L’inculazione da Pillon

Sono mesi che mi riprometto di parlarne e alla fine non ci riesco mai. Non è questione di mancanza di tempo, di interesse o di volontà. È che questo argomento mi fa ribollire il sangue nelle vene e, invece, vorrei trattarlo con chiarezza, pacatezza e, soprattutto, contemporaneità. Non vorrei, in altri termini, ridurlo a uno striscione, uno slogan, le mani giunte a indicare il simbolo della figa, possibilmente accompagnate da un coretto da stadio (non me ne vogliano le veterofemministe ancora affezionate a questi metodi).

Partiamo da principio. Qualche giorno fa mi accorgo che un’amica condivide su Facebook un video pro-Pillon (o meglio, un mommy-vlog che parla dell’importanza del papà nella crescita dei bambini, strumentalizzato da una pagina a supporto della campagna del Senatore leghista).  Questa mia amica è una ragazza super in gamba, che ha la mia età e che – quando si è scoperta incinta della sua prima bimba – m’ha detto: “Invece delle favole, le leggerò i tuoi post” (cosa che comunque non so se raccomanderei, considerato che pure i miei post c’avranno certi effetti collaterali ancora ignoti, ma vabbé, l’ho molto amata). Credo davvero che – ingenuamente – non si sia accorta di cosa contribuiva a divulgare.

D’altra parte, per chi non si interessa chirurgicamente dell’attivismo femminista (perché magari nella vita ha anche altro da fare), distratti come siamo da duemila argomenti all’ordine del giorno, è comprensibile che il Disegno di Legge 735, meglio noto come “decreto Pillon” sia passato inosservato. Consideriamo pure che la maggior parte di noi si informa principalmente attraverso i social network e i social si fondano sulla filter bubble, nella quale difficilmente raggiungiamo notizie, approfondimenti o punti di vista distanti dai nostri argomenti d’interesse. Per intenderci: la mia timeline è invasa da notizie femministe, quella di mia madre probabilmente da ricette e da buongiornissimi vari (infatti lei in cucina è una maga, io faccio schifo). Per questa ragione è necessario informarsi anche fuori dai social e ripristinare quella cara vecchia abitudine di salvare i siti che ci sembrano attendibili o autorevoli tra i “preferiti”, per visitarli di nostra sponte come usava fare nei primi anni duemila. Ma ora veniamo al punto. Attenzioniamo Simone Pillon, come si suol dire.

Senatore della Lega, fervente cattolico, accanito sostenitore della famiglia tradizionale, organizzatore dei Family Day, fiero salviniano, anti-abortista, anti-omosessualista, anti-gender (nel senso che per lui spiegare il gender nelle scuole equivale a insegnare la stregoneria), qualcuno lo definirebbe sinteticamente reazionario, omofobo e misogino. Professionalmente, Pillon è un avvocato ed è un mediatore familiare, ruolo che nella riforma proposta diventerebbe obbligatorio e a pagamento, in tutti i procedimenti di separazione (pensate, certe volte, il caso). Lo scorso agosto, il Senatore ha presentato alla Commissione Giustizia del Senato il suo decreto che introduce una serie di modifiche in materia di Diritto e Famiglia, divorzio e affido condiviso dei figli minori.

Di per sé, che fosse necessario aprire una riflessione sulla legge vigente, non è sbagliato. Molti di noi conoscono, direttamente o indirettamente, le esperienze di uomini che – dopo il divorzio – si sono visti costretti a tornare a vivere con i genitori, o a trasferirsi in un sottoscala, mentre magari pagavano il mutuo per la casa nella quale era rimasta la ex-moglie con i figli, e l’assegno di mantenimento, e le spese legali, e non è così difficile capire che in un momento già molto complicato della vita (com’è il fallimento d’un matrimonio) possa fermentare una certa rabbia, prima interiore, a volte fisica e poi politica (non a caso, tra i seguaci di Pillon, ci sono gruppi di padri che si chiamano “Dad’s Army“, che io veramente mi chiedo: ma siete seri? L’esercito dei papà? Vabbé). Tutto questo lo dico perché non voglio negare o sminuire la criticità legata alle separazioni, che sono situazioni senza vincitori, battaglie che svuotano, avviliscono e avvelenano tutti gli astanti (specialmente nel caso in cui non si ricorra alla formula consensuale). La rottura provoca sempre tensioni profonde che attraversano tutto il corpo familiare. Spesso si crea un desiderio di vendetta e di rivalsa, e alcuni uomini lamentano il fatto che, con la legge attuale, sono loro i più penalizzati.

