[SessuOhhhlogismi 11] – Il Ragnatelismo

Quando avevo meno di 30 anni e capitava che qualche amica più grande mi parlasse dei suoi lunghissimi periodi di astinenza (che, per intenderci, variavano dai 10 mesi ai 5 anni di inattività), la mia reazione era sempre di puro e semplice sconcerto. Sì, insomma, com’era possibile? Come si poteva ridursi a non praticare l’arte della fornicazione per un lasso di tempo così incredibilmente lungo? Cosa dovevano subire, i poveri colleghi di quelle mie amiche che non assumevano appropriate razioni di Penina, un integratore ormonale fondamentale, la terapia omeopatica migliore per conservare l’equilibrio psichico delle interessate (e di tutta l’umanità che con loro doveva quotidianamente relazionarsi)? Come potevano non molestare sessualmente il cassiere del supermercato, l’idraulico, il tassista simpatico che le riaccompagnava a casa?

Come spesso avviene, il tempo mi ha fornito le risposte che cercavo, quando i 30 li ho raggiunti e li ho superati e mi sono resa conto di un innegabile fenomeno: il rapporto con il sesso cambia, cambia davvero e non cambia soltanto perché prima ti piaceva d’un modo e ora ti piace d’un altro. Cambia perché cambi tu, come persona, come donna. Cambia il tuo rapporto con te stessa, la consapevolezza che hai di te. E poiché il sesso è un fatto intimo e delicatissimo, prezioso e vitale, molto più complesso di una sessione di fit boxe, ebbene per tutte queste ragioni è naturale che cambi il tuo rapporto con l’appassionata pratica dell’accoppiamento umano Ne ho parlato con diverse amiche e così ho deciso che in questa undicesima puntata di SessuOhhhlogismi – la rubrica mensile in cui affrontiamo temi scabrosi con la collaborazione di Ohhh – parleremo esattamente di questo: il Ragnatelismo, ovvero perché donne piacenti e in età fertile a un certo punto della vita prediligono l’astinenza (e il fenomeno, badate, ha un contraltare maschile, in tutti quelli che preferiscono una sessione di 2 minuti e 36 secondi su YouPorn – o sito equivalente – alla fatica di sostenere un appuntamento di 3 ore con un esemplare di donna in carne e ossa).

Una cosa da specificare subito è che la Ragnatelista non ha un principio di Frigidità (tema che affronteremo nei prossimi mesi), non ha perso l’interesse nel Sacro Augello, non si è improvvisamente disaffezionata a tutte le pratiche carnali e ai giochetti attinenti. Ne è, al contrario, un’accalorata estimatrice, ne patisce la mancanza, avverte la nostalgia spiccata del Gioioso Pisello, ma per una serie di ragioni si astiene dal fruirne. A riprova del fatto che la sua libido non versa in un coma irreversibile, sottoposta a flirt o a tentativi di seduzione non del tutto mediocri, ella risponde. Risponde il suo corpo, che viene attraversato da vibrazioni risapute, manifestando i sintomi tipici della voglia (leggi: lo scioglimento dei ghiacciai) e risponde pure la sua emotività, che per almeno un paio d’ore si fa giuliva e civettuola. Finché non interviene un qualsivoglia espediente a ricordarle che grazie-ma-no.

Ma entriamo nel merito e scopriamo i Precetti Fondamentali del Ragnatelismo:

1. Non accetterai più di giacere con i mariti delle altre, i fidanzati delle altre, i single innamorati ancora delle proprie ex, né con i tuoi ex che se sono ex generalmente un motivo c’è.

2. Non andrai a letto con i Cazzi Morti, convinti d’avercelo d’oro e d’avercelo solo loro; né con i fallocrati intenti ad ammorbarti per due ore parlando di sé, senza farti neppure per sbaglio una sola domanda, che sia una, su di te; né con i metrosexual che hanno meno peli di te e che potrebbero scappare via piangendo allorquando il tuo monte di Venere presentasse della ricrescita.

3. Non la darai più per pietàsimpatiagenerosità o circostanza; non la darai a quelli che ti infilano la lingua in bocca dopo un’ora che ti conoscono e che puntano a portarti a letto con due noccioline e un pinzimonio di crudité consumato al primo aperitivo; non a quelli che ti scrivono per vedervi alle 23 di mercoledì sera; e neppure a quelli convinti di essere uomini evoluti, femministi persino, e che poi danno della bottana e/o figa-di-legno a qualunque donna attraente passi sotto i loro occhi. Non a quelli che, in altri termini, palesemente non ti piacciono, non ti fanno ridere, non trovi interessanti, ai quali per anni hai pure concesso udienza perché non-si-sa-mai, perché per forza bisognava trovare qualcuno, perché tanto-non-la-ama-più, perché altrimenti cosa racconto alla prossima cena tra amiche? Perché non sarà mica possibile vivere senza chiavare come mandrilli perennemente?

