Questione di Anti-Propositi

Lo so, lo so. Avete le palle sfasciate da tutti gli elenchi di buoni propositi che avete visto proliferare sulle vostre bacheche e timeline in questi giorni. Lo so, lo so, la vastità del cazzo che ve ne frega (che, sappiatelo, voi che usate questa gaudente espressione, quella sulla vastità del membro virile che ve ne importa, sì, insomma, che fa cacare, proprio come modo di dire, cioè che è tipo passato di moda 5 minuti dopo il suo conio; sarebbe anche ora di spendere una riflessione sul “ciaone” o sul “maiunagioia” ma non voglio essere troppo pretenziosa adesso).

Tornando a noi. Lo so. Non ve ne importa nulla. Diciamo sempre le stesse cose, anno dopo anno, dopo anno, dopo anno. Siamo sempre lì a mettere in fila, uno appresso all’altro, propositi che puntualmente disattendiamo, fino a rendere questa redazione di positivi intenti un atto convenzionale, caricaturale, privo di significato. Ecco, per tutte queste ragioni, io per il 2017 ho stilato un elenco di anti-propositi. Hai visto mai che, con la logica dell’incontrario, non si combini qualcosa di buono.

1. Voglio lavorare tantissimo e guadagnare pochissimo

2. Voglio ingrassare almeno di 10 kg
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3. Voglio rigorosamente rimanere single
4. Assolutamente non voglio fornicare neppure sportivamente. L’astinenza radicale, lo sciopero della fregna, il Silenzio Topa, la patata sotto embargo.
5. Al massimo, accetto di incontrare soltanto: casi umani, 40enni interrotti, 30enni egoriferiti, 20enni con complessi edipici, bugiardi, fedifraghi, narcisisti.
6. Voglio arrivare a fumare 2 pacchetti di sigarette al giorno
7. Voglio svegliarmi tardissimo al mattino e andare a dormire tardissimo la notte e perpetrare il generale scombussolamento dei miei ritmi circadiani
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8. Non ho alcuna intenzione di farmi le analisi e i controlli e tutte quelle menate lì; le procrastino da anni e a procrastinarle continuerò
9. Non voglio minimamente viaggiare, vedere posti nuovi, vivere avventure esotiche, conoscere persone interessanti.
10. Voglio assolutamente continuare a pagare un abbonamento costosissimo in palestra per andarci 15 giorni in tutto l’anno.
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11. Non ho alcuna intenzione di fare corsi di scrittura, teatro, fotografia o qualunque cosa possa indurmi a incontrare persone con interessi affini ai miei
12. Non ci penso proprio a trovare il tempo per uscire dal mio individualismo e, chessò, fare del volontariato, rendermi utile per gli altri in questo sporco mondo.
13. Non chiamerò più spesso i miei parenti e i miei amici che vivono lontani e dei quali – se non fosse per i social – perderei probabilmente le tracce. Non sarò più presente con le persone a cui voglio bene.
14. Non leggerò di più. Scordatevelo. Continuerò a guardare soltanto serie tv, a non andare al cinema, a non andare a mostre, a non andare agli eventi a cui mi invitano, a perdere tempo a stalkerare la vita di persone di cui non mi importa nulla sui social network con la presunzione di condurre così indagini sociAlogiche.
15. Non inizierò assolutamente a cucinare e andrò avanti a surgelati e scatolame, foodora e deliveroo, UberEats e JustEat
16. Conto di dimenticarmi ogni settimana del lavaggio delle strade e di prendere tantissime multe, che pagherò in ritardo tanto per pagare anche le spese di notifica.
17. Non spenderò i miei soldi per altra ragione che i vostri matrimoni
18. Non mi metterò la crema in faccia tutti i giorni e assomiglierò sempre più a un mastino napoletano
19. Esaspererò tantissimo tutti i miei enormi problemi da femmina bianca occidentale del primo mondo e coltiverò con cura la mia anima da drama-queen.
20. Non fingerò di essere giovane facendo quelle cose che fate voialtri tipo andare ai concerti a stare in piedi 4 ore per ascoltare un gruppo che amavate tanto 10 anni fa.
Ecco. Ho finito!
Buon anno lastricato di ottime intenzioni anche a voi! ❤
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Caro 2015

Caro 2015,

ti scrivo perché in questo periodo in cui tutti stilano elenchi di buoni propositi personali di cui non gliene frega una beata a nessuno, io volevo banalmente salutarti. So che sembra una minchiata, e in effetti lo è, però – ne converrai – esiste una specie di misticismo laico nella chiusura di un anno, un ciclo di vita, un pezzo di storia, e l’inizio del successivo.

Per questo ti scrivo. E anche perché voglio ringraziarti.

