Tu chiamale se vuoi Mestruazioni

È successo nel giorno del mio dodicesimo compleanno. Sono tornata da scuola, sono andata in bagno, mi sono accovacciata sulla tazza pensando a chissà cosa (probabilmente al dilemma di non aver mai baciato nessuno, sfortunata coincidenza che costituiva un’onta gravissima), e poi ho abbassato lo sguardo. Così l’ho vista. Imprevista, sfrontata, piuttosto imbarazzante: una macchia di medie dimensioni, sulle mutande.

Ai tempi, come tutte, sapevo che sarebbero arrivate. Mia madre e mia nonna mi avevano sommariamente messa al corrente dell’imminente evento, anche se loro non parlavano mai esplicitamente di mestruazioni, ma più di un generico “sviluppo”. Per esempio, dicevano che con lo sviluppo mi sarei aggiustata, cioè sarei dimagrita, e mi sarebbero cresciute le tette e spuntati i fianchi (optional di cui il mio corpo era fino a quel momento sguarnito). L’aspettativa era che il menarca giungesse a traghettarmi dall’inchiavabilità pre-puberale all’appetibilità adolescenziale. Come se le mestruazioni avessero il potere di compiere la salvifica metamorfosi da cinghiala a farfalla. Nel frattempo, le amiche, a turno, mi comunicavano la lieta novella: “Mi sono venute!”. Insomma, avrei dovuto avere tutti gli elementi per essere sul pezzo. Ciononostante, quel giorno, nel bagno di casa, io non capii che erano arrivate, e che erano proprio loro: le mestruazioni!

A confondermi, fu soprattutto il colore della macchia che (figafobici, vi consiglio di interrompere la lettura in questo preciso momento) era di un marrone pesto, gravemente equivoco. Sebbene la posizione della macchia non lasciasse spazio a dubbi, mi sarei aspettata un color sangue, rosso, normale, tipo quello delle sbucciature sulle ginocchia infantili, niente a che vedere con quella chiazza scura che mi trovai davanti. Insomma, pensai di aver avuto un incidente intestinale a mia insaputa, di essermela in altri termini fatta addosso senza accorgermene. Mi lavai di corsa, mi cambiai e occultai le mutande della vergogna nella cesta dei panni da lavare. E finì lì. Almeno per qualche ora.

Più tardi, mentre i compagni di classe erano in salone a festeggiare il mio genetliaco, bevendo gazzosa e ballando improbabili lenti, andai in bagno e trovai DI NUOVO quell’orribile marrone sulle mutande. Ero ufficialmente turbata. A quel punto non vidi alternative: chiamai mia madre. Quella mi raggiunse e, con un colpo d’occhio, capì cosa era successo. Auguri amore mio! Sei diventata signorina!

Il primo assorbente della mia vita, arrivò così: con solennità, giubilo, felicitazioni vivissime che presto coinvolsero tutte le schiere femminili della famiglia (mia nonna – l’altra – pochi giorni dopo mi regalò un gioiellino, perché l’evento – cioè il mio ingresso nell’età fertile – andava pur celebrato).

Da allora sono trascorsi circa 22 anni, durante i quali le mestruazioni sono per certi versi rimaste il più monumentale tabù della femminilità (per averne la misura, vi basti leggere l’orrore negli occhi di qualsiasi amico maschio, preferibilmente ma non necessariamente gay, quando ne parlate). Un tabù accompagnato ancora dalla convinzione che in quei giorni certe cose non si debbano o non si possano fare, attività ordinarie come lavarsi (anche nella versione fare il bagno in mare), o interagire col resto del mondo (perché notoriamente gli ormoni ci rendono dei cerberi intrattabili), o avere rapporti sessuali (avete presente quando avete un appuntamento galante e si presenta il ciclo e vi maledite?)

Da allora sono trascorsi 22 anni e le mestruazioni sono ancora un tabù per via del quale, talvolta, ci avviciniamo loschissime le une alle altre, ci guardiamo intorno per sincerarci che non ci sia un uomo nel raggio di almeno 300 metri, e poi ci sussurriamo nell’orecchio con gli ultrasuoni: “Hai per caso un assorbente in più?”

