5 Però sul caso Volo-Grande

Mi era completamente sfuggito l’affaire Fabio Volo versus Ariana Grande. Un po’ perché non mi interesso né dell’uno, né dell’altra; un po’ perché sono reduce da giornate piuttosto impegnative che mi hanno alienata dall’indignazionismo quotidiano, ovverosia quel fenomeno squisitamente contemporaneo che ogni 24 ore s’avvita attorno a un tema differente.

Per fare un’agile sintesi: Fabio Volo ha detto una cazzata, l’ha detta male, l’ha detta a microfono aperto, in una radio nazionale e con una certa superficialità provinciale che, d’altra parte, è da sempre la sua cifra caratterizzante (una delle ragioni per cui è molto amato, e molto odiato). Ne è conseguito un discreto shit-storm (cioè tempesta di merda) e pare che abbia ricevuto insulti e auguri di morte, cancro e altre robe così, con la consueta morigeratezza degli utenti social. Molto bene.

Naturalmente, io penso che frasi come “Le donne sono come i fiori”, dunque a seconda di come si vestono attirano un certo tipo di uomini (i puttanieri, nella fattispecie, perché se ti vesti da troia, in quanto insicura ndr, non puoi ambire ad altro), sia un ragionamento da travaso di bile e, da un certo punto di vista, trovo persino entusiasmante che gli uomini non possano più fare certe dichiarazioni senza essere blastati pubblicamente. Però c’è un però. Anzi, più d’uno.

1. C’è che mi chiedo com’è possibile che le femministe italiche guardino il dito (brutto, cattivo, sessista, retrogrado, blablabla) di Fabio Volo e non la luna, che è la sessualizzazione precoce del corpo femminile (tema, bisogna dirlo, non proprio nuovissimo). Ho sottolineato precoce, perché nel target di Ariana Grande (che a quanto pare è costituito principalmente da ragazze, ragazzine, bambine) credo stia il quid di questa querelle (quindi no, vi fermo, Madonna non c’entra un cazzo, perché era altra epoca e non parlava alle bambine). Donne in erba che, prima ancora di avere il menarca, le tette e i peli sul pube, assorbono messaggi quasi unanimi di natura sessuale (e capitalista). Sono oggetto di una comunicazione, neppure subliminale, che suggerisce loro di essere belle e sexy, sexy e belle, prima di tutto (e c’è un’industria culturale che da decenni suggerisce ciò, mica solo il videoclip della popstar in questione, sia chiaro). Questi messaggi arrivano prima ancora di avere gli strumenti necessari per elaborarli e, se è indubbio che le persone debbano essere libere di esprimere se stesse come vogliono (non vale solo per le donne, ma anche per gli uomini che indossano la gonna, per esempio), ma pure come è consentito dalla società (io non posso andare nuda in San Babila, credo mi arresterebbero), è altrettanto vero che dovremmo chiederci quando si forma la consapevolezza che orienta la nostra libertà d’espressione. Con quali mezzi. Con quali modelli. Ora, io a 8 anni guardavo Laura Pausini a Sanremo che si esibiva con un tailleur e sono diventata una “cattiva ragazza” lo stesso, quindi evidentemente non c’è un esplicito nesso di causalità, ma cosa rende così turpe una riflessione su questo tema? Il fatto che l’abbia sollevata Fabio Volo (tra l’altro, a pizza e fichi, con iperboli, cazzarando, ascoltate i primi minuti del podcast, invece di leggere solo i titoli degli articoli sui siti). E, in ogni caso, perché dobbiamo aspettare che ne parli Fabio Volo per spenderci sull’argomento (atavico, come detto)? Dopo averlo preso per il culo, arriva un’analisi più approfondita dei fatti, oppure no? Mi pare di no. E perché? Perché è complesso? Perché suona reazionario o, se non altro, controverso? Perché nell’ipocrisia del superficiale non serve MAI andare più a fondo nelle questioni? Non so.

