Le Sardine IMHO

Io sono una che ama la dialettica. Adoro quelli che sanno parlare. Una buona capacità di eloquio, nel mio caso, perdona anche difetti collaterali come l’arroganza, o la calvizie, o persino una matrice di valori differente dalla mia (provare a capire cosa si muove nella testa altrui è pur sempre interessante, se non altro in termini antropologici e sociologici). Il mio migliore amico Frecciagrossa mi ha sempre presa apertamente per il culo perché, secondo lui, ero capace di portarmi a letto cessi clamorosi (cioè non necessariamente muscolosi come piacciono a lui), purché dotati di armi retoriche efficaci, senso dell’umorismo e cultura di qualche tipo.

Fatte queste premesse, capite che quando ho sentito per la prima volta Mattia Santori, leader delle sardine, parlare bene, dicendo cose condivisibili e necessarie, con quell’accento bolognese a me così caro (ho studiato a Bologna), sono andata immediatamente in deliquio. Evviva. Finalmente. Era ora. Emiliani bella gente. Che territorio stupendo, ultimo avamposto della sinistra che fu, quello sì che è un bel luogo, permeato da una cultura d’eccellenza, dove mettere al mondo dei figli e farli crescere (perché l’ambiente in cui cresci ti marchia a fuoco, altroché).

Da quella sera a Piazza Pulita, sono passate un paio di settimane (per quanto sembri una vita fa). Da allora, ho osservato le Sardine, neppure troppo da vicino (non ero a Milano domenica, se ci fossi stata avrei partecipato alla manifestazione, presumo). Ad ogni modo, ho visto tante fotografie di piazze piene, di ombrelli stretti sotto la pioggia implacabile di novembre, ho letto post di entusiasmo e di esaltazione, e ho rilevato una generale ondata di partecipazione social-mediatica per questa rinnovata forma di resistenza. Io stessa ho provato soddisfazione, una specie di orgoglio condiviso, di fronte a un movimento sulla carta perfetto: nasce dai giovani, ma conquista tutti, dai 30enni ai 70enni. Una boccata di ossigeno in un paese soffocato da anni di propaganda catto-sovranista, dalla strumentalizzazione aperta dei sentimenti più deteriori che una società civile possa coltivare in sé, da una cronaca fatta di violazioni e gattini, salsicce e mazzette (a quanto pare il gusto per il magna-magna noi italiani non l’abbiamo mai perso).

E così, dopo aver assistito a un lento e ineluttabile sdoganamento del razzismo, del sessismo, dell’omofobia, dell’avversione verso le persone e le idee diverse, degli insulti pubblici, delle fake news, degli scandali, dell’incitamento all’odio e tutta una lunga lista di schifezze assortite da tutte le parti, sono arrivate in banco, silenziose e innocue, ma determinate: le meravigliose sardine (che comunque dai documentari sul mare che ho visto su Netflix, mi pare che siano l’alimento base degli oceani, le prede più facili di tutte, lì negli abissi).

Ho seguito con un occhio di riguardo, lo confesso, la manifestazione delle sardine tarantine (alla quale Santori ha partecipato), perché penso sempre che – a parte il frontman che parla da Formigli – sia giusto capire anche cosa succede nelle altre città, cosa viene detto sugli altri palchi e come quella retorica (che pure apprezzo, sentimentalmente parlando) si declina sulle specificità territoriali italiane. Laddove, per intenderci, l’antipolitica miete più voti.

Ecco, dopo questa silenziosa osservazione, una serie di domande si sono affastellate nel mio cervello e, lo confesso, le condivido con una certa ritrosia, perché non vorrei essere linciata (ma se accadesse, sarebbe una prova immediata di quanto sospetto).

Ad ogni modo, mi sono chiesta:

1. Qualcuno di noi può ancora credere che riempire le piazze non sia un atto politico? Qualcuno di noi, dal V-day in poi, può ancora convincersi che un movimento di successo non si trasformi in un partito?  Ecco, a meno che tu non sia Vasco Rossi o un suo collega, generalmente riuscire a radunare migliaia di persone in un luogo fisico è un atto politico, che può essere di supporto, ma anche di opposizione, verso qualcuno o verso qualcosa. Alla luce di ciò, perché sottolineare compulsivamente la spontaneità e l’apartiticità del movimento? Se siete di sinistra, perché diamine non lo dite? Forse perché non si sa più bene cosa sia la sinistra? Ecco, e le sardine non potrebbero servire proprio a ridefinire i valori e i confini di una bella sinistra, quella del Berlinguer che viene citato come fondamento culturale? Non sono un’occasione per resuscitarla e ricalcolarne il baricentro, mettendo in asse un pensiero e uno stile di vita alternativi? Sono seria.