Voglio ringraziarti per le persone interessanti che la mia vita la abitano, la popolano, la bazzicano, l’attraversano e lasciano un segno.

Voglio ringraziarti per gli affetti di sempre che continuano a esserci, quando torno nei luoghi del mio passato, per Pasqua, per Natale o per un arrosto di bombette e salsiccia ad agosto.

Voglio ringraziarti per l’audacia che mi hai dato di tagliarmi tantissimo i capelli in primavera. E di lasciarli ricci. E di trovare un’altra me, assai più simile a come sono io, oggi.

Voglio ringraziarti per avermi insegnato che Milano è bella, da scoprire, da visitare, da mostrare (tanto che quando i miei genitori sono venuti a trovarmi, abbiamo deputato una giornata intera al turismo metropolitano, per la prima vera volta da quando vivo qui).

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Voglio ringraziarti per il cane del mio amico imprenditore-che-ama-definirsi-tale, un delizioso Cavalier King con lo strabismo di Venere, che mi è stato molto di supporto (il cane) in momenti in cui solo la pet theraphy poteva salvami da attacchi di misantropia radicale.

Voglio ringraziarti anche per i weekend a Lecce, a Palermo, a Courmayeur, a Copenaghen, a Londra e i numerosi in Abruzzo, e la settimana a Ibiza. E anche per le Spa in cui mi hai fatta alloggiare (sti cazzo di addii al nubilato).

Voglio ringraziarti per il matrimonio della mia prima amica-sorella, che le amiche-sorelle sono quelle che ci si conosce da quando si aveva ancora il monociglio (entrambe), si usavano le camicie di flanella (lei), o si avevano gli occhiali da vista con la montatura dorata e le lenti rotonde (io). Le amiche-sorelle sono quelle che si ricordano la faccia e il soprannome del tipo che ti piaceva al primo anno di liceo (uno del quinto, alto, biondocongliocchiazzurri, che faceva il modello sulle locandine dell’Ipercoop di Taranto), o che ricordano il cognome del tuo primo fidanzato. Quelle che ti hanno prestato milioni di fazzoletti di carta e quelle a cui hai tenuto milioni di volte la porta del cesso. Quelle che non si contano più i capodanni, ferragosti, compleanni, lauree, festini, fronti tenute su mentre “eh ha mischiato troppo” (io) oppure “eh, troppi cicchetti, ora dorme” (lei). Le amiche-sorelle sono quelle con cui si diventa amiche quando non si è ancora capaci di essere amiche tra donne, perché donne non si è ancora, perché si è preda di quel magma psico-ormonale che è l’adolescenza. Ma si resta amiche, punti di riferimento indubbi, famiglia. Ecco, si è sposata la mia prima amica-sorella. Ed è stato forte.

Voglio ringraziarti per le ore trascorse in chiacchiere con mia madre e mio padre, ai quali mi ritrovo a spiegare cosa sia Tinder, come funziona questo mondo d’oggi, in cui la loro deliziosa figlia unica è così unica da essere single. In cui ascolto mia madre che fa un corso di educazione alimentare e mio padre che vorrebbe farne uno di inglese e li amo, e sono orgogliosa di loro, come loro dovevano esserlo di me quando andavo a scuola, che si sa che a un certo punto i ruoli iniziano a invertirsi, tra genitori e figli, no? Tutte quelle ore che servono a recuperare le distanze di questa vita a distanza, fatta di “no, niente di particolare, sì, sì, tutto bene, niente, sì, sono stanca, no, non ho ancora cenato, lì che si dice? Com’è il tempo? Come state?” per un totale di 3 faticosi minuti di conversazione.

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Voglio ringraziarti per le decisioni che sono riuscita a prendere e per il coraggio (o follia) con il quale ho deciso di provare a fare ciò che amo, da free lance, senza sapere se sopravvivrò o diventerò una clochard.

Voglio ringraziarti per tutti i momenti di merda che però sono stati cruciali, al fine di accettare la terribile idea di essere adulta, di non essere più la ragazzina di papà, quella che qualcuno prima o poi salverà, quella che può demandare agli altri la propria maturità. E le proprie responsabilità.

Voglio ringraziarti per le 4 sedute di psicanalisi. Un mese, è durata. Poi stava diventando una relazione troppo solida e ho ritenuto opportuno interromperla. Che poi è una cosa bizzarra, la psicanalisi.  Ti siedi di fronte a un estraneo, in una stanza spoglia e piuttosto triste, e gli parli dei cazzi tuoi, quello non ride nemmeno alle tue battute (perché tutto sommato io andavo a fornirgli una prestazione di cabaret) e non sei nemmeno del tutto sicura che ti stia ascoltando, o che non pensi “Diobbuono l’ennesima trentenne interrotta che mi centrifuga le palle con i suoi problemi da primo mondo e con il suo banalissimo disordine interiore“. Comunque magari ricomincio.