2. Mi chiedo anche: da quando noi donne, noi femministe, ci ergiamo in difesa della mercificazione, della sessualizzazione e dell’oggettivizzazione del corpo femminile? Perché di questo si tratta. Non eravamo contrarie, noi, a quella roba lì? Cioè non è che Ariana Grande fosse davvero andata a una festa a Brescia un po’ troppo scosciata e quei beceroni di Volo e relativa cumpa si siano chiesti: “Ma chi è sto puttanun?”. No. Non è che si è messa a pecora con un body argentato per sua libera scelta, come affermazione di se stessa, come atto di auto-determinazione e consapevolezza. Magari sì, per carità, ma è più facile supporre che l’abbia fatto anche (e soprattutto) perché c’è un’etichetta, un agente, una macchina volgarmente chiamata marketing che, senza puntarle una pistola alla tempia (d’altra parte non è un’adolescente), le dice di fare quella roba lì, perché quella roba lì tira sempre e tira ancora (pur senza essere necessaria, perché sei un’artista, hai un talento canoro, Adele ha spaccato i culi senza spogliarsi, per citarne una). Allora, fatemi capire perché le tette e i culi nella tv di Berlusconi non andavano bene, mentre Ariana Grande messa a quattro zampe diventa per 24 ore un’icona del femminismo contemporaneo. Spiegatemelo perché da sola non ci arrivo. Solo perché un deprecabile MASCHIO MEDIO ha detto che si è introiata? E veniamo al punto dopo.

3. Io sarei così felice, se solo fosse possibile, di verificare se tutti quelli che in questa diatriba hanno assunto una posizione tanto radicale, non giudicano mai, ma proprio MAI, le persone dal loro abbigliamento. Se non hanno MAI commentato una tizia troppo scollata che parlava col loro fidanzato, o una con micro-shorts succintissimi che in confronto una culotte sarebbe più coprente. Alcune magari sì, e ne sarei ben lieta, ma negare il fatto che l’abbigliamento è un linguaggio, e che il corpo è un mezzo, uno strumento di comunicazione che dice cose di noi, è sciocco (nel migliore dei casi) o ipocrita (nel peggiore). Esiste una cosa che si chiama comunicazione non verbale, prescinde in parte dalla nostra volontà e parla di noi, e questo non è un concetto brutto e maschilista. È un fatto. E sì, tutti siamo (dovremmo essere) liberi di usare e agghindare il nostro corpo come vogliamo, ma è giusto conoscere il linguaggio e i significati che esso veicola. Punto. È giusto capire che il modo in cui ci vestiamo comunica, eccome, qualcosa, a tutti. Non solo se sei una puttana o una santa, ma anche se sei radical chic, oppure zarro, oppure ricco, oppure pezzente, oppure sciatto, oppure nerd, oppure hipster, oppure clochard, oppure un maschio coi sandali/camicia a maniche corte/testa pelata/statura bassa/pantaloncini che ooohhhhmmioooodeeeeooooo non si può vedere.

