WomenTell #1 – Marianna

Tra le novità che ho in serbo per voi in questo 2019, c’è la rubrica “WomenTell“.

Il progetto è partito circa 6 mesi fa quando, prima di decollare per le ferie e subito dopo aver pubblicato “Molestie per l’Estate”, ho inviato un’e-mail a 100 donne. Cento donne fighe, cento donne qualsiasi, cento donne che conosco abbastanza da sapere che hanno mente, pancia e testa. Donne capaci di forza, ironia, coraggio e umanità, alle quali ho domandato: Dimmi un’idea che, secondo te, renderebbe il mondo un posto migliore“.

Nei mesi successivi, mi sono chiesta che forma dare a WomenTell: una rubrica sul blog? Un nuovo sito? Una pagina Facebook? Un libro? Una webzine (è ancestrale, lo so, ma esistono ancora)? Un mini-documentario? E mentre mi ponevo questi interrogativi di capitale importanza, mi accorgevo che l’Italia è ancora un paese nel quale molte donne non parlano, se non interpellate. Stanno al loro posto, dove i padri o i mariti le hanno messe. Rompono le palle, ma solo nella sfera domestica o sentimentale. Non dicono una sillaba sugli argomenti che non sono tradizionalmente considerati di loro competenza. Lo fanno per disinteresse? Lo fanno per educazione? Lo fanno per timidezza? Chi può dirlo.

WomenTell serve come esercizio. Serve a capire cos’abbiamo da dire, anche su temi che non sono nostro appannaggio, quelli di cui capiscono sempre di più gli uomini; gli argomenti che non si leggono nei magazine femminili; quelli che escono dal perimetro culturale che ci è concesso: amore, sesso, bellezza, matrimonio, gravidanza, cellulite, cucina, oroscopo, moda, spettacolo, gossip. Si tratta di uno spazio per raccontarvi altre storie, altre opinioni, altre idee; per farvi udire la voce di altre donne, passando all’occorrenza loro la penna. Quale testimonianza portano? Quale proposta avanzano?  In quali attività si impegnano per perseguire un obiettivo comune? Lo scopriremo una puntata alla volta ma, per il momento, vi basti sapere che sono donne diverse per età, provenienza, estrazione, competenze, orientamento, esperienze e scelte personali.

Dopo l’invio della mail, quasi la metà del mio panel ha risposto. Ho un grande bacino di voci, di alternative, di argomenti da sottoporvi nei prossimi mesi. Ma oggi, per inaugurare questo spazio, vorrei parlarvi di Marianna Fumai, attivista video-maker, e del suo progetto Sisters, sul Diritto alla Salute e l’accesso all’aborto, nato a seguito della morte di Valentina Milluzzo nel 2016. Forse alcuni, come me, ricorderanno la vicenda: donna di 32 anni, incinta di due gemelli, viene ricoverata all’Ospedale Cannizzaro di Catania per complicazioni. È al quinto mese di gravidanza e, dopo oltre due settimane di degenza, nessuno le propone un aborto terapeutico. Valentina muore. Il medico che dovrebbe intervenire per salvarle la vita, è obiettore di coscienza. Tutti i 12 medici strutturati del reparto lo sono.

Se c’è ancora battito, non si interviene. Se c’è ancora la vita del feto, si può considerare accettabile la morte della madre. Chi resta, affronta una tragedia tripla, una perdita incomprensibile, una violenza triviale. Nessuna sentenza in tribunale, neppure la più equa ed equilibrata del mondo, restituirà a quelle persone la compagna, la figlia e l’amica che non hanno più.

