Mayday abbiamo un Gay

Un mio amico mi ha contattata oggi per commentare il coming-out di Monsignor Charamsa, che se adesso anche i preti iniziano a fare coming out è l’inizio della fine.

Il mio amico non è omofobo, è un eteroindifferente, per cui gli omosessuali potrebbero esistere come no, non lo disturba che ci siano ma non è nemmeno sensibile alle loro rivendicazioni. Ha una specie di tolleranza nichilista che viene alterata per lo più dall’attenzione mediatica che – giustamente – alcuni eventi riscontrano, come per esempio un Monsignore che indice una conferenza stampa per dichiarare la propria omosessualità.

Perché, a onor del vero, c’è una diffusa e malcelata perplessità nei confronti della Minaccia Gay.

Insomma, facessero pure quello che vogliono in camera da letto, a me non interessa, ma non capisco perché fare tanto baccano, sono una lobby ormai potentissima, sono promiscui, sul lavoro sono delle checche isteriche, non puoi muovere una critica senza essere tacciato di omofobia, se non sei finocchio non sei nessuno, pensa al povero Guido Barilla che non è libero di scegliere il suo cazzo di target senza che persino Cher esca da un sarcofago per fare un tweet e spalargli merda addosso. Adesso vogliono sposarsi, poi vorranno i figli, poi riscriveranno i libri della storia omosessuale, e faranno scuole per omosessuali, perché guarda che loro si ghettizzano

Questa è una sintesi di un sentire piuttosto comune. Sono cose che molti pensano e magari non dicono, oppure dicono con troppa leggerezza. E per certi aspetti alcune di esse non sono nemmeno false, secondo me, al massimo parziali.  Però mi piacerebbe analizzarle un po’ più da vicino, bypassando allegramente tutte quelle ovvietà perbeniste e inalienabili sul fatto che gli esseri umani dovrebbero avere pari diritti e opportunità di essere se stessi, nel rispetto altrui, su tutti i piani del vivere sociale condiviso, ok? Facciamo che questo è già chiaro a tutti.

Detto ciò, i gay non sono una lobby, sono una comunità, o una community se più vi piace. Una delle poche che esistono ancora, in cui il senso di appartenenza è forte. Una delle pochissime che riescono a convivere sui social ma anche nella realtà. Hanno organizzato un Pride M-O-N-D-I-A-L-E, vorrei ricordarvi. Non è impresa da poco, ma è anzi la dimostrazione dell’esistenza di un network vivo, attivo, capillare e solido. Non solo. Intelligente, giovane, capace di lavorare sulla cultura e di indurla, passo dopo passo, a una salutare metamorfosi, che la avvicini alla naturalità delle cose, che allarghi le maglie di una società arcaica, che la renda attuale, che la renda pluri-sessuale, senza giudizio di merito. Con una sensibilità umana rinnovata, nella quale le persone siano più libere di aderire a se stesse e non solo nei cessi delle discoteche fatte apposta per loro, ma anche al supermercato, anche ai colloqui scolastici, anche davanti a un tizio che li dichiari “marito e marito” e “moglie e moglie“, se proprio ci tengono a fare questa cosa antiquata di sposarsi.

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Fanno baccano perché hanno diritto e ragione di farlo. Perché nella società non sono tutti eteroindifferenti, o friendly, esistono delle cose imbarazzanti come Le Sentinelle o i Family Day. Rendiamocene conto. Fanno baccano perché sono stati stigmatizzati per qualche secolo di troppo (e lo sono ancora, in certi contesti). E se facciamo proprio fatica a capire perché sono così attivi sul tema, proviamo a pensare se fossimo stati noi i devianti/deviati. Cioè pensa se a te proprio ti piaceva la fregna, ma tutti ti dicevano che era contronatura, e tu magari di una fregna ti innamoravi e non potevi viverci alla luce del sole, con gli stessi diritti degli altri, e te ne vergognavi, e avevi paura di dirlo alla tua famiglia, e ai tuoi amici, e gli altri a cui piaceva la fregna erano fatti oggetti di scherno, e vivevi per anni fingendo di essere una cosa che non eri e tutto questo perché gli altri non possono accettare che tu ami quella fregna? Ecco, non avresti avuto anche tu voglia di poter amare chi te pareva, dando a quell’amore la dignità di tutti gli altri amori?

