Cose da salvare in caso di pandemia

Da circa un mese, da quando cioè siamo chiusi in casa, tengo un Diario di Sopravvivenza Mentale. Dentro ci scrivo cose negativisssssime e privatissssssime che vi risparmio, perché servono a me, come una purga il cui sollievo in genere dura poco, e che nuocerebbe ad altri. Dentro ci metto quello che alcuni definirebbero “pessimismo” o “catastrofismo” e che per me è realismo, disincanto, amarezza. Una tristezza pervasiva. Un’angoscia universale per questo periodo di merda, e questa società di merda di cui siamo tutti complici passivi e vittime ignoranti. Dentro ci vomito le mie interiora più impresentabili, che non ho alcuna voglia di esporre al giudizio altrui (anche perché in questo periodo manderei a fanculo pure il Padre Eterno). Dentro ci ripongo tutto il vuoto di significato che sento e che mi disorienta, mi annoia, mi fa rabbia, mi spaventa.

Eppure, oggi, durante la mia seduta di psicoterapia via Skype (che non so per quanto ancora potrò permettermi), la mia doc mi ha detto: “Scelga cosa salvare di sé” e allora mi è successa questa cosa strana, alquanto esotica, di provare tutto sommato tenerezza per me stessa. Per la donna di 34 anni anni che, nel bel mezzo di una pandemia globale, sta ancora imparando a stare al mondo, anche se il mondo è diventato minuscolo, statico, a tratti claustrofobico.

Quelli di noi che hanno il privilegio di non avere a che fare direttamente con la malattia, quelli che hanno la tranquillità di sapere i propri cari in salute (o con gli accidenti di sempre, ma non il covid19), in queste settimane si stanno confrontando con la convivenza più forzata di tutte, che è quella con se stessi. Senza scappatoie e diversivi, senza un’agenda fitta di appuntamenti e aperitivi, e cene, e weekend fuori, e progetti, e ambizioni, e presunzioni, e illusioni, e relazioni ufficiali o clandestine. Soli e sopraffatti da interazioni virtuali, opinioni più o meno acute, o più o meno cretine; conversazioni digitali che aspetta, non ti vedo, non ti sento, provo a richiamarti, la connessione a pedali. Sì sì, proprio come dal vivo.

Naturalmente, ci sono delle variabili soggettive: vivi in un attico con terrazzo, o in un seminterrato? Sei solo o siete in 8? Hai figli? Hai gatti, cani, criceti, pesci rossi? Hai piante? Hai l’orto? Hai il lievito di birra? Hai la connessione wi-fi? Variabili, appunto. La sola costante, che ci mette tutti sullo stesso livello, è questo inaspettato (e, diciamolo pure, indesiderato) faccia a faccia con noi stessi. Con le emozioni, le ansie, le diffidenze e le differenze che ci contraddistinguono come esseri umani, patetici e fallibili, miserabili e solidali. Per la prima volta nella storia della nostra specie, più forti se divisi. Più al sicuro, se isolati.

Certo, potreste riempire il vostro tempo con serie tv mediocri (tipo La Casa di Carta – okay, ho visto solo due puntate), con tremila app per fare fitness domestico (per la gioia dei vicini del piano di sotto), con infinite discussioni su inezie irrilevanti, con aperitivi social (che poi hanno iniziato a stressarci anche quelli), o con monumentali sessioni di pulizie di primavera (ieri il mio compagno ha pulito i VETRI, è chiaro che nella nostra coppia i ruoli sono capovolti, evviva). Potreste studiare una nuova lingua, cucinare, recuperare tutti i grandi classici del cinema che non avete mai visto (forse perché in fondo non ne avete mai avuto né la voglia, né il bisogno, ma sfoggiare erudizione in tutti i campi dello scibile umano potrebbe essere ancora una priorità nel mondo che verrà).

In questi termini, io non ho nulla da consigliarvi che non abbiate già letto in altre sedi. Inoltre, non sono mai stata una turbo-massaia, e continuo a pensare che mettere in ordine gli armadi faccia cacare come passatempo, con buona pace degli adepti di Marie Kondo. Quello che posso fare, però, è condividere qualche suggerimento per rendere più sopportabile il momento. Per tenere in equilibrio le nostre anime nobili e inaccettabili. Per vivere in mezzo al dolore e all’incertezza, senza annegare nell’irrimediabile nichilismo (il mio è a ondate, evidentemente oggi mi dice bene).