2. Quel che ho capito, è che le Sardine sono anti-Salvini e io mi chiedo: non abbiamo imparato niente dalla politica anti-qualcuno? No perché, magari sbaglio, ma mi pare che la strategia “Votateci perché noi non siamo Berlusconi” non abbia funzionato un granché. Ha davvero senso definire un’identità politica e culturale in maniera così limitata,  ad personam, come se la personalizzazione della democrazia da Silvione a Renzi sia mai stata una scelta a qualche livello intelligente, o sana?

3. Quali sono i contenuti? Perché ho un vuoto. Ripeto che ho seguito la manifestazione di Taranto e non ho sentito nulla di più intelligente, più interessante o più innovativo di quanto udito in altre manifestazioni, anzi. E, sia chiaro, a Taranto ce ne sono state tante, tantissime, di manifestazioni: di giorno, sotto il sole di agosto, e di notte, coi cappotti e le fiaccole in mano; al quartiere Tamburi e nel Borgo; ci sono state le dirette tv, i comizi e i concerti del Primo Maggio, per anni, di cui la stampa ha sempre evitato di parlare. Forse per questo Lucia Annunziata non ne ha memoria e la sua redazione non ne ha trovato traccia, neppure negli angoli più remoti del web.

4. Tuttavia, la Annunziata ha fatto una riflessione ottima sulla natura dei movimenti. Di fronte alla domanda sulle proteste di Hong  Kong, sulla disparità che c’è in termini di libertà nei diversi paesi del mondo, sulla dicotomia tra interesse economico con la Cina e violazioni dei diritti umani, la risposta è stata vaga, più o meno una cosa tipo: “No, ma io sono solo una sardina”. Ve l’immaginate? Come se negli anni Sessanta i movimenti di protesta avessero risposto: “Il Vietnam? No, è un tema troppo complesso, noi siamo solo hippy, vogliamo farci le canne e scopare come i ricci”. Ecco, qual è l’identità di questo movimento? Né destra, né sinistra, anche questa mi pare già sentita. Se poi mi dite che, semplicemente, le sardine sono tutti attivisti per i diritti umani, posso rispondervi che – se proprio volete fare advocacy – esiste già Amnesty International, e molte altre realtà che possono fare di voi cittadini migliori e aiutarvi a rendere il mondo un posto più vivibile.

5. Ma io sono una persona brutta e spregevole, e non capisco l’impatto emotivo, che era pur necessario, sull’umore nazionale. Sull’elettorato confuso, frustrato e disgregato di una sinistra svilita e snaturata da un irreversibile processo di globalizzazione, capitalista e finanziaria. Io non capisco l’empatiaH, okay. Io sono una reazionaria fassista cattiva, perché NON mi piace il fatto che mò pure la sinistra si metta a parlare ALLA PANCIA della gente. E il punto non è che queste belle frasi raggiungono anche la mia pancia, che grazialcazzo, il punto è che dovremmo iniziare a parlare ai cervelli, possibilmente tenendo una mano sul cuore (tipo ricordare che chiunque sia dall’altra parte ha una storia personale, più o meno accidentata, di cui non sappiamo nulla). Dovremmo avere il coraggio di guardare nelle realtà vicine, ma lontanissime. Di parlare con gli invisibili che ignoriamo, italiani e stranieri. Dovremmo avere il coraggio di analizzare la nostra recente storia politica, e smetterla di vivere come un paese che soffre di croniche e reiterate amnesie collettive.

