Sopravvivere a San Valentino

Per alcuni febbraio è il mese di Sanremo. Per altri della Notte degli Oscar. Per me è, tragicamente, il mese di San Valentino.

Ora, il primo San Valentino che passi da sola, lo passi a pensare al tuo ex, a ricordare ciò che facevi l’anno prima, a versare lacrime di disperazione al pensiero che lui in quel momento si scambi smancerie da liceale con la sua nuova tipa. O che faccia acrobazie come manco nei video più visti di Brazzers, non fa differenza. Patirai. Ed è probabile anche che, in preda al patimento, tu commetta un atto emotivamente scellerato come giurare a te stessa che l’anno successivo sarai fidanzata anche tu (essendo una novellina, non hai ancora strutturato la tua architettura emotiva per campare da sola nel mondo, senza un pene accanto; cioè il maschio ti sembra ancora una conditio-sine-qua-non della tua vita vaginale; non lo è, ma lo scoprirai col tempo)

Il secondo San Valentino che passi da sola, pensi che tanto vi-dovete-mollare-tutti. Che sì, certo, fatele pure le vostre cene di merda a lume di candela, coi palloncini a forma di cuore, con i dessert a forma di cuore,  fate, fate, che tanto siete tutti cornuti. Sì, sì, bella burinata di Tiffany che ti ha regalato, peccato che l’abbiamo trovato su Tinder il tuo moroso. Insomma, sei nella seguente modalità:
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Il terzo San Valentino pensi che niente, la vita di coppia non fa per te, ciò è evidente. La coppia è un’istituzione vetusta e sorpassata, viviamo nell’era della liquidità e della superficialità delle relazioni, che ci piaccia o no. E quando si è in coppia si finisce inesorabilmente nella frustrazione, nella routine, nella ricerca di emozioni altrove. Niente da fare, la coppia è solo una di quelle menzogne confortevoli delle quali il popolino ha bisogno per affrontare l’esistenza nella sua complessità, salvo che poi la coppia stessa diventa inesauribile fonte di problemi altri che, siccome tu sei più furbaH, ti risparmi all’origine. E blablabla. Insomma, ti stai radicalizzando, la tua trasformazione in gattara-cazzo-repellente procede a passi da gigante.
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Negli anni successivi smetti anche di pensarci al San Valentino, cioè perdi il conto, come quelli che smettono di festeggiare i compleanni dopo una certa età. Insomma l’argomento ufficialmente non ti interessa neppure più. Se non fosse che sei comunque soggetta a tutto il massacrante tam tam mediatico (pubblicitario più che altro) legato a questa puerile ricorrenza. Viaggi per due. Cena per due. Massaggi per due. Adsl per due. Idrocolonterapia per due. Eccetera.
Schivi, dribli, passi, cercando di ignorare la propaganda amorosa. Gli spot. Le affissioni. Gli articoli di giornale. I palinsesti. YouTube per esempio non ha ancora capito un cazzo di te. Secondo YouTube sei certamente fidanzata/sposata e stai certamente cercando di avere un figlio. Oppure stai certamente cercando un metodo contraccettivo senza controindicazioni, quindi devi comprare un comodissimo computerino sul quale urinare per sapere se è un giorno rosso con rischio gravidanza o un giorno verde e “possiamo fare l’amore”, che è una pubblicità talmente triste, che se fossi fidanzata mi mollerei ogni volta che la vedo. Comunque questo con San Valentino non c’entra.
Resta il fatto che per quanto disinvolta, evoluta, emancipata, tu possa essere, continui sempre a nutrire una sottilissima ma inestinguibile idiosincrasia per questa giornata. Che poi io dico: ma ci sono 8 milioni di single in Italia, di grazia, ma i matrimoni ormai durano quanto un’influenza e il rito abbreviato ci funziona meglio dell’aspirina, ma di cosa stiamo parlando? Ma come possiamo ancora considerare questa insulsa giornata di San Valentino, la cui unica utilità è ricordare a chi è in coppia, che bisogna celebrare l’amore (e far girare l’economia)…e a noi? Noi che in coppia non siamo?
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Noi che non viviamo amori per bene, costruttivi ed esclusivi, sotto l’egida della Perugina? Noi che amiamo senza saper amare, che amiamo non ricambiati e che siamo amati da persone che non ricambiamo? Noi che dell’amore sappiamo tutto e dell’amore non sappiamo un cazzo? Noi che lo confondiamo con l’errore, e scambiamo l’equilibrio con l’eccesso, e la tranquillità con l’atarassia?
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Noialtri che pure combattiamo nella trincea dei sentimenti, spinti dalla segreta speranza di trovare prima o poi una “persona giusta”? Noi che ci consumiamo l’anima in attesa di un cenno di vita in quell’area anatomica inaccessibile, compresa tra il collo e l’ombelico? Noi che i giorni pari ci chiediamo se ci innamoreremo mai di nuovo e i giorni dispari ci chiediamo se siamo amabili, e una risposta definitiva generalmente non la troviamo, perché le risposte definitive, capirai, non ci sono per nessuno mai? Noi che dobbiamo periodicamente affrontare l’amletico dilemma tra fare sesso occasionale o riverginizzarci? Noi che amiamo qualcuno che non c’è, qualcuno che se n’è andato, qualcuno che forse tornerà o forse no? Noi che abbiamo sofferto e fatto soffrire, e collezionato case history di insuccesso sentimentale, e ciononostante nell’amore ancora speriamo? Ebbene, noialtri, cosa festeggiamo? STOCAZZO?!
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Così, mi sono fatta una chiacchierata con Ohhh, con cui collaboro ormai da un pezzo e ci ho detto, molto placidamente: dovete fare la prima COMFORT BOX per i SINGLE a San Valentino! Il caso vuole che l’idea abbia incontrato il loro entusiasmo e questa scatola delle meraviglie è diventata realtà (ma no, dentro non ci sono SOLO i cari dildo a cui starete affrettatamente pensando).
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Sia chiaro: la Comfort Box vale per tutti i single, per gli uomini e per le donne, per gli etero e per i gay. E cosa contiene? Ma tutto il necessario per NON pensare a ciò che non abbiamo, ma a ciò che abbiamo. Tutto ciò che serve per coccolarsi. Per investire i soldi che avremmo altrimenti speso per comprare qualcosa a lui (o lei), magari con quelle elegantissime dinamiche tipo “Amò, ma ci dobbiamo fare il regalo? Amò ma che cosa vuoi?“, e auto-regalarci una box piena di beni di conforto reali, non sogni ma solide realtà, direbbe Roberto Carlino di Immobildream.
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No, non è una degenerazione da zitelle incallite o da scapoli falliti. È un modo per concedersi quello che a Milano, per fare i fashion, chiamano Quality Time che però, al netto del milanesismo, è un concetto figo.
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Vi premetto che queste box non costano tipo 20 euro. Ma dentro ci sono prodotti ottimi, selezionati per l’eccellenza delle performance e la qualità dei materiali utilizzati (potete anche trovare il sex toy a 15 euro, solo che è di plastica tossica e valutate voi come volete trattare le vostre parti più sacre). Inoltre, come si suol dire: come spendi mangi. Che io declinerei in: come spendi godi. E la goduria è intesa in senso lato. Mò vi racconto perché (seguono spoiler sul contenuto della box):

