo uomo o forse non ci ho capito una mazza 😀
    Fatto sta che a volte mi chiedo come mai si arriva a litigare così brutalmente con una persona che ami così tanto e che ti ama allo stesso modo.
    Come mai le cose “cambiano”? sembra quasi uno schema all’inizio è tutto perfetto e poi iniziano i problemi per piccole cavolate , cose che prese singolarmente fanno ridere.
    Spesso siamo molto stressati, abbiamo paura di perdere la persona che amiamo perchè più passa il tempo e più ci si mette in gioco. Molto spesso l’altra persona diventa il nostor pungiball e sfoghiamo su di essa tutte le nostre frustazioni.
    Questo capita soprattutto quando si vive insieme e si ha poca vita sociale al di fuori della vita di coppia, magari gli amici e la famiglia sono lontani o per altri motivi non riusciamo più a ritagliare piccoli spazi per noi.
    In quel momento nasce l’insoddisfazione e la prima persona disponibile per sfogarsi è il nostro compagno o la nostra compagna, cosa assolutamente sbagliata perchè bisognerebbe frenare un attimo e ragionare prima di arrivare a crisi isteriche o aggressività fisica e verbale.
    Ma non ci riusciamo e si entra in loop fatto di rinfacci e dal continuo punzecchiarsi.
    Da questo schema si può uscire parlando, mettendosi a nudo, chiedendo scusa e facendo ragionare l’altra persona. Bisogna far capire che è stupido litigare in questo modo distruttivo e proporre di andare avanti con presupposti diversi, ponendo al primo posto il dialogo e la sincerità. Bisogna contare fino a 10 e anche a 100 se necessario.
    L’abitudine, la frustrazione personale, le paure sono davvero delle brutte bestie. Ma a tutto c’è una soluzione e secondo me fai bene a chiedere ad una persona esterna a tutto (quindi molto più obiettiva ed esperta) come fare a superare i problemi che hai con te stessa. Io lo consiglierei davvero a tutti, se trovi la persona giusta sei a cavallo. A me è capitato in passato e forse ogni tanto non farebbe male ritornarci.

    Un abbraccio.

    P.S. quando riesci a capire la risposta alle tue domande facci sapere così almeno uniamo tutte le teste e ci capiamo qualcosa insieme 😀

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ❤ ❤ ❤
      c'è molta verità in quel che dici. nelle dinamiche che si instaurano e nei moventi che ci sono, spesso, alla base. più in generale, io penso che l'incastro tra due esseri umani adulti, che si sono incontrati a un punto della vita nel quale entrambi disponevano di identità ben definite, con un rispettivo bagaglio di limiti, ferite e irrisolti, non sia un affare semplice.
      credo che la calma si perda quando due debolezze si scontrano, e più sono deboli, più si sentono vulnerabili e più urlano.
      credo che litigare per qualsiasi puttanata sia una deriva da arginare con l'intelligenza e che alzare la voce sia un'abitudine di merda.
      credo anche, come dici tu, che il dialogo sia fondamentale per chiarirsi, spiegarsi e comprendersi. e pure che a volte, però, le chiacchiere sono meno utili di quanto ci piaccia pensare perché modificare schemi che ci appartengono profondamente è difficile, assai.
      in tutto questo si prova ad amarsi, a volersi bene, a superare gli screzi quotidiani. per fortuna, c'è il resto. c'è la quiete. c'è l'armonia. c'è tutto il bello che ci consente di continuare. lungo la strada, non possiamo che continuare a educarci, a crescere, a divenire. Insieme, finché si vuole. E finché si vuole, ci si riesce (spero :))
      un abbraccio
      s

  7. Rose ha detto:

    Le stesse domande che attanagliano me. Come sempre riesci a trasformare in parole i miei sentimenti!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ❤ ❤ ❤ e ancora ❤ ❤ ❤

