Sopravvivere a San Valentino

Per alcuni febbraio è il mese di Sanremo. Per altri della Notte degli Oscar. Per me è, tragicamente, il mese di San Valentino.

Ora, il primo San Valentino che passi da sola, lo passi a pensare al tuo ex, a ricordare ciò che facevi l’anno prima, a versare lacrime di disperazione al pensiero che lui in quel momento si scambi smancerie da liceale con la sua nuova tipa. O che faccia acrobazie come manco nei video più visti di Brazzers, non fa differenza. Patirai. Ed è probabile anche che, in preda al patimento, tu commetta un atto emotivamente scellerato come giurare a te stessa che l’anno successivo sarai fidanzata anche tu (essendo una novellina, non hai ancora strutturato la tua architettura emotiva per campare da sola nel mondo, senza un pene accanto; cioè il maschio ti sembra ancora una conditio-sine-qua-non della tua vita vaginale; non lo è, ma lo scoprirai col tempo)

Il secondo San Valentino che passi da sola, pensi che tanto vi-dovete-mollare-tutti. Che sì, certo, fatele pure le vostre cene di merda a lume di candela, coi palloncini a forma di cuore, con i dessert a forma di cuore,  fate, fate, che tanto siete tutti cornuti. Sì, sì, bella burinata di Tiffany che ti ha regalato, peccato che l’abbiamo trovato su Tinder il tuo moroso. Insomma, sei nella seguente modalità:
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Il terzo San Valentino pensi che niente, la vita di coppia non fa per te, ciò è evidente. La coppia è un’istituzione vetusta e sorpassata, viviamo nell’era della liquidità e della superficialità delle relazioni, che ci piaccia o no. E quando si è in coppia si finisce inesorabilmente nella frustrazione, nella routine, nella ricerca di emozioni altrove. Niente da fare, la coppia è solo una di quelle menzogne confortevoli delle quali il popolino ha bisogno per affrontare l’esistenza nella sua complessità, salvo che poi la coppia stessa diventa inesauribile fonte di problemi altri che, siccome tu sei più furbaH, ti risparmi all’origine. E blablabla. Insomma, ti stai radicalizzando, la tua trasformazione in gattara-cazzo-repellente procede a passi da gigante.
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Negli anni successivi smetti anche di pensarci al San Valentino, cioè perdi il conto, come quelli che smettono di festeggiare i compleanni dopo una certa età. Insomma l’argomento ufficialmente non ti interessa neppure più. Se non fosse che sei comunque soggetta a tutto il massacrante tam tam mediatico (pubblicitario più che altro) legato a questa puerile ricorrenza. Viaggi per due. Cena per due. Massaggi per due. Adsl per due. Idrocolonterapia per due. Eccetera.
Schivi, dribli, passi, cercando di ignorare la propaganda amorosa. Gli spot. Le affissioni. Gli articoli di giornale. I palinsesti. YouTube per esempio non ha ancora capito un cazzo di te. Secondo YouTube sei certamente fidanzata/sposata e stai certamente cercando di avere un figlio. Oppure stai certamente cercando un metodo contraccettivo senza controindicazioni, quindi devi comprare un comodissimo computerino sul quale urinare per sapere se è un giorno rosso con rischio gravidanza o un giorno verde e “possiamo fare l’amore”, che è una pubblicità talmente triste, che se fossi fidanzata mi mollerei ogni volta che la vedo. Comunque questo con San Valentino non c’entra.
Resta il fatto che per quanto disinvolta, evoluta, emancipata, tu possa essere, continui sempre a nutrire una sottilissima ma inestinguibile idiosincrasia per questa giornata. Che poi io dico: ma ci sono 8 milioni di single in Italia, di grazia, ma i matrimoni ormai durano quanto un’influenza e il rito abbreviato ci funziona meglio dell’aspirina, ma di cosa stiamo parlando? Ma come possiamo ancora considerare questa insulsa giornata di San Valentino, la cui unica utilità è ricordare a chi è in coppia, che bisogna celebrare l’amore (e far girare l’economia)…e a noi? Noi che in coppia non siamo?
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Noi che non viviamo amori per bene, costruttivi ed esclusivi, sotto l’egida della Perugina? Noi che amiamo senza saper amare, che amiamo non ricambiati e che siamo amati da persone che non ricambiamo? Noi che dell’amore sappiamo tutto e dell’amore non sappiamo un cazzo? Noi che lo confondiamo con l’errore, e scambiamo l’equilibrio con l’eccesso, e la tranquillità con l’atarassia?
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Noialtri che pure combattiamo nella trincea dei sentimenti, spinti dalla segreta speranza di trovare prima o poi una “persona giusta”? Noi che ci consumiamo l’anima in attesa di un cenno di vita in quell’area anatomica inaccessibile, compresa tra il collo e l’ombelico? Noi che i giorni pari ci chiediamo se ci innamoreremo mai di nuovo e i giorni dispari ci chiediamo se siamo amabili, e una risposta definitiva generalmente non la troviamo, perché le risposte definitive, capirai, non ci sono per nessuno mai? Noi che dobbiamo periodicamente affrontare l’amletico dilemma tra fare sesso occasionale o riverginizzarci? Noi che amiamo qualcuno che non c’è, qualcuno che se n’è andato, qualcuno che forse tornerà o forse no? Noi che abbiamo sofferto e fatto soffrire, e collezionato case history di insuccesso sentimentale, e ciononostante nell’amore ancora speriamo? Ebbene, noialtri, cosa festeggiamo? STOCAZZO?!
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Così, mi sono fatta una chiacchierata con Ohhh, con cui collaboro ormai da un pezzo e ci ho detto, molto placidamente: dovete fare la prima COMFORT BOX per i SINGLE a San Valentino! Il caso vuole che l’idea abbia incontrato il loro entusiasmo e questa scatola delle meraviglie è diventata realtà (ma no, dentro non ci sono SOLO i cari dildo a cui starete affrettatamente pensando).
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Sia chiaro: la Comfort Box vale per tutti i single, per gli uomini e per le donne, per gli etero e per i gay. E cosa contiene? Ma tutto il necessario per NON pensare a ciò che non abbiamo, ma a ciò che abbiamo. Tutto ciò che serve per coccolarsi. Per investire i soldi che avremmo altrimenti speso per comprare qualcosa a lui (o lei), magari con quelle elegantissime dinamiche tipo “Amò, ma ci dobbiamo fare il regalo? Amò ma che cosa vuoi?“, e auto-regalarci una box piena di beni di conforto reali, non sogni ma solide realtà, direbbe Roberto Carlino di Immobildream.
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No, non è una degenerazione da zitelle incallite o da scapoli falliti. È un modo per concedersi quello che a Milano, per fare i fashion, chiamano Quality Time che però, al netto del milanesismo, è un concetto figo.
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Vi premetto che queste box non costano tipo 20 euro. Ma dentro ci sono prodotti ottimi, selezionati per l’eccellenza delle performance e la qualità dei materiali utilizzati (potete anche trovare il sex toy a 15 euro, solo che è di plastica tossica e valutate voi come volete trattare le vostre parti più sacre). Inoltre, come si suol dire: come spendi mangi. Che io declinerei in: come spendi godi. E la goduria è intesa in senso lato. Mò vi racconto perché (seguono spoiler sul contenuto della box):

