Niente, è quasi Natale

Niente, volevo dirti che è quasi Natale.
Volevo dirti che qui è freddissimo e che ancora non capisco come cazzo facciano i milanesi a sopravvivere all’inverno senza fare ricorso alla piuma d’oca. Sì, io i piumini ce li ho. Sì, sono una terrons, lo sai perfettamente. Però mi rifiuto di usarli, perché vivo a Milano da troppo tempo, lo capisci. Il problema, vedrai, è che a forza di fare la figa e uscire col cappottino quando qua ci son due gradi, m’ammalo. Un bel Natale con l’influenza.
Janis dice che i milanesi mettono i micropiumini sotto i cappotti. Così non muoiono di freddo. Dimenticavo che i milanesi sono magri. E comunque, volevo dirti, povere oche.
Niente, è quasi Natale. Milano è bellissima. Hai presente quando il freddo ti prende a schiaffi appena varchi la soglia di casa e l’aria è densa ma leggera insieme? E c’è quella specie di nebbia incerta, che sembra di muoversi nel latte totalmente scremato, e i respiri si condensano all’istante subito fuori dalle nostre bocche? Ecco. È così. Però con le luci di Natale appese da una sponda all’altra delle vie. Gli alberi. Le vetrine a festa. Le pasticcerie che scintillano. Le vecchie con le pellicce di visone. I vecchi coi cappelli. Le sciurette che spingono le carrozzine. Le auto che suonano i clacson. Le persone che ti invitano all’aperitivo pre-natalizio. Alla festa pre-natalizia. Alla cena pre-natalizia. Che insomma placatevi. Partiamo per una settimana di ferie, mica per il Vietnam.
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Niente, è quasi Natale e volevo dirti che non ho comprato nessun regalo. Non farò regali a nessuno quest’anno. Ho troppi pochi soldi e troppa poca voglia. Spero anche che nessuno me ne faccia. Se tu ci fossi, però, a te lo farei. Ne avrei già in mente due o tre, di cose, che mi piacerebbe regalarti.
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Niente, è quasi Natale e tornerò giù. Sì, farò le mie solite tappe. Prima l’Abruzzo, poi la Puglia. Ma non mi fermerò a lungo. Ho un sacco di lavoro arretrato da sbrigare. Succede così quando sei free-lance. Non hai un capo da cui andare e dire: “Senti hai rotto il cazzo, io questa roba non la faccio! Sono piena”. Il tuo capo sei tu. E, insomma, tutto ciò che arriva lo prendi. O quasi. Voglio dire, hai capito. Tipo come i ragazzini pre-adolescenti quando si infilerebbero anche in un buco nel mobile di legno della nonna, fatto dalle tarme.
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Niente, è quasi Natale e sono terrorizzata da quanto mi faranno mangiare i miei parenti. Ma sono tanto felice di rivederli. Anche perché ormai non li vedo quasi più. Succede così, quando si cresce. Però, quest’anno ho giocato d’anticipo e sono andata in palestra come una pazza furiosa per ben 6 giorni consecutivi, prima di partire. Tutti i giorni, per mettermi in forma prima del salasso alimentare. Comunque non ho perso un solo kg.
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Niente, è quasi Natale e a me non piace il torrone. Neppure il panettone. Neppure il pandoro. Mi piace la pasta al forno con le melanzane fritte che fa mia zia. Che mangi quella e muori. Mi piace il polpettone che fa mia madre. Mi piace quando dopo la siesta giochiamo a sette e mezzo. Mi piace quando diciamo che non ceneremo perché a pranzo abbiamo mangiato troppo e alle 19.40 apparecchiano di nuovo la tavola giusto con i taralli, le olive, i nodini di mozzarelle, il capocollo, e i miei mangiano di nuovo perché “devono prendere le medicine” e non possono farlo a stomaco vuoto. Certo.
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Niente, è quasi Natale e per il primo anno non si rispetterà la “tradizione del 27” con i miei amici. Che venivano a casa mia già mangiati e si giocava a zumpacavallo, prima, e a poker alla texana, poi.
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Niente, è quasi Natale e io ancora non so cosa farò a Capodanno. Penso niente. Penso che neppure mi importa, a dire la verità. Che un tempo organizzavo le super-feste, iniziavo a mobilitarmi da ottobre. E invece ora non lo so. Non so dove sarò e non so con chi. È solo una sera, come tutte le altre, no?
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Se tu ci fossi, però, con te saprei cosa fare. Inviteremmo a cena i nostri amici. Cucinerei io ma mi farei aiutare dalle altre. Tu ti occuperesti del vino e della musica. E li accoglieremmo tutti in sala, nella casa vera che avremmo, proprio una casa intendo: non un garage adibito a casa, non un sottotetto adibito a casa, una cosa vera, con il bagno con la finestra, per dirne una.
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Datemi le giacche, le appoggio in camera da letto.
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Useremmo il servizio buono di piatti, come i veri borghesi. E dopo cena mi aiuteresti a metterli in lavastoviglie. Si può lavare il servizio buono in lavastoviglie, no? E poi giocheremmo a carte, o parleremmo, e rideremmo, continuando a bere vino. E aspetteremmo la mezzanotte. E poi, intorno all’1 i nostri amici gay se ne andrebbero per andare a ballare da qualche parte. Gli altri resterebbero ancora un’oretta, a bere un amaro o una grappa. E poi resteremmo soli. Finalmente. E forse saremmo troppo stanchi e troppo ubriachi per scopare. Forse io mi struccherei in bagno mentre tu ti lavi i denti, mi aiuteresti a tirare giù la zip del vestito, mi daresti un bacio sulle spalle. Forse commenteremmo qualche aneddoto che i nostri amici ci hanno raccontato, spegnendo tutte le luci. Forse, infilandomi a letto ti direi che l’anno prossimo però, se tutto va bene, se ho più soldi, ce ne andiamo in vacanza al mare, in qualche posto esotico di quelli che su Instagram prendono un casino di like. Tu mi stringeresti, da dietro, acconsentendo. Forte, fortissimo. E ci addormenteremmo di sasso. Satolli. Un po’ sbronzi. Molto sereni.
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E l’amore lo faremmo la mattina dopo.
Appena svegli.
Per dare il buongiorno al nostro nuovo anno.
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Se tu ci fossi. Se tu esistessi.
Il fatto, invece, è che niente, è quasi Natale, e tu non ci sei.
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10 ragioni per regalare Sex Toys

