PopSex – 3. Il Sacro Squirt

Noi donne parliamo di sesso. Ne parliamo un casino. Con buona probabilità ne parliamo più degli uomini e con più perizia che se fossimo vecchie bagasce portuali consumate dal mestiere più antico del mondo. Non paghe, infarciamo le nostre lunghe conversazioni di dettagli e analisi semio-erotiche capaci di violare la privacy di chiunque. Se mi fermo un attimo a pensare a buona parte delle mie amiche, mi accorgo di sapere piuttosto bene quali pratiche sessuali ammettono e quali vietano (da quella con la laurea ad honorem in pompinologia a quella che non lo prenderebbe in bocca manco sotto tortura dei narcotrafficanti; da quella che no-cunnilingus-no-party, a quella che dichiara lo stato di calamità se qualcuno osa avventurarsi con la faccia sotto il suo ombelico); so quali posizioni prediligono; so chi dei vari tipi/ex/fidanzati/amanti ce l’aveva piccolo, chi ce l’aveva grosso, chi la leccava bene, chi veniva in fretta, chi non veniva più, chi era un mago, chi doveva andare a ripetizioni, chi aveva una passione per l’orifizio secondario (proprio o altrui) e chi era passionale come una borsa del ghiaccio sulla caviglia dopo che hai preso una storta.

Più in generale, potremmo dire che le chiacchiere maschili si limitano a “bona”, “tette enormi”,  “ciuccia bene” o al massimo “una porca da combattimento”. Noi donne, invece, siamo capaci di ordinare un triplo giro di Moscow Mule parlando delle più recenti performance che ci hanno viste partecipi (o spettatrici, a seconda di quanto fedelmente votate al sesso passivo-vitruviano siamo – allego immagine chiarificatrice)

Eppure in tutto questo gran parlare di sesso, c’è un argomento che è tabù, ma tabù vero. Più dell’autoerotismo (che già non è esattamente il tema più discusso tra le schiere vaginali contemporanee), più dell’esistenza del presunto Punto G (le più audaci confessano di non sapere neppure se ce l’hanno), più intimo delle discussioni sui peli incarniti inguinali. Signore e signori: l’eiaculazione femminile, volgarmente detta squirting. Io stessa, che di sesso scrivo modestamente da lustri, ho sempre accuratamente evitato di imbattermi su questo scivoloso (ah-ah), nebuloso, torbido, a tratti mitologico territorio. Ma ormai i tempi sono maturi ed è questo l’argomento che affronteremo in questa terza puntata di PopSex, la rubrica di contro-informazione vaginale realizzata in collaborazione con Pleasure4You (vi ricordo il dovere morale di cliccare sul link e visitare il sito).

Per affrontare l’argomento, ho deciso di provare a rispondere a tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sullo squirting ma non avete mai osato chiedere. Dobbiamo certamente premettere che quando si parla di squirting (e ho l’impressione che se ne parli comunque da poco, come se fosse un feticcio della sessualità post-moderna, figlio di quella pornocultura che ci insegna come chiamare qualunque cosa – squirting, spanking, rimming, scissoring che verrebbe da chiedersi se gli antichi fossero più casti o se semplicemente facessero le cose sozze senza crearci un intero vocabolario anglofono a corollario) ecco bisogna premettere che parlare di questo argomento genera confusione. La stessa comunità scientifica pare versare in uno stato di irreversibile disorientamento. La sessualità femminile s’annovera ancora tra i principali misteri dell’umanità, in un punto impreciso situato tra l’esistenza del Mostro di Loch Ness e le profezie di Nostradamus. Se la tv pubblica l’avesse permesso, probabilmente Roberto Giacobbo avrebbe ambientato una puntata di Voyager nella vagina.

Tuttavia, proviamo a fare chiarezza, procedendo con ordine:

1.  Lo squirting esiste?

. Non ci è dato collocare storicamente la sua comparsa nelle manifestazioni sessuali femminili, ma ciò che ad oggi sappiamo è che il fenomeno si presenta occasionalmente durante taluni atti sessuali.

2.  È pipì?

NO. Esso non ha né il colore né l’odore della pipì. Pare possa contenerne tracce ma, per capirci, è un po’ come se fossero due gocce di Chanel diluite in un bicchiere d’acqua.

