La Degenerazione Culturale

A ottobre, un paio di anni fa, molto prima che mi venisse proposto di scrivere un libro con Giulia De Lellis, ho partecipato all’Internet Festival di Pisa. In quei giorni la città brulicava di giornalisti, scrittori, youtuber, addetti ai lavori, agenzie. Tra i vari ospiti della manifestazione c’era un ragazzino di 15 anni, una star del web, che aveva attirato folle oceaniche di coetanei esultanti. Quello era stato L’EVENTO, nell’evento.

Non era il primo, e non era il solo. Erano già anni che esistevano questi fenomeni per noi incomprensibili. Orde di pre-adolescenti che si strappavano le mutande e le corde vocali per emeriti ignoti usciti dal web, con lo stesso cieco trasporto che io avrei usato per Leonardo Di Caprio alla premiere di Titanic nel 1997, o con la stessa isteria che le nostre mamme e le nostre zie avrebbero destinato tipo ai Beatles o a Robert Redford.

In quell’occasione pensai che avrei dovuto leggere uno dei tanti, tantissimi libri che da tanti, tantissimi anni, popolavano già le librerie italiane e che miravano a un target preciso: i più giovani. Che cosa dicevano? Di cosa parlavano quei quindicenni nelle loro autobiografie? Quali esperienze e quali temi riuscivano a coagulare una generazione giovanissima fuori dalle librerie, nello stesso modo in cui noi avremmo potuto assediare l’hotel dove alloggiavano i Take That o le Spice Girls?

Quando lavoravo in agenzia, e facciamo un salto indietro di un altro biennio (quindi 2015), mi era capitato di “mappare” i profili di giovanissimi influencer (lavoravo alla promozione di un film con quel target, e mi occupavo di quelle che ai tempi si chiamavano “digital pr”). Navigando i profili, avevo visto le loro fotografie e avevo constatato immediatamente quanto apparissero diversi da me e dai miei amici, alla loro età, non solo perché erano vestiti in maniera più ricercata (o eccentrica) di noi, e perché avevano i capelli azzurri o fucsia, con tagli bizzarri. Quei nuovi giovani, per esempio, si mostravano con disinvoltura sui social insieme alla fidanzata e al fidanzato, che spesso aveva il loro stesso sesso, mentre ai miei tempi, su 800 studenti, nel Liceo non c’era un solo omosessuale dichiarato (e “i miei tempi” non significa il 1835, ma i primi anni 2000).

Facciamo un salto nel presente. Ottobre 2019, esattamente due anni dopo. Sto lavorando a un nuovo progetto, per il quale mi è capitato di intervistare 15 ragazzi tra i 20 e i 30 anni, che vivono a Milano e vengono da mezza Italia (Sicilia, Puglia, Campania, Lazio, Emilia Romagna, Liguria, Sardegna, Toscana, Veneto, Lombardia) e dall’estero (Armenia e Bulgaria). Mentre li ascoltavo, mi accorgevo di quanto le diversità si manifestino nel giro di pochissimi anni. Intervalli di 6/7 anni, che non sono un’era antropologica ma sono un lasso di tempo sufficiente a segnare differenze culturali rilevanti. In cosa? Nel modo di intendere la sessualità, l’identità, i rapporti sentimentali, la progettualità futura, l’esistenza liquida, la sostenibilità, il gender, l’amore romantico. Per citarne alcune. 

E veniamo al punto: ho come l’impressione che sia in atto una specie di frattura culturale tra giovani (quelli veri) e adulti. Certo, anche di Elvis e di Mick Jagger i vecchi dicevano nefandezze, e probabilmente li mettevano a confronto con Johann Sebastian Bach o Wolfgang Amadeus Mozart, ma quello che cerco di dire è che ogni epoca ha il suo gusto, il suo gioco e le sue regole

La Degenerazione Culturale che moltissimi denunciano in questi giorni, è potente e sgradevole, un vero schiaffo in faccia. Ci scandalizza, ci indigna, ci spaventa, un po’ come il cambiamento climatico, eppure sono entrambi fenomeni in atto da decenni, ma la stragrande maggioranza di noi se ne è allegramente sbattuta il cazzo. Mi piacerebbe chiedere, ad alcuni dei tanti che si sono espressi – con più o meno vigore – sul tema, quante volte negli ultimi 10 anni abbiano speso dei soldi per andare al cinema. Quante volte al mese entrano in libreria e ci lasciano 15, 30 o 50 euro per uno, due o tre libri (comprandoli, non leggendoli piratati). Mi piacerebbe chiedervi se non lo fate perché davvero siete poveri, o perché in realtà i vostri soldi preferite spenderli in altro, com’è vostro diritto, e sia chiaro che io non vi giudicherei per questo (l’antipirateria dovrebbe, ma non io). Siete liberi di fare quello che vi pare, però per piacere, quando gridate allo scandalo, guardate anche i fatti, non solo le pugnette: gli italiani non leggono, gli italiani non vanno al cinema, gli italiani sono sempre più ignoranti e sempre più poveri. 

