La Quarta Fase dell’Amante

Quando sei stata un’Amante Veterana, cioè sei passata per Le 2 Fasi dell’Amante, e poi per la Terza, e hai finalmente raggiunto la Quarta e ultima fase, che poi è un attestato che consegui a vita, una specie di laurea ad honorem in Merda Sentimentale, e ti trovi a parlare con le Matricole,  quelle cioè che per la prima volta nella loro vita si misurano con la discutibile posizione di essere “l’altra”, provi a dar loro tutti gli strumenti in tuo possesso, affinché si traggano in salvo prima che lo tsunami di fogna le travolga.

Tuttavia, poiché generalmente la cosa più utile che si fa con i consigli è ignorarli, si tratta spesso di un dispendio di energie fine a se stesso, un po’ come quando hai avvistato l’Iceberg e urli al Titanic di virare, “VIRA, TUTTO A BABORDOOOO”. Ma sappiamo benissimo qual è stato poi il destino dell’inaffondabile transatlantico. Resta il fatto che noi, che siamo qui di vedetta e guardiamo le nostre colleghe inciampare una dopo l’altra negli stessi errori che abbiamo commesso noi, per i quali adesso abbiamo un gigantesco MAI PIÙ tatuato nell’anima, noi che ormai decliniamo le avances degli uomini impegnati con la stessa scrupolosa cura con la quale eviteremmo di contrarre la lebbra, non possiamo fare altro che mettere il nostro know how a disposizione delle più inesperte reclute della battaglia amorosa.

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1. Il fatto che lui non ti abbia mai parlato di “avere una tipa” (dove tipa può significare qualunque figura femminile compresa tra un campionario di trombamiche e la moglie con la quale ha procreato una squadra di rugby) non significa che quella tipa non esista. Chiedere è lecito. Domanda esplicita, diretta, secca. La formula che io uso generalmente è “Sei sposato/fidanzato/convivente/padre/single-del-genere-non-mi-avrete-mai?”. Questo perché gli uomini appetibili, single e intenzionati ad avere una relazione, lo abbiamo detto diverse volte ormai, sono frequenti e facili da esperire quanto l’aurora boreale.

2. Ti dice che no. Non c’è nessuna. O meglio, niente di serio. Molta, molta attenzione a quel “niente di serio” perché la storia ci insegna che per ogni uomo che vive “niente di serio” con una donna, esiste una donna che fa progetti nuziali, immobiliari e genetici con lui. Oppure una ex con cui è in pausa di riflessione, che ci spera ancora un casino, che è la migliore amica di sua sorella, che sua madre la chiama per nome e con la quale lui – con buona approssimazione – si vede ancora. Non dico che dobbiate licenziarlo immediatamente, non siate la Gestapo dell’Amore, la vita di nessuno è realmente il deserto dei tartari, dai su, non pretendiamo l’assurdo, neppure la vostra lo è. Però ecco, non prendiamo per oro colato tutto. Una volta che abbiamo posto la domanda (punto 1), proviamo a capire se la risposta è sincera. Teniamo alta la guardia. Non viviamo nel mondo dei folletti e dei minipony. La gente mente. Lo fanno gli uomini e lo facciamo pure noi donne. Non dobbiamo approcciarci al mondo con radicale sfiducia, ma neppure credere al Mago Do Nascimento. Quindi, senza diventare inquisitorie, se sul sedile posteriore della sua macchina c’è un seggiolino per bambini (che magari è per suo nipote eh), almeno notiamolo. Se quando andiamo da lui, in bagno troviamo una maschera per capelli all’olio di Argan e lui è calvo, una domanda facciamocela. Se ci sono due spazzolini, due accappatoi, un pacco di assorbenti che fa bella mostra di sé (quindi ovviamente non aprite mobili, che sareste pazzeh, dico se è proprio lì), o qualunque genere di indizio che dimostri chiaramente che in quella casa c’è una donna bene insediata, sul serio, facciamo resuscitare dal coma la Angela Lansbury che è dentro di noi (specialmente se è tipo luglio e la compagna è stata provvidenzialmente spedita in Riviera a far fare un po’ di mare ai pargoli, che il mare fa bene ai bambini, si sa, e lui è rimasto nella calura metropolitana dove si consola con tutte le vaginesingle e non – in cui inciampa). Così come, se si fa sentire durante l’orario lavorativo e la sera sparisce, badiamoci. Idem se si smaterializza ogni cazzo di weekend. Per carità, può pure andarci benissimo un ménage del genere, ma almeno che siate consapevoli e non vi facciate prendere per il culo. Che poi quando siete coinvolte è un casino tirarsi fuori da queste situazioni, e levarsi di dosso il senso di stupidità per essersi fatte prendere in giro (era fidanzato/sposato e non me l’ha detto), è più difficile che buttare giù i kg di troppo dopo le festività.