Il Natale si avvicina e, con esso, si avvicina la psicosi dei regali di Natale.

L’anno scorso ho cercato di evangelizzare colleghe e amici sull’inutilità di questo folle sbattimento pre-festivo, comunicando che NON avrei fatto regali a nessuno, e che ovviamente non ne volevo. Roba che, in confronto, il Grinch è un eroe positivo e Mr. Scrooge è il nonno che tutti avremmo voluto avere.

Il risultato di questa mia policy è stato che ho ricevuto ugualmente i regali, non avevo nulla per ricambiare, mi sono sentita una merda e ho capito che, niente, il regalo di Natale s’ha da fare (per carità, ho parzialmente riedificato la mia immagine dopo le feste regalando a destra e a manca taralli e salumi pugliesi, santo capocollo di Martina Franca, appositamente importati in Lombardia), però insomma, lì per lì, non è stato fichissimo essere a mani vuote.

Che poi, sia chiaro, a me all’inizio piaceva pure fare i regali di Natale. Ho regalato: collane, bracciali, orecchini, creme, scrub, eco-saponette con le erbe cipolline del Mar Baltico, smalti, profumi, sciarpe, borse, magliette, candele, libri, film, cd, calze misto cachemire, pregiate conserve alimentari, tisane assurdamente costose, cover per cellulari, vini, cravatte, dopobarba, guanti con i quali funziona il touch screen dello smartphone, tazze, tazzine, ciotole, ricettari, agende, moleskine, pupazzetti, portachiavi, massaggi e smartbox. E sono fisiologicamente giunta a un punto della mia vita in cui non so più che minchia regalare.

Così sono addivenuta alla conclusione che forse dovrei regalare dei sex toys. Ci lavoro, li conosco, li provo, li testo. Ce n’è per qualsiasi gusto e di qualsiasi fascia di prezzo. Ce n’è da usare da sole, ce n’è da usare col partner, ce n’è da usare col trombamico. I sex toys sono come l’oro: puoi farne a meno ma se ce l’hai è meglio (capite che avere le riserve auree non guasta, offre sicurezza, solidità, serenità).

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E anche come tipologia di regalo, se ci pensate, non è male:

1.Un sex toy non è banale. È un regalo originale con cui è impossibile passare inosservati. E con buona probabilità non l’avete mai regalato (e lei non l’ha mai ricevuto). Quindi non vi replicate e avete una scarsa probabilità di regalarle un doppione.

2.Non ci sono le taglie, quindi non rischiate di sbagliare e la vostra amica non dovrà tornare in negozio con lo scontrino di cortesia a cambiare il regalo.

3.Se non le piace il colore, non è un problema, tanto non deve indossarlo pubblicamente (o comunque non si vede)

4.Se non si abbina al mobilio, non è un problema, tanto non è un soprammobile (anche se alcuni sono talmente di design che potrebbero esserlo)

5.Lo ordinate online e vi arriva a casa, o in ufficio (tanto i pacchi sono perfettamente anonimi). Ciò vi salverà dalla ressa nei negozi, dalla coda alle casse e dalla sensazione di contribuire biecamente al becero consumismo festivo

7.È rilassante come un massaggio alla Spa, ma si può riutilizzare infinite volte

8.Fa bene al corpo (perché, come amo dire “il rabbit arriva dove nulla di umano può arrivare“), fa bene allo spirito, distende i nervi, ringiovanisce la pelle, migliora l’esperienza sessuale e rinforza la consapevolezza del proprio piacere. Se i sex toys millantassero di combattere anche la ritenzione idrica, probabilmente li useremmo tutte.

