Etologia degli Antiabortisti

Giuro che non volevo scrivere un pezzo su questo tema. Non volevo, perché mi andava, piuttosto, di dedicarmi a qualche minchiata naif tipo “10 consigli per dividere il cesso con un uomo e non odiarlo“. Non volevo, perché fondamentalmente sono un’illusa e pensavo che nel 2018 non fosse necessario rimettere nero su bianco una lunga serie di ovvietà. Purtroppo, però, martedì ho avuto l’infausta idea di commentare sulla mia pagina Facebook la ripugnante campagna di CitizenGo contro l’aborto (sì, mi riferisco a quell’affissione che indicava l’interruzione di gravidanza come prima causa di femminicidio al mondo, facendo un minestrone di stronzate che neppure 4 salti in padella). A seguire, ho dovuto leggere centinaia di commenti, molti dei quali raccapriccianti. Così ho deciso di avventurarmi in una dettagliata Etologia degli Antiabortisti (perché essi sono ovunque, e sono intorno a noi, e dobbiamo imparare a riconoscerli), basandomi sui tipi umani che sono venuti a dibattere sul mio profilo, significativo campione della regressione culturale che è, ahinoi, la cifra del nostro tempo.

Prima di entrare nel vivo del discorso, però, ci sono tre premesse che vorrei fare. La prima è che dovreste documentarvi su cosa sia CitizenGo: un’associazione ultracattolica reazionaria di stampo fascista; qui trovate il pezzo di Vice, ma se capite lo spagnolo potete documentarvi su altre fonti come questa, oppure questa, oppure questa (ringrazio Maria Nardelli, che me le ha segnalate). La seconda premessa è che questo post urterà la sensibilità di molti (persino di alcuni favorevoli all’aborto) perché è scritto di pancia ed è intriso di provocazioni. Se non siete sufficientemente elastici, se siete troppo politicamente corretti e se non vi girano MAI le palle, ve ne sconsiglio la lettura. Terza e ultima premessa: rispetto la libertà d’espressione nella misura in cui esprime idee e concetti intelligenti ed evolutivi, non necessariamente coincidenti con i miei; mi confronto quotidianamente con opinioni diverse dalle mie, le accolgo, le rispetto e spesso mi aiutano a raffinare le mie posizioni. Le stronzate, però, no. Quelle non ce la faccio. Quindi ditemi pure che sono incoerente, contraddittoria, totalitaria, radical-stocazzo e tutto quello che vi pare. Pure Adolf Hitler aveva delle opinioni, se è per questo, e non è che la libertà d’espressione sia un cappello concettuale sotto il quale scaricare la più putrescente stupidità, o grettezza oscurantista, o ignoranza folcloristica. Chiarito tutto ciò, ora veniamo alla preannunciata Etologia degli Antiabortisti.

1. Antiabortista Fondamentalista 

È quello che non vuole sentire ragioni: l’aborto è un delitto, punto e basta. Un omicidio a pieno titolo, reso legale dall’infame legge 194. Mi piace pensare che questo genere di antiabortista che ha così a cuore la vita e il benessere di un embrione umano, non strappi le margherite dai prati (pure quella è vita), non possieda giubbotti in vera piuma d’oca (perché non è molto cortese spennare brutalmente le povere oche per il nostro comfort) e naturalmente che non mangi la pancetta (non è bello quello che fanno ai maiali quando li ammazzano eh, quelli piangono, pure se sono suini che vivono nel letame, i maiali capiscono che stanno per morire malamente e si disperano, prima della mattanza; certo, si potrebbe ammettere lo “specismo” e cioè che la nostra vita di esseri umani, anche quando è puramente potenziale, valga più di quella di tutte le altre centinaia di migliaia di esseri viventi presenti sul pianeta, ma non sono sicura che Gesù Cristo e San Francesco d’Assisi sarebbe d’accordo con una simile affermazione).  Questo antiabortista considera indiscriminatamente, qualunque donna ricorra all’aborto, un’assassina. Parla per slogan, non argomenta razionalmente le sue ragioni e, se possibile, ti fa un dettagliato e truculento resoconto del modo in cui, secondo lui, opera l’aborto, che uccide milioni di “bimbi” (anche il gergo, non è casuale mai) per mano di donne snaturare e colpevoli. Siamo dinanzi a una condanna, senza possibilità d’appello.

2. Antiabortista Moderato 

È quello che considera l’aborto un omicidio, però te lo concede se proprio sei stata stuprata e sei rimasta incinta. Insomma, se sei una vittima, se hai subito violenza, è ammissibile che tu possa fare ricorso a un’interruzione spontanea di gravidanza. Oppure se rischi di crepare, con quella gravidanza, in quel caso pure è legittimo (forse). Oppure, se ti si è rotto il preservativo e sei rimasta incinta per questa ragione (ma l’antiabortista moderato è convinto che questa sia una leggenda metropolitana e che i condom siano infallibili). In tutti gli altri casi, l’aborto non è ammesso e noi donne che vi facciamo ricorso siamo tutte scellerate, stronze, egoiste e cretine che dovrebbero piuttosto farsi sterilizzare, come i pet. Dovrebbe, secondo l’antiabortista in questione, istituirsi una specie di Corte Morale che decida, caso per caso, chi ha diritto di abortire e chi no. Ora, una delle argomentazioni predilette dall’antiabortista moderato, è il concetto di “abuso di aborto”. In altri termini egli è convinto che, poiché esiste una percentuale di donne che abortisce a seguito di superficialità (cioè mancata contraccezione), l’aborto in quanto tale andrebbe debellato, come se fosse un crimine contro l’umanità. Che, con tutto il rispetto, è un po’ come dire che siccome nel mondo esistono i ciccioni che s’abbuffano di cioccolata, bisognerebbe rendere illegale la cioccolata. A volte, poi, mi chiedo cosa sappiano, certi abortisti, dei veri crimini contro l’umanità. A volte mi chiedo, per esempio, se gli stessi che sono venuti a dispensare lezioni di morale cattolica sulla mia pagina Facebook, avessero perlomeno letto la notizia della strage che il giorno prima era successa a Gaza e che aveva mietuto centinaia di vittime, anche tra i bambini. Oddio, non si tratta di bambini bianchi e forse valgono meno, però quelli erano proprio bambini veri eh, fatti e finiti. Mi chiedo anche se questi abortisti che chiamano in causa il femminicidio, si indignino mai per le storie di ordinaria violenza a cui le donne sono sottoposte, o se siano lì a dire che il femminicidio è un’invenzione mediatica delle femministe coi peli sulle gambe, o se magari siamo noi che ce la siamo cercata per tutte le ragioni per cui le donne sono sempre, storicamente, nei secoli dei secoli, colpevoli di tutto. Più o meno dai tempi di Eva.