  8. Enne ha detto:

    Mi sembra una grande scelta, io l’ho fatta qualche anno fa ed é molto utile, duro, faticoso e i risultati li vedrai dopo molto tempo, te ne renderai conto da sola. In ogni caso sarà una roba che ti farà crescere e sentire più solida.. Io lo rifarei.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      io sono felice di aver iniziato 🙂

  9. Barbara ha detto:

    Ciao😊è arrivato il tempo in cui cadono i veli e le maschere e la nostra anima si ribella al giochino che ci piace tanto nelle relazioni sentimentali (vittima e carnefice e viceversa). Ho appena vissuto quello che hai raccontato e lo sto superando pur essendo emotivamente distrutta, sfinita mentalmente e fisicamente a pezzi. Una zombie. In uno stato confusionale da non riuscire a mettere insieme una frase dopo il buongiorno alle persone che entrano nel negozio dove lavoro. Una disperazione dilaniante. Si, certo io ho qualche anno più di te ma il contesto e’ lo stesso. L’amore e il litigio grosso, quello che crea una frattura, un allontanamento reciproco. Un inverno ed un gelo anticipato. Il cuore a pezzi.
    Poi ho chiesto aiuto, anche io umilmente, mi sono messa in discussione e alla grande ma non andando in analisi..quello l ho fatto tante volte anni addietro. Ho scelto una strada diversa ed ho capito. Il mio errore di sprofondare in un vittimismo patetico e in un lamentio continuo, togliendo il respiro all altro privandomi e privandolo di quell amore che mi e’ stato negato e che ho vissuto come un “abbandono”. Parlo di cose primordiali …Dell amore negato di una mamma alla sua bambina ..E allora ti ritrovi a piangere tutte le lacrime che finora non hai mai versato..A capire che quel cuore ferito di bambina sanguina ancora tantissimo e l amore per questo uomo è li’ in mezzo che vuole salvarsi. E io voglio salvarlo.
    Me lo sono andata a riprendere chiedendogli scusa x tutto, x le parole feroci dette e le sciabolate inferte inutilmente. Sto lavorando su me stessa ed è dura ma so che la mia “relazione” mi darà la forza x ritrovare quella bambina che nessuno ha difeso a suo tempo ed amare la donna che ora sono.
    Ti seguo sempre. Sei adorabile e “fortissima!”.
    Barbara😙

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ti abbraccio forte, assai. te, la bambina che piange forte, l’uomo che vuole stare insieme a te e la tua capacità di metterti in discussione, riconoscere i tuoi errori e chiedere scusa. è talmente importante saper fare tutte queste cose che, finché non si è imparato, è quasi superfluo prendere in considerazione anche solo l’idea di avere una relazione…
      buon lavoro, buon percorso.
      ci aggiorniamo più avanti, ciascuna per il suo ❤

  10. Giuseppe Carretto ha detto:

    Un uomo che tiene testa ad una donna? Io amavo fingermi morto ma niente, ha voluto che fossi al suo fianco negli ultimi quarant’anni, i litigi servono per affermare il proprio ego, servono ad aggiustare la mira su come vuoi essere da grande. Non andare mai a letto senza aver fatto pace, a volte devi cedere un po’ ma la notte è per i sogni, come dicono: sciarra tra maritu e mugghiere davanti u lettu hanno a finire

    1. memoriediunavagina ha detto:

      grazie al cielo, andare a dormire senza aver chiarito è una cosa che non abbiamo mai fatto.
      a costo di dormire solo 3 ore la notte e discutere, prima animatamente e poi con maggiore conciliazione, fino alle 4 del mattino 🙂

