Sopravvivere al Natale

Il Natale arriva sempre prima. Ogni anno, anticipa un po’.

Quando ero bambina, bisognava aspettare il 22 novembre, che era il giorno di Santa Cecilia. La banda scendeva per le vie della città a suonare la Pastorale, mentre le madri e le zie cucinavano dosi massicce di pettole fatte in casa. Pezzi di pasta fritta, ricoperti di zucchero. Si gustavano così, prendendole con le mani dalla coppa. Io ne mangiavo due, tre al massimo, il sapore mi annoiava in fretta. Gli altri, al contrario, ne andavano ghiotti. Alla fine, comunque, profumavamo tutti indistintamente di eau de fritt.

In alternativa, si aspettava l’8 dicembre, il ponte dell’Immacolata, per fare l’albero, addobbare i balconi con luci intermittenti dai colori sobri (tipo verde, oppure rosso, oppure blu, oppure blu-rosso-e-verde) e per imbastire il presepe nel salotto di rappresentanza, la stanza dove c’erano i divani buoni, i soprammobili di porcellana, le bomboniere e le argenterie, i quadri, i tappeti, i liquori, le cornici con dentro le fotografie di famiglia. Ecco, il salotto di rappresentanza era un ambiente della casa a cui noi, comuni mortali, non avevamo accesso. Spesso la stanza si teneva chiusa e diventava un piccolo mondo parallelo, assolutamente proibito, caratterizzato da un delta termico di almeno 3 gradi rispetto al resto della casa. Ogni volta che, da bambina, entravo nel salone di mia zia o di mia nonna, mi ibernavo. Quella stanza si apriva solo nelle occasioni speciali e per i restanti 360 giorni all’anno, restava terreno inviolabile.

Oggi le cose sono cambiate. Innanzitutto, nessuno di noi vive in case talmente grandi da contemplare un salone di rappresentanza. In secondo luogo, siamo ormai consapevoli che il fritto è un peccato capitale, da scontare con un semestre di quinoa, avocado, mango e bacche di goji. Infine, oggi inizi a vedere gli addobbi natalizi a ottobre. I panettoni compaiono nelle catene della grande distribuzione subito dopo Halloween. A fine novembre tutti (me compresa) abbiamo già postato su Instagram la fotografia del nostro albero, senza neppure aspettare Sant’Ambrogio. Il Natale arriva sempre prima. Ogni anno, anticipa un po’.

Il che potrebbe anche andar bene per i fanatici delle feste, per gli esaltati di Michael Bublé e Mariah Carey, per quelli che sono bravi a coltivare il proprio “io” più puro e infantile. Ma cosa ne è, mi chiedo, per tutti gli altri, per gli haters di Babbo Natale, per i Grinch di tutto il mondo? Dove possono trovare riparo da un Natale che è ubiquo e perenne? In casa, per strada, nei negozi, sui giornali, sui social, nella cassetta della posta e persino negli sms che ricevi dalle aziende che ti scrivono sul cellulare. Voglio dire: che cosa è il Natale, quando diventa una propaganda senza scampo, una persecuzione, uno strumento di distrazione di massa al pari del Black Friday (ma naturalmente molto peggiore perché il Natale, per noi, qualcosa significa, sempre)?

Voi mi direte: ma chi dovrebbe odiare il Natale? Ma quale genere di mostro potrebbe non amare il periodo più magico e speciale dell’anno? E io vi rispondo: gli esseri umani, le persone normali. Quelli che a Natale devono sedere a tavola con i piccoli, o monumentali, irrisolti della propria famiglia (passati, presenti e futuri). Quelli che una famiglia non ce l’hanno. Quelli che ce l’hanno, ma ne hanno perso un pezzo. Quelli che ce l’hanno spaccata a metà a causa di qualche assurda faida ottocentesca. Quelli che hanno perso, in generale, qualcuno o qualcosa. Quelli che hanno troppa paura di perdere ancora. Quelli che sono stanchi. Quelli che non ce la fanno a campare, perché non hanno i soldi, o perché non hanno la forza. Quelli che pensano a chi non c’è più, a chi se ne è andato, a chi non è tornato. Quelli che tremano all’idea che non arrivi più nessuno e che le cose non si sistemino mai. Quelli che provano un sacco di rabbia, e di delusione, e di sconforto. Quelli che a volte hanno ragione, ma certe volte anche un po’ torto. Quelli che ogni anno approfittano delle lucine calde, delle vetrine scintillanti, delle ghirlande verdi e dei folletti, per compiere il consueto macello di , il solito bilancio esistenziale, per chiudere l’anno in negativo e dichiarare il falso al resto del mondo. Sto bene. Tutto a posto. Faccio cose. Vedo gente. Viaggio. Mi diverto.