3. Antiabortista Maschilista

È quello che di base odia le donne ma, sia chiaro, questa posizione viene spesso assunta da donne stesse (che, com’è noto, non sono certo sprovviste di misoginia). Se decidi di abortire per ennemila ragioni personali, sei un’omicida piena di grilli per la testa come, cazzonesò, studiare, oppure fare carriera, oppure non recluderti nel ruolo di madre indipendentemente da quale sia la tua vita, o le tue ambizioni, o qualsivoglia variabile che possa influenzare una scelta del genere. L’antiabortista maschilista non va per il sottile, non aspetta altro che puntare il dito contro la donna e dire che è una sgualdrina stupida che avrebbe dovuto PENSARCI PRIMA…e se non l’ha fatto, cazzi sua! Naturalmente per questa tipologia di antiabortista è indubbio che il ricorso alle precauzioni debba essere appannaggio esclusivo della donna, come se l’uomo fosse un minus habens incapace di fare la sua parte per prevenire una gravidanza indesiderata. Come se gli uomini non fossero i primi votati al coito interrotto perché così l’arnese regge meglio, perché così sentono di più e perché a pelle è più bello. Allo stesso modo, per l’antiabortista maschilista, non si pone neppure il problema che la genitorialità sia una faccenda che riguarda entrambi i generi e che, sempre di più, dovrebbe riguardare entrambi i generi, non solo al momento del concepimento, ma pure nella crescita, nell’educazione, nei permessi dal lavoro e in una serie di altre variabili che, nell’anno domini 2018, rendono ancora impari le responsabilità di un figlio e condizionano molto più la vita della donna rispetto a quella dell’uomo. Di fronte a queste obiezioni, l’antiabortista maschilista sarà capace di balbettare qualcosa sulla natura, sulla biologia e sul fatto che s’è sempre fatto così.

4. Antiabortista Generazionale

È quello che se la prende con le donne applicando dei filtri sulla base dell’età. Se, per esempio, è una donna adulta che deve scegliere se portare avanti una gravidanza problematica, nella quale il bambino avrà gravi malformazioni, la colpa è della donna che s’è ricordata a 37 anni di fare un figlio, perché prima chissà quale assurdità s’era impegnata a fare. Se la ragazza che va ad abortire è una 20enne, invece,  sono proprio i giovani d’oggi fanno cacare perché pensano che l’aborto sia un metodo contraccettivo. Come se la colpa dell’ignoranza sessuale dei giovani fosse dei giovani e non, invece, di una società che ignora deliberatamente e completamente cosa sia l’educazione sessuale. Forse, e dico forse, sarebbe ora di riaprire una conversazione seria e costruttiva, oltre che istruttiva, sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate. Ma se i giovani di sesso (e di contraccezione) non capiscono un cazzo, se è vero (perché è vero) che le percentuali di acquisto di profilattici nelle fasce d’età più basse sono in progressivo calo, forse dipende anche dagli adulti che subappaltano qualsivoglia formazione sessuale a Pornhub. Educare, non reprimere. Non mi sembra difficile. La soluzione non è certo prendersela con un diritto che, VE NE DOVETE FARE UNA RAGIONE, è un diritto garantito dalla legge. La soluzione è creare cultura dove non ce n’è. Non tornare nel Medioevo e cancellare la storia, le lotte e UN REFERENDUM che si è già espresso 40 anni fa su un tema sul quale state ancora rompendo i coglioni.

5. Antiabortista Obiettore 

Dulcis in fundo, loro: i medici che lavorano negli ospedali pubblici e non praticano l’aborto (ma nulla vieta che poi, privatamente, possano raschiare tutto dietro lauto compenso). Quelli che sono pro-vita, come se le donne che difendono la libertà di non portare avanti una gravidanza siano pro-morte. Sono i medici che non intervengono e fanno crepare le donne, piuttosto che procedere con l’interruzione della gravidanza (è cronaca, non fantascienza, purtroppo). Sono quelli che disertano il proprio dovere in nome delle proprie convinzioni personali. Sono uno dei paradossi peggiori del nostro sistema sanitario nazionale, una vergogna indegna di uno Stato che si definisce laico. Se la legge dice che io posso abortire, io devo poterlo fare e NON devono esistere ospedali nei quali mi è impossibile farlo perché tutti obiettano (ci sono REGIONI italiane, ripeto REGIONI, nelle quali è praticamente una chimera trovare un ginecologo non obiettore). Ecco, so che questo mi renderà impopolare ed estremista, ma quando mi imbatto nelle testimonianze di donne che mi raccontano quante peripezie devono fare per riuscire ad abortire, quando leggo dei rischi che corrono per la propria salute nell’indifferenza degli obiettori, quando mi raccontano il giudizio morale che devono subire da chi dovrebbe invece aiutarle, penso che gli obiettori di coscienza andrebbero radiati dall’albo. Se decidi di intraprendere quella professione, sai che nel pacchetto ci sono anche l’assistenza e la cura delle donne che vogliono abortire e che hanno diritto di farlo, nella stessa identica misura in cui ci sono la cura e l’assistenza delle donne che vogliono portare a compimento la gravidanza. Punto e basta. Non dovrebbe esserci margine di discussione, e invece continua a esserci e francamente non se ne può più. Se non ti va bene interrompere le gravidanze, vai a fare il panettiere e lascia il posto a chi s’accolla gli onori e gli oneri di un ruolo per il quale non sei probabilmente all’altezza. Fine della storia. Ho letto commenti che sottolineavano come la professione ginecologica non consista solo nella pratica abortiva, vero, e come la medicina serva a salvare le vite, non a ucciderle, giusto. Però, HELLOOOO, l’aborto si praticava anche prima, e le donne ci rimettevano la vita perché i metodi erano rozzi, non igienici, non scientifici. Le mammane hanno lasciato spazio alla medicina e dovete rassegnarvi.  Esiste una cosa che si chiama libertà di decidere cosa fare della gravidanza, del proprio corpo e della propria vita. I medici pagati dagli ospedali pubblici dovrebbero garantire il rispetto di quel diritto, nella stessa misura in cui le forze dell’ordine dovrebbero garantire la sicurezza e gli avvocati dovrebbero garantire la miglior difesa possibile. Perché? Perché fa parte della loro PROFESSIONALITÀ. Perché questo è parte integrante del mestiere che hanno scelto. Se non lo fanno c’è un problema. Un problema gigante. FINE.