Detto ciò, però, c’è più d’un problema col decreto Pillon (per capire bene quali sono le modifiche che introduce, potete leggere qui), che in questi mesi ha sollevato innumerevoli proteste popolari ma anche scetticismo da parte di altri esponenti politici (tra cui i 5 stelle) al punto che, adesso, la Lega fa un certo retro-front, garantendo che provvederà a ridiscutere gli aspetti più critici del disegno di legge. Al netto degli aggiustamenti che, forse, verranno apportati (ed è nostro dovere civile fare i cani – anzi le cagne – da guardia ai diritti nostri e dei nostri figli) proviamo a capire l’ideologia che c’è alla base di questo decreto.

Tutto parte dalla cosiddetta PAS (Parental Alienation Syndrome), anche detta Sindrome dell’Alienazione Parentale, inventata nel 1985 da un controverso psichiatra americano, Richard Gardner, e NON riconosciuta ad alcun livello dalla comunità scientifica (prova ne è il fatto che tutti i tentativi per includerla nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” sono stati rigettati per insufficienza di prove scientifiche a supporto). Formatosi come psichiatra militare, con un’inclinazione particolarmente indulgente nei confronti dei pedofili e particolarmente ostile nei confronti delle donne, Gardner ha elaborato questa teoria secondo la quale, nelle cause di divorzio, c’è un genitore alienante (la madre), che opera un lavaggio del cervello sui figli, al fine di allontanarli dal genitore alienato (il padre). Naturalmente, per risolvere il problema, Gardner proponeva una soluzione semplice, come obbligare i bambini a stare con il padre, allontanandoli dalla madre; oppure sradicarli e inserirli in un altro contesto (una casa famiglia, per “rieducarli”, nel disegno di legge Pillon).

Qui potete vedere un video del 1998, in cui lo stesso Gardner spiega ai giornalisti quanto sia efficace minacciare i bambini, dicendo loro che se si rifiutano di vedere il padre, la mamma andrà in prigione. Ovviamente, l’ipotesi che il padre sia un violento, un prevaricatore o un abusatore, o che i figli possano avere delle ragioni valide per non frequentarlo (che esulano dal presunto condizionamento materno), non è in alcun modo contemplata (d’altra parte, ne “L’isteria collettiva dell’abuso sessuale”, sempre Gardner conduce una crociata contro le denunce di abuso, insinuando che siano al 90% false, non frutto di “fatti” ma di atteggiamenti neo-inquisitori).

E veniamo al punto più disturbante: questa ideologia, che il Senatore Pillon e i suoi supporter sposano in toto, non si interessa del benessere dei bambini, che vengono anzi esposti a dinamiche fortemente traumatizzanti (a dirlo non è solo il comune buon senso, ma anche moltissimi psicologi, assistenti sociali, operatori della famiglia e giuristi). Men che meno, si interessa delle donne (alle quali viene negato l’assegno di mantenimento), al punto che persino l’ONU si è espressa con preoccupazione per queste “Disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere, e privando le vittime di violenza domestica di importante protezione”. Come se non bastasse, il disegno di legge mina un principio cardine nei procedimenti di separazione, quale la garanzia di maggiore stabilità da dare al nucleo familiare, soprattutto ai figli (ragione per la quale, in Italia, dove vige un sistema legislativo che già contempla l’affido congiunto, nella maggior parte dei casi la madre resta il primo punto di riferimento dei minori).

L’obiettivo unico di questa ideologia – e di questo disegno di legge – è difendere gli uomini.  Naturalmente, per farlo, spacciano per attendibili delle supercazzole viziate e si fanno scudo con concetti apparentemente condivisibili come quello della bigenitorialità.