4. Un’altra cosa che mi chiedo, è quando abbiamo deciso di abdicare a quel ruolo, diciamolo pure, pedagogico, con il quale è giusto spiegare ai Fabio Volo del mondo (che sono tanti, ma vi ricordo che esistono anche uomini peggiori, tipo Simone Pillon) che le cose stanno diversamente. Quando abbiamo deciso che il femminismo invece di mediare, può limitarsi a bullizzare al contrario. Quando abbiamo deciso che è sufficiente schierarsi senza ammettere che in un’opinione che disprezziamo (più o meno a ragione), può esserci un punto di vista, un tema, una critica sulla quale costruire qualcosa. Attenzione eh, è una presunzione pericolosa, quella che tutti i punti di vista differenti dal proprio siano delle totali cazzate, e che non meritino nulla, a parte il linciaggio. Questa non è emancipazione. Questa non è evoluzione, ma neppure comprensione della cultura che si auspica di cambiare. Questa è, piuttosto, una sintesi ottusa della complessità del reale, è non-dialogo, è strumentalizzazione. Una cosa che, di base, per la società non serve a un cazzo. A questo proposito, qualche tempo fa ho avuto un’interessante discussione con la mia psicoterapeuta, che mi ha detto: “Non è giusto schiacciarli, neppure se ci hanno schiacciate per millenni”. La rabbia non è una risposta, m’ha detto. Giusto. Vero. E poi, come cazzo la cambi la cultura, se non ti sporchi le mani a parlare con chi la pensa diversamente da te? Cosa vogliamo farci, con le persone un po’ ignoranti/bifolche/sessiste/antiquate/provinciali? Vogliamo ammazzarle? Rinchiuderle? Tagliar loro lingua e polpastrelli? Vogliamo abbandonarle a se stesse e poi stupirci se, ops, torna il fascismo. Ops, torna il Medioevo.

5. Dal mio umile punto di vista, il femminismo dovrebbe avere ben altro ruolo, in questo frangente storico, in questa società sempre più fratturata, cronicamente divisa in bolle, vasi non comunicanti di proto-pensiero. Il femminismo dovrebbe dimostrare di essere migliore del tifo da spalto, dovrebbe avere capacità critica, sensibilità, empatia. Dovrebbe superare la segregazione delle opinioni, invece di cavalcarla. Dovrebbe essere migliore, e non rinunciare mai alle sfumature, ai contesti, ai toni e a tutte quelle cose che, tipicamente, noi donne cogliamo meglio degli uomini. E questo sì, ditelo pure, è sessismo.

Concludo con alcuni consigli per Fabio Volo, per i quali mi sono consultata con una coppia di amici, genitori di due bambine e che – dunque – mi sembravano ben titolati a parlare:

Caro Signor Volo, 

proprio perché è genitore di due maschi, li educhi a non pensare che se una donna si veste in maniera provocante è una troia. Li educhi, più in generale, a non giudicare troppo sulla base delle apparenze, le persone tutte, quale che sia il loro genere, orientamento, etnia, provenienza, professione, che è un principio sempre attuale e mai sbagliato. Sembra retorico e invece è necessario, perché tutti giudichiamo troppo. E tutti odiamo, troppo e spesso gratuitamente (come lei stesso ha avuto modo di constatare nelle ultime ore). 

Ci tenevo poi a dirle che le accuse di sessismo che le sono state mosse, sono corrette, non tanto perché ha usato il termine “puttanun” (è sgradevole, ma non è il primo e non sarà l’ultimo, non prendiamoci in giro) o perché ci ha paragonate goliardicamente a dei vegetali, quanto perché la sua riflessione, che i più hanno travisato, si preoccupava solo dei modelli che vengono dati alle donne. Perché non si interroga sui modelli che subiscono i maschi? Perché non pensa che sia giusto lavorare sullo sguardo degli uomini, più che sul corpo o il guardaroba delle donne? Perché non si chiede di cosa hanno bisogno i suoi figli, per crescere e diventare uomini evoluti, che non dicano mai “Se l’è cercata”? Si renda conto, signor Volo, che il tema è tutto lì, ed è vecchio quanto il mondo: “Don’t tell me how to dress. Tell them not to rape”. 

28 commenti Aggiungi il tuo

  1. Dalì ha detto:

    Riflessioni davvero intelligenti! Io in un primo momento mi sono molto indignata per le parole di Volo, per il fatto che dica cose del genere in radio, anche con una bella dose di volgarità. In un secondo momento mi sono indignata per l’incapacità delle persone di fare un’analisi critica della questione. Non è possibile negare che ci sia un problema di mercificazione del corpo femminile e che Ariana Grande parla alle bambine. Detto questo, credo che sia anche ruolo dei genitori, controllare i propri figli, almeno fino a quando non sono in grado di guardare in modo critico e consapevole il mondo che li circonda. Ma qui si aprirebbe un mondo sull’uso di internet e quant’altro, quindi mi fermo qui. In ogni caso, articolo perfetto e necessario. Grazie!