Detto tutto ciò, a nessuno piace l’idea di abortire e non vorrei che questo scritto passasse per un’ apologia dell’interruzione volontaria di gravidanza, perché non è di questo che si tratta. Il tema, per quanto mi riguarda, è smetterla di mettere sempre in discussione una libertà già discussa. È smetterla di decidere chi deve per forza avere figli e chi, invece, non ha diritto ad averne o ad adottarne. Il tema è smetterla di emettere sentenze approssimative, ignorando cosa sia l’esperienza dell’aborto per tutti, non solo per l’embrione/feto; quali ripercussioni abbia sulla DONNA; quanto possa essere più o meno complesso fare ricorso a una libertà che, siamo tutti d’accordo, è preferibile evitare a monte (praticando sesso protetto, e se abbiamo smesso di farlo ricominciamo a parlare di quanto sia importante prevenire, invece di cullare, piuttosto). Il punto è smetterla di distinguere tra chi ha diritto di fare ricorso all’aborto e chi no. È smetterla di accusare di omicidio qualcuno che per la legge italiana NON è un omicida. Il tema, per me, è rivendicare la sacrosanta e intoccabile libertà di scelta delle donne e garantire loro la possibilità di praticare aborti non clandestini. Francamente non credo esistano donne che, a fronte di una gravidanza imprevista, ricorrano all’aborto con la stessa disinvoltura con la quale vanno a farsi la ceretta brasiliana dall’estetista. Questa, a me, puzza di propaganda spicciola; oppure di ignoranza e, di nuovo, l’antidoto contro l’ignoranza non è mai altra ignoranza. 

Personalmente, non ho mai abortito e spero di non trovarmi mai nella condizione di doverlo fare, perché sono sicura che non sarebbe una scelta semplice. Se domani restassi incinta, lo terrei. Se fossi rimasta incinta a 20 anni non so cosa avrei fatto. Dire che esistono le precauzioni è vero, ma è ipocrita non ammettere che spesso non si usano e questo sì, è un errore, al quale si pone rimedio educando, non negando diritti già acquisiti. Abortire o non abortire è una scelta estremamente personale nella vita di una donna, pertiene un territorio del tutto intimo, nel quale nessuna condanna e nessun giudizio morale, aiuta. Lasciate fare il mestiere del Padre Eterno al Padre Eterno, se credete esista. E per il resto, NON TOCCATE LE NOSTRE LIBERTÀ.

E noialtre, che di quelle libertà comprendiamo il valore, alziamola pure la voce. Che qua l’oscurità cerebrale avanza e di questo passo finiremo a reintrodurre il delitto d’onore e a revocare il diritto di voto. Il tutto mentre il mondo più civile, nel quale siano consentite cose come l’eutanasia, la fecondazione eterologa, l’adozione per i gay e i single, diventa sempre più un miraggio irraggiungibile.

A questo punto, dopo essermi certamente giocata il favore di un buon numero di follouah, e dopo essermi assicurata un posto all’inferno in cui bruciare per l’eternità, io vi saluto. E vado a masturbarmi, così mi distraggo un po’.