3.  E allora cos’è?

Si tratta di una sorta di liquido prostatico. Voi direte: ma la prostata non ce l’avevano gli uomini? Sì, loro ce l’hanno, ma noi abbiamo – udite udite – delle ghiandoline che secernono fluidi simili e che sbucano ai lati dell’uretra. Naturalmente si tratta di mondi piccolissimi, cose di cui neppure siamo coscienti, ma di cui la natura ci ha dotate (non è chiaro se per amore nei nostri confronti o come residuato ancestrale della prostata virile). Fatto sta che queste ghiandole, il cui nome scientifico è ghiandole di Skene producono un fluido antimicrobico, utile a lubrificare l’apertura dell’uretra. Nelle mie indagini ho scoperto che abbiamo pure un’altra ghiandola lì sotto, quella di Bartolini, e che pure quella ci secerne robe che aiutano la generale lubrificazione della nostra consorella (sebbene pare che la lubrificazione vaginale durante l’atto sessuale dipenda da liquidi secreti più internamente nell’affascinante concavità femminile). Ora non vorrei diventare troppo accademica (anche perché non ne ho le competenze), ma la risposta a quale sia la natura di questo fluido, pare essere qui: liquido prodotto da queste ghiandole e che evidentemente non arriva – come alcuni pensano – dalla vescica.

4.  Possono squirtare tutte le donne? 

NO. Se l’eiaculazione femminile dipende da queste ghiandole, come suggerito da alcuni sessuologi, esse hanno una conformazione estremamente variabile da donna a donna e in alcuni soggetti risultano parzialmente atrofiche e tanto basterebbe a spiegare perché il fenomeno eiaculatorio si manifesta in certe donne e non in altre.

5. Si può imparare a squirtare? 

Se vero è che NON tutte le donne possono farlo, è probabile che possano farlo molte più donne di quante lo facciano. Esperti sostengono che sia sufficiente “imparare” a farlo, sebbene ancora non sia stato istituito un corso avanzato in squirting. Il ragionamento alla base è che anatomicamente siamo simili, dunque creare una riproduzione sessuale della Cascata delle Marmore in camera da letto, è solo frutto di solido impegno e costante allenamento. Se la predisposizione anatomica ci aiuta, i risultati non tarderanno ad arrivare e di settimana in settimana gli audaci trainer potranno constatare l’entità dei progressi fatti dalle zelanti atlete, misurabili in centilitri, litri, ettolitri. Litri cubi.

6.  Agli uomini piace?

Dipende. Come per tutte le manifestazioni del piacere, vale il gusto personale che si esprime con un inventario quanto mai ampio di reazioni possibili. Da quello che già sogna scaffali di succo biologico di passera all’esselunga, a quello che ne rimane letteralmente disgustato (ricordo commenti di amici inorriditi dal fatto che la tipa avesse impiastricciato divano/materasso/sedile dell’automobile). È impossibile tracciare un profilo comportamentale standard nel sesso, tanto più nelle sue espressioni più sfacciate. Di solito, tuttavia, poiché si tratta di una pratica, come dire, a 4 mani, che prevede il coinvolgimento di (almeno) due persone, due corpi, due teste, è più facile che una donna si rilassi e si abbandoni così tanto, che rinunci al controllo del proprio corpo, nel momento in cui intuisce di condividere le scorribande orizzontali con un uomo incline ad apprezzare la femminilità nel senso più lato del termine (oltreché nelle sue più eccentriche e vivaci manifestazioni).

7.  Se una donna ne é capace una volta, ne è capace sempre?

Naturalmente NO. Esistono feticisti della pratica che pensano di relazionarsi con una vending machine dove inserisci la moneta e ti viene fuori un estratto ultraproteico di piacere femminile. Un juke box organico. Non è esattamente così. Come qualunque espressione della libido, come qualunque pratica erotica, ha una parte meccanica e una parte cerebrale, quindi è chiaro che serve un minimo stato di grazia per portare a casa il risultato. Non siete mica al circo, per l’amore del cielo.

8.  Quindi è come nel porno?

Certamente. Nella stessa misura in cui la durata, le dimensioni, i corpi sono come nel porno. E cioè poco, quasi per niente. Di grazia, lasciamo un attimo da parte le professioniste del settore, parliamo delle donne normali, delle candidate amatoriali, delle dilettanti allo sbaraglio. Più volte abbiamo detto che il porno non è la verità. Non dimentichiamolo.

