Non rompiamoci i coglioni

Una domanda che mi sono posta spesso in queste settimane è: sarei stata meglio, se avessi affrontato questo isolamento da sola?

Il quesito può apparire peregrino, perché la solitudine ha un costo emotivo piuttosto intuibile già in tempi di pace, figurarsi nel mezzo di una pandemia globale (tanto più col privilegio di vivere al suo epicentro). Tuttavia, per una figlia unica da sempre abituata ad avere i suoi spazi, con una pluriennale gavetta da single, ancora più abituata ad avere i suoi spazi, la convivenza h24 – che sarebbe complicata persino se la vita fosse una favola di Walt Disney e se vivessimo tutti felici e contenti in un castello con parco privato – diventa una vera gara di sopravvivenza…all’altro, a se stessi, alla relazione in quanto tale.

Di base, devi presidiare una frontiera doppia, nella quale esistono i tuoi umori e malumori, ma pure quelli del partner. Il tutto, in una condizione di cattività che rende difficilissimo difendere una linea fondamentale in tutte le relazioni: il confine tra sé e l’altro. Lo spazio individuale, intimo, personale, comunque vogliate chiamarlo. Certo, sarebbe più semplice, se si disponesse della giusta disciplina, della facoltà di ricorrere sempre a una comunicazione appropriata, se si godesse di una salvifica imperturbabilità rispetto agli eventi del mondo esterno e domestico. Ma la verità, dura e pura, è che viviamo TUTTI un momento di grande stress: l’altro non è solo un corpo che occupa uno spazio (generalmente il cesso, quando ti serve, questo vale naturalmente per noi umili che non disponiamo del doppio servizio). L’altro è una persona a sé, con la sua alterità di emozioni, azioni e reazioni. L’altro è un essere senziente che, come noi, è sottoposto a una privazione della libertà e del significato, spaventato da una mutilazione di tutti i piaceri della vita (che non sa se, quando, e a che condizioni potrà riavere davvero). Probabilmente, anche l’altro fatica a evadere – solo intellettualmente, of course – dal collasso del mondo in cui è nato e cresciuto. Probabilmente anche lui/lei prova nostalgia per una “normalità abusata” che, è sempre più evidente, non rivedremo più per molto tempo; e pure lui/lei nutre preoccupazione per sé e per i propri cari, più o meno lontani. Anche l’altro è turbato dalle difficoltà finanziarie, dalla perdita del controllo, dall’impotenza di fronte al crollo delle certezze di ieri e dall’assenza di una prospettiva plausibile per il futuro più o meno immediato. Anche l’altro si è rotto i coglioni, anche l’altro vorrebbe interagire con forme di vita diverse, anche l’altro sta male, per quanto possa star male in modo differente.

Consideriamo pure che, quando il covid19 è deflagrato, tutti avevamo già il nostro bagaglio di piccole nevrosi, paranoie, ossessioni, fissazioni, ferite, danni, malfunzionamenti e tutto il cucuzzaro che ci rende insopportabilmente umani, e che si è ingigantito a dismisura in queste settimane di alienazione. Poi, per carità, c’è chi scivola in un’accidia finalmente giustificabile e chi dà libero sfogo alla sua iperattività. Chi si allena ogni giorno, e chi si ingozza come se non ci fosse un domani (e il domani, in effetti, è più incerto che mai). Ma come si fa per sopravvivere come individui e poi come organismi emotivi più complessi (tipo la coppia) a questo periodo? Proviamo a rispondere, possibilmente evitando tutta quella retorica su quanto dalle crisi si esca migliorati/rinforzati/cresciuti, perché diciamo pure che abbiamo le palle piene delle crisi (quando andavo alle elementari c’è stato il crollo della Prima Repubblica, quando ero al liceo quello delle Torri Gemelle, quando sono entrata nel mondo del lavoro quello di Lehman Brothers e ora, nell’anno in cui compio 35 anni, il cazzo di virusmavvaffanculo).

Ecco le conclusioni cui sono giunta (con il prezioso contributo della mia psicoterapeuta e della mia amica Gea, che mi fa tutoring da anni su certi temi delicati), e che condivido con voi perché sebbene si faccia un gran parlare della FASE 2, abbiamo per certo ancora più di due settimane di clausura da affrontare:

1. Se state sbroccando, sappiate che è normale. Non giudicatevi, non condannatevi, non consideratevi degli squilibrati, falliti, poracci, maniaci ossessivo-compulsivi. E non pensate di stare “peggio” degli altri, perché tutti siamo esposti a tensioni nuove, mai esperite fino ad ora.