L’Insostenibile Leggerezza del Coito Interrotto

Sono nata a metà degli anni ottanta. Da bambina sono rimasta traumatizzata dalla visione di Philadelphia con Tom Hanks e Denzel Washington, sono cresciuta con gli spot dei condom a cena e ho fatto una specie di educazione sessuale a scuola.
…forse anche voi avete ricordi dal sapore quasi comico, di quando ci prendevano, pre-adolescenti com’eravamo, coi jeans della Lee e le felpe colorate Benetton 0-12, e ci portavano nell’auditorium (se la scuola ce l’aveva), o in palestra (se la scuola ce l’aveva), e ci facevano un pistolotto sull’importanza del sesso protetto, a noi, che il più delle volte non avevamo ancora limonato con nulla che non fosse un cucchiaino da caffè, tanto per fare pratica.
Ad ogni modo, come il genere umano perpetrasse la propria esistenza, l’appresi all’età di 9 anni, da mia madre. Era un periodo in cui in tv non si faceva che parlare di “preservativi” e Aids, e io chiedevo continuamente delucidazioni, in qualunque situazione immaginabile, finché la mia genitrice non decise che era giunto il momento di darmi una risposta. Mi prese e mi spiegò per sommi capi cosa significasse fare all’amore, mi disse che quella roba si faceva quando si era, per l’appunto, innamorati e che in quel modo nascevano i bambini, me compresa. Eravamo sedute al tavolo della cucina, con mio padre sull’uscio della porta, incastrato da mia madre e dal suo “DOVE TE NE VAI? È GIUSTO CHE CI SIA ANCHE TU!”, proprio mentre provava a sgattaiolare via da quell’imbarazzo che la sua unica figlia femmina gli stava imponendo. Ottenute le informazioni necessarie, dal canto mio, mi limitai a commentare con un lapidario: “CHE SCHIFO!”. Di positivo ci fu che mentre certe mie compagne credevano ancora d’esser nate sotto un cavolfiore o nel becco di una cicogna, io sapevo la verità. E, a quel punto, sapevo pure cosa fossero quei fantomatici “preservativi“, anche se sarebbero passati molti altri anni, prima che ne facessi uso.
.
La scenetta mi è tornata inevitabilmente in mente quando, la scorsa settimana, sono stata invitata a un evento Durex, per parlare della loro nuova campagna #EmozioniSenzaInterruzioni e per commentare i dati emersi dalla Durex Global Sex Survey del 2017, ovverosia un’analisi svolta in 36 paesi, su un campione di circa 30.000 persone, per conoscere meglio le abitudini sessuali di uomini e donne, accoppiati e single, etero e gay, di qualunque età. Come dire: moooseca per le mie orecchie.
.
A parte alcune prevedibili scoperte (come che il 55% degli intervistati riconosce tra i benefici del sesso l’aumento del buonumore e dell’autostima, insieme a una riduzione del grado di stress), dall’indagine emergono dati interessanti e, diciamolo francamente, un po’ preoccupanti, soprattutto per quel che concerne – tanto per cambiare – il nostro paese. L’Italia, infatti, rispetto alle altre nazioni europee, tende a evitare l’uso del profilattico in favore di metodi contraccettivi alternativi e non sicuri (sì, parliamo di lui signori, MrCoitus Interruptus). Se il salto della quaglia è considerato una disciplina di nicchia in SpagnaSvizzeraGermaniaInghilterraFrancia e Austria (praticata al massimo dal 9% della popolazione), con apogei di civiltà in Olanda (dove la percentuale scende al 5%), l’Italia conquista la medaglia d’oro della Maleducazione Sessuale, con un rampante 23% di “saltatori”.
.
Cosa significa? Che quasi un 1 italiano su 4 s’affida sistematicamente al coito interrotto e NON pratica sesso protetto. Nelle Top Queries 2017 di Google, il “coito interrotto” è il quarto metodo contraccettivo più ricercato dagli italiani. Ora, sia chiaro, non siamo qui per pontificare, per fare la lezioncina su quanto sia importante proteggersi dalla Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST) e dalle gravidanze indesiderate (perché é vero che possiamo abortire, ma è vero pure che non è mai una passeggiata di piacere farlo); però una riflessione è il caso di spenderla e siccome abbiamo ormai un’età (alcuni di noi sono ADDIRITTURA genitori, altri stanno per diventarlo, altri lo saranno in futuro e altri invece mai, ma auspicabilmente per loro continueranno ad avere una vita sentimental-sessuale), è anche il caso di parlare del segmento più fragile di questo panel: i giovani. Quando dico giovani, intendo giovani veri, non voi che avete 35 anni e ancora non accettate il fatto che Luke Perry sia diventato così:
.
 .
Quando dico giovani, parlo dei ragazzi compresi tra i 13 e i 24 anni d’età (non è che noi siamo vecchi eh, per i signori del Marketing diventiamo “young adults“, un bell’ossimoro che ci permette di sopportare la maturità e il peso delle responsabilità in cambio di un modesto potere d’acquisto). Fatto sta che il 73% dei g-g-giovani non è in grado di indicare 5 Malattie Sessualmente Trasmissibili, il 45% non è consapevole dei loro rischi e il 70% di essi si informa da fonti non qualificate (equamente distribuite tra internet, scuola, amici e pornografia). È significativo, in proposito, che solo il 24% degli italiani dichiari di aver ricevuto un’educazione sessuale, contro il 77% degli intervistati negli altri paesi.
 .
Sarebbe fin troppo scontato, di fronte a questi dati, constatare quanto l’educazione al sesso e ai sentimenti sia un bisogno della nostra società, al quale troppo raramente viene data risposta. Scontato, ma inevitabile. Cosa bisognerebbe fare? Avviare un dialogo aperto su questi temi, per esempio. Favorire il confronto culturaleapprofondireinformare. Fare, in sostanza, un lavoro capace di permeare la società e di attecchire anche sui più giovani.
 .
E, in questo senso, Durex la sua parte la fa, da decenni, promuovendo una cultura libera del benessere sessuale; intercettando il registro giusto per raggiungere il proprio target, facendo un ricorso intelligente all’ironia (le pubblicità di Durex sono bellissime, soprattutto quelle censurate in Italia, e se questa vi sembra una marchetta, sappiate che è piuttosto una dichiarazione d’amore per il noto brand di condomS).
 .
Per esempio, ai dati della Global Sex Survey 2017Durex risponde lanciando la nuova campagna #EmozioniSenzaInterruzioni, volta a valorizzare gli aspetti positivi del SafeSex: non solo la sicurezza in termini di MST e prematuri eredi al trono (che non sono dettagli trascurabili), ma anche la libertà di godere appieno dell’atto, fino al suo climax, senza interruzioni, senza crucci e senza palpitazioni postume del genere “Ommioddio! Ho 5 minuti di ritardo” (oppure “Chissà come mi va il prossimo pap-test”). 
 .
Naturalmente Durex è un’azienda, non il Ministero della Salute, non è che può fare miracoli, non è che può dare la vista ai ciechi, oppure l’udito ai sordi. Ciò che può fare, in quanto leader mondiale nel suo settore, è creare occasioni di condivisione, di entertainment, di formazione, per ricordarci ciò che tendiamo a dimenticare, per segnalarci le aree sensibili della nostra cultura (oltre a quelle erogene del nostro corpo) che tendiamo a non presidiare.  A questo punto m’aspetto che tra voi ci sia qualche sciachimista che mi dica: vabbè, ma Durex li produce i profilattici, è ovvio che vogliono che li usiamo, a loro conviene!1!!!
 .
Il fatto, però, è che conviene soprattutto a noi, usarli. E bisognerebbe porre rimedio a questo fatto che ce lo stiamo dimenticando.
Ammesso di averlo mai capito davvero.
 .
Concludo su questa preziosa riflessione, e vi saluto. E, già che ci siamo, essendo San Valentino, lo faccio ricordandovi che proteggersi è un atto d’amore, sempre.
Per chi c’è. Per chi ci sarà.
 .
Con viva cordialità,
vostra
V.
 .