4. Non dovrai, di conseguenza, più gestire tutto ciò che c’è a contorno di quelle scapestrate avventure: le doppie spunte, gli atteggiamenti deplorevoli, le bugie, la sete di conferme che inevitabilmente si innesca dopo che l’hai data a uno e conti i minuti prima che si faccia risentire dichiarando quanto staordinaria tu sia stata. Non è rilevante quanto importante lui sia per te (e spesso non lo è affatto), è pur sempre auspicabile che – chiunque egli sia – constati quanto divina tu sia e manifesti un principio di innamoramento nei confronti della tua persona, che se non lo fa, se non richiama (cioè se non scrive), se non arde dalla voglia di rivederti il prima possibile, se non sogna già il colore delle piastrelle del cesso della casa che condividerete, si sa, è ‘na tragedia. È pur vero, d’altra parte, che non dovrai gestire il fenomeno contrario: il tizio che s’accozza ma in verità non ti piace, in verità non vuoi rivederlo, non lo presenteresti mai ai tuoi amici, in verità era solo che dovevi fare la revisione alla passera e quindi sei andata con lui, ma anche basta.

5. D’altra parte non dovrai neppure dividere il letto con uno sconosciuto, che russerà togliendoti il sonno, che al mattino si sveglierà con la fiatella, che andrà al bagno e scoreggerà e tu lo sentirai, e proverai un filo di nausea, e odio perché non hai chiuso occhio, e ancora nausea, perché se una persona non ti piace abbastanza, se un uomo non ti piace davvero, come fai a non schifarti di tutta quella verità? È vero pure che non dovrai neppure spendere 30 euro di taxi per tornare a casa all’alba, che quello abita all’altro capo della città e figurati se ha una macchina, o se la prende per riaccompagnarti. Mica siamo ancora negli anni novanta in Terronia, purtroppo. Ed è vero anche che non aggiungerai soggetti improbabili all’inventario di uomini con i quali sei andata a letto e, quando ci ripensi, ti chiedi in effetti: PERCHÉ? Quali ti saresti potuta evitare. Quali si vanteranno davanti a una birra di essere andati a letto con te, quanto facilmente, quanto tu ci sia rimasta sotto (se ti hanno mollata loro), quanto tu sia troia (se li hai mollati tu).

Parrebbe, a questo punto, che il genere maschile nella sua quasi totalità sia tagliato fuori, ma il punto è in realtà molto più semplice di quanto non appaia. In sostanza, la Ragnatelista, cerca dell’altro. Ama il sesso al punto da non volerlo squalificare in queste più o meno raccapriccianti manifestazioni. Lo ama nel senso più alto del termine, come un atto di scambio, di dialogo, di comunicazione, di condivisione e d’ascolto. Lo ama come si ama il piacere di sentirsi respiraregodere e vivere, in libertà, con la confidenza necessaria, con quel patto tacito di fiducia che nell’atto sessuale c’è, nel momento in cui vedrai i miei più intimi pertugi, le mie imperfezioni, le facce che faccio, annuserai i miei odori, ascolterai i miei mugolii e i miei gridolini annaspando tra le mie carni, e io ascolterò i tuoi; avrai accesso al punto più profondo della mia intimità, rovisterai nella mia persona, non solo nelle mie lenzuola. E tutto questo, la Ragnatelista non ha più voglia di farlo con qualcuno che palesemente di lei se ne fotte sta gran sega, e viceversa. Tutto questo ha un valore e, in pieno Ragnatelismo, appare giusto offrirlo a qualcuno a cui si voglia almeno un po’ di bene. E che di bene ce ne voglia almeno un po’. Che non è, come potrebbe apparire, una deriva reazionaria e oscurantista, quanto piuttosto la consapevolezza che il sesso è questo che dovrebbe fare e dare: benessere, al corpo e all’anima, soddisfazione dei sensi e dello spirito, espressione di attrazione e rispetto. E invece, un sacco di volte, lo usiamo impropriamente, come strumento dei nostri irrisolti, viatico per l’accettazione, supplica d’attenzione e ricerca perpetua di rassicurazioni. Così ne ricaviamo paturnie, frustrazione, insicurezza. Nei casi migliori, solo un poco di tristezza post-coitum. E, capite, c’è qualcosa che non va bene, messa giù così.

Insomma, se il sesso – come spesso diciamo – è simile al cibo, il Ragnatelismo è la scelta di mangiare meno e mangiare molto meglio. Perché, quando cresci, la differenza tra McDonald e Cannavacciuolo la distingui. Eccome, se la distingui.

Noi ci vediamo alla prossima puntata di SessuOhhhlogismi, quando la primavera avrà probabilmente sortito i suoi effetti e interrotto il Ragnatelismo. Fino ad allora, come di consueto, vi consiglio l’acquisto di un ottimo alleato, che no, chiariamolo, non rimpiazza la presenza di un UOMO, ma è un buon compagno da avere sempre nel cassetto! [Qualora voleste procurarvi questo utilissimo tool, usando il codice “Memorie” avrete il 15% di sconto!]