E certo, l’omosessualità è sdoganata ormai, quasi una moda, ok. Ma ricordate che ci sono posti, non troppo lontani, dove vengono ancora discriminati, picchiati, messi in galera, ammazzati. Così, per avere le idee chiare. E forse alcuni di loro ostentano così tanto la propria omosessualità (quell’ostentazione che urta la nostra sensibilità borghese) perché altri sono ancora obbligati a nascondersi. E poi, per carità, se un vostro amico gay vi ha sfrantecato le palle con le fotografie dei peni degli altri su Grindr, glielo potete pure dire, che ha cacato il cazzo, e se è intelligente non la prenderà per omofobia.

Fanno baccano perché si stanno semplicemente prendendo un pezzo di civiltà che spetta loro e noi stiamo faticando enormemente a concederglielo. Ma questa conquista che stanno attuando, i Minacciosi Gay armati di camicie floreali ed eccentrici accessori, vorrei sottolineare, non è mai “violenta“: è la prima pacifica (e quindi più lenta) rivoluzione che viviamo. E viviamo in un mondo che si è edificato su stragi, guerre e sangue. I Pride, invece, sono FESTE, sono parate, c’è musica, colore, vita, si balla, ci si diverte. Magari l’ISIS minacciasse il mondo con le Drag Queen.

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Per il resto è vero, alcuni sono checche isteriche (o lesbiche camioniste, ok), alcuni sono stronzi, alcuni sono promiscui. Ma anche io che sono una donna etero sono a mio modo isterica, stronza e promiscua. Cosa c’entra? Dobbiamo davvero parlare del livello di salute sessuale e sentimentale dell’occidente etero? Forse è meglio di no, non ne usciremmo così vincitori.

Ed è vero che quando dici qualcosa sui gay ti esponi sempre alla duplice possibilità di diventare Lady Gaga oppure Hitler. Però ci sta. Va bene così. E non voglio dirvi che i gay sono persone adorabili, come se fossero dei gatti persiani. Voglio dirvi che ho conosciuto e che conosco delle persone, alcune delle quali sono gay (quasi tutti uomini e poche donne), e non è vero che sono sempre tutti simpaticissimi o sensibilissimi, esattamente come gli etero. Ma che il mio bilancio personale è senza alcun dubbio positivo, per via delle risate, della leggerezza, della profondità, dell’empatia, del cinismo ma anche dell’umanità che sono casualmente riuscita a incontrare nella quasi totalità dei gay che ho conosciuto. E per il resto, la promiscuità, l’amore, le emozioni, le relazioni, ve lo giuro che siamo proprio uguali. Che amiamo proprio allo stesso modo. Che soffriamo, speriamo, cresciamo insieme, uguale.

E che non esiste nessun motivo sano di mente per non dare all’amore diritto di essere.  

Quindi, rilassiamoci tutti, e godiamocelo questo Lutero-Charamsa (o “Don Finocchia” come l’ha ribattezzato il mio amico gay Giovanni) che viene a spaccare la nostra Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa. Una Chiesa che ha rimosso il gay, ma ha occultato eserciti di preti pedofili per decenni.

Godiamoci lo scisma tra passato e futuro, il mondo sta cambiando, sì, mettiamoci l’anima in pace, questo virus dell’omosessualità non si cura, capite quanto mi fa piacere a me che sono donna, etero e single, e i migliori so sempre froci!, però è così. Tocca accettarlo.