  11. Susy ha detto:

    Serve parlare con un’esperta/o, ti aiuterà semplicemente a guardare le situazioni con un’oggettività che poche persone riescono ad avere. Spesso chi è molto passionale si lascia andare a queste discussioni che potrebbero essere risolte senza svuotarsi e senza “malmenarsi” a vicenda. Certo è lunga la prassi ma io lentamente piccoli passi li faccio verso una me diversa. È difficile destrutturare un carattere di una donna forte, adulta e rimpiazzare modi di fare nuovi. Ma a piccoli passi si può. Poi è vero anche che a volte chi amiamo così follemente è anche la stessa persona che fa uscire fuori il “peggio” di noi… Cmq sostengo il tuo nuovo percorso.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ti ringrazio del sostegno susy, io ho iniziato e per il momento procedo.
      il lavoro è quello che indichi tu, a grandi linee, e vale per entrambi. ❤ buon lavoro e buon percorso anche a te 🙂

  12. Irene ha detto:

    Io ti leggo da tanti anni ormai, e non sai quante volte mi ritrovo in quello che scrivi. Un botto di volte.
    Come oggi. Che ho avuto una giornata di quelle devastanti con il mio lui. E noi ci viviamo poco eh, non viviamo insieme, anzi. Viviamo addirittura in due continenti diversi. E manco questo aiuta a non sentirsi come io adesso. Sto tornando a casa dal lavoro in bus, e non piango giusto perché sono in pubblico.
    Ecco vedi. Io sono una di quelle che ha il Kilimangiaro di polvere sotto il tappeto. Non serve, non serve a niente. Ritarda solo l’inevitabile. Lo scoppio finale, che è ancora peggio.
    Amare è pure questo: sentirsi letteralmente una merda per colpa di uno che dovresti e potresti mandare a cagare e che invece tieni li. Al suo posto. Quello che gli hai dato.
    Io non vado da un professionista, o meglio. Il mio professionista a sorpresa è diventato il mio personal trainer che ho scelto quando avevo la schiena spezzata in due. Adesso oltre che quella mi da una mano a non essere perennemente di umore nero come Mercoledì Adams.
    Vedrai però che sfogarti con qualcuno del tutto estraneo ti darà sollievo. Almeno quello.
    Un bacio grande.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Allora, io sono solo alla quinta o sesta seduta, dunque non sono un’esperta. Quello che posso dirti, però, è che hai la sensazione di iniziare un lavoro nuovo, benefico e faticoso. Ma necessario. Aiuta a rimettere le cose in prospettiva, a riflettere seguendo traiettorie nuove che ci sfuggono, persino a noi che pratichiamo l’introspezione spinta più o meno da quando avevamo 11 anni.
      Detto questo, io ti consiglio di farlo. E mi viene in mente che dovrei velocizzare la stesura di un nuovo testo al quale sto lavorando, in cui racconto anche questo. Tutto questo. Buona parte di questo.
      Intanto ti mando un abbraccio, per tutti gli anni che bazzichi da queste parti!

  13. Mari ha detto:

    Ciao, lo stesso tipo di amore a portato me a fare terapia..e in pochi mesi ho scoperto più cose di me stessa che nel resto della mia vita..non ho finito, la strada è in salita e il mio amore è ancora faticoso, ma decidere di volermi bene, capirmi e lentamente accettarmi è stata la decisione migliore che abbia mai preso.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      lo credo bene.
      hai fatto bene.
      continua, anche quando sei stanca.
      qua io, in maniera simile e diversa, mi impegno a fare altrettanto 🙂 ❤

  14. magicamente73 ha detto:

    Ad un matrimonio di amici il prete nella predica ha esordito dicendo “litigate!”
    Imparate a litigare, senza mancarvi di rispetto, senza farvi male, con la voglia di chiarire e fare la pace
    La predica più bella sentita ad un matrimonio

    1. memoriediunavagina ha detto:

      eh sì, che è il modo in cui bisogna imparare a litigare, a spiegarsi e a comprendersi.
      il problema è che esistono pure il sarcasmo, l’orgoglio, la polemica e altre cattive abitudini praticate per una vita intera 🙂

      1. magicamente73 ha detto:

        Eeee io morirò di sarcasmo. Lo so.