    1. Amber ha detto:

      Non potrei essere più d’accordo e non avrei saputo esprimerlo meglio. Grazie.

  2. Imma ha detto:

    Io ascoltavo la radio in quel momento e oggettivamente quello su cui mi sono soffermata a riflettere è stato proprio il discorso che faceva Volo su quanto le ragazze/bambine sono esposte ad una sessualizzazione precoce. Io seguo sempre il programma e spesso si parla anche di bambini (maschi e femmine), dei sentimenti che provano (o non provano) e di quanto la società influenzi la loro crescita a dispetto di quanto un genitore si impegni a trasmettere modelli positivi. Credo si sia estrapolato un concetto da un discorso più ampio che, probabilmente, avrebbe richiesto a Volo un tempo di riflessione che la radio non permetteva.

  3. Crono ha detto:

    Davvero hai bisogno di capire la differenza tra il video della Grande e le veline? Perché così tanto pregiudizio nei suoi confronti e fermarsi, appunto, alle apparenze succinte? Ci sono contesti, specie tra commistione di musica e immagine, che cambiano il significato delle cose. Insomma il punto 2 e quindi anche il 3, nascono da una supposizione un po’ gratuita. Molte ti risponderebbero che si, il femminismo è anche libertà di vestirmi come mi pare, e che mercificazione, oggettivazione e sessualizzazione del corpo partono da concetti maschilisti.

  4. Vlad ha detto:

    Ariana Grande non è resposabile dell’educazione delle bambine. Ariana Grande è una pop star maggiorenne che come decine di colleghi e colleghe usa le allusioni sessuali nei suoi videoclip (era elvis prsley quello che dimenava il bacino mimando un atto sessuale). Ariana Grande non si sta oggettificando, non c’è nessuna oggettificazione o pornificazione, ariana grande fa quel che vuole col suo corpo (lo fa per lavoro ma è maggiorenne ed è padrona della sua immagine), il sex appeal è una cosa umana, bella non oggettificante. La nudità maschile o femminile ha diritto di esistere, la nudità sexy è cosa bella e umana vale per uomini e donne. E le pop star maschi e femmine hanno sempre usato il sesso fin dai tempi di elvis che dimenava il bacino mimando un atto sessuale, vale per uomini e donne. la sessualizzazione agita da uomini e donne maggiorenni è legittima. la bellezza fisica è importante per uomini e donne allo stesso modo e il sex appeal maschile e femminile è cosa umana, bella e non oggettificante. (Ariana Grande non si mercifica più di qualunque attore che recita in una scena erotica di un film normale, per me non è mercifocazione). Bisogna combattere il doppio standard che stigmatizza una donna che decue di mostrare il suo corpo in maniera sensuale e non stigmatizza gli uomini che fanno la stessa cosa (e ci sono): nessuno va stigmatizzato. Mi spiace per gli insulti a Volo ma non ha ragione neanche nel merito. Nè i film nè i videoclip corrompono le bambine che da adulte si vestiranno come vogliono e se metteranno minigonne o avbiti scollati sarà una loro libera scelta da rispettare

    https://www.bossy.it/che-cosa-non-ha-detto-fabio-volo-su-ariana-grande.html?fbclid=IwAR0J05JknvcqS8IXaPUgzk6sDmcVVs6fdNI_UTCCa9ZjfkR37dt49SwaE2E