9.Se è single, le regalerete un bel diversivo per quei momenti ultra-ormonali in cui una vorrebbe tantissimo che Michael Fassbender (ma anche il pakistano delle rose) bussasse alla porta e ciò non succede. Se è accoppiata, invece, le regalerete un po’ di pepe per ravvivare il talamo nuziale che, com’è sacrosanto e normale che sia, dopo un po’ tende a subire l’Effetto Law & Order: piacevole per carità, ma le puntate seguono tutte pedissequamente lo stesso format da almeno 10 stagioni.  Se è etero, va bene. Va bene anche se la vostra amica è lesbica. Va bene anche se è vostra cugina. Vostra zia. O vostra nonna. Anzi, loro apprezzeranno ancor di più.

10.Quando lo spacchetterà, se è una donna normalmente integrata nel proprio contesto storico e culturale, riderà. Riderà davvero. I suoi occhi luccicheranno di sorpresa, curiosità e anche un po’ di imbarazzo. E non vedrà l’ora di provarlo. E con il vostro semplice “pensiero di Natale” le avrete regalato un sacco di emozioni. E l’avrete resa bella, come solo le donne divertite sanno essere.

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Il vero punto, al massimo, è scegliere QUALE tra l’ampia offerta di sex toys. Dal dildo ai vibratori classici, che sono gli evergreen con cui comunque non sbagliate mai, a tutti i modelli del genere rabbit (che sono più costosi perché più sofisticati, quindi più importanti come regali), ai massaggiatori esterni, le sfere, i vibratori clitoridei, i plug per il B-side, i bullet (che non amo) e i vibratori che stimolano il punto G. Ora, sta a voi calibrare in base al grado di confidenza che avete (che comunque si presuppone essere medio-alto), e alle informazioni di cui disponete, quale scegliere.

Io ve ne segnalo 3 che secondo me possono essere perfetti, non troppo invasivi, piuttosto trasversali e che non creeranno eccessivo imbarazzo nel caso in cui venissero scartati in presenza di altre persone:

FORM 2 di JIMMYJANE

Un massaggiatore esterno, impermeabile e ricaricabile, talmente bello e piacevole nelle linee e nei materiali, che pare di avere in mano un iPhone. Perfetto da usare da sole, ma anche in coppia, versatile e capace di donarci quel genere di placido benessere di cui abbiamo tutte in fondo bisogno.

TRANSFORMER di PICOBONG

Lo dice il nome: è il sex toy più trasversale che ci sia. Perfetto per giocare da sole ma anche con il partner. Lei e lui. Lei e lei. Lui e lui. Avvertenze prima dell’uso: sappiate che se verrà messo in scena in presenza di un uomo, esso non resisterà alla tentazione di giocarci per qualche minuto come se fosse un manubrio, un bracciale, un fucile, eccetera. A me ha ricordato le collane della Breil, quelle che andavano di moda assai nei primi anni duemila, che erano tipo il tubo della doccia e si mettevano un po’ come si voleva.

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Questo è ideale per le colleghe stressate (ma anche come strenna natalizia nelle aziende ad alta predominanza vaginale): un mini-vibratore da borsa che – udite, udite – è anche una penna usb (e tramite la usb si ricarica). Insomma, il vero must have prima di tutte le riunioni importanti.

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Se a questo punto siete convintissime anche voi di regalare un sex toy per Natale, vi ricordo che acquistandoli dal sito Ohhh, devolverete il 10% di ciò che spendete alla LILA – Lega Italiana Lotta contro l’Aids.

Ma solo se usate questo link qui!

Mi raccomando e…buono shopping natalizio a tutte!

ps: vorrei dirvi che regalare sex toys può essere anche un modo per conquistare qualcuno, ma non ho esperienze positive in merito, giacché una volta regalai delle cremine stimolanti a uno che mi piaceva, e quello le usò da solo. O comunque non con me.

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Come ogni anno, a Natale, sono tornata a casa, la casa vera, nella terronia in cui ci scambiamo l’amore profondo dandoci i baci più alti del mondo. Sono tornata e ho ritrovato la mia famiglia, mia zia che confonde l’altezza con il sovrappeso e sostiene che “grossezza è mezza bellezza”, i miei cugini, i miei pochi amici rimasti giù e tutti gli altri, emigranti, rincasati all’ovile in occasione della santa ricorrenza.