Per chiarirci: io avevo 6 anni quando Silvio Berlusconi scendeva in politica. Sono cresciuta in un mondo votato al capitalismo applicato a qualsiasi cosa. Entravo nel mercato del lavoro nell’annus horribilis 2008, all’apice dello sfruttamento coatto dei giovani. Sono stata single nei primi anni delle dating app. Sono nata e cresciuta a Taranto, che è tipo la città più inquinata d’Italia e vivo a Milano che è la città più competitiva e imbruttita (per sua stessa ammissione), d’Italia. Voglio dire: di brutalizzazione ne so abbastanza, e infatti sono brutale, e me ne scuso, ma davvero, il vostro disappunto di oggi io l’ho provato 10 o 15 anni fa. Non perché fossi più sveglia, ma perché ero più sensibile al tema e perché lavoravo nel mondo della comunicazione (che ho studiato). E la vostra insofferenza a questa Degenerazione Culturale, la capisco. Cioè proprio la sento, come voi, anzi di più.  

D’altra parte, però, penso pure che bisogna comprendere quali sono gli assi che orienteranno il gusto, ma anche la storia, ma anche la politica, nei prossimi decenni. E se si vuole agire, migliorare le cose o anche solo sopravvivere, bisogna superare la segregazione delle opinioni e la paura di perdere anche quei pochi, pochissimi, miserabili punti cardinali che abbiamo avuto nella vita. 

Bisogna provare a capire quali saranno i temi che ci attendono. Non destra e sinistra, ma alto e basso. Non italiani e stranieri, ma ricchi e poveri. Non profitto e ricavi, ma giustizia sociale e ambientale. Il futuro ha parole chiave inedite e le affermerà. Noi “ragazzi” di 30 e 40 anni non siamo vecchi, ma siamo adulti, senza appello, e dobbiamo chiederci che adulti vogliamo essere (e che vecchi vogliamo diventare). Provate a chiedere a voi stessi se volete essere come tutti gli altri vecchi, che dicevano di essere migliori dei giovani, o se, al contrario, volete essere i “grandi” che avreste voluto incontrare da ragazzi. Grandi capaci di non giudicarvi troppo. Grandi capaci di ascoltarvi. Grandi capaci di capire, o rispettare, anche ciò che non appartiene al perimetro del loro gusto e della loro morale. Grandi capaci di stimolare e di esercitare una funzione educativa, non punitiva, che passa attraverso la comunicazione, che a sua volta passa attraverso un linguaggio comune. E come facciamo a capire il linguaggio dei giovani, e i loro significati, se ci limitiamo a schifare TUTTI i significaNti che a loro piacciono? E Chiara Ferragni al cinema, e la De Lellis in libreria, e la musica trap peggio mi sento. 

La domanda è: che adulti vogliamo essere? Quelli che invocano (con un’ironia che ho spesso usato anch’io) l’abolizione del suffragio universale per chi acquista un certo libro? Oppure quelli che dicono:

“Bene, visto che hai letto questo, e hai scoperto che leggere è possibile, grazie al fatto che non esistono solo I Fratelli Karamazov, perché non provi anche questo?”;

“Bene, hai scoperto quant’è bella la sala cinematografica? Ora a parte la Ferragni, perché non ti guardi pure Fincher, Nolan, Scorsese, Tarantino, Lars Von Trier, Sorrentino?”

“Bene, ti piace moltissimo la trap, ma l’elettronica vuoi provarla? Il grunge? Il rock? La new wave? E sai che storia c’è dietro? Sai cosa succedeva nella società quando Mick Jagger smignotteggiava sul palco? “

Magari quando suggeriremo ai “nuovi giovani” di ascoltare i Led Zeppelin, i Joy Division, i Cure, ci diranno che fanno cacare, e va benissimo così, ma almeno sapranno che esistono. Avremo offerto loro uno stimolo, un’alternativa, una possibilità, un piccolo punto di riferimento che forse servirà a orientarli nell’era dell’infinita pluralità di opzioni SU QUALSIASI COSA. Poi sceglieranno liberamente, secondo il loro gusto (la parola è da intendersi nel senso più lato possibile, in senso spalancato). È giusto così. Mentre mi pare sbagliato precludere la contaminazione tra contemporaneo e passato, tra aulico e profano, tra giovane e vecchio. Così sì, che mi sembra l’apocalisse. 