Godiamoci per qualche minuto la fantasia di una nuova Chiesa, che sia vicina alle persone di oggi, che apra un dialogo anche con gli outsider, in questo mondo di outsider. Perché, vedete, io in Chiesa non ci vado manco se mi paghi e mi sento l’Anticristo, ma se esistesse una Chiesa dove la sessualità non è un peccato; dove la mia stessa natura non è una colpa; se fosse un luogo in cui aiutarsi, conoscersi, fare comunità; se il suo capo fosse una persona che regolarmente espleta le sue umane funzioni con un compagno o una compagna, o per lo meno non fosse pressato da un innaturale voto come quello della castità; se invece dell’Alleluja o quelle canzoni deprimenti, si ascoltasse Material Girl di Madonna, beh io ci andrei nella Parrocchia Finocchia.

E finalmente avrebbe senso quel modo di dire che usava sempre mia nonna per definire gli omosessuali: “Appartengono alla parrocchia“.

Froci Apparenti

Le vagine, quando sono alle prime armi sentimentali, hanno una straordinaria proprietà che sono destinate, per misericordiosa bontà divina, a perdere nel tempo: la capacità scriteriata di sprecare anni appresso a soggetti palesemente e ferocemente sbagliati.

Qualcuno potrebbe dire che fa parte della crescita, che vagina consapevole lo diventi proprio per tutto quello che hai vissuto, inclusi gli errori, soprattutto gli errori anzi, che vengono decantati a destra e a manca come l’elisir segreto dell’umanità più gagliarda.

Solo che, per quanto sia figo sbagliare, ci sono errori ed errori, non si può fare di tutte le cazzate un fascio, e la posta in gioco per mandare a mignotte il nostro buon senso si alza sempre di più. I mean: non basta più che tu sia molto più vecchio o molto più giovane, che tu sia un bastardo, che tu sia l’uomo di un’altra, che tu sia l’amico del mio ex, che tu sia il mio padrino di cresima (è un’iperbole ovviamente, non sono cresimata). No. Serve di più. Lo spazio per più di un coito settimanale, nella nostra vita, va guadagnato. Viceversa, abbiamo ben altre robe da fare, si capisce, sai, gli amici, Milano, il lavoro, la palestra, la casa, il blog, voglio dire, si sa come son diventate le vagine da quando si sono emancipate e hanno smesso di pelar patate e lavar pavimenti tutto il dì, no?

Ecco. Ma soprattutto, onore al merito, sviluppiamo un certo fiuto per i cazzetti, simile a quello che i bussinessmen sviluppano per gli affari. Diventiamo le Gordon Gekko del sentimento, lo capiamo subito se uno ci garba o no, se uno è stronzo o no, se uno è  spostato di mente o no. Poi, al massimo, possiamo dimenticarlo, possiamo cadere nei tranelli orditi dal nostro vaginismo ma, di base, l’imprinting iniziale non sbaglia mai. Tant’è vero che, di solito, entro i primi 20 minuti dall’incontro, scriviamo a qualcuno – che sia la migliore amica, l’amico frocio, la nonna – cose come “Mi piace da morire, mi userà e mi butterà via come un kleenex ma ciò nulla conta“, oppure “E’ sbagliatissimo, vojo morì“.

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Nella fattispecie, il primo sms che ho scritto dopo l’incontro con Dylan è stato al nostro unico amico in comune e il testo recitava: “Ma è frocio o etero?”. Perché a me pareva visibilmente frocio. Il tizio mi ha risposto che no, che era un “etero spianato”, allora mi son fidata con riserva. Quando poi l’ho sentito manifestare atavica gratitudine nei confronti della sacra virtù femminile, sperticandosi in spregiudicatissimi cunnilingus, ho deciso che sì, che magari era solo un Frocio Apparente, uno che diceva cose come “gioia”, “tesoro”, “micetta”, “graziosa”, “ti adoro”, uno che mi dava della “bellezza felliniana” con la stessa adorazione che certi gays nutrono per Lady Gaga, che mi riempiva di complimenti e mi baciava come se non ci fosse un domani. E, tutto sommato, potevo farmelo andare bene, anche se squittiva invece di ridere, voglio dire.