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Ogni anno è tutto uguale, anche se ogni anno qualcosa cambia. Anche se ogni anno ho paura che l’anno dopo non sia lo stesso, che noi putridi sentimentali c’abbiamo la nostalgia prima ancora di vivere e questo si sa, che prima o poi la gente smetta di tornare, che inizi a figliare, che viaggiare diventi un casino e che boh, ci vedremo tutti di meno. Per ora, però, ogni cosa è al suo posto, eccezione fatta per il fatto che non riusciamo più a digerire i ritmi alimentari del sud come un tempo e che non siamo più disposti ad acquistare alcol di risulta per le nostre feste. Per ora, però, ogni cosa è al suo posto: le serate nello stesso locale di sempre con i suoi cocktail a 4 euro e cinquanta; la tradizione del 27 a casa mia a giocare a poker; l’euro al parcheggiatore abusivo che ti chiama “Capo” se sei maschio e “Dottoré” se sei femmina; le polemiche sulle regole dell’Asso che Fugge; lo scopone scientifico alla fine di tutte le serate; il superpuzzone tarantino fumato su un balcone di periferia; i cani randagi che abbaiano in lontananza; l’umido della notte sopra le macchine e le nostre chiacchiere sopra l’alba inquinata; Viola Valentino nella playlist di Capodanno; la passeggiata al mare d’inverno; l’espressino con cacao; la cucina di casa che profuma di qualcosa che la Vagina Maestra ha appena infornato; gli acciacchi che aumentano; la voglia di stare insieme; gli abbracci lunghissimi; le risate; le lacrime; le confessioni; i ricordi; i progetti; devo fare il check-in; devo fare la valigia; no, non la voglio la scamorza affumicata da portare; che paranoia; rivediamoci presto; per piacere, andate.

E poi c’è l’anno che passa e quello che arriva. Ci sono quelli che dicono: “Speriamo che il nuovo anno sia migliore del precedente”, che io li prenderei a sberle, ma proprio da farci girare la testa stile Esorcista di 360 gradi netti netti. Non si dicono queste cose. Non si dicono per due ordini di ragioni. Il primo, scaramantico. Nel senso che proferire simili amenità corrisponde a sigillare un patto di sfiga atomica con i successivi 12 mesi. Il secondo, razionale. Nel senso che – a voler fare dei bilanci (attività che a noi vagine piace molto assai) – bisogna essere oggettivi e ammettere che – salvo disgrazie eclatanti – l’anno appena trascorso può non averci portato tutto ciò che avremmo voluto, ok, ma sicuramente ha avuto in sé anche qualcosa di interessante. Qualcosa che ha aggiunto dei pezzi. Qualcosa che ha contribuito a renderci un poco mejo e un poco peggio di quelli che eravamo.

Per quanto mi riguarda, per esempio, il 2013 sicuramente non mi ha portato l’amore of my life, non la ricchezza e persino la salute se l’è ciulata un po’. Però, a onor del vero, mi sono capitate cose che non mi erano capitate mai:

1. Non mi era mai successo di organizzare un’asta benefica di sex toys

2. Non mi era mai successo di restare a terra con la macchina

3. Non mi era mai successo che mi sbagliassero colore dei capelli, trasformando la mia criniera in un agglomerato inconsulto color giallo paglierino con venature arancioni

4. Non mi era mai successo di avere una relazione con un uomo di colore

5. Non mi era mai successo di andare in vacanza con sole coppie e stare bene

6. Non mi era mai successo di avere una rubrica su Cosmopolitan e una su Linkiesta

7. Non mi era mai successo di stressarmi al punto da farmi venire una tiroidite

8. Non mi era mai successo di volere un toy boy di 25 anni

9. Non mi era mai successo di preparare le mozzarelle in carrozza per i miei amici

10. Non mi era mai successo di andare alle terme

11. Non avevo mai rifiutato di scrivere un ebook per Mondadori

12. Non avevo mai pensato di trasferirmi all’estero

13. Non avevo mai visto i Depeche Mode dal vivo

14. Non avevo mai visto la mia faccia sul Fatto Quotidiano

15. Non avevo mai passato il San Valentino con la Vagina Maestra, in ospedale, capendo qual è l’amore più grande e incontrastato della mia vita

16. Non avevo mai saputo che una delle mie migliori amiche si sposa

17. Non avevo mai saputo che uno dei miei peggiori ex si è sposato

18. Non avevo mai smesso di fumare

19. Non avevo mai desiderato avere un figlio marroncino

20. Non avevo mai visto una mostra straordinaria su David Bowie al Victoria & Albert Museum di Londra

E queste sono giusto alcune delle cose che mi vengono in mente.

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Cosa porterà il 2014 lo scopriremo.

Non posso che augurare che porti novità, curiosità, desiderio.

Che porti coraggio per essere ciò che siamo.

Che porti amore e comprensione. Energia per superare certi limiti e serenità per accettarne altri.

Che porti sesso di buona qualità. Se vogliamo esagerare, persino un po’ d’amore.

Che porti emozioni e crescita. Conferme e smentite.

Che porti mani da stringere e strade nuove da intraprendere. Ricche di curve e salite, che le curve e le salite non ci spaventano. Purché in cima, ad attenderci, ci sia un bel panorama.