  15. molly ha detto:

    Per quello che vale il mio parere, che stento a esprimere perchè non ti conosco e non conosco la situazione, e a parte il fatto che faccio fatica a farlo così in pubblico, mi sentirei di dire umilmente che l’amore non deve farti stare così. Non deve, periodicamente (se si può dedurre questo da ciò che scrivi), farti stare così. Non è una questione di non litigare mai: non litigare mai non è nemmeno tanto normale, ci si arriva magari quando si è maturati, ok, quando si è fatto il proprio percorso nella vita e si è raggiunto un buon grado di serenità, ok. Ma qualche litigata è fisiologica in un rapporto ed è anche “sana”, tutto sommato. Il punto non è non litigare. E’ che anche un litigio importante non deve essere distruttivo, non deve farti stare così male, con lo stomaco stretto in una morsa e l’anima a pezzi. Questo non va bene, se posso permettermi (lo faccio solo perché sei tu che hai reso pubblico questo tuo stato d’animo e m’illudo forse di poterti essere utile dicendolo). E non va bene che sia una cosa che si ripeta. Non è nemmeno tanto che state insieme, cosa succederà quando la fiammata del primo innamoramento sarà meno bruciante e vi farà vedere le cose senza la lente deformante e colorata della passione, costringendovi a confrontarvi con la realtà per com’è? Urlare è una forma di violenza, purtroppo spesso la si eredita e la si introietta da comportamenti e da modelli subiti da piccoli, e la si tira fuori inevitabilmente, involontariamente. Ma non va bene. E’ una cosa che può fare molto male, che non va accettata, cui non bisogna conformarsi e in cui non bisogna farsi trascinare. Soprattutto se ti fa male così. Se tu stai così male adesso, se hai passato una notte a piangere e chiamare mamma, se questo ti capita spesso, pensa come potresti sentirti se testimone di questo litigare fuori della misura tra i suoi genitori fosse stato un tuo figlio piccolo, per esempio. Perché succede di averne, prima di quanto pensi, e da un momento all’altro cambia tutto e devi pensare anche a lui, soprattutto a lui, non più solo a te. A quel punto diventi responsabile di tutto, e la colpa non è solo dell’altro che urla, diventa anche colpa tua e su questo non ci piove, anche se tu sei quello che sta zitto e subisce. Solo che poi subentra anche il dilemma del dire basta: me ne vado, non me ne vado, gli abbasso i decibel o gli tolgo il padre, mica decidi solo per te, a quel punto, e sono cazzi amarissimi, che al confronto la nottata di oggi ti sembrerà una passeggiata di salute.
    A meno che non sia tu a urlare, tu a voler litigare all’ultimo sangue, tu a voler massacrare e farti massacrare, in tal caso a maggior ragione devi pensarci e farti le giuste domande.
    Comunque, in ogni caso, figli o non figli, devi prima di tutto a te stessa il diritto di stare bene. Ti sembrerò un po’ rozza e poco sofisticata, ma in un rapporto decente non ci si massacra, non ci si ferisce, non ci si bombarda e non ci si riduce a zombie. Se succede questo, se succede periodicamente e regolarmente questo, allora non va bene. Non voglio pontificare, non mi permetterai mai, ma tu stai coi piedi per terra e pensaci come si deve. Vai pure dall’analista, per carità, è cosa che può aiutare se fatta bene. Ma nel caso, eventualmente, cambia fidanzato.
    E ora se mi mandi affanculo saprò di essermelo meritato, quindi fallo pure senza complessi. Un abbraccio.

