La Mamma Tramonta

Quando ho letto la polemica scaturita dall’esercizio sul libro di seconda elementare, che negli ultimi giorni è circolata sui social, ho sbuffato. Persino io, che a questi temi sono sensibile.

Ve la riassumo brevemente: i bambini sono invitati a scangellare il verbo non adatto da sei frasi. In una il soggetto è la mamma, in un’altra è il papà. I verbi attribuiti alla prima sono “Cucina“, “Stira” e “Tramonta“. Quelli attribuiti al secondo sono “Lavora“, “Legge“, “Gracida“. Edizione 2019 (non 1982, per intenderci).

Okay, i libri di testo sono sessisti, pure quelli delle scuole elementari. Va bene? No. È una novità? Neppure. Chi si interessa a questi argomenti, anche marginalmente, lo sa, ormai da anni. È giusto segnalarlo? Senz’altro. Pure le favole sono sessiste, per la maggior parte. Vogliamo discutere anche di questo? Okay, facciamolo (a 20 anni avevo scritto un pezzo fighissimo che imputava proprio alle favole e ai cartoni animati che hanno accompagnato la nostra crescita, la ragione di molte storture e molti pregiudizi legati al rapporto tra i generi; avevo passato al vaglio Cenerentola, Biancaneve, La Bella Addormentata nel Bosco, Aladdin, La Bella e La Bestia, la Sirenetta e avevo pure segnalato che mentre noi sognavamo un principe azzurro con cui essere “eternamente felici e contente”,  i ragazzi leggevano Dylan Dog che – in ogni numero – se ne scopava una diversa, ma tant’è).

Il punto, però, è che possiamo passare decenni a cercare e trovare tracce di maschilismo nella cultura patriarcale dominante, nella quale viviamo immersi da tempo immemore. Possiamo urlare allo scandalo, commentare, condividere, mettere like, taggare. Possiamo essere tutte d’accordo su quanto sia sbagliato e su quanto bisognerebbe veicolare messaggi diversi ai bambini, partendo proprio da queste piccole cose. Va bene. Accetto queste polemiche, se servono a creare sensibilità sul tema, ma ci sia molto chiara una cosa: l’indignazione NON BASTA.

È tempo di andare al sodo delle questioni, di capire perché la situazione è questa (non solo perché così viene raccontata su un libro per 7enni). In altri termini: acclarato da che punto partiamo, individuato il dito che indica la luna, quando smettiamo di guardare il dito e ci concentriamo sulla luna?

E la luna è che le percentuali della disoccupazione femminile aumentano progressivamente, attestandosi tra le più alte in Europa. La luna è che le mamme spesso abbandonano il lavoro dopo la maternità e quelle che riprendono, non di rado lo fanno optando per formule più flessibili, come il part-time (così da dedicarsi meglio ai figli, ma guadagnando sempre meno, e divaricando sempre più la disparità salariale, con tutte le conseguenze che questo ha sullo squilibrio di genere nel nucleo familiare, nelle sue dinamiche di potere, nei divorzi).

La luna è che la cura della famiglia e delle casa è ancora (sì, nel 2019) considerata appannaggio prevalentemente femminile (anche nei casi in cui la donna abbia un impiego full-time). Per rendersene conto è sufficiente guardarsi intorno, scrutare il proprio vissuto, i propri parenti, i propri amici, i propri colleghi.

La luna è che se in Italia un padre si prende cura dei figli quanto la madre, o persino un po’ di più in certi frangenti, viene definito “Mammo”, con palese disprezzo, come se questo minasse la sua virilità (l’unica cosa più scandalosa è dichiarare di non avere interesse per il calcio).

La luna è che se una donna si assenta momentaneamente dai suoi doveri familiari per ragioni professionali, è considerata una stronza, egoista e snaturata. Se lo fa l’uomo, è del tutto normale (chi non ha conosciuto psicolabili cresciuti in famiglie apparentemente tradizionali, e sostanzialmente disfunzionali, nelle quali il padre è stato del tutto assente per lavoro e la madre fin troppo presente, alzi la mano o taccia per sempre).

La luna è che l’Italia è piena zeppa di mamme che puliscono il culo ai figli quarantenni finché non li consegnano nelle mani di nuore possibilmente altrettanto accudenti; ed è piena di figli che non si mettono un piatto di pasta davanti da soli, che non fanno partire una lavatrice, che non sanno stirare una camicia (quello non lo so fare neppure io, se è per questo).