Chiarito che questa proposta di legge è, su tutti i fronti, una colossale porcata, vi lascio con 3 considerazioni a margine sulle quali mi piacerebbe ragionare insieme:

1. La bigenitorialità in sé mi pare un principio sacrosanto, il punto è che va applicata a monte, non solo a valle; se la bigenitorialità è fondamentale, perché non viene tutelata fin da quando i bambini sono piccoli? Appena nati? In fasce? Perché il congedo di partenità è di 5 giorni e quello di maternità di 5 mesi (con altri 6 mesi di proroga, facoltativi, retribuiti al 30%)? Perché le aziende non si organizzano, come succede all’estero, per consentire alle neomamme un reinserimento più tempestivo nel mondo del lavoro? Perché un padre che si assenti per ragioni professionali durante la crescita dei figli (e che così facendo magari investa sulla sua carriera) è nell’ordine delle cose, mentre una madre che faccia altrettanto è trasversalmente considerata snaturata? La verità è che avere un figlio vuol dire, spesso, subire una forte battuta d’arresto professionale che, in un caso su quattro, conduce all’abbandono del lavoro, oppure alla scelta di formule più light – tipo i part time – perché hai una famiglia a cui badare, del resto (e dunque guadagnerai ancor meno, del meno che guadagnavi quando eri full time)

2. Secondo le stime dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, il 30% circa dei padri NON versa l’assegno che dovrebbe versare (significa de facto che un padre su tre non adempie all’obbligo stabilito dal giudice di contribuire al sostentamento dell’ex-famiglia). Di conseguenza molte donne sono obbligate a ricorrere all’assistenza di onlus che le aiutino a sbarcare il lunario. A fronte di ciò, come si può pensare di discutere qualsiasi spesa per i figli, così come proposto da ddl Pillon? Come si può pensare di eliminare l’assegno di mantenimento in una società nella quale è standardizzata la disparità salariale? In un paese in cui le percentuali di disoccupazione femminile aumentano progressivamente e si attestano tra le più alte in Europa? Insomma, qual è il messaggio che ci dà il nostro paese, esattamente? Fate figli, perché i figli ci servono (e poi la fertilità è a scadenza); sposatevi, perché se no col cazzo avete tutti i diritti completi-completi (considerate che le unioni civili sono solo, parrebbe, per persone dello stesso sesso…noi etero n’amma spusà)…solo che se poi i vostri mariti si rivelano stronzi, o violenti, o semplicemente non vi amate più, non andate più d’accordo, siete cresciuti in modo diverso, non fate altro che litigare per qualsiasi minchiata e siete così infelici che preferireste separarvi per tornare a respirare (e far respirare ai vostri figli un’aria migliore di quella che circola in una casa priva di armonia), ecco in quel caso, belle mie, sappiate che sono cazzi vostri e della vostra prole? No, ma veramente, ce la possiamo fare?

Cari pilloners, volete eliminare l’assegno? Volete dividere tutto-tutto, discutendo ogni singola voce di spesa (pensate che bello dev’essere, tra due che si odiano, disquisire dei nuovi leggins pitonati della creatura)? Va bene, io ci sto! Prima, però, fate una legge – come in Islanda – che VIETI alle aziende di pagare le donne – a parità di competenze e mansioni – meno degli uomini. Prima, però, distribuite l’accudimento familiare su ambo i generi in maniera equa (okay, non avrete mai le tette per allattarli, ma essere genitori vuol dire anche molto altro). PRIMA verificate che le aziende non pratichino mobbing alle donne reduci dalla maternità, per indurle alle dimissioni. PRIMA appianate le iniquità croniche del sistema, POI levate l’assegno di mantenimento (vorrei aggiungere un liberatorio “imbecilli” ma sto sudando freddo per trattenermi).

