[SessuOhhhlogismi 11] – Il Ragnatelismo

Quando avevo meno di 30 anni e capitava che qualche amica più grande mi parlasse dei suoi lunghissimi periodi di astinenza (che, per intenderci, variavano dai 10 mesi ai 5 anni di inattività), la mia reazione era sempre di puro e semplice sconcerto. Sì, insomma, com’era possibile? Come si poteva ridursi a non praticare l’arte della fornicazione per un lasso di tempo così incredibilmente lungo? Cosa dovevano subire, i poveri colleghi di quelle mie amiche che non assumevano appropriate razioni di Penina, un integratore ormonale fondamentale, la terapia omeopatica migliore per conservare l’equilibrio psichico delle interessate (e di tutta l’umanità che con loro doveva quotidianamente relazionarsi)? Come potevano non molestare sessualmente il cassiere del supermercato, l’idraulico, il tassista simpatico che le riaccompagnava a casa?

Come spesso avviene, il tempo mi ha fornito le risposte che cercavo, quando i 30 li ho raggiunti e li ho superati e mi sono resa conto di un innegabile fenomeno: il rapporto con il sesso cambia, cambia davvero e non cambia soltanto perché prima ti piaceva d’un modo e ora ti piace d’un altro. Cambia perché cambi tu, come persona, come donna. Cambia il tuo rapporto con te stessa, la consapevolezza che hai di te. E poiché il sesso è un fatto intimo e delicatissimo, prezioso e vitale, molto più complesso di una sessione di fit boxe, ebbene per tutte queste ragioni è naturale che cambi il tuo rapporto con l’appassionata pratica dell’accoppiamento umano Ne ho parlato con diverse amiche e così ho deciso che in questa undicesima puntata di SessuOhhhlogismi – la rubrica mensile in cui affrontiamo temi scabrosi con la collaborazione di Ohhh – parleremo esattamente di questo: il Ragnatelismo, ovvero perché donne piacenti e in età fertile a un certo punto della vita prediligono l’astinenza (e il fenomeno, badate, ha un contraltare maschile, in tutti quelli che preferiscono una sessione di 2 minuti e 36 secondi su YouPorn – o sito equivalente – alla fatica di sostenere un appuntamento di 3 ore con un esemplare di donna in carne e ossa).

Una cosa da specificare subito è che la Ragnatelista non ha un principio di Frigidità (tema che affronteremo nei prossimi mesi), non ha perso l’interesse nel Sacro Augello, non si è improvvisamente disaffezionata a tutte le pratiche carnali e ai giochetti attinenti. Ne è, al contrario, un’accalorata estimatrice, ne patisce la mancanza, avverte la nostalgia spiccata del Gioioso Pisello, ma per una serie di ragioni si astiene dal fruirne. A riprova del fatto che la sua libido non versa in un coma irreversibile, sottoposta a flirt o a tentativi di seduzione non del tutto mediocri, ella risponde. Risponde il suo corpo, che viene attraversato da vibrazioni risapute, manifestando i sintomi tipici della voglia (leggi: lo scioglimento dei ghiacciai) e risponde pure la sua emotività, che per almeno un paio d’ore si fa giuliva e civettuola. Finché non interviene un qualsivoglia espediente a ricordarle che grazie-ma-no.

Ma entriamo nel merito e scopriamo i Precetti Fondamentali del Ragnatelismo:

1. Non accetterai più di giacere con i mariti delle altre, i fidanzati delle altre, i single innamorati ancora delle proprie ex, né con i tuoi ex che se sono ex generalmente un motivo c’è.

2. Non andrai a letto con i Cazzi Morti, convinti d’avercelo d’oro e d’avercelo solo loro; né con i fallocrati intenti ad ammorbarti per due ore parlando di sé, senza farti neppure per sbaglio una sola domanda, che sia una, su di te; né con i metrosexual che hanno meno peli di te e che potrebbero scappare via piangendo allorquando il tuo monte di Venere presentasse della ricrescita.

3. Non la darai più per pietàsimpatiagenerosità o circostanza; non la darai a quelli che ti infilano la lingua in bocca dopo un’ora che ti conoscono e che puntano a portarti a letto con due noccioline e un pinzimonio di crudité consumato al primo aperitivo; non a quelli che ti scrivono per vedervi alle 23 di mercoledì sera; e neppure a quelli convinti di essere uomini evoluti, femministi persino, e che poi danno della bottana e/o figa-di-legno a qualunque donna attraente passi sotto i loro occhi. Non a quelli che, in altri termini, palesemente non ti piacciono, non ti fanno ridere, non trovi interessanti, ai quali per anni hai pure concesso udienza perché non-si-sa-mai, perché per forza bisognava trovare qualcuno, perché tanto-non-la-ama-più, perché altrimenti cosa racconto alla prossima cena tra amiche? Perché non sarà mica possibile vivere senza chiavare come mandrilli perennemente?

