PopSex – 3. Il Sacro Squirt

Noi donne parliamo di sesso. Ne parliamo un casino. Con buona probabilità ne parliamo più degli uomini e con più perizia che se fossimo vecchie bagasce portuali consumate dal mestiere più antico del mondo. Non paghe, infarciamo le nostre lunghe conversazioni di dettagli e analisi semio-erotiche capaci di violare la privacy di chiunque. Se mi fermo un attimo a pensare a buona parte delle mie amiche, mi accorgo di sapere piuttosto bene quali pratiche sessuali ammettono e quali vietano (da quella con la laurea ad honorem in pompinologia a quella che non lo prenderebbe in bocca manco sotto tortura dei narcotrafficanti; da quella che no-cunnilingus-no-party, a quella che dichiara lo stato di calamità se qualcuno osa avventurarsi con la faccia sotto il suo ombelico); so quali posizioni prediligono; so chi dei vari tipi/ex/fidanzati/amanti ce l’aveva piccolo, chi ce l’aveva grosso, chi la leccava bene, chi veniva in fretta, chi non veniva più, chi era un mago, chi doveva andare a ripetizioni, chi aveva una passione per l’orifizio secondario (proprio o altrui) e chi era passionale come una borsa del ghiaccio sulla caviglia dopo che hai preso una storta.

Più in generale, potremmo dire che le chiacchiere maschili si limitano a “bona”, “tette enormi”,  “ciuccia bene” o al massimo “una porca da combattimento”. Noi donne, invece, siamo capaci di ordinare un triplo giro di Moscow Mule parlando delle più recenti performance che ci hanno viste partecipi (o spettatrici, a seconda di quanto fedelmente votate al sesso passivo-vitruviano siamo – allego immagine chiarificatrice)

Eppure in tutto questo gran parlare di sesso, c’è un argomento che è tabù, ma tabù vero. Più dell’autoerotismo (che già non è esattamente il tema più discusso tra le schiere vaginali contemporanee), più dell’esistenza del presunto Punto G (le più audaci confessano di non sapere neppure se ce l’hanno), più intimo delle discussioni sui peli incarniti inguinali. Signore e signori: l’eiaculazione femminile, volgarmente detta squirting. Io stessa, che di sesso scrivo modestamente da lustri, ho sempre accuratamente evitato di imbattermi su questo scivoloso (ah-ah), nebuloso, torbido, a tratti mitologico territorio. Ma ormai i tempi sono maturi ed è questo l’argomento che affronteremo in questa terza puntata di PopSex, la rubrica di contro-informazione vaginale realizzata in collaborazione con Pleasure4You (vi ricordo il dovere morale di cliccare sul link e visitare il sito).

Per affrontare l’argomento, ho deciso di provare a rispondere a tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sullo squirting ma non avete mai osato chiedere. Dobbiamo certamente premettere che quando si parla di squirting (e ho l’impressione che se ne parli comunque da poco, come se fosse un feticcio della sessualità post-moderna, figlio di quella pornocultura che ci insegna come chiamare qualunque cosa – squirting, spanking, rimming, scissoring che verrebbe da chiedersi se gli antichi fossero più casti o se semplicemente facessero le cose sozze senza crearci un intero vocabolario anglofono a corollario) ecco bisogna premettere che parlare di questo argomento genera confusione. La stessa comunità scientifica pare versare in uno stato di irreversibile disorientamento. La sessualità femminile s’annovera ancora tra i principali misteri dell’umanità, in un punto impreciso situato tra l’esistenza del Mostro di Loch Ness e le profezie di Nostradamus. Se la tv pubblica l’avesse permesso, probabilmente Roberto Giacobbo avrebbe ambientato una puntata di Voyager nella vagina.

Tuttavia, proviamo a fare chiarezza, procedendo con ordine:

1.  Lo squirting esiste?

. Non ci è dato collocare storicamente la sua comparsa nelle manifestazioni sessuali femminili, ma ciò che ad oggi sappiamo è che il fenomeno si presenta occasionalmente durante taluni atti sessuali.

2.  È pipì?

NO. Esso non ha né il colore né l’odore della pipì. Pare possa contenerne tracce ma, per capirci, è un po’ come se fossero due gocce di Chanel diluite in un bicchiere d’acqua.

3.  E allora cos’è?

Si tratta di una sorta di liquido prostatico. Voi direte: ma la prostata non ce l’avevano gli uomini? Sì, loro ce l’hanno, ma noi abbiamo – udite udite – delle ghiandoline che secernono fluidi simili e che sbucano ai lati dell’uretra. Naturalmente si tratta di mondi piccolissimi, cose di cui neppure siamo coscienti, ma di cui la natura ci ha dotate (non è chiaro se per amore nei nostri confronti o come residuato ancestrale della prostata virile). Fatto sta che queste ghiandole, il cui nome scientifico è ghiandole di Skene producono un fluido antimicrobico, utile a lubrificare l’apertura dell’uretra. Nelle mie indagini ho scoperto che abbiamo pure un’altra ghiandola lì sotto, quella di Bartolini, e che pure quella ci secerne robe che aiutano la generale lubrificazione della nostra consorella (sebbene pare che la lubrificazione vaginale durante l’atto sessuale dipenda da liquidi secreti più internamente nell’affascinante concavità femminile). Ora non vorrei diventare troppo accademica (anche perché non ne ho le competenze), ma la risposta a quale sia la natura di questo fluido, pare essere qui: liquido prodotto da queste ghiandole e che evidentemente non arriva – come alcuni pensano – dalla vescica.

