Compiti a casa

Quella appena trascorsa, come alcuni di voi sanno, non è stata esattamente l’estate più frizzante e spensierata della mia vita. Ciononostante, è stato un periodo intenso, durante il quale ho gioco-forza imparato un bel po’ di cose, e ho di conseguenza messo a fuoco alcuni compiti che mi piacerebbe affrontare nell’autunno.
Provando a fare una sintesi che non sarà affatto sintetica, possiamo dire che:
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1. Ho imparato che devo fare come gli aquilani, ossia gli abitanti de L’Aquila, capoluogo d’Abruzzo. Ho imparato che non devo vedere i ponteggi, le crepe, le impalcature, la polvere, gli assi di legno incrociati per tenere su i palazzi sgarrupati. Ma devo vedere le facciate ricostruite, le piazze rinnovate, i bar del centro popolati, i negozi tornati alla vita. Non devo vedere la ferita (che si può portare dentro, anche senza rievocarla, contemplarla e onorarla ogni santo momento) ma la rinascita. Ho pensato al fatto che mia mamma è abruzzese, anche se della costa, e che negli aquilani – nella comunità che ho percepito – io ho rivisto lei. La sua forza e la sua gentilezza. La sua natura operosa e un po’ ruvida, come la roccia delle montagne. Ho rivisto pure quelle volte in cui, quand’ero più giovane, mi diceva: vorrei che fossi più simile a me. Ora ho capito davvero in che senso e il senso non è dare il lucido in cucina oppure rifare ogni mattina il letto (cose che, per carità, ha provato a inculcarmi con scarso successo), ma prendere la vita in un modo diverso. Meno cervellotico, più concreto. Meno struggente, più pratico. Meno sentimentale e più amorevole.
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2. Poi ho imparato che non si crea in un modo soltanto. Ho imparato che tutta questa ansia di vivere, che poi diventa carogna, uno stato d’animo che la vita la inquina invece di rasserenarla, non serve a nulla. Distrugge invece di costruire. Consuma energie invano. Rovina il percorso al punto tale che non importa neppure più dove stai andando, o quale sia il panorama che vedi, ma solo il male che senti. L’odio che hai per la tua inefficienza. La poca comprensione dei limiti tuoi e l’intolleranza dei limiti altrui. Ho imparato che certe volte le cose basta solo ammetterle. Per esempio: sì, io mi prendo troppo sul serio, sempre (per questo non aprirò mai un profilo su tiktok), ma non è colpa mia. Persino nelle pagelle delle elementari c’era scritto, in mezzo al resto: “bambina seria”. Non “solare” o “vivace” ma SERIA.
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3. Poi ho imparato che la guerra all’altro è sempre una guerra a se stessi. Perché in ogni guerra ci sono feriti e caduti. Sia per chi vince che per chi perde. In ogni guerra c’è dolore, c’è sangue, c’è più perdita che conquista. E che a volte, invece, è così liberatorio rilassare le dita e lasciar scivolare le cose. Saltellare sopra gli ostacoli. Fermarsi e chiedersi: ma cos’hai da essere tanto incazzata? Ma dove trae origine questa furia appuntita, questa irrequietezza di base, questo rigore così poco simile alla fluidità della vita, e alla sua sciocchezza, alla sua imprevedibile anarchia.
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4. Poi ho imparato che il destino esiste e non ha senso combatterlo, prenderlo a muso duro, farci a pugni perché non è come l’avremmo voluto. Che la sfida è andarci d’accordo, trovare almeno il quieto vivere, abbracciarlo ogni tanto e camminargli accanto. Provare sapientemente, con un po’ di garbo e ruffianeria, a condurlo dalla parte che noi preferiamo, e apprezzare ogni successo, senza pretendere che tutto fili come abbiamo scelto noi, perché da noi dipende solo un pezzo dell’impresa.
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5. Poi ho imparato che le radici non si devono mettere per forza, ma che bisogna imparare a stare come si è. Che volersi cambiare e automigliorare va bene, ma solo se si tratta di un desiderio sincero di amore per sé, di crescita, di evoluzione. Viceversa, se è solo un pretesto per massacrarsi, autopunirsi, sminuirsi, irreggimentarsi nei ranghi del vivere borghese, o per osservarsi con ancora più giudizio (quando va bene) o disgusto (quando va male), non ci siamo affatto.
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6. Poi ho imparato che alla fine non dobbiamo dimostrare un cazzo a nessuno, neppure a noi stessi. O meglio, dovremmo dimostrarci persone per bene, gentili, oneste, umili nel senso bello del termine, generose, accoglienti. Dovremmo impegnarci molto a essere persone decenti, quello sì, ma che tutte quelle pugnette inutili sul nostro valore (cioè il nostro successo), lasciano molto il tempo che trovano. Ho pensato a tutto quel senso inutile di inadeguatezza costante, l’altalena perenne tra il non valere abbastanza, e il non meritare quello che si ha o il non avere quel che si merita. La condizione perenne di incompiuta, irrisolta, presuntuosa, arrogante. Ho pensato a quanto mi sono annoiata di tutte queste etichette. Ho pensato che le cose importanti sono anche altre.
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7. Poi ho imparato che il mondo è così pieno di storie, di differenze, di punti di vista plurali, che se solo ne avessimo una pur minuscola percezione, ce la prenderemmo molto meno, per tutto. Capiremmo più a fondo l’inutilità generale, la ridicolezza del caso, l’indifferenza del mondo ai nostri giganteschi problemi irrilevanti, la nostra irriducibile marginalità rispetto al cosmo. Capiremmo quanto ininfluenti (o ininfluencer) siamo rispetto all’insieme. Quanto parziale la nostra prospettiva (ho letto un libro sulla Cina di recente, snello ma pregno, utile a capire che oggettivamente non sappiamo un cazzo del mondo in cui viviamo).
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8. Poi ho imparato che non c’è niente di più provinciale che chiudersi nella metropoli (o presunta tale) pensando che lì ci sia tutto ciò di cui si ha bisogno. Presupponendo che il mondo fuori non abbia nulla più da insegnare.
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9. Poi ho imparato che bisogna essere capaci di accontentarsi, ma che non bisogna smettere di desiderare.
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10. Infine, ho molto riflettuto su quanto avrei voglia di tornare a scrivere cose divertenti, ma le cose divertenti non mi vengono più, anche perché spesso sono così scorrette, e in questo tempo non mi pare si possa essere scorretti, mi sembra si debba anzi essere correttissimi, e che basti pochissimo per passare dall’altra parte della barricata, e va bene così. E allora certe invettive autenticamente reazionarie, certe piece teatrali che sarebbero un pezzo di stand-up da grido, che potremmo esporre, mostrare, usare per alimentare polemiche temporanee ed estemporanee, ce le teniamo per noi. Le condividiamo tra amici, dopo cena, bevendo un buon vino rosato, che poi perché l‘abbiamo sempre snobbato, noi, il rosato? E ridendo di cuore, per l’appunto tra amici, dove le barriere si calano com’è legittimo fare. Riscoprendo quella differenza stupenda e cruciale che c’è tra le chiacchiere al bar, o a casa, e le dichiarazioni pubbliche su un social network privato.
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Insomma, i compiti per l’estate li ho fatti e sono pronta per iniziare un nuovo anno all’università della vita, per diventare una vera CEO presso me stessa.
E voi?