6. Ed ecco il punto: alcune delle frasi che ho sentito in questi giorni, sono perfette per una manifestazione studentesca. Messe in bocca a un rappresentante di istituto vanno benissimo, ma se abbiamo esponenti over30 che non hanno proposte e solo speranza che le istituzioni risolvano le questioni, noi poi che dalle istituzioni non abbiamo avuto manco un lavoro e abbiamo dovuto inventarcelo (la precarietà, ve la siete dimenticata, pure quella?), ecco siamo messi male. Delle due dobbiamo sceglierne una: o a 30 anni siamo adulti, pretendiamo di essere trattati e riconosciuti come tali, e ci facciamo carico della complessità del mondo reale, entrando nel merito di quelle disfunzioni che hanno risvegliato lo spettro del totalitarismo; oppure non lamentiamoci del fatto che ci considerano solo “ragazzi”, che siamo dei bamboccioni, che non ci danno del “lei”. Perché io non vorrei essere troppo brutale, ma dobbiamo capire che i 15enni sono giovani che possono limitarsi a dire: “Brutti scemi, ci avete rovinato il futuro, ora son cazzi vostri, ma dovete risolverla”; se di anni ne hai 25, 30, 35 o persino di più, sei un po’ fuori tempo massimo. Da te ci si aspetta una comprensione più approfondita del mondo in cui vivi e delle sue dinamiche, più o meno dichiarate, o manifeste.

7. Cosa può esserci di più populista, che dichiararsi contrari al populismo? Cosa di più fumoso e qualunquista, che dirsi contrari al razzismo? E la pace nel mondo, dove la mettiamo?  Ma che è, Miss Italia? Voglio dire, è eccellente che così tanti di noi manifestino in difesa di principi nobili come la FRATELLANZA, contenitore semantico sterminato, che dentro ingloba la Rivoluzione Francese ma pure l’elettorato cattolico che ha un travaso di bile ogni volta che Salvini cita la Madonna a caso. È una cosa OTTIMA se ci accorgiamo che una serie di diritti che consideravamo infrangibili e garantiti sono sempre più violati e vanno presidiati. Per me tutto questo è meraviglioso, ma se sconfiniamo nel commento politico di questo movimento spontaneo e apartitico, ma contrario al populismo e al sovranismo, allora dobbiamo renderci conto che è solo un altro volto della stessa medaglia: contenuti incerti, frasi facili, parole chiave, principi universali, niente soluzioni, solo movimentazione fisica ed emotiva di anticorpi che sono indispensabili eh, ma poi in cabina elettorale, cosa vota un anticorpo? E poi, magari, pure i leghisti si considerano anticorpi che difendono il paese dalla sostituzione etnica di cui discettano ormai pubblicamente.

8. Insomma, se il populismo non ti piace, non lo fai. Se vuoi andare alla radice del populismo, devi capire l’iniquità sociale che c’è nel paese, devi analizzarla senza giudizio e provare a rispondere a quelle istanze e a quelle promesse disattese da tutti i precedenti sistemi politici. Devi capire i suoi problemi strutturali, avere le idee chiare e il coraggio di essere impopolare. Devi capire che la provincia non è la grande città, che il Nord non è il Sud, che il centro non è la periferia. Che il mondo reale è più complesso di qualsiasi facile sintesi, ben confezionata, che possa convincere gli elettori, gli utenti, a fornire un endorsement o un voto di impulso.  Devi rieducare all’intelligenza, alla competenza, all’approfondimento. E invece a me pare, ma magari sbaglio, che si tratti solo di populismo di sinistra. E il problema del populismo, indipendentemente dalla sua matrice ideologica (si può dire, ideologica?) è che è rassicurante, confortevole e ingannevole. Facilita tutto all’estremo, pre-mastica e appiattisce la realtà, usa ganci emotivi per toccarci su nervi scoperti, acuisce il conflitto con l’altro da sé, e soprattutto, non risolve un cazzo.

9. Naturalmente, non devono essere le Sardine a risolvere il problema del populismo, e non è che chiunque manifesta dissenso debba avere un piano quinquennale per l’amministrazione politica del paese. Tuttavia, noi dobbiamo capire che non abbiamo trovato la formula segreta o la bacchetta magica per metterci la coscienza a posto, e debellare il male culturale di questo paese, una patologia cronicizzata che ci portiamo avanti da decenni, convincendoci a ogni cambio di casacca che le cose andranno meglio, oppure smettendo di credere a chiunque perché non c’è nessuno di credibile (vi rammento che il partito di maggioranza, in Italia, sono gli astensionisti). Detto ciò, protestare è bello e fa sentire vivi, e quindi in piazza è più che legittimo e auspicabile scendere, ma bisogna sapere cosa succede nel paese, alle persone, straniere e non, colte e non, ricche e non. Bisogna pensare che se ci basta questo, se le Sardine ci sembrano una reazione sufficiente, se pensiamo che il nostro impegno civile l’abbiamo risolto tagliuzzando un cartoncino a forma di pesce, e il PD condividendo le piazze manco le avessero orchestrate loro, mi sa che siamo fuori strada. Mi sa che è solo una moda, o una strumentalizzazione che però ci sta più simpatica delle altre.

