20 Segnali Allarmanti di una Frequentazione

Sono un po’ di giorni che medito su una lista di segnali allarmanti che bisogna rilevare all’inizio di una frequentazione con un tipo. Segnali che indicano il fatto che questo individuo potrebbe piacerti e potrebbe finire con l’interferire con la tua vita da single (perfettamente architettata e strutturata in anni di introspezione, masturbazione mentale e libera pugnetta in libero status).

Ora, prima che vi allarmiate: no, non mi sono fidanzata, accasata, sposata, trasformata in una zelante massaia che finalmente può entrare nel club delle sciure milanesi, no, stiamo tutti molto tranqui. Semplicemente, di recente, ho avuto modo di riflettere su questo tema e di tirare giù questo elenco di preoccupanti sintomi.

Schermata 2016-07-02 alle 14.57.46

  1. Hai perso il conto delle volte che l’hai visto. Ma dopo ogni appuntamento continui a fare un reportage a una ristrettissima selezione di amiche, spiegando loro quanto sia surreale frequentare una persona normale in un modo normale, con normalità, nel senso normale della parola normale. Sentirti a tuo agio. Parlarci. Riderci. Oziarci. A volte stare zitti. Il tutto puntualmente corredato da un appendice con tutte le cose carine che ha detto o fatto per te, e quelle che tu hai detto o fatto per lui.

2. Quando ci passi il tempo insieme abbandoni il tuo smartphone, ormai naturalizzata propaggine dei tuoi arti superiori e all’occorrenza inferiori. Inspiegabilmente. Per ore. Ore. Ore. Al punto che i tuoi amici iniziano a pensare di dover contattare la Polizia o la Sciarelli per appurare che fine tu abbia fatto. Quando riprendi il telefono in mano, trovi decine di notifiche tutte relative a messaggi il cui tenore è “Tesoro? Dove sei?” – “Che fine hai fatto?” – “Oh, tutto ok?” – “Non accedi da 6 ore, sono preoccupatissimo” – “Dammi notizie” e via discorrendo.

3. Dormi a casa sua. E lo fai dormire a casa tua.

4. Compri casualmente uno spazzolino nuovo che non ti serve, ma può sempre servire. Lo dai a lui. Lo lascia da te.

5. Per strada ti abbraccia e glielo lasci fare.

6. Ci limoni in pubblico anche se nutri una profonda idiosincrasia per quelli che limonano in pubblico.

7. Lo ascolti con interesse quando ti parla della sua famiglia.

8. Gli fai domande sul suo lavoro e (ciò è incredibile) presti attenzione alle risposte.

9. Ti viene voglia di cucinare per lui. A te. Che hai brevettato un metodo infallibile, economicamente disastroso e nutrizionalmente disturbato per non accendere MAI i fornelli.

10. Lo porti a un evento dove ci sono anche dei tuoi amici, di quelli che non ti vedono arrivare accompagnata a un evento da quando su Facebook si parlava ancora in terza persona.

11. Acconsenti ad andare a cena con i suoi amici, invece che con i tuoi. Ciò comporta che inizierai a fare tripli salti mortali con la tua agenda, a uscire in continuazione perché se c’è una cosa che il fondamentalismo single ti ha insegnato è che non esiste pene al mondo per il quale tu debba trascurare i tuoi amici. Il risultato sarà che diventerai un animale sociale, dissesterai le tue finanze essendo sempre in giro e sarai perennemente stanca. Ma quasi felice.

12. A letto vi abbracciate anche se ci sono quattromila gradi centigradi, e poi vi separate (perché ti prego, ci sono altri 30 centimetri dal tuo lato, per piacere vai). Ma nel corso della notte vi cercate altre dieci volte. Il ché significa che dormi di merda, ma è secondario.

13. Perdi il tuo (già precario) equilibrio intestinale perché non potresti mai fare la cacca a casa sua. Vorresti, sia chiaro. Ma non puoi. Il tuo intestino ha deciso che non s’ha da fare.