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1. Dentro c’è un toy (che cambia in base alle varie alternative proposte). Io vi consiglio OVVIAMENTE, se siete FIMMINE, di optare per il modello rabbit, che secondo me il rabbit dovrebbe passarlo la mutua, com’è noto; esso dovrebbe essere posseduto per legge; dovrebbe essere regalato negli uffici come strenna natalizia. Insomma, avete capito. Vi ricordo solo che: “il rabbit arriva dove nulla di umano può”. Anche se devo segnalarvi pure l’esistenza del “Satisfyer PRO 2” che – come spiegato nella scheda – è un “succhiaclitoride” (quando l’ho letto, ho riso per 20 minuti; naturalmente nutro una smodata curiosità di provarlo).
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2. Un lubrificante, che può servire e può comunque tornare utile nella vita, lo sappiamo
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3. Una confezione di condom HEX della LELO, che per la prima volta rivoluzionano l’idea di condom e introducono una struttura a nido d’ape (non so se apprezzate la professionalità del mio tono); questi, anche se siete single, ce li abbiamo messi affinché siano di buon auspicio per i mesi a venire (ah-ah, quale fine umorismo, il mio)
4. Numero DUE tavolette di cioccolato funzionale biologico SABADì, la tavoletta SESSO e quella OTTIMISMO,  due ingredienti dei quali, come sapete, c’è sempre gran bisogno.
5. Una card di Deliveroo, l’app del food delivery di qualità, con un buono di dieci euro. Lo capite, non possiamo offrirvi tutta la cena, ma diamo il nostro contributo per non farvi mancare proprio nulla, e sticazzi del ristorante col menù fisso pieno di coppiette che stanno a tavola zitte perché non hanno più nulla da dirsi.
6. Last but not least, e questa per me è proprio la ciliegina sulla torta, il rum nel babà, la mozzarella filante nel panzerotto fritto: una gift card di NETFLIX poiché è ACCLARATO che da quando esiste Netflix tutti noi abbiamo meno bisogno di un uomo (o donna). Voglio dire, a cosa mi serve lo zito se sto guardando Suits?
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7. In aggiunta, per quelli che proprio non ne hanno mai abbastanza, si può anche comporre la propria box dei SCIOGNI e aggiungere qualche altro gadget. Chessò: volete le manette di pelle perché dopo aver guardato 50 Sfumature di Nero volete essere preparate all’incontro con il vostro persona James Dornan (che poi magari assomiglierà più a Denny De Vito, ma it’s ok)? Potete farlo, ecco.
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Insomma, amici e amiche single, io più di questo, più che suggerire di confezionare una scatola con dentro – messo tutto insieme – un po’ per gioco e un po’ per provocazione – cio che ci serve per superare indenni, e anche un po’ felici, la serata di San Valentino non potevo fare.
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Per completezza mi sembra giusto segnalarvi che Ohhh ha realizzato anche delle box per le COPPIE, di qualunque genere e orientamento (quindi non siate timidi, fate un giro, che c’è qualcosa per tutti, uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo…)
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Che, voglio dire, se state insieme da 10 anni, forse di questa box c’avete più bisogno di noi single 🙂
Pace, amore e bene a voi tutti,
sempre vostra
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10 ragioni per regalare Sex Toys