4.  Possono squirtare tutte le donne? 

NO. Se l’eiaculazione femminile dipende da queste ghiandole, come suggerito da alcuni sessuologi, esse hanno una conformazione estremamente variabile da donna a donna e in alcuni soggetti risultano parzialmente atrofiche e tanto basterebbe a spiegare perché il fenomeno eiaculatorio si manifesta in certe donne e non in altre.

5. Si può imparare a squirtare? 

Se vero è che NON tutte le donne possono farlo, è probabile che possano farlo molte più donne di quante lo facciano. Esperti sostengono che sia sufficiente “imparare” a farlo, sebbene ancora non sia stato istituito un corso avanzato in squirting. Il ragionamento alla base è che anatomicamente siamo simili, dunque creare una riproduzione sessuale della Cascata delle Marmore in camera da letto, è solo frutto di solido impegno e costante allenamento. Se la predisposizione anatomica ci aiuta, i risultati non tarderanno ad arrivare e di settimana in settimana gli audaci trainer potranno constatare l’entità dei progressi fatti dalle zelanti atlete, misurabili in centilitri, litri, ettolitri. Litri cubi.

6.  Agli uomini piace?

Dipende. Come per tutte le manifestazioni del piacere, vale il gusto personale che si esprime con un inventario quanto mai ampio di reazioni possibili. Da quello che già sogna scaffali di succo biologico di passera all’esselunga, a quello che ne rimane letteralmente disgustato (ricordo commenti di amici inorriditi dal fatto che la tipa avesse impiastricciato divano/materasso/sedile dell’automobile). È impossibile tracciare un profilo comportamentale standard nel sesso, tanto più nelle sue espressioni più sfacciate. Di solito, tuttavia, poiché si tratta di una pratica, come dire, a 4 mani, che prevede il coinvolgimento di (almeno) due persone, due corpi, due teste, è più facile che una donna si rilassi e si abbandoni così tanto, che rinunci al controllo del proprio corpo, nel momento in cui intuisce di condividere le scorribande orizzontali con un uomo incline ad apprezzare la femminilità nel senso più lato del termine (oltreché nelle sue più eccentriche e vivaci manifestazioni).

7.  Se una donna ne é capace una volta, ne è capace sempre?

Naturalmente NO. Esistono feticisti della pratica che pensano di relazionarsi con una vending machine dove inserisci la moneta e ti viene fuori un estratto ultraproteico di piacere femminile. Un juke box organico. Non è esattamente così. Come qualunque espressione della libido, come qualunque pratica erotica, ha una parte meccanica e una parte cerebrale, quindi è chiaro che serve un minimo stato di grazia per portare a casa il risultato. Non siete mica al circo, per l’amore del cielo.

8.  Quindi è come nel porno?

Certamente. Nella stessa misura in cui la durata, le dimensioni, i corpi sono come nel porno. E cioè poco, quasi per niente. Di grazia, lasciamo un attimo da parte le professioniste del settore, parliamo delle donne normali, delle candidate amatoriali, delle dilettanti allo sbaraglio. Più volte abbiamo detto che il porno non è la verità. Non dimentichiamolo.

9. Se una donna squirta gode di più? 

Uh, e chi può dirlo. Non esiste l’orgasmometro. Ogni donna vive il sesso in modo diverso, probabilmente quelle che riescono a squirtare sperimentano una forma di piacere diverso, non solo in termini fisici ma anche mentali, un senso di potenza e libertà che difficilmente raggiungono con altre pratiche ma, come potete immaginare, non essendoci chiarezza scientifica più o meno su nulla, è difficile delineare una legge universale. Ciò che è certo è che non è necessario avere le performance di un geyser per godere dell’atto. Senza nulla togliere ai geyser che oggettivamente sono fenomeni naturali assai affascinanti.

10.  Si squirta stimolando il punto G?

Dipende. Alcune donne confessano di raggiungere questo genere di piacere proprio grazie alla stimolazione del punto G che di solito si ottiene in due modi: o grazie a un uomo particolarmente sveglio che sa fare ottimo uso delle proprie dita, oppure grazie ad alcuni dildo appositamente pensati per la stimolazione dell’area suddetta.  Altre donne, tuttavia, riferiscono di raggiungere lo squirting con un’intensa stimolazione clitoridea. Probabilmente dipende dalla personale inclinazione di ciascuna e dal rapporto che ciascuna di noi ha col proprio corpo e con la propria sessualità.

A questo punto abbiamo terminato l’esplorazione nei meandri oscuri del temibile squirting. Sperando di aver fatto un po’ di chiarezza e nella consapevolezza che non esistono ancora risposte definitive sul tema, concluderei dicendo che come la maggior parte delle attività inerenti la sfera sessuale, è giusto viverlo in serenità, senza morbosità, senza vergogna, con la giusta dose di curiosità e leggerezza, e la gioia di scoprire le sensazioni che il nostro corpo è in grado di offrirci.