Ecco forse è questo il problema peggiore del Natale. A Natale è più difficile dire bugie. Quanto più è difficile, tanto più abbiamo bisogno di rimpinzarci di addobbi, di tradizioni, di piccoli rituali nei quali rovesciamo tutto il significato che non troviamo più in questa ricorrenza. A Natale è più difficile non accorgersi di chi chiede l’elemosina ai bordi delle nostre strade. A Natale è più difficile non pensare a chi vive peggio di noi. A Natale è più difficile tappare le assenze, riempire i vuoti, non sentirsi tremendamente soli, anche se si è circondati da persone. È difficile non rincorrere un sé più ingenuo, pieno di sogni e di speranze, davanti al quale dobbiamo mostrarci, nella nostra versione adulta, con tutte le miserie che abbiamo (e se non le vediamo, vuol dire che abbiamo saputo addomesticarci molto bene). A Natale è tutto più difficile e forse è vero che il Natale è bello solo quando sei bambino. Che più cresci, meno lo senti. O meglio, ne senti solo i rompimenti di palle (tipo i regali da fare), gli sbattimenti e, infine, la mestizia.

Tuttavia, poiché non è possibile sottrarsi alla propaganda natalizia, vi suggerisco i miei 3 strumenti per sopravvivere a questo periodo dell’anno:

1.  Concentrarsi sull’aspetto affettivo: il Natale è un pretesto per organizzarsi e ritrovarsi; per stare insieme e stringersi; per parlare in dialetto fingendo di non notare quanto la fluency si sia arrugginita (del resto si sa, se la lingua non la pratichi…). Il Natale è il momento per raccontarsi, guardarsi, ascoltarsi, abbracciarsi e salutarsi col bacio sulla guancia ogni volta che ci si vede (noi terrons ci baciamo un sacco, si sa), senza un device di mezzo. A Natale rivedi gli amici che sono andati a vivere fuori e i parenti lontani, ascolti gli aneddoti della loro vita che spesso non sono aneddoti straordinari, ma tu sei lì, davanti a quel caffé o a quella birra, ad ascoltarli, una volta ancora. E questa, per me, è un po’ la magia del Natale.

2.  Giocare a carte: la giocatrice d’azzardo che vive in me — e che soffoca, tarpata per tutto l’anno — a Natale pretende di avere la sua ora di libertà, la sua boccata di ossigeno. Dopo il simposio e la siesta postprandiale, inizio puntualmente a sfrantecare le palle dei presenti: DOBBIAMO GIOCARE (per darvi l’idea: due settimane fa ho scritto a mio cugino di preparare gli spiccioli). Bisogna considerare, a mia discolpa, che le carte sono un’occasione preziosa per stare seduti attorno a un tavolo, impegnati in un’attività collettivainclusiva e analogica, che non sia necessariamente mangiare (per quanto non esista giocata a carte che non preveda lo spiluccamento di taralli, olive, pistacchi, cioccolatini o qualsivoglia leccornia, possibilmente accompagnata da amaro digestivo fatto in casa).

3.   Mangiare fregandosene della dieta: ma possibilmente senza arrivare a sfondarmi l’apparato gastro-digerente. Mi piacerebbe saper godere dei sapori, dei profumi e delle consistenze della mia terra e della mia famiglia, però con un contegno, governando la bulimia emotiva che tipicamente m’assale e resistendo alla tentazione di fare il bis della pasta al forno (non prometto nulla però). Tanto, è ovvio, il primo buon proposito del prossimo anno indovinate qual è?

