Ci vuole FIGA

[Tempo di lettura: 20 minuti, quindi leggetelo quando andate in bagno a fare i bisogni grossi. In alternativa, per chi non avesse voglia di consumare diottrie, QUI è possibile ascoltarlo letto dalla sottoscritta, me medesima, io stessa. Baci assai]

Nell’ultimo anno mi sono chiesta spesso per quale assurda ragione non esista un Partito Femminista. Okay, va bene, non possiamo chiamarlo così perché “femminista” è una parola ormai invisa ai più e passeremmo il tempo a difenderci dall’accusa di essere “sessiste all’incontrario”, nazifemministe,  veterofemministe, inquisitrici, vendicative, manipolatrici, frignanti e accanite haters del cazzo.

Di questo ne sono certa perché c’ho speso anni a spiegare in lungo e in largo, in milioni di post, di video, di interventi pubblici, che il femminismo non è niente di tutto questo, ma molto altro, e molto meglio; e che il sessismo non è un’opinione (bensì un fenomeno che persiste da millenni, trasversale a tutto il globo terraqueo, e che ha contagiato persino noi donne, per lo stesso principio per cui uno di Agrigento può votare Lega Nord). C’ho perso ore di vita a spiegare che l’empowerment femminile è un’esigenza universale, non solo delle donne, e sapete che c’è? Sono stanca. A lavare la testa al ciuccio, si perde acqua, tempo e sapone, direbbe mia madre. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Quindi, veramente, Partito Femminista non può essere. Non piace a nessuno, manco alle femmine.

D’accordo, allora proviamo con Partito Femminile, così le prendiamo tutte, pure la Carfagna e la Prestigiacomo eh, per dire. Certo, fa un po’ magazine anni 90, dire “femminile“, abbassa subito il livello, non so se mi spiego. Ci manca solo che come inno eleggiamo “Quello che le donne non dicono” della Mannoia e abbiamo finito.

Sì, è vero. Per contro però “femminista” lo inasprisce all’istante. Ci fa perdere in partenza un sacco di consensi, non ci siamo.

Vabbè, sul nome ci torniamo dopo. Passiamo al simbolo.

Sì, insomma, il logo. Il logo è importante, deve comunicare graficamente cosa vogliamo. Dunque proviamo:

Un fiore? Per carità. 

Il simbolo della figa? No, troppo anni Settanta. 

La matrioska? L’ha già fatto qualcuno.

Un rossetto? Ma ce la fate? 

L’utero? Troppo ginecologico.

Un tampax? Ci sarebbe il tema del free-bleeding, poi entriamo in conflitto…

La coppetta mestruale? No ma vedete che questo Partito è aperto pure agli uomini

Due mani che si tengono? Magari una bianca e una marroncina? Magari con lo smalto sulle unghie perché la vanità non è mica un reato? No raga, non stiamo facendo un visual di Freeda

E allora cosa?

Non lo so, torniamo sul nome.

Dunque, vediamo: Partito delle Donne.

No, che sfiga.

Partito del Pelo. Sapete, la storia del carro di buoi…

Decisamente anacronistico, nell’era della depilazione intima, integrale e definitiva.

Giusto. E se fosse, semplicemente, FIGA?

Però! 

Figo, FIGA! 

Che sta per?

Boh…FemministeItalianeGiovaniAdulte?  Non so.

Ma perché giovani, o adulte? Che è, le femministe vecchie non le vogliamo?

E poi quell’Italiane messo lì, così, suona un po’ sovranista. Sapete com’è, di questi tempi.

E se fosse “Femministe Intersezionali“?

Gesù, sembra spaventoso come una colonscopia. Cioè, proprio a orecchio, non va bene: cosa ti aspetti di rassicurante dal FEMMINISMO INTERSEZIONALE? Non so, dobbiamo pensarci meglio. E poi bisogna usare messaggi semplici, farsi capire da tutti! La metà della gente non riesce manco a pronunciarlo: intersezionale.