    1. Dalì ha detto:

      Ognuno fa quello che vuole con il proprio corpo, non ci sono dubbi. E non ci dovrebbero essere differenze tra maschi e femmine. Ma invece ci sono: la stragrande maggioranza delle pop-star donne si spoglia nei videoclip, fa leva sulla sessualità. Per i cantanti uomini questo non accade. O meglio accade qualche volta, ma non è la normalità, anzi (mi viene in mente l’esempio celebre e palese di Blurred lines, ma ce ne sono mille). Negarlo vuol dire raccontarsi una favola e non è possibile che nessuno si accorga che c’è effettivamente un problema. Per gli attori è diverso: le scene di nudo sono funzionali a qualcosa e ci sono sia per i maschi che per le femmine. Risulta un po’ strano che, qualunque sia l’argomento della canzone, l’immagine sia a sfondo sessuale. C’è qualcosa che non torna. Detto questo, sono d’accordo: non è responsabile dell’educazione delle bambine. Quindi sarebbero i genitori a dover filtrare cose che non si è in grado di capire.

      1. Vlad ha detto:

        nella pop music anche i maschi mostrano il corpo e sono sexy vedi justin timberlake. La musica pop dai tempi di elvis che dimenava il bacino è piena di sesso.
        anche fabio volo ha un pubblico di giovani ma pochi si preoccupano del pessimo esempio che da’ LUI definendo “puttanun” una ragazza, giudicando la sua moralità in base a quanta pelle nuda mostra

      2. Dalì ha detto:

        Certo, io me ne preoccupo! Per me lui è la vera indecenza. Ma credo che non bisognerebbe essere accecati dalla polemica e capire anche che sotto sotto c’è un vero problema. Non si può dire che la situazione sia uguale tra maschi e femmine, mi dispiace.

      3. Vlad ha detto:

        ribadisco ciò che ho detto

      4. Dalì ha detto:

        Dico queste cose non per fare polemica ovviamente e spero sia chiaro il mio pensiero: non credo in alcun modo che abbia sbagliato Ariana Grande in sé (anzi tutt’altro) mentre Fabio Volo decisamente sì. Però credo che dietro la situazione ci sia un problema più grande delle singole persone e soprattutto delle singole donne ed è triste.

  5. Jan ha detto:

    Pelato, basso di statura e indosso la camicia a maniche corte. Pensa che sfiga, ce le ho tutte!

  6. Silvia ha detto:

    Però niente. 1- ho massimo rispetto per il mestiere più antico del mondo 2- non sono la persona più fine del mondo nell’eloquio 3- sono contraria alla mercificazione dell’immagine della donna e delle donne in sé ma questo è un cammino sempre più in salita invece che vedere la meta più vicina 4- ogni persona adulta può fare quello che vuole della sua persona e del proprio corpo 5- volo mi è sempre stato sul c***o. Con queste premesse: nessuno dovrebbe permettersi in pubblico di fare il bullo e di offendere gratuitamente un’altra persona. Purtroppo a maggiore ragione se è donna. Si sostiene che le giovani menti possano essere influenzate dalla sessualizzazione precoce ma ancora più facilmente lo sono dalla violenza verbale e psicologica. E da qui a quella fisica è un attimo. Non ci sono se, ma, però. Non ci sono scuse. Sei alla radio, sei un personaggio pubblico e non sei tra le 4 mura di casa dove se sei un mentecatto mentale ti ascoltano 4 amici. Il motivo è semplice: quando i vostri figli vedranno una ragazza vestita succintamente che si dimena in modo “ambiguo”la paragoneranno a una signorina. E brutalmente parlando a una signorina non si chiede se le piace o no.

  7. Vlad ha detto:

    nella pop music anche i maschi mostrano il corpo e sono sexy vedi justin timberlake. La musica pop dai tempi di elvis che dimenava il bacino è piena di sesso.
    anche fabio volo ha un pubblico di giovani ma pochi si preoccupano del pessimo esempio che da’ LUI definendo “puttanun” una ragazza, giudicando la sua moralità in base a quanta pelle nuda mostra..