Sopravvivere a San Valentino

Per alcuni febbraio è il mese di Sanremo. Per altri della Notte degli Oscar. Per me è, tragicamente, il mese di San Valentino.

Ora, il primo San Valentino che passi da sola, lo passi a pensare al tuo ex, a ricordare ciò che facevi l’anno prima, a versare lacrime di disperazione al pensiero che lui in quel momento si scambi smancerie da liceale con la sua nuova tipa. O che faccia acrobazie come manco nei video più visti di Brazzers, non fa differenza. Patirai. Ed è probabile anche che, in preda al patimento, tu commetta un atto emotivamente scellerato come giurare a te stessa che l’anno successivo sarai fidanzata anche tu (essendo una novellina, non hai ancora strutturato la tua architettura emotiva per campare da sola nel mondo, senza un pene accanto; cioè il maschio ti sembra ancora una conditio-sine-qua-non della tua vita vaginale; non lo è, ma lo scoprirai col tempo)

Il secondo San Valentino che passi da sola, pensi che tanto vi-dovete-mollare-tutti. Che sì, certo, fatele pure le vostre cene di merda a lume di candela, coi palloncini a forma di cuore, con i dessert a forma di cuore,  fate, fate, che tanto siete tutti cornuti. Sì, sì, bella burinata di Tiffany che ti ha regalato, peccato che l’abbiamo trovato su Tinder il tuo moroso. Insomma, sei nella seguente modalità:
o-poop-emoji-ice-cream-facebook
.
Il terzo San Valentino pensi che niente, la vita di coppia non fa per te, ciò è evidente. La coppia è un’istituzione vetusta e sorpassata, viviamo nell’era della liquidità e della superficialità delle relazioni, che ci piaccia o no. E quando si è in coppia si finisce inesorabilmente nella frustrazione, nella routine, nella ricerca di emozioni altrove. Niente da fare, la coppia è solo una di quelle menzogne confortevoli delle quali il popolino ha bisogno per affrontare l’esistenza nella sua complessità, salvo che poi la coppia stessa diventa inesauribile fonte di problemi altri che, siccome tu sei più furbaH, ti risparmi all’origine. E blablabla. Insomma, ti stai radicalizzando, la tua trasformazione in gattara-cazzo-repellente procede a passi da gigante.
.
Negli anni successivi smetti anche di pensarci al San Valentino, cioè perdi il conto, come quelli che smettono di festeggiare i compleanni dopo una certa età. Insomma l’argomento ufficialmente non ti interessa neppure più. Se non fosse che sei comunque soggetta a tutto il massacrante tam tam mediatico (pubblicitario più che altro) legato a questa puerile ricorrenza. Viaggi per due. Cena per due. Massaggi per due. Adsl per due. Idrocolonterapia per due. Eccetera.
Schivi, dribli, passi, cercando di ignorare la propaganda amorosa. Gli spot. Le affissioni. Gli articoli di giornale. I palinsesti. YouTube per esempio non ha ancora capito un cazzo di te. Secondo YouTube sei certamente fidanzata/sposata e stai certamente cercando di avere un figlio. Oppure stai certamente cercando un metodo contraccettivo senza controindicazioni, quindi devi comprare un comodissimo computerino sul quale urinare per sapere se è un giorno rosso con rischio gravidanza o un giorno verde e “possiamo fare l’amore”, che è una pubblicità talmente triste, che se fossi fidanzata mi mollerei ogni volta che la vedo. Comunque questo con San Valentino non c’entra.
Resta il fatto che per quanto disinvolta, evoluta, emancipata, tu possa essere, continui sempre a nutrire una sottilissima ma inestinguibile idiosincrasia per questa giornata. Che poi io dico: ma ci sono 8 milioni di single in Italia, di grazia, ma i matrimoni ormai durano quanto un’influenza e il rito abbreviato ci funziona meglio dell’aspirina, ma di cosa stiamo parlando? Ma come possiamo ancora considerare questa insulsa giornata di San Valentino, la cui unica utilità è ricordare a chi è in coppia, che bisogna celebrare l’amore (e far girare l’economia)…e a noi? Noi che in coppia non siamo?
.  
Noi che non viviamo amori per bene, costruttivi ed esclusivi, sotto l’egida della Perugina? Noi che amiamo senza saper amare, che amiamo non ricambiati e che siamo amati da persone che non ricambiamo? Noi che dell’amore sappiamo tutto e dell’amore non sappiamo un cazzo? Noi che lo confondiamo con l’errore, e scambiamo l’equilibrio con l’eccesso, e la tranquillità con l’atarassia?
.  . 
Noialtri che pure combattiamo nella trincea dei sentimenti, spinti dalla segreta speranza di trovare prima o poi una “persona giusta”? Noi che ci consumiamo l’anima in attesa di un cenno di vita in quell’area anatomica inaccessibile, compresa tra il collo e l’ombelico? Noi che i giorni pari ci chiediamo se ci innamoreremo mai di nuovo e i giorni dispari ci chiediamo se siamo amabili, e una risposta definitiva generalmente non la troviamo, perché le risposte definitive, capirai, non ci sono per nessuno mai? Noi che dobbiamo periodicamente affrontare l’amletico dilemma tra fare sesso occasionale o riverginizzarci? Noi che amiamo qualcuno che non c’è, qualcuno che se n’è andato, qualcuno che forse tornerà o forse no? Noi che abbiamo sofferto e fatto soffrire, e collezionato case history di insuccesso sentimentale, e ciononostante nell’amore ancora speriamo? Ebbene, noialtri, cosa festeggiamo? STOCAZZO?!
 . . 
Così, mi sono fatta una chiacchierata con Ohhh, con cui collaboro ormai da un pezzo e ci ho detto, molto placidamente: dovete fare la prima COMFORT BOX per i SINGLE a San Valentino! Il caso vuole che l’idea abbia incontrato il loro entusiasmo e questa scatola delle meraviglie è diventata realtà (ma no, dentro non ci sono SOLO i cari dildo a cui starete affrettatamente pensando).
. . 
Sia chiaro: la Comfort Box vale per tutti i single, per gli uomini e per le donne, per gli etero e per i gay. E cosa contiene? Ma tutto il necessario per NON pensare a ciò che non abbiamo, ma a ciò che abbiamo. Tutto ciò che serve per coccolarsi. Per investire i soldi che avremmo altrimenti speso per comprare qualcosa a lui (o lei), magari con quelle elegantissime dinamiche tipo “Amò, ma ci dobbiamo fare il regalo? Amò ma che cosa vuoi?“, e auto-regalarci una box piena di beni di conforto reali, non sogni ma solide realtà, direbbe Roberto Carlino di Immobildream.
. . 
No, non è una degenerazione da zitelle incallite o da scapoli falliti. È un modo per concedersi quello che a Milano, per fare i fashion, chiamano Quality Time che però, al netto del milanesismo, è un concetto figo.
.. 
Vi premetto che queste box non costano tipo 20 euro. Ma dentro ci sono prodotti ottimi, selezionati per l’eccellenza delle performance e la qualità dei materiali utilizzati (potete anche trovare il sex toy a 15 euro, solo che è di plastica tossica e valutate voi come volete trattare le vostre parti più sacre). Inoltre, come si suol dire: come spendi mangi. Che io declinerei in: come spendi godi. E la goduria è intesa in senso lato. Mò vi racconto perché (seguono spoiler sul contenuto della box):