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3 Altra ipotesi è che ti dica che in effetti sì, un rapporto ce l’ha, ma naturalmente in crisi. Una storia sulla via del tramonto. Una relazione senza futuro. Si stanno lasciando. È questione di tempo. Mesi. Giorni. Minuti. Guarda se non lo interrompevi lui proprio in quel momento stava andando a lasciare la moglie! Se voi non farete la cosa più intelligente da fare in quel momento (cioè girare i tacchi e andarvene liete per altri peni), probabilmente inizierà a raccontarvi cosa non va bene della compagna, che vogliono cose diverse, che si sono amati ma ormai le cose non funzionano più, che si sente incastrato in una vita che non è la sua e che vuole riprendere in mano il coraggio e tornare a VIVERE. Bla. Bla. Bla. Amiche, abbiate chiara a mente una cosa: quasi nessun uomo vi dirà mai “sì, in effetti con la mia partner va tutto bene, solo che sai, ogni tanto ho voglia di farmi una ciulata diversa, che la quiete è un poco noiosa, e quindi niente, chiaviamo?“. Loro sanno perfettamente che il deal che vi propongono non è vantaggioso (lo è solo all’inizio, un investimento che rende un casino nell’immediato e che vi manda in bancarotta emotiva sul lungo periodo), quindi devono tendenzialmente farcirlo bene. E spesso sono bravi. Spesso sono COSì BRAVI che si convincono anche loro. Finché la bolla non scoppia e non subentra la realtà.

4. La realtà generalmente è che NON la molla. E voi ci perdete X mesi se non anni, intere porzioni di vita, lustri in cui darete del lungo ad altri papabili candidati, perché sarete in stand by ad attendere il vostro grande amore che però, eh aspetta, oggi ha avuto una giornata difficile in ufficio, non posso parlarle; domani cade sua madre, neppure; dopodomani lei è in premestruo e rischia d’ammazzarlo, e tu vuoi metterti con un uomo morto? No certo che no, meglio aspettare. E poi il giorno dopo muore il suo gatto Ciccì, che aveva 45 anni, il momento è delicato. Fino al giorno in cui: eh niente, è incinta, avremo un bambino, ma no non ti ho mentito, non andavamo a letto insieme da secoli, è successo solo una volta, era il suo compleanno, e comunque zero attrazione, la libido è morta, lo sai che amo te. Certo. Morta come muore il vostro cuore che, per carità, resusciterà, ma dopo anni di psicanalisi e fisioterapia che per rimettervi in piedi l’anima e la fiducia nel genere maschile ci vorrà quasi la divinazione.

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5. PEGGIO MI SENTO: la molla davvero. Lì voi pensate, povere illuse, che arrivi il bello, che finalmente starete insieme. POVERE ILLUSE. Chiariamo una cosa: rompere una coppia NON è un fatto auspicabile, neppure se l’oggetto del vostro desiderio ci è incastrato dentro. Quando la rottura si compie (TRANNE RARISSIMI CASI, le eccezioni che confermano la regola) viene il peggio: il senso di colpa, la guerra dei roses, il fallimento, le famiglie, la casa co-intestata, gli amici in comune, un intero sistema sociale che se va a mignotte. Anzi a mignotta, cioè te, perché è questa la description che accompagnerà il tuo nome per lungo tempo. Lo ami così tanto che non ti interessa? Eccellente. Sappi però che un conto è essere amanti, un conto è vivere la vita vera. Un conto è crogiolarsi in un’alcova di desiderio e impossibilità, di struggimento e zero-responsabilità, BEN ALTRA è assumere un ruolo, scendere in campo e giocare una partita (per vincerla). Vale tanto per te quanto per lui. Può diventare tutto meraviglioso all’improvviso (seh vabbeh), puoi ritrovarti in un incubo e chiederti come cazzo ci sei finita (e, darling, risponderti che ci sei finita con le tue gambe, sarà il riscontro più duro da dare a te stessa). Ora, lo so che il mio ti sembra terrorismo emotivo, che in fondo stai solo andando a prendere un caffè, non c’è niente di male. Che in fondo vi scrivete e basta. Che in fondo tu gestisci tutto benissimo. Che tu non vuoi rompere la sua coppia. Che smetti quando vuoi. Blablabla. Per questo leggi qui.