3. Le associazioni per la difesa dei poveri padri maltrattati denunciano l’uso ritorsivo e punitivo che le donne – anche dette streghe – fanno della legge attuale. Mi chiedo: a nessuno viene in mente che la nuova legge potrebbe essere usata – paro paro – come strumento di minaccia e ritorsione nei confronti delle madri? Come arma di ricatto per incastrarle in un modello di famiglia arcaica e retrograda? Come occasione per privarle dei loro figli? Oppure confidiamo nella bontà e nell’integrità morale degli ex (gli stessi che, ogni anno, a centinaia, ammazzano le compagne o ex tali)? Possiamo ragionare, piuttosto, su come lo Stato potrebbe aiutare i padri in difficoltà e le famiglie che oggettivamente non riescono a sostenere i costi di un nuovo assetto. Possiamo ipotizzare ammortizzatori sociali, sgravi fiscali, incentivi per il cohousing, questo va bene. Privare i figli e le donne delle necessarie tutele, al contrario, NON VA BENE e chi si fa promotore di queste idee o è un pirla, o è in cattiva fede.

Per chi avesse ancora bisogno di chiarirsi le idee, vi rimando a questa puntata di Presa Diretta sul tema. Tema che dobbiamo (cazzo, DOBBIAMO) presidiare.  Viviamo in tempi nei quali il silenzio non è più consentito, perché diventa assenso e, sorry, spetta a noi difendere i nostri diritti e quelli dei nostri figli. Vale per tutte. Anche per quelle che non sono femministe (giammai!), anche per quelle che non sono madri, anche per quelle che hanno gioiosamente introiettato quote sufficienti di maschilismo. La verità è che stanno provando a mettercelo apertamente nel culo, senza il nostro consenso e senza vaselina. E, per carità, prenderlo nel didietro può rivelarsi molto piacevole, ma dobbiamo scegliere noi in che modi, in che tempi, e da chi. E, lasciatemelo dire: di sicuro non da Pillon e dai suoi fanS.

[Se siete arrivati fino alla fine, siete degli eroi. Nel prossimo post, giuro che sarò allegra e naif]

ps: so che siamo andati già lunghi ma vi lascio con un ulteriore dettaglio che ho trovato esilarante e, al tempo stesso, profondamente inquietante. Mentre mi documentavo per scrivere questo pezzo, ho iniziato la lettura di un libro del succitato Gardner che si apre con un’accorata introduzione (a cura di Marco Casonato dell’Università Bicocca di Milano) in difesa dello psichiatra, presentato come un argutissimo luminare, un genio assoluto, uno scienziato ingiustamente frainteso e manipolato, per niente pedofilo, per niente misogino. Sono andata su Google alla ricerca di ulteriori info sul signor Casonato e ho scoperto che è “Il ricercatore killer”! Manco un assassino qualsiasi eh, un fratricida! Ha ammazzato suo fratello per l’eredità! Il signor Casonato che spiega quanto sono cattive le madri e quanta ragione abbia il Dr. Gardner…e niente, per ora è tutto.

***

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36 commenti Aggiungi il tuo

  1. Katy ha detto:

    Cazzo, mi hai letto nella mente. Da tempo, grazie a un’amica psicologa che fa parte di un’associazione che ogni giorno combatte contro la violenza di genere (la Libertas Margot, la cito che magari faccio loro pubblicità) conosco e do un occhio alle notizie riguardanti ‘sto genio del male. Il mio sguardo oggi è caduto sull’altra sua uscita di qualche mese fa, quella sulla strega in classe (un’autrice che parlava ai bimbi di fiabe afgane, in un progetto di interculturalità molto bello e interssante, che il buon Pillon si è premurato subito di tacciare come sobillazione di bambini innocenti alla magia nera -ma certo). Parlarne, conoscere, continuare a dire “Ma cazzo, no!” è l’unico modo che abbiamo per non finire come ne I racconti dell’Ancella. Dunque, se non ti scoccia, ti ribloggo!

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Certo che non mi scoccia!
      E, secondo me, a parte parlarne, dovremmo pure mobilitarci (e non solo con le manifestazioni in piazza, ma prendendoci e costruendoci una rappresentanza politica, che cazzo).

      1. Katy ha detto:

        Non sai quanto sono d’accordo… Oggi pomeriggio allora ti ri-bloggo!