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1. Dentro c’è un toy (che cambia in base alle varie alternative proposte). Io vi consiglio OVVIAMENTE, se siete FIMMINE, di optare per il modello rabbit, che secondo me il rabbit dovrebbe passarlo la mutua, com’è noto; esso dovrebbe essere posseduto per legge; dovrebbe essere regalato negli uffici come strenna natalizia. Insomma, avete capito. Vi ricordo solo che: “il rabbit arriva dove nulla di umano può”. Anche se devo segnalarvi pure l’esistenza del “Satisfyer PRO 2” che – come spiegato nella scheda – è un “succhiaclitoride” (quando l’ho letto, ho riso per 20 minuti; naturalmente nutro una smodata curiosità di provarlo).
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2. Un lubrificante, che può servire e può comunque tornare utile nella vita, lo sappiamo
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3. Una confezione di condom HEX della LELO, che per la prima volta rivoluzionano l’idea di condom e introducono una struttura a nido d’ape (non so se apprezzate la professionalità del mio tono); questi, anche se siete single, ce li abbiamo messi affinché siano di buon auspicio per i mesi a venire (ah-ah, quale fine umorismo, il mio)
4. Numero DUE tavolette di cioccolato funzionale biologico SABADì, la tavoletta SESSO e quella OTTIMISMO,  due ingredienti dei quali, come sapete, c’è sempre gran bisogno.
5. Una card di Deliveroo, l’app del food delivery di qualità, con un buono di dieci euro. Lo capite, non possiamo offrirvi tutta la cena, ma diamo il nostro contributo per non farvi mancare proprio nulla, e sticazzi del ristorante col menù fisso pieno di coppiette che stanno a tavola zitte perché non hanno più nulla da dirsi.
6. Last but not least, e questa per me è proprio la ciliegina sulla torta, il rum nel babà, la mozzarella filante nel panzerotto fritto: una gift card di NETFLIX poiché è ACCLARATO che da quando esiste Netflix tutti noi abbiamo meno bisogno di un uomo (o donna). Voglio dire, a cosa mi serve lo zito se sto guardando Suits?
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7. In aggiunta, per quelli che proprio non ne hanno mai abbastanza, si può anche comporre la propria box dei SCIOGNI e aggiungere qualche altro gadget. Chessò: volete le manette di pelle perché dopo aver guardato 50 Sfumature di Nero volete essere preparate all’incontro con il vostro persona James Dornan (che poi magari assomiglierà più a Denny De Vito, ma it’s ok)? Potete farlo, ecco.
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Insomma, amici e amiche single, io più di questo, più che suggerire di confezionare una scatola con dentro – messo tutto insieme – un po’ per gioco e un po’ per provocazione – cio che ci serve per superare indenni, e anche un po’ felici, la serata di San Valentino non potevo fare.
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Per completezza mi sembra giusto segnalarvi che Ohhh ha realizzato anche delle box per le COPPIE, di qualunque genere e orientamento (quindi non siate timidi, fate un giro, che c’è qualcosa per tutti, uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo…)
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Che, voglio dire, se state insieme da 10 anni, forse di questa box c’avete più bisogno di noi single 🙂
Pace, amore e bene a voi tutti,
sempre vostra
v

