Differenziare l’Ansia

Ieri è finalmente uscito, edito da Sperling&Kupfer, il mio nuovo libro: Esserti fedele sempre (o forse no).

Quando dico “finalmente”, intendo dire che la mia più recente fatica letteraria avrebbe dovuto essere in libreria molto prima ma, a causa della pandemia, è stata posticipata, un po’ come tutto il resto.

Fatto sta che la mia giornata è partita bene, con un’ottima seduta di psicoterapia durante la quale ho sfoggiato una certa disinvoltura e consapevolezza di me stessa, un’aria tipo: “A questo giro me la gestisco bene”, che mi ha fatta sentire molto fiera di me (perché l’uscita di una nuova opera non è solo un momento di giubilo e gratificazione, ma pure di patemi e incertezze che non vi sto a dire). Dopodiché, però, ho iniziato ad accusare un crollo verticale dell’umore, una virata dir poco pestilenziale del mio stato d’animo, e non avevo neppure la scusa del premestruo per deresponsabilizzarmi un po’. Se l’uscita di un nuovo libro è paragonabile alla nascita di un figlio (figura retorica assai diffusa), io ieri ero in piena depressione post-partum.

Ad angustiarmi particolarmente era il pensiero che, nel mondo precedente, a quest’ora avrei avuto già decine di presentazioni pianificate, durante le quali avrei incontrato bella gente, scambiato chiacchiere, riflessioni, confidenze, opinioni. Avremmo condiviso una conversazione su un tema tradizionalmente frivolo (l’amore), che invece merita un trattamento più organico essendo un argomento trasversale, democratico, che per addizione o per sottrazione interessa la vita di tutti.

In un tempo normale, avrei abbracciato lettori e lettrici, avremmo riso e scattato selfie nei quali sarei venuta un cesso (ma che sarebbero stati comunque pubblicati sui social), e mi sarebbero venuti i crampi alla mano a forza di scrivere dediche ultra-prolisse. In un tempo normale era tutto scontato, e tutto bellissimo. Ma questa non è ancora una normalità vera, è complicata, piena di condizionamenti e nuove norme, e così una parte fondamentale del lavoro è venuta meno, una delle più belle tra l’altro, quella che ti ripaga dei mesi di auto-alienazione e mal di schiena, passati a costruire un mondo narrativo popolato da personaggi più o meno credibili.

Così, per consolarmi, mi sono restaurata un po’, mi sono truccata e mi sono pittata le unghie. Poi sono uscita, rigorosamente vestita di nero, in un ottimo pomeriggio da 36 gradi all’ombra, il primo vero assaggio di estate milanese. Sono andata a cercarmi nelle librerie dove, però, non è stato facilissimo trovare le copie del libro (altra cosa che nuoce gravemente all’umore dell’autore medio, che in fondo spera sempre che l’asse attorno al quale il mondo ruota sia la sua creatura, e ogni volta che si accorge che così non è, ne soffre). D’altra parte, in poche settimane, tra quelli in programma e quelli in ritardo, sono usciti tipo seimila libri. Pure io, cosa pretendo.

Il mio povero coinquilino, a quel punto, nel tentativo di sollevarmi il morale, è passato all’artiglieria pesante: ha prenotato la cena in uno dei miei ristoranti preferiti ed è uscito di soppiatto a comprarmi un monumentale mazzo di fiori (che cuore). Sul finire, la giornata aveva preso una deriva migliore (ho persino fatto un po’ di pornoimmobiliare, trovando altre due case da vedere… perché chiaramente questa è la mia valvola di sfogo del momento, la vincente strategia della differenziazione dell’ansia).

Fatto sta che dopo un’ottima cena all’aperto, tra profumo di cibo e di zampirone, dopo aver scolato una benefica bottiglia di bianco friulano, siamo tornati a casa.  Lungo il tragitto, ho avuto la brillante idea di guardare la pagina Amazon del libro (nei primi giorni di uscita, l’autore medio ha un certo feticismo per le classifiche).

Così, me la sono trovata piantata davanti: la prima recensione a poche ore dall’uscita! Elamadonna, che rapidità! Che brivido di emozione! Uau!

Se non fosse che era una recensione demmerda, due stelle su cinque. Eccheccazzo. Ma allora ditelo che io oggi devo avere l’umore mortifero (gli autori spesso dispongono di un ego ipertrofico e fragilissimo, una percezione del proprio valore tragicamente subordinata a ciò che gli altri pensano di loro, vivono in costante disequilibrio tra il narcisismo e l’inadeguatezza, l’arroganza e il bisogno di sentirsi riconosciuti nei propri meriti, e io purtroppo non faccio eccezione).

Così, dopo appena due ore di rinnovata paranoia, mi sono agilmente ripresa e ho deciso che sarei partita da qui per raccontarvi meglio di che libro si tratta. Cosa c’è da aspettarsi a leggere Esserti fedele sempre (o forse no).