Però di positivo c’è che FIGA funziona, eh! Il maschio italiano evoluto ne coglie l’ironia e ne sposa i contenuti. Il maschio italiano standard è capace di votarla a prescindere, in segno di buon auspicio, oltre che per dare conferma elettorale della sua radicale eterosessualità latina.

Il claim: “Metti una croce sopra la FIGA“. Geniale!

Sììì, poi brandizziamo tutte le gnocche dell’Instagram, aggiungiamo una bella campagna in cui proponiamo un “Penis Enlargement di Cittadinanza” e vedi che abbiamo preso all’istante tutto l’elettorato maschile! Ragazze, spacca!

E i gay come li prendiamo?

Beh, sposiamo anche le loro cause, è ovvio! Andiamo persino ai Gay Pride! D’altronde: vogliono che gli prestiamo l’utero? E allora si schierino apertamente dalla parte dell’utero!

Non puoi metterla giù così però, sembra un ricatto…ma colgo il punto! 

Vabbè ma poi a chi ci appoggiamo? In Italia non ci sono femministe a palazzo. Cioè la roba più femminista che c’è è Santa Boldrini Martire, ma Santa Boldrini Martire è la più odiata dagli Italiani. Insomma, l’insuccesso è garantito. Lì accanto c’è Emma Bonino, ci sono i radicali che, per carità, magari fanno anche qualcosa di buono, ma tanto si sa che quelli la soglia del 3% non la superano manco se si fanno di steroidi.

E allora?

No, dobbiamo fare una roba dal basso, come va di moda adesso.

L’hanno già fatto Salvini e Di Maio, lo so, ma quelli hanno parlato alla pancia del popolo…noi miriamo più giù! Noi miriamo alla FIGA del popolo.

D’accordo, non è che tutto il popolo abbia la figa, né che a tutto il popolo la figa piaccia. Avete ragione. Ma tutto il popolo, ogni singolo individuo che lo compone, è venuto a questo mondo attraverso una figa (con l’eccezione dei parti cesarei, si intende). Voglio dire che la figa è parte integrante, potremmo dire presupposto, varco originale, della vita di ciascuno di noi! Votare contro la FIGA, è votare contro se stessi. Un voto contronatura!

No, lasciamo in pace la natura e il suo contrario, che quello già è presidiato dai paladini della famiglia tradizionale, antiabortisti, papisti e criptogay frustrati. E poi scusa, noi abbiamo i nostri argomenti!

Giusto!

Tipo quali? 

La parità dei diritti!

No vabbè, dài, ancora co sti cazzo di diritti… 

Beh, ma è un tema serio!

Sì lo so, ma in questo periodo nessuno c’ha voglia di sentir parlare di diritti e di ingiustizie. Se parti così ti dicono che nessuno ti vieta di studiare, di lavorare, di fare impresa, di fare lo shatush o di riempirti la faccia di botulino…che mica vivi in un paese islamico, ti dicono…

Ma che cazzo c’entra?

Lo so, ma credimi che sono tutti incazzati e incarogniti…non ti ci puoi mettere pure tu a scartavetrargli le palle col solito piagnisteo. Fidati, non funziona! 

E quindi?

Bisogna fare cose facili! Less is more, yes we can, cose facili: promettiamo soldi!

Ma la disparità salariale?

Soldi!

Ma il congedo di paternità?

Soldi!

Ma una rappresentanza politica al pari con quella maschile? Vaffanculo alle quote rosa e facciamo un bel fifty-fifty come col conto al ristorante?

Soldi!

Ma che proponi per avere più soldi, non ho capito? Il Reddito di Femminilità per farsi la manicure?

Macché! Non è che dobbiamo occuparci solo delle donne. Creiamo una soglia di salario minimo per tutti, per esempio!

Ma le condizioni di partenza non sono eque! Noi siamo statisticamente più povere e non è giusto, perché quando andiamo al supermercato, non è che usufruiamo dello Sconto Principessa e paghiamo di meno il prosciutto, eh!