Se nella mia vita non avessi incontrato persone più “grandi” di me, che mi suggerivano cose, molte di quelle cose non le avrei scoperte. Se mio padre non avesse avuto l’LP di Atom Heart Mother, se il mio ex non mi avesse fatto le compilation, se le mie compagne di università non mi avessero masterizzato gli mp3 (di nuovo, la pirateria ha un ruolo nella Degenerazione Culturale, secondo me), forse non ci sarei arrivata. Vale per la musica e vale per tutto il resto. 

Dove eravamo noi adulti/vecchi mentre tutto andava a mignotte? Cosa facevamo, invece di seminare degli anticorpi culturali (ammesso e non concesso che ne fossimo muniti)? I genitori cosa hanno fatto sentire, leggere, vedere a casa? Gli zii giovani cosa hanno suggerito? La scuola cosa ha fatto scoprire? Perché io a scuola ho visto Kubrick, e facevo un banale liceo scientifico, ma già allora mi parve un’eccezione, una scelta personale del mio docente, una botta di culo. 

Dove eravamo noi mentre questa catastrofe culturale, esistenziale, estetica, economica, ambientale, accadeva? Se ci guardassimo con onestà, capiremmo quanto è sciocco aspettarsi che un mondo brutto, produca una cultura sublime. Specialmente oggi, che veramente chiunque produce contenuti

C’è qualcosa che possiamo fare a fronte di tutto questo? Sì. Giudicare meno e provare a capire di più. Condividere, invece di disprezzare. Parlare delle cose belle che scopriamo. Ascoltare ciò che non capiamo. Seminare. Resistere. Accettare

Chiudo con due messaggi che ho ricevuto oggi, che contengono riflessioni che mi sembrano interessanti. 

La prima è Giorgia, 23 anni (legge questo blog da 4): 

Leggo spessissimo il tuo blog. Da studentessa di lettere e lettrice accanita, ho letto tuo libro con GDL. Di sicuro sarò impopolare ma per me ben vengano i libri degli YouTuber, delle influencer uscite da U&D e i documentari sulle fashion blogger! Non so se ti è mai capitato di leggere romanzi Young Adult: After, Uno splendido disastro, The Selection, tutti best seller (i primi due best seller del NY Times). Oltre a essere libri scritti malissimo, lanciano messaggi sbagliatissimi: donne volubili e sottomesse e crocerossine, uomini violenti e quasi sempre ubriachi, amori malati che vengono esaltati agli occhi di ragazzine di 13-14 anni…ben vengano, a questo punto, i libri di personaggi come Giulia che parlano di rinascita. Sono libri leggeri, che tengono compagnia, che non avranno pretese da Premio Strega ma perlomeno trasmettono solo cose positive. Inoltre, di questi libri non va sottovalutato il potere di immedesimazione che hanno: io ragazza vedo la vita apparentemente perfetta di questa persona, ma quando mi racconta la sua sofferenza mi sento più vicina a lei, più capita, vedo più la persona che il personaggio, mi spiace che non tutti lo capiscano. E mi spiace ancora di più questo femminismo solo verso certi personaggi, se sei bella, ricca, per vivere ti fanno le foto e sei sveglia…basta, smetti di essere degna del rispetto della comunità femminista…se non ci rispettiamo tra di noi come potranno mai farlo gli uomini?

La seconda, per una curiosa fatalità, si chiama anche lei Giorgia: “Ho letto il libro e mi è piaciuto. Io adoro Uomini e Donne, ma ho anche una laurea in biotecnologie. Io non perdo una puntata di Temptation Island, ma so anche bilanciare una reazione chimica. Credo che l’intelligenza non sta nell’autorevolezza del libro che leggi ma in come analizzi quello che stai leggendo. Ho letto il libro di una 23enne tradita, e ogni fase del suo dolore spiegata. Ovviamente non sognavate di vincere il Premio Strega, ma la cosa più importante è che moltissime giovani (e meno giovani) abbiano letto almeno un libro nel 2019.

Con questo è davvero tutto. Ho promesso a lettrici affezionate&deluse&confuse che presto scriverò un post in cui risponderò alla più cruciale delle domande, ossia “Perché hai accettato di scrivere il libro con Giulia De Lellis?“.

No, non per giustificarmi, ma per chiarezza con chi mi legge da tanti anni ed è ancora scioccata dalla notizia. 

Ma di questo parliamo la prossima volta. 