4. Non dovrai, di conseguenza, più gestire tutto ciò che c’è a contorno di quelle scapestrate avventure: le doppie spunte, gli atteggiamenti deplorevoli, le bugie, la sete di conferme che inevitabilmente si innesca dopo che l’hai data a uno e conti i minuti prima che si faccia risentire dichiarando quanto staordinaria tu sia stata. Non è rilevante quanto importante lui sia per te (e spesso non lo è affatto), è pur sempre auspicabile che – chiunque egli sia – constati quanto divina tu sia e manifesti un principio di innamoramento nei confronti della tua persona, che se non lo fa, se non richiama (cioè se non scrive), se non arde dalla voglia di rivederti il prima possibile, se non sogna già il colore delle piastrelle del cesso della casa che condividerete, si sa, è ‘na tragedia. È pur vero, d’altra parte, che non dovrai gestire il fenomeno contrario: il tizio che s’accozza ma in verità non ti piace, in verità non vuoi rivederlo, non lo presenteresti mai ai tuoi amici, in verità era solo che dovevi fare la revisione alla passera e quindi sei andata con lui, ma anche basta.

5. D’altra parte non dovrai neppure dividere il letto con uno sconosciuto, che russerà togliendoti il sonno, che al mattino si sveglierà con la fiatella, che andrà al bagno e scoreggerà e tu lo sentirai, e proverai un filo di nausea, e odio perché non hai chiuso occhio, e ancora nausea, perché se una persona non ti piace abbastanza, se un uomo non ti piace davvero, come fai a non schifarti di tutta quella verità? È vero pure che non dovrai neppure spendere 30 euro di taxi per tornare a casa all’alba, che quello abita all’altro capo della città e figurati se ha una macchina, o se la prende per riaccompagnarti. Mica siamo ancora negli anni novanta in Terronia, purtroppo. Ed è vero anche che non aggiungerai soggetti improbabili all’inventario di uomini con i quali sei andata a letto e, quando ci ripensi, ti chiedi in effetti: PERCHÉ? Quali ti saresti potuta evitare. Quali si vanteranno davanti a una birra di essere andati a letto con te, quanto facilmente, quanto tu ci sia rimasta sotto (se ti hanno mollata loro), quanto tu sia troia (se li hai mollati tu).

Parrebbe, a questo punto, che il genere maschile nella sua quasi totalità sia tagliato fuori, ma il punto è in realtà molto più semplice di quanto non appaia. In sostanza, la Ragnatelista, cerca dell’altro. Ama il sesso al punto da non volerlo squalificare in queste più o meno raccapriccianti manifestazioni. Lo ama nel senso più alto del termine, come un atto di scambio, di dialogo, di comunicazione, di condivisione e d’ascolto. Lo ama come si ama il piacere di sentirsi respiraregodere e vivere, in libertà, con la confidenza necessaria, con quel patto tacito di fiducia che nell’atto sessuale c’è, nel momento in cui vedrai i miei più intimi pertugi, le mie imperfezioni, le facce che faccio, annuserai i miei odori, ascolterai i miei mugolii e i miei gridolini annaspando tra le mie carni, e io ascolterò i tuoi; avrai accesso al punto più profondo della mia intimità, rovisterai nella mia persona, non solo nelle mie lenzuola. E tutto questo, la Ragnatelista non ha più voglia di farlo con qualcuno che palesemente di lei se ne fotte sta gran sega, e viceversa. Tutto questo ha un valore e, in pieno Ragnatelismo, appare giusto offrirlo a qualcuno a cui si voglia almeno un po’ di bene. E che di bene ce ne voglia almeno un po’. Che non è, come potrebbe apparire, una deriva reazionaria e oscurantista, quanto piuttosto la consapevolezza che il sesso è questo che dovrebbe fare e dare: benessere, al corpo e all’anima, soddisfazione dei sensi e dello spirito, espressione di attrazione e rispetto. E invece, un sacco di volte, lo usiamo impropriamente, come strumento dei nostri irrisolti, viatico per l’accettazione, supplica d’attenzione e ricerca perpetua di rassicurazioni. Così ne ricaviamo paturnie, frustrazione, insicurezza. Nei casi migliori, solo un poco di tristezza post-coitum. E, capite, c’è qualcosa che non va bene, messa giù così.