  8. Vlad ha detto:

    nella pop music anche i maschi mostrano il corpo e sono sexy vedi justin timberlake. La musica pop dai tempi di elvis che dimenava il bacino è piena di sesso.
    anche fabio volo ha un pubblico di giovani ma pochi si preoccupano del pessimo esempio che da’ LUI definendo “puttanun” una ragazza, giudicando la sua moralità in base a quanta pelle nuda mostra…

  9. Laura ha detto:

    Se conoscesse Fabio Volo e’ esattamente quello che fa, educare i, figli ad un diverso sguardo, e ne sono sucura, visto che ha una conpagna islandese (non si sarebbero potuti scegliere se lui fosse cosi provinciale),e perche, da provinciale si e’ elevato a cittadino del.mondo attraverso una cultura raggiunta da solo, che io che sto per laurearmi me la sogno. Buona giornata

  10. Natasha ha detto:

    Carissima,
    anche questo sarà un articolo che farò leggere a mia figlia.
    Qui non voglio parlare di torto o ragione di uno o dell’altra. Qui si tratta di buon senso e misura da ambo le parti, aspettative disattese ma da cui trarre riflessioni pacate e rispettose.
    Ognuno è libero di vestirsi e atteggiarsi come vuole, ma indumenti e atteggiamenti rivelano parti di se’ e, nel bene e nel male, veicolano messaggi. Non trovo la provocazione una bandiera necessaria per i paladini della libertà e non trovo che tutto sia lecito solo perché non incappa nella sanzione. Io ho diritto di vestirmi come voglio e tu hai il dovere di rispettarmi, ma anch’io che mi vesto come voglio ho il dovere di una certa misura nei confronti di chi mi è vicino. Prendo spunto il vestiario, per allargarlo alla parola, al modo di porsi e all’espressione del proprio io. Cerco di insegnare a mia figlia che non è l’esibizione o l’ostentazione il modo per essere riconosciuti, allo stesso modo, le insegno a rispettare chi esibisce e ostenta, chi ha scelto una strada diversa di riconoscimento, e a manifestare un eventuale contraddittorio solo attraverso basi di confronto civile e gentile.
    Cara Stella, ti esorto a continuare così, a evidenziare situazioni e stimolare riflessioni e umana partecipazione, con la cura e la saggia attenzione che sai dare. Hai il dono di buone parole.
    Un abbraccio
    Natasha

    1. Vlad ha detto:

      sento puzza di perbenismo travestito da buon senso. Chi “esibisce e ostenta” (ma chi lo stabilisce il confine?) è persona libera quanto chi non lo fa e va rispettato/a. Altro da dire per me non c’è

    2. Vlad ha detto:

      sento puzza di perbenismo travestito da buon senso. Chi “esibisce e ostenta” (ma chi lo stabilisce il confine?) è persona libera quanto chi non lo fa e va rispettato/a. Altro da dire per me non c’è..per me Ariana Grande è persona libera e degna di rispetto quanto Samantha Cristoforetti

  11. fedealb ha detto:

    Ecco, io invece ti apprezzo molto ma discordo completamente.
    Ci ho scritto il mio post pippone e non voglio importelo qua, dico solo che mi sembra non si guardi la Luna ma il dito.

    I modelli ci sono sempre stati, è l’educazione a interpretarli che mi pare si faccia un po’ troppo sui social e troppo poco in casa 🤷🏼‍♀️

  12. newwhitebear ha detto:

    non ho seguito la diatriba, perché secondo me è stucchevole e solo adatta a creare confusione e interesse su se stessi, specialmente in tempi di magra. Dico bene, Volo?
    Scandalizzarsi per un evento musicale dove la cantante si esibisce in coreografie in po’ osé, è come accettare il turpiloquio che Tv e radio trasmettono.