9. Se una donna squirta gode di più? 

Uh, e chi può dirlo. Non esiste l’orgasmometro. Ogni donna vive il sesso in modo diverso, probabilmente quelle che riescono a squirtare sperimentano una forma di piacere diverso, non solo in termini fisici ma anche mentali, un senso di potenza e libertà che difficilmente raggiungono con altre pratiche ma, come potete immaginare, non essendoci chiarezza scientifica più o meno su nulla, è difficile delineare una legge universale. Ciò che è certo è che non è necessario avere le performance di un geyser per godere dell’atto. Senza nulla togliere ai geyser che oggettivamente sono fenomeni naturali assai affascinanti.

10.  Si squirta stimolando il punto G?

Dipende. Alcune donne confessano di raggiungere questo genere di piacere proprio grazie alla stimolazione del punto G che di solito si ottiene in due modi: o grazie a un uomo particolarmente sveglio che sa fare ottimo uso delle proprie dita, oppure grazie ad alcuni dildo appositamente pensati per la stimolazione dell’area suddetta.  Altre donne, tuttavia, riferiscono di raggiungere lo squirting con un’intensa stimolazione clitoridea. Probabilmente dipende dalla personale inclinazione di ciascuna e dal rapporto che ciascuna di noi ha col proprio corpo e con la propria sessualità.

A questo punto abbiamo terminato l’esplorazione nei meandri oscuri del temibile squirting. Sperando di aver fatto un po’ di chiarezza e nella consapevolezza che non esistono ancora risposte definitive sul tema, concluderei dicendo che come la maggior parte delle attività inerenti la sfera sessuale, è giusto viverlo in serenità, senza morbosità, senza vergogna, con la giusta dose di curiosità e leggerezza, e la gioia di scoprire le sensazioni che il nostro corpo è in grado di offrirci.

Non mi resta che salutarvi e rimandarvi al prossimo anno e alla prossima puntata di PopSex (e, già che ci siamo, vi auguro anche buon Natale!)

Sempre vostra,

V.

 

 

[SessuOhhhlogismi 5] – Questione di Precocità

Mentre siete lì che vi fate ancora rosolare dagli ultimi scampoli di questa estate; mentre ve ne state incolonnati in autostrada nel traffico post-vacanziero, coi piedi sul cruscotto e la rustichella in bocca; mentre rientrate nelle vostre abitazioni e sistemate nel freezer il polpettone della mamma, pensando che proprio non volete tornare in ufficio, qui lo show must go on e noi siamo arrivati alla quinta puntata di SessuOhhhlogismi, l’empia rubrica nella quale trattiamo temi scottanti in compagnia di Ohhh.

E così, dopo aver amorevolmente discorso di limoni, preliminari, fellatio e cunnilingus, avevo in programma di parlarvi di altro ma, dopo aver incontrato una mia cara amica (recentemente mollatasi con lo storico zito), che a seguito di due gin tonic ha aperto i rubinetti delle confidenze del talamo nuziale, rievocando in me sopite memorie di frustrazioni passate, ho deciso di rivedere il calendario dei nostri argomenti e affrontare questo scomodissimo tema: l’eiaculazione precoce.

Dicesi eiaculazione precoce (EP, d’ora in avanti) una disfunzione sessuale maschile che colpisce mediamente 1 uomo su 3. Straordinariamente, tuttavia, solo 1 uomo su 100 pare essere consapevole del suddetto disturbo e solo 1 su 300 fa qualcosa per porvi rimedio.

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Gli altri prediligono la strategia dell’ignavia, assumendo che per noi donne non sia poi questo gran problema se i loro coiti durano meno dei loro starnuti e che, in fondo, non sia questo grande tema perché MAGARI per le donne il piacere sessuale non è così importante come per loro. Del resto l’esistenza delle zone erogene femminili è ancora assimilata al mito, l’orgasmo è incerto, apparentemente molteplice ma in qualche modo irraggiungibile, il punto G è una specie di Nessy sommerso nelle profondità della nostra femminea concavità…cosa sarà mai – nell’economia emotiva di una relazione – se l’uomo non riesce a condividere in maniera ragionevole (cioè, non stiamo parlando dei maratoneti del materasso capaci di fare “30 ore per la Fica”, bensì di una normale durata media di un rapporto) il piacere sessuale con la propria partner?

Un CASINO. Ecco cosa sarà mai. Conseguenze nefaste, saranno. Nell’emotività della donna, infatti, quando ha un partner-leprotto, si creano pericolosi meccanismi mentali, consequenziali, praticamente un percorso tortuoso di frustrazione, la cui destinazione ultima è la ricerca di emozioni altre, il risentimento, il rancore, l’insostenibile frigidità dell’essere.