14. Addio all’uso delle pochette. Devi sempre portare in borsa un mini-beauty con le salviette struccanti, lo spazzolino da denti e una bustina con l’intimo di ricambio. Non lascerai volutamente nulla a casa sua perché purtroppo conosci a memoria Sex and the city e pensi che in ogni uomo esista un piccolo Mr. Big.

15. Uscite insieme anche se sei al primo giorno di ciclo. Lui lo sa e vuole vederti lo stesso.

16. Sbirci il vostro riflesso in tutte le vetrine/specchi/pozzanghere possibili. Pensi che sia strano. Pensi che sia bello. Vorresti avere una foto di voi insieme, ma è una roba da bimbiminchia quindi respingi il pensiero e, ti prego, siamo seri.

17. Non gli hai mai dato un pacco strategico, per tirartela. Non adotti particolari strategie. Non lasci strategicamente i messaggi con le doppie spunte blu senza risposta. Non scrivi troppo. Non ti agiti se non risponde lui.

18. Se qualcosa ti da fastidio, provi a spiegarlo con calma zen, senza essere precipitosa, o feroce, o contundente, o provocatoria, o inutilmente sarcastica. Non è detto che tu ci riesca, perché sei troppo abituata a essere tutte quelle cose lì. Ma ci provi e l’impegno qualcosa significa pure.

19. Inizi a usare delle voci imbarazzanti quando ci parli. Succede di rado, ma succede. E non succedeva da secoli. E tu cerchi tra i tuoi contatti il numero di Padre Karras affinché accorra prontamente a praticarti un esorcismo d’emergenza, così che tu possa tornare in te e smetterla di comportarti come una persona mentalmente danneggiata.

20. Last but not least: NON scrivi un post su di lui, spiegando chi è, com’è, quanti anni ha, cosa fa, di dov’è, dove l’hai conosciuto, quando, cosa e perché no, NON ti sei fidanzata, accasata, sposata, trasformata in una zelante massaia che finalmente può entrare nel club delle sciure milanesi, no, stiamo tutti molto tranqui. Forse ne scriverai, più avanti. Ma lo farai come quando si stampavano le fotografie dopo le vacanze.

Schermata 2016-07-27 alle 12.26.16

Era diverso, allora. Allora ci si godeva la vacanza e al massimo si scattava. Il resto veniva dopo. Non si perdeva tempo a selezionare, ritagliare, ritoccare, editare, pensare alla frase, scegliere gli hashtag, pubblicare, contare i like e rispondere ai commenti in tempo reale.

Prima si viveva e le fotografie si guardavano al rientro alla normalità.

Ecco, se ne scriverò, lo farò così. Al rientro alla normalità.

Per ora mi godo il viaggio. Il panorama. Il vento caldo. L’inaspettata serenità. Questa passeggera, e deliziosa, micro-felicità.

De Masturbationis

Mi chiama l’altro giorno il mio amico Drugo, che è tipo il mio corrispondente dalla terronia, uno dei miei pochi amici rimasti giù. Mi chiama (tecnicamente mi manda note audio, perché se a me uno mi chiama, non rispondo, ma a priori, anche fosse Barack Obama) per dirmi che la sera prima aveva avuto una conversazione allucinante con una sua conoscente e che avrebbe troppo voluto che ci fossi stata anche io, “così, per evangelizzarla insieme”.

La suddetta conoscente, circa 30enne, laureata in nonsocché, sosteneva che masturbarsi faccia male alle donne, che non è giusto farlo, che può rendere più difficile godere poi col sesso normale, senza contare quel problema della cecità che, presto o tardi, inevitabilmente arriva, a forza di sgrillettare.

La cosa mi ha scioccata al punto che ho iniziato a riflettere non solo su quanto ci siano donne con il cervello ottenebrato da troppe minchiate e troppe poche minchie, ma anche sul fatto che le donne hanno un rapporto peculiare con l’autoerotismo, una specie di approccio ambivalente e quasi sempre sovraccarico di un giudizio morale, anche inconscio.

Foto di Sebastiano Pavia - No, non sono io.
Foto di Sebastiano Pavia – No, non sono io.