Insomma, se il sesso – come spesso diciamo – è simile al cibo, il Ragnatelismo è la scelta di mangiare meno e mangiare molto meglio. Perché, quando cresci, la differenza tra McDonald e Cannavacciuolo la distingui. Eccome, se la distingui.

Noi ci vediamo alla prossima puntata di SessuOhhhlogismi, quando la primavera avrà probabilmente sortito i suoi effetti e interrotto il Ragnatelismo. Fino ad allora, come di consueto, vi consiglio l’acquisto di un ottimo alleato, che no, chiariamolo, non rimpiazza la presenza di un UOMO, ma è un buon compagno da avere sempre nel cassetto! [Qualora voleste procurarvi questo utilissimo tool, usando il codice “Memorie” avrete il 15% di sconto!]

Un Cuore per LILA

Se c’è una cosa positiva negli uomini che ho frequentato (biblicamente) in questo ultimo anno (la quota è così fortemente risibile che a breve dovrò candidarmi ai campionati mondiali di frigidità), c’è che buona parte di essi si è rivelata, con mia somma sorpresa, sensibile all’uso del profilattico.

Ciò mi ha ben disposta, perché a onor del vero ero abituata a frequentare cazzetti nati nei late Seventies che erano strenui sostenitori del Salto della Quaglia, come se fosse il più accreditato metodo anticoncezionale approvato dalle Nazioni Unite e dal Concilio Vaticano Secondo e come se l’unica forma di prevenzione di cui preoccuparsi fosse quella dalle gravidanze.

In verità spesso i cazzetti sono portatori ignari di infezioni che, siccome c’hanno culo, su di loro non esercitano alcun effetto, mentre su di noi possono avere esiti imponderabili, dalla candida all’hpv e al conseguente terrore psicologico indotto in merito al tumore alla cervice uterina. Perché Dio è chiaramente misogino, e questa è un’evidenza.

E poi ci sono i casi più gravi, quelli che inguaiano tutti, come l’HIV.

Ora, noi tutte sappiamo benissimo quanto proteggersi sia importante, e lo sappiamo perché siamo cresciute negli anni novanta, quando  a cena passavano la pubblicità dei preservativi Control e candidamente chiedevamo ai commensali cosa fossero i preservativi. Ricordo che avevo 8 anni quando mia cugina, 10 anni più grande di me, mi disse che mi avrebbe dato 50.000 lire se fossi andata a porre la suddetta domanda a suo padre, mio zio.

Noi tutte sappiamo quanto proteggersi sia importante perché abbiamo scoperto dell’esistenza di Bruce Springsteen piangendo davanti a Philadelphia, perché abbiamo letto fin dalla più tenera età approfonditi educational su Top Girl su come bisognava applicare il profilattico all’augello, perché abbiamo memoria definita dei nostri compagni di classe che in gita si portavano scorte antiatomiche di condom, nemmanco stessero per passare 5 giorni con Lisa Ann.

E ciononostante, prima o dopo, può succedere che la diamo via senza profilattico.

Succede per esempio quando siamo piccole, succede quando siamo convinte di conoscere il ragazzo con cui stiamo andando a letto neanche potessimo conoscere le abitudini sessuali di tutte quelle che s’è fatto prima di noi, succede quando pensiamo “figurati se capita a me”, succede quando la persona con cui siamo adduce argomentazioni inoppugnabili come:

– E’ troppo stretto, mi stringe, mi fa male (Cosa sei, un cavallo? Comprati i cappucci per peni conformati, cosa ti devo dire)

– A me piace nature (infatti non è che il mio sia buon senso, sono semplicemente una fan del lattice e l’idea della carne tua dentro la carne mia, così, senza barriere, mi causa conati di vomito, pensa)

– Sento di più senza (sentiresti di più anche se non te la dessi affatto?)

– Mi piace sentirmi libero (disse il pene incatenato dalla gomma)

– Non mi piace venire nel preservativo (così parlo lo sperma con mire espansionistiche)

Ora, senza raccontarci le favole: il preservativo non deve essere una variabile. Non è argomento di trattativa. Non è necessario scopare, se non si è d’accordo sul suo utilizzo. E volendo si può giocare lo stesso, basta avere fantasia, voglia di divertirsi e buona parte del campionario di accessori e giocattoli durex, nel caso (durex, ti decidi a mandarmi tutti i tuoi prodotti a casa, o cosa?).

Il sesso, per voi che lo praticate assiduamente intendo, è e deve essere un atto meraviglioso, sano, liberatorio, declinato secondo le soggettive preferenze e inclinazioni. E va benissimo così. Ma non esiste un solo cazzetto per cui valga la pena ammalarsi, né nello spirito, né nel corpo. Questo dovete, dobbiamo, ricordarlo. Sempre.