 

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giorgia Palladini ha detto:

    BAh…mi fai pensare che forse i 30/40enni oggi non si sentono “adulti” come i 40enni degli anni ’80…io per prima: al massimo “giovani adulti” che sguazzano felici tra un senso di responsabilità molto diluito e decisioni personali procrastinate. In senso individuale, vivere cosi è indubbiamente un lusso, ma probabilmente a livello aggregato genera il nulla sociale e culturale che tu descrivi cosi bene, come sempre.
    Sempre un gran piacere leggerti!

    1. Lorenza ha detto:

      Teso’, ti seguo da anni, da quando eri una sconosciuta pischella che aveva paura di non riuscire a pagare le salate bollette milanesi, a quando il tuo nome è apparso su quello che ormai pare diventato un best seller… Ho 52 anni e sono laureata ma non ho la puzza sotto il naso, per cui quando ti ho vista sulla copertina di Le corna ecc.. ho pensato: grande!! La vagy ce l’ ha fatta! Ha svoltato! L’ avevo già pensato dopo Fammi uno squillo, ma adesso il punto è che il libro con la De Lellis ti consentirà davvero di spiccare il volo e di far conoscere a livello molto più diffuso chi sei e quanto sei brava! È solo un trampolino, non sei tu, tu sei piena di contenuto. Per cui fottitine veramente delle critiche perché ti STAI ROVINANDO UN MOMENTO MAGICO. Se tu non fossi stata super brava a scrivere, l’ editore non avrebbe scelto te come writer, punto e basta. Chi ti critica sta rosicando.
      E comunque, tu di scrittura ci vivi, e il lavoro si fa anche per pagare le bollette che a Milano so essere molto salate.
      Quindi BASTA PIPPE 🙂 e goditi il momento.
      Un bacione

  2. Mauro ha detto:

    E niente. Ogni tuo post fa pensare, macinare, distillare. Mi toccherà continuare anche in futuro. L’argomento ci piace e l’agitazione mentale che impone ancor di più

  3. Dave Brick Pinza ha detto:

    Anche mio figlio è fan di uomini e donne e temptation island e per questo non lo considero stupido: è solo pirla, nel senso buono del termine. Pensa a Zeffirelli, grande genio che si perdeva in esternazioni da tifoso ultrà, il più basso livello cognitivo della nostra società, anche la genialità ha un tallone d’Achille. Però non si può negare che esistano grossi problemi nelle nuove generazioni. Oltre la cultura mancano di senso civico e grossi problemi nella percezione sessuale che si colmerebbero con una buona educazione introdotta nelle scuole. Ben venga la cultura spazzatura, se può trasformarsi nel trampolino evolutivo di un individuo, però senza un tutor che ti indirizzi è complicato, specialmente se è il genitore. Siamo quelli che mettono in mano lo smartphone al figlio di due anni perché non rompa al ristorante, quelli che litigano con gli insegnanti invece di educare i propri figli e quelli che insultano sui social pensando che su internet non esistano le stesse leggi del mondo reale.
    Alla fine il problema siamo noi, non siamo riusciti a trasmettere gli ideali dei nostri nonni e abbiamo fatto crescere i nostri figli dal web..

  4. Demonio ha detto:

    Sono abbastanza d’accordo su tutto tranne sulla parola pirateria che andrebbe abolita vista che sempre più spesso è usata a sproposito. Le tue musicassette non erano pirateria come non lo è leggersi un libro prestato da un amico. Detto ciò è inevitabile che tra generazioni vi sia distacco ma, se c’è volontà di imparare e quindi intelligenza alla fine di cresce entrambi.

    1. fedealb ha detto:

      Penso intenda chi scarica libri da internet

      cosa che io ad esempio faccio solo con i grandi classici (inclusa la Costituzione) 🙂

      1. Demonio ha detto:

        Il discorso è molto complesso ma quello che la gran parte delle persone purtroppo non sa è che esiste una legge che impone una tassazione sulla vendita di tutti i dispositivi audiovisivi o assimilibili o su cui possono essere riprodotti o memorizzati files. Questo danaro finisce dritto dritto( o dovrebbe) a finanziare il diritto d’autore.Parliamo di tv, telefoni, chiavette usb, pc, hard disk…tutto e parliamo di una cifra enorme. Insomma i soldi ci sono e gli autori dovrebbero essere tutelati ma se non lo sono non è per colpa sui chi scarica ma di chi dirige altrove i soldi! Io per contro scarico ma compro anche in libreria e pure su Amazon. E un paio di libri scaricati poi me li sono comprati in cartaceo. Una volta leggevo prendendoli in biblioteca…oggi a volte li prendo da qualcun’altro, il concetto cambia di poco a mio avviso.