Al momento dell’approccio, la donna si ritrova infatti a pensare cose come:

Uff, di nuovo, madonna non c’ho voglia. Eddai smettila di appoggiarti. Però boh, quasi, quasi…No ma tanto lo so già come finisce. Sì, ok, va bene, te la do. Spero tu ti sia fatto una sega nelle ultime 12 ore…vabbé che peggio dell’altra volta non può andare. Almeno però pensa agli attentati terroristici, all’imminente inizio del Grande Fratello Vip, al surriscaldamento globale, alle malattie incurabili. Ok, ok, dai, non male, ok. Dai, non malissimo, quasi bene, dai, bene. Mh. Bene. Bene, continua. Dai, crediamoci. Magari stavolt…No, no dai. Ti scongiuro non venire. Sì. Così. Bravo. Continua. No dai, cazzo fai?! Se gemo rallenti, interrompi, salti fuori come una biscia dalla tana. Dio mio, preferisci che sbadigli? Oh no. No. Conosco quella smorfia…Sì sì, lo so, sta per succedere. Eccallà. Non ci posso credere. È SUCCESSO DI NUOVO. This is the end, my only friend, the end. Ansima, ansima, che la mamma ha fatto gli gnocchi. STRONZO! 

E, per un lasso di tempo di variabile durata, immediatamente successivo, vi detestiamo. Semplicemente. Vi detestiamo a maggior ragione se commentate la performance. Se dite che è colpa dell’orario, dello stress, della posizione, dell’emozione, dell’andamento delle piazze finanziarie. Vi detestiamo se dite che siamo noi che vi eccitiamo troppo (manco avessimo 16 anni e potessimo ancora credere a simili minchiate), che siete passionali, che la prima volta è così (come se al secondo giro dovessimo assistere a un lungometraggio, e invece sempre un trailer ci tocca). Vi detestiamo anche se non dite nulla, se tacete, perché è come se deste per scontato che ormai così è e va bene che così sia. Ma, più di tutto, vi detestiamo se iniziate a dire che vi dispiace, mentre andate in bagno a lavarvi o vi girate dall’altra parte, perché the party is over, venuti voi, venuti tutti, e nel mentre dobbiamo presumibilmente anche consolarvi (e il nostro umore non è che sia molto migliore del vostro) o raccontarvi che va bene così, che non importa, che non è un problema.

Sfatiamo un mito: CERTO CHE è UN PROBLEMA. Ovviamente è un problema. Ma non è un problema se non hai una performance da pornodivo, perché neppure io sono Selene, per l’amor del cielo. Il problema è che hai un problema, che non possiamo chiamare “problema” perché se no diventa un “problema” ancora più grosso, e fingi di non averlo. Il problema è che per me donna è assai complesso dirtelo, che è un problema. Perché non voglio offenderti, non voglio ferirti, non voglio sembrare un’amazzone che rade al suolo la tua virilità. Ma tu sappi che EVIDENTEMENTE è un problema (ed è peggiore del mio grasso, o della mia cellulite, o del mio culo floscio). EVIDENTEMENTE è un problema se tu hai finito prima ancora che io abbia iniziato. E sì, sì, parlo a te. A te che sei convinto di durare 20 minuti e ne duri 1. A te che sei convinto ti capiti una volta ogni tanto e invece l’eccezione è quando riesci a durare più di uno spot su Youtube non skippato. A te che non hai mai pensato di fare una ricerca in internet per capire come mai non riesci proprio a dominare i tuoi spermi indifferenti e strafottenti. A te che non hai mai pensato di comprarti un preservativo ritardante o una di quelle pomatine apposite perché tu, vera icona del machismo contemporaneo, non ne abbisogni di certo. A te che non ti curi del fatto che la tua partner non venga, né prima, né durante, né dopo la tua performance da Benny Hill. A te che non ne parleresti mai con un andrologo o con un altro medico. A te che innalzi un muro attorno a questo tema, con la tua compagna, invece che affrontare con lei la situazione e tenere quanto più in salute la vostra sessualità, che dev’essere condivisa e non ridursi a un pretestuoso svuotamento delle tue gonadi.