Per carità, non sono tutti così, ci sono le eccezioni (il mio compagno è una massaia decisamente migliore di me, per esempio), non state a elencarmele perché sono, per l’appunto, eccezioni. Lo stereotipo, che si rifà a una norma ancora sufficientemente diffusa, è un altro: l’uomo lavora e guadagna (di più), la donna si occupa della sfera domestica (e di accudire marito, figli, genitori anziani, suoceri, casa, ponendosi il problema di cosa mettere in tavola ogni santo giorno).

A me va bene scandalizzarsi per quello che i libri fanno leggere ai bambini. Non mi va bene, però, fermarsi a questo. Non mi va bene non fare un passo in più, non analizzare le questioni nel merito, non prendere esempio da paesi in cui la società dimostra di essersi evoluta meglio e di più, non cambiare nel nostro privato il modo in cui viviamo l’essere uomo e l’essere donna (rendendoci il più delle volte conniventi ignari di quei pregiudizi che pure critichiamo).

D’altra parte, se i bambini vedessero un modello diverso in famiglia, se assorbissero nei fatti un altro schema di comportamento, di divisione dei ruoli e dei compiti non necessariamente legato al genere (ma più alle capacità, alle possibilità contingenti, alla disponibilità di tempo) non avremmo da preoccuparci tanto di ciò che dice il sussidiario, no?

Se insegnassimo a questi figli che la cena la può cucinare anche il papà mentre la mamma finisce di rispondere alle mail di lavoro nello studio, semplicemente mettendo in pratica questo cambiamento;  se mostrassimo loro che le mamme possono imbiancare e appendere i quadri al muro (perché le donne lo sanno fare), e che i padri possono commuoversi (perché gli uomini possono piangere) e che la cura della famiglia (come fare la spesa o cambiare il letto) si può fare insieme, con condivisione e armonia; se insegnassimo ai nostri compagni che passare l’aspirapolvere per debellare le colonie di acari in casa non è un reato penale (che gli occhi ce li abbiamo noi ma ce li hanno anche loro); e se i bambini vedessero i genitori chiacchierare mentre stendono insieme il bucato, piegando asciugamani e appendendo calzini, ebbene in tutti questi casi, forse, quella narrazione che ci turba tanto (perché ci rispecchia ancora), diventerebbe davvero anacronistica. E potrebbe anche cambiare. Perché cambierebbe la realtà.

Badate: non sto dicendo che è sufficiente tirar fuori la colf che c’è nei nostri compagni, ovvio. Servirebbe una rappresentanza politica, servirebbero proposte di legge, servirebbe una cultura nuova e contemporanea. Ma, intanto, daremmo un contributo utile alla società, un esempio diverso ai bambini, una testimonianza che gli stereotipi possiamo cambiarli laddove serve davvero, nella nostra vita, a partire dalle nostre abitudini quotidiane, prima ancora che dai libri di testo di seconda elementare.

Con questo ho concluso, vado a fare il punto croce.

***

Ti piace il mio lavoro? Ti sto simpatica? Mi vuoi bene? Ti sembra che questi sproloqui servano a qualcosa? Vuoi guardare nuove puntate del VagiTalk? Vuoi leggere più approfondimenti? Ascoltare un podcast piccantino?

Diventa “Membro della Vagina” su Patreon!

49 commenti Aggiungi il tuo

  1. La La ha detto:

    …punto croce che mi dicono essere un ottimo esercizio per sviluppare la cosiddetta “manualità fine”, con ricadute positive anche a livello neurologico per bambini di ogni sesso! Comunque è una fatica improba: anch’io ho censurato alcune favole e cartoni animati alle mie figlie (conosci “Principessa Sofia”? quella che canta “ero una bimba qualunque fino a che/ la mamma si è sposata con un re”, stomachevole fin dalla sigla di apertura) ma da un po’ di tempo le sorprendo a dire “no, questa cosa è da maschi”, “le femmine non sanno giocare a calcio” e altre simili amenità provenienti dalla scuola infanzia. Invece quanto più utile e piacevole sarebbe esercitarsi insieme con un piccolo ricamo, o ritaglio, o attività manuale di precisione, e poi divertirsi e sfogarsi ancora insieme giocando a calcio.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      hai ragione cara e di sicuro l’esempio domestico non è sufficiente, ma è necessario ed è il punto di partenza.
      penso, ma magari sbaglio, che i genitori – nella scala di autorevolezza dei bambini – siano comunque al primo posto. e mentre auspichiamo una scuola migliore, un’educazione migliore, dobbiamo iniziare a dare esempi diversi in casa, nella vita quotidiana e nelle scelte che la costellano, secondo me.
      e sì, l’ideale sarebbe che ciascun bambino assecondi la propria indole, che essa sia giocare a pallone, oppure fare taglio e cucito ❤