    1. Silvia ha detto:

      Credo che non sia giusto scappare appena le cose vanno male e non credo sia così facile cambiare fidanzato come fosse un paio di scarpe.
      I litigi sono normalissimi fra amici, in famiglia, in coppia. Il litigio spinge a metterti in discussione, a crescere e ad avere uno scambio di idee (sicuramente con toni sbagliati). L’importante è non esagerare e raggiungere un punto d’incontro, capirsi, chiedere scusa se si ha sbagliato e mettersi nei panni dell’altro.
      Bisogna avere la volontà di smussare quei lati del carattere che fanno male a noi stessi e all’altra persona, parlare e spiegare cosa non va.

      Si arriva a chiudere la relazione nel momento in cui effettivamente non si raggiunge un punto comune, un equilibrio ma a quel punto lo si fa con uno spirito diverso, con consapevolezza.

      Per quanto riguarda i figli ti dico che mi capita spesso di sentire che molte persone lo fanno per “sistemare le cose” ma non c’è niente di più sbagliato.
      Quelle persone sono troppo egoiste perchè per me non si fa un figlio pur essendo consapevole dei grossi problemi irrisolti nella coppia.

      1. Molly ha detto:

        Per quanto riguarda i figli ti dico che mi capita spesso di sentire che molte persone lo fanno per “sistemare le cose” ma non c’è niente di più sbagliato.
        Quelle persone sono troppo egoiste perchè per me non si fa un figlio pur essendo consapevole dei grossi problemi irrisolti nella coppia.”

        Non potrei essere più d’accordo e parlo a ragion veduta perché ne ho due belli cresciuti, e per esperienza so che appunto, per farli crescere più o meno normali ed equilibrati è essenziale che la coppia goda di ottima salute per la prima ventina d’anni almeno, in modo che possa astenersi senza fatica dal litigare in modo furibondo davanti a loro, cosa che di solito gli fa venire delle turbe psichiche e mi sentirei di sconsigliarlo. Non sto certo dicendo che Vagi lo farebbe, sia chiaro. Naturalmente poi uno è libero, nell’ambito del rapporto di coppia, di impostare le sue relazioni come meglio crede e anche di prendersi a cannonate se vuole. In tal caso però sarei la più fervente sostenitrice della necessità di non riprodursi, perché non è affatto vero che i figli si devono fare per forza e si può stare meravigliosamente bene anche senza, per il bene proprio e soprattutto loro. Non sto parlando di Vagi, ripeto. La mia conclusione paradossale nell’intervento sopra non mirava a far ridiventare single la nostra generosa ospite né tanto meno a sottovalutare il valore della sua relazione (di cui non so peraltro un emerito nulla), ma solo a suggerire sommessamente una prospettiva diversa da cui guardare alla cosa, perché all’età che ha lei, che vorrei tanto avere anch’io, trovarsi a ragionare su una possibile famiglia è una cosa che può succedere, soprattutto se si è trovata la persona con cui la si farebbe. E se si assume questa prospettiva bisogna a mio parere ponderare alcune cose importanti, e questa lo è. Confesserò poi, lo ammetto, un certo scetticismo riguardo al fatto che i rapporti di coppia gravemente compromessi – e qui sto facendo davvero un discorso generale e accademico, non sto parlando affatto di Vagi – possano essere rimessi a posto dall’analista. L’amore o ci fa star bene oppure no, se è un amore tormentato non potrà mai renderci felici neanche passando dal terapeuta di coppia. Dal terapeuta possiamo imparare ad addomesticarci per sopportarci più a lungo, non certo a dare al nostro rapporto la gioia che è giusto e normale che cerchiamo nell’amore. Non sto parlando di Vagi, lo avevo detto? Questo è un blog pubblico in cui bontà sua mette a disposizione se stessa per stimolare riflessioni che possono avere anche un interesse generale, e in quest’ottica cerco di calibrare gli interventi che faccio. Grazie comunque per averli letti.