Banalmente: un uomo dirà con scioltezza che si è fatto una “sega pazzesca” o un “segone” pensando a questa o a quella (eventualmente infarcendo la narrazione di dettagli più espliciti e coloriti, e menzionando all’occorrenza la pirotecnica produzione di fluidi organici a km zero). Una donna, non dirà quasi mai una cosa simile o assimilabile.

E non è che si tratti di una pura questione di pudore, perché le donne non sono mica tutte pudiche, e anche quelle che ti raccontano i più raccapriccianti dettagli delle loro avventure di letto, con perizia e puntualità, praticamente una coito-cronaca, con note di merito e di demerito (sì, uomini, sappiate che quando uscite da casa nostra, una didascalica descrizione delle vostre arti amatorie viaggia nell’etere in almeno triplice copia diretta al whatsapp di: miglior amico finocchio, amica single, amica d’infanzia sposata che si chiede perché non trovi anche tu un bravo ragazzo come è successo a lei); anche quelle che ti dicono quanti sfinteri hanno concesso e per quante volte, le posizioni che preferiscono, le pratiche che accettano, il numero di orgasmi che hanno raggiunto (una volta una mia amica mi disse di averne avuti 32, che santalamadonna, ma com’è possibile? E poi come fate, voi che li contate gli orgasmi? Cos’è che c’avete davanti: un foglio excel, un abaco, li segnate tipo i punti del calcio balilla? Li tenete a mente? No, perché io già non sono buona a contare da lucida, figurati nel mezzo di un multi-amplesso. Se mai lascio che a contare sia lui, per narcisismo). Fatto sta che pure quelle che parlano di tutte ste robe, di autoerotismo non fanno mai la minima menzione.

E io non faccio eccezione perché, per esempio, ogni volta che vado a farmi la pulizia dentale, oppure un’otturazione, torno a casa con gli ormoni in subbuglio per tutto il giorno a causa dell’altissimo livello di manzitudine del mio dentista. Non posso farci niente, è quel tipo d’uomo con l’aria da bravo ragazzo che se lo porti a casa tutti ti fanno la ola per il colpaccio che hai fatto, ma che è chiaro che non è affatto bravo ragazzo. Alto, atletico, con i capelli, gli occhiali e un sorriso naturalmente perfetto, che mentre ti sferraglia deciso in bocca e tu sei lì in una condizione di sottomissione totale, e anche un po’ di paura,  e il suo ginocchio tocca il tuo fianco e il suo avambraccio robusto sfiora il tuo seno mentre opera, e ti dice delle robe tipo “Brava”, “Bravissima”, “Apri di più”, che io penso sempre “madresantissima”. Ecco io ho raccontato tutto questo alle mie amiche, sì certo, ma mica racconto se poi penso al dentista mentre vivo una sessione d’amore col mio rabbit.

ok il dottor ross non era un dentista, ma fate come se

Questo perché l’autoerotismo è uno degli ultimi tabù che abbiamo, nonostante le 6 stagioni di Sex and the City. Forse perché lo troviamo inconsciamente una pratica solitaria, triste, un po’ degradante, per cui ti fai da sola delle robe che dovrebbe farti un uomo, e questo ci priva di una cosa di cui abbiamo emotivamente e socialmente bisogno come dell’ossigeno: la legittimazione virile.

E ciò che ci sfugge, tuttavia, è che praticare autoerotismo è importante, specialmente per una donna. Perché vuol dire dare cittadinanza alla propria sessualità, vuol dire ammettere la possibilità di una libido consapevole e indipendente, che c’è, che esiste, e che non è solo una conseguenza del dovere sessuale nei riguardi di un pene. Vuol dire conoscere il proprio corpo e imparare a condividerlo meglio, vuol dire non smettere di essere curiosi, non stancarsi di provare sensazioni nuove, non essere censorie nei confronti del gioco che nel sesso c’è e deve esserci, affinché esso resti una vitale e sana attività, sia in termini fisici che emotivi. E tutto questo, che sembra ovvio, scontato, nel 2015, in realtà non lo è abbastanza e ve ne renderete conto anche voi quando una vostra amica single e bona (ndr) vi confesserà che non tromba da 3 anni e che per questo si è praticamente riverginizzata. Non trombare per 3 anni non va bene nemmeno se c’hai più sex toys che scarpe, sia chiaro (e di questo ne riparleremo), ma amputarsi l’eros e non masturbarsi nemmeno è pure peggio.

