Etologia degli Antiabortisti

Giuro che non volevo scrivere un pezzo su questo tema. Non volevo, perché mi andava, piuttosto, di dedicarmi a qualche minchiata naif tipo “10 consigli per dividere il cesso con un uomo e non odiarlo“. Non volevo, perché fondamentalmente sono un’illusa e pensavo che nel 2018 non fosse necessario rimettere nero su bianco una lunga serie di ovvietà. Purtroppo, però, martedì ho avuto l’infausta idea di commentare sulla mia pagina Facebook la ripugnante campagna di CitizenGo contro l’aborto (sì, mi riferisco a quell’affissione che indicava l’interruzione di gravidanza come prima causa di femminicidio al mondo, facendo un minestrone di stronzate che neppure 4 salti in padella). A seguire, ho dovuto leggere centinaia di commenti, molti dei quali raccapriccianti. Così ho deciso di avventurarmi in una dettagliata Etologia degli Antiabortisti (perché essi sono ovunque, e sono intorno a noi, e dobbiamo imparare a riconoscerli), basandomi sui tipi umani che sono venuti a dibattere sul mio profilo, significativo campione della regressione culturale che è, ahinoi, la cifra del nostro tempo.

Prima di entrare nel vivo del discorso, però, ci sono tre premesse che vorrei fare. La prima è che dovreste documentarvi su cosa sia CitizenGo: un’associazione ultracattolica reazionaria di stampo fascista; qui trovate il pezzo di Vice, ma se capite lo spagnolo potete documentarvi su altre fonti come questa, oppure questa, oppure questa (ringrazio Maria Nardelli, che me le ha segnalate). La seconda premessa è che questo post urterà la sensibilità di molti (persino di alcuni favorevoli all’aborto) perché è scritto di pancia ed è intriso di provocazioni. Se non siete sufficientemente elastici, se siete troppo politicamente corretti e se non vi girano MAI le palle, ve ne sconsiglio la lettura. Terza e ultima premessa: rispetto la libertà d’espressione nella misura in cui esprime idee e concetti intelligenti ed evolutivi, non necessariamente coincidenti con i miei; mi confronto quotidianamente con opinioni diverse dalle mie, le accolgo, le rispetto e spesso mi aiutano a raffinare le mie posizioni. Le stronzate, però, no. Quelle non ce la faccio. Quindi ditemi pure che sono incoerente, contraddittoria, totalitaria, radical-stocazzo e tutto quello che vi pare. Pure Adolf Hitler aveva delle opinioni, se è per questo, e non è che la libertà d’espressione sia un cappello concettuale sotto il quale scaricare la più putrescente stupidità, o grettezza oscurantista, o ignoranza folcloristica. Chiarito tutto ciò, ora veniamo alla preannunciata Etologia degli Antiabortisti.

1. Antiabortista Fondamentalista 

È quello che non vuole sentire ragioni: l’aborto è un delitto, punto e basta. Un omicidio a pieno titolo, reso legale dall’infame legge 194. Mi piace pensare che questo genere di antiabortista che ha così a cuore la vita e il benessere di un embrione umano, non strappi le margherite dai prati (pure quella è vita), non possieda giubbotti in vera piuma d’oca (perché non è molto cortese spennare brutalmente le povere oche per il nostro comfort) e naturalmente che non mangi la pancetta (non è bello quello che fanno ai maiali quando li ammazzano eh, quelli piangono, pure se sono suini che vivono nel letame, i maiali capiscono che stanno per morire malamente e si disperano, prima della mattanza; certo, si potrebbe ammettere lo “specismo” e cioè che la nostra vita di esseri umani, anche quando è puramente potenziale, valga più di quella di tutte le altre centinaia di migliaia di esseri viventi presenti sul pianeta, ma non sono sicura che Gesù Cristo e San Francesco d’Assisi sarebbe d’accordo con una simile affermazione).  Questo antiabortista considera indiscriminatamente, qualunque donna ricorra all’aborto, un’assassina. Parla per slogan, non argomenta razionalmente le sue ragioni e, se possibile, ti fa un dettagliato e truculento resoconto del modo in cui, secondo lui, opera l’aborto, che uccide milioni di “bimbi” (anche il gergo, non è casuale mai) per mano di donne snaturare e colpevoli. Siamo dinanzi a una condanna, senza possibilità d’appello.