Mayday abbiamo un Gay

Un mio amico mi ha contattata oggi per commentare il coming-out di Monsignor Charamsa, che se adesso anche i preti iniziano a fare coming out è l’inizio della fine.

Il mio amico non è omofobo, è un eteroindifferente, per cui gli omosessuali potrebbero esistere come no, non lo disturba che ci siano ma non è nemmeno sensibile alle loro rivendicazioni. Ha una specie di tolleranza nichilista che viene alterata per lo più dall’attenzione mediatica che – giustamente – alcuni eventi riscontrano, come per esempio un Monsignore che indice una conferenza stampa per dichiarare la propria omosessualità.

Perché, a onor del vero, c’è una diffusa e malcelata perplessità nei confronti della Minaccia Gay.

Insomma, facessero pure quello che vogliono in camera da letto, a me non interessa, ma non capisco perché fare tanto baccano, sono una lobby ormai potentissima, sono promiscui, sul lavoro sono delle checche isteriche, non puoi muovere una critica senza essere tacciato di omofobia, se non sei finocchio non sei nessuno, pensa al povero Guido Barilla che non è libero di scegliere il suo cazzo di target senza che persino Cher esca da un sarcofago per fare un tweet e spalargli merda addosso. Adesso vogliono sposarsi, poi vorranno i figli, poi riscriveranno i libri della storia omosessuale, e faranno scuole per omosessuali, perché guarda che loro si ghettizzano

Questa è una sintesi di un sentire piuttosto comune. Sono cose che molti pensano e magari non dicono, oppure dicono con troppa leggerezza. E per certi aspetti alcune di esse non sono nemmeno false, secondo me, al massimo parziali.  Però mi piacerebbe analizzarle un po’ più da vicino, bypassando allegramente tutte quelle ovvietà perbeniste e inalienabili sul fatto che gli esseri umani dovrebbero avere pari diritti e opportunità di essere se stessi, nel rispetto altrui, su tutti i piani del vivere sociale condiviso, ok? Facciamo che questo è già chiaro a tutti.

Detto ciò, i gay non sono una lobby, sono una comunità, o una community se più vi piace. Una delle poche che esistono ancora, in cui il senso di appartenenza è forte. Una delle pochissime che riescono a convivere sui social ma anche nella realtà. Hanno organizzato un Pride M-O-N-D-I-A-L-E, vorrei ricordarvi. Non è impresa da poco, ma è anzi la dimostrazione dell’esistenza di un network vivo, attivo, capillare e solido. Non solo. Intelligente, giovane, capace di lavorare sulla cultura e di indurla, passo dopo passo, a una salutare metamorfosi, che la avvicini alla naturalità delle cose, che allarghi le maglie di una società arcaica, che la renda attuale, che la renda pluri-sessuale, senza giudizio di merito. Con una sensibilità umana rinnovata, nella quale le persone siano più libere di aderire a se stesse e non solo nei cessi delle discoteche fatte apposta per loro, ma anche al supermercato, anche ai colloqui scolastici, anche davanti a un tizio che li dichiari “marito e marito” e “moglie e moglie“, se proprio ci tengono a fare questa cosa antiquata di sposarsi.

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Fanno baccano perché hanno diritto e ragione di farlo. Perché nella società non sono tutti eteroindifferenti, o friendly, esistono delle cose imbarazzanti come Le Sentinelle o i Family Day. Rendiamocene conto. Fanno baccano perché sono stati stigmatizzati per qualche secolo di troppo (e lo sono ancora, in certi contesti). E se facciamo proprio fatica a capire perché sono così attivi sul tema, proviamo a pensare se fossimo stati noi i devianti/deviati. Cioè pensa se a te proprio ti piaceva la fregna, ma tutti ti dicevano che era contronatura, e tu magari di una fregna ti innamoravi e non potevi viverci alla luce del sole, con gli stessi diritti degli altri, e te ne vergognavi, e avevi paura di dirlo alla tua famiglia, e ai tuoi amici, e gli altri a cui piaceva la fregna erano fatti oggetti di scherno, e vivevi per anni fingendo di essere una cosa che non eri e tutto questo perché gli altri non possono accettare che tu ami quella fregna? Ecco, non avresti avuto anche tu voglia di poter amare chi te pareva, dando a quell’amore la dignità di tutti gli altri amori?