Partiamo dal fatto che, dopo l’avventura con Giulia De Lellis, ho deciso di prendere persone non famose e farmi raccontare le loro esperienze, per restituirle in una galleria di personaggi e di punti di vista diversi. Ho parlato con gente di età, provenienze, generi e orientamenti diversi. Ho letto libri sul tema e messo a frutto le testimonianze raccolte in un decennio di attivismo sentimental-sessuale. Esserti fedele sempre è nato così, come un reportage narrativo sulla complessità e varietà delle relazioni oggi.

In sostanza, sono 37 storie che raccontano modi diversi di stare insieme, o di stare da soli, o di intessere relazioni sentimentali, sessuali, amicali, familiari, clandestine, più in generale umane. Alcune sono storie molto ordinarie, proiettive se vogliamo, di quelle che offrono il margine per immedesimarsi, confrontarsi, leggere se stessi o i propri cari. Altre, sono storie più particolari, nelle quali probabilmente non ci si rispecchia direttamente, ma sulle quali si può aprire uno spazio di riflessione e dibattito (tra i temi ci sono la diversità, la disabilità, il poliamore, le differenze culturali, sociali e generazionali, poiché il libro ha un focus sui 30-40enni ma spazia dai 15 ai 75 anni d’età). Non mancano ovviamente le promesse romantiche e i tradimenti, la monogamia come dispositivo sociale e le forme di relazione alternative, l’essere genitori e l’essere figli, il ruolo del sesso nella vita di coppia e individuale, la gelosia, la singletudine, la ricerca di sé e dell’altro. Si parla, insomma, di un sacco di roba inerente la vita di tutti i giorni, che è ciò di cui mi occupo, dato che de facto non scrivo né gialli, né fiction di fantascienza.

Dettaglio non trascurabile: nel libro c’è un po’ della mia propaganda femminista standard, perché quella fa parte di me (il boss editoriale mi definisce “donna pericolosissima” e “nazifemminista”) anche se, mentre componevo questo collage umano, ho fatto del mio meglio per calarmi nei panni dei singoli protagonisti, dando voce alle loro visioni e opinioni, anche quando non allineate alle mie (su alcuni capitoli mi sono chiesta se fossi posseduta dallo spirito di Vittorio Feltri).

Infine, sarebbe ingiusto negarlo, c’è la mia spocchia, quella che potete leggere in qualsiasi mio contenuto, quel tono un po’ saccente e cattedratico che capisco possa stare sul cazzo, ma ormai non dovrebbe essere una novità per chi mi segue. Quello è proprio il tono della mia voce.

Per amore di completezza, mi sembra giusto dire che tutto il libro è attraversato da una vena ironica (sebbene non faccia esplicita ironia sulle storie che racconta). Ogni capitolo solleva due o tre temi sui quali si potrebbe discutere (o litigare) lungamente scolando bicchieri di vino, confermando il proprio punto di vista oppure ampliandolo un po’. C’è dentro la vita, la morte, la famiglia con i suoi innumerevoli significati, il binarismo e la fluidità, la nostra Italia un po’ de core e po’ de panza, un po’ bigotta, un po’ ipocrita, un po’ desiderosa di evolversi. Ci sono l’adolescenza e la senilità, la vita adulta con le sue domande e le sue sfide, ma soprattutto la pluralità degli affetti e delle relazioni che sono l’impalcatura del nostro animo.

Se, a questo punto, siete ostinatamente convinti di volerlo leggere, per poi magari inventarci insieme un modo per discutere dei temi trattati, potete ordinarlo, oppure cercarlo in libreria, oppure trovarlo in versione ebook negli store digitali (questa, mi perdonerete, è la doverosa auto-marchetta).

Direi che è tutto! Ci riaggiorniamo presto su questi display!

Nel frattempo, mi impegno per diventare un’autrice adulta, di quelle che digeriscono bene le critiche, che ormai c’ho una certa età…

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. 321Clic ha detto:

    La seconda, nettamente migliore!

  2. metalupo ha detto:

    Sai cosa? Basta non camparci, come faccio io!
    E tutto è piu rilassato.
    😂

  3. emmepi ha detto:

    E non mi hai intervistato …allora ho fatto bene a non citarti nel mio libro (ne ho scritto solo una parte eh, è una roba collettiva) che uscirà la prossima settimana

  4. pino kosi ha detto:

    bah non credo mai comprerò un tuo libro

  5. Ka ha detto:

    Ciao, ho letto il tuo nuovo libro, Esserti fedele sempre (o forse no), sarà perché attraverso un periodo difficile ma l’ho trovato amaro, intenso, che incide l’anima, le riflessioni sulla solitudine sono grande narrativa, quelle sull’amore deliziose, lo stile incisivo. Un trattato di sociologia contemporanea in un romanzo sull’amore e sulla vita. Grazie. Un ammiratore.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Ma grazie, grazie di cuore. Davvero. Sorrido come un’ebete! 🙂

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