Proteggersi è un atto di intelligenza fondamentale. Per noi e per la persona con cui stiamo.

Per noi e per la persona con cui staremo.

Perché a volte succede di ammalarsi quando si è già parte di una coppia, laddove uno dei due non è stato attento prima o magari ha rapporti non protetti con terzi che, io dico, vuoi farti inchiappettare da un viados in tangenziale prima di tornare a cena da moglie e figli, fai quello che ti pare, l’ano è il tuo, però, buttanaeva, vuoi proteggerti? Vuoi farlo per rispetto di te stesso e della persona con cui spartisci la vita?

Perché Chiara, per esempio, ha 20 anni ed è sieropositiva. E’ stata infettata dal suo ragazzo che non sapeva di avere l’HIV. E la sua vita non sarà più la stessa. E io scopro di lei, scopro che questo argomento che consideravo superato è invece attualissimo perché un mio contatto mi segnala la campagna “Un Cuore per LILA“, la Lega Italiana Lotta contro l’Aids che fino al 3 novembre raccoglie fondi per il Progetto “DONNA – Prevenzione al femminile”. Anche se io l’avrei chiamato “VAGINA – prevenzione al femminile”, ma questo è un di cui.

A quanto pare, infatti, siamo proprio noi le più soggette al contagio dell’HIV, che continua ad aumentare e proprio a causa del sesso non protetto. E, dunque, per chi volesse, sarà possibile inviare un sms solidale al numero 45508 per donare 2 euro che confluiranno nei fondi destinati alla realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alle donne.

Ma, in ogni caso, donazione o non donazionoe, parliamone ogni tanto.

Parliamone con la gente. Parliamone, di prevenzione, perché gli anni novanta sono finiti, ma c’è ancora un grande lavoro da fare.

E noi, vagine, stiamo attente.

Stiamo attente a distinguere cervello, cuore e vulva. Ricordiamoci, vagine, che un uomo che nel 2012 si rifiuta di usare il profilattico è con buona approssimazione un idiota e chiediamoci se valga la pena metterci a repentaglio la salute per un coito che con buona probabilità sarà anche inappagante.

Stiamo attente a scegliere un partner abbastanza sveglio da sapere che il preservativo non è un optional, mai.

Stiamo attente ad amarci con quella fermezza e quella totalità con cui, forse, solo noi possiamo amarci.

Proteggiamoci, vagine.

Sempre.

Dello scopare, piangere e litigare

Mi sono accorta che ci sono 3 cose nella mia vita che non faccio più: non scopo più, non piango più, non litigo più.

Approfondiamo:

1. Non scopo più

Il primo campanello d’allarme è stato qualche giorno fa, quando – complice il premestruo – ho dato una rispostina al vetriolo a una collega, che poi si da il caso sia il mio capo, e ho pensato che mi sarei detta da sola “E fattela ‘na scopata!!!“. La conferma l’ho avuta lo scorso weekend quando me so comprata na torta Cameo allo yogurt solo per me e me ne sono svangata mezza in una giornata. E io non sono quel genere di vagina che ama i dolci. Era un segnale chiarissimo.

Evitando i sofismi vaginali, ho deciso di andare a ritroso con la mente alla ricerca dell’ultimo coito che mi ha vista partecipe. Questa è un’operazione sempre rischiosa, da farsi, quando non si ha una vita sessuale tecnicamente scintillante e/o ricca, perché vuol dire esporre se stessi alla quantificazione, vuol dire identificare un numero, un numero preciso che segna un tempo, quasi sempre lungo. E così, scavando tra viaggi di lavoro, cene con amiche e papabili collaboratori per eventuali progetti, sono risalita al mio ultimo contatto con un pene, inteso come organo genitale. Due mesi. Beh, 2 mesi non è tantissimo, dai. E non è nemmeno poco.

Tuttavia, ho cercato di contenere l’allarmismo e di non urlare alla frigidità. Ho cercato di prenderla con filosofia. Va bene, non mi capitava dal 2006 di stare immacolata per due mesi, è vero, se continuo così mi ricresce l’imene e dovrò ricominciare a leggere Cioè per capire che per farlo la prima volta devo essere pronta, aspettare quello giusto, non sentirmi condizionata, che insomma bisogna proprio farlo perché si è innamorati o per sincera e consapevole voglia di uccello. Occhei. Ricomincerò a guardare Dawson’s Creek, a odiare Joey Potter, a chiedermi perché il padre di Dawson sia il nipote di Sylvester Stallone e perché sua madre sia conciata come una rubata a una sit-com anni ’80 pur essendo una serie del 2000.