2. Non pretendete comprensione, ascolto, aiuto dal partner, perché tanto sta esaurito pure lui/lei.

3. Non è questo il momento di fare bilanci esistenziali, consuntivi sentimentali, disamine di coppia. Questo è un periodo di sopravvivenza dal quale dobbiamo occuparci di uscire “indenni”, o il più indenni possibile (in termini sanitari, psicologici, politici, finanziari). Poi si vedrà. Se fare i progetti o le valige.

4. Dividetevi il più possibile, in casa. Oggettivamente in questo periodo è facile risultarsi insopportabili, perché con buona probabilità lo siamo, persino quelli zen, quelli bon ton, quelli che sanno sempre vomitare una citazione aulica per rispondere alle miserie dell’essere umano: nessuno di noi è “felice”, tutti stiamo più o meno di merda, e quando si sta di merda non si è molto appetibili, e non si è neppure disposti a condividere le scorie altrui.

5. Ho sempre detto che avrei voluto un partner che mi “supportasse” non che mi “sopportasse”, e viceversa, ma in questa situazione dobbiamo proprio esercitare l’arte della sopportazione o, se preferite, della tolleranza (allenare quella ci serve più di allenare i glutei, per intenderci). Quella cosa che ti fa dire: “Non posso sbattere contro tutte le pietre, perché altrimenti è certo che alla fine di questa storia sarò senza piedi”.  Quella che ti fa capire che le persone possono migliorare, ma a volte no. In certi contesti, non si può. E allora, ogni tanto, bisogna abbozzare, lasciar correre, non rispondere, alzare gli occhi al cielo e andare da un’altra parte (cioè, in un’altra stanza: e se l’altro/a va in un’altra stanza non dovete seguirlo).

6. Ricercate emozioni positive, non negative. Allenarvi vi fa sentire meglio? Fatelo. Panificare vi fa sentire meglio? Fatelo. Guardare l’opera lirica, riverniciare le pareti, giocare a The Sims per illudervi di avere una vita, dormire tutto il giorno, ammazzarvi di seghe/ditalini (che parola vintage), pittarvi le unghie, tagliarvi i capelli (se vengono male chi se ne frega), togliere il calcare dai rubinetti, giocare a burraco online, passare le ore a guardare annunci immobiliari in provincia perché “vaffanculo la grande città cara come la morte”? Fate quello che serve a voi, individui, per stare meglio, a costo di essere autistici, terra-terra, demenziali persino. State tranquilli, non dovete per forza leggere l’opera omnia di Dostoevskij per sentirvi in pace con voi stessi, o colmare TUTTE le vostre lacune proprio adesso (quando palesemente facciamo più fatica a riempire il vuoto, a trovare concentrazione e motivazione). Io, per esempio, ho una tale voglia di invitare gli amici a cena, che da giorni faccio un preoccupante binge-watching di “Cortesie per gli ospiti” su Real Time. La pandemia ha imprevedibili effetti collaterali.

7. Tenete le giuste distanze. In una condizione di vicinanza obbligata e costante, non c’è niente di più prezioso della lontananza. Inoltre, niente è più sbagliato che condividere ogni momento della giornata, scelta che necessariamente creerà più incidenti diplomatici.  Tornerete a chiacchierare sotto la doccia, a cucinare insieme, a saltarvi addosso ogni due per tre, se oggi saprete difendere la vostra individualità. Se saprete trovare il modo per non odiare chi amate. Per dirla alla Conte: stiamo più lontani oggi, per non mandarci a fanculo domani.

8. Per esempio, se vi fa più piacere passare le ore a chattare con amici e parenti lontani, invece che parlare con la persona che avete accanto, FATELO. I valori e i parametri emotivi in questo periodo sono alterati: non significa che la vostra storia sia agli sgoccioli, che non comunicate più, che la passione è morta. Vuol dire che ciascuno deve essere libero di fare qualsiasi cosa lo faccia evadere, anche dal proprio partner, che a tratti diventa un compagno di cella (anche se in genere le celle non hanno il parquet e il wi-fi per carità). E certo, prima la sera parlavate, stavate insieme, facevate conversazioni più edificanti. Grazie al cazzo. Ora, siete insieme SEMPRE e la vostra vita è priva di eventi, episodi buffi, novità da condividere. Che cazzo avete da dirvi (a parte infamare la classe politica lombarda che, diciamolo, ha un problema atavico)?