    2. Sara ha detto:

      Arrivo un po’ in ritardo.. ma ammazza se scrivi bene!
      Quello che tu dici sulla complementarietà delle faccende domestiche e non, è sacrosanto!
      Io ad esempio sono mamma di un bimbo di 5 mesi quasi 27enne, sposata. Lavoro in azienda di famiglia (e neanche tanto piccola) e davanti a me avrò il “fardello” (che accolgo ben volentieri) di portarla avanti. Quindi di fatto sono una imprenditrice donna “junior”. Questo per capirci sull’impegno. Mio marito è un insegnante di matematica alle scuole medie. E ha meno ore di me? Sì. (Tranne quando è oberato di consigli di classe). Guai a noi direbbero alcuni! Ci sono giorni che trascorre più tempo con nostro figlio? Sì. Pulisce i pannolini pieni di cacca? Sì. E in casa ci si aiuta, chi una cosa e chi l’altra. Con equilibrio.
      Voglio però dire una cosa: uno non vale l’altro. Lo vedo in nostro figlio, nella sua innocenza. Per quanto io mi diverta e mi smazzi a farlo giocare… Non si emoziona tanto come con il papà! Così come per avere comprensione e coccole..per quanto il papà lo faccia, cerca me. E questi sono solo due esempi stupidi se vuoi, ma significativi. Sono cristiana, e non mi vergogno a dirlo: non possiamo equiparare un papà a una mamma, e viceversa. Ogni ruolo è bello perché unico, speciale. Ho rispetto per i non etero e son la prima a dire che meritano la stessa considerazione di tutti nella società. Ma biologicamente parlando, gli uomini e le donne non sono fatti per le stesse cose. E non parlo di lavoro, di casa, di stirare (non so da quanto non tocco un ferro da stiro! Parlo della genitorialità! Così come non posso privare un bambino della mamma, così non posso farlo neanche col papà. Potrò essere giudicata come bigotta, ma quello che voglio dire è: si parla tanto di diritti dei grandi, ma dei diritti dei bambini, dei più piccoli, a chi ci pensa?

  2. giomag59 ha detto:

    Lo dico un pò provocatoriamente: per noi uomini è così comoda questa situazione che non dovete aspettarvi che ci sbattiamo chissà quanto per cambiarla… dovrete conquistarvela voi. Ma siamo sicuri che anche per tante donne non sia comoda, e preferiscano così? A volte mi viene il dubbio che pur di avere uno straccio di uomo tutto per loro si accontentino di tutto. Le donne sagge dovrebbero accoppiarsi solamente con uomini che abbiano vissuto lontano dalla mamma per almeno cinque anni (dimostrando di essere sopravvissuti), e se proprio non passano l’aspirapolvere che acconsentano a pagare una colf…
    Riguardo libro mi sembra che chi l’ha scritto, chi l’ha pubblicato e poi chi l’ha scelto non siano proprio a posto, e anche se è il dito un pò mi sgomenta…
    (infine se proprio non mostra nessun interesse per il calcio… qualche dubbio… : -) )

    1. Vlad ha detto:

      a volte pure i single che vivono in famiglia possono credere nella parità e non tutti per fortuna pretendono una moglie-colf, io perlomeno voglio una compagna e un’amante mia pari, forse sono atipico

    2. memoriediunavagina ha detto:

      ma infatti guarda io lo dico sempre che non ha senso aspettarsi che siate voi a cambiare la situazione…perché dovreste mai rinunciare a certi privilegi? 🙂 sì, comunque, capisco cosa dici e di sicuro il lavoro culturale da fare è immenso, e interessa anche le donne.
      questo non vuol dire far loro il lavaggio del cervello ma, perlomeno, segnalare a tutte che esiste un’altra versione della storia, che esiste un’altra possibilità di far funzionare le cose e che le cose, dopo, potrebbero addirittura funzionare meglio.
      non sarà facile, ma vale la pena provare.

  3. Mezzatazza ha detto:

    Infatti la cosa peggiore è che degli adulti abbiano scritto quel libro

    non tanto che l’abbiano sottoposto a dei bambini, che per ben altre influenze subiscono l’instradamento verso modelli arcaici che – francamente – hanno rotto i coglioni.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ho visto però una risposta divertente:
      – la mamma ha un toyboy
      – il papà ha un suv per compensare carenze
      ma vabbè, poi dicono che siamo sessiste, quindi insomma, lasciamo stare 😀

  4. quasibiancaneve ha detto:

    Chissà da quale sussidiario post bellico, russo non credo, hanno copiato l’esercizio.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      l’edizione comunque è contemporanea, in teoria…

      1. quasibiancaneve ha detto:

        Lavoro a scuola da vent’anni, noto che in edizioni diverse, persino a distanza di anni, scelta di brani antologici ed esercizi sono sempre gli stessi. Non è una giustificazione, comunque: era un esercizio mal pensato già decenni fa.

