Vuoi tu Puglia

Vorrei essere una grande viaggiatrice. Una di quelle che si adattano, che non fanno questioni, che non hanno bisogno di comfort. Una che sa dormire due ore a notte, in mezzo alle blatte; che sa lavarsi se non c’è l’acqua calda e che mangia più o meno qualsiasi cosa senza batter ciglio. Vorrei sapermi svegliare alle 4 per un’escursione senza nutrire istinti omicidi verso l’organizzatore, vorrei avere un intestino più flessibile, vorrei fare una di quelle vacanze all’avventura come quelle che fanno certi miei amici, quei viaggi che ti fanno scoprire davvero mondi altri, alieni, distanti, abitati da popolazioni che vivono in condizioni che sicuramente noi occidentali dovremmo guardare in faccia, almeno una volta nella vita, non fosse altro per relativizzare la nostra personale visione del mondo.

Purtroppo però (o per fortuna), il mio budget vacanziero è generalmente troppo risicato per concedermi simili esperienze e, dunque, la mia estate 2019, in linea con il clima sovranista dominante (sono partita prima della crisi di governo), è stata votata all’Italia. Dopo brevi gite al nord, in cui ho potuto riscoprire la bellezza di posti come Riva del Garda e Limone sul Garda, oppure il Lago Maggiore e le Isole Borromee, oppure ancora le colline del prosecco veneto, in data 2 agosto sono montata a bordo del bolide della mia agrodolce metà e siamo partiti in direzione sud. Capirai che novità! Sì, perché per me le ferie estive vogliono dire sostanzialmente una cosa e so di non essere la sola: tornare a casa (tranne l’anno scorso, che ho infranto il comandamento per fare due settimane a Nuova York)

Dopo una breve tappa in Abruzzo, precisamente a Vasto, dove i miei genitori risiedono da ormai 5 anni (e dove mio padre si diletta con la locazione turistica), sono arrivata nella mia amata Puglia per scoprirne un volto nuovo, prima di allora ignorato: il Gargano. Ora, bisogna dire che noi corregionali c’abbiamo una serie di preconcetti sull’area del foggiano, tutti riassumibili in un noto detto popolare: “Fuggi da Foggia“, all’occorrenza integrato da “Non per Foggia, ma per i foggiani”. Quando si parla di Puglia, più in generale, si pensa al Salento, lu sole, lu mare, lu ientu, allo Jonio, alla pizzica, alle spiagge tipo le Maldive nostrane (mai stata). Insomma, il Gargano patisce un po’ la sindrome del Molise, un territorio che c’è ma anche boh, se non fosse per le Isole Tremiti e Padre Pio. E invece, sono qui per dirvi che il Gargano c’è, eccome, e che merita pure di essere visitato.

Ho alloggiato a Mattinata, in una struttura che affaccia su una delle insenature più belle di tutto il Parco Nazionale: Baia delle Zagare. Un posto magico, dove non c’è sabbia ma ciottoli (scarpette da scogli vivamente consigliate, se non volete camminare con la leggiadria di chi ha avuto un incontro troppo intimo con un bisonte) e il mare si fa profondo in fretta. C’è una pace infinita, più natura che umanità, la felesia bianca che incombe alle spalle e il rumore delle onde increspate che s’infrangono sulla riva. Niente musica di merda tipo Baby K intorno. Solo mare e intimità. Bellissimo. Top. Anzi, topless.

Ho visitato Vieste (ho cenato al ristorante “Al Vicoletto“, che consiglio), Monte Sant’Angelo dove il tempo sembra essersi fermato e Peschici (qui è d’obbligo andare Al Trabucco da Mimì, un posto delizioso dove potrete osservare il tramonto, bere e mangiare bene, in un’atmosfera perfetta capace di riconciliarvi con l’universo).

Ho fatto anche una tappa alla cantina di Valentina Passalacqua, ad Apricena, che produce uno dei miei vini preferiti, un bianco minerale che si chiama Terra Minuta.

Al rientro, all’imbrunire, ho osservato il crepuscolo stendersi sull’immensità della pianura, rendendomi conto che davvero, come dice la mia amica Corinna, di Puglia non ce n’è mica una soltanto.

Dopodiché mi sono spostata nella mia adorata Valle d’Itria, a Martina Franca per la precisione, dove ho passato 3 giorni con i miei zii e i miei cugini, abbinando maratone alimentari e relax in piscina in un B&B in zona.

Per concludere, sono tornata una settimana in Abruzzo dai miei, dove mi sono gustata un altro po’ di mare, Adriatico a questo giro e ho visto persino le stelle marine!

Tuttavia, se qualcuno mi chiedesse: “Cos’hai fatto in ferie?”, la mia risposta sarebbe “Sono cresciuta“.