Per sopravvivere al Natale, insomma, dovete ricercare in esso i piccoli piaceri che l’accompagnano. Godervi tutti gli istanti di squisita banalità. Mettere in prospettiva le vostre turbe. Aprirvi agli altri. Accoglierli e accogliervi. E se proprio siete in sbattimento da pensierini natalizi last minute, se avete esaurito tutte le possibili idee, o se vi va di pensare anche a chi possiamo genericamente definire “meno fortunato di noi” (per quanto colossali possano essere le nostre sfighe personali) ecco fate così: scegliete un’associazione, una onlus, una ong, qualcuno che in qualche modo s’adoperi per sostenere una causa nella quale credete, e supportateli. Io ho fatto così, risolvendo ben 5 pensierini di Natale (ommioddio, questo è uno spoiler!)

Detto ciò, non mi resta che augurarvi buone feste! Qualunque sia il modo in cui scegliate di trascorrerle, godete di ciò che avete e non pensate a ciò che vi manca (provateci, almeno). Cercate calore e conforto. Offritene in cambio, senza riserve.

Dal canto mio, conto di tornare presto su questi display, a patto di sopravvivere ai sontuosi banchetti borbonici natalizi (cosa, comunque, niente affatto scontata)!

32 commenti Aggiungi il tuo

  1. guglielmomagri ha detto:

    Bellissimo post, che esprime quello che mi si agita dentro da qualche anno e anche gli antidoti che empiricamente avevo trovato 😉

    1. memoriediunavagina ha detto:

      mi rendo conto di reagire con un ritardo spaventoso, ma grazie 🙂 ❤

  2. emmepi ha detto:

    Natale, compleanno e fine anno …tutto nell’arco di una settimana, e dovrei anche essere contento? Aggiungi che dal 15 dicembre (per bene che vada) sino all’8 gennaio non si fattura (Milanese Imbruttito docet), spiegami perché diamine dovrei anche essere contento.
    Comunque per la tua smania di gioco, lo zio (non più Fedi, ma sempre zio) ha preso la versione milanese del monopoli: Gran Milan (http://www.demoela.com/it/gran-milan/)
    taac!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      muoio! io invece per giocare ho comprato anche taboo midnight, una roba piena di sconcezze!

  3. nerodavideazzurro ha detto:

    Forse più che aver idiosincrasia per il Natale in sé e per sé si trasferisce da chi a Natale e solo a Natale vuole apparire la versione migliore e a scadenza. Tutta pIsicologia.
    Buone feste, Vague! 😉

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ehm…in ritardo mondiale posso rispondere solo con un “buon 2019!” 🙂

  4. Pia Cortellessa ha detto:

    Grazie dei consigli! Io mi concentrerò sull’aspetto affettivo, che in effetti corrisponde al senso vero del Natale, nascosto sempre più sotto una montagna di cose futili e insignificanti.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      condivido pienamente.
      usiamo la stessa ricetta la prossimo giro! 🙂

  5. Marco ha detto:

    Beh, buon Natale 🙂

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ma anche buon anno nuovo! 😀

  6. provacheseiumano ha detto:

    Forse il Natale va preso a piccole dosi, tutto qui. Io non lo odio, anzi, mi sta molto simpatico e ultimamente lo aspetto con piacere, ma cerco di maneggiarlo con cura. Un po’ perché a Natale ci si riunisce con la famiglia, ci sono le grandi rimpatriate che fanno sorridere il cuore ma che dopo qualche giorno di immersione ci fanno mancare anche l’aria, letteralmente: perché la famiglia, soprattutto quella d’origine, è una cosa bella e calda ma è anche un nucleo formato da legami di sangue che non hai scelto, con tensioni e conflitti irrazionali che poi riemergono e a volte devi stare attento che non esplodano; perché le grandi abbuffate sono gratificanti per il palato ma poi ti sembra di non riuscire a fare altro che mangiare da una settimana, e non è nemmeno tanto per la linea a rischio ma perché dopo un po’ senti che “non se pò andare avanti così”; perché nell’orgia di baci abbracci e risate ti manca a volte la tua intimità domestica, il silenzio di casa tua, il poter stare come vuoi a cazzeggiare senza il dovere sociale di essere gioviale e allegro come tutti si aspettano; perché poi a Natale in mezzo al parentado per quanto selezionato c’è sempre qualche immancabile guastafeste scassamarroni che a condividere pranzo e cena con te ti tritura le palle, o magari per qualcuno lo scassamarroni sei tu; perché il tasso alcolico e glicemico fan brutti scherzi a giovani e vecchi; perché durante le feste la vita normale viene un po’ troppo interrotta, e quando torni a casa tua non vedi l’ora semplicemente di svaccarti davanti al tuo portatile come il più ordinario dei socialdipendenti a vedere cosa fanno di bello gli “altri” amici, quelli che non vedi e non frequenti ogni giorno ma che a volte ti sembrano più vicini degli altri, anche se per lo più è un’illusione ottica, e poi a Natale sono impegnati anche loro.
    Ci saranno altre ragioni, forse, ma non sarei lo stesso così pessimista. Dopo tante esperienze natalizie vissute iin vari ruoli e periodi della mia vita, ho imparato a scegliere e godere le cose belle di queste feste, e a far rispettare le mie esigenze di privacy che – ho scoperto con mia sorpresa – erano condivise con sollievo anche da molti dei miei familiari, almeno quelli più saggi. E allora forse delle vacanze di Natale mi piace proprio la possibilità di starci dentro per poterne “uscire” ritagliandosi qualche piccolo spazio intimo e raccolto di cui percepisci la dolcezza proprio per il confronto col l’altrettanto dolce ma opposto calore della rimpatriata. Il libro letto davanti al caminetto nel sacro momento dell’abbiocco postprandiale collettivo, che tutti rispettano anche se a vederla così la taverna alle due del pomeriggio sembra una specie di dormitorio per iperglicemici. La chiacchierata con la cognata preferita che abita dall’altra parte d’Europa e parla un’altra lingua, anche se dalla prima volta che l’hai vista ti sei chiesta come hai fatto a vivere così tanto senza conoscerla. Il cinema in fuga col marito/fidanzato/figlio senza dire niente a nessuno se non a cose fatte, dopo, uscendo a ore improbabilil per vedere qualsiasi cosa purché si esca. L’aria fredda sul viso e il delizioso contrasto col caldo meraviglioso e perpetuo di casa di mamma, ed accorgersi che ti piacciono tutti e due. Avere tempo per scrivere, per leggere, per chattare seppelliti nel divano senza nessuna fretta e nessun impegno. Inventarti una cena diversa al ristorante indiano, tanto per cambiare sapore in bocca anche se i tortellini sono fantastici e quest’anno ne hai prodotti quattrocentodue solo tu. Il tempo. Il tempo sospeso, senza incombenze, tollerante perché tanto in questi giorni tutti rallentano e quindi lo voglia o no devi rallentare anche tu, e allora te la prendi comoda e vaffanculo, magari ti diverti pure. Il sesso e i piccoli deliziosi straordinari che ti concedi, perché casa è inopinatamente libera e ne approfitti mentre gli altri giocano a tombola altrove. Lo stare, poco alla volta, con le persone che vuoi vedere, riducendo al minimo sindacale i contatti con chi non vuoi vedere. Cum grano salis, si “sopravvive”… anzi, mi sentirei di dire che si vive, piuttosto bene.
    Molly (tanti auguri!)

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Sempre bello leggerti ❤
      Spero che il tuo Natale sia andato bene…io del mio alla fine non mi lamento…e con sommo ritardo ricambio gli auguri con il dovuto "Buon 2019!" 🙂

  7. Mezzatazza ha detto:

    A me il Natale fa cacare
    però tu lo dici meglio

  8. GIULIA ha detto:

    Adoro le luci natalizie perchè danno un’aria magica alla città..i regali sono uno sbattimento sempre ma da qualche anno limito a famiglia e due/tre amiche…quest’anno piccolo pensierino commerciale (Grazie Bottega Verde) accompagnato da un pensierino fatto in casa…perchè il tempo da donare agli altri è il regalo più prezioso
    Buon Natale e gioca a carte anche per me!!!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      forse è troppo tardi per ricambiare gli auguri natalizi, ma non abbastanza per evitare quelli di buon anno! 🙂 (anche io ho svoltato alcuni regali con prodotti per il corpo, sempre una garanzia!)

  9. newwhitebear ha detto:

    per fortuna, anche perché molti pezzi se ne sono andati, il Natale lo vivo solo in compagnia di mia moglie senza altre comparse e senza il rito dei regali.
    Ci va bene così. E’ finita la preparazione del mega pranzo che oltre ai soldi costava una fatica dell’inferno. Unico rimpianto è che diversi dei partecipanti non ci sono più
    Buon Natale, Vagina. E sia belle e rilassanti le tue feste.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      io sono rimasta allibita quest’anno da quanto si spende per mangiare in 10!
      detto questo, amo sempre molto il rituale familiare, il ritrovarsi e, in qualche modo, anche la routine domestica alla quale riapprodiamo al rientro.
      ma è bella l’immagine di te e tua moglie ❤
      essenziale e autentica
      buon 2019!

