Quelli che “Non ho mai letto un libro”

Ammetto con un certo rammarico di non essere mai stata una grande lettrice. Da bambina ho sempre preferito guardare la tivvù (appartengo a una generazione che deve il 90% dei propri riferimenti culturali giovanili al palinsesto Mediaset); e quando ero ragazzina è arrivato l’internet, e con esso le chat, i forum, messenger, flickr, splinder, myspace, e infine Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp, Tinder e Snapchat (no, Tik Tok non ce l’ho, ma non sono più una ragazzina, se è per questo).

Non meno importante, è arrivato Netflix, con la pratica del binge watching assieme al food delivery; ma anche la squisita social tv, ossia la prassi di guardare programmi di merda e commentarli tutti insieme online.

Insomma, per me c’è sempre stato qualcosa di più appetibile, più interattivo e meno faticoso da fare, rispetto a leggere. Persino il poker online e i documentari sui più famosi serial killer della storia, per un certo periodo, hanno stimolato la mia curiosità e irretito le mie attenzioni, ben più dei libri.

Fondamentalmente, come la maggior parte delle persone, volevo usufruire di qualche forma di intrattenimento che mi rilassasse, che riducesse il peso della giornata, qualcosa che alleviasse le domeniche di pioggia (ma a volte anche di sole), i ponti festivi, le serate a casa da sola. Lo stesso tempo che da ragazzina riempivo con Dawson’s Creek (quando non ero a scuola, o al telefono, o in giro con gli amici), mica con Anna Karenina (e francamente neppure con Tre metri sopra il cielo).

Il mio caso, poi, era particolarmente paradossale. Intorno ai 10 anni si è reso evidente che me la cavavo a scrivere, che avevo un buon vocabolario per la mia età, e che scrivere mi piaceva. Questo, per la totalità dei miei interlocutori, significava automaticamente che dovevo essere un’accanita divoratrice di libri. Macché. Piuttosto amavo il cinema e la musica, prestavo enorme attenzione alle sceneggiature e ai testi delle canzoni (da qui l’amore viscerale per gli Afterhours), e costruivo così i miei strumenti per impressionare il prossimo e spacciarmi per una più intellettuale di quanto non fossi, quando necessario.

Per carità, in casa mia i libri c’erano, dai grandi classici della letteratura del Novecento agli economici Mondadori usati. Ho letto delle cose, alcune delle quali sono state un vero supplizio, tipo il libro Cuore, una roba che secondo i miei dovevo necessariamente leggere, BELLISSIMO, e che per me invece fu un PIOMBO letale, un’esperienza che mi ha proprio fatto passare la fantasia di leggere, invece di farmela venire. E, per carità, nonostante ciò ho letto.

Le poesie di Rimbaud e Il Ritratto di Dorian Gray. I dolori del giovane Werther, Cime Tempestose, Piccole Donne, Zanna Bianca, Dieci piccoli indiani e Miss Marple, Il Gattopardo, 1984, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Se questo è un uomo, Porci con le Ali, L’Amante, Le età di Lulù. Crescendo, ho letto anche Storie di Ordinaria Follia, Fight Club, American Psycho ma, al netto di questo, per un lungo periodo della mia vita, regalarmi libri voleva dire non conoscermi, farmi un regalo sbagliato, perché tanto non li avrei mai letti, e lo sapevo già.

Poi, a un certo punto, qualcosa è cambiato in me.

Oggi quando entro in libreria provo un piacere fisico come quello che certe persone provano svaligiando il monomarca di Jimmy Choo. Oggi regalo solo libri (e molti ne ricevo, e prima o poi devo trovare il tempo di parlarvene con più calma). Oggi spendo più in saggi e romanzi che in scarpe o borse. Oggi quasi ogni giorno, mi ritaglio del tempo per leggere oggetti fisici, di carta, scritti, letti, riletti, corretti, editati, impaginati, stampati, distribuiti. Libri, non (solo) post su Instagram, articoli sui blog, titoli sui giornali e commenti su Facebook. Oggi leggo libri e la considero una delle attività più edificanti che possa fare.

Cos’è successo? Com’è che sono cambiata così?