2. Antiabortista Moderato 

È quello che considera l’aborto un omicidio, però te lo concede se proprio sei stata stuprata e sei rimasta incinta. Insomma, se sei una vittima, se hai subito violenza, è ammissibile che tu possa fare ricorso a un’interruzione spontanea di gravidanza. Oppure se rischi di crepare, con quella gravidanza, in quel caso pure è legittimo (forse). Oppure, se ti si è rotto il preservativo e sei rimasta incinta per questa ragione (ma l’antiabortista moderato è convinto che questa sia una leggenda metropolitana e che i condom siano infallibili). In tutti gli altri casi, l’aborto non è ammesso e noi donne che vi facciamo ricorso siamo tutte scellerate, stronze, egoiste e cretine che dovrebbero piuttosto farsi sterilizzare, come i pet. Dovrebbe, secondo l’antiabortista in questione, istituirsi una specie di Corte Morale che decida, caso per caso, chi ha diritto di abortire e chi no. Ora, una delle argomentazioni predilette dall’antiabortista moderato, è il concetto di “abuso di aborto”. In altri termini egli è convinto che, poiché esiste una percentuale di donne che abortisce a seguito di superficialità (cioè mancata contraccezione), l’aborto in quanto tale andrebbe debellato, come se fosse un crimine contro l’umanità. Che, con tutto il rispetto, è un po’ come dire che siccome nel mondo esistono i ciccioni che s’abbuffano di cioccolata, bisognerebbe rendere illegale la cioccolata. A volte, poi, mi chiedo cosa sappiano, certi abortisti, dei veri crimini contro l’umanità. A volte mi chiedo, per esempio, se gli stessi che sono venuti a dispensare lezioni di morale cattolica sulla mia pagina Facebook, avessero perlomeno letto la notizia della strage che il giorno prima era successa a Gaza e che aveva mietuto centinaia di vittime, anche tra i bambini. Oddio, non si tratta di bambini bianchi e forse valgono meno, però quelli erano proprio bambini veri eh, fatti e finiti. Mi chiedo anche se questi abortisti che chiamano in causa il femminicidio, si indignino mai per le storie di ordinaria violenza a cui le donne sono sottoposte, o se siano lì a dire che il femminicidio è un’invenzione mediatica delle femministe coi peli sulle gambe, o se magari siamo noi che ce la siamo cercata per tutte le ragioni per cui le donne sono sempre, storicamente, nei secoli dei secoli, colpevoli di tutto. Più o meno dai tempi di Eva.

3. Antiabortista Maschilista

È quello che di base odia le donne ma, sia chiaro, questa posizione viene spesso assunta da donne stesse (che, com’è noto, non sono certo sprovviste di misoginia). Se decidi di abortire per ennemila ragioni personali, sei un’omicida piena di grilli per la testa come, cazzonesò, studiare, oppure fare carriera, oppure non recluderti nel ruolo di madre indipendentemente da quale sia la tua vita, o le tue ambizioni, o qualsivoglia variabile che possa influenzare una scelta del genere. L’antiabortista maschilista non va per il sottile, non aspetta altro che puntare il dito contro la donna e dire che è una sgualdrina stupida che avrebbe dovuto PENSARCI PRIMA…e se non l’ha fatto, cazzi sua! Naturalmente per questa tipologia di antiabortista è indubbio che il ricorso alle precauzioni debba essere appannaggio esclusivo della donna, come se l’uomo fosse un minus habens incapace di fare la sua parte per prevenire una gravidanza indesiderata. Come se gli uomini non fossero i primi votati al coito interrotto perché così l’arnese regge meglio, perché così sentono di più e perché a pelle è più bello. Allo stesso modo, per l’antiabortista maschilista, non si pone neppure il problema che la genitorialità sia una faccenda che riguarda entrambi i generi e che, sempre di più, dovrebbe riguardare entrambi i generi, non solo al momento del concepimento, ma pure nella crescita, nell’educazione, nei permessi dal lavoro e in una serie di altre variabili che, nell’anno domini 2018, rendono ancora impari le responsabilità di un figlio e condizionano molto più la vita della donna rispetto a quella dell’uomo. Di fronte a queste obiezioni, l’antiabortista maschilista sarà capace di balbettare qualcosa sulla natura, sulla biologia e sul fatto che s’è sempre fatto così.