9. Lavatevi, cambiatevi i vestiti, disboscatevi un po’ (a meno che non abbiate una posizione politica che vi induca a coltivare i peli), ogni tanto truccatevi, o mettetevi una cazzo di camicia…che non ne possiamo più di vedervi in tuta e t-shirt sgualcita da un mese.

10. In sintesi: NON ROMPETE I COGLIONI AL PROSSIMO, in generale (dalla finestra, sui social, nei gruppi whatsapp), ma soprattutto al povero disgraziato/a che avete sempre davanti. Non frignate, non sentitevi vittime sebbene  a volte lo siate, perché al tempo stesso siete carnefici in mille minuscoli modi quotidiani di cui siete probabilmente ignari; piuttosto, sfogatevi altrove perché ne avete la possibilità, riducete, relativizzate, chiedetevi quale sia l’utilità di esasperare gli animi, che sono già sufficientemente provati da tutto il resto.

Alla fine della fiera, non lo so se sarei stata meglio, affrontando questo isolamento da sola. Probabilmente, sarei stata male in un modo diverso. In fondo, ognuno sta male a modo suo, con delle specificità che non possiamo pretendere di capire, né dobbiamo sentirci obbligati a comprendere. È sufficiente imparare a rispettarle. Sulla fiducia. Sull’umanità.

E comunque, alla fine della giornata, il più delle volte, sono rasserenata dalla presenza di un altro essere umano al mio fianco, di un ingombro vivente e intelligente, di un corpo che mi tocchi, di una pelle altra sulla mia. E pure della possibilità di poter fornicare senza un device di mezzo, all’occorrenza o alla bisogna, che è una di quelle attività desuete e obsolete, che ci tengono umani.

A questo proposito, prima di lasciarvi, vi segnalo un test psicometrico sull’affettività e la sessualità ai tempi del Coronavirus messo a punto dalla Cattedra di Endocrinologia e Sessuologia Medica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.  Il test vi restituirà un profilo psicosessuologico basato sulle vostre risposte, che arriveranno ovviamente anonime. Se compilate il test da smartphone, è più facile farlo tenendolo in orizzontale. Insomma, se vi va di contribuire alla ricerca, cliccate qui.

Buon proseguimento di isolamento anche a voi. Comunque e con chiunque lo passiate.

 

 

 

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ale V. ha detto:

    Io sto affrontando la quarantena da sola, anche se sono fidanzata. Vivo all’estero e abito in un appartamento con giardino. Dove vivo non c’è il divieto di uscita, quindi posso andare a passeggiare fuori o al parco, pur restando a distanza da eventuali altre persone a passeggio. Una favola? No. La verità è che questo periodo fa schifo per tutti, ed è per tutti carico di tensioni e stress emotivo. Io personalmente mi sono goduta la prima settimana di quarantena, ora sono semplicemente stufa di stare da sola, di non poter interagire con nessuno, di non poter vedere il mio fidanzato e la mia famiglia. Mi manca parlare faccia a faccia con qualcuno, mi manca il contatto fisico col mio lui, mi manca esattamente tutto quello che manca anche agli altri (palestra, vacanze cinema, aperitivi, e assembramenti vari) ma più di tutto mi manca avere una persona con cui condividere questo periodo di merda… E reputo fortunato chi ha la possibilità di trascorrere la quarantena con il proprio partner. Insomma, provo una sana invidia per te! 🙂 Facciamoci coraggio, lentamente torneremo alla (nuova) normalità.

    1. andreap ha detto:

      Io al contrario credo che sia una fortuna passare la quarantena a distanza dal partner, la convivenza credo sia deleteria date le condizioni. Io ancora mi sento bene chiuso in casa a fare le mie cose(anche lavoro in smart), in convivenza credo starei sclerando.

  2. zioale2015 ha detto:

    A me piace leggere quello che scrivi. P.S. Resistere!

  3. giomag59 ha detto:

    Ah, ah, beati voi che almeno potete fornicare! Senza figli rompicoglioni tra i piedi!

  4. Rob ha detto:

    È sempre un piacere leggerti! Avevo proprio bisogno di queste parole. Stavo rischiando di entrare nel circolo delle pippe mentali e diventare una rompicoglioni invece di coltivare la mia individualità come sta giustamente facendo il mio lui.. A mia discolpa ho anche un esserino di 3 settimane (e relativi ormoni) da aggiungere all’equazione.. Rileggerò il tuo post ogni tanto per ricordarmi di me, grazie!!