      1. newwhitebear ha detto:

        Beh! diciamo che fino a dieci anni fa anni fa, con mia cognato in vita, il pranzo di Natale era una specie di delirio con una transumanza o a casa mia o di mia madre, vivevamo in città diverse. Poi è venuta solo mia madre a casa mia fino a cinque anni fa, Dopo solo noi due.

  10. 321Clic ha detto:

    Ecliss quest’anno ha addobbato il negozio il 15 ottobre. Troppo troppo presto.
    L’accanimento per la bestia, sette e mezzo, mercante in fiera e altri giochi più o meno rovinosi è qualcosa che possiamo capire solo da una certa latitudine in giù, qui è difficile pure trovare qualcuno che distingue le piacentine dalle napoletane.
    Io che mi scasso le scatole per qualunque altra festa mi faccio prendere dal Natale come quando ero ragazzina. Facevamo l’albero con le palline di vetro vecchie di vent’anni, sempre le stesse, ognuno aveva la sua preferita da appendere, e al presepe da un metro per tre nel “salone di rappresentanza” non facevo mai mancare un pecorone rosso trovato negli ovetti Kinder.
    Lo spazio per il presepe non c’è l’ho più neanche io, e per riuscire ad avere un albero di dimensioni rispettabili me ne sono costruito uno da appendere al muro, fatto coi legni di mare e tutte le decorazioni stella compresa. Sempre acceso di notte.
    E stasera lo spirito natalizio mi porterà a remare fino in Darsena vestita da renna con tanto di corna in testa e luminarie intorno alla barca 😀
    Hugs

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ti ho vista in foto mentre remavi, se non vado errando! 🙂
      a questo punto, se non fosse ormai troppo tardi, esigerei anche una fotografia di questo albero fighissimo che ti sei fatta…
      ah entro il primo semestre dell’anno sarebbe tanto bello replicare una bevuta ❤

      1. 321Clic ha detto:

        La foto dell’albero te la mando via Instagram… per la bevuta, promesso!❤️

  11. Soul ha detto:

    Che noia😎

  12. Alessandro ha detto:

    AUGURI Stella!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      madonna il video, oddio che nostalgia, oddio il sud ❤
      Auguri, sebbene in ritardo, anche a te Alessandro. Natale è passato, ma ci attende un nuovo anno! 🙂

  13. Lil sista ha detto:

    Carissima, concordo pienamente con ciò ke hai scritto. Io a Natale mi sento sempre come il protagonista di OvoSodo: con sto magone ke mi sale e scende nello stomaco. Adoro il Natale (tanto che non riesco a scriverlo minuscolo), ma odio i bilanci che, inevitabilmente, questo periodo porta con sé. Detto ciò, mangerò, berrò, giocherò a carte e scarterò qualche regalo (che ogni anno c’è sta cosa che devo fare quella che ama le sorprese e appena scarto i regali mi pento e penso: ‘l’anno prossimo scrivo da qualche parte che gradisco solo regali in busta!’. Ma la cosa più importante è che ho scritto tutto sto papello solo x augurarti buon Natale!! Ahahah..un baciuzzo e un forte abbraccio!!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      carissima, ti rispondo pessimamente solo adesso ma: auguri (se non di Natale, di buon anno) anche a te! ❤

  14. Dio mio….! Hai elencato le 3 cose più tipiche del sud. Che sono anche le 3 cose che più……o detesto (come giocare a carte) o mi fanno sentire non di questo mondo (i baci e le pallosità in dialetto).
    Vado a prendere una corda…

    1. memoriediunavagina ha detto:

      peccato che tu non sappia godere di queste 3 cose più tipiche del sud…sono belle, dovresti provare! ma ti toccherebbe comunque aspettare circa 12 mesi ormai 🙂

  15. fracatz ha detto:

    Un caro auguurio per il cenone conclusivo

    1. memoriediunavagina ha detto:

      il mio intestino comunque ancora non si è ripreso del tutto! rido!
      buon 2019!

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