Non mi resta che salutarvi e rimandarvi al prossimo anno e alla prossima puntata di PopSex (e, già che ci siamo, vi auguro anche buon Natale!)

Sempre vostra,

V.

 

 

[SessuOhhhlogismi 3] – La Sublime Arte dell’Irrumazione

[Prima di iniziare questo nuovo capitolo di SessuOhhhlogismi – la rubrica mensile nella quale parliamo di argomenti pruriginosi e scabrosi in compagnia di OHHH – devo fare un disclaimer per i miei parenti, per i miei ex professori del liceo, per il prete che mi ha battezzata e per tutti quelli che si chiedono, turbati, cosa mi sia successo, manco fossi diventata Sara Tommasi e facessi porno, o mi bucassi, o trafficassi in armi e organi umani (il tutto per il semplice fatto che – tra gli altri argomenti – scrivo di sesso). Insomma: non leggete questo post. Davvero, non fatelo. Ricordatemi come quella ragazzina bionda e paffuta, piena di sogni e ambizioni. Rivediamoci al prossimo post. O a quello dopo ancora. Oppure leggetelo solo se accompagnati. Sappiate in ogni caso che il contenuto potrebbe disturbare il vostro fragile catto-equilibrio intestinale]

Fare una fellatio sembra una cosa semplice. Ma non lo è.

Per carità, le donne d’oggi sono tutte illustrissime artiste del risucchio, e ciò è noto perché esse stesse se ne bullano pubblicamente con gran sicumera, mutuando un atteggiamento ultra-maschilista di cui talvolta nemmeno gli uomini della peggior borgata sono capaci. Ma che volete farci, siamo così, dolcemente complicate, sempre più sboccate, emancipate, ma potrai trovarci ancora qui. Non è questo il punto.

Il punto è che nessuna, nemmeno quelle che potrebbero competere nel campionato internazionale delle gole profondissime, nasce imparata a farli, sti benedetti pompini (ok, chiamiamole “fellatio” che se no mi sento una vecchia bagascia e penso che non troverò mai l’amore vero). Voglio dire: non è che si sappia per istinto cosa fare, come, quando e perché. Non è che si abbia un’idea naturale di quali e quante variabili possano definire la qualità di una fellatio. Per lo meno per la mia generazione (e per tutte quelle cresciute prima dell’avvento di youporn) è stato così. Non abbiamo mica avuto un’inesauribile quantità di video-tutorial da cui apprendere tutti i segreti del flauto traverso. Nossignori. Ai nostri tempi esisteva la posta di Cioè, l’atlante di medicina fatto coi punti della Esso e I Bellissimi di Rete 4 che, se ti diceva bene, erano soft-porn (e poi le donnine nude di notte sulle reti locali, ma non si può dire che ci fosse alcunché di istruttivo in loro, per noi). Fine. Per il resto, noi ci siamo formate attraverso una militanza attiva e partecipata alla causa. Un percorso accidentato di prove ed errori, di troppo timore e troppo entusiasmo, troppo zelo e troppa poca iniziativa, troppa foga e senti anche meno, più piano, più veloce, oh, come sei brava. Noi abbiamo acquisito e raffinato la nostra consapevolezza e la nostra competenza nel tempo, gradualmente, step by step e sì, per quello molte finiscono a farsene un vanto. Perché imparare a fare bene una fellatio è FATICOSO, un po’ come una laurea ingegneria (e infatti tutti gli ingegneri si vantano di essere tali).

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Perché è così difficile? Non solo per una banale questione di coordinamento moto-respiratorio, come si potrebbe supporre (o perché una discreta percentuale della popolazione femminile, in verità, continua a non gradire la pratica, cosa che peraltro potrebbe risolversi in parte con una più solerte cura dell’igiene intima maschile, del tipo che sì, se vi siete fatti l’ultima doccia 20 ore fa, sappiatelo, non profumate di glicine a primavera). E non è nemmeno perché mentre ci raccogliete i capelli, c’è puntualmente una ciocca che si impiglia nel vostro orologio e pensiamo che avete vanificato le ultime 10 pasticche di integratori per capelli che abbiamo assunto. E no, non è nemmeno perché il tempo nei pompini è come il tempo dei cani: quello che nel mondo reale appare come 1 minuto, per noi sono 7 minuti, in cui continuiamo a fare con il nostro collo ciò che i piccioni di solito fanno con il loro.

Al netto di tutto ciò, l’ulteriore livello di difficoltà consiste nel fatto che si fa in fretta a dire “fellatio”, come se di “fellatio” ne esistesse una soltanto, come se imparata quella stai a posto per tutte. E invece no! Gli uomini non sono tutti uguali e non lo sono nemmeno i loro gusti.

Certo, per carità, esistono dei magic trick che sono dei grandi classici contemporanei con i quali si va sul sicuro. Ed esistono degli how to altrettanto imprescindibili (del tipo “no i denti no, i denti mai, nemmeno quando pensi che sentire i tuoi incisivi sulla sua Cappella Sistina possa eccitarlo, NO”, ma anche “Questi ci perdono le diottrie a consumare tutti i filmati in POV di Pornhub quindi per piacere ogni tanto ricordatevi di guardarli negli occhi”), tuttavia c’è dell’altro. C’è che ci sono duecento optional e duecento tipologie di fellatio. Per esempio:

Fellatio Passiva: il maschio si mette lì in panciolle e si fa servire come se fosse in un resort pensione completa con formula all inclusive. Bibite escluse.