Voglio ringraziarti perché nonostante le liti, le discussioni, le lacrime, il nervosismo, lo stress, l’incertezza, l’ansia, le minacce, gli avvocati, gli insulti, gli sputtanamenti, le bugie, le mediocrità, e l’insonnia, nonostante i treni e i voli persi, gli allagamenti in casa e i lavori di ristrutturazione per due mesi, e le tasse da pagare, nonostante tutto ciò, sei stato un anno decisivo.

E ti saluto a testa alta, ben lieta che tu ti tolga dai coglioni, ma senza negarti la tua dignità.

Voglio ringraziarti perché non sei stato un anno semplice, ma di sicuro nemmeno il più difficile.

Voglio ringraziarti, infine, caro 2015, perché mi lasci con un unico, prezioso e fondamentale, proposito per il tuo successore 2016. Ossia rendere più semplice quella cosa complessa e criptica che è amare se stessi, accettarsi, assolversi.

Giudicarsi e giudicare con meno ferocia.

Volersi bene.

Aprirsi, insomma, al cosmo e alle sue infinite possibilità, come dice la mia amica GuruVagina.

(cioè: smettere di fumare, andare in palestra, tonificare, mangiare meglio, leggere di più, viaggiare di più, uscire di più, spugnettare di meno, andare a letto prima la sera, essere più presente per le persone che amo e allontanare i pieni-di-merda. Spalmare la crema in faccia tutti i giorni,  che ormai c’ho 30 anni, fare tutti gli esami medici che avrei dovuto fare 1 anno e mezzo fa e che ho rinviato fino ad ora, frequentare persone che ho autenticamente piacere di frequentare e dire no alle altre. Buttare i vestiti vecchi, le scarpe vecchie, gli amori vecchi…oppure regalarli ai poveri. Cercare stimoli, assecondare passioni, soddisfare curiosità. Esplorare. Non avere paura. Accettare gli inviti a bere qualcosa. Conoscere gente nuova. Volare, lontano, quando possibile. Da sola o in compagnia. Fidanzarsi magari, anzi trovare un compagno di viaggio. E poi ciulare, di grazia, quello sì, con più flessibilità e con standard dignitosi in termini di qualità e quantità).

Ciao 2015, e avanti 2016! E, fammi la cortesia, cerca di essere un buon anno.

Bilanci

Le persone normali hanno un rapporto normale con i bilanci esistenziali. Ne fanno uno all’anno, spesso meno, e quasi sempre in concomitanza con ricorrenze universalmente meritevoli di una riflessione: il settimo anno di matrimonio, la crisi di mezza età, la laurea, la menopausa.

Poi ci sono quelle come me che hanno un feticismo per la speculazione introspettivo-paranoide, specie quando corroborata da un folgorante premestruo, e quindi colgono qualunque occasione per imbastire un consuntivo della propria esistenza: la pasquetta, il solstizio d’estate, la festa dei lavoratori, la festa della repubblica, l’immacolata concezione, sanremo, ferragosto e infine, last but not least, l’inizio di un nuovo anno. E così, passato il 2014, iniziato il 2015, ripresa dai bagordi con le stelle filanti e il primitivo di Manduria, mi sono trovata a ripercorrere i 12 mesi appena trascorsi, così, tanto per avere una percezione un po’ più dettagliata di cosa minchia sia successo nell’ultimo anno. Anno in cui: non ho ricevuto alcuna sconcertante proposta di matrimonio, né organizzato un’asta benefica di sex toys, né fatto un viaggio epico ai confini dell’universo conosciuto, né scoperto l’elisir di eterna gioventù, né iniziato a condurre un programma in prima serata, né triplicato il mio reddito, né cambiato lavoro, né cambiato città.

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Eppure qualcosa deve essere successa.

Lavoro –> Per essere elegante come una signora: mi sono fatta il culo a tarallo. Mi sono regolarmente esaurita, trascurata, sbattuta, lavorando di giorno, di sera, al weekend. Situazioni che mi hanno fatto lucidamente comprendere che l’unico mestiere a me veramente affine sarebbe quello dell’ereditiera. Ma purtroppo non ho passato le selezioni nella sezione Chihuahua.