4. Antiabortista Generazionale

È quello che se la prende con le donne applicando dei filtri sulla base dell’età. Se, per esempio, è una donna adulta che deve scegliere se portare avanti una gravidanza problematica, nella quale il bambino avrà gravi malformazioni, la colpa è della donna che s’è ricordata a 37 anni di fare un figlio, perché prima chissà quale assurdità s’era impegnata a fare. Se la ragazza che va ad abortire è una 20enne, invece,  sono proprio i giovani d’oggi fanno cacare perché pensano che l’aborto sia un metodo contraccettivo. Come se la colpa dell’ignoranza sessuale dei giovani fosse dei giovani e non, invece, di una società che ignora deliberatamente e completamente cosa sia l’educazione sessuale. Forse, e dico forse, sarebbe ora di riaprire una conversazione seria e costruttiva, oltre che istruttiva, sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate. Ma se i giovani di sesso (e di contraccezione) non capiscono un cazzo, se è vero (perché è vero) che le percentuali di acquisto di profilattici nelle fasce d’età più basse sono in progressivo calo, forse dipende anche dagli adulti che subappaltano qualsivoglia formazione sessuale a Pornhub. Educare, non reprimere. Non mi sembra difficile. La soluzione non è certo prendersela con un diritto che, VE NE DOVETE FARE UNA RAGIONE, è un diritto garantito dalla legge. La soluzione è creare cultura dove non ce n’è. Non tornare nel Medioevo e cancellare la storia, le lotte e UN REFERENDUM che si è già espresso 40 anni fa su un tema sul quale state ancora rompendo i coglioni.

5. Antiabortista Obiettore 

Dulcis in fundo, loro: i medici che lavorano negli ospedali pubblici e non praticano l’aborto (ma nulla vieta che poi, privatamente, possano raschiare tutto dietro lauto compenso). Quelli che sono pro-vita, come se le donne che difendono la libertà di non portare avanti una gravidanza siano pro-morte. Sono i medici che non intervengono e fanno crepare le donne, piuttosto che procedere con l’interruzione della gravidanza (è cronaca, non fantascienza, purtroppo). Sono quelli che disertano il proprio dovere in nome delle proprie convinzioni personali. Sono uno dei paradossi peggiori del nostro sistema sanitario nazionale, una vergogna indegna di uno Stato che si definisce laico. Se la legge dice che io posso abortire, io devo poterlo fare e NON devono esistere ospedali nei quali mi è impossibile farlo perché tutti obiettano (ci sono REGIONI italiane, ripeto REGIONI, nelle quali è praticamente una chimera trovare un ginecologo non obiettore). Ecco, so che questo mi renderà impopolare ed estremista, ma quando mi imbatto nelle testimonianze di donne che mi raccontano quante peripezie devono fare per riuscire ad abortire, quando leggo dei rischi che corrono per la propria salute nell’indifferenza degli obiettori, quando mi raccontano il giudizio morale che devono subire da chi dovrebbe invece aiutarle, penso che gli obiettori di coscienza andrebbero radiati dall’albo. Se decidi di intraprendere quella professione, sai che nel pacchetto ci sono anche l’assistenza e la cura delle donne che vogliono abortire e che hanno diritto di farlo, nella stessa identica misura in cui ci sono la cura e l’assistenza delle donne che vogliono portare a compimento la gravidanza. Punto e basta. Non dovrebbe esserci margine di discussione, e invece continua a esserci e francamente non se ne può più. Se non ti va bene interrompere le gravidanze, vai a fare il panettiere e lascia il posto a chi s’accolla gli onori e gli oneri di un ruolo per il quale non sei probabilmente all’altezza. Fine della storia. Ho letto commenti che sottolineavano come la professione ginecologica non consista solo nella pratica abortiva, vero, e come la medicina serva a salvare le vite, non a ucciderle, giusto. Però, HELLOOOO, l’aborto si praticava anche prima, e le donne ci rimettevano la vita perché i metodi erano rozzi, non igienici, non scientifici. Le mammane hanno lasciato spazio alla medicina e dovete rassegnarvi.  Esiste una cosa che si chiama libertà di decidere cosa fare della gravidanza, del proprio corpo e della propria vita. I medici pagati dagli ospedali pubblici dovrebbero garantire il rispetto di quel diritto, nella stessa misura in cui le forze dell’ordine dovrebbero garantire la sicurezza e gli avvocati dovrebbero garantire la miglior difesa possibile. Perché? Perché fa parte della loro PROFESSIONALITÀ. Perché questo è parte integrante del mestiere che hanno scelto. Se non lo fanno c’è un problema. Un problema gigante. FINE.