Fellatio Attiva: il maschio decide che tu stai ferma e lui fa gran parte del lavoro, facendo con la bocca ciò che andrebbe fatto col tuo fiore di loto. L’attività del maschio, in questo frangente, segna la nostra passività, la disponibilità a lasciar fruire il nostro corpo in maniera totale o quasi, a “sottometterci” in un ménage essenzialmente speculare alla Fellatio Passiva nella quale, invece, è l’uomo a subire, abbandonato a noi e alla nostra magistrale sapienza oratoria.

Fellatio Attiva Hard-Core: il volgarmente detto “soffocone”, per cui ti torna su la peperonata della settimana scorsa mischiata ai succhi gastrici che ti corrodono l’esofago. Penso sempre che questa pratica sia stata concepita come contrappasso per quelle che fanno le fellatio dando i bacetti al pene. Ora, per carità, nel sesso finché le cose piacciono a entrambi va tutto bene, e fare di tanto in tanto un saggio per dimostrare che in ognuna di noi c’è una piccola Cicciolina, ok. Resta il fatto che queste porno-tracheoscopie per cui finisci a lacrimare come se t’avessero bruciato la collezione di Barbie a 5 anni e per cui sbavi come fossi un cane di Pavlolv, io francamente le comprendo fino a un certo punto anche se, come sempre, de gustibus non est disputandum.

Fellatio Partecipata: il maschio decide che comunque, nel mentre, farà qualcosa su di voi, dedicherà attenzione a qualche vostra parte anatomica, dalla palpata di tette (non dubitate mai delle abilità contorsioniste di un uomo intenzionato a raggiungere le vostre zinne), all’andare alla ricerca del clitoride perduto, al ricambiare la generosa passionalità in ugual misura, coinvolgendovi nella proverbialmente detta “69” che se ha degli indubbi aspetti positivi (per esempio essere uno dei momenti di più intimo scambio e accettazione che una coppia possa vivere) è pur vero che vi distoglierà e vi ritroverete ad alternare momenti di massima concentrazione a momenti di delizioso abbandono. E, in tutto ciò, lui sarà estremamente entusiasta, sentendovi mugugnare di piacere così a ridosso del suo gioiello di famiglia. Ed è per questo motivo che la pratica della 69 rientra a pieno diritto tra le varie possibilità di Fellatio Indurente.

Fellatio Indurente: trattasi di quella performance che viene eseguita allo scopo principale di portare il masculo al suo punto massimo, l’apogeo di eccitazione che la sua virilità possa raggiungere, l’azimut della sua aquila reale. Questa è una fellatio intelligente e strumentale, messa in atto per il bene comune, dei cui benefici gioveranno ambo i partner. Tristemente, ciò va detto, ci sono casi in cui essa diventa una conditio sine qua non.

Fellatio Gratificante: è la fellatio di non ritorno, quella che ha lo scopo unico di gratificare il vostro partner maschile e rendergli grazie a seguito di qualche evento o di qualche prestazione per cui sentite che se la merita proprio un sacco. Questa è la fellatio per eccellenza, quella priva di interruzioni, ricca, diretta al punto, appassionata, il cui epilogo è strettamente legato al gusto soggettivo della donna, ma in ogni caso ai titoli di coda bisogna arrivare. Poi scegliete voi se restare lì finché non finiscono, o alzarvi appena parte la musica e si riaccendono le luci la sala. Decidete se con un poco di zucchero la pillola va giù, oppure se è il momento giusto per cambiare le lenzuola dopo che avrà fatto i fuochi d’artificio con il suo prezioso fluido organico, o se semplicemente volete fare come Kate Winslet e Leonardo Di Caprio sul Titanic (allego foto esplicativa). Fate vobis. Ma il concetto è chiaro.

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E poi ci sono, naturalmente, altre innumerevoli varianti: la Fellatio Liscia, essenziale e minimalista; la Fellatio Condita, che s’avvale del pregevole supporto manuale (il ché a volte è cruciale per offrire qualche secondo di recupero alla mandibola, altrimenti esposta al rischio slogamento); la Fellatio Safari, che è quella audace che non ha paura di avventurarsi nella savana delle sue gonadi; la Spicy Fellatio, che divide molto e non piace a tutti ed è, proprio come con il piccante, strettamente legata al gusto personale (oltre ad avere alcuni effetti collaterali assimilabili al piccante, ma ne parleremo in altra sede).