Senti hai ragione ma parlare solo delle donne, fa salire il crimine a chi ci ascolta. Pare che ci occupiamo solo dei nostri problemi, che non vediamo tutte le difficoltà che ci sono nel mondo, tutta la fatica che gli uomini stanno facendo a ogni latitudine. Ed è un errore, perché noi quella fatica economica, sociale, emotiva, la vediamo eccome, la comprendiamo bene. Semplicemente, c’abbiamo già la nostra millenaria croce da portare sulle spalle, per il fatto d’esser donne.

E non possiamo spiegargliela questa cosa?

Macché. Non gliene fotte un cazzo. Dobbiamo parlare di temi comuni.  Soldi. LavoroFamiglia. Sono questi gli argomenti con cui dobbiamo prenderli. Poi, una volta che siamo politicamente rappresentate, rompiamo il cazzo per gli assorbenti (che sono insensatamente tassati come fossero beni di lusso). Però dobbiamo capire che nessuno metterà mai una croce su una scheda elettorale per via degli assorbenti. Piuttosto, ci sarebbe il tema della Sicurezza all’ordine del giorno…da circa vent’anni. 

Giusto! Giustissimo! Parliamone.

Su cosa un governo dovrebbe concentrare le sue energie per garantire sicurezza ai cittadini? Qual è la vera minaccia, oggi? L’immigrazione o l’apocalisse che gli scienziati prevedono ci sarà nel giro di vent’anni a causa del cambiamento climatico? O la crisi energetica? O il fatto che probabilmente tra qualche anno mangeremo le cavallette e gli scarafaggi perché saranno meno tossici di tutti gli altri alimenti allevati, pescati e coltivati?

No, non va bene, è un approccio troppo difficile. Non puoi pretendere dall’italiano medio che capisca queste cose, o che metta in relazione questi fenomeni con tutti gli africani, e i cinesi, e i cingalesi che gli hanno invaso le città. Che sporcano, che pisciano per strada, che certe volte delinquono e chi se ne fotte del perché delinquono. Se ti scippano, ti scippano! I coglioni ti girano lo stesso. La gente non sta a pensare: quelli fanno la fame. La gente sta facendo la fame, o almeno di questo è convinta. Non funziona, lasciamo stare l’immigrazione perché veramente ci incula! 

Va bene, lasciamo perdere l’immigrazione, sottraiamoci alla riduzione dialettica tra Fascisti e Buonisti, ci sto. Parliamo piuttosto dei terremoti, delle slavine, dei maremoti, delle trombe d’aria che spezzano i boschi e le gru, delle onde anomale che ti tranciano di netto mentre sei in Liguria sul tuo balconcino fronte mare a bere la tua Corona sale e limone. Parliamo della povertà e della devastazione che questi eventi lasciano e lasceranno, sempre di più e sempre più spesso. Saremo chiamati a fare sacrifici colossali, per sopravvivere ai colossali errori che abbiamo commesso, alle politiche scellerate che abbiamo accettato, al capitalismo globalizzato e indiscriminato, di cui siamo stati contemporaneamente vittime e artefici.

No, vedi che così li spaventiamo. La gente non ha voglia di angosciarsi. La gente ha bisogno di speranza, pensa a Berlusconi: ci ha tenuti per le palle per decenni promettendo soldi, figa e calcio. Fine. Semplicità. Ce la facciamo? Dobbiamo parlare del cambiamento climatico come se parlassimo di Aloe Vera

Ok, ho capito…

Ora passiamo all’Istruzione? Cosa facciamo (a parte dare delle guardie del corpo ai prof, che ormai vengono periodicamente malmenati dai genitori degli alunni capre)? 

Beh, per l’Istruzione potremmo istituire la quarta media, tra i 13 e i 14 anni! Infili un nuovo anno di studi da dedicare esclusivamente a materie come Educazione Civica, Educazione Digitale, Educazione Ambientale, Educazione Sessuale ed EmotivaStoria Mondiale, Geografia Mondiale, Letteratura Mondiale.

E sì, ma che due coglioni. Devo avere qualcuno che mi dica come essere, in cosa credere, come votare e come scopare?