1. Spegnete il telefono per almeno 2 ore al giorno. In quelle 2 ore, leggete. Non riuscite a concentrarvi? Sforzatevi. Un’ora di lettura di libri, di carta, non di articoli, di analisi social, di post, di commenti, di chat su WhatsApp. I cazzo di libri con le pagine che si sfogliano, avete presente? Ecco, quelli. Fatelo perché fa bene farlo, come mangiare la mela che ti toglie il medico di torno. Se poi per caso avete la fortuna di inciampare in un libro che vi piace, che per almeno 60 minuti vi sottrae all’ansia del reale, tanto meglio. Se per caso leggete un testo che vi insegni qualcosa, che vi fornisca qualche strumento per comprendere meglio il tempo che viviamo, avete fatto bingo.

2. Defollowate senza pietà e senza rimorsi. Cancellate contatti che scrivono cose che vi irritano. Io ho tolto il like a influencer e testate che ogni mattina mi propinavano screenshot lancinanti di addii tra parenti, che muoiono distanti. Mi dispiace, ma la mia giornata non può iniziare così. È una questione di igiene mentale.

3. Silenziate le chat di gruppo. Tutte. Poi ogni tanto apritele, ma soprattutto per i meme o certi video che almeno fanno sorridere, nonostante tutto. Se qualcuno ha urgente bisogno di contattarvi, o reale desiderio di sentirvi, può sempre telefonarvi come si usava negli anni duemila.

4. Informatevi poco ma bene, per quanto sia possibile farlo nell’era dell’infodemia e della post-verità (io ogni settimana guardo Piazza Pulita, e piango con i servizi di Alessio Lasta).

5. Il venerdì sera guardate Propaganda. Non voglio pensare a quando la stagione finirà.

6. Fate esercizio fisico. Non perché dobbiate diventare culturisti, o per ottenere chiappe d’acciaio da pubblicare su Instagram con frasi poetiche, ma perché la sedentarietà fa male alla salute, e perché lo sport fa bene al cuore, in senso letterale e figurato (è pazzesco che debba dirvelo io).

7. Mangiate bene, con misura, gratificandovi (avviso ai naviganti: prima o poi farò le mozzarelle in carrozza e me la menerò immensamente nelle stories su IG) ma ricordando sempre che il cibo non deve diventare uno strumento di conforto, se no poi finisce che scofaniamo, e niente può metterci più di cattivo umore che provare a rientrare in un paio di jeans senza riuscirci.

8. Bevete, anche questo con misura, ma fatelo. Dopo un mese di vino, qua abbiamo intaccato gli avanzi alcolici di Capodanno (scusate amici, so che capirete) e ogni tanto ci scoliamo un Moscow Mule domestico, e le cose poi vanno un po’ meglio.

9. Ascoltate musica che vi faccia venire voglia di cantare e CANTATE. Se vi va, ballate pure. Dopo il Moscow Mule, vi verrà più facile (io da giorni ascolto Battiato in loop, e lo amo, ma amo pure Michela Murgia, senza se e senza ma).

10. Chiamate i vostri vecchi. Fatelo anche se non eravate abituati a farlo, anche se in fondo non avete un cazzo da raccontare perché tanto state chiusi in casa. Fatelo perché molti di loro sono più soli di noi, e farci compagnia è uno dei pochi lussi che la tecnologia ci concede. Chiedete cosa hanno mangiato, chiedete se hanno fatto un po’ di esercizi (giusto mò che i miei si erano convinti ad andare in palestra entrambi, niente, la pandemia).

11. Riflettete sul vostro ruolo di cittadini, su cosa potrete fare meglio, un giorno. Sull’opportunità di disertare le urne, sulla disattenzione ai programmi elettorali, sulle propaganda perenne, sul divario abissale che c’è tra Nord e Sud, sul fallimento del sistema precedente e sulle caratteristiche che vogliamo ci siano in quello nuovo, che ci toccherà ricostruire sulle macerie che troveremo (io per esempio vorrei un mondo con la sanità nazionale, nel quale i politici e i medici siano sprovvisti di account social, del tipo: lasciatelo a noi blogger l’internet, e voi occupatevi delle cose serie, non dell’Engagement Rate delle vostre cazzo di pagine).

12. Riflettete sul vostro ruolo di persone, su ciò che davvero vi manca (a parte i gyoza e la pizzella napoletana), su chi vorreste accanto, su quale sia la vita che realmente desiderate (io voglio la famiglia e voglio il mare, e non me ne frega un cazzo se sembro una terrona disadattata per questo: mai come ora la storia della frammentazione di sé, della dissoluzione delle reti sociali e affettive, della solitudine come condizione auspicabile di vita, rivela i suoi limiti brutali).