  2. giomag59 ha detto:

    Secondo me l’epiteto liberatorio avresti potuto pronunciarlo, ma in effetti come epiteto basta e avanza il nome dell’intestatario del decreto. Bellissimo articolo, lo terrò in evidenza, grazie!

  3. La Disfunzionale ha detto:

    Il fatto è che ce la stavano mettendo nel culetto nostro pure prima che arrivasse questo pazzo timorato del potere della patata. Sono anni che lo fanno. Te ne accorgi quando hai 35 anni, chiedi l’aumento ore perché vorresti una paga base più alta, così se ti scappa (e dico “scappa” volutamente, perchè per alcune di noi, la pianificazione di una gravidanza è utopia) di avere un figlio, non ti riduci a percepire il 30% di nulla, e ti dicono sempre no. Sia chiaro, la parità ce la scordiamo proprio perché non può esistere, ma il sostentamento a parità sì. Quanto deve guadagnare (oggi) un uomo, per potersi permettere di mantenere se stesso, la moglie, un bimbo, almeno un’auto e magari pagare pure il mutuo? Quanto cazzo deve prendere? Come fa una donna a stare a casa 5 mesi e poi a rientrare a lavoro consapevole che lo stipendio che prenderà d’ora in poi andrà a coprire il costo dell’asilo nido o della babysitter per il tempo che non è a casa? Uomini che fanno gli operai a 9/10 ore al giorno, magari interinali da secoli, come dovrebbero fare? Se trovano un modo per farci stare a casa mantenute a badare alla prole, giuro, sono contenta. Perché la libertà nostra di scegliere sta anche nel poter fare una scelta del genere. Partorire senza l’ansia del lavoro, avere comunque la stabilità economica che se una relazione finisce non si creano scompensi. Ma non ce la si fa. Bisogna solo difendersi con le unghie e con i denti da questi individui qui….froza e coraggio a tutte noi.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Eh gioia, cosa ti si può dire se non che hai ragione su tutta la linea.
      E invece di migliorare, di progredire, qui stiamo andando indietro. O, perlomeno, ci stanno provando. E, pensa, le nostre energie dobbiamo destinarle anche a queste lotte, contro il nuovo medioevo.

  4. metalupo ha detto:

    Ho sentito parlare tempo fa ‘sto coglione. In effetti è un coglione.
    E pure pericoloso.
    E il mondo del lavoro è ridotto a una barbarie da anni.
    Da imprenditore, padre e marito.

    1. emmepi ha detto:

      I coglioni, gli stupidi e gli ignoranti sono i più pericolosi

    2. memoriediunavagina ha detto:

      da imprenditore, padre e marito ❤

  5. Michela ha detto:

    Stella cazzo..non ne sapevo nulla e me ne vergogno profondamente!!!
    Lavoro come educatrice in un nido comunale, dato in gestione ad una coop che ci paga a singhiozzo. Svolgo un altro lavoro pomeridiano, altrimenti non riuscirei neanche a fare la spesa. Ho 32 anni e non sento nessun desiderio di fare figli: giá io e il mio compagno riusciamo a malapena a sbarcare il lunario, dove dovrei trovare i soldi per un figlio?
    Andasse a parlare con tutte le mogli separate che non hanno mai visto il becco d’un quattrino, con tutte le donne sottopagate e sfruttate.. Ah già, a loro non interessa sapere cosa ne pensiamo noi, esseri nati per la sottomissione.
    Che schifo.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      sì, è una deriva aberrante questa. perciò dobbiamo esserne consapevoli e fare il possibile per contenerla. ❤

  6. attentialciuco ha detto:

    Ti apprezzo molto e condivido tutto. Il pezzo è un po’ lungo, ma tutto quello che c’è scritto è importante. Lo rebloggo subito.
    “Membro della Vagina”, va da sé, mi ispira molto