No, a quello ci pensa già la Chiesa. Semplicemente, devi avere lo spazio per esprimere le tue opinioni davanti ad altri esseri umani, e imparare ad ascoltare le loro. Un intero anno scolastico speso a creare artigianalmente, con approfondimento e confronto, delle opinioni. Uno spazio in cui apprendere e responsabilizzarsi in qualità di cittadini e di persone, prima ancora che di consumatori.

Interessante…ma a proposito di Chiesa, i cattolici ce li siamo giocati, no?

I cattolici sono un problema. Però, però, però quelli per bene, non sopraffatti dagli interessi del potentissimo Vaticano, quelli sinceramente credenti, quelli che vanno in missione umanitaria, quelli che vedono davvero il genere umano come una sola famiglia, NON possono NON essere disgustati da quanto sta accadendo. E non possono sentirsi rappresentati da queste falangi reazionarie che con una mano negano i diritti riproduttivi delle donne (rompendo il cazzo su una legge vecchia di 40 anni) e con l’altra sparano a un fratello di colore. È una totale incoerenza. È l’appartenenza a una setta, a una loggia massonica, a un partito. Non è questa cosa qui, la fede

E poi i cattolici dovrebbero turbarsi per cose ben più gravi dell’aborto.

Tipo?

Tipo i designer genetici che ti aiutano a customizzare tuo figlio, rendendosi davvero competitor del Dio nel quale credono.

Uh, troppo sottile questa. Li hai persi già da un pezzo eh, non ti seguono più. Sono indignati, stanno scrivendo un lunghissimo commento sgrammaticato su Facebook…

Ma tornando ai giovani, che ai giovani non ci pensa mai nessuno…

Per i giovani dovremmo introdurre un anno di servizio civile, tipo un Sesto Superiore

Ancora? Ma quanti anni vuoi incastrarli a scuola? Guarda che poi i nostri giovani non sono più competitivi con quelli cinesi, indiani, americani, inglesi

E pazienza!

Come pazienza? Pazienza un cazzo, baby, è il mercato che detta legge

Ed è un problema che a dettare legge sia sempre e solo il mercato, il profitto, il PIL. Dobbiamo formare cittadini, non carne da macello per un sistema economico in collasso. Dobbiamo imparare altre doti per stare nel mondo. Dobbiamo ricostruire dei fottuti valori e se per farlo ci servono due anni in più, ci prenderemo due anni in più.  Non dobbiamo prendere esempio dai paesi più ricchi, dobbiamo prendere esempio dalle società più sane, in cui si vive meglio, in cui si sono raggiunti i più alti gradi di civiltà.

Uhm, vabbè. Una domanda d’obbligo: i soldi dove li troviamo? 

Nei soliti luoghi: nella lotta all’evasione e alla corruzione; nel taglio degli sprechi; in una tassa patrimoniale oculata.

E senti un po’…quanto tempo stimiamo? 

Per cosa?

Per vedere gli effetti benefici di questo cambiamento. 

Uh, almeno dieci anni, se facciamo un golpe.

Quindi vuoi dire che dobbiamo partire subito?

Voglio dire che siamo in ritardo. Di anni, secoli e millenni.

Ma perché proprio adesso, se per anni, secoli e millenni, le cose hanno tutto sommato retto bene? Cioè si, abbiamo subito e tutt’oggi subiamo delle discriminazioni, ma in fondo non è facile fare i maschi! Ci conviene davvero accollarci questo sbattimento? 