13. Riflettete sul vostro ruolo di consumatori, perché anche quello è un fatto politico. Chiedetevi quali siano i beni di cui avete realmente bisogno, quanti gli sprechi, quali le conseguenze sociali e ambientali del sistema economico che abbiamo accolto al grido di “Evviva, posso trovare lo stesso vestito usa e getta in qualunque angolo dell’orbe terraqueo, che culo!”.

14. Riflettete prima di inveire contro questo o contro quello, di scegliere i vostri idoli del momento, di invocare il regime, di infamare quelli che si sentono in gabbia e considerarli dei minus habens perché invece voi sì che siete cittadini responsabili. Ognuno sente a modo suo. Lo ripeto, così è più chiaro: OGNUNO SENTE A MODO SUO. Se poi ci sono provvedimenti seri da prendere, vanno presi e basta, senza rimettersi al buon senso del singolo cittadino, che è una misura deresponsabilizzante (e palesemente inefficace) adottata da qualche decennio dalla politica (anche perché spesso il singolo cittadino è un mentecatto, o più semplicemente un essere umano solo, spaventato, inconsapevole).

15. Smettetela di sentirvi sempre migliori, più intelligenti, più furbi, più sgamati, più colti, più sfortunati, più tutto quello che vi pare: con buona probabilità, non lo siete. Peccate anzi di quel genere di empatia e di intelligenza di cui c’è (e ci sarà) un bisogno enorme. Piuttosto state zitti, che nel silenzio a volte c’è una grande dignità (lo dici proprio tu?! Sì, lo dico proprio io).

16. Provate a pensare all’umanità come a un organismo complesso, che ha bisogno di comunicazione e concerto, della cura di ciascuna delle sue parti. Dopodiché, rassegnatevi all’idea che per sopravvivere tutti dovremo sporcarci le mani e interagire persino con chi abita una filter bubble diversa dalla nostra. Pensate che oscenità.

17. Fate l’amore, se potete. Oppure praticate il sempre valido auto-erotismo. Quella erotica è un’energia positiva, da tenere viva sempre, in questo momento più che mai.

18. Incazzatevi per ciò che merita. È vostro diritto farlo, dovete farlo, ma fatelo sulle cose giuste. Chiedetevi dove siano le responsabilità in tutta questa situazione, perché ci sono sempre. Ai piani alti e ai piani bassi. Oggi, ieri e ieri l’altro.

19. Siate grati a chi in questo momento continua a lavorare e a mandare avanti la macchina della società, anche se a regime ridotto: i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i rider che vi portano la cena (io ho smesso di chiamarli, non so se faccio bene o male); i dipendenti e i corrieri di Amazon, quelli che vi portano la spesa al terzo piano senza ascensore, gli operai, le cassiere, e tutti coloro che vi permettono di non muovere il culo da casa e di affacciarvi al balcone per urlare improperi a chi cammina per strada.

20. Ricordatevi anche di pensare a chi sta peggio, a chi ha meno, a chi davvero non ha gli occhi per piangere, a chi sta morendo e a chi sta perdendo pezzi di famiglia senza neppure salutarli, a chi una casa dove rinchiudersi neppure ce l’ha. Non tanto per derubricare i nostri dolori e le nostre fatiche personali (perché ognuno ha le sue, e non sono sindacabili), ma perché mettere le cose in prospettiva, contestualizzarle, è necessario.

21. Dite a chi amate che lo amate. Ogni giorno. Se non amate nessuno, ponetevi delle domande.

22. Se volete stare al sole, fatelo a casa vostra, non al parco o in spiaggia. E se, come me, non avete né un giardino, né un terrazzino, aprite le finestre e godetevi la luce stando dentro.

23. Fate tesoro delle occasioni perse, degli amori mancati, delle scelte sbagliate o rinviate in eterno, delle parole di troppo e di quelle non dette. Fatelo per imparare che il tempo non ci appartiene. Per capire come rendere significativo l’oggi. E poi, il domani.

24. Scegliete cosa salvare. Eliminate gli oggetti, i bisogni e i malumori superflui. So che lo sapete già, ma la vita che abbiamo a disposizione è una, ed è più fragile di quanto pensassimo. Vogliatevi bene. Assai.