Semplicemente, ho trovato la “mia” letteratura, quella che piace a me: tremendamente contemporanea, tendenzialmente sboccata, brutale e sublime, geniale e distopica. Audace e delicata.  Sulle mie mensole ci sono libri enormi e snellissimi, di autori illustri e di perfetti sconosciuti, o quasi. E ciascuno dei miei libri indaga un pezzo di vita, di storia, di realtà. E più leggo, più leggere mi piace, come se leggendo sentissi affluire nutrimento nel cervello, fioritura, ispirazione, approfondimento. Per non parlare del beneficio che ne traggono il pensiero, nella sua flessibilità e apertura, e il linguaggio, nella sua qualità e varietà.

Voi mi direte: ma proprio ora che la gente non legge, non sa scrivere, non capisce un tubo di niente, è tutto un analfabetismo funzionale a destra e a manca, tu ti metti a elogiare l’attività della lettura?

Sì, lo faccio esattamente ora, che leggere è diventata una forma di resistenza culturale, nel tempo delle fake news e della postverità, in cui i politici scrivono status e fanno stories, mentre i giornalisti non si occupano più delle inchieste ma pubblicano photogallery sulle home page. Lo faccio ora, perché ognuno approda alla lettura nei suoi modi e coi suoi tempi. Alcuni non ci approdano mai.

Quando l’opinione pubblica disprezza chi non ha mai letto un libro, o quando vengono fuori quelle raccapriccianti statistiche sugli italiani che leggono tipo mezzo libro all’anno, io non mi sento di condannarli, o di reputarmi tanto migliore. Anzi, un po’ li capisco. Leggere, se non sei un lettore, cioè uno che apprezza e riconosce il piacere della lettura, può sembrare un’attività noiosa, lenta, affaticante, poco immediata nel tempo reale, il perenne live-streaming che viviamo, che non ammette memoria del passato, né deroghe alla complessità del presente.

Piuttosto, quello che mi sentirei di dire alle persone che non leggono (come se leggere fosse un’attività nociva, tipo fumare), è che potrebbero sforzarsi un po’ per il proprio bene, leggere perché è giusto farlo, come è giusto lavarsi, andare dal dentista ogni tanto, fare la revisione della macchina. Leggere quello che vogliono, che è un esercizio sempre utile. Possono farlo ogni giorno, ritagliandosi mezz’ora (non dite che non l’avete, basta passare meno tempo a farsi i cazzi degli altri sui social). Oppure per consuetudine, nel weekend. Un’ora almeno, di sola lettura. Poltrona o divano, plaid, tisana calda e via.

E, a forza di leggere, troveranno qualcosa che li rispecchi, che li stimoli, che faccia scoprire loro il gusto della lettura, con tutta la sua ritualità, e intimità, e condivisione di idee e pensiero. Troveranno da soli il tempo per farlo, sempre di più, e stenteranno a riconoscersi: sotto l’ombrellone al mare, in treno, in aereo, in metropolitana o sul tram, mentre la torta cresce nel forno, nella sala d’attesa dal medico, o magari dopo cena. Insomma, consiglio di occuparsi dell’allenamento del proprio intelletto, della propria cultura, del proprio lessico. Di darsi in pasto qualcosa di migliore della sola merda televisiva. Di non perdere un’ora ogni sera a guardare le stories di perfetti sconosciuti che ti sembra di conoscere, ma se li incontri per strada mica ti salutano.

Io dico di provare, di non mollare al primo tentativo, di insistere un po’, e lo dico con la consapevolezza che leggere non è per tutti una vocazione, un’abilità collaudata, una scelta scontata.

Personalmente, ho in casa molti più libri di quanti riesca a leggerne. Ogni tanto li guardo e li trovo bellissimi, come un tesoro personale cui attingere all’occorrenza, una piccola biblioteca privata che custodisce fatti, opinioni, testimonianze, analisi, e che pian piano scalerò, perché ogni giorno ne leggo un pezzetto. E più scalo, più in alto salgo, più ho strumenti che mi aiutano a capire il mondo in cui vivo, e me stessa, e le persone che amo, e pure quelle che mi stanno sul cazzo.

Leggere, per me, è diventato uno dei piaceri della vita, come il sesso, come il cibo. E siccome i libri non sono mai abbastanza e hanno molta pazienza, come dice sempre mia “suocera” (non se ne scappano se li metti sulla mensola per leggerli dopo), iniziamo il 2020 con una notizia buonissima: da domani, 18 gennaio, arriva in edicola la collana Storie Senza Tempo di RBA, che ripropone in uscite bisettimanali (cioè una settimana sì, e una no) i grandi classici della letteratura che hanno rivoluzionato l’immaginario femminile.

