I figli li fanno anche i criceti – Annunciazione

29 giugno 2021 – Prima mattina

Quando vanno tutti via, è ormai ufficiale: la mia compagna di stanza evita di incrociare il mio sguardo, non accenna mezzo sorriso, non dimostra la minima intenzione di familiarizzare. Sembra che la mia presenza la disturbi, come se invadessi il suo spazio intimo, e c’ha pure ragione perché questa non è una camera doppia, bensì un buco di culo adattato allo scopo, ma mica l’ho scelto io!

Quando mette il velo in testa, capisco: non è calabrese, come uno sguardo superficiale avrebbe potuto suggerire. A darmene conferma, la totale incomunicabilità tra lei e il personale sanitario che per dirle qualunque cosa, deve conferire telefonicamente col marito, e poi il marito traduce a lei. Non parla né italiano né inglese. In sostanza è come se fossimo in camera da sole, ma con lo spiacevole ingombro l’una dell’altra. 

Tramite una di queste telefonate, apprendo che lei sta bene, ma la bambina ha l’ittero, è perennemente in fototerapia, tranne nei momenti in cui la portano dalla mamma per le poppate. Per questa ragione non la dimetteranno neanche oggi. Penso che mi dispiace. Per lei e la sua bimba, ovviamente. E anche per me che avrei preferito una compagnia più socievole. 

Alle 08.00 sono ufficialmente in fibrillazione, voglio rivedere Bianca. Su “Pulpos”, la chat di famiglia, mia madre mi inonda di cuori rossi, baci, effusioni digitali d’ogni genere. Mi chiede altre foto della bimba per presentarla a un po’ di persone su whatsapp (scoprirò di lì a poco che esiste il cartello dei nonni, che in confronto quello di Medellin è niente, nato con l’intento di trafficare fotografie dei nipoti, tra un buongiornissimocaffè e un aforisma). 

Io, invece, taccio. Mia figlia è nata, ma non lo dico a nessuno. Dovrei scriverlo a Elena e Paolo, che hanno condiviso le tappe di quest’avventura fin dalla prima ecografia e che hanno chiacchierato con Bianca da quando era nel mio pancione. Dovrei scriverlo a Giuseppe, a Gea, a Luca, a Giovanni. Dovrei scriverlo sul gruppo degli amici di Taranto, e su quello degli amici di Milano. Dovrei scriverlo a Gaia, a Raffaella, a Deborah, che è una delle mie amiche più care, con cui ho condiviso la gioventù (quel periodo in cui la vita ti sembra un party con l’open bar), le nottate al mare, le feste a Bologna, i tacchi a spillo, le minigonne inguinali e una leggendaria vacanza a Ibiza nel 2007. E oggi, mentre io sono una puerpera 35enne che poco ricorda la ventenne scosciata di allora, lei è sempre più bella e fa la manager a Londra, dove lavora con un team di soli uomini, la metà dei quali risultano essere certificate teste di cazzo.

Dovrei anche aggiornare i miei social, dirlo alle lettrici che sono state affettuosissime. Le follower. Le amiche che non conosco. Le mie bimbe, direi, se fossi Giulia De Lellis.

L’elenco delle persone che meriterebbero un messaggio è lungo, ma io sono ancora troppo impegnata a capacitarmene dentro, per dirlo fuori. Penso che capiranno. Che chi mi vuole bene, accetterà questo silenzio. Presto la bimba arriverà da me e voglio dedicarmi a lei, anche se non ho idea di cosa questo significhi. Non mi va di passare la giornata a rispondere ai messaggi (del resto, ignoro bellamente che queste sono le ultime ore in cui, per diversi mesi, avrò a disposizione entrambe le mani). Mentre prendo questa saggia decisione, optare per un ascetico e intimistico silenzio stampa, mia madre pubblica su Facebook la foto di una cicogna e si fa spontaneamente carico dell’annunciazione: Bianca è nata! La notizia è trapelata. L’embargo è stato violato. 

Alle 08.50 non mi hanno ancora portato la bambina e il medico non è ancora venuto a visitarmi. Ne ho approfittato per compiere autentici atti rivoluzionari, come farmi un bidet, rilavare i denti, cambiare mutande e pannolone. Aperta e chiusa parentesi, continuo a perdere sangue. Mi hanno detto che ne perderò per settimane. In compenso, non ho fatto la doccia perché vorrei che la bimba riconoscesse il mio odore: la puzza autentica della sua mamma!

Alle 09.30 ancora nessuna notizia di mia figlia. Mia figlia. Me lo ripeto, sottovoce. Come se volessi abituarmi alla parola, all’idea, al movimento che fanno le labbra, alla capriola della lingua quando dice che quella bambina è nata da me. Continuo a guardare le poche foto che ho sul telefono, come per dimostrarmi che è vera, che non è stato un sogno turbolento, che tutto è accaduto. Mi sento piena, pienissima, di non so cosa, una sostanza che ha a che fare con il tempo passato e il tempo futuro, con la pagina voltata, con il punto e a capo, il capitolo diverso, il nuovo capoverso. Non lo so. Ma potrei scoppiare, e invece mi espando, mi dilato nell’emozione che non conosco, mi gonfio a dismisura. 

Alle 10 in punto Bianca arriva in camera.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. newwhitebear ha detto:

    giusto il silenzio stampa. Siamo troppo impegnati sui social per dedicarci a noi e a chi ci sta accanto. Quindi hai fatto bene a tacere. Cosa è successo a Bianca? Aspettando la prossima puntata

Parla con Vagina, Vagina risponde

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