E quando l’altra ti risponde sì sì, e si mette a ravanare in borsa, e poi te lo passa con un’accortezza degna del più navigato spacciatore, e tu imboschi rapidamente l’assorbente dello scandalo nella manica, ecco in quel momento provi un autentico senso di gratitudine, le vuoi bene anche se fino a un secondo prima ti stava sul cazzo, riconosci il fatto che ti sta salvando da uno dei peggiori incubi della tua coscienza femminile: quello di sporcarti. L’assorbente di salvataggio cementa le amicizie, è la quintessenza della sorellanza, il fondamento stesso dell’essere donne e condividere lo stesso stigma (e naturalmente faccio un ragionamento fondato sui nostri parametri occidentali, che sono pur sempre avanguardia rispetto alla condizione di moltissimi altri paesi, dove la situazione è assai più critica da tutti i punti di vista, incluso questo).

D’altra parte, però, negli ultimi anni, con la complicità del redivivo femminismo, le mestruazioni hanno assunto una loro innegabile dimensione politica. Dalla tampon tax alla period poverty, passando per le paladine del free–bleeding, si è aperta una vivacissima – seppur molto verticale – conversazione in merito ai dispositivi da adottare per il ciclo mestruale. C’è stato il ritorno in auge della biancheria da ciclo (il period-proof underwear), ma soprattutto il boom delle coppette mestruali, che si propongono come soluzione ecologica, sostenibile, economica e sicurissima, rispetto agli assorbenti tradizionali. La coppetta, versione contemporanea del Sacro Graal, è una svolta tale da aver dato vita a vere e proprie frange di entusiaste, la totalità delle quali giura che questo è un punto di non ritorno, un amore incondizionato, quasi un indice di superiorità civile, intellettuale, biologica e morale. Nel frattempo, si è creata una maggiore consapevolezza sanitaria in merito ai rischi degli assorbenti e dei tamponi tradizionali, quelli che affollano gli scaffali della gdo in seimila varianti diverse per lunghezza, spessore, assorbenza, consistenza, presenza delle ali o loro assenza, la maggior parte dei quali contiene porcherie tossiche, come tracce di diossina, pesticidi, elementi cancerogeni, plastica. Un interessante libro sul tema, uscito qualche anno fa, è Questo è il mio sangue di Elise Thiébaut, che vi consiglio per farvi una cultura sul tema (trattandosi di un tema che ci riguarda molto da vicino, intimamente se vogliamo). Insomma, la coppetta pare che segni davvero un passo evolutivo necessario.

Pur tuttavia, nonostante questo, incredibile ma vero, alcune donne con la coppetta non ci si trovano e molte altre sono incuriosite ma piene di dubbi, ancora non si sono convertite (anche se alcune probabilmente lo faranno). Forse non lo dichiarerebbero al Convegno Internazionale delle Coppettiste Riunite, ma esistono. Hanno un po’ timore a manifestarsi, si sentono quasi colpevoli di inquinare, un po’ sciocche, deficitarie, eppure per alcune la coppetta non è una risposta definitiva al 100% (dalle testimonianze raccolte mi par di capire che poi ci si impratichisce e si impara a cambiarla anche facendo parapendio). Fatto sta che, anche per questa ragione, quando sono stata contattata da Corman, azienda fondata a Milano nel 1947 che produce prodotti ipoallergenici per l’igiene femminile, sono stata ben lieta di approfondire. Si tratta degli assorbenti Lady Presteril, realizzati in 100% cotone, specifici per il rispetto delle pelli sensibili, e venduti solo in farmacia e parafarmacia (sì, è un post sponsorizzato).

Ho ricevuto un pacco con alcuni dei loro prodotti (inclusi quelli biodegradabili e compostabili), li ho testati e sono felice di farvi sapere – in questo spin-off del blog dedicato alle mestruazioni, che ho goliardicamente soprannominato Tg Mestruo – che esiste anche questa possibilità: assorbenti in puro cotone, dentro e fuori, che sono affidabili (nel senso che non ho avuto alcun intoppo) e comodi davvero (questa è stata una sorpresa perché io mi aspettavo l’effetto pannolino, come appunto successe 22 anni fa con i primi assorbenti che mi passò mia madre). Invece no, sono compatti ma, soprattutto, questi sì che sembra di non averli, considerato che non irritano la pelle e non alterano il pH, la temperatura e l’umidità della nostra consorella; non causano pruriti, bruciori, arrossamenti, allergie e tutto l’inventario assortito di fastidi intimi (che poi d’estate, si sa, sono persino più assicurati). Costano di più? Sì, mediamente sì. Perché? Perché sono di qualità migliore.