  7. Gea ha detto:

    premesso che considero bigenitorialità (a valle e a monte) e mantenimento diretto sacrosanti obiettivi di civiltà, condivido e sposo interamente questo post al quale aggiungerei solo una valanga inarrestabile di parolacce.
    Vorrei dirti anche – in ordine di gravità – che per come è scritta rozzamente e ridicolmente la legge:
    + all’albo dei mediatori potremo iscrivere anche i nostri chihuahua e san bernardo, che, dopo costoso e breve corso, potranno arbitrariamente dilettarsi a discutere e dettare pianificazioni di vita quotidiana per famiglie distrutte.
    + tutte le coppie saranno “invitate” alla conciliazione. Anche quelle con storie presenti e passate di abuso e violenza. Essere obbligate a sedersi ad un tavolo a disquisire serenamente con il proprio carnefice è una condizione dalla quale le convenzioni di Istanbul – per dirne solo una – dovrebbero proteggerci.
    + le donne (o gli uomini) che denunciano violenze subite vedendosi negata giustizia – che in questo paese non sono né poche né rare – si diranno calunniatrici “alienanti” lì dove tra le pene figura la perdita della potestà genitoriale. Viene da chiedersi quali donne assumeranno su di loro il rischio della denuncia di fronte alla anche remota possibilità di perdere i propri figli.
    + la rozza regola dei “non meno di 12 giorni al mese” decade soltanto nei casi di “comprovato”, oltrechè motivato, pericolo di pregiudizio alla salute psicofisica del minore. Dunque bisognerà consegnare il frutto dell’amore nelle mani di un ex-compagno/a violento e abusante almeno fino a sentenza definitiva?
    + sui bambini e sui minori, oltre che sul genitore penalizzato, si abbattono i rischi più gravi e pesanti di questa bestialità legislativa. Non più soggetti ma OGGETTI del diritto. Nel testo di legge “l’ascolto” sembra citato più per evitare la rotta di collisione diretta con la dichiarazione universale dei diritti del fanciullo che per rispetto della stessa e di ciò che definiremmo minima civiltà affettiva. Il minore sarà obbligato alla frequentazione di ciascun genitore – parentela connessa – anche laddove il suo rifiuto non sia conseguenza dei comportamenti “alienanti” dell’altro genitore. Sostanzialmente perde di autodeterminazione.

    Io non so davvero se nel 2019 dobbiamo ritrovarci a commentare i deliri di questo psicosociopatico represso depositati su carta a Montecitorio… e pure controfirmati da qualche altro povero derelitto di intelletto o di affetti.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Cara Gea,
      grazie di aver arricchito il post di ulteriori – e raccapriccianti – dettagli su quanto vergognosa sia questa legge.
      Hanno detto che la metteranno a posto, dovremo vigilare con grande attenzione sulla validità delle modifiche che saranno perché, di nuovo, a rimetterci sono in primis i bambini, i soggetti più vulnerabili di tutti. A seguire, le donne.
      In generale, mi permetto di dire, la società in quanto tale.
      Restiamo attente e prepariamoci a far fronte a quest’orda delirante ❤

  8. Vlad ha detto:

    Pillon è un reazionario pericoloso

  9. emmepi ha detto:

    La realtà è che siamo nella merda sino al collo …e per di più c’è qualche coglione che si agita (su un balcone o su un palco) e genera l’onda

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Eh ma bisognerà pur far qualcosa per non riempirsi polmoni e interiora di sola merda. No?

  10. provacheseiumano ha detto:

    Con la sola riserva sull’uso del termine “inculazione” (meglio il più sobrio e classico “inculata”), il resto direi che è ineccepibile.