6. Le persone non escono dalle rotture che sono proprio primule a primavera. Specie se di mezzo ci sono avvocati, cause, alimenti, danni morali. Specie se di mezzo ci sono figli. Pensaci, cazzo. Pensaci. Pensaci per lui (saprà reggere tutto questo? è davvero così forte e così convinto?), pensaci per te (vuoi davvero accollarti un accumulo di macerie? Lo ami abbastanza da ricostruire insieme quello che resta di lui? Se sì, procedi. Se no, o non ne sei proprio sicura, Ctrl + Alt + Canc, uscita forzata e via).

7. Se resti lì, sappi che ti toccherà spalare una quantità inaudita di merda. Sappi che lei ti odierà, e tu odierai lei, in una specie di allucinazione emotiva nella quale finirai persino col dimenticare che sei tu l’abusiva, non lei. Quando parlerai di lei con le tue amiche trapelerà il disprezzo dalle tue parole, per una donna che neppure conosci se non attraverso i racconti alterati del suo compagno fedifrago. E saranno racconti dei quali non dubiterai, perché sarai totalmente obnubilata. Ma ricorda che senti sempre solo una delle campane.

8. E l’unico fatto concreto, che hai sotto gli occhi e che potresti valutare, fingerai di non vederlo. Il fatto, incontestabile, che l’uomo che presumi di aver scelto tra tutti gli uomini che popolano il pianeta Terra, quello che presumi d’amare così tanto, che ti sembra il migliore per te, il più desiderabile tra i desiderabili, è un uomo che ha mentito e ha preso per il culo un’altra donna. Non una qualsiasi. Quella che teoricamente amava e rispettava di più. Quella con la quale spartiva il tetto e il talamo, con la quale magari ha messo al mondo dei figli, con la quale ha sottoscritto un contratto (perché il matrimonio è un contratto), firmando che si sarebbe preso cura di lei per sempre. Ora, per carità, le storie finiscono, gli amori pure e le convivenze anche. Le famiglie s’allargano. Viviamo tutti in questa continua dinamica fluida delle relazioni, nella quale non esistono più punti d’approdo definitivi, e questo non è necessariamente un male. Però, ricordalo, ci sono modi e modi, anche per chiudere una storia. E ai suoi modi, quelli che usa con la sua partner, ti prego di fare caso. Perché il modo in cui un uomo tratta le sue ex, è il biglietto da visita che ci fa capire come tratterà (o potrebbe trattare, un giorno) noi.

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9. L’aspetto generalmente più avvincente di queste situazioni, apparentemente trascurabile ma che nella sua sostanza rivela il paradosso di questi affair, è che tu nel giro di poco probabilmente ti troverai a essergli fedele. Cioè non andrai con altri. Non indirai una gara d’appalto per accaparrarsi la tua virtù. Al contrario, diventerai ligia e monogama, votata a questo amore in un regime non-detto (perché raramente il tema si affronta apertamente) di monogamia. L’apogeo di follia, molto comune tuttavia, si raggiunge quando lui inizia persino ad essere geloso di te. Una gelosia che ti lusingherà persino all’inizio, facendoti pensare che “ehi vedi che ci tiene“. Stronzate. È possesso, manipolazione, alterazione dei fatti: non devi alcuna esclusiva a uno che ogni notte dorme nel letto con un’altra persona. TATUATELO.

10. Tu mi dirai che in realtà tutti questi punti non corrispondono alla tua situazione. Perché tu non sei innamorata di lui, non sei mica stupida, non fai alcun progetto (e generalmente sappi che non se ne fanno mai, semplicemente a un certo punto le cose sfuggono al controllo). Tu mi dirai che lui però ti fa sentire speciale, per quegli scampoli di vita che condividete, perché è l’uomo più piacevole che tu abbia incontrato negli ultimi 5 anni e scusa se a un certo punto anche tu hai voglia di passare un po’ di quality time con un pene. Che non è mica colpa tua se sono già tutti presi. Che tu lo rendi un marito migliore, perché anzi lui con te sta bene quindi torna a casa e sopporta meglio l’oppressione della routine. Che siete solo due adulti consenzienti e che – tutto sommato – non fate del male a nessuno. E a questo ti rispondo che – a meno che non sia davvero solo e soltanto sesso animale (mah…) – va bene, hai ragione, continua pure, fino al giorno in cui sarà il tuo compleanno e lui non ci sarà; fino al giorno di Natale, che festeggerà a casa dei suoceri mandandoti gli auguri di nascosto; fino al Capodanno, quando partirà con lei e sparirà. Ma ehi, tu sei forte. E sarai forte sempre, finché un giorno non vedrai comparire sul suo smartphone la chiamata in arrivo di lei, che è salvata in rubrica “Amore“. Finché non ascolterai per caso una telefonata tra loro, nella quale lui sarà affettuoso e noncurante, tenero e falsissimo e non potrai in alcun modo fingere di non accorgertene. Non sentire un brivido d’orrore per la sua doppiezza. E in quel momento, anche se probabilmente non lo farai, vorrei tanto che dessi ascolto al tuo istinto di sopravvivenza e lo mandassi a cagare.