Detto tutto ciò, a nessuno piace l’idea di abortire e non vorrei che questo scritto passasse per un’ apologia dell’interruzione volontaria di gravidanza, perché non è di questo che si tratta. Il tema, per quanto mi riguarda, è smetterla di mettere sempre in discussione una libertà già discussa. È smetterla di decidere chi deve per forza avere figli e chi, invece, non ha diritto ad averne o ad adottarne. Il tema è smetterla di emettere sentenze approssimative, ignorando cosa sia l’esperienza dell’aborto per tutti, non solo per l’embrione/feto; quali ripercussioni abbia sulla DONNA; quanto possa essere più o meno complesso fare ricorso a una libertà che, siamo tutti d’accordo, è preferibile evitare a monte (praticando sesso protetto, e se abbiamo smesso di farlo ricominciamo a parlare di quanto sia importante prevenire, invece di cullare, piuttosto). Il punto è smetterla di distinguere tra chi ha diritto di fare ricorso all’aborto e chi no. È smetterla di accusare di omicidio qualcuno che per la legge italiana NON è un omicida. Il tema, per me, è rivendicare la sacrosanta e intoccabile libertà di scelta delle donne e garantire loro la possibilità di praticare aborti non clandestini. Francamente non credo esistano donne che, a fronte di una gravidanza imprevista, ricorrano all’aborto con la stessa disinvoltura con la quale vanno a farsi la ceretta brasiliana dall’estetista. Questa, a me, puzza di propaganda spicciola; oppure di ignoranza e, di nuovo, l’antidoto contro l’ignoranza non è mai altra ignoranza. 

Personalmente, non ho mai abortito e spero di non trovarmi mai nella condizione di doverlo fare, perché sono sicura che non sarebbe una scelta semplice. Se domani restassi incinta, lo terrei. Se fossi rimasta incinta a 20 anni non so cosa avrei fatto. Dire che esistono le precauzioni è vero, ma è ipocrita non ammettere che spesso non si usano e questo sì, è un errore, al quale si pone rimedio educando, non negando diritti già acquisiti. Abortire o non abortire è una scelta estremamente personale nella vita di una donna, pertiene un territorio del tutto intimo, nel quale nessuna condanna e nessun giudizio morale, aiuta. Lasciate fare il mestiere del Padre Eterno al Padre Eterno, se credete esista. E per il resto, NON TOCCATE LE NOSTRE LIBERTÀ.

E noialtre, che di quelle libertà comprendiamo il valore, alziamola pure la voce. Che qua l’oscurità cerebrale avanza e di questo passo finiremo a reintrodurre il delitto d’onore e a revocare il diritto di voto. Il tutto mentre il mondo più civile, nel quale siano consentite cose come l’eutanasia, la fecondazione eterologa, l’adozione per i gay e i single, diventa sempre più un miraggio irraggiungibile.

A questo punto, dopo essermi certamente giocata il favore di un buon numero di follouah, e dopo essermi assicurata un posto all’inferno in cui bruciare per l’eternità, io vi saluto. E vado a masturbarmi, così mi distraggo un po’.

***

Qui, qualora vi interessasse, trovate questo articolo tradotto. 

No condom, no party

Una delle mie amiche single, che non sentivo da un pezzo, mi ha uozzappata ieri mattina alle 7, dicendo che stava fuggendo dalla camera di un hotel e che si sentiva come Carrie Bradshaw.

Lei, che ha origini toscane, è tutto il mio incontrario: piccolina, magrolina, mora, con i capelli corti e gli occhi grandissimi e chiari. Ai tempi bolognesi abbiamo condiviso prodi gesta eroiche, inclusi festini universitari internazionali ai quali – tra australiani, svedesi e francesi – venivamo impezzate principalmente da calabresi expat. Tuttavia, entrambe nutriamo un ricordo vivido di quei tempi lontani, in cui la sera si usciva e si finiva a limonare con baldi giovani pieni di sper(m)anza, oppure a praticare atti di vicendevole onanismo nella tromba delle scale, col tipo conosciuto due ore prima. Essì. Bei ricordi. Al punto che, pur vedendoci ormai assai di rado, continuiamo ad aggiornarci – come maschi della peggior specie – sulle nostre vicissitudini para-sessuali.