Il Natale si avvicina e, con esso, si avvicina la psicosi dei regali di Natale.

L’anno scorso ho cercato di evangelizzare colleghe e amici sull’inutilità di questo folle sbattimento pre-festivo, comunicando che NON avrei fatto regali a nessuno, e che ovviamente non ne volevo. Roba che, in confronto, il Grinch è un eroe positivo e Mr. Scrooge è il nonno che tutti avremmo voluto avere.

Il risultato di questa mia policy è stato che ho ricevuto ugualmente i regali, non avevo nulla per ricambiare, mi sono sentita una merda e ho capito che, niente, il regalo di Natale s’ha da fare (per carità, ho parzialmente riedificato la mia immagine dopo le feste regalando a destra e a manca taralli e salumi pugliesi, santo capocollo di Martina Franca, appositamente importati in Lombardia), però insomma, lì per lì, non è stato fichissimo essere a mani vuote.

Che poi, sia chiaro, a me all’inizio piaceva pure fare i regali di Natale. Ho regalato: collane, bracciali, orecchini, creme, scrub, eco-saponette con le erbe cipolline del Mar Baltico, smalti, profumi, sciarpe, borse, magliette, candele, libri, film, cd, calze misto cachemire, pregiate conserve alimentari, tisane assurdamente costose, cover per cellulari, vini, cravatte, dopobarba, guanti con i quali funziona il touch screen dello smartphone, tazze, tazzine, ciotole, ricettari, agende, moleskine, pupazzetti, portachiavi, massaggi e smartbox. E sono fisiologicamente giunta a un punto della mia vita in cui non so più che minchia regalare.

Così sono addivenuta alla conclusione che forse dovrei regalare dei sex toys. Ci lavoro, li conosco, li provo, li testo. Ce n’è per qualsiasi gusto e di qualsiasi fascia di prezzo. Ce n’è da usare da sole, ce n’è da usare col partner, ce n’è da usare col trombamico. I sex toys sono come l’oro: puoi farne a meno ma se ce l’hai è meglio (capite che avere le riserve auree non guasta, offre sicurezza, solidità, serenità).

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E anche come tipologia di regalo, se ci pensate, non è male:

1.Un sex toy non è banale. È un regalo originale con cui è impossibile passare inosservati. E con buona probabilità non l’avete mai regalato (e lei non l’ha mai ricevuto). Quindi non vi replicate e avete una scarsa probabilità di regalarle un doppione.