  16. Paola ha detto:

    Io ti femminilmente amo, Stella. Ed egoisticamente sono felice che anche tu litighi, perché sono sola da anni e mi rodeva che tu invece avessi trovato un uomo stabile. Sì, sono una stronza e mi rincuora sapere che anche per te non tutto è perfetto, perché mi sento meno sola in questa ricerca senza speranza dell’amore, che non so nemmeno, in fondo, se voglio veramente. Un abbraccio.
    P. S. Te l’avevo già scritto altrove, ma te lo ripeto: il tuo libro per Rizzoli è bellissimo. Gran ritmo… E tanto altro. Che bello sarebbe conoscerti. Ciao cara.

  17. Rossella ha detto:

    In risposta alle tue domande, posso solo parlare per esperienza personale e per aver osservato chi mi circonda.
    La fiducia che mio marito ha in me, il rispetto che ho di lui come persona e verso me stessa mi impediscono di strumentalizzare le confidenze.
    Si impara a parlare, ad affrontare le paure insieme – entrambi spaventati ma uniti.

  18. Do ha detto:

    Ciao, poni domande non facilissimi, però in alcune di essi intravedo un punto di partenza che non ti aiuta molto.

    Per esempio, la persona che ami non devi volerla cambiare, neppure in un’abitudine banale, non si ama mai “nonostante” se provi dei “nonostante” lascia perder non è amore.

    A volte non è amore perché non sappiamo amare, il che succede spesso quando siamo “incompleti” o troppo concentrati su noi stessi.

    A parte i disturbi egotici (termine inventato che mi piace molto), siamo concentrati su noi stessi perché soffriamo, o abbiamo sofferto e si attivano “riflessi condizionati” che non ci fanno accettare il nuovo e il diverso.

    Ricordo un tuo post di qualche anno fa (forse le cose sono cambiate) in cui citavi le tue nevrosi e sebbene non ritenga che sia tutto lì il problema, suppongo di non dirti nulla di nuovo se ti suggerisco di partire da quelle in terapia, sono cose banali, ma sono nate per un motivo.

    Ci sono un paio di libri che secondo me vale la pena leggere “gli uomini da marte e le donne da venere” e “Guarire” di Servan Schreiber, in quest’ultimo si parla di ascolto empatico e di come metterlo in pratica per principianti (usando i post-it addirittura).

    Il problema in tutto questo è che è una mediazione cognitiva che non ha la stessa presa su tutti i soggetti, tuttavia il principio rimane valido.

    Esiste una teoria (beh mica tanto teoria) dei “Centri Operativi” (Viscere, Cuore, Mente) secondo cui ognuno nasce con una predilezione di uno dei tre e questo cambia anche le sue preferenze comunicative.

    Per un soggetto di mente un’approccio mediato è ragionevole, per uno di Cuore richiede prima una rassicurazione emotiva, per uno di viscere bisogna disinnescare la tendenza alla rabbia (cosa non semplicissima), superato il momento dell’innesco, le cose sono più gestibili.

    P.S.
    per rispondere alle tue ed altre domande ci ho scritto un intero blog…

  19. Spirito Libero ha detto:

    Cara, da 10 mesi sono fuori da una relazione tossica, e a quasi mezzo secolo di vita, un matrimonio, una lunga relazione senza sbocco e vari personaggi incontrati durante e dopo, tra cui ben due narcisisti di seguito, sto qui ancora a chiedermi cosa c@zzo sia l’amore.
    Forse l’amore ideale come quello che immaginiamo non esiste nel senso che le persone sono un insieme di cose contraddittorie e nessuno al mondo potrà mai soddisfare i nostri bisogni o noi i suoi.
    Detto questo, probabilmente sono sola anche perché non so proprio litigare….per me ogni litigio significa stare talmente male che spesso ho chiuso storie magari valide per non dovermi più sentire in quel modo. Ci sono persone invece che basano il rapporto proprio sulle litigate, i miei per dire litigano da 50 anni (ora meno, la mamma è più uscita da un ictus ed é meno “battagliera”😊) e stanno ancora insieme.
    Io so che se decido di stare con qualcuno é sempre perché voglio starci bene e basta, altrimenti va bene anche solitaria…..fortunatamente non sono ancora da rottamare e un pene lo rimedio sempre.
    Concludo con una frase del grande Bukowsky “Non voglio qualcuno che mi prometta di amarmi per sempre, ma che ogni volta che mi manda affanculo poi torni sempre a riprendermi”.
    Un bacio grande e facci sapere 💜