Inoltre, per il 2020, Corman sostiene il progetto Pink Union della Fondazione Humanitas per la Ricerca: tramite la donazione di fondi derivanti dalle vendite degli assorbenti Lady Presteril, l’azienda si pone l’obiettivo di aiutare la ricerca sulle patologie femminili, riuscendo a finanziare due ricercatori per un intero anno di ricerca.

E niente, la mia indagine mestruale continua, ma per questo mese da Tg Mestruo è tutto…

Prima di salutarvi però volevo chiedervi: la vostra prima volta, invece, com’è stata?

19 commenti Aggiungi il tuo

  1. Monica ha detto:

    Come non ricordare la mia prima volta! Mi vennero nell’estate dei miei 13 anni, proprio nel giorno in cui rimasi a dormire fuori casa dall’allora ragazza di mio zio, una ragazza più grande di me di 8 anni. Ricordo che rientrammo da un’intera giornata trascorsa al mare e dopo la doccia, prima un crampo sordo e poi la sensazione di umido tra le gambe. Ricordo ancora l’assorbente che mi fu prestato, era grande come un lenzuolo.

    1. Ally ha detto:

      Cara Vagi, ti leggo con piacere, commento poco ma il ricordo delle mie mestruazioni non può mancare!
      Ho sviluppato, come dicevano anche mia mamma e mia nonna, intorno agli 11 anni e a parte il sangue io ricordo un dolore sordo e profondo che non sapevo gestire affatto. Non era una gastrite né una colite ma prima della stesura definitiva del mio epitaffio mia madre disse :” sei diventata signorina, adesso tutti i ragazzi ti vorranno!!!” La mia singletudine a 36 anni ed ex mostruosi hanno confutato questa teoria bislacca più e più volte 😀 Grazie per le indicazioni, io sono una di quelle” irritate” dal ciclo in tutti i sensi! Un abbraccio

  2. undici ha detto:

    Qualche giorno fa ho letto un articolo che parlava di quelle donne che non utilizzano nulla.
    Un articolo davvero curioso, queste donne affermano di riuscire a controllare le mestruazioni educando il loro corpo, proprio come per la pipì.
    Questione di abitudine…dicono.

    Mah…

  3. DISTRATTA ha detto:

    Giugno 1982, ultimo giorno di scuola. Fuori dal barretto della piazza eravamo un gruppo di dodicenni felici. E lo ero pure io. Fino a quando, alzandomi dalle ginocchia del belloccio di turno, Lui mi disse…“ i tuoi bermuda sono sporchi di sangue“.
    Figura bestiale.
    Svanì la felicità e svanì anche il belloccio di turno.
    DISTRATTA.

    1. therealsadness ha detto:

      Facevo la seconda media, stavo finendo i compiti del venerdì in tarda sera, andai al bagno… e cacciai un urlo straziante.

      Sapevo che sarebbe successo, ma mi aspettavo molto meno sangue – il problema di averle abbondanti.

      Mia madre venne a vedere e, quando le urlai “Sto morendo dissanguata” scoppiò a ridere e mi annunciò che ero diventata signorina.

  4. Federica ha detto:

    Personalmente ho una preferenza per gli assorbenti di cotone, nonostante il prezzo e le critiche delle amiche coppettiste.
    La questione che in assoluto mi genera rabbia (sono in preciclo, per l appunto) è pagare l’iva al 22% per dei beni che e non sono di lusso ma di base.
    Una delle poche battaglie sociali per cui mi sentirei davvero coinvolta in prima persona.

  5. Emily ha detto:

    Successe anche a me a 12 anni, dopo essere tornata da scuola. Mia madre mi disse che se lo aspettava perché da giorni lamentavo fastidio al basso ventre. Ricordo che piansi a dirotto perché qualcuno mi aveva detto che una volta avute le mestruazioni non sarei cresciuta oltre d’altezza e ai tempi essere bassa era il mio incubo. Da allora sono cresciuta altri centimetri, ma son rimasta bassa comunque, anche se ho capito che le mestruazioni c’entravano poco e ci ho semplicemente fatto l’abitudine.