Insomma, le possibilità di scelta sono numerose e gli errori in cui potenzialmente incorrere altrettanti. Ne ho parlato con alcuni amici uomini (che, del resto, hanno uno strumento di cui io sono sprovvista e mi pareva pur giusto interpellarli). Mi hanno raccontato delle Fellatio Svogliate, in cui si vede che la partner è schifata e che lo fa sforzandosi (suggerendo che in quel caso è meglio non farla affatto, per il rispetto di entrambi); delle Speedy Fellatio, troppo veloci e troppo accanite, contro le quali bisogna ricordare che il pene è un genitale, non il cambio di una macchina sportiva, che va “coccolato” (cito testualmente), con ritmo e passione; delle Fellatio Executive, con così tanto professionismo che la magia quasi si perde (perché ricordate che va bene essere preparate ma che ostentare la propria esperienza non sempre paga); delle Fellatio Loquaci, durante le quali le donne interloquiscono con il membro o con il suo portatore, elargendo complimenti all’uno o all’altro, oppure auto-insultandosi, prendendosi a male parole da sole.  E via discorrendo così.

Risulta in conclusione evidente che lo scenario è ampio e, come sempre, non ci sono diktatricette segrete. L’unica cosa fondamentale è ascoltare e capire i propri desideri, assecondarli e intercettare quelli del partner. Ricordare che a letto è bello sperimentare, giocare, incontrarsi. Stare bene e far stare bene l’altro, nel rispetto reciproco. Chiarito ciò, potete anche farvi schiaffeggiare con il suo augello, se ciò v’aggrada, o fargli esprimere il suo piacere sulla messa in piega che vi ha fatto Coppola.

Tutto è lecito, se ci sono consapevolezza e consenso.

Vi lascio con due perle di due miei amici.

Il primo dice: “Non bisogna mai perdere l’umiltà, perché anche quelle brave possono sempre migliorare.

Il secondo dice: I pompini sono come la pizza, anche quando non è buonissima, la gusti lo stesso.

Noi ci aggiorniamo a luglio con la prossima puntata di SessuOhhhlogismi!

(qui trovate la prima, su “Le Dieci Tipologie di Limone” e la seconda “Guida Base ai Preliminari“)

I Non-Leccatori

Da tempo volevo dedicarmi a questo argomento di capitale importanza che interessa molte di noi e sul quale c’è uno sconcertante silenzio mediatico: i Non-Leccatori.

Tutto è iniziato a un aperitivo con una mia amica che mi ha raccontato del suo recente affair con un performante financial consultant sarcazzo, con cui era già stata a letto 2 volte e che non gliel’aveva ancora leccata. Che, di solito, è un preoccupante campanello d’allarme che ci segnala che potremmo essere in presenza di un Non-Leccatore. Alché le ho detto di dargli una terza chance, perché se non lo fa la prima volta ok, vabò, ci può stare; se non lo fa la seconda volta è un indizio, se non lo fa la terza volta è una prova. E il passo dalla prova alla condanna, in genere, è breve.

Partiamo da principio: dicesi Non-Leccatore un esemplare di maschio eterosessuale in attività che non ama dilettarsi nell’ars amatoria orale, che preferisce mangiare la catalogna lessa piuttosto che praticare un cunnilingus degno di tal nome e che, in fondo, pensa che la beneamata virtù femminile altro non sia che un enorme mitile appena pescato dai pali delle cozze del Mar Piccolo di Taranto.

Naturalmente esistono diverse categorie di Non-Leccatori.
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L’Intollerante –> Praticamente il celiaco del sesso orale, quello che non la lecca perché se ci prova gli vengono i conati di vomito, le coliche gastriche, il cagotto, la dissenteria e va bene lo splatter, ma a tutto c’è un limite. Che poi una non può nemmeno dire niente, in quei casi, che mica è colpa sua se non gli piace, perché allora scusa il sesso è fatto anche di odori, sapori, chimica, pensa se tu dovessi fare a un uomo una fellatio e non ti piacesse il suo odore. Bene, gli direi “fatti un bidet che ti faccio un pompino”. Fine. Non è che deciderei che io non faccio mai più sesso orale al genere maschile (è anche vero che se qualcuno dicesse a una donna “fatti un bidet che te la lecco” quella potrebbe facilmente avere reazioni inconsulte, dal pianto isterico al due di picche). Magari non gli piace il tuo odore, ok, possibile, legittimo, ma allora cercherò qualcuno a cui il mio odore piaccia, perché graziaddio nel mondo ce ne sono.

Il Pelofobico –> Sarebbe quello che non la lecca perché maisia la sensazione del pelo in gola, è una tortura che nemmeno i cartelli messicani della droga sono così feroci coi loro nemici. Al pelofobico la patata va presentata pelata, liscia-liscia come il culo del bambino della pubblicità della Pampers. Viceversa lasciate perdere. Prestate attenzione anche alla ricrescita, cioè avvisatelo che i peli devono ricrescere un po’ per essere strappati di nuovo, prima che si prenda male e vi dica che il vostro pube sembra la faccia di Raz Degan.

Il Sentimentale –> Sarebbe quello che la lecca solo quando pensa che tu sia la donna della sua vita, che potresti cucinargli la cena e sfornargli un paio di figli, possibilmente maschi. Insomma, quello il cunnilingus non lo pratica le prime volte, deve diventare una cosa più importante, deve esserci un po’ di sentimento, che a me sembra come quando noi diamo il culo, ma solo per amore. Altrimenti gnente, nisba, sciopero della lingua. Quindi state tranquille, non è che a lui non piaccia leccare la sacra vulva, è proprio che di voi non gliene frega ‘ncazzo.