Illustration by Alex Nabaum

No, non ci conviene per un cazzo, in termini individuali. Ci esponiamo, saliamo sulle palle a tutti i nostri amici, diventiamo oggetto di invettive, insulti e minacce. Nei casi migliori. Non ci conviene ma è necessario, adesso, perché non c’è più tempo. E poi non siamo qui per fare i maschi. Non siamo qui per l’emancipazione femminile e basta. Siamo qui perché gli uomini da soli non ce la possono fare a risolvere la merda che hanno fatto in anni, secoli e millenni di potere, o meglio di prepotenza. Non siamo qui per urlare che l’utero è nostro (grazialcazzo, ci mancherebbe altro), ma per pretendere di essere incluse, di avere voce in capitolo nelle decisioni che si prenderanno in questi anni e che, più che mai, avranno ripercussioni sul destino dell’umanità (e delle altre specie), sulle sue possibilità di sopravvivenza e sulle condizioni di quella sopravvivenza. È evidente che NON ha alcuna forma di senso che a prendere queste decisioni, ci siano solo gli uomini.

Dobbiamo smetterla di demandare o di confidare che se ne occuperanno loro, perché è palese: non ne sono capaci, non da soli. Dobbiamo scendere in campo se vogliamo che continui a esistere un pianeta e una società nella quale sia possibile mettere al mondo dei figli e crescerli (non è un caso che un romanzo distopico e inquietantemente profetico come The Handmaid’s Tale parta dall’infertilità come piaga globale).

Okay, va benissimo, d’altra parte l’ambiente è uno dei primi temi del femminismo mondiale, ci sta…solo che secondo me bisogna tirar fuori un po’ di pancia, di cuore, spingere su un taglio personale, per far capire che questi argomenti sono sentiti, piantati nelle viscere, insomma non pura propaganda o compagna acchiappa-consensi, no?

Insomma, lo storytelling.

Precisamente! 

Io sono di Taranto, una città famosa per poche cose: le cozze, la Marina Militare e l’Ilva (di recente si sono aggiunti Francesco Monte e il Museo della Magna Grecia, grazie alle dichiarazioni del Ministro Di Maio in merito alla pochezza dell’offerta culturale tarantina).

A Taranto si concentra circa il 90% della diossina d’Italia. C’è la diossina nell’aria, nel mare, nel bestiame, negli alimenti, persino nel latte materno. Taranto è un disastro ambientale, un rompicapo occupazionale e un’emergenza sociale. Si muore spesso, spessissimo, prematuramente e dolorosamente. Muoiono anche i bambini. Tanti. Quelli che riescono a nascere, perlomeno. Perché a Taranto c’è un’incidenza altissima di donne che soffrono di endometriosi, una malattia che può condurre all’infertilità. C’è un comitato di donne tarantine che sta lottando perché si tuteli il diritto alla salute, a diventare madri, a NON scegliere tra un figlio e lo stipendio del marito.

Taranto è l’emblema del fallimento della politica, del capitalismo, della globalizzazione, del welfare (perché gli ospedali non sono all’altezza del pluriennale disastro sanitario che è in atto). Taranto, però, è anche un’officina di attivismo politico e ambientale dal basso e ci sono tante associazioni che si occupano di far fronte a tutti i problemi derivati dalla condizione della città.

Perfetto. Ora però eleviamoci un po’ eh, dal personale al collettivo, dal locale al nazionale, che se no pari provinciale a parlare solo di Taranto

Nell’ultimo anno ho viaggiato per l’Italia in lungo e in largo e ho incontrato una tale quantità di attiviste, che mi sono accorta che siamo tante, tantissime, non ne abbiamo l’idea. E siamo capaci, siamo forti, siamo incazzate anche, a volte, e abbiamo ragione di esserlo. Abbiamo valori simili, sposiamo le stesse cause, rivendichiamo le stesse opportunità. Sapete qual è l’unica cosa che ci manca? L’unione. La strategia. L’ottimizzazione delle energie. Una struttura. Un giornale (femminista, non femminile).

Qui ci va un riferimento internazionale eh…

Le donne sono necessarie. In tutto il mondo, in questo momento, stanno reclamando un ruolo in nome del climate justice. Prendete Greta Thunberg, una ragazzina svedese di 16 anni, classe 2003, un’attivista climatica che sta guidando la protesta di centinaia di migliaia di ragazzini in tutta Europa. Oppure prendete Naomi Klein, una delle poche voci femminili che si sono fatte udire, negli ultimi vent’anni, nel discorso sulla globalizzazione e sul cambiamento climatico. Possiamo citarne altre 1000, di donne strafighe che si sono esposte per rompere il cazzo, contemporaneamente, in qualunque angolo del mondo, e non per parlare SOLO di violenza domestica.