    Mi piacerebbe provare la coppetta per ragioni ecologiche, ma ancora non riesco a decidermi. Cerco comunque di scegliere alternative meno dannose per l’ambiente e per ora resto fedele agli assorbenti, con grande disappunto di quasi tutte le donne che conosco (eccetto mia madre e mia sorella), le quali invece usano il tampone e guardano me e i miei assorbenti come se li usassi per l’incontinenza anziché per il ciclo.

  6. chiara ha detto:

    Io praticamente ignara e incosapevole di tutto, ero molto piccola, facevo ancora le elementari! So solo che poi mi sono ritrovata tutti i parenti a farmi gli auguri perchè ero diventata “signorina”, e non capivo perchè si dovessero fare gli auguri per una cosa simile…in realtà non lo capisco neanche adesso

  7. Nahui ha detto:

    Ho avuto le mie prime mestruazioni in vacanza al mare, sul Gargano: era un giorno di luglio del 1997 e dopo essere rientrata da una giornata in spiaggia mi tolsi il costume e la vidi, quella macchia marroncina. Avevo appena finito le elementari ma una compagna di classe era “diventata signorina” un paio di anni prima per cui avevo una vaga idea di cosa mi aspettasse, oltre al fatto che i miei avevano comprato a me e mio fratello “L’albero della vita”, un corso per bambini in VHS sulla sessualità. Ad ogni modo, questo non mi impedì di piangere e sperare con tutta me stessa che fosse solo un falso allarme. Ovviamente quel giorno era anche stato l’ultimo bagno in mare della vacanza e quando tornai a casa tutte le donne che conoscevo, dalle parenti alle amiche di mia madre alle vicine di casa, si complimentarono con me per questa grande notizia mentre mio fratello (che aveva 8 anni e non capiva la solennità del momento) mi prese in giro per i successivi millemila mesi.

  8. sodarr ha detto:

    Appartenendo a una dinastia di donne fiere ma inconsapevoli, quel 23 dicembre del mio dodicesimo anno – vuoi per l’aria natalizia, vuoi per quella storia della adolescenza in anticipo che respiravo già in seconda media – il mio primo incontro con la macchia marrone mi rese felice. Così felice, e fiera appunto, che pur non sapendo minimamente che fare, in virtù di una sorella maggiore e di una madre nata nel 1960, il mio bagno era già fornito di tutti i mezzi necessari. Così ricorsi alla situazione più immediata, quella “a vista”: un mero salva slip. Poi, saltellando di felicità, corsi a telefonare tramite il telefono fisso rigorosamente nella stanza dei miei, alla mia migliore amica di allora, annunciandole l’avvenimento. <> <>. Seguirono mugugni imbarazzati ma a loro modo portavoce di una nuova legittima libertà. Poi aspettai il rientro di mia madre, che mi indicò l’assorbente da usare e sorrise compiaciuta ma senza spiegazioni di sorta. Da allora il mio rapporto con il ciclo è cambiato più volte, condensando significati sempre vitali. Te ne cito solo uno: nel 2017, mi nauseava la vista del sangue mestruale. Maltolleravo quei giorni, il loro peso specifico e l’insopportabile ansia che mi causavano. Perché? Qualcuno mi aiutò a comprenderlo: le mestruazioni sono ciò che ci rendono vive, e capaci di generare vita. E io ero troppo poco abituata a vivere davvero.

  9. Milena ha detto:

    Grande Vagi dalla penna d’oro, qui ci sta l’articolo anche sulla perdita delle mestruazioni…..