  5. Giuseppe ha detto:

    É interessante scoprire come il totale disinteresse verso il calcio é il peccato più grave che possa commettere, nei confronti del mio genere, da portatore sano di pene.
    Peccato di cui non riesco proprio a pentirmi, provando interesse per la materia giusto in occasione dei mondiali e solo per la caciara che ne deriva.
    Tornando in topic, mi fa specie come a volte ad essere convinte di essere le esclusive titolari di certe mansioni siano proprio le donne. Faccio una fatica assurda a convincerla che sono perfettamente in grado di passare l’aspirapolvere, lavare i piatti o stendere i panni.
    Riconosco che a volte torna anche comodo ( sono pur sempre maschio, quindi pigro) ma credetemi che é frustrante essere un uomo che lotta per rivendicare il proprio diritto/dovere di fare la sua parte in casa. E no, non é che non sono capace, levati va che se fai tu ci metti il triplo del tempo e fai tutto male, anzi, é vero il contrario.
    La mia paura più grande é quella di vedermi un giorno simile alla figura patriarcale di mio suocero e, in parte, di mio padre. Se c’é una cosa che voglio fare, per il nostro primogenito in procinto di arrivare, é essergli d’esempio e trasmettergli che ci si dà da fare tutti, allo stesso modo, ovunque: casa, scuola, lavoro, sport. Rivendicando il mio diritto a gracidare e a prendermi cura dei miei figli, difendendo il sacrosanto diritto di mia moglie di essere altro, oltre a essere madre.
    Piccolo esempio e chiudo: mia moglie ha -ovviamente – fatto tutte le pratiche necessarie per la maternità, tutto chiaro, stabilito, veloce. Io mi sto informando per capire SE e COSA mi spetta quando nascerà mio figlio. Lavorando lontano da casa, non dico tanto, vorrei avere la possibilità di vederlo appena nato, non pretendo neanche di vederlo nascere… tutti mi dicono di chiedere qualche giorno di ferie, e mi guardano strano. Se é vero che la società guarda male le madri che vogliono essere anche altro, fa lo stesso anche nei confronti dei padri che, incredibilmente, vorrebbero esserlo non solo di nome ma anche di fatto.

    1. Vlad ha detto:

      anch’io non sono interessato al calcio e non ritengo di fare torto al mio genere. e penso ache che oggi gli uomini sono liberissimi di piangere (ma la sensibilità di una persona non dipende da quanto si piange ci sono persone sensibili che piangono poco per indole e stronzi piagnoni)

    2. memoriediunavagina ha detto:

      Caro Giuseppe,
      la tua è una delle belle testimonianze che ho raccolto nei commenti di questo post (incluse molte su Facebook). Per fortuna, e lo dico non retoricamente, molti nuclei familiari italiani si pongono in maniera contemporanea sul tema “divisione dei compiti sulla base del genere”. Questo è un segnale incoraggiante. La parte pessimista (cioè realista) di me, però, mi ricorda che questa è una nicchia, è l’avanguardia, di sicuro non la media di questo paese. Ciò che tu dici sul ruolo paterno è sacrosanto e sono fiduciosa che, nel tempo, si arrivi a riconoscere la liceità del congedo di paternità per più di una manciata di giorni (meno di una settimana). Mi sembra una scelta di civiltà, di evoluzione, di benessere condiviso con tutta la famiglia. La mia voce, su questo tema, non ha molti dubbi.
      Ne approfitto per sorridere pensando al nascituro e ti/vi faccio le mie congratulazioni ❤ 🙂

  6. magicamente73 ha detto:

    Dubito sia possibile che un uomo a cui è stata tolta la paglia dal culo amorevolmente dalla mamma non cerchi una compagna che poi non faccia la stessa cosa.
    Vedo come unica soluzione la ricerca di compagni nordici. Non perché io sia razzista, ma perché le loro mamme sono più snaturate..quindi la paglia dal sederino se la tolgono da soli.

    Sono esasperata anche dalle amiche che non vedono l’ora di sposarsi/diventare mamme/scegliere il part time.
    Non riesco a dare la colpa solo agli uomini, credo di essere circondata da un eugual numero di donne non evolute. Non hanno ambizioni.