Buon anno a tutti!

Vagina Emigrante

Quando ero giovane, quando studiavo a Bologna, viaggiavo in autobus.

Lo facevo perché, ar finale, per Bologna ci volevano 9 ore. Perché ero giovane. Perché all’alba poi potevo arrivare a casa e collassare.

Quando ero giovane, viaggiavo di notte. E ricordo che il pullman mi sembrava un pachiderma lentissimo che si muoveva goffo sulla A14. E io ascoltavo Heroin dei Velvet Underground, guardando le luci dei paesini arroccati lungo la strada, che si riflettevano nei finestrini, che si riflettevano nei finestrini, che si riflettevano nei finestrini. E scendevo a tutte le fermate, e fumavo una sigaretta guardando i camion addormentati nei parcheggi dell’Autogrill. Ero una giovane vagina riflessiva, allora.

E, allora, mentre ascoltavo la voce di Lou Reed pensavo che sarei cambiata. Che sarebbe arrivato il giorno in cui andarmene non mi avrebbe più fatto male. Il giorno in cui non avrei più sentito di appartenere a quel luogo, a quei colori, a quegli odori e a tutte quelle contraddizioni lì. Pensavo, allora, che di anni ne avevo 19, forse 20, quando andavo via per andare a fare la bella vita a Bologna, quando lasciavo i miei genitori, i miei amici e qualche amore sempre troppo sbagliato, quindi maledettamente passionale, ecco io allora pensavo che dovevo avere pazienza, che prima o poi avrebbe smesso di essere così truce, andarsene. Pensavo che avrei smesso di odiarmi per non essere stata capace di accontentarmi. O per non aver avuto le palle di dire che, dopotutto, volevo restare lì dov’ero.

Di anni, da quei tempi lì, ne sono passati otto. Quasi nove.

E io oggi so che erano tutte cazzate. So che non è cambiato nulla, a parte il fatto che ho imparato a trattenere le lacrime, in aeroporto.

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E allora mi dico le solite minchiate, quelle che servono per contenere la depressione da rientro fulminante, che potrebbe accopparmi in quattroequattrotto. Mi dico che non mi devo lamentare. Che sono tornata, che ho passato 10 giorni a casa, che ho rivisto chi amo, che ho chiacchierato con la Vagina Maestra mentre insieme preparavamo le crespelle per il pranzo di capodanno. Che ho coccolato tanto il mio babbo. Che ho parlato con i miei amici e che nonostante gli anni passino continuiamo a ritrovarci, anche se litighiamo per le partite a zumpacavallo, anche se tutti peggioriamo in qualcosa e miglioriamo in qualcosa d’altro. Allora mi dico che ho vinto a poker e che se a Milano conoscessi meno vagine e meno froci, e più uomini duri e puri, forse potrei giocare a poker anche a Milano. Allora mi dico che ho fatto shopping e che sono molto soddisfatta di ciò che ho comprato. Mi dico che ho riso da morire con Frecciagrossa, che ho avuto il tempo per chiedere a Braciola se fosse felice e per farmi promettere da Tarallino che una volta al mese mi porterà al Bingo, a Milano, perché mi sono ricordata quanto possa rendermi felice, il Bingo. E poi ho promesso alle mie amiche, che vivono con i loro uomini sparse per l’Europa, che andrò a trovarle. E forse sì, forse dovrei farlo.

Così me ne vado. Prima del metal detector butto la bottiglietta d’acqua da mezzo litro. Butto via la dolcezza, la serenità, la pace che provo con me stessa quando sono a casa mia. Butto via tutto. E parto. E me ne vado, una volta ancora, con la Vagina Maestra stretta stretta tra le braccia e le guance di mio padre in cui sprofondare, parto di nuovo, in questo andirivieni esistenziale che ho scelto, senza sapere bene il perché. Vado via con la scamorza affumicata in borsa, che mia zia mi ha appositamente comprato per portare un po’ di Puglia a Milano. Vado via incarnando tutta la retorica del terrone emigrante con la valigia di cartone. Vado via con il desiderio di restare, di continuare a godermi i miei genitori, di continuare a parlare in dialetto con i miei amici e con i miei cugini, di continuare a vivere piena d’amore, e coccole, e attenzioni.

E poi arrivo a Milano. Dove di gradi ce ne sono 10 di meno, forse 15. Dove piove. Dove sono sola. Dove i tassisti hanno i coglioni girati anche il primo dell’anno. Dove niente e nessuno sta aspettando il mio rientro.

Ma, del resto, anche se non è un granché, questa è la vita che ho scelto.

E visto che siamo in ballo, balliamo.

Buon anno a tutti.