      2. fedealb ha detto:

        Sì ma gli autori prendono soldi sulle copie vendute

        se non le vendono perché la gente le scarica, ci perdono 🙂

      3. Demonio ha detto:

        Si, vero ma proprio per quello venne fatta quella legge che di fatto va ad integrare il presunto mancato guadagno.Uso la parola presunto perché è comunque da dimostrare che un qualcosa scaricato se non lo fosse stato sarebbe stato acquistato! Il problema purtroppo è la Siae che non tutela i piccoli autori.Comunque non volevo andare fuori tema e chiedo scusa a tutti!☺

  5. Stefano ha detto:

    Boh mi pare una cacata. Nel senso: non è degenerata proprio una ceppa.
    Gli stessi che oggi frignano perché ai loro tempi a scuola rispettavi la maestra, perché adesso ascoltano la trap, perché le ragazzine si vestono come dei troioni etc sono esattamente nella stessa fascia di età della massa di rincoglioniti di Bibbiano, dei 35 euro, del curiamo il cancro col limone, del credo alla Madonna ma mio figlio non lo vaccino perché non ci sono prove.

    Ora, vuole dire che ascoltare i Led Zeppelin, fare l’inchino alla maestra e non pitturarsi i capelli di arancione con le minne di fuori non ha impedito di avere una generazione di vecchi di merda (cit. Giancane).

  6. fedealb ha detto:

    Non penso sia una questione prettamente educativa: sono i cicli economici che scandiscono la stupidità della popolazione

    e pare che noi siamo all’apice

    da cui tutte le civiltà precedenti sono scesi solo tramite un triplo carpiato tarpeo.

    L’educazione ha un suo peso, ma sulle mosche bianche.

  7. Antonio ha detto:

    Il tuo articolo mi è piaciuto.

    Riguardo i commenti delle due Giorgia che hai voluto condividere, carini, però
    1) La laurea non è sinonimo di intelligenza, puoi essere laureato e stupido eh.
    2) si, bene sottolineare che ci sono best sellers che divulgabano messaggi errati, ma c’è altro di cui preoccuparsi, tipo di chi guarda temptation Island.
    E ci si bombardano quotidianamente con quella roba.
    Quella roba, sotto il naso di tutti, è un messaggio errato.

  8. Da quando nel tuo blog non parli più di sesso, quel che è rimasto……. non…….ufff…
    mah….

  9. newwhitebear ha detto:

    i giovani/adulti quarantenni si trovano a un bivio: o trovano la loro dimensione o sono destinati a essere travolti da chi ha metà dei loro anni.

  10. Ale ha detto:

    Ciao. Mi associo a Marco Sognatorefallito. Bravissima Vag. Ma …di sesso non parli piu’?

  11. Dovesei ha detto:

    Ciao tesò. Sono latitante da molto tempo per millemila motivi ma ti seguo con modalità Netflix, ovvero mi leggo tipo 4, 5 articoli alla volta. Ammetto che quando su Instagram ho letto che avresti scritto un libro per GDL la prima domanda che mi sono fatta è stata chi diamine fosse questa ragazza, e te l’ho anche detto aggiungendo che, appunto, non la conoscevo ma che era sicuramente fortunata ad avere te come ghost writer, anche se non ghost. Adesso so più o meno chi è questa graziosa ragazza ed ho anche letto qua e là polemiche varie sul libro. Sarò franca come sempre: da quello che vedo di lei avete ben poco in comune se non una vicinanza anagrafica, insomma siete gggiovani entrambe. I personaggi del suo calibro non hanno molta presa su di me, non per una questione di snobismo intellettuale ma proprio perché è fuori dai miei interessi, anche se io alla sera mentre preparo la cena a volte mi guardo Uomini e Donne ma Over, i vecchi, per intenderci, questo però non mi spingerebbe mai ad acquistare un libro scritto da uno dei “cavalieri” della trasmissione. Penso comunque che leggere sia un bene, e che esistono mille livelli di lettura, e che se un personaggio butta sul mercato un libro scritto decentemente (e tu sicuramente glie l’avrai scritto più che bene,) sia una cosa buona. Però. Però io ho letto il tuo, di libro, e mi ha scombussolato in molti passaggi perché tu oltre che brava sei una cazzuta, una tosta e piena di cuore, oltre che una brava autrice. Del libro di GDL ho letto qualche brano qui e là, e anche se il discorso corna mi ha toccato al punto di aver aperto il mio blog più di 10 anni fa, non ho trovato nella sua storia nulla che mi abbia tirato dentro.

    Mi fermo qua, per ora. Ti abbraccio.

    Zia

Parla con Vagina, Vagina risponde

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