10. Qualche sera fa, condividevo queste considerazioni con la mia agrodolce metà, e gli ho chiesto: “È impossibile dire queste cose senza essere lapidata, vero?”. Lui mi ha detto “Sì”. E allora io ho deciso di dirle, per capire se anche le Sardine, come certi soggetti politici che avversano, sono aggressive verso chiunque muova loro delle critiche. O se, come certi altri, ti considerano una minus habens, analfabeta, stracciona, brutta e cattiva,  se non sei sempre d’accordo ed entusiasta su tutta la linea. Vorrei capire se c’è il margine per il confronto e il dibattito, se c’è la sostanza per la democrazia, se c’è qualcosa di davvero rivoluzionario, come nella nostra vita non è mai stato.

Alla fine, l’agrodolce metà ha indicato un quadro che abbiamo appeso alla parete, che raffigura un pesce, dentro l’altro.

“Facciamo una foto con quello”, mi ha detto. E io l’ho fatto, perché guarda caso è un’immagine perfetta: una sardina, nella grande balena del populismo, che non so se sia migliore della Balena Bianca, cioè la Democrazia Cristiana, ma è di sicuro il cetaceo politico del nostro tempo. Mangia tutti e tutto, a destra come a sinistra, disabituandoci ogni volta di più alla fatica di comprendere le radici e le ragioni del mondo in cui ci troviamo a vivere.

La balena mangia tutti, ma magari qualcuno si salva.

In genere, si salva chi può. Chi non può, cazzi suoi.

E comunque, staremo a vedere.

Toyama Biennial. Kazumasa Nagai. 1990

14 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Concordo quasi pienamente 👍🏻

  2. Monica ha detto:

    Mia cara,
    mi prendo tutto questa confidenza perché ti seguo dagli albori del tuo blog, quando saremo stati in venti a seguirti e non si parlava ancora di followers, etc., che dirti, io oramai sono sempre più convinta che siamo spiriti affini! Hai dato voce a pensieri che mi fluttuano da settimane in testa e che a mala pena riesco a spiegare ad amici e conoscenti, i quali quando apro questa discussione mi danno della “pignainculo” puntigliosa. Grazie, grazie, grazie. Sia chiaro che ho preso parte alla manifestazione a Treviso e andrò anche a quella a Venezia la prossima settimana, ma i dubbi permangono.

  3. nerodavideazzurro ha detto:

    Parlare di basi culturali, di idee e loro organizzazione ai fini di azioni pratiche (ideologia e… lo dico?… filososofia) oggi è annichilito da due banalità collegate a vanvera: “astratto” e “inutile”. Manco fossero reati da pena capitale.
    Che poi portano a giustificare eccessi, radicalismi ecc ecc. Se le sardine si accollano la bega di riportare attivamente questi concetti nella vita politica (oggi ridotta a bordello di chi si gonfia di più, di pavoni), bhè li ringrazierò senz’altro anch’io. E poi tutto il resto.

  4. La Grazia ha detto:

    Bel quadro, la politica è affetta da Autismo.

  5. Lamanu ha detto:

    Bi erre a vu a!
    Esattamente quello che ho detto oggi parlandone con conoscenti. L’ampiezza dell’apertura della loro bocca direttamente proporzionale al numero di parole di critica(costruttiva, lo giuro)che fluivano dalla mia. Poi è calato il gelo.

  6. kalissa2010 ha detto:

    Secondo me, non è corretto cercare di attribuire significati complessi ad un movimento che nasce dalla volontà di riunirsi per dire “io non ci sto, non sono razzista, omofobo, sono antifascista, sono umano e siamo in tanti a pensarla così”.
    È fare politica? Certo!
    Apparteniamo ad una nazione con una costituzione scritta da persone di diversi orientamenti politici, che dichiara l’Italia un paese antifascista: tutti dovremmo essere antifascisti, ma non è così.
    Le persone decidono di organizzarsi e scendere in piazza, fisicamente, con qualsiasi condizione meteo, abbandonando le chiacchiere social, per far parte di qualcosa, per dissentire in massa: questo è ciò che mi piace.
    Poi devono seguire le proposte, il “fare” e soprattutto, un voto responsabile, perchè se si sente il bisogno di dissentire, non bisogna dimenticare che, il motivo di dissenso ha dei responsabili: qualcuno che ha votato o non l’ha fatto. Beh, io spero che, in piazza, scendano persone consapevoli, anche dei propri eventuali errori e, il giorno dopo, continuino a lottare per migliorare le cose.