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Natale, per me, è la stella cometa rossa, luminosa, appesa al balcone della camera da letto dei miei. Che il mio babbo la mette lì ogni anno e, ogni anno, quando arriviamo a casa direttamente dall’aeroporto di Bari, mi fa: “Nota la stella”. Io la guardo, ringraziando il cielo che almeno abbiamo abdicato all’intermittenza psichedelica, e gli dico che è bella. Che so che ci tiene.

Natale, per me, sono le lenzuola del mio letto singolo, che profumano di pulito così pulito che le mie lenzuola di Milano non profumano uguale mai.

Natale, per me, sono la Vagina Maestra e mia zia che confabulano per eliminare tutti i benefici di 3 mesi di palestra. Esse pianificano con militare precisione il menù della 10 giorni gastronomicamente più intensa dell’anno e noialtri nulla possiamo, fuorché mangiare e prendere un digestivo, dopo.

Natale, per me, sono le partite a settemmezzo con i miei parenti e quelle a zumpacavallo con i miei amici. Che poi c’è sempre chi muore, e con i morti non si parla, e poi ci si incazza e, voglio dire, tante amicizie sono entrare in crisi, con zumpacavallo.

Natale, per me, è fumare con Frecciagrossa nel mio giardino alle 3 di notte e ridere da avere le lacrime agli occhi.

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Natale, per me, sono i maglioni scuri sporchi di zucchero a velo.

Natale, per me, è rivedere le amiche che non vedo mai. Vestite di nero. Che nero fa fico. Sempre.

Natale, per me, è prendere tutte le buche del manto stradale tarantino. E bestemmiare in dialetto, ogni volta.

Natale, per me, è mangiare di notte le cartellate a casa di Frecciagrossa insieme a Braciola e Tarallino.

Natale, per me, è parcheggiare in centro e camminare sui tacchi verso il solito pub che solito non è più.

Natale, per me, è il vento freddo del mare che soffia sul Ponte Girevole.

Natale, per me, è portare la Vagina Maestra per negozi e regalarle una maglia o una borsa che non si comprerebbe da sola.

Natale, per me, è la frittura di calamari il primo dell’anno.

Natale, per me, è il profumo della pasta al forno di mia zia.

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Natale, per me, è passare il 31 dicembre alla villa al mare del mio amico imprenditore che ama definirsi tale, con i miei amici di sempre. Non mangiare un cazzo e bere da fare schifo. Ballare finché si può. Preferibilmente Renato Zero. Darmi il rossetto rosso sulle labbra a mezzanotte e baciare tutti, lasciando i segni sulle guance e in fronte. Accendere le stelle filanti che porta Vaginaffa, ogni anno. Che è una roba da bambini loffi, ma lo sapete come sono le tradizioni.

Natale, per me, è il sorriso della Vagina Maestra quando mi sveglio, che è in cucina, a preparare dolci. Che nonostante tutti i cazzi che ha, lei fa. Fa un sacco di cose. Tutte quelle che può. Sempre. E quando fa i dolci è felice. Si vede.

Natale, per me, è: “Oddio quanto abbiamo mangiato…stasera stecchetto, non si cena…al massimo 3-4 nodini e 2 fettine di capocollo

Natale, per me, è quella cosa che torno a casa e penso che non me ne andrei più. Che non c’è Milano, né indipendenza, né carriera che tenga. Io qui ci resterei.

E non lo so se a Natale si sia tutti più buoni. Io non credo. Io credo di essere sempre la solita stronza, ma di dissimularlo meglio. Perché il Natale posso passarlo con coloro che, in effetti, amo da sempre.

Per voi, non so cosa sia, il Natale.

Ma quelchelè, vi auguro d’avercelo. E d’avercelo al meglio.

Statemi bene.

Tanti baci

Vagina

Mini-guida al Regalo natalizio per Vagine

Io odio fare i regali, specificatamente quelli di Natale.

Odio l’idea stessa di “pensierino” che per me non ha alcun senso, perché “pensierino“, lo dice la parola stessa, è una roba inutile. Una cosa di cui il destinatario potrebbe benissimo fare a meno, perché tutto sommato non è che ci sia un bisogno esistenziale di una nuova collana di Accessorize, voglio dire.

E poi perché, per “pensierino” che sia, devi comunque cagarti almeno 15/20 euri, moltiplicati per il numero di pensierini da fare, ci vien fuori una borsetta o un paio di scarpette che avresti potuto comprarti e non compri, perché quel dinero l’hai investito per dispensare inutilità al resto del mondo, e ricevere a tua volta inutilità di cui non avevi bisogno.

Tuttavia è una norma sociale imposta, quella del pensierino, cui tocca adeguarsi, perché ci son casi, come in ufficio, in cui se una ti fa il regalo tu devi essere pronta a ricambiare. Se non lo sei, sei una stronza. E io non ho bisogno di ulteriori incentivi alla mia fama di “stronza”. Quindi devo essere munita di una gran quantità di  cagate da dispensare, l’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie.