    Faccio un esempio: per un periodo (un paio di mesi) mi sono allontanata per partecipare ad un progetto di cooperazione per un’emergenza sanitaria in un paese in via di sviluppo.
    Mio padre non mi ha salutata alla partenza e non mi ha chiesto com’è andata. I miei vicini al rientro mi hanno fatto notare che non si lascia il focolare. …etc
    Un mio coetaneo ha fatto la stessa cosa due mesi dopo. Articolo sul giornale locale ed intervista in biblioteca.

    Ora vado a lavare i piatti mentre il mio compagno guarda la tv

    1. Vlad ha detto:

      se ci sono alcune donne che si trovano bene a vivere in maniera “tradizionale” e che non vedono l’ora di “sposarsi/figkiare ecc..” bè lo devi accettare. non puoi criminalizzarle perchè non hanno le tue stesse ambizioni o i tuoi stessi sogni. L’importante è che nessuno obblighi te a vivere in una maniera tradizionalista che non ti piace (e non piace neanche a me). Nel mondo ci sono persone felici di vivere in una maniera che per noi è vetusta, traizionalista, vecchia o “non abbastanza ambiziosa”, noi dobbiamo accettarlo ma anche i tradizionalisti non devono imporci il loro stile di vita

      1. magicamente73 ha detto:

        Non è la scelta di una vita tradizionale che mi turba. Forse mi sono spiegata male. È il fatto che qualsiasi scelta venga fatta da una donna, dal fare la madre al lavoro, è sempre in un qualche modo sminuita. Sia economicamente (i nostri stipendi sono più bassi), che socialmente (lavora ma deve occuparsi della casa… quindi smetterà di fare sport ad esempio)… o il paradosso lavorativo: quante volte si sente dire “è una donna EPPURE è brava in un settore in cui predominano uomini/maschile”
        Ora fatemi capire, nel 1800 esistevano molti lavori che richiedevano forza fisica…ma Ora ?? È un modo di pensare molto italiano, molto del sud (ndr sono di Milano)
        C’è disoccupazione femminile perché alcuni settori non considerano le donne.
        Seguo un paio di aziende metalmeccaniche che hanno assunto donne per centri di lavoro e funziona… Seguo un’azienda di pest control composta solo da donne…
        Non so. È un argomento che mi fa perdere di lucidità.

    2. Katia63 ha detto:

      E la donna sportiva, dove la mettiamo? Quella che se va a correre un’oretta per allenarsi prima del lavoro, mentre le altre mamme chiacchierano al bar dopo aver portato i bambini a scuola …snaturata, perditempo, ma non cucini? I figli moriranno di fame…se lavorassi abbastanza non avresti fiato da sprecare correndo, ecc.ecc…questo quelli che 20-25 anni fa mi sentivo dire, ora naturalmente corro ancora e non ascolto, con invidia di chi mi vede mamma in forma e indipendente. E se faccio i mestieri dopo 8 ore di lavoro in fabbrica e mi lamento di non voler essere serva di nessuno, venire accusata di non aver voglia di fare un c…o dalla tua dolce metà è normale, vero?…o venire accusata di insulso femminismo…ma mi sono ripresa la mia vita, e che vada a quel paese! Per fortuna i figli sono ormai autosufficienti e cresciuti con l’idea di uguaglianza di genere . L’esempio paga!

      1. magicamente73 ha detto:

        Capisco. Io rinuncio alla corsetta serale per faccende domestiche mentre il mio compagno è un triatleta.
        No, non capisce che anche io vorrei fare sport regolarmente..

    3. memoriediunavagina ha detto:

      La storia del tuo compaesano che riceve l’articolo di giornale e l’intervista in biblioteca per aver fatto ciò che tu avevi fatto, con biasimo, due mesi prima è un altro degli innumerevoli esempi del doppio standard che pervade la nostra cultura e la nostra società.
      Io alla fine, per il momento, ho accanto un uomo nordico che è duemila volte migliore di me in casa (ma devo ammettere di essere assai scarsa io), però non so se ne farei una questione di provenienza geografica (il mondo è pieno di ragazzi meridionali che hanno dovuto svezzarsi al nord e all’estero, quindi comunque troppo distanti dagli agii dell’accudimento materno).
      Quanto alle donne non evolute, sì, è vero, ne è pieno il mondo. Non so neppure se sia giusto considerarle (o definirle) “non evolute”, come se noi invece lo fossimo, o fossimo migliori. Bisogna considerare, secondo me, sempre, la cultura in cui siamo cresciuti e di cui portiamo impressi i segni nell’identità, che è una cultura patriarcale (che poi ogni volta che cito il patriarcato mi sembra che brucerò all’inferno nel girone delle femministe). Sai cosa dovresti spiegare alle tue amiche? Che si sta discutendo una legge per l’abolizione dell’assegno di mantenimento, e qualora i loro faraonici matrimoni dovessero finire, non concluderebbero molto con il loro stipendio part-time, né col sacrificio della loro carriera in nome della famiglia. E che se pure lavorassero full-time, avrebbero comunque il 18% in meno circa degli uomini. E se nel nostro mondo i soldi sono importanti, allora dobbiamo averli e prenderli non dal papà o dal marito, ma legittimamente ed equamente dal nostro lavoro.
      Non so, prova così, vedi se le redimi. Ma penso di no 🙂

      ps: la lavastoviglie è una svolta

      1. magicamente73 ha detto:

        Penso di no anche io…

  7. Vlad ha detto:

    d’accordo su tutto, in sostanza (anche se credo che oggi gli uomini possano piangere e le principese Disney dagli anni ’90 in poi non siano un esempio negativo)

  8. Veronica ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con quello che dici ma, probabilmente le cose stanno già cambiando. Noi saremo presto una famiglia di tre. Io ed il mio compagno abbiamo 28 anni ed entrambi siamo in grado di fare i lavori di casa, entrambi cuciniamo ed entrambi avremo cura della nostra bambina. Ho piena fiducia nelle nuove generazioni, il cambiamento non è cosa da poco. In Italia specialmente, ma ci arriveremo. La pazienza è la virtù dei forti dicono e credo che la fiducia nel processo di evoluzione sia fondamentale per ottenere un qualche risultato!
    Grazie del tuo articolo!
    Sicuramente utile a coloro che ancora si fanno preparare un piatto di pasta dalla mamma, a 30 anni, perché non hanno il coraggio di crescere.

    1. Vlad ha detto:

      è oggettivamente più comodo, e può prepararlo anche il papà. Ma concordo con te che è più giusto essere autonomi, dico però che non tutti coloro che vivonoin famiglia sono dei buoni a nulla, sessisti che vogliono la colf. Purtroppo alcuni sono così

    2. memoriediunavagina ha detto:

      Anche io ho molta fiducia nei giovani, anche nei giovanissimi che oggi hanno 15 anni e mi sembrano duemila volte più svegli e consapevoli di quanto fossimo noi, checché se ne dica.
      Molto felice di sapere che ci sono famiglie contemporanee in grado di distribuire l’accudimento familiare in maniera più equa.
      Non dimentichiamo, però, lo sterminato orizzonte di chi non abbandona di un passo i vecchi sistemi (e, purtroppo, nella quotidianità e nella politica, ne abbiamo esempi continui).
      Intanto però, felici felicitazioni a voi ❤

  9. newwhitebear ha detto:

    il punto e croce non lo so fare. Perché? Non sono paziente e non ho la manualità fine, come qualcuno ha detto. Però si può sempre imparare 😀
    Per il calcio? Non lo seguo e mi annoia. Sono uno scarto di uomo?
    oddio mia moglie non lavora ma da sempre ci siamo suddivisi i compiti senza litigare 😀 Niente scandali in questo.
    Il famoso sussidario dello scandalo fotografa l’esistente. Sarebbe peggio se fotografasse l’immaginario perché i bambini non capirebbero.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      già. ed è l’esistente che abbiamo bisogno di cambiare, in fretta, partendo da quello che succede nelle nostre case, secondo me.
      e poi nelle aziende.
      e poi nelle scuole.
      e perché tutto cambi, comunque, servono le donne 🙂

      1. newwhitebear ha detto:

        molto al femminile 😀

  10. Alberto ha detto:

    Mah.

  11. cazzeggiodatiffany ha detto:

    In tutte le coppie giovani con figli come la mia io vedo già il cambiamento. Il problema rimane drammatico a livello lavorativo, dove siamo rimasti a 70 anni fa senza potercelo neanche permettere tra l’altro.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Il tema dell’accudimento familiare e della genitorialità è strettissimamente collegato al problema lavorativo che, come osservi, è drammatico.
      Di certo c’è un progresso, in molti casi, ma ci sono sacche di resistenza enormi nella nostra società. Al di là degli esempi belli e rincuoranti che possiamo – per fortuna – rinvenire nel nostro privato.