Il Sindacalista –> Sarebbe quello che lo fa il minimo sindacale, random, una volta ogni tanto.  Lo fa per un po’, quasi sempre non lo fa bene e spesso s’aspetta che tu gli renda onore e gloria per il prode gesto e l’eroico coraggio che ha dimostrato avventurandosi negli anfratti della tua femminilità. Cioè devi farlo venire in stile Brazzers.

Il Formichiere –> Colui il quale non ama particolarmente praticare il cunnilingus ma sente che ormai è culturalmente richiesto perché nei porno succede così e le donne se l’aspettano, quindi, per almeno 3 minuti se ne sta appollaiato a fendere la tua area clitoridea (sì, insomma, grossomodo lì), con la piccola punta, ritta-ritta, della sua linguetta.

L’Insospettabile –> Il peggiore della specie. Quello che non te l’aspetti, che limona da dio, che ti bacia le orecchie e il collo e le spalle e tu dici veeergine-santa-ti-prego-fa-che-continui-così. E poi, invece, l’arbitro fischia e quello si va a sedere in panchina. Entra in campo solo per tirare in porta e tu senti che ci sono gli estremi per una denuncia per truffa aggravata.

I Non-Leccatori, una non ci pensa mai, ma esistono. Sono intorno a noi, sono in incognito, non hanno una linea viola che ne contraddistingue la sagoma come nella pubblicità sull’aids degli anni ottanta. Loro si mischiano, si confondono e tirano la fregatura a posteriori. E tutti loro hanno un comune denominatore: il cunnilingus non lo praticano, ma danno per scontato che la fellatio sarà di serie. E nessuno si preoccupa di essersi lavato magari 12 ore prima, di essere stato in giro tutto il giorno, di aver pisciato 8 volte, di avere un nido di quaglia ramificato tra pube e gonadi, e che potrebbe non essere esattamente un viaggio olfattivo a base di Chanel n°5, il nostro. Perché? Perché son maschi.

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Ma qual è il punto di tutto questo? Il punto è che per via dei non-Leccatori ci sono donne che non riescono a cogliere il piacere del sesso orale, la sua gioia rivoluzionaria, la sua liberatoria gratificazione. Abbiamo paura di non essere abbastanza in ordine. Abbiamo paura di non profumare di eucalipto tra le cosce. Abbiamo paura del nostro sapore. Abbiamo paura di perdere il controllo del nostro corpo. E sintetizziamo tutto questo in: no, ma a me non piace tanto. E di questo ho testimonianze dirette e indirette (tipo il mio amico Drugo mi ha scritto di notte e mi ha chiesto: “Cosa può indurre una donna nel 2015 a non farsela leccare?”, dopo che una si era sottratta al cunnilingus). Dici che non ti piace tanto. Ma sei sicura? Non è che i partner che hai avuto non hanno mai saputo fartelo per bene, un cunnilingus? Farti capire che erano persi di te, mentre lo facevano? Farti sentire la più femmina tra le femmine, almeno per 10 minuti? Pensaci, perché esistono anche questi uomini qui e non sono nemmeno così rari, e la sensazione è bella vera, e sarebbe un peccato non togliersi il dubbio fino in fondo.

Personalmente diffido un po’ dei Non-Leccatori e non perché il cunnilingus sia una conditio sine qua non di ogni rapporto sessuale, semplicemente perché penso che viviamo il sesso in due modi incompatibili, che magari potremo anche divertirci un po’ insieme, ma presto mi stancherò e quel pezzo a cui ho rinunciato mi mancherà.

E non mi mancherà l’atto in sé, perché sono un’amazzone femminista e l’orgasmo lo pretendo, che mentre lo scrivo mi viene in mente Irene Grandi e mi disturbo dentro, no, perché nell’eros non può esserci pretesa e se c’è la pretesa automaticamente non c’è l’eros, non è questo. Non è perché l’orgasmo sia un conio che devi pagarmi quando giacciamo accanto (anche perché non è per nulla detto che verrò mentre me la lecchi).

Ciò che penso che mi mancherà è quella forma massima di accettazione completa del mio corpo, che voglio trovare, per lasciarmi andare, per spogliarmi ed essere finalmente nuda, per abbandonare i codici. Per perderlo, il controllo. Perché il sesso serve anche a quello.

Ecco, è questo che mi mancherà. La sensazione di intrecciarsi nel più intimo dei modi, e di piacersi completamente, come si è: con gli odori, con gli umori, con la ricrescita dei peli, con le imperfezioni cutanee. Con tutta la verità che c’è.

 

10 Precetti del Galateo Sessuale

Sono stata a casa, la casa vera nella terronia da cui fieramente provengo, lo scorso weekend. Sono stata naturalmente benissimo, perché io sono quel genere di terrons che quando torna sta bene. No, non mi manca la mia indipendenza, non mi manca la mia maturità, non mi manca la mia vita in cui se non faccio la spesa rischio di morire di inedia, no. Trovare un frigorifero pieno senza che io abbia dovuto riempirlo è la quintessenza del paradiso, non si discute.