Allora me so impegnata, del resto era alto 1.90, quindi in nome della sua statura fisica ho cercato di non pensare ai 1000 motivi per cui non avrebbe potuto essere il padre dei miei figli (1.000 motivi che non cito, per deontologia vaginale), che a noi vagine l’idea di come saranno i nostri figli ci parte di default, anche con uno con cui flirtiamo da 3 ore, è proprio come lo screensaver sul computer, anche se non ce ne accorgiamo, anche se non abbiamo spirito materno, anche per puro narcisismo.

Ho cercato di non chiedermi che tipo di disturbo nascondesse, Dylan, ho cercato di distrarmi dall’idea del pubblico ludibrio cui l’avrei esposto se l’avessi portato giù con me nelle Puglie, per i suoi modi così smaccatamente wannabesodomita. Ho cercato di dimenticare che a me, concettualmente, piace il maschio rude, il maschio che sia maschio, quello che la virilità ci sprizza da tutti i pori e quando mi bacia mi punge con la barba e io mi lamento che mi fa male e mi lascia la pelle arrossata di passione. Mi sono concentrata a non pensare che a me piace l’uomo rude, quello che mi fa sentire piccola e in balìa del suo patriarcale potere, quello che mi riduce alla mia femminilità più essenziale, che mi spoglia di tutte le sovrastrutture vaginali, quello che assottiglia pericolosamente la distanza tra testa e ventre, che mi fa dimenticare le mie posture e che neautralizza tutti i miei artifici genitali.

Mi sono applicata a non pensare a niente di tutto questo, perché il temerario Dylan Dog era così adorabile con me, così carino, premuroso e generoso, che cosa doveva significare quel velato atteggiamento da Drag Queen che manifestava?

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E poi quella carineria, quel dormire da me dopo aver amoreggiato per andar via alle 7 del mattino, nel freddo e nel gelo, a cavallo di un mini pony. Quelle telefonatine quotidiane, e i messaggini, e mi manchi, e io ti manco, e sarà anche stucchevole ma se uno alto 1.90 con due braccia che se ne va la luce mi dice che gli manco io me lo prendo, che gli manco. E ti accompagno in aeroporto, ma no, lascia stare, vengo a salutarti in pausa pranzo, ma no tranquillo non riesco ho il volo, d’accordo allora vengo a prenderti in aeroporto, ma non ti preoccupare, no ci tengo, vengo a prenderti per forza o in aeroporto o in stazione.

OCCHEI.

Naturalmente, dopo l’atterraggio ricevo l’sms in cui mi comunica che è troppo ubriaco per guidare e non verrà. E si scusa.

L’indomani aggiunge che si è visto con un’altra, che l’ha fatto bere e che si sentiva in colpa.

E vaneggia. “Ti prego perdonami, mi sento un puttaniere della peggior specie”.

OCCHEI.

Ora, a parte che se vuoi fare la troia, per piacere falla senza rimorsi e con quella sana fierezza impunita che contraddistingue le vere sgualdrine.

Secondariamente, come posso spiegarti che io dopo 2 settimane non ho niente da perdonare a nessuno? Che per me puoi scoparti chi ti pare ma che di un coglione che dica 50 volte che farà una cosa e poi non la fa, ecco, come dire, non mi interessa. Manco per scoparci. Perché, del resto, posso accettare molte cose, tesoro-gioia-amore-grazioso-adoro, incluso che tu sia il replicante di Alfonso Signorini imprigionato in un corpo da figo. Posso accettare anche che quando il tuo membro alloggia nella cavità orale di una vagina tu dica cose come “Pompami, sì dai” che io ho pensato “COOOOOSA? Ma che sei? Un salvagente? La ruota di una bicicletta?”

Ecco, posso accettare molte cose.

Però no, non un pacco del genere, al mio rientro dalle ferie, il primo dell’anno, sotto la pioggia.

Cioè: SUCA. SUCA proprio. SUCA intensamente assai.