Per due anni, Marianna ha fatto ricerca sui gruppi pro-choice, che sostengono la libera scelta e il diritto alle cure delle donne. Quando le chiedo cosa intenda raccontare esattamente di questa vicenda, mi spiega che vuole mostrare come la solidarietà fra donne possa scavalcare l’obiezione di coscienza.
Marianna Fumai
Per farmi capire meglio, mi racconta che si è concentrata sul lavoro di tre attiviste e delle loro organizzazioni:
Elisabetta Canitano con Vita di Donna che sostiene le donne da tutta Italia
Mara Clarke con Abortion Support Network che per anni ha sostenuto coloro che dall’Irlanda avevano bisogno di viaggiare verso l’Inghilterra per effettuare un aborto. Dal 1° gennaio, a  seguito di un referendum nel 2018, è possibile praticare l’aborto entro le 12 settimane, ma l’implementazione del servizio è lenta, i gruppi pro-life sono agguerriti e molte contee irlandesi sono ancora sprovviste del servizio. Ciò significa che ad oggi, per molte, l’unica possibilità per ottenere un aborto sicuro è ancora recarsi nel Regno Unito.
Sarah Diehl con Ciocia Basia che sostiene le donne dalla Polonia, aiutandole ad avere un aborto sicuro e legale a Berlino.
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Per realizzare questo documentario, Marianna ha anche lanciato una raccolta fondi, che scadrà a stretto giro (il 22 gennaio) e che vi linko diligentemente, perché a me il suo progetto piace e ne condivido le ragioni; perché io per prima vorrei guardare il suo documentario; perché quello che stiamo facendo è un lavoro evidentemente artigianale, nel quale ogni goccia è importante, così come ogni linea capace di unire un gruppetto di punti a un altro gruppetto di punti.
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Vedete, in Vaticano si continua a discutere di utero, ovaie e tube di Falloppio. Gli alti prelati sono ancora lì a decidere del nostro corpo e del suo diritto a essere, a essere cosa e per quale scopo. Certo, potrebbero occuparsi dei preti che molestano bambini in sagrestia, o che cercano la fede nelle saune gay di Roma, ma è certamente più pertinente dibattere delle isterectomie.
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Vedete, siamo alle soglie degli anni venti del secolo ventunesimo, e negli evolutissimi paesi occidentali ci sono ancora donne, come Valentina, che muoiono di cattolicesimo. Che non avranno una seconda possibilità per essere madri. Che ci portano oggi a essere qui, a parlarne, e inducono Marianna a cimentarsi nella faticosa impresa di raccontare una storia che nessuno ha voglia di ascoltare (perché i diritti riproduttivi sono l’argomento più spinoso e unsexy che ci sia, ve lo garantisco). Una storia scomoda che merita di essere spiegata, analizzata e capita. Non taciuta. Non dimenticata.
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Bisogna, anzi, raccontarlo per bene, il paradosso di chi – in Italia e in tutto il mondo – è così capace di difendere la vita, da arrivare a procurare la morte.
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Con questo vi saluto e direi che la prima puntata di WomenTell finisce qui.
Con la giusta, e consueta, dose di frivolezza.
Sempre vostra,
v

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Bellissimo incipit… ma poi di nuovo la prima storia vi riporta alla “nostra” sfera, aborto/gravidanze/figli ….. non L avrei scelta come primo spunto

  2. Mezzatazza ha detto:

    Interessante. Unico appunto “di forma”: il fatto che il Vaticano dovrebbe pensare ai suoi criminali interni, non esclude che abbia la propria (del cazzo) idea sull’aborto.

    Sono temi separati e uno non esclude l’altro.

    Il benaltrismo mi urta, sempre.

    1. 321Clic ha detto:

      Sono d’accordo sui temi separati, ma la priorità dovrebbe essere assicurarsi di non nuocere ai bambini che già esistono, prima di pensare a quelli che ancora non ci sono.

      1. Mezzatazza ha detto:

        Le priorità di un’istituzione che si basa su una truffa, non mi stupisce siano sballate

        è usare un argomento per ribattere a un altro, che – secondo me – non dovrebbe succedere in alcun caso.

        Chiaro che sono d’accordo con te, ma dal punto di vista della Chiesa – che spero vada in fallimento presto – sono due cose ancora più scollegate di quanto non lo siano per noi: dato che il concepimento è un volere divino, non lasciarlo procedere sarebbe andare contro Dio.

        Il punto non è nemmeno il frutto del concepimento in sé 🤷🏼‍♀️

  3. Tratto d'unione ha detto:

    Bellissima iniziativa, ti seguo

Parla con Vagina, Vagina risponde

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