  10. Sara ha detto:

    Era agosto, avevo 12 anni e mezzo e le aspettavo con ansia da quando ne avevo 10 e durante una visita medica scolastica mi dissero che ero prossima.. Ero l’unica della mia classe a non averle ancora.
    Comunque era agosto ed ero in vacanza con la mia famiglia da dei cugini, avevo pranzato nella casetta sull’albero insieme alla mia cugina del cuore di que tempi(ora non ci parliamo più 😅). All’improvviso il bisogno impellente di andare in bagno, corro e trovo la fatidica macchia!!! Frugo nei mobili del bagno di zia, acchiappa il primo assorbente che trovo, classico malloppone senza ali ed esco correndo per tornare a giocare.
    Passo sempre correndo davanti a mia madre e le urlo “Mamma mi sono venute le mie cose!!” Sempre correndo sento mia madre che urla “Amore vuoi parlarne?” e io, sempre correndo “No grazie, so già tutto, ho risolto tutto, torno a giocare”…. La settimana scorsa mi sono trovata dall’altra parte, sento la mia bimba di soli 10 anni urlare dal bagno e piangere… Lei non era preparata, un pó di spiegazioni, un bell’abbraccio e assorbente Presteryl perché sono i unici che tollero… P. S. Odio il ciclo in tutte le sue fasi, sempre stato molto doloroso e invadente, motivo per cui ho sempre preso la pillola da quando avevo 17 anni

  11. Maria Nanna ha detto:

    Ciao Vagi, io da quando ho avuto un episodio di candida (circa 10 anni fa, dunque a 23 anni) uso gli assorbenti “ILLEDI”, fortemente consigliati dal ginecologo, in cotone, con antibatterico e anti micotico… La coppetta non ce la faccio, proprio no, soprattutto perché non sempre è possibile cambiarla in luoghi igienici, ma ognuno usa ciò che vuole!

  12. newwhitebear ha detto:

    tu chiamale emozioni

  13. gattaliquirizia ha detto:

    le mie mestruazioni se la sono presa comoda: sono arrivate a Natale, circa due mesi prima dei miei 15 anni. tutte le mie amiche e conoscenti erano già diventate “signorine”, e io, che per un sacco di tempo avevo desiderato succedesse anche a me, quando andai in bagno la mattina di quel 25 dicembre, a casa di mia nonna, pensai solo a come fare per nascondere a mia madre la cosa. ricordo che quel giorno mi vergognai molto, come se fossi custode di un segreto colpevole, e chiesi a me stessa: “adesso non posso più scherzare con Aldo [mio compagno di classe delle superiori per cui NON avevo una cotta] come se niente fosse”.

  14. soniaalba ha detto:

    Io ADORO la coppetta, ed é davvero un punto di non ritorno. Il modello pero é importantissimo… Ne ho provate svariate e la mia preferita é della marca FemmyCycle. Non ho nessun interesse a fare pubblicità a questa marca se non incoraggiare altre donne ad usare la coppetta! Poi ovviamente ognuna é padrona del suo corpo e usa quello che vuole!

  15. George ha detto:

    Ma caspita!!! Tu parli solo di perineo, di vagina, di ciclo, di masturbatori per donne………. Hai un trauma cosi grosso sin dalla tua adolescenza per essere stata la bruttina della classe che fai paura. Che il tuo lato B è piatto lo sanno pure gli americani ormai, ecc….Ma dimmi un pò, non hai altri argomenti di cui parlare, Lady Gaga?

  16. veranabokov ha detto:

    Confermo che sono ottimi, per caso ho acquistato quelli per il post parto e mi sono trovata benissimo!

  17. Ilaria ha detto:

    Ciao, ho partecipato con piacere alla presentazione del tuo ultimo libro a Pescara, così mi sono incuriosita e ora sto leggendo il tuo blog, andrò a prendere anche il libro 😀
    Come te, anche a me la prima mestruazione diede un senso di smarrimento, forse perchè a scuola non ne parlavamo poi tanto e conoscevo poco la materia. L’aspetto più traumatico è stato sicuramente l’uso dell’assorbente, mia madre mi fece utilizzare quelli che usava lei, enormi, spessi almeno 1 cm, con le ali, in pratica camminavo come una papera. Poi con gli anni ho cambiato tipologie e finalmente una decina di anni fa sono passata alla coppetta mestruale (è stata una svolta davvero).
    Invece con gli uomini non ho avuto tutti questi problemi, ne parlo liberamente con gli amici, cerco di sforzarmi di chiamarle con il loro nome “mestruazioni” e non “le mie cose” o il “ciclo”. I partner che ho avuto invece erano molto contenti di fare sesso in quei giorni 😀

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