Inoltre non sono così persuasa del fatto che masturbarsi con un cazzo di gomma sia più triste che andare a letto con uno dei tanti uomini interrotti con cui possiamo sciaguratamente trovarci a giacere. Né penso che l’autoerotismo competa con una sessualità condivisa con un partner (nota per il mio futuro fidanzato: dovremo parlare di come gestire il mio rapporto col rabbit). Non penso nemmeno che i sex toys possano minare la complicità di una coppia, quanto al contrario arricchirla e vivacizzarla.

CMYK base

Insomma, amiche, single o accoppiate che siate, provate. Masturbatevi e fatelo bene. Giocate con i vostri partner, e fatelo con gioia e leggerezza. E se volete comprare degli oggettini per farlo (sì, ricordate che le zucchine non sono pensate per quello scopo, nemmeno le banane, nemmeno i tubetti del balsamo – come faceva Manuel Agnelli nel suo Il Meraviglioso Tubetto), ecco usate questo link, perché per i mesi di novembre e dicembre, il sito Ohhh (con cui sto collaborando, alcuni di voi avranno già letto la vicenda del racconto erotico) devolve il 10% delle vendite ai miei amici della LILA – Lega Italiana Lotta contro l’Aids.

Ma SOLO se acquistate da qui.

E ricordate, un antico proverbio maori recita:

“Se le donne si masturbassero di più fisicamente e meno mentalmente, la loro vita (e quella degli altri) ne trarrebbe straordinario giovamento.”

 

Carrie Bradshaw Non Esiste

Quando hai un blog in cui parli dei fattacci tuoi e di quelli degli amici tuoi, della vita da single in una metropoli, di sesso e derivati, può succedere spesso e volentieri che tu venga associata alla protagonista principale di Sex & The City, also known as Carrie Bradshaw.

Premesso che io a 19 anni ho follemente amato la serie tv, che conosco molte puntate a memoria e che, come nei migliori cliché, mi ero convinta che il mio stronzo di allora fosse proprio come Mr. Big, mi sembra giunto il momento di chiarire tutte le differenze che ci sono tra me e Carrie Bradshaw, o meglio: mi sembra giunto il momento di chiarire che nella realtà Carrie Bradshaw non potrebbe esistere. E se esistesse sarebbe una barbona. Oppure sarebbe imbottita di psicofarmaci.

(Colgo anche l’occasione per dissociarmi dalla sesta stagione e dai due film cinematografici, in special modo dal secondo che, quanto a bruttezza, se la gioca con Iago, memorabile pellicola italiana interpretata dal povero Nicolas Vaporidis e da Laura Chiatti)

1.  E’ impensabile che una donna single possa permettersi un ampio bilocale con cabina armadio scrivendo solo di eiaculazioni su un quotidiano. E’ altresì impensabile che con quella retribuzione possa essere sempre a pranzo e a cena fuori. Ed è oltraggioso anche solo raccontarci che possa acquistare un paio di Manolo Blahnik e di Jimmy Choo in quasi ogni puntata. Questo a meno che non si ammetta l’ipotesi che nelle pause pubblicitarie Carrie andasse a fare delle marchette alla Central Station ma Darren Star non ha mai voluto raccontarcelo.

2. Se nella realtà Carrie Bradshaw avesse sbuttanato tutti i cazzi più privati delle sue amiche (dall’impotenza del primo marito di Charlotte, all’asportazione del testicolo del compagno di Miranda, passando per il tumore al seno di Samantha) sarebbe stata umanamente deploravole, considerata all’unanimità una stronza, non avrebbe avuto più nessuna amica e forse si sarebbe presa più di qualche querela.