Abbiamo la materia prima.

Proviamo a farne qualcosa di buono.

Molto, molto bene, però per concludere inserirei una specie di call to action, un invito esplicito ad attivarsi…

Okay

Ma mi raccomando: semplicità, concetti premasticati, hashtag come se piovesse, livello basso, un po’ di rabbia ci sta sempre bene, agli italiani piacciono i caratteri forti… 

Va bene…

Sei pronta? Vai! 

Non possiamo non chiederci: dove siamo noi? Dove cazzo siamo noi? Passi per le poverette nate in paesi disgraziati nei quali è ancora possibile vendere, seviziare, lapidare, mutilare o concedere in sposa una bambina di sette anni (e sono tanti, ancora oggi, nel 2019). Ma noi?

Noi che siamo quelle messe meglio, dove siamo?

Noi che siamo la metà della popolazione, dove cazzo siamo?

Noi che ci smazziamo buona parte dello sbattimento relativo alla perpetrazione del genere umano, dove cazzo siamo?

Qual è la nostra voce?

Chi esprime la nostra posizione sugli argomenti di interesse collettivo e chi difende i nostri diritti dalle continue aggressioni che stanno subendo?

Bisogna andare lì, a fermarli, dove le nostre parole diventano un voto.

Diventano opposizione.

Diventano resistenza.

Ci vuole il Femminismo Indipendente Globale e Autonomo. Quello men-friendly, quello universale, quello che rappresenti un nuovo modo di fare politica, su nuove sfide e con nuovi orizzonti.

Ci vuole FIGA, e tanto coraggio…io ve l’ho detto.

Buon 8 marzo a tutte!

***

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22 commenti Aggiungi il tuo

  1. federica ramacciotti ha detto:

  2. Mezzatazza ha detto:

    C’è troppa realtà in questo post e oggi è già stata abbastanza una giornata di merda

    lo tengo per domattina, che probabilmente sarà peggio ma sarà appena iniziata 😗

    1. memoriediunavagina ha detto:

      cuori a te e alle giornate di merda

  3. emmepi ha detto:

    Troppo lungo, mi sono fermato a meno di un quarto.
    Comunque abbastanza per farmi tornare in mente una scritta letta in un bagno alle superiori: se ti piace la F.I.G.A. tira una riga. Ovviamente la parte era tutta rigata

    1. emmepi ha detto:

      Parete

    2. memoriediunavagina ha detto:

      guarda lo zio, è un problema questo fatto che non riusciamo a leggere più di un titolo, o di un estratto di quattro righe.
      un po’ di rieducazione alla lettura e al ragionamento complesso (e, per carità, non parlo certo del mio post) non guasterebbe per niente.

      1. emmepi ha detto:

        È internet, bellezza!
        Il fatto è che tutto quanto circola in rete vorrebbe essere fruito in fretta, già pre-digerito, si parla (e si legge) per aforismi.
        Tanto per dire, su LinkedIn ho salvato quasi 300 articoli lunghi da leggere, ma poi finisce che prendo in mano un libro (cartaceo) o sul tablet leggo il Corriere …e gli articoli lunghi rimangono lì, in attesa di un bigino

    3. memoriediunavagina ha detto:

      e poi quando tu andavi a scuola erano anni in cui l’omosessualità era stigmatizzatissima. forse oggi ci sarebbero meno righe, o ce ne sarebbe un’altra accanto 🙂

      1. emmepi ha detto:

        No guarda, quando andavo a scuola gli uomini sessuali non c’erano
        (Cit. per nulla colta)

  4. Andrea Taglio ha detto:

    Se la voce pessimista e rompiscatole in corsivo continuerà a essere ascoltata potrei aver trovato un partito che mi rappresenta da votare.
    Finalmente.