Tradimento: da Guerra e Pace a Noi

Uno degli aspetti positivi delle serie tv, quelle che ti prendono bene voglio dire, è che quando finiscono vivi una crisi d’astinenza tale da iniziare a documentarti sui fatti a cui sono ispirate, sul periodo storico di riferimento, oppure sui libri da cui sono tratte. Mi è successo ai tempi di Romanzo Criminale (quando ho dato fondo a tutti i possibili documentari sulla Banda della Magliana), mi è successo con Narcos (dal quale sono finita a pormi interrogativi sulla storia dell’America Latina, ingiustamente trascurata da noi eurocentrici) e mi sta succendendo anche con Guerra e Pace, la serie prodotta da BBC e messa in onda da LaEffe (canale 139 di Sky, il venerdì sera dalle 21.10), che ripropone in chiave televisiva le vicende narrate nel romanzo di Tolstoj.

La serie, di per sé, ha raccolto l’entusiasmo di pubblico e critica, promossa come la migliore trasfigurazione televisiva dell’opera letteraria (considerata a sua volta, in maniera piuttosto trasversale, il miglior romanzo di sempre). Voi sapete che sono analfabeta e che faccio purtroppo una vergognosa fatica a leggere, quindi non credo che mi avventurerò realisticamente nelle millemila pagine piene di nomi russi che vabbeh-addio (sebbene Feltrinelli, per l’occasione, rilanci una versione economica del capolavoro). Però, è un fatto che in UK, dopo la messa in onda della serie, il romanzo sia entrato per la prima volta nella classifica dei libri più venduti.

Guardando le prime puntate di Guerra e Pace non ho potuto non riflettere su quanto l’amore, come leva delle relazioni umane, sia cambiato da un lato, ma rimasto uguale dall’altro. Come se gli ingredienti fossero sempre gli stessi, elaborati in maniera differente: intrigo, desiderio, passione, aspettativa, idealizzazione, attesa. E, anche, tradimento.

Picture Shows: Anatole Kuragin (CALLUM TURNER) and Helene Kuragin (TUPPENCE MIDDLETON) - (C) BBC - Photographer: Mitch Jenkins
Picture Shows: Anatole Kuragin (CALLUM TURNER) and Helene Kuragin (TUPPENCE MIDDLETON) – (C) BBC – Photographer: Mitch Jenkins

Ora, se in Guerra e Pace uno si ciulava (o tentava di) la moglie (o promessa sposa) di un altro, finiva che i contendenti si sfidavano a duello con le pistole e alle volte ci scappava pure il morto. Certo va considerato che, a quei tempi, si reputavano fidanzati per un bacio a stampo, perdevano la brocca per una punta di lingua e ci si sposava senza aver neppure consumato (con un partner spesso deciso dalle famiglie rispettive, in virtù dei vantaggi economici che il matrimonio avrebbe procurato). E, sebbene all’epoca non ci fossero i social network, se due se la intendevano, prima o poi la cosa veniva fuori.  Insomma, i rumors giravano anche allora.

Così mi sono chiesta cosa e quanto sia cambiato, da allora, dall’800 a oggi, nella nostra concezione e gestione del tradimento (salvo che, se oggi ci scappa un morto, lo consideriamo un caso di cronaca nera e non la normalità).

Non molto, a ben vedere. Innanzitutto, si fa presto a dire tradimento, come se i tradimenti fossero tutti uguali, come se non esistessero contorni soggettivi al concetto di tradimento e come se le persone non manifestassero diversi margini di tolleranza rispetto allo stesso. E no, non mi sto riferendo al sempreverde “il pompino non è tradimento“. Mi sto riferendo al fatto che – per quanto fastidioso e doloroso sia subirlo – esistono individui capaci di razionalizzarlo meglio di altri (che nel frattempo si armano per mettere in atto un’offensiva fisica nei confronti del partner fedifrago). Ma anche al fatto che intorno ai tradimenti si esprimono sempre moltissimi giudizi, con una facilità d’analisi spesso frettolosa, si attribuiscono responsabilità e colpe in maniera automatica e si trascura quanto, invece, l’argomento sia pernicioso e sfaccettato.

Ma cosa intendiamo per diversi tipi di tradimento? E sono essi, tutti, ugualmente imperdonabili?

1. Tradimento Platonico –> il partner intrattiene una fitta corrispondenza, talvolta intima, con una persona dell’altro sesso, sebbene con essa non abbia mai fatto nulla di fisico. Non è necessario che arrivi a scrivere sconcezze e a inviare porno-selfie, perché ci sia la sensazione di tradimento. Ci si può sentire traditi anche di fronte a una grande complicità, al buongiorno e alla buonanotte inviati all’altro come a noi, alle confidenze, al fatto che il partner sembri comunicare con più piacere con l’altro che non con noi. È sufficiente, in altri termini, che il partner stabilisca un legame di intesa con una terza persona, senza la nostra approvazione (o consapevolezza), per creare in noi i sintomi delle corna.

2. Tradimento Occasionale –>  la sbandata, la scappatella, del tipo che lei non te la dava da 6 mesi ed è arrivata Jessica Rabbit che ti ha circuito e violentato e a un certo punto tu non hai resistito. Oppure che lui ti trascurava da una vita, non ti appagava, non ti faceva sentire sufficientemente donna-donna-donna-con-la-gonna-gonna-gonna e tu hai valutato opportuno indulgere alla avances del collega del terzo piano. Il tradimento occasionale (spesso ritorsivo) succede ed è possibile che la situazione si riproponga giacché il tradimento è un po’ come le droghe: basta rompere il ghiaccio e superare lo scoglio morale iniziale (non credete MAI, anche se a volte ci si crede, al “Non capiterà mai più”). Una simpatica variante del Tradimento Occasionale è il Tradimento Superficiale, ovverosia il “ci siamo solo baciati” che, ammesso e non concesso sia vero, dona un’altra sfumatura ancora e solleva ulteriori quesiti: un bacio è tradimento?