  13. elisruben ha detto:

    L’analisi più completa e più complessa letta fino ad ora. Righe intrise di un femminismo onesto senza prese di posizione a prescindere. Sento di dover aggiungere z e r o. Grazie

  14. alexiel80 ha detto:

    Ho avuto il piacere di venire a conoscenza della diatriba solo tramite social non seguendo lui e la stazione radio in questione e conoscendo a male pena lei. Il fatto è che pur criticando termini, modi e contenuti non condanno del tutto il Volo pensiero. Ed è il caso di precisare: ovvio che se tu vedi una ragazza discinta e pensi solo a fartela abbiamo un problema di base, vero anche che se suddetta ragazza di mette a quattro zampe con fare ammiccante…beh l’intento è di provocare (e OVVIAMENTE questo vale anche a parti inverse col cantante/ballerino/saltimbanco di turno che mi agita il pacco davanti alla faccia…non vuole certo dimostrarmi quanto bene ha lavorato il suo osteopata sulla zona lombo sacrale). Quello che mi urta parecchio invece è che questa cantante che ha un target prevalentemente di ragazzine trasmetta che per essere una gran figa (e lei lo è, per carità) devi stare li a gattonare col sedere per aria ancheggiando bellamente di fronte al maschietto di turno. Ci son state, e ci sono tutt’ora, ampie critiche legate alla sessualizzazione di bambine e ragazzine nel giro dei concorsi di bellezza ma trovo che anche l’industria musicale a loro dedicata spinga molto in questa direzione. E’ giusto dare ai più giovani una giusta educazione sulla sessualità e tutti gli aspetti ad esso collegata compreso anche il rispetto verso l’altro è anche vero che a quella età si cercano modelli da imitare (ci siamo passati tutti) e se mia nipote di 12 anni si mettesse a fare la gattina in calore ammetto serenamente non ne sarei per niente contenta. Aggiungiamo che non è un bell’esempio neanche per i maschi che la ascoltano o che la seguono solo per le sue pose visto che anche a loro viene data un’immagine di donna fortemente deviata.
    Volo ha sbagliato? sicuramente, poteva stare zitto o dirlo meglio, ma su alcune cose ci sarebbe da riflettere.

    1. Vlad ha detto:

      Volo ha torto nel merito non solo nei toni e lo considero più diseducativo di qualsiasi videoclup di ariana grande

      1. alexiel80 ha detto:

        e ovviamente questa è la tua opinione, io i video di lei non li trovo un bell’esempio visto il target cui son destinati.

  15. Kirte Swoon ha detto:

    Cara, io sono pienamente d’accordo con quanto hai scritto, tra l’altro scritto in maniera vivace ed efficace. Ma secondo te, la gente che spreca il proprio tempo ad insultare un commento fuori onda, tra l’altro che per quanto possa essere becero, contiene un importante fondo di verità, si sbatterà mai a leggere il tuo articolo? O anche se lo facesse, sarebbe in grado di capirlo? Perché credo che per queste persone sia fin troppo lungo e complesso il tuo articolo. Credo anche che vadano rieducate, perché hanno rotto il cazzo. Quindi ti chiedo se per caso hai già sperimentato una tecnica di comunicazione flash-in (mi invento al momento questa roba, che tradurrei così: frase o concetto molto breve per persone frustrate, e quindi intellettualmente limitate, in grado di penetrare la fessura ristretta delle loro menti e zittirle per sempre, magari provocando un miracolo in esse: una riflessione) Ok ho complicato parecchio la definizione di concetto/risposta flash-in che ho inventato adesso, ma sono seria sul raccogliere più opinioni/esperienze a riguardo. Credo che la deficienza vada contenuta, perché ci toglie energie e tempo che potremmo spendere in modo più costruttivo. Grazie

  16. Luca ha detto:

    Ho capito ma la bassa statura mica si sceglie a differenza del vestire.
    Anni di lotta femminista e poi sotto il marketing pure le donne a oggettivizzare il corpo maschile.

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