Red gift boxes

Devo dire, a onor del vero, che qui a Milano ho alcune amiche – profondamente bon ton – che fanno dei regali belli, che son maestre, loro, in questo, che proprio amano farli. Ma questa è una rarità. Nella mia vita posso annoverare una quantità imponderabile di regali fecali, per i quali ho comunque dovuto rendere grazie e fingere entusiasmo. E io non sono brava, a fingere entusiasmo.

Allora ho pensato di stilare questa Mini-guida al pensierino di Natale per vagine dolcemente complicate, che mi auguro possa tornare utile ai ritardatari che ancora non hanno idea (oppure hanno un’idea sbagliata) di cosa donare nella notte più magggica dell’anno.

1. Libro: sinceratevi che la vagina di riferimento ami la lettura. Viceversa, se come me è un’analfabeta che non riesce a superare le 50 pagine di qualsivoglia strumento stampato, di grazia, non regalate libri perché l’istinto primordiale sarebbe quello di restituirveli. No, neanche se ci chiedete di farlo per voi, di leggere quel libro, che quel libro ci cambierà la vita. L’unico alibi che riusciamo a darci è che i libri sono comunque di arredamento, in casa, e li conserviamo, ahinoi, sulla mensola. A fare i vermi.

2. Libro fotografico: più idoneo alla vagina analfabeta, che può guardare le figure e non leggere. Spiegatemi, comunque, l’utilità di un libro fotografico in tempi di austerità. Grazie.

3. DVD: a meno  che non ci sia un profondo senso, un riferimento personale a qualcosa che vi lega alla vagina in questione, come dire, anche no. Cioè, sì, grazie. Ma è come se mi avessi regalato niente. Ciò non si riferisce, ovviamente, a quella volta in cui stavo strippando per i Pink Floyd e una mia amica a Bologna mi regalò il dvd del Live at Pompei. No, quello era perfetto e ci stava di brutto. Si riferisce a quando mi regali, cazzonesò, il dvd del secondo film di X-files, regalo così tremebondo da meritare la menzione in ben 2 post di questo blog.

4. Cd: io i cd li amo molto, li trovo belli, oggetti che arricchiscono la casa e lo spirito. Naturalmente devono essere giusti. Mi regali Sgt Pepper’s, posto che io non lo abbia già, vai liscio. Mi regali Mengoni, non ti saluto più. E, inoltre, ai cd c’è comunque un limite. A un certo punto devi capire, maschio, che io non sono te, che ho mille esigenze e mille ammennicoli che mi servono per affrontare la quotidianità – tipo anche uno stock di collant di vari denari, per capirci – e se proprio vuoi spendere soldi per me, spendili meglio cazzo.

5. Trousse: questo è, per quanto mi riguarda, il regalo più inappropriato che si possa fare. E, va da sé, è quello che si riceve più spesso. Il passepartout indistintamente adottato da chi non ti conosce abbastanza, non sa bene cosa regalarti e pensa, con la trousse, di andare sul sicuro. Sicuro che sbagli, non c’è dubbio.  Io ne ho di tutte le fogge possibili e immaginabili: riccio, matriosca, bambolina cinese, girandola, bocciolo di rosa e poi quella classica rettangolare ma maculata. Ecco: NO! Sono anche costose, di grazia, quindi vi prego, proprio vi imploro, non fatelo! Sono una cagata fotonica. Di tutti i colori che ci sono dentro a stento ne usiamo 2, e poi sono scomode, certe serve una laurea in ingegneria per usarle senza farle rovesciare, che hanno un baricentro ignoto e s’accappottano sempre e noi viviamo di corsa, non c’abbiamo il tempo, e quindi le lasciamo lì a marcire. Per cui, vi prego, no alle trousse.

6. Trucchi: piuttosto sono preferibili dei cosmetici sfusi, quello sì, ma anche lì, abbiate percezione dello stile della vagina. Cioè se quella si trucca, per esempio, sempre con colori scuri, evitate l’ombretto fucsia con pigmento di culo di babbuino e brillantini. Viceversa, anche un buon mascara – che solo una vagina sa quanto costi un buon mascara e di solito il cazzetto va in shock anafilattico – è un pensiero gradito.

7. Cosmesi per il corpo: su questo per me non sbagliate mai. Cremine e unguenti che ci rendano levigate e desiderabili sono sempre graditi. Se non volete essere insultanti, evitate lozioni anticellulite, magari. Per piacere, evitate accuratamente anche tutte le creme Aquolina, il genere vaginale ha superato da circa 10 anni l’indescrivibile fascinazione per le creme che odorano di zucchero filato e cioccolato bianco. Non siamo meringhe viventi. Siamo vagine. Grazie.

8. Profumo: il profumo NO. A meno che non conosciate esattamente la fragranza usata dalla vagina in questione. Chiaro che se quella vi dice: “oh mai god! ho finito il mio j’adore!” e voi c’avete voja di spendere 90 euri per un profumo, ben venga. Viceversa, per cortesia, evitate di regalare quelle cose immonde tipo di Byblos, che ogni volta ti chiedi perché quel packaging sia arrivato nel ventunesimo secolo e non sia stato relegato negli anni novanta, come Non è la Rai.