Così apprendo che è stata a letto col batterista di so-io-che-minchia di proto-band italiana, che lei c’ha sempre avuto un feticismo per i batteristi, che dice che se uno picchia duro la batteria è naturale che trombi bene, si capisce, questione di ritmo, puro sillogismo aristotelico, il suo. Dal canto mio, innanzi a cotanta erotica vitalità, mi sono emozionata e le ho scritto una mitragliata di domande, del genere: Ma quanti anni ha? Di dov’è? Vi rivedrete? Ti è piaciuto? Stai bene? E dal terzo grado è emerso che la mia amica non sapeva bene l’età, che si erano visti a un concerto, che si conoscevano già, per carità, ma che quella sera erano andati dritti al sodo, belli chiari, senza indugi. Storia di una notte, parrebbe. Lei è stata bene, ottimo. La gioia triplica quando aggiunge: “Comunque lui era superdotato“.

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Niente, ormai completamente immedesimata nel ruolo di casalinga sovraeccitata di fronte alla dodicesima stagione di Celeste su Telenorba le chiedo: “Lunghezza? Larghezza? O un po’ tutto?”, che si fa in fretta a dire “superdotato”, vojo dì, ci sono superdotazioni e superdotazioni. Ella risponde che era un po’ tutto. Pure mejo, le dico. A sto giro niente minimalismo penico, niente eiaculazione a starnuto, niente cilecca. A sto giro tutto è filato liscio e lei ha incontrato un meraviglioso esemplare di Superdotato Maschio Eterosessuale di Facili Costumi (a questo punto dovreste sentire anche la sigla di Super Quark). E proprio quando stavo per brindare con un calice di brodo di giuggiole a questa nuova scoperta ornitologica, proprio quando un sincero moto di ammirazione per la mia amica mi riempiva, proprio mentre elogiavo il suo premiante atto di sgualdrinaggine indipendente, quella che fa? Mi confessa che l’hanno fatto senza preservativo.

La motivazione sarebbe che, siccome che ce l’ha grosso, John Holmes de noartri, gli stringe (e per questo non poteva usare quelli che aveva lei in borsa). D’altro canto, Super Dick si vergogna a comprare in farmacia quelli XL. Quindi lui va così, senza guanto. A quel punto le dico che no, che ha fatto una cazzata, che come minchia le viene, e che lui è un demente, che se davvero è l’unico esemplare di maschio italico che si imbarazza per il gigantismo del suo pene, beh, hello, siamo nel 2013,  può comprare scorte antiatomiche di preservativi per gorilla anche online, risparmiando grandemente tra l’altro, ed evitando l’impietoso sguardo d’ammirazione di un farmacista.

Ma poi chi se ne frega che ti stringe? Cioè, organizzati, oppure fai voto di castità. Di sicuro non puoi mica andare in giro a fare l’untore vaginale in tournée per l’Italia. Se uno vuole proteggersi, si protegge. Tutti i miei amici omosessuali che hanno una sessualità, beati loro, assai più attiva della nostra si proteggono e, stando a Frecciagrossa, c’è un’alta incidenza di superdotati (mortacci loro) e io credo a Frecciagrossa, se mi dice che sono “eeenormi” e che si proteggono sempre, lui non mente, Frecciagrossa è il Buco della Verità. Senza contare che ho frequentato per due mesi un uomo senegalese e se li trovava lui, i profilattici adatti alla sua dirompente virilità, ecco, con tutto il rispetto, li può trovare pure un batterista di risulta.

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Sono al culmine del mio pippotto medico-salutista, quando lei mi interrompe e mi dice che lo sa. Che sa tutto. Che, infatti è un po’ in paranoia. Che ha fatto una cazzata. Già. Perché a volte le facciamo, le cazzate. Anche se siamo adulte, anche se siamo intelligenti, anche se lo sappiamo che ci esponiamo a un rischio. Lo facciamo per mille ragioni, magari perché siamo nel letto, nude, vogliose, pronte a sentircelo fin dentro la pancia (inguaribile romanticismo), che non ce l’accolliamo di dire “NO”. Acconsentiamo, pensando e sperando che ci vada bene, che sarebbe proprio una sfiga, che in fondo è soltanto un musicista che ogni sera scopa con una groupie diversa senza protezioni, dai, quante possibilità ci sono che, minimo-minimo, tornate a casa in due, tu e una bella candidosi, se non di peggio? Pochissime, logicamente pochissime.