3. Tradimento a Pagamento –> additato dai più come la forma più abietta di infedeltà, con implicazioni morali che conducono dritti all’inferno alla sinistra del Diavolo, in realtà presenta numerosi e sottostimati vantaggi: niente complicazioni, niente coinvolgimento, niente rischi di scleri e, non meno importante, sesso protetto. Semplice evacuazione con gnocca preposta allo scopo di appagare le fantasie del cliente. C’è il consenso tra le parti. C’è una transazione. Con la escort non si manderà i messaggini della buonanotte, né la chiamerà di nascosto dal cesso di casa dei suoceri dopo il pranzo di Natale. Chiaro è che in questo ragionamento non rientrano le donne che sono schiave della prostituzione, che sarebbe ben altro discorso.

4. Tradimento Seriale –> è quello che non ce n’è, per stare con un traditore seriale o devi accettarlo o devi essere tu un/a Inconsapevole Integrale (laddove l’Inconsapevole Integrale altro non è che una figura mitologica di uomo/donna ontologicamente ignaro/a di natura, comportamenti e abitudini del partner). Il Traditore Seriale non cambierà mai, non si limiterà mai, forse solo a volte e comunque con moltissima fatica. No way. Questo tradimento può persino sfiorare la patologia e nessuno, non i figli, non la casa cointestata, né le famiglie, né gli amici, né il Labrador, potrà arginarlo. Può sovrapporsi al tradimento a pagamento ma non è detto, perché talvolta è mosso da un latente e insaziabile bisogno di conferme. Oppure da un’incontenibile passione per il mambo orizzontale,  purtroppo spesso non condivisa abbastanza chiaramente con il partner ufficiale.

5. Tradimento Sentimentale –> una delle peggiori forme di tradimento, in cui non si instaura solo una relazione sessuale con un’altra persona, ma le si offre se stessi, in salsa romantica. Si creano rapporti paralleli che coesistono a fatica, che sono destinati quasi sempre a finire in maniera dolorosa per qualcuno, o per tutti. Questo è IL tradimento tout court, quello per eccellenza, quello che danneggia realmente, materialmente, economicamente ed emotivamente gli astanti coinvolti. Ma 1 volta su 100 finisce anche con un happy ending.

Esistono traditori che sostengono che il tradimento sia una cosa sana, che il segreto delle coppie felici sia praticare sesso extra-coniugale e avere piccole avventure clandestine, che offrono passione e tensione erotiche come in una relazione di lunga durata è facile che non ci siano più. Per tornare a casa, poi, e guardare più serenamente lo sceneggiato (Guerra e Pace, naturalmente) in tv. Alcuni sostengono che l’importante sia solo non farsi scoprire.

Picture shows: (L-R) Helene Kuragin (TUPPENCE MIDDLETON), Boris (ANEURIN BARNARD)
Picture shows: (L-R) Helene Kuragin (TUPPENCE MIDDLETON), Boris (ANEURIN BARNARD)

I traditi, per contro, sostengono che il tradimento faccia male. Sempre. E comunque. Che non importa di che tipo sia. Che chi tradisce viene prima o poi scoperto. O che il partner comunque se ne accorge. I traditi sostengono che il tradimento andrà sempre a ledere qualcosa di molto profondo dentro di noi, che tocca sì l’amore, ma anche il rapporto con noi stessi. Che il tradimento ci investe, interessa tutto il nostro ego e tutta la nostra sfera emotiva, sradicando le presunte certezze di cui avevamo bisogno. Facendoci sentire vulnerabili e feriti proprio dove avremmo voluto, invece, sentirci protetti e forti.

Ora, guardandola dall’esterno, possiamo ipotizzare che il motivo per cui il tradimento ci risulta così insopportabile, oggi come ai tempi di Tolstoj, è la menzogna che esso implica. La presa in giro e la conseguente compromissione del rapporto di fiducia tra i due compagni; ma anche l’impossibilità culturale di concepire una relazione in cui l’esclusiva sessuale non sia necessariamente sinonimo, presupposto e conditio sine qua non dell’amore. La confusione, stringente e innaturale, della monogamia con il sentimento.

Forse (e dico forse) se riuscissimo a evolvere la nostra concezione di relazione amorosa (alcuni ci provano, impostando una “coppia aperta” ma non è una pietanza per tutti i palati, e non è detto comunque che funzioni); se riuscissimo a non pretendere di bastare a un partner per tutta la vita, o a pretendere che ci basti solo lui; se non drammatizzassimo troppo la nostra fallibilità umana; se ci impegnassimo a essere onesti, con noi stessi e con i nostri amanti; se guardassimo quali e quanti ingredienti compongono una relazione, al netto della fedeltà formale sul materasso, e di quante emozioni diverse, è fatta la felicità; se nel sesso leggessimo meno peccato e più libertà, se lo pensassimo come espressione di sentimenti diversi, poliedrici come noi siamo, in quanto creature complesse, se ci evolvessimo al punto di saper amare e sentirci amati affrancandoci dal possesso (reale o apparente), forse il tradimento assumerebbe un valore diverso e meno nocivo, nella nostra emotività.