  20. newwhitebear ha detto:

    il contesto del litigo non è chiaro ma immagino che sia il tuo compagno. Un litigio? Per quanto violento non merita sprecare denaro dall’analista ma basta interrogarsi ed analizzare tutto con calma. Diciamo dopo aver lasciato decantare il tutto. Colpe e ragioni sono sempre ben distribuite, quindi è inutile cercarle.
    Suggerimenti? Nessuno, leggi dentro di te cosa è successo e cerca di inutuire i meccanismi del compagno. Le risposte arrivano da sole.

  21. fedolain ha detto:

    Vagi anch’io l’ho messo nei miei propositi autunnali perchè questo nodo dentro non riesco a scioglierlo da sola. Lo trovo un bellissimo atto d’amore nei confronti di noi stesse, ti auguro e mi auguro un buon percorso!

  22. MailMaster C. ha detto:

    Fai tante domande, alcune chiaramente retoriche, provo a rispondere in modo pedissequo. Son fatto così! 🙂

    Non ci sono “discussioni” se non c’è “una reale propensione al compromesso”. Discutere significa arrivare, prima o poi, ad un compromesso. Se già si parte con l’assenza di compromesso è una imposizione. Poi può pure essere che il sonno alle 5 di mattina non sia la fine della discussione ma solo una pausa, in attesa di riprendere la discussione a mente un po’ più fredda e più empatica. Ma nella vita di coppia devi arrivare ad un compromesso e non ad una imposizione sull’altro definitiva. L’imposizione è una vittoria di Pirro, alla fine ci rimettono entrambi.

    “Come si può credere a un sentimento che un giorno ci lascia senza parole per la sua intensità, e il giorno dopo ci opprime, reprime, schernisce?”
    Questo è il sentimento dell’amore, assieme a quello dell’odio fra i più forti che può provare un essere vivente. Prendere o lasciare. Però i sentimenti li puoi guidare, li impari a gestire, li puoi indirizzare con l’esperienza, la pazienza e il rispetto dell’altro. E l’amore, a differenza dell’odio, nel lungo periodo dovrebbe dare molte ma molte più soddisfazioni. Se ti convinci di questo, credi a questo sentimento.

    “Se imparassimo l’arte del silenzio sarebbe meglio?”
    No in questo caso, si in tutti gli altri casi della vita sociale, vedi l’ultimo capitolo del Tractatus di Wittgenstein.

    “Se riuscissimo a tacere ciò che non ci va bene, a tirare a campare, a mettere la polvere sotto al tappeto, dureremmo più a lungo?”
    No, nella vita di coppia non puoi permetterti di avere “no fly zones”, e non è giusto nemmeno verso se stessi.

    “Vivremmo più felici?”
    Ovviamente no. Anzi, il risentimento e l’incazzatura dentro ti restano e si amplificano.

    “E a quale prezzo?”
    La dissoluzione della coppia a livello emotivo, anche se poi magari continui a vivere assieme per convenienza.

    “Possiamo cambiare l’altro, se non riusciamo neppure a cambiare noi stessi?”
    No, non puoi e non devi cambiare l’altro, ma puoi provare a cambiare te stessa. L’altro va accettato per quello che è, per questo prima di fondare famiglie sarebbe il caso di capire bene chi è e com’è l’altro (e viceversa ovviamente). Se pensi di dover cambiare te stessa, puoi cambiare secondo parametri tuoi, secondo i consigli del tuo altro o seguendo le indicazioni di un professionista esterno (come dici hai iniziato a fare), o un mix dei tre. Se non riesci a cambiare te stessa (ma tu sei già cambiata da 5 anni a questa parte e quasi sicuramente anche dall’inizio di questa relazione) non pretendere che gli altri ci riescano più di te.