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E allora, caro 33% della popolazione maschile, mettiamola così. Mettiamola che tu stai più attento alla qualità e alla durata delle tue prestazioni, senza chiamare in causa ansie e sbattimenti, perché lo fai per il benessere tuo e delle tue partner sessuali. Se il fenomeno inizia a diventare troppo frequente, continuativo, praticamente una costante della tua vita erotica, magari prendi qualche provvedimento sensato. Nel frattempo, se hai l’inclinazione a godere il flashforward, eccoti alcuni consigli che non può farti male seguire:

  1. I preliminari. Falli. Falli e falli bene. Il sesso è – vivadio – un’esperienza ampia e assortita. La penetrazione è un ingrediente (assai importante) ma non è l’unico. Distribuisci i pesi e i tempi, offri spazio a tutto ciò che viene prima e gioca d’astuzia. Insomma, falla venire prima, usando tutti i tuoi tool. E no, stai tranqui, se hai la tendenza a essere particolarmente sollecito, non è che senza preliminari duri quanto l’esalogia di Star Wars. Non cambierà molto, stai tranqui, quindi nel dubbio falli.

2. Quando dico “tool” non mi riferisco solo alle tue mani, e al tuo apparato orale (che EVIDENTEMENTE farai bene a chiamare in causa per sopperire a eventuali, successive celerità), quanto anche alla possibilità di introdurre nel menàge dei sex toys (un benamato dildo con cui tu possa giocare, insieme a lei, e scaldarla debitamente da prima, per esempio)

3. Fai caso alle posizioni e alle pratiche che ti accelerano di più. Da sopra, da sotto, davanti, da dietro, a testa in giù come un prosciutto. Vedi tu, ma facci caso. Così saprai cosa fare per allentare e cosa fare per andare dritto al punto.

4. Quando sei lì, al quid della sporca faccenda, fai ciò che devi e fallo senza esitazioni. Nel senso che prolungare la sessione in maniera incerta, titubante, esile, come se questo potesse migliorare radicalmente gli esiti, è persino peggio. E allora se devi durare 20 secondi, durali, ma almeno durali con convinzione. Anche perché non saranno quei 10 secondi in più di mestizia che svolteranno la situazione.

5. Falla venire. Se hai finito e lei non è riuscita a seguirti, rinsavisci, pulisciti, fai ciò che devi, e poi riprendila. Afferrala, senza esitazioni, e falla venire. Gioca ancora, fallo senza timore, senza chiedere il permesso e senza farle come fosse un favore (cit). E lo so, che dopo i fuochi d’artificio tu vorresti soltanto collassare in panciolle, sudato, e dormire, o ruttare, o giocare alla play, o quello che te pare. Ma hai una donna accanto, e sarà il caso che tu faccia l’uomo, giacché come forse saprai il sesso regola moltissimo gli equilibri nella coppia e le donne DOVETE FARLE VENIRE. O almeno ci dovete provare sinceramente, con zelo e buona volontà. Senza ossessione ma con sentimento. Non so se ci siamo capiti.

Detto tutto ciò, il sesso è un affare umano, fatto di incontro, condivisione, scoperta e – naturalmente – imperfezione, lo sappiamo bene, non fraintendeteci. Ma, se nel sesso viene meno l’idea irriducibile dell’altro, del suo piacere e del suo benessere; se poniamo fine al dialogo tra i corpi, al dibattito dei sensi, allo scambio, all’interazione fatta di carne e sudori, e umori e odori, se rinunciamo a quella complicità che dalle lenzuola si estende nella vita, ebbene priviamo di poesia ed efficacia quello che dovrebbe essere il principale collante di una coppia.
O di chiunque, a vario titolo, si impegni per un po’ ad amarsi.
Per quello che è. Per quelli che siamo.
Pensateci. 
Il sermone è finito. Qui è tutto, ci riaggiorniamo a settembre con la sesta puntata di SessuOhhhlogismi!

10 ragioni per regalare Sex Toys

Il Natale si avvicina e, con esso, si avvicina la psicosi dei regali di Natale.

L’anno scorso ho cercato di evangelizzare colleghe e amici sull’inutilità di questo folle sbattimento pre-festivo, comunicando che NON avrei fatto regali a nessuno, e che ovviamente non ne volevo. Roba che, in confronto, il Grinch è un eroe positivo e Mr. Scrooge è il nonno che tutti avremmo voluto avere.

Il risultato di questa mia policy è stato che ho ricevuto ugualmente i regali, non avevo nulla per ricambiare, mi sono sentita una merda e ho capito che, niente, il regalo di Natale s’ha da fare (per carità, ho parzialmente riedificato la mia immagine dopo le feste regalando a destra e a manca taralli e salumi pugliesi, santo capocollo di Martina Franca, appositamente importati in Lombardia), però insomma, lì per lì, non è stato fichissimo essere a mani vuote.