Per intenderci, l’altro giorno ero in motorino con Zia Vagina e le ho chiesto: “Secondo te, la fellatio è come andare in bicicletta o sciare? Cioè, una volta che hai imparato mica la dimentichi, no?”. Zia Vagina ha riso e ha confermato che non si dimentica, al massimo ci si arruginisce un po’. Alché l’ho resa partecipe della mia recente castità e lei mi ha chiesto, così, semplicemente: “Ma perché?”

Good question. Perché?

Ora, posto che una vagina, anche una vagina-bidone, che di solito è quella vagina sessualmente inappetibile, emotivamente profonda, colta, piena di interessi, make-up-repellente, armata di birckenstock ai piedi, ecco anche la vagina-bidone, volendo, può chiavare, in quanto portatrice di vagina. E’ come una legge universale. La vagina, se vuole, chiava. Di conseguenza, se io proprio volessi chiavare, chiaverei.

Ma ho il preoccupante sospetto che il mio vaginismo abbia raggiunto vette raramente sfiorate in precedenza, come se – mio dio, come dirlo – ecco come se io avessi voglia di fare l’amore, non di scopare. Come se quella stronza Cenerentola che mi abita il deretano si fosse messa in testa che posso farmi crescere le ragnatele mentre aspetto un pene azzurro che a cavallo di un vibratore bianco venga a salvarmi dall’inattività emotiva e sessuale, corrompendomi senza mezzi termini nello spirito e nella carne.

Il ché, naturalmente, ha poco senso da innumerevoli punti di vista. Quindi, esattamente come succede quando prenoti la visita da un dottore o dall’estetista, io ho opzionato un weekend prima delle ferie per ricordarmi cosa voglia dire averci una topa. La vagina è così, ci vuole un po’ di disciplina. Bisogna dedicarcisi e non è sufficiente assecondarla perché, certe volte, prende derive incondivisibili.

2. Non piango più

Altra attività che non compio da mesi e che dovrei ripraticare. Solo la salute delle persone che amo riesce a toccare quella parte di me. Per il resto, provo delle cose, provo stanchezza, nostalgia, inquietudine, ma mai così forti da piangerne. Alcune cose mi intristiscono, le trovo patetiche. Ma non piango.

Eppure dovrei. No, non perché noi vagine siamo matte e se piangiamo ci lamentiamo di piangere, e se non piangiamo ci lamentiamo di non piangere. E’ che, semplicemente, la nostra anima è come i vostri coglioni. Voi avete bisogno di svuotarli ogni tot? Noi pure. Se non lo facciamo per troppo tempo, diventiamo pentole a pressione che potrebbero, non so, scoppiare a piangere durante le ferie perché si siedono sul dondolo in giardino e si ricordano che un anno prima su quel dondolo ci stavano con lui, abbracciati, a fumare e chiacchierare a notte fonda, per esempio. Il vaginismo non va accumulato, è come la stasi fecale. Ha batteri nocivi che contaminano il resto. Entro le prossime 2 settimane devo anche piangere. A costo di spararmi tutta, dico tutta, la discografia di Battisti.

3. Non litigo più

Tecnicamente sono mesi che convivo con un coefficiente minimo standard di acidità, ma non litigo da tantissimo. Non che mi manchi litigare in senso stretto, ho litigato talmente tanto e talmente ferocemente negli ultimi anni, che mi sono consumata e ho consumato, ho urlato e fatto urlare, pianto e fatto piangere (se sono single ci sarà un perché) e non ho alcun desiderio di rivivere quelle situazioni.

Eppure, è da qualche tempo che penso che il vero indice di solitudine di una persona sia da quanto tempo non litiga davvero con qualcuno. Quelle litigate a nudo. Quelle litigate pelle tua contro pelle mia, sferrate solo nell’intimità più pronfoda, a graffiarsi nei punti deboli che solo noi conosciamo, l’antagonismo dialettico, il collante dell’affetto sopra cui districare matasse di incomprensioni. Quelle  stronzate lì, insomma.

 

E’ per questo motivo che, di solito, una si dovrebbe riservare la possibilità di scoparsi gli ex.

Perché ti toccano l’anima, perché poi ci litighi, perché piangi che ti senti patetica, sbagliata e decadente e, in pratica, prendi 3 piccioni con un cazzetto.

E’ fatta. E tutto trova una magistrale quadratura vaginale.

Solo che io ho smesso, con gli ex.