Famiglia –> I miei si sono trasferiti in Abruzzo e hanno lasciato la mia amata e deturpata Taranto. La mia casa è stata venduta, ma ok, niente pathos. Ciò che conta è che le persone che amo ci siano. Ciò che conta è che la tenerezza del loro affetto io la porti sempre con me, anche quando dimentico di averla. Ciò che importa è che mia madre continui ad essere una combattente, che il nostro amore abbia sempre meno bisogno di parole e che le parole siano solo chiacchiere tra donne, davanti a un caffè. Ciò che conta è che mio padre mi inviti ancora a nuotare fino alla boa o mi accompagni in escursione nella riserva naturale di Punta Aderci. Ciò che conta è che mio cugino continui a dipingere e a mostrarmi i suoi quadri, e a fare il presepe più bello del mondo intero. E che l’altro cugino continui a borbottare. E che mio zio continui a farmi ridere imprecando contro l’anima di San Procopio. E che mia zia continui a farmi mangiare come se stessi per partire per il Biafra per un semestre.

Sesso –> C’è stato quello ginnico, c’è stato quello sentito, c’è stato quello bisunto, c’è stato quello intermittente, c’è stato quello che i corpi si fondono e s’incastrano e diventano per qualche minuto una cosa sola, senza confini e senza alibi. Insomma: c’è stato. E già questo mi pare positivo.

Vacanze –> Interamente consumate tra Abruzzo e Puglia. Con una parentesi nuziale a Palermo (non credo che una suite spa nell’hinterland lombardo possa considerarsi una vacanza). Sia chiaro: non che io non voglia fare un Safari in Kenya, o ingozzarmi di ravioli in Thailandia, oppure scarpinare sulle Ande. Ma poi mia zia quando la rivedo?!

Amici –> Tutto regolare. Quelli di sempre ci sono. Ci sono per scambiarsi confidenze in una notte gelata di Natale, fumando un vurpo sotto la neve; oppure per raccontarsi vizi e virtù, in uno sguardo, bevendo una birra fuori a un nuovo locale di Taranto (perché dai locali di Taranto si sta sempre fuori, per fumare), che in realtà esiste da 15 anni e ha soltanto cambiato gestione. Ci sono per congelarsi sulle panchine di Piazza della Vittoria come quando avevamo 15 anni, di notte, parlando di sessualità femminile, e maschile, e zoofilia. Ci sono per mangiare le cozze al tramonto al Jamaica d’estate, e per bere, e per giocare a poker fino all’alba, e per andare a un concerto. Ci sono per fare progetti che ci avvicinino, anche se siamo tutti distanti, anche se ne faremo la metà. Ci sono per esserci meno, ma esserci sempre, mentre ci succede questa cosa terribile di crescere e di avere sempre più responsabilità, sempre più rughe, sempre meno abilità digestive, sempre meno resistenza fisica.

Salute –> Ho ricominciato a fumare e ho perso un bel po’ di kg nel 2014, quelli necessari a rientrare nei jeans dell’università. Ho, inoltre, appurato che continuare a dormire 4 ore a notte non va bene, che così non secerno sufficienti dosi di melatonina, il ché mi innalza la prolattina che mi fa venire i dolori alle poppe, e mi fa perdere i capelli, e mi potrebbe creare problemi qualora decidessi di sfornare un Vagina Jr (come se l’utero retroverso e i fibromi non fossero già abbastanza).

Gratificazioni –> i 3 acquisti dell’anno sono: il cappello fescion da H&M a 15 euri; gli occhiali da sole più fichi sul globo terraqueo, che nonostante un’accurata ricerca non sono riuscita a scorgerne modello oggettivamente più affascinante; il mio nuovo computer, caro quanto un viaggio in Messico, bello che male mi sento: si chiama Matthew, stiamo insieme da un paio di mesi e per adesso tutto è bellissimo, lui ha una pelle setosa, una tastiera retroilluminata ed è di sconcertante bellezza, leggerezza, comodità, efficienza.

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E questo è quanto.

Poi, naturalmente,  ci sono le parentesi. Quelle aperte, quelle chiuse, quelle lasciate in sospeso. Ci sono i volti che passano, quelli che arrivano, quelli che vanno via, quelli che ritornano. E ci sono, come dimenticarli, i propositi per il nuovo anno, che sono sempre gli stessi: regolare il sonno e la veglia, mangiare bene, smettere di fumare, dare un senso all’abbonamento assurdamente costoso che pago in palestra, fare un viaggio, organizzare l’addio al nubilato di una delle mie 2 amiche della vita, tenere la casa in ordine, coltivare i miei interessi, amare chi amo, essere educata con chi detesto, andare dal medico, pagare la Tari in ritardo, dare al lavoro il giusto peso, uscire più spesso,  leggere libri, lamentarmi di meno, sorridere di più. Sì. E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata.

Ad ogni modo, buon 2015 a tutti!

 

P.s: un fidanzato non ce lo posso mettere tra i buoni propositi perché sto ancora sperimentando le mie capacità di convivenza con una pianta. E gli esiti non sono incoraggianti.