2.Non ci sono le taglie, quindi non rischiate di sbagliare e la vostra amica non dovrà tornare in negozio con lo scontrino di cortesia a cambiare il regalo.

3.Se non le piace il colore, non è un problema, tanto non deve indossarlo pubblicamente (o comunque non si vede)

4.Se non si abbina al mobilio, non è un problema, tanto non è un soprammobile (anche se alcuni sono talmente di design che potrebbero esserlo)

5.Lo ordinate online e vi arriva a casa, o in ufficio (tanto i pacchi sono perfettamente anonimi). Ciò vi salverà dalla ressa nei negozi, dalla coda alle casse e dalla sensazione di contribuire biecamente al becero consumismo festivo

7.È rilassante come un massaggio alla Spa, ma si può riutilizzare infinite volte

8.Fa bene al corpo (perché, come amo dire “il rabbit arriva dove nulla di umano può arrivare“), fa bene allo spirito, distende i nervi, ringiovanisce la pelle, migliora l’esperienza sessuale e rinforza la consapevolezza del proprio piacere. Se i sex toys millantassero di combattere anche la ritenzione idrica, probabilmente li useremmo tutte.

9.Se è single, le regalerete un bel diversivo per quei momenti ultra-ormonali in cui una vorrebbe tantissimo che Michael Fassbender (ma anche il pakistano delle rose) bussasse alla porta e ciò non succede. Se è accoppiata, invece, le regalerete un po’ di pepe per ravvivare il talamo nuziale che, com’è sacrosanto e normale che sia, dopo un po’ tende a subire l’Effetto Law & Order: piacevole per carità, ma le puntate seguono tutte pedissequamente lo stesso format da almeno 10 stagioni.  Se è etero, va bene. Va bene anche se la vostra amica è lesbica. Va bene anche se è vostra cugina. Vostra zia. O vostra nonna. Anzi, loro apprezzeranno ancor di più.

10.Quando lo spacchetterà, se è una donna normalmente integrata nel proprio contesto storico e culturale, riderà. Riderà davvero. I suoi occhi luccicheranno di sorpresa, curiosità e anche un po’ di imbarazzo. E non vedrà l’ora di provarlo. E con il vostro semplice “pensiero di Natale” le avrete regalato un sacco di emozioni. E l’avrete resa bella, come solo le donne divertite sanno essere.

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Il vero punto, al massimo, è scegliere QUALE tra l’ampia offerta di sex toys. Dal dildo ai vibratori classici, che sono gli evergreen con cui comunque non sbagliate mai, a tutti i modelli del genere rabbit (che sono più costosi perché più sofisticati, quindi più importanti come regali), ai massaggiatori esterni, le sfere, i vibratori clitoridei, i plug per il B-side, i bullet (che non amo) e i vibratori che stimolano il punto G. Ora, sta a voi calibrare in base al grado di confidenza che avete (che comunque si presuppone essere medio-alto), e alle informazioni di cui disponete, quale scegliere.

Io ve ne segnalo 3 che secondo me possono essere perfetti, non troppo invasivi, piuttosto trasversali e che non creeranno eccessivo imbarazzo nel caso in cui venissero scartati in presenza di altre persone:

FORM 2 di JIMMYJANE

Un massaggiatore esterno, impermeabile e ricaricabile, talmente bello e piacevole nelle linee e nei materiali, che pare di avere in mano un iPhone. Perfetto da usare da sole, ma anche in coppia, versatile e capace di donarci quel genere di placido benessere di cui abbiamo tutte in fondo bisogno.

TRANSFORMER di PICOBONG

Lo dice il nome: è il sex toy più trasversale che ci sia. Perfetto per giocare da sole ma anche con il partner. Lei e lui. Lei e lei. Lui e lui. Avvertenze prima dell’uso: sappiate che se verrà messo in scena in presenza di un uomo, esso non resisterà alla tentazione di giocarci per qualche minuto come se fosse un manubrio, un bracciale, un fucile, eccetera. A me ha ricordato le collane della Breil, quelle che andavano di moda assai nei primi anni duemila, che erano tipo il tubo della doccia e si mettevano un po’ come si voleva.

