A proposito di SKAM Italia

Il teen drama della mia generazione è stato Dawson’s Creek (quello con la sigla che faceva “aidouannauei”).

Si trattava di un telefilm di inizio millennio, che andava in onda una volta alla settimana su Italia 1, due episodi di fila, come da tradizione della tivvù generalista e lineare. Dawson’s Creek lo guardavamo tutti ed era un evento talmente collettivo che andava visto in tempo reale, non aveva senso registrarlo per gustarlo con più calma nel weekend, perché l’indomani, a scuola, ci sarebbero stati spoiler e commenti in quantità. Tifavamo per l’uno o per l’altro personaggio. Ci galvanizzavamo per le loro avventure, modeste ribellioni, lente evoluzioni.

Se negli anni Novanta il nostro immaginario infantile era stato popolato dalle vicende tormentate di Dylan e Kelly, David e Donna, Steve e Andrea (che non piacevano a nessuno), Brenda e Brandon Walsh (che erano fratelli e si chiamavano nello stesso modo, mah), il secolo ventunesimo aveva segnato un netto cambio di registro (preludio di quella recessione sentimentale, sessuale ed economica che avrebbe caratterizzato i primi decenni del nuovo secolo). Addio al lusso, al sesso, alla droga, all’alcol, ai vizi, agli eccessi, alla promiscuità, ai pessimi modelli di Beverly Hills 90210. Con Dawson’s Creek la musica era ben diversa!

La vicenda, in sé, era piuttosto semplice: in una cittadina sperduta della provincia ammerigana (Capeside), un gruppo di adolescenti (che dimostravano dieci anni più dell’età narrativa), si avvitavano per innumerevoli stagioni attorno all’annoso dilemma della perdita della verginità, soprattutto quella della preziosissima Joey Potter (poi diventata signora Cruise), gatta morta imbronciata, finta maschiaccio, eternamente indecisa tra i due migliori amici Pacey (Joshua Jackson, unico personaggio davvero figo) e per l’appunto Dawson (uno che sognava di fare il regista e che aveva il culto di Steven Spielberg). Fin da subito compare anche Jen (Michelle Williams) che invece era la scapestrata, la dannata, quella che insomma aveva già scopato e ogni tanto s’era sbronzata (comportamenti che le erano valsi l’esilio sociale dalla città e il castigo nell’insignificante provincia, a casa della nonna; naturalmente, come nella migliore tradizione d’oltreoceano, che tende a punire i personaggi femminili “ribelli”, Jen alla fine muore).

Partendo da questo impianto, piuttosto banale, nel corso delle 6 stagioni vengono introdotti altri personaggi che danno un minimo di spessore alle vicende, trattando in salsa anni duemila il tema dell’omosessualità con Jack (bullizzato a scuola), e dei disturbi psichici con sua sorella Andy (control freak che redime Pacey). Quelli erano anni in cui ai personaggi dei telefilm ci si affezionava, forse proprio perché venivano centellinati nelle settimane e nei mesi, e ti accompagnavano per anni, crescendo insieme a te, diventando parte della tua quotidianità e stemperando il senso critico che, altrimenti, ti avrebbe fatto notare tutti i limiti del prodotto che guardavi. Inoltre, c’era molta meno scelta, i pirati scaricavano soprattutto musica e film (porno e non), ma per i telefilm e le sit-com ci si accontentava di ciò che passava il tubo catodico. La mia generazione subiva l’agenda dei suoi argomenti e se le dicevano che la verginità era un grande tema attorno al quale arrovellarsi, diligentemente ci si arrovellava (senza occuparsi, per esempio, di tutto il resto).

Da allora sono trascorsi vent’anni e io ho seraficamente ignorato tutti i teen drama che ci sono stati nel mezzo, inclusi The OC e Gossip Girl che, invece, per altri, sono diventati veri e propri oggetti di culto. Del resto, non sono una fan del genere, preferisco i thriller e i crime, piuttosto (a questo proposito ho scoperto Killing Eve, scritta da Phoebe Waller-Bridge, che sarebbe quella di Fleabag, e niente raga io quella donna la amo, discuto per lei la mia eterosessualità, sono una groupie sfegatata, vorrei un suo poster a grandezza naturale in camera da letto).

Ciononostante, l’anno scorso ho guardato Baby di cui si era fatto un gran parlare, che era stata scritta da un collettivo di giovani, sponsorizzata a bomba e, di conseguenza, perfettamente deludente. Così, quando ho sentito parlare di SKAM Italia, ho avuto qualche perplessità ma, complice il lockdown e la scarsità di contenuti di qualità, ho deciso di darle una possibilità. Risultato? L’ho DIVORATA, in senso letterale, pur avendo formalmente 34 anni… che va bene l’immaturità emotiva, ma com’è possibile che mi sia piaciuto così tanto un contenuto per il quale in teoria non sarei in target?

La risposta è che SKAM Italia è una serie scritta quasi sempre benissimo, con un registro capace di sollevare temi universali e contemporanei, e uno sguardo onesto e centrato. Quando una serie è fatta così, diventa interessante per tutti i pubblici, indipendentemente dall’età anagrafica. Naturalmente, non tutte le stagioni sono allo stesso livello (la terza è la più debole, per me, nel senso che un po’ mi veniva voglia di cavarmi gli occhi), ma nel complesso si tratta di un prodotto – incredibilmente italiano – di ottimo livello, interpretato bene e girato con cura, impreziosito da una selezione musicale plausibile che attinge a piene mani ai riferimenti musicali dei teen ma che strizza anche l’occhio a noi trentenni (del resto lo show-runner, Ludovico Bessegato, è dell’83).