E certo, l’omosessualità è sdoganata ormai, quasi una moda, ok. Ma ricordate che ci sono posti, non troppo lontani, dove vengono ancora discriminati, picchiati, messi in galera, ammazzati. Così, per avere le idee chiare. E forse alcuni di loro ostentano così tanto la propria omosessualità (quell’ostentazione che urta la nostra sensibilità borghese) perché altri sono ancora obbligati a nascondersi. E poi, per carità, se un vostro amico gay vi ha sfrantecato le palle con le fotografie dei peni degli altri su Grindr, glielo potete pure dire, che ha cacato il cazzo, e se è intelligente non la prenderà per omofobia.

Fanno baccano perché si stanno semplicemente prendendo un pezzo di civiltà che spetta loro e noi stiamo faticando enormemente a concederglielo. Ma questa conquista che stanno attuando, i Minacciosi Gay armati di camicie floreali ed eccentrici accessori, vorrei sottolineare, non è mai “violenta“: è la prima pacifica (e quindi più lenta) rivoluzione che viviamo. E viviamo in un mondo che si è edificato su stragi, guerre e sangue. I Pride, invece, sono FESTE, sono parate, c’è musica, colore, vita, si balla, ci si diverte. Magari l’ISIS minacciasse il mondo con le Drag Queen.

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Per il resto è vero, alcuni sono checche isteriche (o lesbiche camioniste, ok), alcuni sono stronzi, alcuni sono promiscui. Ma anche io che sono una donna etero sono a mio modo isterica, stronza e promiscua. Cosa c’entra? Dobbiamo davvero parlare del livello di salute sessuale e sentimentale dell’occidente etero? Forse è meglio di no, non ne usciremmo così vincitori.

Ed è vero che quando dici qualcosa sui gay ti esponi sempre alla duplice possibilità di diventare Lady Gaga oppure Hitler. Però ci sta. Va bene così. E non voglio dirvi che i gay sono persone adorabili, come se fossero dei gatti persiani. Voglio dirvi che ho conosciuto e che conosco delle persone, alcune delle quali sono gay (quasi tutti uomini e poche donne), e non è vero che sono sempre tutti simpaticissimi o sensibilissimi, esattamente come gli etero. Ma che il mio bilancio personale è senza alcun dubbio positivo, per via delle risate, della leggerezza, della profondità, dell’empatia, del cinismo ma anche dell’umanità che sono casualmente riuscita a incontrare nella quasi totalità dei gay che ho conosciuto. E per il resto, la promiscuità, l’amore, le emozioni, le relazioni, ve lo giuro che siamo proprio uguali. Che amiamo proprio allo stesso modo. Che soffriamo, speriamo, cresciamo insieme, uguale.

E che non esiste nessun motivo sano di mente per non dare all’amore diritto di essere.  

Quindi, rilassiamoci tutti, e godiamocelo questo Lutero-Charamsa (o “Don Finocchia” come l’ha ribattezzato il mio amico gay Giovanni) che viene a spaccare la nostra Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa. Una Chiesa che ha rimosso il gay, ma ha occultato eserciti di preti pedofili per decenni.

Godiamoci lo scisma tra passato e futuro, il mondo sta cambiando, sì, mettiamoci l’anima in pace, questo virus dell’omosessualità non si cura, capite quanto mi fa piacere a me che sono donna, etero e single, e i migliori so sempre froci!, però è così. Tocca accettarlo.

Godiamoci per qualche minuto la fantasia di una nuova Chiesa, che sia vicina alle persone di oggi, che apra un dialogo anche con gli outsider, in questo mondo di outsider. Perché, vedete, io in Chiesa non ci vado manco se mi paghi e mi sento l’Anticristo, ma se esistesse una Chiesa dove la sessualità non è un peccato; dove la mia stessa natura non è una colpa; se fosse un luogo in cui aiutarsi, conoscersi, fare comunità; se il suo capo fosse una persona che regolarmente espleta le sue umane funzioni con un compagno o una compagna, o per lo meno non fosse pressato da un innaturale voto come quello della castità; se invece dell’Alleluja o quelle canzoni deprimenti, si ascoltasse Material Girl di Madonna, beh io ci andrei nella Parrocchia Finocchia.

E finalmente avrebbe senso quel modo di dire che usava sempre mia nonna per definire gli omosessuali: “Appartengono alla parrocchia“.