.. . 

ohhh_singleboxdonna1
. . 
1. Dentro c’è un toy (che cambia in base alle varie alternative proposte). Io vi consiglio OVVIAMENTE, se siete FIMMINE, di optare per il modello rabbit, che secondo me il rabbit dovrebbe passarlo la mutua, com’è noto; esso dovrebbe essere posseduto per legge; dovrebbe essere regalato negli uffici come strenna natalizia. Insomma, avete capito. Vi ricordo solo che: “il rabbit arriva dove nulla di umano può”. Anche se devo segnalarvi pure l’esistenza del “Satisfyer PRO 2” che – come spiegato nella scheda – è un “succhiaclitoride” (quando l’ho letto, ho riso per 20 minuti; naturalmente nutro una smodata curiosità di provarlo).
. . 
2. Un lubrificante, che può servire e può comunque tornare utile nella vita, lo sappiamo
 . 
3. Una confezione di condom HEX della LELO, che per la prima volta rivoluzionano l’idea di condom e introducono una struttura a nido d’ape (non so se apprezzate la professionalità del mio tono); questi, anche se siete single, ce li abbiamo messi affinché siano di buon auspicio per i mesi a venire (ah-ah, quale fine umorismo, il mio)
4. Numero DUE tavolette di cioccolato funzionale biologico SABADì, la tavoletta SESSO e quella OTTIMISMO,  due ingredienti dei quali, come sapete, c’è sempre gran bisogno.
5. Una card di Deliveroo, l’app del food delivery di qualità, con un buono di dieci euro. Lo capite, non possiamo offrirvi tutta la cena, ma diamo il nostro contributo per non farvi mancare proprio nulla, e sticazzi del ristorante col menù fisso pieno di coppiette che stanno a tavola zitte perché non hanno più nulla da dirsi.
6. Last but not least, e questa per me è proprio la ciliegina sulla torta, il rum nel babà, la mozzarella filante nel panzerotto fritto: una gift card di NETFLIX poiché è ACCLARATO che da quando esiste Netflix tutti noi abbiamo meno bisogno di un uomo (o donna). Voglio dire, a cosa mi serve lo zito se sto guardando Suits?
july_hairstylesfromsuits_700x400
.  
7. In aggiunta, per quelli che proprio non ne hanno mai abbastanza, si può anche comporre la propria box dei SCIOGNI e aggiungere qualche altro gadget. Chessò: volete le manette di pelle perché dopo aver guardato 50 Sfumature di Nero volete essere preparate all’incontro con il vostro persona James Dornan (che poi magari assomiglierà più a Denny De Vito, ma it’s ok)? Potete farlo, ecco.
.  
Insomma, amici e amiche single, io più di questo, più che suggerire di confezionare una scatola con dentro – messo tutto insieme – un po’ per gioco e un po’ per provocazione – cio che ci serve per superare indenni, e anche un po’ felici, la serata di San Valentino non potevo fare.
 . 
Per completezza mi sembra giusto segnalarvi che Ohhh ha realizzato anche delle box per le COPPIE, di qualunque genere e orientamento (quindi non siate timidi, fate un giro, che c’è qualcosa per tutti, uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo…)
.  
Che, voglio dire, se state insieme da 10 anni, forse di questa box c’avete più bisogno di noi single 🙂
Pace, amore e bene a voi tutti,
sempre vostra
v

No condom, no party

Una delle mie amiche single, che non sentivo da un pezzo, mi ha uozzappata ieri mattina alle 7, dicendo che stava fuggendo dalla camera di un hotel e che si sentiva come Carrie Bradshaw.

Lei, che ha origini toscane, è tutto il mio incontrario: piccolina, magrolina, mora, con i capelli corti e gli occhi grandissimi e chiari. Ai tempi bolognesi abbiamo condiviso prodi gesta eroiche, inclusi festini universitari internazionali ai quali – tra australiani, svedesi e francesi – venivamo impezzate principalmente da calabresi expat. Tuttavia, entrambe nutriamo un ricordo vivido di quei tempi lontani, in cui la sera si usciva e si finiva a limonare con baldi giovani pieni di sper(m)anza, oppure a praticare atti di vicendevole onanismo nella tromba delle scale, col tipo conosciuto due ore prima. Essì. Bei ricordi. Al punto che, pur vedendoci ormai assai di rado, continuiamo ad aggiornarci – come maschi della peggior specie – sulle nostre vicissitudini para-sessuali.