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Questo è ideale per le colleghe stressate (ma anche come strenna natalizia nelle aziende ad alta predominanza vaginale): un mini-vibratore da borsa che – udite, udite – è anche una penna usb (e tramite la usb si ricarica). Insomma, il vero must have prima di tutte le riunioni importanti.

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Se a questo punto siete convintissime anche voi di regalare un sex toy per Natale, vi ricordo che acquistandoli dal sito Ohhh, devolverete il 10% di ciò che spendete alla LILA – Lega Italiana Lotta contro l’Aids.

Ma solo se usate questo link qui!

Mi raccomando e…buono shopping natalizio a tutte!

ps: vorrei dirvi che regalare sex toys può essere anche un modo per conquistare qualcuno, ma non ho esperienze positive in merito, giacché una volta regalai delle cremine stimolanti a uno che mi piaceva, e quello le usò da solo. O comunque non con me.

Un vibratore è per sempre

Esiste un solo svantaggio nel possedere un vibratore: avere l’assoluta, indubitabile, certezza che i tuoi genitori l’abbiano visto.

Ebbene sì, i Vagina‘s Parents, all’anagrafe Vagina Maestra e Mio Padre, sono stati qui, da me, nella ridente metropoli meneghina. Sono venuti qui al nord a fare un altrettanto ridente tour di visite mediche che graziaddio non guastano mai. Abbiamo passato due giorni insieme ed è stato bello e un po’ struggente come tutte le volte, tutte quelle volte che ci ritroviamo a parlare di come sono andate le cose, della nostra vita lontani, di quel futuro di cui sappiamo poco, di cosa dovevi fare a Taranto? e blablabla. Abbiamo parlato della loro salute fisica e della mia salute mentale. Abbiamo fatto shopping in centro, in quei negozi mass consumer che sono gli unici che io possa permettermi, e siamo andati a cena fuori.

A dirla tutta siamo anche andati a fare la spesa biblica che c’avevo da approfittare delle uniche braccia virili della mia vita: quelle di mio padre. In sostanza c’ho una scorta di Dixan alla lavanda e Svelto all’aceto che se domani finisce il mondo io muoio sicuro con i vestiti puliti e le stoviglie lavate. E poi ci ho fatto tante coccole, ai parents. E li ho ascoltati. E ho capito che se è vero quel che si dice, che gli anziani diventano come i bambini, è vero pure che i non ancora anziani, quelli di cinquantaequalcosa, diventano come gli adolescenti.

In sostanza, però, era andato tutto stra-bene. Finché l’imponderabile evento non si è compiuto.

Domenica loro partono per fuori Milano e io, per superare la saudade immediata, decido di coccolarmi con il mio partner, il rabbit per l’appunto. Completamente dimentica del fatto che loro, il lunedì, prima di ripartire per la Puglia, sarebbero tornati a casa mentre io ero in ufficio, ecco sì, insomma, ho abbandonato l’eroico vibratore sul comodino.  Perfettamente visibile. Fieramente ostentato, oserei dire, nella sua foggia inequivocabilmente fallica, dove una gommosa riproduzione del prepuzio lascia poco spazio ad alibi quali: “no, sai, è un minipimer”, “no, sai, è un oggetto di design metropolitano”, “no, sai, è un massaggiatore per la cervicale”.

Quello è chiaramente un pene di gomma, trasparente per di più, con un marchingegno medievale di sfere che roteano e un becco esterno deputato alla stimolazione del clitoride e, per quanto i parents siano open minded, per quanto i segreti tra noi siano stati sempre pochi, un po’ per scelta, un po’ per loro intuito, un po’ per mia incapacità di mentire, ecco checcazzo, magari il vibratore anche no.

Per capirci, la Vagina Maestra mi ha rifatto il letto con il vibratore accanto, sul comodino. E io, onestamente, non mi sono mai sentita così tanto in imbarazzo nella mia vita. Nel senso che per fare le presentazioni avrei immaginato una situazione diversa, una cosa tipo profumo di caffé, pasticcini a centro tavola, un po’ di adrenalina, dire a papà “spero ti piaccia, sai, insieme siamo così felici” e poi l’avrei piantato sul tavolo, nella sua maestosa compiutezza, il rabbit, nel caso. Invece mollarglielo lì, così, a tradimento, sotto gli occhi, senza preavviso, ecco è proprio un pensiero che mi fa venire voglia di implodere dalla vergogna.