25. Se avete bisogno di aiuto, chiedetelo. Se potete essere di aiuto, offritevi.

E alla fine, nei momenti più difficili, quando vi sembra che la normalità non tornerà mai più (non così come l’abbiamo conosciuta, ma non è necessariamente un male, anche se fa schifo questo momento), concentratevi su un pensiero che vi faccia stare bene.

Io penso sempre che organizzerò una festa. Una di quelle che fanno tremare la terra. Voglio del cibo. Voglio dell’alcol. Voglio gli amici e i parenti, i giovani, i vecchi, i bambini. Voglio tutte le persone a cui voglio bene (quelle che conosco da sempre, e quelle che conosco da poco ma quando cresci non ti servono mica 6 anni per capire se uno ti piace o ti sta sulle palle). Voglio ballare Raffaella Carrà e Loretta Goggi, con tutti. Voglio gli abbracci, i baci, gli strusciamenti equivoci, le urla, le risate, le fotografie, i brindisi, pure un po’ d’erba non guasterebbe. Voglio una festa di quelle che la gente poi si ricorda, con il sorriso. Voglio un sacco di amore, da dare e da prendere. Per farlo, sono persino disposta a festeggiare la pratica more uxorio (che è la cosa più simile al matrimonio che abbia mai preso in considerazione).

Questo, ovviamente, se non ci sfanculiamo prima. Cosa, in sé, molto probabile.

Buon proseguimento di isolamento anche a voi.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ausilia ha detto:

    Sei il TOP

  2. metalupo ha detto:

    Io voglio esserci alla festa e mangiare mozza in carrozza annaffiando col Moscow Mule.
    Perchè mi sono separato ed è venuta giù tutta la madonna della pandemia, perchè sono addicted di Propaganda live e di Fabio Celenza, perchè tutte le volte che ascolto Murgia mi sorprendo a pensare quanto cazzo ne sa e quanto diamine parla BENE, merce rarissima al momento.
    Poi sono uno di quelli che non ballerà la Carrà, te lo scordi, ma da moderatamente ubriaco sarò molto simpatico.
    Promesso.

  3. Concordo concordo concordo, dopo lo spaesamento e il sonno iniziale mi sono incazzato, ho smesso di seguire una botta di tuttologi, sapientoni, divulgatori di verità, ho preferito chi mi fa ridere. Telegiornali e basta per le info, tanti libri, tanta musica (ho cercato di mettere su tutti i cd che avevo snobbato), ho disegnato, suonato un macello l’ukulele, pensato pensato pensato, cucinato con calma, chiamato ogni giorno i miei. Devo togliermi di più dalla rete ma ci arrivo!

    1. Ah, 400 giri del tavolo per 13 metri a giro perché sono un runner ma non ho un giardino ma solo un mini appartamento e mi mancava un casino correre…

  4. Io penso che me ne andrò lontano da tutte quelle situazioni che mi obbligano a stare in compagnia di qualcuno, chiunque sia.
    Anche a costo di starmene da solo sul cucuzzolo di una montagna a guardare le stelle con un saccoapelo, un sigaro e una bottiglia di buon rosso.

  5. Piero Indrizzi ha detto:

    Qualcosa condivido e qualcosa no……….regolare. Ti seguo da tempo e mi fa piacere che la tua relazione prosegua. Vedrai che questa esperienza porterà molti cambiamenti nelle nostre vite. Anche se non nella mia perchè ho 82 ………… e lo stare in casa è ormai un’abitudine. Saluti piccola.

  6. newwhitebear ha detto:

    ottimi suggerimenti ma il top è al punto 11. Ognuno faccia il suo mestiere senza cazzeggiare sui social. Lasciamolo, come hai detto, a chi non un cavolo da fare.

  7. unkshatriya ha detto:

    In prima battuta il “faccia a faccia con se stessi” all’inizio spaventa. Un appuntamento che, se si può, perché non rimandare?! Però è un gran peccato: «[…] mi son detto spesso che tutti i mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza […]» (B. Pascal, “Pensieri”, §126 – “Fuggire la noia. Divertimento”). Come hai evidenziato il momento può essere davvero prezioso per scoprire dei tesori. E questi 25 punti cardinali che offri sono un ottimo spunto per orientarsi… nella “stanza” e nel mondo… e alla tua festa futura (=P). Grazie!

  8. positivefab ha detto:

    Grazie, ne avevo bisogno.
    Stay sane, vagina del mio cuore!
    Andrà tutto bene *cringe* e potremo ritornare a bere i veri Moscow Mule! 😀

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