Che poi, sia chiaro, a me all’inizio piaceva pure fare i regali di Natale. Ho regalato: collane, bracciali, orecchini, creme, scrub, eco-saponette con le erbe cipolline del Mar Baltico, smalti, profumi, sciarpe, borse, magliette, candele, libri, film, cd, calze misto cachemire, pregiate conserve alimentari, tisane assurdamente costose, cover per cellulari, vini, cravatte, dopobarba, guanti con i quali funziona il touch screen dello smartphone, tazze, tazzine, ciotole, ricettari, agende, moleskine, pupazzetti, portachiavi, massaggi e smartbox. E sono fisiologicamente giunta a un punto della mia vita in cui non so più che minchia regalare.

Così sono addivenuta alla conclusione che forse dovrei regalare dei sex toys. Ci lavoro, li conosco, li provo, li testo. Ce n’è per qualsiasi gusto e di qualsiasi fascia di prezzo. Ce n’è da usare da sole, ce n’è da usare col partner, ce n’è da usare col trombamico. I sex toys sono come l’oro: puoi farne a meno ma se ce l’hai è meglio (capite che avere le riserve auree non guasta, offre sicurezza, solidità, serenità).

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E anche come tipologia di regalo, se ci pensate, non è male:

1.Un sex toy non è banale. È un regalo originale con cui è impossibile passare inosservati. E con buona probabilità non l’avete mai regalato (e lei non l’ha mai ricevuto). Quindi non vi replicate e avete una scarsa probabilità di regalarle un doppione.

2.Non ci sono le taglie, quindi non rischiate di sbagliare e la vostra amica non dovrà tornare in negozio con lo scontrino di cortesia a cambiare il regalo.

3.Se non le piace il colore, non è un problema, tanto non deve indossarlo pubblicamente (o comunque non si vede)

4.Se non si abbina al mobilio, non è un problema, tanto non è un soprammobile (anche se alcuni sono talmente di design che potrebbero esserlo)

5.Lo ordinate online e vi arriva a casa, o in ufficio (tanto i pacchi sono perfettamente anonimi). Ciò vi salverà dalla ressa nei negozi, dalla coda alle casse e dalla sensazione di contribuire biecamente al becero consumismo festivo

7.È rilassante come un massaggio alla Spa, ma si può riutilizzare infinite volte

8.Fa bene al corpo (perché, come amo dire “il rabbit arriva dove nulla di umano può arrivare“), fa bene allo spirito, distende i nervi, ringiovanisce la pelle, migliora l’esperienza sessuale e rinforza la consapevolezza del proprio piacere. Se i sex toys millantassero di combattere anche la ritenzione idrica, probabilmente li useremmo tutte.

9.Se è single, le regalerete un bel diversivo per quei momenti ultra-ormonali in cui una vorrebbe tantissimo che Michael Fassbender (ma anche il pakistano delle rose) bussasse alla porta e ciò non succede. Se è accoppiata, invece, le regalerete un po’ di pepe per ravvivare il talamo nuziale che, com’è sacrosanto e normale che sia, dopo un po’ tende a subire l’Effetto Law & Order: piacevole per carità, ma le puntate seguono tutte pedissequamente lo stesso format da almeno 10 stagioni.  Se è etero, va bene. Va bene anche se la vostra amica è lesbica. Va bene anche se è vostra cugina. Vostra zia. O vostra nonna. Anzi, loro apprezzeranno ancor di più.

10.Quando lo spacchetterà, se è una donna normalmente integrata nel proprio contesto storico e culturale, riderà. Riderà davvero. I suoi occhi luccicheranno di sorpresa, curiosità e anche un po’ di imbarazzo. E non vedrà l’ora di provarlo. E con il vostro semplice “pensiero di Natale” le avrete regalato un sacco di emozioni. E l’avrete resa bella, come solo le donne divertite sanno essere.

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Il vero punto, al massimo, è scegliere QUALE tra l’ampia offerta di sex toys. Dal dildo ai vibratori classici, che sono gli evergreen con cui comunque non sbagliate mai, a tutti i modelli del genere rabbit (che sono più costosi perché più sofisticati, quindi più importanti come regali), ai massaggiatori esterni, le sfere, i vibratori clitoridei, i plug per il B-side, i bullet (che non amo) e i vibratori che stimolano il punto G. Ora, sta a voi calibrare in base al grado di confidenza che avete (che comunque si presuppone essere medio-alto), e alle informazioni di cui disponete, quale scegliere.