Dico FORSE non a caso. Poiché, come sempre, lo scarto tra la teoria e la pratica è determinante. E, tra il dire e il fare, io mi sono sempre rivelata una terrona gelosa. Però mi fa riflettere, questa similitudine, tra noi e i protagonisti di un romanzo ambientato più di duecento anni fa.

Attorno a un tema che, ciò va detto, nei secoli non è passato di moda mai.

Cene tra Amiche

Le cene tra amiche non si sa mai che piega possono prendere davvero.

Le aree di conversazione sono potenzialmente inesauribili e pertengono sfere pubbliche, private ed intime, toccando gli argomenti più nobili, e insieme i più deprecabili, per esempio:

  • Sviluppi sul lavoro (5%, a meno che non si sia colleghe, nel quel caso la percentuale sale automaticamente al 70%);
  • Look (un 30% di conversazione su dove trovare degli stivali neri ma belli, possibilmente scamosciati, sexy ma comodi, di qualità e naturalmente che non costino quando uno stipendio; ma anche gli ultimi acquisti fatti su Asos, oppure quel posto dove si spacciano borse uguali a quelle di marca ma unbranded, quindi affordable; e infine il nuovo taglio di capelli fatto in quel salone dove c’è il genio dei ricci)
  • Informazioni logistiche che ti salvano la vita (un 20% su come cucinare questo, o smacchiare quello, o dove trovare quell’altro, la nuova estetista, la sarta di fiducia, la colf)
  • Salute (un 20% di dolorini al seno, problemini alla tiroide, un polipetto, un fibromino, una leggera endometriosy, un nodulino e l’utero setto)
  • Argomenti scabrosi (un 5% di “non faccio la cacca da 1 settimana, 12 ore e 43 minuti, ti prego dammi una pasticca di carbone naturale, ma anche della dinamite” oppure “ho politicamente deciso di smettere con la brasiliana”, per lo meno fino al prossimo appuntamento con un maschio nordico ultra-sportivo che fa colazione con pane e avocado, e che se vede un hairy pussy chiama l’esorcista)
  • Gossip (un 20%, mediamente un quinto dell’agenda mediatica, è fondamentale; questo a patto che non ci siano scoop clamorosi nella vita personale degli astanti o nel gruppo di persone in comune, in quel caso la quota gossip potrebbe raggiungere il 95%; a volte persino il 100%, cioè potrebbe trattarsi di un’assemblea convocata d’urgenza al fine unico di dibattere un preciso e sconvolgente topic)

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Argomenti come politica o sport non saranno in linea di massima affrontati mai spontaneamente da nuclei di sole donne. Per contro esse facilmente azzereranno tutti gli argomenti di cui sopra ogni qualvolta ci sia qualche pene sapiens di cui dibattere. Non importa che sia tuo marito, il tuo storico fidanzato, il collega che ti piace, l’amico di scuola, il panettiere, l’amante, la rockstar della porta accanto,  Michael Fassbender, il limone dell’ultima festa quando eri così ubriaca che ti saresti limonata anche l’appendiabiti, oppure quell’infame che legge il tuo messaggio e non ti risponde. La narrazione virile è, fin da quando siamo pischelle, il più forte dei nostri collanti.

Per esempio, io e la mia amica Janis possiamo avere qualunque genere di aggiornamento nella nostra vita, tipo che lei potrebbe vincere il Pulitzer e io l’Oscar (che comunque regalerei a Leo, nel caso, perché lo amo sempre per sempre), ma l’unico vero argomento davvero prioritario per noi, l’unico per cui siamo in grado di scriverci a qualunque ora del giorno e della notte e di risponderci ultra-tempestivamente nonostante le nostre impegnatissime vite è sempre lo stesso: il maschio.

Qualunque genere di maschio, davvero. Anche quando non ci sono novità, ci chiediamo sviluppi sugli ultimi para-flirt nei quali ci dimeniamo, da quando per ragioni di sopravvivenza ci siamo ritrovate single, in questa giungla metropolitana e sentimentale. Dall’uomo che ti ha fatto male, ma male quello vero, al tizio che non chiami nemmeno col suo nome, perché è talmente superficiale la cosa che non è degno di vera e propria cittadinanza nei tuoi pensieri. Lei inglesizza i nomi: (trombatore) John, Jack, Frank. Io li chiamo come il posto in cui li ho conosciuti. Se lo conosco a una festa diventa Party, se lo conosco su una navetta aeroportuale diventa Shuttle, se lo conosco a un matrimonio diventa Wedding, e via discorrendo. C’è da sperare di non incontrare l’uomo della vita nel cesso di un locale, altrimenti quello sarà per sempre Toilet.