  12. emmepi ha detto:

    In questo momento la mia compagna guadagna più di me …ma con il costume da sirenetta proprio non mi ci vedo (e poi una sirenetta con il cranio rasato e i baffi mi pare improbabile, tranne che come insegna per un bar gay)
    Comunque figli piccoli non ne ho mai avuti, li ho sempre trovati già grandicelli

  13. domenico ha detto:

    Ho 37 anni, vivo da solo dall’età di 19, sbrigo tutti i tipi di faccende domestiche (tranne ciò che richiede l’uso di ago e filo, lì purtroppo non ci sono mai arrivato ma c’è tempo), eppure quando in una chat con diverse donne single mi sono azzardato a scrivere che mi stavo stirando le camicie c’è stata un ondata di ilarità, come questo sminuisse in qualche modo la mia virilità.
    Parlando di queste cose, in un’altra occasione, una mia amica se ne è uscita con “l’uomo che stira non si può vedere”.
    Ecco, un bel cambiamento sarebbe anche se si cominciasse a pensare che è più figo l’uomo che conosce i migliori detersivi per il bagno di quello con la barba da hipster che però non muove un dito in casa.
    Per il resto sono d’accordo che gli esempi che si vedono in casa siano importanti. Tra le altre cose, mio padre rivendica con orgoglio di essere stato il primo padre, in un paese della provincia barese dei primi anni ’80, a spingere il passeggino, cosa che era per certi aspetti degradante e riservata alle madri.

    1. Vlad ha detto:

      le donne così come li uomini hanno il diritto di trovare figo ciò che vogliono, i gusti non si possono cambiare, ci saranno sicuramente anche donne interessante all’uomo che stira, bisigna vedere se queste donne piacciono a te.

    2. memoriediunavagina ha detto:

      Un grande applauso a tuo padre, innanzitutto!
      Quanto alle donne che non possono vedere l’uomo che stira, cosa dire? Secondo me è un segno di civiltà, ovviamente, e ai miei occhi guadagna all’istante 1000 punti in più. Come quello che sa cucinare. Come quello che conosce i detersivi. Come quello che stende il bucato, eccetera. In altri termini, persone che sappiano vivere e provvedere alle loro esigenze di base. Quanto agli stereotipi di genere, purtroppo ne siamo pieni tutti, pure le donne (e non poco), ahinoi 🙂

  14. Alberto ha detto:

    E’ questione di statistica ed è per questa ragione che si usano certe formule sui testi didattici di quel tipo. Ciò è risaputo e serve ad appianare quanto più la possibilità di emarginazione dei bambini all’interno delle classi. Certo, se si volesse creare un bel regime si potrebbe iniziare dalle scuole usando un certo indottrinamento: non sarebbe male, ma l’esito sarebbe certamente fallimentare così come avviene per ogni regime da tempi immemori.
    Mi sembra che vi sia un video su Youtube in cui la dottoressa De Mari tratta la medesima vicenda.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Lo cerco.
      Comunque credo che nessuno parlasse né di indottrinamento, né di regime. Ed è un fatto che le donne lavorano, anche perché campare una famiglia con uno stipendio solo credo sia una specie di mission impossible, oggigiorno.
      Semplicemente, si potrebbero aggiornare i testi. Prima ancora, o in contemporanea, pure le abitudini domestiche e gli schemi che perpetriamo nel privato.

      1. Vlad ha detto:

        va detto che silvana de mari è notoriamente una cattolica fondamentalista

      2. memoriediunavagina ha detto:

        ecco io tipo lo ignoro…e questo mi rincuora certamente………………

  15. Presente! Donna, mamma di due maschi.
    Ritengo che “noi donne” siamo naturalmente più portate ad “accudire” (si chiama istinto materno non per nulla), e trovo una cavolata obbligare i padri a prendere congedo obbligatorio nei primi mesi di vita del bambino (allattiamo noi, mica loro – parlo per esperienza, il padre è fondamentale, ma nei primissimi mesi… non è necessaria la sua presenza, non quanto lo diventerà un po’ più avanti).
    Nella mia famiglia, io lavoro part-time (per MIA scelta, supportata da mio marito) e guadagno ovviamente meno, lui lavora full-time, spesso arriva a casa che i bambini hanno già mangiato e qualche sera non li vede nemmeno svegli perchè, udite udite, dopo il lavoro va a giocare a calcetto.