Le 14 fasi della rottura

Stanotte ho dormito 5 ore e, considerato che sono in un periodo di incoerenza completa, non mi vergogno di smentirmi da un post all’altro e scrivere che oggi mi compro la valeriana. Famo che ce provo.

Mi sono svegliata alle 11 e adesso sto ascoltando Stella Stellina di De Gregori che fa parte della NUN-ME-REPIJIO COMPILATION, ovvero sia quella lista di canzoni devastanti che ognuno ha e che ascolta quando vuole tagliuzzarsi l’anima. Io, solitamente, mi punisco con De Gregori, Battisti, Capossela, Tenco, Amandoti dei CCCP, Nuotando nell’aria dei Marlene Kuntz e quando sto proprio frecata ascolto questa:


 

Poi ho anche la ME-REPIJO COMPILATION che di italiani prevede esclusivamente gli Afterhours. Ma quelli sono già una fase successiva, il momento in cui puoi ascoltare versi come “Sai ancora se vuoi? Hai volontà? O stai soltanto crollando con razionalità?”  oppure “Hai voglia di rinascere o è solo che non sai come finire?” oppure “Vedrai, vedrai se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via”.

Gli Afterhours si accompagnano coi Nirvana (rigurgito post-adolescenziale, di quando me incazzavo da piccola e me chiudevo a chiave in camera e non andavo a cena – il ché per me era un sacrificio importante – e mettevo a palla Nevermind e In Utero in segno di protesta sociale contro i miei genitori – riflettendoci, perché minchia dico di volere dei figli? Metti che me esce una cosa che me spara Lady Gaga a palla?). Poi ci sono tutti i gruppetti indie del caso e Sex On Fire dei Kings of Leon che, siccome sono una con poche barriere cognitive e nun me servono manco i messaggi subliminali, mi sembra la colonna sonora perfetta di un intercorso sessuale appagante, intenso, completo e appassionato.

Essenzialmente la ME-REPIJO COMPILATION coincide però con una fase successiva a quella in cui mi trovo io al momento, avendo teorizzato la fasi della fine del rapporto come segue:

1. Follia

2. Rifiuto

3. Mestizia

4. Non risponde

5. Ctrl + Alt + Canc

6. Avvia gestione attività

7. Chiudi il programma

8. Riavvio

9. Elaborazione

10. Lieve rinascita

11. Ricaduta

12. Rinascita più convinta

13. Troieggiamento

14. Cinismo 

Et voilà! 14 fasi, n’anno de paturnie tremebonde e passa tutto!

Detto ciò, famo che per pudore non dico la fase in cui sto (e intanto so passata a “love is a losing game” di quella buon’anima tossica dura e impura della Winehouse). Una volta il mio ex mi ha detto, quando il mio ex mi faceva ingarellare dicendomi delle frasi assolutamente ovvie che però a me sembravano illuminanti e geniali, quando mi metteva nell’angolo e mi spogliava di tutti miei alibi e questo mi seduceva da pazzi perché nessuno aveva mai osato e saputo farlo così (prima che questa diventasse una reciproca attività sadomasochistica, che ricambiavo con ferocia e che non contemplava l’eccitazione fisica ma solo il massacro emotivo), ecco una volta mi disse “Tu sei convinta che amare significhi soffrire” che sembrerebbe na frase der cazzo se non fosse che era vera, perché non avevo mai saputo amare un uomo senza soffrire. Io c’ho provato a smentirla, c’ho provato a comportarmi come un ariete, ma sono un fottuto scorpione. E adesso che mi struggo da pazzi all’idea di non vederlo più arenato in tuta sul mio divano, cosa che tecnicamente odiavo, perché pensavo a tutto quello che non facevamo invece che pensare a quello che facevamo, che erano piccole cose ed erano speciali e io ero troppo incattivata per capirlo, qualcuno mi renda la fetta di cervello che m’hanno pignorato ve prego, ecco io adesso mi sento proprio persa, come la più infima delle vagine…

…e questa sensazione me la devo ricordare un sacco quando poi nella quotidianità finisco a sentirmi “stocazzo”, una gagliarda con tanto di palle, un spanna sopra l’artri, perché in realtà, so peggio de quelle che vanno ai concerti della Pausini (Zia Vagina, che ci andrà, è un’eccezione. Io la lovvo, come dicono i gggiovani, comunque e nonostante tutto). 