La cosa divertente è che, in un modo o nell’altro, ne vengono sempre fuori delle osservazioni antropo-sociologiche estremamente interessanti, insieme a un quadro futurista delle relazioni tra i 2 sessi nell’anno del signore 2016. Al punto che ho detto a Janis che dovremmo fare una webserie con degli estratti delle nostre conversazioni, ma lei non vuole perché – essendo più saggia di me – tiene ancora a quell’arcaico valore che è la “privacy”.

Tuttavia, ciò che voglio dire è che tra le mille cose cui facciamo fronte nelle nostre vite di donne, alcune delle quali molto più sofisticate e complesse che relazionarci con un uomo, l’argomento sul quale abbiamo più bisogno di supporto/confronto/approfondimento/analisi è sempre lo stesso, quello maschile.

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Come se da tutta la vita ci affannassimo per comprendere qualcosa che non comprendiamo fino in fondo. Che non è l’entità virile in quanto tale, sulla quale abbiamo anzi una enciclopedica conoscenza, essendo essa anche piuttosto elementare suvvia, bensì il segreto per incastrarla con la nostra entità vaginale. Possibilmente senza che ci siano conseguenze catastrofiche prima, durante e dopo.

E così snoccioliamo teoremi, dogmi, assiomi e postulati. Linee guida che ci permettano di orientarci in questa matassa, di trovarne il bandolo, di pensare che continueremo sempre a parlare di uomini, ma in un modo diverso. In cui loro avranno un nome, un cognome e una faccia tridimensionale (non solo inviata via whatsapp per “vedi quanto è bello/mipiaceuncasino/stocesso“). Avrà una voce e non sarà solo una sconfinata quantità di screenshot delle conversazioni forwardate alle amiche per fare un’analisi semiotica e testuale delle emoticon, e delle parole, e degli acronimi in esse contenuti. Un modo che non sarà più categorico, che non sarà più una classificazione per età, per provenienza, per pregresso sentimentale. Un modo in cui non diremo più che li abbiamo “obliterati” e non commenteremo più le loro performance sessuali (con un’agenda mediatica che prevede: dimensioni – che tanto non contano, no? -, durata, preliminari, amplessi, eventuali bis e tris, come siete rimasti dopo? Vi rivedrete?), perché la nostra sessualità sarà privata, perché quel sesso sarà nostro davvero, e dopo anni di penetrazioni occasionali, l’intimità sarà la cosa più bella che sapremo ritrovare.

A patto che, sia chiaro:

“Giurami che non diventeremo mai come quelle che si lamentano dell’asse del cesso alzata ti prego”

“Ahaha cazzo sì, oppure del rotolo di carta igienica finito che lui non cambia mai!”

Lo giuro. Arriverà un giorno in cui parleremo degli uomini in un modo diverso.

Diverso davvero.

De Masturbationis

Mi chiama l’altro giorno il mio amico Drugo, che è tipo il mio corrispondente dalla terronia, uno dei miei pochi amici rimasti giù. Mi chiama (tecnicamente mi manda note audio, perché se a me uno mi chiama, non rispondo, ma a priori, anche fosse Barack Obama) per dirmi che la sera prima aveva avuto una conversazione allucinante con una sua conoscente e che avrebbe troppo voluto che ci fossi stata anche io, “così, per evangelizzarla insieme”.

La suddetta conoscente, circa 30enne, laureata in nonsocché, sosteneva che masturbarsi faccia male alle donne, che non è giusto farlo, che può rendere più difficile godere poi col sesso normale, senza contare quel problema della cecità che, presto o tardi, inevitabilmente arriva, a forza di sgrillettare.

La cosa mi ha scioccata al punto che ho iniziato a riflettere non solo su quanto ci siano donne con il cervello ottenebrato da troppe minchiate e troppe poche minchie, ma anche sul fatto che le donne hanno un rapporto peculiare con l’autoerotismo, una specie di approccio ambivalente e quasi sempre sovraccarico di un giudizio morale, anche inconscio.

Foto di Sebastiano Pavia - No, non sono io.
Foto di Sebastiano Pavia – No, non sono io.

Banalmente: un uomo dirà con scioltezza che si è fatto una “sega pazzesca” o un “segone” pensando a questa o a quella (eventualmente infarcendo la narrazione di dettagli più espliciti e coloriti, e menzionando all’occorrenza la pirotecnica produzione di fluidi organici a km zero). Una donna, non dirà quasi mai una cosa simile o assimilabile.

E non è che si tratti di una pura questione di pudore, perché le donne non sono mica tutte pudiche, e anche quelle che ti raccontano i più raccapriccianti dettagli delle loro avventure di letto, con perizia e puntualità, praticamente una coito-cronaca, con note di merito e di demerito (sì, uomini, sappiate che quando uscite da casa nostra, una didascalica descrizione delle vostre arti amatorie viaggia nell’etere in almeno triplice copia diretta al whatsapp di: miglior amico finocchio, amica single, amica d’infanzia sposata che si chiede perché non trovi anche tu un bravo ragazzo come è successo a lei); anche quelle che ti dicono quanti sfinteri hanno concesso e per quante volte, le posizioni che preferiscono, le pratiche che accettano, il numero di orgasmi che hanno raggiunto (una volta una mia amica mi disse di averne avuti 32, che santalamadonna, ma com’è possibile? E poi come fate, voi che li contate gli orgasmi? Cos’è che c’avete davanti: un foglio excel, un abaco, li segnate tipo i punti del calcio balilla? Li tenete a mente? No, perché io già non sono buona a contare da lucida, figurati nel mezzo di un multi-amplesso. Se mai lascio che a contare sia lui, per narcisismo). Fatto sta che pure quelle che parlano di tutte ste robe, di autoerotismo non fanno mai la minima menzione.