    Ma in questa storia c’è un però, ed è quello che hai scritto tu!
    Lui aspira i pavimenti probabilmente più spesso di me (e lo fa pure meglio), non sa stirare le camicie e anche se per motivi logistici cucina raramente, lo sa fare benissimo. Io pianto chiodi e cambio lampadine mentre lui piega i vestiti tirati fuori dall’asciugatrice. Ah, e per uscire con le amiche non gli chiedo il permesso, al massimo organizziamo insieme gli impegni di tutti. Insomma, ricopriamo i ruoli “classici” di mamma e papà dal punto di vista lavorativo, credo, ma cerchiamo anche di mostrare ai nostri figli che una famiglia è una squadra, io non sono la sguattera e nessuno dei due vale meno dell’altro, in nulla. Spero che ci siano altre madri come me, là fuori.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Cara Chiara, sono sicura che ci siano madri in gamba come te, lì fuori, che riescono a dare ai figli l’idea (corretta) della famiglia come squadra.
      L’unico punto su cui dissento è che il congedo di paternità sia una cavolata. La cura della casa (intesa come abitazione e come abitanti), come tu saprai meglio di me, è composta da una miriade di attenzioni quotidiane, di piccole abnegazioni e di ottimizzazioni. In tutto questo, in un momento storico in cui si sta legiferando attorno all’istituto del divorzio (e alle sue tutele), è più che giusto collegare i puntini e capire come il congedo di paternità impatti non solo sulla vita dei genitori e dei figli, ma anche sulle finanze delle donne e sull’equilibrio di potere che c’è nelle famiglie (che a volte non si vede, quando le cose vanno bene, ma emerge chiaramente nei periodi di crisi che – spesso – portano alle separazioni). Questo solo per dirti, e non voglio tediarti adesso, che questo fatto di prendersi più cura della famiglia e guadagnare meno (per quanto sia una libera scelta) è un tema meno banale di quanto possa apparire. Più complesso. Più sociale. Se ti andrà ne riparleremo più avanti (anzi, quasi certamente ne scriverò).
      Un abbraccio
      s

      1. Vlad ha detto:

        oltretutto se passa la linea Pillon, quelle donne che hanno liberamente scelto di lavorare meno o di non lavorare affatto durante il matrimonio potrebbero pagare in termini di difficoltà economiche le conseguenze di questa scelta se si dovessero separare. Quando sei sposata felicemente ti auguri che sarà per sempre, non vuoi pensare che potresti separarti e lo capisco (neanche un uomo ci vuole pensare) però…forse conviene sperare nell’amore eterno col cuore, e col cervello preparararsi al fatto che potrebbe finire

      2. Cara Vag,
        correggo leggermente il tiro. Sul congedo obbligatorio, intendevo dire che la figura del padre, ai fini dell’accudimento di un neonato di 10 giorni, non è così fondamentale, ma parlo da una che ha avuto la fortuna di essere aiutata da altre persone, in quei primi giorni così delicati. Mio marito, sant’uomo, quando era a casa nei primi mesi cucinava, spazzava, insomma, mi aiutava parecchio (e comunque è stato a casa almeno un paio di settimane dopo le nascite).
        Ora che le cose “vanno bene”, la mia maggiore presenza in casa è utile e gradita, ma se dovesse capitare qualsiasi cosa, il mio stipendio non copre nemmeno il mutuo, capiamoci!
        Attendo tuoi nuovi post a riguardo (e non solo), sei molto interessante da leggere.
        A bientot!
        Chiara

      3. Ventenne stufa ha detto:

        Ciao Vagi,
        Questo articolo è music to my hears. Concordo su tutto! Ci vuole una cultura nuova che abbatta questa idea di patriarcato che molte donne sono le prime a difendere. Sento continuamente frasi come: “Lui è un uomo, queste cose non riesce a farle” (come se gli uomini fossero bambini tardi), oppure: “È normale che mi occupi io della casa” (e magari lavora più del marito), o l’ultima che ho sentito: “Voglio un lavoro da donna”, oppure una frase riferita a me: “Non ci credo che non vuoi figli, magari non ora che hai 20 anni, ma SICURAMENTE fra un paio di anni avrai il desiderio NATURALE di maternità”. Il problema non sta nell’affermazione, perché è lecito poter cambiare idea in futuro, il problema sta nelle parole un maiuscolo: ossia l’idea che la donna per essere realizzata deve essere Madre. Questo aspetto secondo me è uno dei più difficili da sradicare. Complimenti per il blog! L’intelligenza delle vagine e dei peni pensanti è sempre apprezzata😍

      4. Paolo ha detto:

        avere figli è una scelta non un obbligo

  16. Ventenne stufa ha detto:

    *music to my ears. Ventenne stufa e dislessica ahaha

Parla con Vagina, Vagina risponde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...