  5. Bia ha detto:

    La mia vita sessuale è inesistente, avendo la figlia costantemente in casa (e con orari di veglia più lunghi dei nostri). Questo il vero, unico, immenso lato negativo.
    Per il resto, stiamo (con)vivendo fin troppo bene, ognuno nel proprio spazio, lui alla playstation, io ho Netflix, la figlia ha il suo mondo virtuale in cameretta sua. Ci incontriamo nei momenti dei pasti, chiacchieriamo, ci aggiorniamo sulle… “novità” dei nostri mondi.
    Io ho iniziato una dieta poco prima che iniziasse la clausura ed è stata la mia fortuna, perché mi ha impedito di rovinare sugli alcolici e mi ha deviato l’attenzione sui fornelli, cercando di cucinare light cose gustose che altrimenti non avrei avuto tempo di preparare. Sono dimagrita e ho raggiunto l’obiettivo della dieta… adesso temo un po’ di rovinare sugli alcolici, cercherò di moderarmi!
    Infine, ho più cura di me stessa perché ho più tempo a disposizione. Mi depilo più frequentemente, mi lavo incessantemente (lo facevo pure prima eh… ma se prima era una doccia al volo, ora è un bagno relax di mezzora almeno… cambia, oh se cambia!), poi creme, cremine, impacchi ai capelli… unica deroga la tuta, quella sì… ma la cambio spesso! 😀
    Andiamo avanti un giorno alla volta… ma stiamo bene, questo l’unico valore che conta sopra tutto il resto.
    Un abbraccio virtuale 🙂

  6. newwhitebear ha detto:

    tutti discorsi di buon senso. Chissà se lo recuperiamo integralmente visto che fino a qualche mesa l’abbiamo buttato nel cesso- quando è libero –

  7. Mauro ha detto:

    Stavo giusto pensando di comprare un’ascia su amazon. No, scherzo, altrimenti qualcuno mi sgama e avvisa la polizia. In realta’, hai ragione a 360′. Questo periodo ci ha tolto parecchia roba che e’ ferma li’ in attesa di essere riacchiappata e riaccesa. Condivido la casa pure io con la moglie che ancora mi sopporta nonostante tutti i casini che sono riuscito a piantare. Ognuno con le sue abitudini, ognuno con i suoi vizi che ogni tanto si calpestano i piedi a vicenda. Si, mantenere una parvenza di autonomia come se non ci fosse la pandemia, solo in spazi piu’ ristretti, decisamente piu’ ristretti.

  8. emmepi ha detto:

    Sono riuscito a litigare con la mia compagna anche a distanza (siamo ciascuno a casa propria, per vari motivi).
    In fondo non è cambiato nulla 😂

  9. NonPuòEssereVero ha detto:

    Io sto affrontando la quarantena in modo particolare, a causa di una serie di problematiche di salute (due operazioni impegnative nel giro di quaranta giorni, di cui la seconda in urgenza quattro giorni fa), ma sono serena.
    Non sono da sola perché da sola non potrei starci, ma sto bene e sono rilassata, non sono presa dal panico e attendo fiduciosa il ritorno ad una vita normale o quanto meno pseudo normale.

    È vero che ognuno sta male a modo suo, ma é anche vero che volendo si può provare a stare ognuno bene a modo proprio, no?

  10. andreap ha detto:

    Ringrazio Dio di essermi trovato ad affrontare questa situazione da single che vive da solo. me la sto sinceramente godendo, una tranquillità e rilassatezza a Milano mai provata prima, la vivo come una vacanza e non sono ancora stanco. Non credo invece che esista una coppia che possa dire di aver trovato in fin dei conti questa condizione piacevole, la convivenza credo sia inopportuna date le condizioni e per natura non può far scaturire aspetti più positivi che farsela da soli.

  11. Chiara Serena Bisio ha detto:

    Abbiamo la stessa età, vivo pure io a Milano, ma io affronto la quarantena con anche tre figli mediamente piccoli in casa (8 anni, 4 anni, 9 mesi). Sottoscrivo tutto quello che dici, anche se ovviamente non posso isolarmi per troppo tempo, o dedicarmi troppo a quello che vorrei, altrimenti il marito soccombe. Però grazie, hai legittimato un sacco di cose che ho pensato in questi due mesi!
    Grazie di scrivere anche in questo periodo, fa tanto piacere leggerti.
    PS: Pure noi, proletari, un bagno solo… non aggiungo altro.

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