Io ve ne segnalo 3 che secondo me possono essere perfetti, non troppo invasivi, piuttosto trasversali e che non creeranno eccessivo imbarazzo nel caso in cui venissero scartati in presenza di altre persone:

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Un massaggiatore esterno, impermeabile e ricaricabile, talmente bello e piacevole nelle linee e nei materiali, che pare di avere in mano un iPhone. Perfetto da usare da sole, ma anche in coppia, versatile e capace di donarci quel genere di placido benessere di cui abbiamo tutte in fondo bisogno.

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Lo dice il nome: è il sex toy più trasversale che ci sia. Perfetto per giocare da sole ma anche con il partner. Lei e lui. Lei e lei. Lui e lui. Avvertenze prima dell’uso: sappiate che se verrà messo in scena in presenza di un uomo, esso non resisterà alla tentazione di giocarci per qualche minuto come se fosse un manubrio, un bracciale, un fucile, eccetera. A me ha ricordato le collane della Breil, quelle che andavano di moda assai nei primi anni duemila, che erano tipo il tubo della doccia e si mettevano un po’ come si voleva.

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Questo è ideale per le colleghe stressate (ma anche come strenna natalizia nelle aziende ad alta predominanza vaginale): un mini-vibratore da borsa che – udite, udite – è anche una penna usb (e tramite la usb si ricarica). Insomma, il vero must have prima di tutte le riunioni importanti.

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Se a questo punto siete convintissime anche voi di regalare un sex toy per Natale, vi ricordo che acquistandoli dal sito Ohhh, devolverete il 10% di ciò che spendete alla LILA – Lega Italiana Lotta contro l’Aids.

Ma solo se usate questo link qui!

Mi raccomando e…buono shopping natalizio a tutte!

ps: vorrei dirvi che regalare sex toys può essere anche un modo per conquistare qualcuno, ma non ho esperienze positive in merito, giacché una volta regalai delle cremine stimolanti a uno che mi piaceva, e quello le usò da solo. O comunque non con me.

Il Punto G c’è

Per noi vagine è così.

Dal momento in cui scopriamo le modalità di riproduzione del genere umano, fino al giorno in cui appendiamo la topa al chiodo, siamo soggette a un programmatico terrorismo sessuale di matrice macho-vaticana. Una vera e propria impronta culturale all’interno della quale cresciamo, sviluppando pregiudizi e paure legate alla nostra dimensione erotica.
Le principali sono:
1. La prima volta che farai all’amore ti farà malissimo come quando, per via di un maleficio della Regina Nera, in Fantaghirò 2, Romualdo si trasformò in una rana.
2. La lacerazione dell’imene ti indurrà un’emorragia così epica che la crew di Dario Argento si vanterà d’averne curato gli effetti speciali.
3. Devi stare attenta a farlo con la persona giusta, altrimenti poi si innesca una reazione politica internazionale che conduce all’olocausto nucleare e all’annientamento del genere umano nella sua totalità.
Si potrebbe proseguire con tutte le varie “alle donne il sesso piace di meno” (ma magari con te!) e “le donne tradiscono per amore, non per desiderio” (perché noi mica possiamo aver voglia di fare un torbido e incoffessabile giro sul Tagadà con, cazzonesò, un Hells Angels, così, per il gusto di farlo, no, evidentemente dobbiamo amarlo).

 

Ma ce n’è una, di menzogna, che mi fa perdere il senno. Il peggior falso mito, l’insopportabile depistaggio storico ordito ai danni del nostro piacere vaginale: L’ORGASMO FEMMINILE è TROPPO COMPLICATO