  7. newwhitebear ha detto:

    io sono un pratico. Essere equidistanti vuol dire stare fermi. Le idee si avversano con altre idre fattibili e concrete.Il resto è solo retorica

  8. Ruben ha detto:

    condivido pienamente, ma difficilmente trovo chi la pensa allo stesso modo….aggiungo da complottasti, che dietro c’è puzza di mortadella

  9. Marco ha detto:

    cara stella,

    io in piazza a Firenze c’ero e siamo stati una delle piazze più numerose. Mi sono posto anche io molte delle tue domande. Una delle risposte è venuta proprio dalla piazza di Firenze, quando qualcuno ha alzato una mega bandiera rossa con falce e martello. Tutti hanno cominciato a innervosirsi, a commentare “ecco sono i soliti, con questa faranno un regalo a Salvini che avrà ragione a bollarci tutti come comunisti”… poi è partito un coro, devo dire educato, quasi sommesso “via la bandiera, via la bandiera”, e il bandierone è stato ammainato.

    Quello che si è percepito è che non era il solito girotondo, non era la solita voglia di “antipolitica”. Il rifiuto di un simbolo, pesante come la bandiera rossa, ha espresso molto bene l’idea che di tutta la politica che abbiamo visto fin qui, dei simboli, delle ideologie usa-e-getta, delle barricate, delle urla e degli isterismi nei talk-show siamo davvero saturi.

    In realtà le sardine, a mio avviso, riflettono l’esigenza di un “back to basic” della politica, della discussione, del modo di parlare della vita della gente. In una parole direi che il movimento delle sardine è “costituzionale” nel senso che si esprime attraverso i principi della carta (la libertà di riunirsi pacificamente e senz’armi, la libertà di parola, la rimozione degli ostacoli sociali allo sviluppo della persona etc.). Parla il linguaggio di chi la solidarietà la fa, la vive quotidianamente. Di chi crede ancora ciecamente nel principio di “prima chi è nel bisogno” più che “prima gli italiani” (o chiunque altro).

    I contenuti? Il programma? Lo scopo? Sì la gente è scesa in piazza pacificamente, senza un contenuto che non fosse una sardina di cartone. Perché prima dei contenuti tutti avevamo bisogno di dire, con dignità e in maniera pacifica “io ci sono” e “quello che sta succedendo lo trovo indegno”. La costituzione la si vive, la si esprime, con la presenza, con la serenità e la libertà. Ricominciamo da qui, dai valori costituzionali, senza correre per forza ai contenuti, a un “programma” o a un decalogo da gridare e rinfacciare in una trasmissione televisiva del dopocena.

    I contenuti verranno, ma prima bisogna saper re-imparare a parlare e ad agire un linguaggio disintossicato, capace di spogliarsi delle nefandezze fatte e dette in nome di una sinistra o una destra, che proprio per questa ragione hanno perso molta della loro identità, progressista o conservatrice che fosse. Nella ricerca di questo “naturismo” politico credo che la costituzione sia ancora la miglior maglina della salute che possiamo indossare. Ed è quindi dalle garanzie costituzionali che molti italiani, ancora una volta, hanno scelto di ripartire.

    P.S. il bandierone era stato tirato su da un centro sociale che ha rivendicato l’atto sul suo profilo facebook con un pippone politichese, pieno di generalizzazioni da cui si evinceva chiaramente che rosicavano perché loro decine di migliaia di persone in piazza non le portano. Vale la pena leggerlo per capire quante pile finite abbiano certi modi di affrontare il mondo che ci circonda, per quanto io difenda tutte le attività sociali e culturali che molti centri sociali portano avanti, spesso raccogliendo fette importanti del disagio e della marginalità sociale presente nelle loro città.