E io non faccio eccezione perché, per esempio, ogni volta che vado a farmi la pulizia dentale, oppure un’otturazione, torno a casa con gli ormoni in subbuglio per tutto il giorno a causa dell’altissimo livello di manzitudine del mio dentista. Non posso farci niente, è quel tipo d’uomo con l’aria da bravo ragazzo che se lo porti a casa tutti ti fanno la ola per il colpaccio che hai fatto, ma che è chiaro che non è affatto bravo ragazzo. Alto, atletico, con i capelli, gli occhiali e un sorriso naturalmente perfetto, che mentre ti sferraglia deciso in bocca e tu sei lì in una condizione di sottomissione totale, e anche un po’ di paura,  e il suo ginocchio tocca il tuo fianco e il suo avambraccio robusto sfiora il tuo seno mentre opera, e ti dice delle robe tipo “Brava”, “Bravissima”, “Apri di più”, che io penso sempre “madresantissima”. Ecco io ho raccontato tutto questo alle mie amiche, sì certo, ma mica racconto se poi penso al dentista mentre vivo una sessione d’amore col mio rabbit.

ok il dottor ross non era un dentista, ma fate come se

Questo perché l’autoerotismo è uno degli ultimi tabù che abbiamo, nonostante le 6 stagioni di Sex and the City. Forse perché lo troviamo inconsciamente una pratica solitaria, triste, un po’ degradante, per cui ti fai da sola delle robe che dovrebbe farti un uomo, e questo ci priva di una cosa di cui abbiamo emotivamente e socialmente bisogno come dell’ossigeno: la legittimazione virile.

E ciò che ci sfugge, tuttavia, è che praticare autoerotismo è importante, specialmente per una donna. Perché vuol dire dare cittadinanza alla propria sessualità, vuol dire ammettere la possibilità di una libido consapevole e indipendente, che c’è, che esiste, e che non è solo una conseguenza del dovere sessuale nei riguardi di un pene. Vuol dire conoscere il proprio corpo e imparare a condividerlo meglio, vuol dire non smettere di essere curiosi, non stancarsi di provare sensazioni nuove, non essere censorie nei confronti del gioco che nel sesso c’è e deve esserci, affinché esso resti una vitale e sana attività, sia in termini fisici che emotivi. E tutto questo, che sembra ovvio, scontato, nel 2015, in realtà non lo è abbastanza e ve ne renderete conto anche voi quando una vostra amica single e bona (ndr) vi confesserà che non tromba da 3 anni e che per questo si è praticamente riverginizzata. Non trombare per 3 anni non va bene nemmeno se c’hai più sex toys che scarpe, sia chiaro (e di questo ne riparleremo), ma amputarsi l’eros e non masturbarsi nemmeno è pure peggio.

Inoltre non sono così persuasa del fatto che masturbarsi con un cazzo di gomma sia più triste che andare a letto con uno dei tanti uomini interrotti con cui possiamo sciaguratamente trovarci a giacere. Né penso che l’autoerotismo competa con una sessualità condivisa con un partner (nota per il mio futuro fidanzato: dovremo parlare di come gestire il mio rapporto col rabbit). Non penso nemmeno che i sex toys possano minare la complicità di una coppia, quanto al contrario arricchirla e vivacizzarla.

CMYK base

Insomma, amiche, single o accoppiate che siate, provate. Masturbatevi e fatelo bene. Giocate con i vostri partner, e fatelo con gioia e leggerezza. E se volete comprare degli oggettini per farlo (sì, ricordate che le zucchine non sono pensate per quello scopo, nemmeno le banane, nemmeno i tubetti del balsamo – come faceva Manuel Agnelli nel suo Il Meraviglioso Tubetto), ecco usate questo link, perché per i mesi di novembre e dicembre, il sito Ohhh (con cui sto collaborando, alcuni di voi avranno già letto la vicenda del racconto erotico) devolve il 10% delle vendite ai miei amici della LILA – Lega Italiana Lotta contro l’Aids.

Ma SOLO se acquistate da qui.

E ricordate, un antico proverbio maori recita:

“Se le donne si masturbassero di più fisicamente e meno mentalmente, la loro vita (e quella degli altri) ne trarrebbe straordinario giovamento.”

 

“Cara Cornuta” in arrivo

*Quello che segue è un sintetico estratto di alcune conversazioni che ho avuto negli ultimi mesi, a seguito di domande come: “Beh? Allora? Che ci racconti?”, poste da amici e parenti.

***

E niente, sto scrivendo un ebook.

Ma come un ebook??