    Ideali buoni, portati avanti con metodi buoni e teste buone, ma comunicazione ‘cattiva’, perché gli avversari giocano sporco e la posta in gioco è troppo alta.

    E ‘sta cosa dell’IVA di lusso sugli assorbenti mi fa incazzare ogni volta che faccio la spesa. È una cosa che mi succede con le ingiustizie indifendibili e insopportabili.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ❤ ❤ ❤ sto sognando di organizzare la prima riunione del FIGA pensa!

  5. newwhitebear ha detto:

    allora nasce il partito della F.I.G.A – Femmine Incazzate Gagliarde Autonome – Tu sei la leader? L’emblema mi piace mettere poi una croce sulla F.I.G.A. c’è ancora più gusto.
    Mi sono divertito un mondo a leggerti.

    1. Caterina ha detto:

      Non mi sono mai andate a genio le femministe.. in realtà spesso ne condivido il pensiero, ascolto, ma rimango sulla soglia.
      Tu però vai oltre, abbracci i diritti delle donne, com è giusto che sia, ma vai oltre. Parli di tutte le cose importanti, mettendo a fuoco i problemi reali.
      E poi c’è la tua ironia.
      La adoro.
      Parli di cose serie, ne sviluppi le idee e poi arriva quella vocina che ti riporta alla realtà. Lo trovo geniale.
      Perché è bello avere dei valori da perseguire, ma bisogna anche essere realisti. È una cosa davvero unica quella che hai fatto.
      Insomma mettere insieme figa, cambiamenti climatici, scuola, cazzo, assorbenti, riuscire a valorizzare il potenziale delle donne senza passare per la violenza di genere e risultare credibile ..beh, tanta roba.

      1. memoriediunavagina ha detto:

        Ti ringrazio, davvero, per questo commento. Mi fa sorridere sapere di aver superato le tue diffidenze sulle femministe 🙂 ❤
        C'è tanto da fare, tanto di cui parlare e tanto da cambiare.
        Non so se sarà possibile farcela, ma mi sembra necessario fare qualcosa per provarci!

    2. memoriediunavagina ha detto:

      ne sono contenta, anche io mi sono divertita a scriverlo.
      o meglio: mi sono sentita bene a scriverlo 🙂

      1. newwhitebear ha detto:

        si era capito dal tono ironico usato

      2. newwhitebear ha detto:

        secondo me farebbe il pieno alle elezioni 😀

  6. Sara ha detto:

    Non ho mai commentato i tuoi articoli ma sono un’assidua lettrice. Concordo pienamente sui contenuti e sulla necessità di un “risveglio” politico delle donne. Sono stata sempre abbastanza “pigra”, se vuoi, nell’unirmi a movimenti politici, spesso anche per un mancato senso di rappresentazione. Ma ultimamente ne ho piene le… Ovaie di come vanno le cose e sento in modo molto acuto la mancanza di un’influenza femminile vera, matura, che guardi al di là del proprio orticello fatto di femminismo spiccio e si occupi di dare alle donne una reale voce in capitolo non solo sul proprio corpo ma sull’andamento del mondo. Il femminismo moderno dovrebbe interrogarsi su temi economici, politici, scientifici e non limitarsi all’ennesimo riesame delle nostre difficoltà di genere.

    Per fartela breve, se la vogliamo fare con serietà questa cosa, io ci sono. L’altro giorno sono andata alla manifestazione pro-Europa a Londra (vivo da queste parti). Era la prima volta che manifestavo, perché sono in genere molto scettica quando si parla di andare a battere i coperchi in piazza. Ma la situazione internazionale è seria su diversi fronti, e il culo in piazza ce l’ho portato e ce lo riporterei (riporterò). Se vogliamo che le cose cambino, è ora di mettersi seriamente in gioco.

  7. Didu ha detto:

    Basta istituire la 4a Media o meglio ancor la sesta elementare così non rischiamo di arrivare tardi per avere il mio voto.
    Il problema del femminismo sono tutte le donne, e sono tante, che in questa situazione tutto sommato ci stanno comode

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