Sono stata bene come succede sempre, che dopo 20 minuti supero il jetlag Lombardia-Puglia e mi sento come se non me ne fossi andata mai. Anzi, mi sento come se io avessi lasciato giù un pezzo d’anima e mi ci ricongiungessi puntualmente, a ogni ritorno, e tutto si incastrasse improvvisamente meglio, e io mi sentissi, in quattroeqquattrotto, di nuovo io. Di nuovo a casa.

Ho rivisto, tra gli altri, Drugo, un mio amico di vecchia data, artista affermato dell’arte del cazzeggio, noto alla storia perché si è sempre ricordato di farmi gli auguri per il compleanno, anche quando Facebook non esisteva e non salvava decine di milioni di rapporti di amicizia nel mondo, ricordando i compleanni. Irriverente, ultra-polemico, giocatore di poker incallito e consumatore abituale di stupefacenti light, Drugo è uno capace di parlare per 4 ore ininterrotte e di farti ridere per 4 ore ininterrotte, che non so se mi spiego. E così, venerdì, siamo finiti nel giardino di casa, a raccontarci la qualunque e, si sa come vanno queste cose, abbiamo stilato un decalogo, i 10 Precetti del Galateo Sessuale, indicazioni minime che andrebbero rispettate nelle pubbliche relazioni sessuali:

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1. I BACI

Premettiamo che la lingua è nulla senza controllo. Baciare bisogna saperlo fare, non che sia difficile, non quanto si crede alle scuole medie in età ante Limone, però ecco, ci sono delle linee guida da seguire.

– La prima prevede che, considerato che non siamo Labrador, non è necessario lavarsi reciprocamente la faccia. Per carità, va bene il guizzo creativo, ma se mi entri nelle narici con la lingua, capisci che c’è un problema.

– La seconda prevede che tu abbia (da quando avevi circa pochi mesi di vita) percezione di avere dei denti. Ecco, lo sai. Perché dimenticarlo proprio in fase limonatoria? (per non parlare di altre fasi in cui la distrazione può essere ben più letale).

– La terza linea guida dice che non devi avere paura, escila la lingua! (n.d.a. il verbo “uscire” è transitivo).

– La quarta ed ultima regola prevede che ci si ricordi che il bacio è fatto anche dalle labbra, che dev’essere avvolgente, godibile, irresistibile. E’ il vostro biglietto da visita, porcoddue, curatelo.

2. LE ORECCHIE, IL COLLO, LE SPALLE

Le orecchie sono una delle aree più sensibili del nostro corpo. Sensibili ai baci senza schiocco (pena la perdita dell’udito). Sensibili ai respiri. Sensibili ai morsetti sui lobi. Va bene. Dio le benedica. Ma no, non devi trivellarmi il padiglione auricolare, lasciandomi la bava di un allevamento di escargot, convinto che così libererai la tigre che è in me. Quando inizi a notare che mi ritraggo, non è per rinnegare l’eccitazione, ma perché la cosa inizia a schifarmi un tantinello.

POI: il collo e le spalle (talvolta anche la schiena) non sono un optional. Sono zone che vanno baciate, toccate, assaporate, stuzzicate. Voler andare in porto senza passare da questa parte del corpo è come voler entrare in autostrada senza passare dal casello. Non si fa. Imparare a baciare questa zona diventerà il vostro Telepass.

Resta inteso che non devi scambiarmi per un insaccato Beretta, non devi morsicarmi da far male e soprattutto non devi  lasciarmi segni adolescenziali sul collo (un recente studio ha dimostrato che chiunque pratichi succhiotti dopo i 14 anni di età, merita il Trattamento Sanitario Obbligatorio).

3. I CAPEZZOLI

Il seno è una cosa meravigliosa, non c’è dubbio. E noi vagine siamo sempre entusiaste quando manifestate apprezzamento nei suoi confronti, indipendentemente dal livello di minimalismo o incontenibilità della nostra dote mammaria. Resta inteso, tuttavia, che il fatto che vi piacciano le tette non vi legittima a ciucciarci i capezzoli come se aveste 3 settimane di vita per un lasso di tempo indefinito, ma che sarà sempre e comunque troppo lungo.

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4. L’ANO  

L’ano è una cosa socialmente e psicologicamente importante. Fronte femminile, non è opportuno prendersi libertà di alcuna natura con questa area anatomica maschile, salvo che non si sia consapevoli senza ombra di dubbio del gradimento della controparte.

Fronte maschile, che dire, se vuoi conquistare la vetta del K2 devi allenarti e prepararti un po’. E devi avere l’equipaggiamento. Devi essere coraggioso ma prudente, professionale nel riscaldamento. Non è che puoi pensare di arrivare in cima così, senza dirmi niente, come se passassi dalle parti del mio sfintere per caso, come se io non mi dovessi accorgere che hai cambiato mira, zitto zitto, cosa vuoi fare, la sodomia di nascosto?

5. IL SESSO ORALE

Concettualmente ormai sdoganatissimo, il sesso orale resta un’area di controversie sessuali. Al di là di un gran parlare di fellatio e cunnilingus, il mondo è ancora infestato da individui che non colgono la rivoluzionaria e liberatoria portata di questa pratica sessuale, limitandosi a performance grossolane e dilettantistiche, alquanto anacronistiche. E’ infatti inaccettabile che nell’era di YouPorn e Wikipedia esistano ancora soggetti tecnicamente impreparati alle gioie dell’oralità. Quando ben praticato, sia in output che in input, il sesso orale è salutare, vibrante, trascendente.