Ma ho capito che era consapevole del suo gesto e ho cercato di non essere troppo truce, per un duplice ordine di ragioni.

Primo: so che lei è intelligente davvero, anche se in quel momento l’intelligenza non è bastata (che poi mi chiedo: si potrà dire “testa di vulva”? così, per par condicio, invece di “testa di cazzo” intendo).

Secondo: è capitato anche a me in passato di dire “Sì”, o di non dire “Aspetta un attimo”. So che può succedere. Però non deve.

Non importa se è un’eccezione, se ci proteggiamo sempre tranne quella sola volta. Non importa se la Diga del Pertusillo ci è crollata tra le cosce o se lui è il replicante di Michael Fassbender che minaccia di perdere l’erezione proprio lì, sul più bello, a fronte della nostra richiesta di proteggerci. Sticazzi. Dobbiamo imparare, tutte quante, dalle teen alle gilf, a tutelarci. Sempre.

E, dato che siamo de coccio, colgo l’occasione per segnalare la campagna della LILA – Lega Italiana Lotta Contro l’Aids, che anche quest’anno raccoglie i fondi per il Progetto Donna – Prevenzione al Femminile (qui il post sulla campagna dell’anno scorso). C’è tempo fino all’8 dicembre per inviare un sms solidale al 45505. Con quanto raccolto, la LILA produrrà interventi per le donne italiane e straniere, tra i quali linee telefoniche dedicate, sportelli di ascolto nelle sedi locali e produzione e diffusione di materiali informativi.

Hashtag ufficiale della campagna #iostoconLila.

Che dire: messaggiate, messaggiate furiosamente.

E nel frattempo dotatevi di un prontuario di condom in tutte le taglie e per tutti i gusti, così da essere ben attrezzate, nel caso in cui doveste incorrere nella vituperata e agognata Eventualità Motumbo.

We Vibe Thrill

Quando vado in vacanza ho 2 gravi disturbi.

Il primo consiste nell’esigenza forsennata di deputare l’ultima mezza giornata all’acquisto compulsivo di souvenir, non oggetti o prodotti tipici, proprio souvenir. Quelli odiosi, commerciali, kitch. E non è che io entri nel negozio e compri. No, io devo proprio guardare tutti i negozietti, fare uno studio comparato qualità/prezzo tra le varie calamite, tazze, portachiavi, t-shirt e, solo dopo,  posso scegliere.

L’altro disturbo, molto simile, è il desiderio imprescindibile di fare il tour dei sexy shop. Ma roba che se siamo a Parigi o ad Amsterdam o a Londra e non mi ci fai andare perché ti inventi, chessò, che dobbiamo andare a vedere il fottuto Madame Tussaud perché devi farti le fotografie in posa vicino alle cere come un bimbominkia, ecco inneschi una reazione a catena il cui risultato ultimo sarà con buona approssimazione la fine della nostra relazione amicale/sentimentale.

Perché i sexy shop son belli, scopri un sacco di cose, tocchi, guardi, sfogli, ridi e ricordi che il sesso è una cosa così immensamente più varia rispetto a quelle performance da weekend che, quando hai una relazione stabile, 9 volte su 10, ti ritrovi a vivere. E i sexy shop non sono porno-shop, ci compri giocattoli, travestimenti, gingilli, che riconducono il sesso alla sua dimensione sana, libera, ludica e curiosa. Poi la sezione coi film porno c’è, naturalmente, e del resto dove c’è gusto non c’è perdenza, dice sempre la Vagina Maestra.

Bisogna però puntualizzare che una cosa sono i sexy shop all’estero, una cosa sono i sexy shop in Italia. Voglio dire, in Italia, a Milano, è pieno, ce n’è ogni 100 metri, solo che sono delle robe che non ci entreresti nemmeno se un ologramma di James Franco sulla porta ti promettesse immense gioie, varcata la soglia. No, no e no. Al 90%, hanno sempre quell’aria piccola e lercia, che paiono bugigattoli torbidi, rifugi di depravazione residuale, con la vetrina gialla e la scritta nera. Senza contare che, non pijiamoci per la vulva, ci sono soggetti che ancora si imbarazzano a comprare i profilattici in farmacia, figurarsi comprare un gatto a nove code da un margiale pakistano.