Ad ogni modo, questo ci tengo a dirlo, io mi sto sforzando di essere la migliore possibile. Certo, il risultato non è un granché, però io ce sto a provà. E’ che le altre volte era più facile. Le altre volte il lui di turno era comunque uno stronzo, comunque uno sbagliato, comunque uno che era mejo perderlo che trovarlo. Lui no. Lui è speciale. C’ha solo sto piccolo difetto di vivere lontano, in quella terra innominabile che d’ora in avanti chiameremo “il deretano di Gollum“, unito al piccolo particolare che giustamente non vuole più sbattere con me e che se vuole piazzà – è solo questione di tempo – con un’abitante del deretano di Gollum: semplice, caruccia, magra, poco complessa, docile, magari fan di Fabio Volo e di Ligabue.

E, magra consolazione, io che l’ho portato di forza al concerto di Roger Waters comprandogli il biglietto senza manco chiedergli se fosse disposto a spende 150 euro per il concerto più bello della vita sua, ecco io almeno posso ghignare a immaginarlo in mezzo a 100.000 stronzi a cantare “Ti bruceeeraaaaaaaiiiiii piccola stella senza cieeeeeeloooooooo“. Io non ci sarò fisicamente accanto a lui, in quel momento, mentre abbraccerà La Qualsiasi facendo volteggiare in aria il suo accendino acceso (vado a vomitare e torno) però, cazzo, mi penserà. (Sono tornata) Naturalmente non lavoro di fantasia, questa persona esiste, io lo sapevo già e lui me l’ha confermato. E’ un’ “amica”, m’ha detto (che, altrettanto naturalmente, non ha i porri in faccia, i baffi e non pesa 180 kg, ma ha come l’aria de esse l’unica deretanese 30enne chiavabile su piazza). Spererei di non parlarne mai più, ma temo che ne parleremo più avanti.

Ad ogni modo, nel mio tentativo di essere la migliore possibile, ho deciso che comunque non vojo più alienarmi. Esco tutte le sere, rientro tardi, piango n’oretta (non sempre, ma spesso) e poi dormo 3 ore. Ma a me, me pare già un piccolo progresso.

Ieri sera so andata a cena col mio amico imprenditore-che-ama-definirsi-tale. Gli ho scritto per dirgli che ero in anticipo, il ché voleva dire che sarei arrivata puntuale. Me so seduta al tavolo e m’ha detto che mi vedeva più vecchia, sciupata e gonfia, che è un mix comunque accattivante…poi mi ha fatto un’analisi psicologica approssimativa ma verosimile, mi ha detto che la devo piantare di ragionare come una terrona ponendomi il problema di figliare nei prossimi anni, che devo fare esperienze e che devo completarmi da sola. Poi avemo parlato anche di molti altri argomenti, disparati, avemo magnato una bistecca con polenta, verdure grigliate e chips (che a Milano so convinti che le chips siano più fighe delle patatine fritte normali, non capirò mai perchè) e un dolce con le mele delizioso. Ci siamo tracannati pure una bottiglia di rosso del 2004, spesso e intenso di cui non ricorderò mai il nome. E poi siamo andati sui navigli e io me sentivo una nana balneare affianco a lui che è alto du metri.

Stasera c’ho la cena di Natale con il gruppo di amici siciliani (perché terrone socializza con terrone) e me tocca de preparà un tiramisù. Quindi me sa che vado. Mentre continuo ad aspettare Natale e il ritorno a casa, di entrambi.

Perché le fasi so 14. Quindi o riesco a recedere e a riprendermi l’anima mia, oppure dovrò annà dritta, a gennaio, verso il no-way-back.

Oltre a smettere di fumare, fare la dieta, andare in palestra, risparmiare e fare tante azioni buone.