  10. Davinco De Mare ha detto:

    Bene la sua esortazione alla riflessione ed all’approfondimento, giusto il suo richiamo agli uomini ed alle donne di una certa età, che tuttora risultano terzi all’uso di una maggiore serietà.
    Pur leggendola da qualche anno, intervengo ora per ringraziarla. Il suo articolo illumina certi ambiti di cui si tratta con fatica, quasi si avesse il timore a trattarne. Simili timori sono prodromi, se non già effetti, della presenza di un totalitarismo culturale. Ne trattava già Gaber a suo tempo, in linea con alcune prospettive già portate da Marcuse, e temo che, attualmente, si sia in presenza di un regime; e mi chiedo se questo movimento avrebbe avuto tanto seguito se non ci fosse stato l’intervento di certi media; e mi chiedo pure quale criterio si segua per dare o meno visibilità a certi movimenti. Anche su ciò credo sia necessaria una riflessione.
    Grazie ancora per la sua riflessione condivisa ed auguri a lei ed alla sua attività.

  11. Arianna ha detto:

    Bellissimo articolo!!
    Condivido molte delle tue riflessioni (“di pancia”, perché non sarei mai stata in grado di formularle così bene!).
    Mi dichiaro politicamente di sinistra. Ma non riconosco nessun partito che condivida i miei “valori di sinistra”. Alle ultime urne mi sono recata controvoglia, sconfortata, con la certezza che sarebbe stata una battaglia persa.
    Le sardine, con il loro movimento, hanno instillato in me la voglia per manifestare comunque, anche in modo apartitico, il mio dissenso!
    Credevo che portassero un grande messaggio: il popolo non è astensionista perché non gliene frega nulla, ma perché non si riconosce in nessuno di quei rappresentanti.
    Da lì, a fondare un partito, bè…credo che il passo sia molto lungo.
    Questo messaggio è stato rubato debitamente dal PD, con nonchalance.
    La comunicazione di alcuni membri da essere “contro i messaggi d’odio di Salvini” è arrivata a “odiare Salvini”. L’odio genera odio, ma tale rimane. Sia a destra che a sinistra.
    Per questo ho comunicato a disilludermi delle radici profonde di questo movimento.
    Forse la mia visione è superficiale e riduttiva.
    Ma sono felice che non sia solo “mia”.

  12. Demonio ha detto:

    Penso da sempre (e ne diffido) che volersi definire ne di destra ne di sinistra sia una grandissima stupidaggine che inevitabilmente non porta a nulla. Troppa ipocrisia. Manca coraggio e chiarezza. Sei uno che vuol fare soldi a tutti i costi, che te ne freghi del prossimo, delle leggi, del bene comune, delle regole(specie di quelle che riguardano te!), ammiri ladri e corruttori?Sei razzista, xenofobo, conservatore, religioso a cazzo di cane, disprezzi le donne o te ne fotti della partita, dei diritti, della sanità pubblica, della scuola, dei servizi? Sei di destra…ma se vai contro tutto ciò sei di sinistra e non c’è nulla di cui vergognarsi e se un movimento si vergogna di prenderle posizioni nette, come fece il famigerato movimento agli esordi allora inevitabilmente finirà per collocarsi a destra perché è evidente che a parlare son bravi ma poi, quando da pezzenti te li ritrovi in parlamento con privilegi e poteri…cambia tutto e fanculo la coerenza. Per ora si, parlano bene, fanno discussioni pacate ma…a me pare l’ennesimo film già visto dove, siamo al paradosso che chi ha idee malsane non si vergogna più di sbandierarle e chi vorrebbe semplicemente una normalità si vergogna e si nasconde.

  13. Massimo Tripepi ha detto:

    Sono stato anch’io ad una manifestazione di sardine, hai perfettamente ragione, altro non è che populismo di sinistra, insomma, sempre populismo è.

  14. Dovesei ha detto:

    Ma per carità… A parte il fatto che hai già ben espresso tutto tu, io dico solo che un movimento che decreta che i politici debbano solo esprimersi nelle loro sedi istituzionali è quantomeno discutibile. Potri rigirargli un bel “fascista”, dato che è diventato un termine mainstream come i dinosauri e gli unicorni.
    Non bastano una bella faccia pulita e un ottimo eloquio a convincermi. Le sardine sono a mio parere un maldestro tentativo della sinistra di riguadagnare terreno e credibilità, ma di fronte al presappochismo che ho avuto modo di osservare, unito ai cori “Odio la Lega, odio la Legaaaa!” sulle note di Guantanamera ( ma non siamo tutti contro l’odio? ), porto rispetto per chi si riconosce in questo mapazzone, ma a me pare solo l’ennesima supercazzola pronta a trasformarsi in 5stelle 2 La Vendetta.

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