3. Se nella realtà una ultratrentenne avesse mollato un figo incredibile come Mr Big per il semplice fatto che non le giurava e spergiurava che lei era la donna della sua vita, proprio mentre erano in partenza per le Maldive, con un viaggio interamente pagato da lui, noi non l’avremmo considerata un’icona. L’avremmo giustamente trattata così come andava trattata: da cerebrolesa.

carrie1

4. Se Carrie Bradshaw fosse esistita davvero avrebbe avuto tutte le amiche, specialmente quelle fighe, accoppiate, accasate o intente a frequentare 3 modelli Abercrombie contemporaneamente.  In ogni caso non sarebbero state sempre pronte a seguirla nelle sue peregrinazioni in giro per la movida di Manhattan.

5. A maggior ragione, nella vita reale, Carrie Bradshaw non sarebbe mai riuscita ad andare in vacanza in Messico e ad Abu Dhabi nel giro di pochi anni con tutte e 3 le amiche. Le avrebbero concesso al massimo un aperitivo, al più un giro a Serravalle la domenica. Nella vita reale le amiche le vacanze se le organizzano con i rispettivi fidanzati/mariti e, al massimo, vanno in vacanza con altre coppie. Tu come single sei ammessa in situazioni più fluide, per esempio a cena, dove puoi – coerentemente con il tuo status sentimentale – sederti a capotavola giacché non hai nessuno che debba stare al tuo fianco.

6. Se Carrie Bradshaw fosse stata reale e avesse avuto una proposta di matrimonio da un Aiden qualsiasi, che era pure figo, prestante, innamorato e falegname, l’avrebbe colta al volo. Lei no. Lei rifiuta l’agognato proposal con tanto di anello dicendo: “No, non sono sicura”. Ma di cosa minchia vuoi essere sicura, ancora? Ma ce la fai, oppure no?

7. Se hai una paturnia esistenziale a oltre 30 anni, tipo che il tuo fidanzatino scrittore del momento viva un’insana competizione con te, Virginia Woolf de noartri, le amiche non mollano il lavoro/la famiglia/i figli per venire in tuo soccorso. Se ti va bene ti dedicano 20 minuti su whatsapp. La gente non ha tempo, specialmente in una metropoli, per i turbamenti altrui. Siamo tutti impegnati a combattere i nostri demoni. Nella realtà o vai da un analista o vai da un esorcista.

8. Se a quasi 40 anni cambi continente e ti trasferisci a Parigi per seguire uno degli uomini più noiosi che l’umanità abbia mai conosciuto, un artista russo egoriferito della peggior specie, significa forse che tanto a posto non stai.

9. Nessuna donna può camminare sempre su tacco 12 a meno che non si sia fatta iniettare il botulino nella pianta del piede come Victoria Beckham. Anche questo, per una questione di onestà intellettuale, Darren Star avrebbe dovuto dircelo.

carrie2

10. Nella vita vera, nel mondo reale, i Mr Big non cambiano. In genere, uno che ti fa penare l’anima per un decennio non si trasforma improvvisamente nell’uomo dei sogni. Non attraversa l’oceano per iniziare a vagare come un rincojonito per una città piccola come Parigi, cercandoti. E trovandoti. Mentre tu, vestita da Fata Turchina, sei lì pronta che non aspettavi altro. Avanti, quella conclusione è stata un’infamità. Una truffa. Roba da denuncia emotiva. Essere trattate da donnette bisognose di happy ending, non ce lo meritavamo. Se avessimo voluto vedere quelle cose, avremmo riguardato un film di Walt Disney, di quelli old style, quelli che ci hanno rovinato lo sviluppo, per intenderci, che almeno erano dichiaratamente illusori, fiabeschi, allucinanti e rassicuranti.

Detto ciò, molte di noi con Sex & The City sono cresciute, gli riconosciamo il merito di aver dato una svolta au feminin nel mondo della sit com e anche di aver definitivamente sdoganato il sesso tra i topic vaginali, per carità. Ma per l’appunto, è fiction.

La verità è che Carrie Bradshaw non esiste, anche se a tratti l’abbiamo amata e a tratti l’abbiamo odiata e a tratti l’abbiamo compatita e a tratti l’abbiamo invidiata.

Di sicuro, io non le assomiglio. Se non altro perché ho molti più kg e molte meno scarpe di lei.

***

Detto ciò, non mi resta che augurare (a chi ancora deve farle) buone ferie!

Riposatevi, rilassatevi e statemi splendidamente bene.