    “È la relazione che porta infelicità o è l’infelicità che portiamo a compromettere le relazioni?”
    Per me la seconda. La relazione di coppia dovrebbe portare felicità, se non è così c’è da pensare meglio a che tipo di coppia si sta costruendo. La relazione è fatta dalle persone, se le persone non sono serene e disponibili al compromesso, la relazione è già compromessa in partenza; prima vengono le persone e poi la relazione.

    “Come si fa a non strumentalizzare le confidenze, a non fare congetture, a non usare l’intimità dell’amore per ferirsi?”
    Con l’amore, quello vero. Se ami la persona non le fai del male continuativamente. Nel momento dell’incazzatura ci sta che ferisci, ma poi devi essere capace di chiedere scusa apertamente e di rimediare alle ferite che procuri concretamente. E poi impari a lasciare andare, a non trattenere l’incazzatura, a non ricordare fino alla nausea ogni minimo errore altrui. Ma devi essere effettivamente convinta di voler bene e di amare l’altro e avere la certezza intima che una vita di coppia sia più ricca e serena di una da single.

    “Si impara ad accettare? Si impara a parlare? Si impara a crescere?”
    Si, si, si.
    Ma è un grosso lavoro, è uno sforzo continuo, la curva di apprendimento è ripida all’inizio ma ripaga nel lungo periodo. E se queste tre azioni le imparate assieme, meglio ancora.

    “O ci si massacra lentamente, alternando bastone e carota, nell’attesa che qualcuno, almeno uno dei due, trovi il coraggio di dire “basta“?”
    Alternativa che sconsiglio. Questa non è vita di coppia, è imposizione (e torniamo all’inizio delle tue domande!).

    In bocca al lupo per i tuoi percorsi.

    1. Massimo Costantini ha detto:

      Cara, seguo questo blog da tempo e ti stimo molto, è anche la prima volta che ti scrivo. Volevo solo dirti che l’analista non ti darà alcuna risposta, non è un guru e non ha bacchette magiche o sfere di cristallo. Ti farà sfogare (fino allo sfinimento., se lo vorrai) e ti ascolterà ma alla fine sempre ti riproporrà le tue stesse domande affinché (post sfogo) tu possa trovare da sola la tua strada. Ho avuto una lunga relazione con una analista, lei definiva la sua categoria professionale: “il vomitatoio di chi è profondamente solo”. Detto questo puoi provare, io non ti conosco ma non credo tu appartenga a questo genere di persone. Auguri e complimenti comunque. In bocca al lupo.

  23. tramedipensieri ha detto:

    Poche volte ho letto un post e anche i commenti così …più di una chiacchierata con un analista
    In sintesi mi par di capire che a ciascuno di noi, chi più chi meno, manca proprio l’ascolto puro, quello che cura e che non giudica; che fa crescere e cambiare se è il caso.
    E noi, sappiamo ascoltare?

    .grazie a Va, grazie a chi ha espresso la sua opinione.

    .marta

  24. claudio80to ha detto:

    Tutto nella vita è un’opportunità di crescita. Se ci rendiamo conto che usiamo le nostre conoscenze e la libertà di agire sull’altra persona per sfogare le nostre frustrazioni (occhio: non sto parlando di te, non prenderla sul personale), allora abbiamo un’occasione per chiederci: Perché sono frustrato/a? Perché uso il mio ruolo di persona intima per fare del male? Sono invidioso/a? …. E via così per migliaia di domande. L’amore fa male perché ci mettiamo tutti noi stessi, senza freni. E poi rischiamo di andare a sbattere.
    Un abbraccio ed un enorme grazie per tutto. Un sincero in bocca al lupo per i tuoi progetti!

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