Tutto parte benissimo col monologo iniziale della prima stagione che preannuncia un racconto generazionale che incuriosisce, promette e tendenzialmente non delude mai. Il resto, prosegue con ritmo quasi sempre incalzante, episodi brevi, cliffhanger strategici. Il binge-watching diventa conseguenza immediata, e di episodio in episodio è impossibile non pensare che “questi giovani” ci sono simili (perché riusciamo a capire gli stati d’animo che inscenano e i problemi che affrontano) e diversi (si confrontano con temi e strumenti che noi non avevamo, inclusi quelli digitali che sono naturalmente parte preponderante delle loro vite, come di quelle di tutti noi).

SKAM Italia parla di amicizia, di amore, di inclusione, di diversità, di scuola, di feste, di rapporto con genitori più o meno assenti o più o meno comunicativi, di bellocci stronzi e di sfigati buoni. La differenza, però, è che invece che consumarsi sul concetto di conservare la verginità, o di scandalizzare con eccessi e immoralità presunte, questa serie  racconta temi fondamentali come l’omosessualità e la multiculturalità, in un modo così sincero, emozionante oserei dire, che sento l’urgenza di consigliarla a tutti (dopo la seconda stagione ho scritto al mio migliore amico, gay dichiarato post-università, cresciuto in un liceo dove nessuno ma proprio nessuno era gay, per consigliargliela, per suggerirgli che in un mondo dove tutto va peggio, forse qualcosa va meglio di una volta).

L’ultima stagione, la quarta, di cui si è molto parlato, racconta la storia di Sana, ragazza italiana musulmana, divisa tra le istanze laiche e religiose, tra le amiche di scuola e quelle della comunità islamica, e lo fa con un’intensità e una verità che rende la finzione eccellente, al limite della testimonianza.

SKAM Italia è una serie ma è molto di più. È un contenuto pieno di significati, di riflessioni, di punti di vista, in un’epoca in cui l’eccesso di pluralità ha comportato un appiattimento qualitativo generale. È un passo in avanti, oltre gli stereotipi, le paure, le ignoranze che popolano la vita di tutti, giovani e meno giovani, ma che forse i ragazzi, con quella spontaneità che nel tempo si appanna, riescono a raccontare meglio di chiunque altro.

Se volete vederla, la trovate su Timvision e su Netflix.

No, nessuno è stato pagato per questo post. Purtroppo.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. NonPuòEssereVero ha detto:

    Skam Italia l’ho vista in quarantena per caso ed è meravigliosa.
    E poi vabbè, io amo quel baretto dove si riuniscono quindi mi è venuta una gran voglia di andarci e non potevo 😅

  2. Nives ha detto:

    Ciao Stella, io sono una fan di Skam, che però non ė italiana, nel senso che Skam Italia è il remake – ce ne sono 7-8 tra Europa e Stati Uniti e sta arrivando pure la versione Perù – di una web serie norvegese. Se ti è piaciuta quella italiana dovresti vedere le altre, quella originale appunto, norvegese, e soprattutto quelle tedesca e spagnola (in queste ultime sono state azzardate una serie di modifiche meravigliose alla versione originale di cui quella italiana è una copia abbastanza fedele).
    L’altro aspetto davvero pregevole di questa serie, quella originale e le altre che ne hanno seguito il format (non quella italiana) è di svolgersi in tempo reale, per cui le clip che compongono i diversi episodi sono trasmessi sul web, nel momento in cui avvengono quindi alle 10 di mattina o la sera tardi, in un giorno e orario ben preciso. Questo aspetto per chi l’ha seguito dal vivo, è davvero massacrante perché non sai quando uscirà la clip e resti incollato con l’idea che il tuo amico personaggio principale sia da qualche parte a vivere davvero quella storia mentre tu vai avanti con la tua…
    Se ti ė piaciuta la versione italiana, potresti provare quella tedesca (mia favorita), quella spagnola (relazione lesbica anziché gay e interessantissima modifica della stagione di Nora-Eleonora …). Ok potrei parlarne per ore, chiudo qua.
    Buon lavoro!

  3. Eva Guidi ha detto:

    Mi hai fatto rivivere un momento dolcissimo della mia infanzia riesumando Dawson’s Creek (ricordo ancora la puntata in cui Pacey tornava a scuola con le punte dei capelli biondi…probabilmente è stato il mio primo grande amore) ma ammetto che fosse un po troppo “puritana” come serie tv. Per quanto riguarda SKAM ne ho sentito tanto parlare e dopo questa recensione entusiastica credo lo inizierò 🙂

  4. newwhitebear ha detto:

    letto fino in fondo ma alla fine ammetto che non guardo la TV, tanto meno telefilm, serie e quant’altro.
    Però è sempre un piacere leggerti

  5. Cap ha detto:

    Euphoria, nessuno? è la versione requiem for a dream di quelle robe li, non per tutti gli stomaci I know.. remake di una serie israeliana, molto attuale, un po gritty ma spigne
    https://www.imdb.com/title/tt8772296/

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