Così apprendo che è stata a letto col batterista di so-io-che-minchia di proto-band italiana, che lei c’ha sempre avuto un feticismo per i batteristi, che dice che se uno picchia duro la batteria è naturale che trombi bene, si capisce, questione di ritmo, puro sillogismo aristotelico, il suo. Dal canto mio, innanzi a cotanta erotica vitalità, mi sono emozionata e le ho scritto una mitragliata di domande, del genere: Ma quanti anni ha? Di dov’è? Vi rivedrete? Ti è piaciuto? Stai bene? E dal terzo grado è emerso che la mia amica non sapeva bene l’età, che si erano visti a un concerto, che si conoscevano già, per carità, ma che quella sera erano andati dritti al sodo, belli chiari, senza indugi. Storia di una notte, parrebbe. Lei è stata bene, ottimo. La gioia triplica quando aggiunge: “Comunque lui era superdotato“.

condom3

Niente, ormai completamente immedesimata nel ruolo di casalinga sovraeccitata di fronte alla dodicesima stagione di Celeste su Telenorba le chiedo: “Lunghezza? Larghezza? O un po’ tutto?”, che si fa in fretta a dire “superdotato”, vojo dì, ci sono superdotazioni e superdotazioni. Ella risponde che era un po’ tutto. Pure mejo, le dico. A sto giro niente minimalismo penico, niente eiaculazione a starnuto, niente cilecca. A sto giro tutto è filato liscio e lei ha incontrato un meraviglioso esemplare di Superdotato Maschio Eterosessuale di Facili Costumi (a questo punto dovreste sentire anche la sigla di Super Quark). E proprio quando stavo per brindare con un calice di brodo di giuggiole a questa nuova scoperta ornitologica, proprio quando un sincero moto di ammirazione per la mia amica mi riempiva, proprio mentre elogiavo il suo premiante atto di sgualdrinaggine indipendente, quella che fa? Mi confessa che l’hanno fatto senza preservativo.

La motivazione sarebbe che, siccome che ce l’ha grosso, John Holmes de noartri, gli stringe (e per questo non poteva usare quelli che aveva lei in borsa). D’altro canto, Super Dick si vergogna a comprare in farmacia quelli XL. Quindi lui va così, senza guanto. A quel punto le dico che no, che ha fatto una cazzata, che come minchia le viene, e che lui è un demente, che se davvero è l’unico esemplare di maschio italico che si imbarazza per il gigantismo del suo pene, beh, hello, siamo nel 2013,  può comprare scorte antiatomiche di preservativi per gorilla anche online, risparmiando grandemente tra l’altro, ed evitando l’impietoso sguardo d’ammirazione di un farmacista.

Ma poi chi se ne frega che ti stringe? Cioè, organizzati, oppure fai voto di castità. Di sicuro non puoi mica andare in giro a fare l’untore vaginale in tournée per l’Italia. Se uno vuole proteggersi, si protegge. Tutti i miei amici omosessuali che hanno una sessualità, beati loro, assai più attiva della nostra si proteggono e, stando a Frecciagrossa, c’è un’alta incidenza di superdotati (mortacci loro) e io credo a Frecciagrossa, se mi dice che sono “eeenormi” e che si proteggono sempre, lui non mente, Frecciagrossa è il Buco della Verità. Senza contare che ho frequentato per due mesi un uomo senegalese e se li trovava lui, i profilattici adatti alla sua dirompente virilità, ecco, con tutto il rispetto, li può trovare pure un batterista di risulta.

condom

Sono al culmine del mio pippotto medico-salutista, quando lei mi interrompe e mi dice che lo sa. Che sa tutto. Che, infatti è un po’ in paranoia. Che ha fatto una cazzata. Già. Perché a volte le facciamo, le cazzate. Anche se siamo adulte, anche se siamo intelligenti, anche se lo sappiamo che ci esponiamo a un rischio. Lo facciamo per mille ragioni, magari perché siamo nel letto, nude, vogliose, pronte a sentircelo fin dentro la pancia (inguaribile romanticismo), che non ce l’accolliamo di dire “NO”. Acconsentiamo, pensando e sperando che ci vada bene, che sarebbe proprio una sfiga, che in fondo è soltanto un musicista che ogni sera scopa con una groupie diversa senza protezioni, dai, quante possibilità ci sono che, minimo-minimo, tornate a casa in due, tu e una bella candidosi, se non di peggio? Pochissime, logicamente pochissime.

Ma ho capito che era consapevole del suo gesto e ho cercato di non essere troppo truce, per un duplice ordine di ragioni.

Primo: so che lei è intelligente davvero, anche se in quel momento l’intelligenza non è bastata (che poi mi chiedo: si potrà dire “testa di vulva”? così, per par condicio, invece di “testa di cazzo” intendo).

Secondo: è capitato anche a me in passato di dire “Sì”, o di non dire “Aspetta un attimo”. So che può succedere. Però non deve.

Non importa se è un’eccezione, se ci proteggiamo sempre tranne quella sola volta. Non importa se la Diga del Pertusillo ci è crollata tra le cosce o se lui è il replicante di Michael Fassbender che minaccia di perdere l’erezione proprio lì, sul più bello, a fronte della nostra richiesta di proteggerci. Sticazzi. Dobbiamo imparare, tutte quante, dalle teen alle gilf, a tutelarci. Sempre.

E, dato che siamo de coccio, colgo l’occasione per segnalare la campagna della LILA – Lega Italiana Lotta Contro l’Aids, che anche quest’anno raccoglie i fondi per il Progetto Donna – Prevenzione al Femminile (qui il post sulla campagna dell’anno scorso). C’è tempo fino all’8 dicembre per inviare un sms solidale al 45505. Con quanto raccolto, la LILA produrrà interventi per le donne italiane e straniere, tra i quali linee telefoniche dedicate, sportelli di ascolto nelle sedi locali e produzione e diffusione di materiali informativi.

Hashtag ufficiale della campagna #iostoconLila.

Che dire: messaggiate, messaggiate furiosamente.

E nel frattempo dotatevi di un prontuario di condom in tutte le taglie e per tutti i gusti, così da essere ben attrezzate, nel caso in cui doveste incorrere nella vituperata e agognata Eventualità Motumbo.

Un Cuore per LILA

Se c’è una cosa positiva negli uomini che ho frequentato (biblicamente) in questo ultimo anno (la quota è così fortemente risibile che a breve dovrò candidarmi ai campionati mondiali di frigidità), c’è che buona parte di essi si è rivelata, con mia somma sorpresa, sensibile all’uso del profilattico.