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Sì, insomma, questa persuasione per cui l’orgasmo femminile sia una cosa estremamente più misteriosa della Piramide di Cheope e dei suoi legami con la Costellazione di Orione, tant’è che Roberto Giacobbo ha dedicato assai  più puntate di Voyager al clitoride che al Sacro Graal e Alberto Angela è andato spesse volte in missione nella cavità femminea, con elmetto e torcia, a cercare il leggendario fulcro del mitologico orgasmo vaginale, senza avere esiti positivi.
Come se non bastasse ci raccontano anche che le nostre zone erogene non sono del tutto confermate dalla scienza, come se il Punto G fosse alla stregua degli UFO (unidentified female orgasm) per intenderci, il ché è altamente scoraggiante, induce a pensare che trovare il centro nevralgico del nostro piacere sia impresa più velleitaria che organizzare una spedizione nell’Antartide alla ricerca dello Yeti. Ci soggioga all’idea che il nostro piacere non possiamo conquistarlo, non sappiamo raggiungerlo, dobbiamo FINGERLO.
Ecco, la finzione orgasmica è l’apoteosi del cospirazionismo genitale. Quando penso che molte di noi fingono, come se fosse normale, come se fingere l’orgasmo fosse una pratica consigliata dagli specialisti, salutare tanto quanto ridurre il sale negli alimenti per combattere il colesterolo, io sto male. Mi chiedo come sia ancora possibile questa barbarie erotica nel 2013. Come possiamo avere una cultura sessuale ancora così pressappochista? Perché non riusciamo a farci promotori e interpreti di una visione libera e sana del sesso, come squisito territorio di scoperta e avamposto della più succulenta e spregiudicata umanità?  E soprattutto, perché minchia noi fingiamo l’orgasmo?
Partiamo dal presupposto che fingere l’orgasmo è come fingere un goal in una partita di qualificazione; è come esultare, far cori e suonare trombe senza aver fatto punto. E’ una scelta completamente diseducational, è un purgatorio, è irrispettoso anche di quelle vagine che ti seguiranno, che si troveranno questo Bronzo di Riace convinto di essere John Holmes e che invece c’avrà tipo la verve di Rocco Casalino.
Ed ecco il punto: fingiamo l’orgasmo perché abbiamo paura di aiutare il nostro partner a condurci al break even point? Oppure fingiamo l’orgasmo perché tutto sommato non siamo neanche noi ben certe e consapevoli di quale sia la stairway to heaven?
La risposta a questi dilemmi c’è ed è la nobile e antica arte dell’autoerotismo. Noi dobbiamo entrare in un contatto disinibito e spontaneo con noi stesse, dobbiamo scoprire il nostro corpo, ascoltarlo, comprenderlo, assecondarlo. Dobbiamo interpretare le regole del nostro piacere e dobbiamo condividerle con i nostri partner, con naturalezza. Ne va della nostra femminilità, belle mie. Ne va del nostro erotismo. Ne va del nostro appagamento. E’ una questione quasi etica, oltre che orgasmica. E’ la rivendicazione evangelica dell’esistenza del Punto G, diobbuono. Capiamolo e ripetiamolo insieme: il Punto G c’è!
E così qualche giorno fa, riflettendo su questi temi, ho pubblicato un sondaggio a cui hanno risposto in più di 500, proprio sull’argomento sex toys. Così è emerso che, per esempio, il 70% del campione non ha un sex toy ma che circa la metà ne vorrebbe uno (o due, o tre, o diecimila).
Il dato è interessante perché da un lato indica che circa un 30% di individui possiede uno di questi deliziosi utensili del piacere. Per contro, però, emerge anche che una fetta  importante del panel (a grande prevalenza vaginale) ha ancora da scoprire orizzonti di piacere molto più ampi di quelli “tradizionali”. Insomma, strada da fare per diventare padrone di una sessualità più libera e gioiosa, più consapevole e ludica, ancora ce n’è.
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Come è noto, i sex toys sono un argomento a me caro, li abbiamo anche usati a fin di pene con la VagiNight, ma al di là della mia personale preferenza bisogna riconoscere che questi “gioielli dell’amore” (dai vibratori, ai dildo, ai plug, passando per la cosmesi erotica e la sensualissima lingerie che vi farà sentire più fregne di Gisele Bundchen) sono davvero favolosi strumenti, utili a diventare sessualmente più mature, sempre più coscienti del proprio corpo e del piacere che esso può donare.
Insomma: amiamoci, amatevi. Il nostro orgasmo non è  complicato, è  sofisticato. Nutriamo pulsioni e desideri e istinti, come gli uomini e più degli uomini. Alla pelle uniamo la testa, moltiplichiamo il piacere, lo esponiamo al fascino dell’emotività, lo sublimiamo con il rischio dell’immaginazione, della fantasia, della trasgressione.
E il nostro apice non è un mito, non è un miraggio. L’orgasmo femminile esiste.
Noi possiamo raggiungerlo.
E non vogliamo più fingerlo.


[A questo proposito vi segnalo che su MySecretCase, con cui sto collaborando, trovate una breve guida alle varie categorie di sex toys che ho contribuito a scrivere. Dateci un occhio e…fate il grande passo! Per voi e per il prossimo vostro!]