Sì sì, ma per me stessa, cioè non per un editore…

Ah…

Sì, è una cosa indipendente, niente di importante…

E che genere è? Qual è il titolo?

Si chiama “Cara Cornuta – Manuale di Sopravvivenza al Tradimento

ah [oppure] mh [oppure] fico! [oppure] daaai [pausa] ma è tipo il blog?

Sì e no. E’ più tipo un’operetta di sociologia spiccia che, accanto alla parte manualistica sul management delle corna, si lancia in un’analisi (pure quella spiccia) sul tradimento, sulla fedeltà, sulla monogamia, sulla’amore, sulla sessualità, sull’onestà. Però insomma ho cercato di rendere il tutto leggibile, sai per non ammorbare il prossimo mio…

Ammazza, sembra interessante…di sicuro andrà bene!

Oddio, io mica tanto convinta. Però penso che potrebbe far discutere. Penso che potrebbe aprire un dialogo interessante, quello sì, al femminile e non solo per raccontarci le tecniche depilatorie, o le paturnie sentimentali, o le bizzarrie sessuali del nostro ultimo partner (tutti comunque rispettabilissimi argomenti).

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Penso che “Cara Cornuta” possa aprire un confronto più alto, più lucido e più critico sulla nostra emancipazione, sulla nostra femminilità, sulla consapevolezza che abbiamo di noi stesse, di ciò che siamo e di ciò che vogliamo davvero. Penso che il testo possa dar vita a uno scambio, a una riflessione propriocettiva ed esterocettiva sul nostro ruolo di donne, in senso collettivo, lato, di genere, in senso quasi politico, passami il termine…

ah [oppure] mh [oppure] fico! [oppure] daaai [pausa] e quando esce?

Appena riesco a finire tutto, direi entro metà luglio, al massimo…la cover ce l’ho già! Stiamo raffinando gli ultimi dettagli, ma è fichissima! L’ha disegnata una mia amica, che è un’artista, ma un’artista vera di quelle che un giorno puoi vantarti dicendo “io l’ho conosciuta” [che si chiama Elena Borghi, la quale oltre a essere una sopraffina paper designer è pure divertente, acuta, brillante e il bello è che non la sto sviolinando…nel caso vogliate constatare da voi, la trovate qui].

Bene, bene, avvisami quando esce eh…

Sì figurati, lo scriverò urbi et orbi quando sarà disponibile.

Ma dove lo troverò?

Su Amazon, essenzialmente. Volevo metterlo anche sugli altri store digitali, ma non c’ho il tempo, non ci riesco a fare tutto, non ci sto dietro, sto infognatissima, non vado in palestra da quando Fabrizio Frizzi e Rita dalla Chiesa stavano ancora insieme.

Ma comunque tu potresti trovarlo un editore…

Forse sì, ma per ora va bene così. Cioè io non ho bisogno di vedermi stampata in libreria, non che il mio ego non ne trarrebbe indiscusso giovamento, però la cosa che mi interessa di più è essere letta, non essere vista. Mi interessa arrivare alla gente e alla gente preferisco chiedere 3 euro invece di 13. E preferisco farlo da me, in self-publishing.

E’ una scelta giusta nel tuo caso, secondo me, il self-publishing. Ma senti come la metti con la pirateria? Cioè la gente scarica gli ebook, tipo i film, se li passano…

E vabbé, pace all’anima. Ognuno fa come crede. Se la gente lo compra e premia le nottate che ho passato a scriverlo, sono contenta. Se la gente lo scarica, ci inciampa, lo trova stampato in una fogna di Calcutta e se lo legge, e trova di pagina in pagina un motivo per arrivare alla fine, per me va comunque bene. Anche se naturalmente quelli che lo compreranno li apprezzerò molto di più.

E quanto è lungo?

Sono circa 60 pagine word…

Sarà una scrittura all’uso tuo…ci andrai giù pesante…

No, non ci vado giù particolarmente pesante. E’ un testo con delle finalità costruttive, di base.

E mercato ce n’è…

Diciamo che è un argomento controverso e spinoso, ma sensibile per molti.

Ma non hai paura dei giudizi?

Vengo giudicata costantemente per qualsiasi aspetto della mia personalità, del mio aspetto, della mia storia e della mia vita. Stronza, zoccola, cessa, pezzente, terrona, cinica, complicata, spigolosa. Che sarò giudicata, per questo ebook come per tutto il resto, lo metto in conto. Metto in conto che qualcuno mi insulterà. Metto in conto che qualcuno dirà che quelle pagine sono solo monnezza e che avrei potuto anche dormire la notte invece che scriverle. Metto in conto che il tema non susciterà simpatia e che se avessi parlato di cellulite invece che di corna avrei incontrato un plauso più trasversale. Ma penso che alle donne servano più queste riflessioni che quelle sui loro fastidiosi inestetismi cutanei. E io l’ho scritto così, Cara Cornuta, da donna a donna, come faccio sempre su questo blog, da anni. Questo sì, questo nell’ebook è proprio uguale al blog.

E in quanto tempo l’hai scritto?

Tre mesi, circa. Negli avanzi di tempo, di notte, alienandomi nei weekend.

Ma sei contenta?

Sono a pezzi, ma Sì, sono contenta.