Ciononostante, intorno a noi è pieno di donne che non lo prendono in bocca, donne che non se la fanno leccare, uomini che non la leccano. L’unico caso mancante, per ovvie ragioni, è l’uomo che si sottrae a una fellatio.

Piccola postilla: il porno non è la verità. Noi donne, nella quotidianità, non pratichiamo gargarismi con i vostri liquidi biologici come se non ci fosse un domani. Poi dipende, naturalmente, metti che siete gli eredi del Rocco nazionale, metti che la pratica ci piace, metti che crediamo davvero a quella storia che il frutto del vostro piacere è ricco di vitamine, certo, non si può dire. Di sicuro, però, voi potete non darlo per scontato, così tanto per comportarvi come soggetti integrati nella società civile. Un po’ come la squirter magari eviterà alla prima occasione di fare giochi pirotecnici con il suo piacere, che nemmeno le fontane danzanti di Barcellona, se non sarà persuasa di avere di fronte un uomo all’altezza della mitologica eiaculazione femminile.

6. IL FETICISMO

Ora, premesso che come dice mia madre “dove c’è gusto non c’è perdenza”, che sarebbe la versione nazionalpopolare del “de gustibus non disputandum est”, a me va bene tutto, ma ti sembra una cosa normale che mi conosci da 3 ore e ti metti a leccarmi i tacchi? Lo capisci che è una cosa fortemente anti-igienica e non erogena per me? Sì, potrei essere una mistress, ma magari anche no. Nel dubbio, non credi sia auspicabile contenere un pochetto la tua attitudine slave e limitarti, non so, a succhiarmi l’alluce? Viceversa, per dire, potrei anche andarmene e lasciarti qui con le mie  scarpe. Sappi che quando avrai finito ti chiederanno “Cosa stai pensando?”.

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7. DIRTY TALKING e SCHIAFFI

Il turpiloquio può essere una pratica assolutamente gratificante, quando accompagnata dalla giusta dose di eccitazione, complicità e coinvolgimento. Il problema sorge quando uno qualsiasi, al primo giro, ti chiama “Troia” che tu pensi: “Ma tua madre è troia! Chi minchia ti conosce?”

Certo, mai come quelli che trovano erotico dire “Cagna“, che l’unica risposta moralmente accettabile è “Curati”.

Per gli schiaffi (e i graffi) stessa storia: ci vuole un certo livello di infoiamento e se non siete certi di averlo suscitato, evitate di crepentare di mazzate il partner.

8. SFREGAMENTI IRRAZIONALI

Gli strusciamenti sono il profumo della vita, diceva Tonino Guerra. E c’aveva ragione. Solo che a tutto c’è un limite, considerato che la verginità l’avemo persa da un pezzo, forse si può anche non scorticarsi vivi per ore contro un jeans.

9. I CAPELLI

La passione è bella quando è travolgente, cieca, irrazionale, non ci sono dubbi su questo, per caritadiddio. Quando siete dietro di noi, e noi siamo prone, tutte offerte alla vostra prorompente e vigorosa mascolinità, va benissimo che ci afferriate per i capelli, oh sì, selvaggi, così vi vogliamo. Oh. Un attimo. Aspetta. Ahia. Oh!

Ecco, non dimenticate, se potete, che noi donne spendiamo soldi per comprare trattamenti ristrutturanti per i nostri capelli stressati, e non lo facciamo per concedere a voi il lusso di spennarci meglio. Ok? Adoriamo che ci prendiate per i capelli, che ci facciate sentire animalesse e tutto il resto ma, se possibile, ricordate che non siete l’amichetta con la quale litigavamo a 4 anni tirandoci i capelli. Ok? Ce la fate?

10. DOMANDE POST COITUM

Mi chiedo com’è possibile che ancora non esista un’associazione per la difesa degli esseri umani dalle domande post coitum. Sia chiaro: esse sono bandite. Dopo il coito vanno bene il silenzio, i sospiri, i gemiti stropicciati tra le lenzuola. Anche la chiacchiera, la risata, se spontanee. Ma no, non le domande. In primis il classico “Ti è piaciuto?“. Ma secondo te, se mi sono divertita di più con la seconda stagione di Elisa di Rivombrosa, te lo dico? Non lo capisci da te? Per contro, se voglio gratificarti, lo farò, #staisereno.

Il peggio, va da sé, è l’orrorifico: “Sei venuta?“. Facciamo così, per risolvere questo annoso problema che attanaglia l’umanità dalla notte dei tempi: uomini, quando la risposta non vi è chiara, vuol dire che non è venuta, non serve che poniate la domanda diretta!

Detto questo, qualsiasi pratica sessuale che non sia lesiva della dignità/libertà/vita altrui è legittima. Basta incontrarsi, saperlo ed essere chiari. Sia su quello che ci piace che su quello che non ci piace.

Ma i 10 Precetti del Galateo Sessuale possono comunque essere un ottimo punto di partenza.

Enjoy life!