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro ha detto:

    Ottima sintesi delle Cose Vere!
    Davvero!
    Una raccomanfazione: non rimanere male quando si ricade nelle vecchie dinamiche. La lotta continua sempre. L’importante è rialzarsi e ripartire , senza abbattersi quando torniamo ad essere la vecchia persona egoica ,spaventata e delusa. La crescita segue un continuo sali e scendi.

  2. ambra ha detto:

    illuminante e profonda come sempre, Vagi! mi stupisco sempre di come tu riesca a dire meravigliosamente cose che sento ma che non riesco ad esprimere così bene. Poi il tuo coinquilino fa delle foto stupende obiettivamente!

  3. metalupo ha detto:

    Se ti vedo su tiktok (che tra l’altro dovrei scaricare sotto minaccia armata) a fare i balletti, pago a voi due una cena.

    1. ANTONELLA ha detto:

      Chapeau

  4. gippistefi ha detto:

    Che bel post! Solo una domanda, il titolo del libro che hai letto sulla Cina si può sapere?

  5. io boh ha detto:

    Mi sono salvata questo post perché contiene delle lezioni che sospetto di dover approfondire. Ormai, per scacciare i pensieri autolesionisti e inibire la rigidità di una vita, mi ripeto “la guerra è finita” in stile mantra.

  6. Lorenza che ti segue da anni ha detto:

    Ciccia (come dicono i milanesi), fattene una ragione: sei troppo intelligente per non sentirti sempre inadeguata e per non farti pippe mentali su problemi ” enormi inesistenti “!
    Me lo diceva la mia strizzacervelli e io lo girò a te.

  7. newwhitebear ha detto:

    ne hai imparate di cose

  8. emmepi ha detto:

    Io sono sparito anche da me stesso. Ora dovrei solo imparare come riapparire

Parla con Vagina, Vagina risponde

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