Poi certo, per carità, sempre meglio che bucarsi, che prostituirsi, che frequentare il Just Cavalli o diventare una di quelle che si fotografano le unghie appena smaltate mettendo in didascalia la nuance Chanel da 35erotti-euri-per-uno-smalto-voi-state-male.

Però ecco, sì, insomma, ci vuole demenza. C’è da essere oggettivamente cretine. E io evidentemente lo sono. Certe volte i bagni d’umiltà servono. Anzi, in realtà la prossima volta potrei chiamare a raccolta tutta la famiglia, zii, cugini, foto dei cari defunti, pure le maestre delle elementari e la catechista che mi preparò a banchettare col corpo di Cristo, ecco una specie di presentazione della Folletto, durante la quale illustrare il mio intero equipaggiamento al completo, partendo dal VibraLoffio, passando per il Rabbit, poi il bullet, poi “O” di durex, poi l’olio lubrificante.  Così, tanto per rendere chiaro a tutti che il mercato dell’accessoristica sessuale può far conto sul mio contributo. Oppure ancora, la prossima volta che i miei vengono a trovarmi, posso farci trovare chiuso nell’armadio uno slave appeso con le catene e ricoperto di latex e borchie. Vediamo se poi mi amano ancora…

Faccio una precisazione laterale: non è che io compri più sex toys che scarpe, sia chiaro. E’ che storicamente i miei ex mi hanno regalato questi giocattoli. Ebbene sì: gioielli manco per il cazzo, vibratori sì. Per la serie: un vibratore è per sempre. E a questo punto Marzullo avrebbe pieno diritto di dirmi: “Vagina, si faccia una domanda, si dia una risposta”. La cosa ironica è che poi i cazzetti passano, i vibratori restano.

Il mio primo è stato il VibraLoffio, che è un banalissimo fallo di gomma, costato 15 euro al mio ex ex in un sexy shop di Amsterdam. Lo scelse con la premura di prenderne uno più piccolo del suo pene, che non voleva mi abituassi “troppo bene”, mentalità illuminata, si capisce subito. L’acquisto non mi soddisfò, naturalmente, perché io, succube di troppe puntate di Sex and the City (serie che ha oggettivamente deviato generazioni di vagine, quasi quanto i cartoni animati della Disney), volevo già il Rabbit. Tuttavia, a vibratore donato non si guarda in bocca, e accettai il VibraLoffio. L’uso più interessante che si possa fare del VibraLoffio è in coppia. Certi cazzetti possono manifestare una specie di ritrosia iniziale all’idea, perché entrano in antagonismo con il giocattolo, vacci a spiegare che non possono tirarsi a chi piscia più lontano con un pezzo di gomma. In più non capiscono come sia possibile che tu non sia appagata da ben 2 minuti di penetrazione standard del loro, bene che vada, normo-membro. Superato l’impatto iniziale, tuttavia, accettano il dildo nel gioco di coppia e ciò tende a raddoppiare la loro libido nemmanco avessero due uccelli.

Naturalmente, alla successiva occasione, feci il mio investimento e acquistai il Rabbit-della-vergogna. I 70 euri più ammortizzati della mia vita. Il Rabbit è uno strumento individuale e la femminilità non è completa finché non lo si prova. Il Rabbit arriva dove nessun uomo può. E’ precisione chirurgica combinata con ritmo meccanico, il paradiso clitorideo per eccellenza, una roba che finché non provi non lo sai, per capirci.

E poi, poi c’è il bullet, l’ovulo, quel coso che mi ha regalato il mio ex a Parigi (sì, sono colpevole di traffico internazionale di vibratori), in un sexy shop di Pigalle. Il bullet è eccitante più in teoria che in pratica, in quanto prevede che tu inserisca nella tua vagina questo ovulo e che dia a lui il telecomando per azionarlo e selezionare la velocità. Mmmh, affascinante, intrigante, trasgressivo. L’unica controindicazione è che hai la sensazione di avere un tampax per gorilla dentro e non puoi, faccio per dire, andare al battesimo del figlio di suo cugino con quel coso messo su per la tua cavità vaginale, a meno che tu non decida di camminare come Cassano, sui tacchi.

ça va sans dire, il mio preferito è il Rabbit.

Adesso lo sapete voi e, quel che è peggio, lo sanno pure i miei.