Se dovessi dire come ho speso le due settimane di vacanze d’agosto, direi questo. Direi che ho riflettuto molto, pure troppo, su quanto crescere sia necessario e faticoso, una fregatura alla quale nessuno ti prepara davvero. Forse confesserei che mi sono incazzata col tempo che corre senza chiedere il mio permesso, con le persone che cambiano nel corpo e nell’animo, con il passato che è passato e io lo rincorro nella speranza di trovarlo sempre lì, immobile, pronto ad attendermi e ricaricarmi e, invece, il passato nel presente non c’è. C’è qualcosa di simile ma diverso, più curvo e più stanco, un sosia pallido della pienezza che fu. C’è che di anni non ne ho più 13 e neppure 23, ed è sempre più difficile interpretare la parte della cocca viziata, ora che il peso dell’età adulta grava sulle mie spalle, con tutte le responsabilità del caso e le complicazioni del ruolo, che poi sono normali, mi dicono. C’è l’ovvietà di tutto questo e la mia puerilità nel doverlo ammettere, ciclicamente, ogni anno. Come se m’aspettassi che, all’improvviso, tutto possa ripristinarsi, invece di voltare semplicemente pagina (le pagine della mia storia sono evidentemente di piombo).

Se dovessi dire come ho speso le mie ferie, direi che ho visto chiaramente la nostalgia insana dalla quale fatico a emanciparmi e che per la prima volta, mai come a questo giro, ho capito che così non funziona, che lasciar andare è una furbizia esistenziale necessaria. Che perdersi è normale, tanto quanto lo è ritrovarsi. Che ciò che ha funzionato sempre, non è detto funzioni in eterno. Che lo scompaginamento dei miei affetti è ormai cristallizzato e va accettato, perché nella vita ci sono un sacco di cose inaccettabili che bisogna pur sforzarsi di comprendere. Ho capito che bisogna cambiare e imparare a scegliere, e non è la prima volta che ci penso, ovvio, ma per la prima volta ne sento l’urgenza, la briciola di cinismo che alimenta la spinta di , per sé. Per la prima volta sento che non deve esserci senso di colpa nell’andare avanti, o nel lasciare indietro, sganciarsi, costruire il proprio sistema di appartenenza.  Che la vita cambia anche se ci rifiutiamo di prendere posizione in merito. Poi finisce come col poker alla texana: se foldi sempre, perdi lo stesso.

In tutto questo, graziaddio, sono riuscita anche ogni tanto a staccare il cervello (cioè la scimmia overpensatrice che si fa ininterrotte seghe mentali), e a stare in pace. A godermi l’hic et nunc, come si suol dire. La cornice di questo mio caos interiore, dell’insoluta diatriba tra passato, presente e futuro, è stata una Puglia come sempre meravigliosa. Fatta di natura selvaggia e sapori succulenti, tradizione e quasi modernità, colore e assenza di campo. Dal Gargano alla Murgia, passando per il Tavoliere delle Puglie, ho scoperto un  territorio che pensavo di conoscere e invece è capace di sorprendere, con la sua vastità e varietà: il mare, i vitigni, gli uliveti, le radure arse dal sole, i muretti a secco, i pini marittimi arrampicati, fitti fitti, su rocce scoscese, l’asprezza e la dolcezza fuse, a creare armonia, a offrire stupore; la suggestione irriducibile delle radici, quella specie di malcelato orgoglio del tipo: io questa terra ce l’ho nel sangue, e altre menate retoriche di questo tipo. Il Gargano selvaggio mi resterà nel cuore, con le sue strade di merda e i suoi panorami meravigliosi.

Insieme ad esso conservo gelosamente le chiacchiere con i miei genitori, con i miei zii e con i miei cugini. Gli sfoghi, i chiarimenti e le risate. I panzerotti fritti, i nodini di mozzarella, le friselle, le cozze al gratin, le turtarelle, gli arrosticini e le bombette che rappresentano ancora una valida ragione per restare carnivori. I bagni al tramonto. Gli spritz con le chiappe ancora umide. Le cene in terrazza. Le partite a carte. Le passeggiate. I Moscow Mule creativi. I fuochi d’artificio. Le torte di mia mamma e il capocollo locale. Le dormite al fresco e i libri letti in piscina. La fuga a Taranto, in litoranea, per raggiungere gli amici del nord al sud, e rivedere quello che ho sempre considerato “il mio mare”. L’azzurro, le dune, il traffico, i parcheggiatori. Le buche nell’asfalto, le rotatorie e fai-attenzione-all’autovelox. E poi la serata al Valentino, e le confidenze tutte condensate in poche ore, che ci siamo rivisti mò e poi chissà quando. Il rientro. L’alba che sorge sulla Valle d’Itria in tutta la sua maestosa bellezza. L’umido della notte che sponza i teli stesi ad asciugare. E ancora la fatica di spiegarsi anche quando è difficile trovare le parole, le confessioni, la complicità di chi è cresciuto insieme, i cazziatoni che fanno bene e i consigli, e poi i saluti, i buoni propositi per l’autunno, le promesse, e la solita domanda: quando ci rivediamo?