we vibe thrill

Ed è per questo motivo che una validissima soluzione a questo problema italico, immediatamente successivo allo spread, alla disaffezione degli italiani alla politica e all’evasione fiscale, è rappresentata dai sexy shop online, come Condomia che, ponendo massima attenzione allo standard qualitativo, raccoglie una selezione di prodotti dei migliori brand (dai vibratori, ai profilattici, ai lubrificanti) e ce li propone, completi di tutte le info del caso, in un sito sobrio e navigabile, senza baldracche in reggicalze e addomi bisunti raso-pene, per intenderci, che non dico che potete scegliere il lubrificante ritardante che fa al vostro caso in pausa pranzo, nell’ufficio open space con il monitor nel campo visivo dell’Amministratore Delegato, ma quasi. Fatto l’ordine, chevvelodicoaffare, consegna rapidissima e discrezione assoluta.

Sono state queste alcune delle considerazioni  che mi hanno fatto accettare la proposta di collaborazione con Condomia.

Queste, e un cadeau da recensire del valore di 129,00 euri.

Sì, perché capite bene che se uno mi regala un vibratore che si chiama Thrill, cioè, io, in qualità di Vagina, non posso che accettare, voglio dire, al vibratore non si da il 2 di picche.

Pertanto, dopo un’attenta riflessione e una diplomatica trattativa, Vagina e Condomia hanno instaurato questa sperimentale collaborazione, o se vogliamo chiamarla “partnership” per suonare più fiQi. E in una grigia domenica milanese, libera dagli affanni settimanali, ho agito: ho provato il We-Vibe Thrill.

Prima di riceverlo, ero un po’ perplessa, perché aveva tutta l’aria d’essere uno sbattitore elettrico, avete presente quello con il manico e le fruste per montare la panna? Ecco. Solo che al posto delle fruste, c’è un fallo. Invece, quando l’ho ricevuto (in ufficio, il ché è stato uno dei momenti più epici della mia carriera), mi sono accorta che no, che è assolutamente rassicurante, desiderabile e compatto (cosa che vale per alcuni vibratori, non per gli uomini, sia chiaro).

vaginas thrill

Ha 8 modalità di vibrazione, è silenzioso, cioè non fa quel rumore da lavatrice del 1994 in Classe Energetica C. E’ impermeabile al 100%, si ricarica elettricamente il ché è una cosa straordinaria, volendo anche con una porta USB e, dopo di ché, potete sollazzarvi per 2 ore no stop, se je la fate.

Adesso passiamo alle info più succulente. Il piccolo We Vibe Thrill, che una non s’aspetta che una cosa così piccola possa essere tanto piacevole, ti si giustappone internamente e ti stimola il Punto G, mentre la parte esterna ti mette addosso un fremito che ommioddio, lavorando sul clitoride. La sensazione è simile a quella che si prova quando si ha tra le cosce un uomo molto sapiente, che ti ciancica tutta ma con precisione, non con fare grossolano. Uno di quei meravigliosi portatori di pene (ce ne sono 15 censiti in tutto il mondo) che sanno esattamente cosa devono toccare e come, che prendono la tua femminilità per intero, che la seducono al punto che quella inizia a vivere di vita propria e gli si concede completamente. Su tutto, un piccolo manico, sempre in silicone medico, per muovere il nostro piacere.

Un’altra galassia rispetto al tradizionale fallo di gomma da 15 euri che vi regalano le amiche all’addio al nubilato, per ovvie ragioni, e diverso anche dal Rabbit che è – per il mio gusto – impareggiabile quanto a performance clitoridea, ma in realtà concentrato solo su quella. Il We Vibe Thrill è completo e regala un’esperienza autoerotica estremamente femminile, intensa e totale. Se vogliamo fare della filosofia, possiamo dire che aiuta a prendere sempre più consapevolezza del proprio corpo, a scoprire nuove sfumature di piacere, che sono sospese tra dentro e fuori, che crescono lentamente e costantemente, orchestrandosi tra loro e regalando una bellissima e rilassante sensazione d’abbandono ai piaceri della fregna.

In sostanza, è il giusto strumento con cui depurarsi dalle inquietudini della quotidianità e sublimare la bellezza d’esser vagine. Regalatevelo e regalatelo, anche come strenna natalizia voglio dire, che le vostre amiche, compagne e sorelle, non s’offenderanno e sarà LA panacea per l’acidità femminile, nonché diversivo per l’incapacità maschile.

E con questo, mi considero l’Aldo Grasso dei cazzi di gomma.

Cordialmente,

Vagina