Orgoglio e Pregiudizio, Jane Eyre, Ragione e Sentimento, La Lettera Scarlatta, Madame Bovary, Anna Karenina e molti altri capolavori che giungono fino ai giorni nostri con un’attualità capace di superare i confini del tempo. Dettaglio non trascurabile, i libri sono bellissimi anche esteticamente: questa edizione ha splendide copertine del XIX secolo reinterpretate a colori e con stampe in oro che si diramano sul fronte, sul dorso e sulla quarta di copertina. 

Io proverò a leggere per la prima volta nella vita Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen (che esce domani al prezzo di lancio di 2,99 euro; se invece siete interessate all’abbonamento a tutta la collana, cliccate qui).

Vi farò sapere.  

Concludo, dicendo che sono proprio contenta di parlarvi di questa iniziativa, così tutte quelle che si sono indignate tantissimo per il libro di GDL, che hanno urlato allo scandalo, che hanno suonato le sirene d’allarme per il degrado della cultura italiana, ora potranno rasserenarsi e abbonarsi ai grandi capolavori della letteratura con la elle maiuscola!

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. cineclan ha detto:

    “Orgoglio e Pregiudizio” per me è fondativo, peculiare.
    Io sono quella dell’acquisto periodico (al momento ho 30 libri comprati e che attendono di essere letti), sono quasi una feticista dei libri e della lettura…

  2. Menti Vagabonde ha detto:

    Ogni tanto mi rileggo Orgoglio e Pregiudizio…è come ritrovare il piacere di un’amicizia

    1. Ilaria ha detto:

      Proprio oggi stavo guardando questa nuova collana, sembra bellissima. Anche se molti li ho già letti, domani andrò a prendere il primo volume. Grande Vagi!❤

  3. metalupo ha detto:

    Ho letto Cuore e i Raga della via Pal due volte.
    E ho divorato libri su libri e li rileggo, soprattutto quelli del mio Maestro.
    Leggo di sparammazza ma ho adorato la freschezza del tuo, che mi ha appassionato fino alla fine.
    Ho appena finito quello dei greci pazzi in Australia, che mi hai consigliato.
    Se ne parla alla prossima.
    Bella.

  4. G. ha detto:

    Il libro Cuore non è fatto impazzire neanche me (giusto per essere educata), era uno di quei libri -quando ero ragazzina io- che pare dovesse piacere per forza 😅

  5. Mauro ha detto:

    Apprezzo sempre piu’ l’aver incontrato il tuo pensiero, dal cazzeggio twitteriano all’approfondimento di questi post che aprono a nuovi percorsi. Nel tempo perso faccio il fotografo, amo il contatto con la gente e ho messo su una piccola biblioteca fotografica. Ma il mio hobby, per lo meno come lo intendo non avrebbe spazio se non approfondissi la mia ricerca con la lettura, soprattutto contemporanea, con una lettura di ricerca da affiancare ai miei scatti.
    Hai toccato un tasto molto importante. Leggere non va inteso come aiuto per non far chiudere le librerie, ma prima di tutto va inteso come arricchimento personale, come forma di riscatto e crescita contro l’appiattimento quotidiano che viviamo.
    Hai perfettamente ragione: non c’e’ scusa che tenga. Un po’ di tempo possiamo riuscire benissimo a ritagliarcelo, pure mentre aspettiamo in macchina che scatti il verde.

  6. newwhitebear ha detto:

    leggere non è una vocazione ma un piacere. Ho sempre letto molto e loo faccio con piacere.

  7. Atipico ha detto:

    Da anni mi concentro solo sulla saggistica. Ho letto recentemente “Il piccolo principe” e “Siddartha” ma li ho trovati noiosi. In compenso ho iniziato a divorare libri di educazione finanziaria e simili e li trovo davvero stupefacenti. I grandi classici li recupereró con calma dalla biblioteca.

  8. Piero Cancemi ha detto:

    “leggere è diventata una forma di resistenza culturale”
    mitica! anch’io, come te, faccio parte della resistenza 😉

  9. paola ha detto:

    “Concludo, dicendo che sono proprio contenta di parlarvi di questa iniziativa, così tutte quelle che si sono indignate tantissimo per il libro di GDL, che hanno urlato allo scandalo, che hanno suonato le sirene d’allarme per il degrado della cultura italiana, ora potranno rasserenarsi e abbonarsi ai grandi capolavori della letteratura con la elle maiuscola!”

    CAPOLAVORO

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