Ciò mi ha ben disposta, perché a onor del vero ero abituata a frequentare cazzetti nati nei late Seventies che erano strenui sostenitori del Salto della Quaglia, come se fosse il più accreditato metodo anticoncezionale approvato dalle Nazioni Unite e dal Concilio Vaticano Secondo e come se l’unica forma di prevenzione di cui preoccuparsi fosse quella dalle gravidanze.

In verità spesso i cazzetti sono portatori ignari di infezioni che, siccome c’hanno culo, su di loro non esercitano alcun effetto, mentre su di noi possono avere esiti imponderabili, dalla candida all’hpv e al conseguente terrore psicologico indotto in merito al tumore alla cervice uterina. Perché Dio è chiaramente misogino, e questa è un’evidenza.

E poi ci sono i casi più gravi, quelli che inguaiano tutti, come l’HIV.

Ora, noi tutte sappiamo benissimo quanto proteggersi sia importante, e lo sappiamo perché siamo cresciute negli anni novanta, quando  a cena passavano la pubblicità dei preservativi Control e candidamente chiedevamo ai commensali cosa fossero i preservativi. Ricordo che avevo 8 anni quando mia cugina, 10 anni più grande di me, mi disse che mi avrebbe dato 50.000 lire se fossi andata a porre la suddetta domanda a suo padre, mio zio.

Noi tutte sappiamo quanto proteggersi sia importante perché abbiamo scoperto dell’esistenza di Bruce Springsteen piangendo davanti a Philadelphia, perché abbiamo letto fin dalla più tenera età approfonditi educational su Top Girl su come bisognava applicare il profilattico all’augello, perché abbiamo memoria definita dei nostri compagni di classe che in gita si portavano scorte antiatomiche di condom, nemmanco stessero per passare 5 giorni con Lisa Ann.

E ciononostante, prima o dopo, può succedere che la diamo via senza profilattico.

Succede per esempio quando siamo piccole, succede quando siamo convinte di conoscere il ragazzo con cui stiamo andando a letto neanche potessimo conoscere le abitudini sessuali di tutte quelle che s’è fatto prima di noi, succede quando pensiamo “figurati se capita a me”, succede quando la persona con cui siamo adduce argomentazioni inoppugnabili come:

– E’ troppo stretto, mi stringe, mi fa male (Cosa sei, un cavallo? Comprati i cappucci per peni conformati, cosa ti devo dire)

– A me piace nature (infatti non è che il mio sia buon senso, sono semplicemente una fan del lattice e l’idea della carne tua dentro la carne mia, così, senza barriere, mi causa conati di vomito, pensa)

– Sento di più senza (sentiresti di più anche se non te la dessi affatto?)

– Mi piace sentirmi libero (disse il pene incatenato dalla gomma)

– Non mi piace venire nel preservativo (così parlo lo sperma con mire espansionistiche)

Ora, senza raccontarci le favole: il preservativo non deve essere una variabile. Non è argomento di trattativa. Non è necessario scopare, se non si è d’accordo sul suo utilizzo. E volendo si può giocare lo stesso, basta avere fantasia, voglia di divertirsi e buona parte del campionario di accessori e giocattoli durex, nel caso (durex, ti decidi a mandarmi tutti i tuoi prodotti a casa, o cosa?).

Il sesso, per voi che lo praticate assiduamente intendo, è e deve essere un atto meraviglioso, sano, liberatorio, declinato secondo le soggettive preferenze e inclinazioni. E va benissimo così. Ma non esiste un solo cazzetto per cui valga la pena ammalarsi, né nello spirito, né nel corpo. Questo dovete, dobbiamo, ricordarlo. Sempre.

Proteggersi è un atto di intelligenza fondamentale. Per noi e per la persona con cui stiamo.

Per noi e per la persona con cui staremo.

Perché a volte succede di ammalarsi quando si è già parte di una coppia, laddove uno dei due non è stato attento prima o magari ha rapporti non protetti con terzi che, io dico, vuoi farti inchiappettare da un viados in tangenziale prima di tornare a cena da moglie e figli, fai quello che ti pare, l’ano è il tuo, però, buttanaeva, vuoi proteggerti? Vuoi farlo per rispetto di te stesso e della persona con cui spartisci la vita?

Perché Chiara, per esempio, ha 20 anni ed è sieropositiva. E’ stata infettata dal suo ragazzo che non sapeva di avere l’HIV. E la sua vita non sarà più la stessa. E io scopro di lei, scopro che questo argomento che consideravo superato è invece attualissimo perché un mio contatto mi segnala la campagna “Un Cuore per LILA“, la Lega Italiana Lotta contro l’Aids che fino al 3 novembre raccoglie fondi per il Progetto “DONNA – Prevenzione al femminile”. Anche se io l’avrei chiamato “VAGINA – prevenzione al femminile”, ma questo è un di cui.

A quanto pare, infatti, siamo proprio noi le più soggette al contagio dell’HIV, che continua ad aumentare e proprio a causa del sesso non protetto. E, dunque, per chi volesse, sarà possibile inviare un sms solidale al numero 45508 per donare 2 euro che confluiranno nei fondi destinati alla realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alle donne.

Ma, in ogni caso, donazione o non donazionoe, parliamone ogni tanto.

Parliamone con la gente. Parliamone, di prevenzione, perché gli anni novanta sono finiti, ma c’è ancora un grande lavoro da fare.

E noi, vagine, stiamo attente.

Stiamo attente a distinguere cervello, cuore e vulva. Ricordiamoci, vagine, che un uomo che nel 2012 si rifiuta di usare il profilattico è con buona approssimazione un idiota e chiediamoci se valga la pena metterci a repentaglio la salute per un coito che con buona probabilità sarà anche inappagante.

Stiamo attente a scegliere un partner abbastanza sveglio da sapere che il preservativo non è un optional, mai.

Stiamo attente ad amarci con quella fermezza e quella totalità con cui, forse, solo noi possiamo amarci.

Proteggiamoci, vagine.

Sempre.