  11. Giordano Ciccarelli ha detto:

    Con rispetto ma, anche a prendere buone le cifre dei matrimonialisti, il 70% dei separati uomini fa il suo dovere e, sempre con rispetto, la stragrande maggioranza dei separati uomini non ha violentato, seviziato e torturato mogli e figli. Magari in un provvedimento legislativo vanno fatti i dovuti distinguo nei confronti dei reprobi e non della stragrande maggioranza che reproba non è. In definitiva sarebbe il caso di guardare il problema con equità perché non è che le donne siano esenti da comportamenti censurabili prima, durante e dopo la separazione. Ci sono schiere di quelle che assumono l atteggiamento del tipo…. Qualsiasi cosa ti faccio te la meriti a prescindere perché è colpa tua. I Pillon saltano fuori quando le parti hanno la sensazione che il gioco non sia equo e sono stufe d ingoiare. La diseguagliaza percepita (mi tengo neutro) affiora e si manifesta in estremismo pilloniano se non si vede altro strumento per rendere le cose piu giuste.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Con altrettanto rispetto, ci sono SEMPRE strumenti per rendere le cose più giuste, senza per questo ledere i diritti di bambini e donne. Nessuno dice che TUTTI gli uomini siano violentatori e torturatori. Men che meno che le donne siano TUTTE sante martiri. E mi pare di dire chiaramente, in apertura, che è vero che la legge andrebbe rivista, ed è vero che talvolta viene usata in modo non appropriato. Detto questo, però, al netto di ciò che a molti piace pensare, le donne che si lamentano (mi tengo neutra) del decreto Pillon, lo fanno perché è una proposta di legge indegna, non perché siano lì sugli spalti del veterofemminismo a tifare ciecamente per le donne in quanto tali. Fare passi avanti vuol dire aprire un dialogo equilibrato e franco. Nulla di tutto questo sta avvenendo con Pillon e soci. L’estremismo è più facile, si basa su sintesi grossolane, sfoga istinti deteriori che giacciono nel corpo sociale da millenni e che scalpitano da qualche decennio – da quando cioè le donne hanno smesso di essere solo una proprietà nelle mani del padre, prima, e del marito, poi. Ma, ripeto, esistono ALTRI modi, forse più lenti e più estenuanti, ma costruttivi. E gli uomini, persino quelli vittime di diseguaglianza, dovrebbero prendere le distanze da una simile porcata e organizzare argomentazioni più intelligenti e pacate. Questo, ovviamente, secondo me.

  12. newwhitebear ha detto:

    di questo sciagurato decreto legge ho letto altre considerazioni che sono più o meno uguali alle tue.
    Leggendo mi sono chiesto se questa metafora incarna lo spirito di questo obbrobrio. Una strada ha diverse curve pericolose che hanno provocato incidenti mortali, allora ne metto altre così la gente va piano invece di eliminarle.
    Ma questa è una costante fissa di questo governo che per semplificare complicano tutto.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      per me questa legge, così com’è scritta, tiene conto solo e soltanto degli uomini. lede i figli. lede le donne. sminuisce la gravità della violenza domestica (d’altra parte il Signor Casonato sostiene che sia un’invenzione delle femministe, quella). è una cosa pericolosa, disturbata, disturbante, sbagliata. è surreale persino il fatto che nel 2019 dobbiamo discutere di certe assurdità.

  13. Andrea Taglio ha detto:

    Spero di non indispettire l’autrice condividendo questo articolo OVUNQUE.
    Cioè, sui social, ma meriterebbe di essere stampato sui giornali, e poi sui volantini distribuiti agli angoli delle strade.
    Se avessi il brevetto di pilota probabilmente farei anche una puntatina a Fiume.

  14. Andrea Taglio ha detto:

    L’ha ribloggato su AndreaTaglioe ha commentato:
    Qui, in questo articolo, spiegato bene e con un tono pacato, c’è un pensiero utile su Pillon e la sua politica e le sue idee.
    Se io avessi scritto su un tema simile, invece, probabilmente sareste stati interrotti nella lettura dai miei conati.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      io ho sboccato in privato, comunque

  15. Paola ha detto:

    Sono un’eroina perchè ho letto tutto e sottoscrivo 😉 Considera che io c’ero eccome negli anni ’70 e immagina lo sconforto nel vedere emergere queste situazioni da fenomenologia che nemmeno nei peggiori incubi

    1. memoriediunavagina ha detto:

      il fatto è che dobbiamo arginarle queste situazioni e secondo me scendere in piazza con gli striscioni non è sufficiente!

      1. Paola ha detto:

        Una volta lo era, ora non lo è più. O meglio, una volta si era UNITE, ora siamo molto divise e insensibili al bene collettivo. Un problema di tutti, non solo delle donne. Come abbiamo fatto a ridurci così?

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