9. Guanti: ottima idea regalo, usatela con buon senso. Se una è una consulente McKinsey, evitate i guanti comprati da Terranova a righe colorate fluo, voglio dire. Evitate in generale qualunque cosa comprata da Terranova, se possibile, nel caso in cui abbiate superato i 20 anni di età. Se una, poi, ha le mani di Gianni Morandi, per piacere, chiedete se, nel caso, può andare a cambiare il regalo e conservate lo scontrino.

sciarpa

10. Sciarpa: vale quanto detto per i guanti. E’ un regalo ottimo che può diventare pessimo. Anzi, oserei dire che il potenziale di orrore insito in una sciarpa è insuperabile. Ho una quantità sconsiderata di sciarpe demmerda, tutte ricevute in regalo. Il ché indica che comunque ci vuole talento, a scegliere le sciarpe più brutte, perché dopotutto con una pashmina te la cavi anche con poco e a sbagliare ci vuole decisamente una marcia in più. Mi spiego. Se io non uso lana grossa, perché già paro l’omino michelin quindi evito di mettermi addosso cose troppo ingombranti, tu non regalarmi una sciarpa che pare io mi metta al collo un intero allevamento di pecore sintetiche. Se, poi, ti accorgi che vesto sempre di nero, non farlo, non la voglio quella sciarpa a fantasia sulle tonalità del violetto, ommioddio.

11. Cappello: giammai! La vagina deve provarlo. Non si regala un cappello così, a scatola chiusa, nella stessa misura in cui non ci si sposa vergini, così, a scatola chiusa.

12. Abbigliamento: comunque rischioso, evitatelo come fosse il demonio, se la vagina in questione è curvy.

13. Collane, orecchini, bracciali: osservate lo stile della vagina a cui dovete fare il dono. Se non usa mai orecchini vistosi, evitate di darle i pendenti del vostro lampadario Roccocò. Se non usa braccialetti sottili perché ha il polso da Mike Tyson e in compenso indossa bracciali importanti, assecondate lo stile che ha naturalmente scelto per se stessa. Se ha il collo taurino evitate le collanine girogola, insomma, piccoli accorgimenti, grazie ai quali con questo genere di cadeu potrete non sbagliare. Va da sé, che se una è una punkabbestia, non le regalerete un pendente a forma di cuoricino tempestato di zirconi. Viceversa, se è la consulente McKinsey di cui sopra, eviterete qualunque oggetto colorato in lana cotta, presi come siete dall’idea catto-comunista per cui la lana cotta sia una cosa figa. NO. La lana cotta fa cagare. Sempre. E se anche la vagina in questione fosse una studentessa del dams di Bologna, non esisterebbe un solo valido motivo al mondo per foraggiare simili orrori.

14. Oggetti per la casa: anche no. Facciamo che casa mia decido io come arredarla.

15: Regalo Ironico: serve a un beato cazzo, però è sempre meglio di un regalo con velleità serie ma sbagliato. Calze buffe da usare in casa, pantofole orrorifiche antistupro, pigiamoni che Berlusconi si farebbe frate, cose così, alla fine, vanno anche bene.

16: Intimo: un po’ retrò, l’idea. Nel caso, siate accorti. Niente completini con il pelo rosso o perizoma uber-misogini fatti di autentico filo spinato. Anche lì conservate lo scontrino.

17: Scarpe: vi amerà incondizionatamente. Pleonastico dire che dovete sceglierle insieme.

18: Peluche: dico, curatevi.

E se poi, invece, avete gli strumenti per donarle un iPhone 5, una miu miu, un portafogli Prada, una Reflex, un nuovo piumino, una vacanza, ecco in quel caso tanto meglio per lei.

Buona Pasqua

 

Io oggi torno a casa mia.

Saranno i soliti pochi giorni in cui incrociare troppe facce.

Sarà bello. Almeno spero.

Vi saluto con questa. Perché sono entrata in una brutta dipendenza dai Verdena.

E, in tutta onestà, ance se c’arivo tardi, me ne compiaccio alquanto.

 

Per il resto mi scollegherò da tutto, anche in virtù del fatto che casa mia in terronia vanta una ADSL con prestazioni da 56k.

Quindi me porto avanti e auguro buon Natale a tutti, fin d’ora.

Vi auguro de magnà, dormì e scopà quel tanto che basta per sentirsi in pace con se stessi, da perfetti italiani medi.

Vi auguro di stare bene con le persone a cui bene volete.

Vi auguro di crederci ancora, che esprimere un desiderio a capodanno serva a qualcosa.

 

Se vedemo all’anno nuovo.

Un abbraccio,

con vaginale cordialità,

MdV