Presto. Qualunque cosa “presto” significhi.

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mezzatazza ha detto:

    A me viaggiare non piace molto, ma mi hai fatto tornare voglia di Puglia

    anche se là non ho tutte le cose che ci tieni tu 🙂

  2. Maria Teresa ha detto:

    E ti ho visto al Valentino con l’uomo e un’amica e avrei voluto abbracciarti e dirti che bella sensazione è leggerti e riconoscersi nelle tue descrizioni. Ma era così evidente che avrei rotto
    un equilibrio,che non mi sono permessa.Tanti baci!!

  3. 321Clic ha detto:

    Sono una di quelle che dormono sotto una zanzariera rattoppata in una onlus della Tanzania, e al mattino dopo scoprono d’aver pestato uno scarrafone di cinque centimetri scendendo dal letto a piedi nudi, perché la luce è quella del sole e basta. Che fanno viaggi fotografici il cui fine ultimo è essere sul posto un’ora prima dell’alba, pure in Islanda quando le ore di luce sono 23 e dormirai quando tornerai a casa. Che vanno a fare duemila chilometri in Scozia senza aver mai guidato a sinistra e si ritrovano a ferragosto in cima a una montagna vestite come sulle Dolomiti a gennaio. Ma non credo che questo mi qualifichi come “grande viaggiatrice”, perché ogni volta che faccio queste cose c’è sempre un momento in cui mi chiedo “ma chi minchia me lo ha fatto fare” e “perché non sto spalmata al sole nel pozzetto di una barca a vela”, che quello si che è il mio vero amore. Il mare mi manca sempre, e dopo averti letto (e anche visto per tutta la vacanza), mi manca ancora di più.

  4. #UnaBiondaPiccola ha detto:

    Tra queste righe rivedo diapositive della mia estate. Tra Puglia e Abruzzo, tra ragione e sentimento, tra casa e un posto che mi fa sentire a casa. E credo che i veri viaggiatori sono proprio coloro che riescono ad apprezzare la propria terra, a nutrirsi di quotidiana meraviglia e a stupirsi, sempre e comunque, perché ogni scorcio, seppur nella propria casa, non è mai lo stesso.

  5. metalupo ha detto:

    Sai cosa? Io l’ho trovata trasandata, cialtrona e arraffa arraffa, tutto e subito. Questo è un peccato perchè avrebbe il potenziale di una Sardegna più popolare, ma troppo spesso è tutto in vacca e abbandonato a sè stesso.
    Manca lo spirito culturale di far valere e preservare il posto.
    Bombette a parte.
    Sono riuscito a farmi tre panini in fila, di suddette.

    1. emmepi ha detto:

      Anche io ….questa estate girata in lungo ed in largo, ma ovunque ho avuto la tua stessa impressione

      1. Dave Brick Pinza ha detto:

        Agosto nel Salento, bellissimo, pulito ma troppa gente. Vedrò di tornarci in periodi meno affollati, anche se i posti deserti, con un po’ di pazienza, si trovano.

  6. luxlux2 ha detto:

    adorabile Gargano! Una settimana tra Rodi e Monte sant’Angelo, spiagge rocce boschi persone e cucina indimenticabili ❤

  7. Margherita Grigolato ha detto:

    Sono stata a Mattinata circa 20 anni fa…spiaggia dei delfini, a parte il bungalow orrendo, tutto è come lo hai descritto…bella Vieste e i sentieri in costa, buono il cibo e pure la foresta umbra..

  8. newwhitebear ha detto:

    non mi sembrano tutt’altro che banali le tue vacanze. Direi che sono tutt’altro. L’importante è stare bene, immergersi in un’atmosfera rilassante. e scoprire nuovi mondi senza correre in capo al mondo

  9. Dalì ha detto:

    Ho vissuto delle vacanze molto simili alle tue, in quanto a sensazioni e crescite personale… tra l’altro sono abruzzese (ma vivo fuori) e la mia vacanza estiva è stata per la maggior parte a casa e poi tra Puglia e Basilicata con la mia famiglia. Quindi anche i luoghi sono un po’ gli stessi. Mi è piaciuto molto questo articolo ♥

  10. Dave Brick Pinza ha detto:

    Le Maldive del Salento in agosto sono peggio di Riccione.

Parla con Vagina, Vagina risponde

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