E sì, certo, esistono ALCUNI casi in cui delle storie iniziano clandestine e poi si stabilizzano, durano, vivono liete e feconde. Ma sono eccezioni che confermano la regola. E la regola è quella testé illustrata. Potete avere la presunzione di essere eccezionali, purché siate pronte ad accettare poi la media e la mediocrità degli esiti.

Insomma, nella Quarta Fase dell’Amante assomigli un po’ agli ex eroinomani, o agli ex bulimici/anoressici, che adesso vanno in giro a fare campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica, ma soprattutto per dire a chi sta vivendo la stessa difficoltà, che ce la si può fare, ma che per uscirne bisogna volerlo.

Insomma, sei una specie di testimone e testimonial dello sfacelo emotivo. Ma sei anche una reduce. Sei una sopravvissuta. Sei una che dopo essersi ferita in trincea, conosce il valore inestimabile della pace. Anche in amore.

ps: ovviamente, sia chiaro, non solo le donne sono amanti, non solo gli uomini tradiscono, la cosa può valere anche a ruoli invertiti, con i dovuti distinguo, e blablabla, state sereni, lo sappiamo.

15 Tipiche Frasi da Maschio

L’amore è un casino, le relazioni dovrebbero essere a pieno diritto inserite tra le discipline olimpioniche e quelli che riescono a farle funzionare davvero, in maniera più sana che malata, dovrebbero essere insigniti di una medaglia al valore. Perché il rapporto tra uomini e donne è complesso, lo è tra gli esseri umani in generale, figurarsi tra due entità formalmente ascritte allo stesso regno animale ma sostanzialmente diverse. E, sia chiaro, questo non vale solo all’inizio delle relazioni, quando è tutto da capire e da vivere, da scoprire e da definire. Dopo è anche più difficile perché, superata la luna di miele, il fomento e l’esaltazione amorosa, la vita va avanti. Gli eventi si compiono e spesso prescindono dal nostro volere. Si cambia, e la sfida diventa restare insieme, attraverso quei cambiamenti. Adattarsi e incastrarsi, sopravvivere, accettare il tedio, reinventarsi, essenzialmente trovare un equilibrio e riuscire a farlo in due.

In questo accidentato ma anche esaltante (…) percorso emotivo, spesso, diciamo e ci sentiamo dire frasi che sono quanto mai rivelatorie del fatto che ehi-forse-no-forse-stai-facendo-un-investimento-emotivo-del-cazzo. Però, insorditi dall’amore (che a quanto pare invalida molti sensi, a parte la vista, per cui ci persuadiamo per esempio del fatto che un primate sia bellissimo), non ce ne rendiamo conto e a fronte di questi sgradevoli input non generiamo il più saggio e auspicabile degli output (ossia “Vai a defecare”).

Facciamo alcuni esempi e mettiamo in chiaro che sì, ok, questo è un blog con una prospettiva femminile ma è assodato che fenomeni del genere si verifichino anche al contrario. Chi di noi non ha mai proferito le celebri formule “Non sei tu, sono io” oppure “Meriti di meglio, qualcuna che riesca a vivere una storia al 100% e io ora non riesco perché purtroppo sono ancora coinvolta dal mio ex tossicodipendente, ricercato, stupratore seriale di babbuini“? Tutte, quindi sì, non è che noi siamo sempre le sante e gli uomini sempre gli infami, sì, sì, lo sappiamo già, grazie, ora possiamo entrare nel dettaglio delle frasi che ci siamo sentite dire? Grazie assai.

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1. Ti voglio bene –> questa va benissimo se avete 16 anni o se a pronunciarla NON è uno per cui state sotto come una miniera di zolfo da quando Natalia Estrada era ancora sposata con Giorgio Mastrota. Attenzione, esiste anche una pericolosa variante che è “Ti sono molto affezionato“, che è a sua volta perfetta se siete un bulldog francese, un canarino, un pesce rosso o un gatto persiano esotico (avete presente quelli buffissimi che pare abbiano sbattuto il muso contro una parete di cemento armato? ecco quelli). No santo cielo, non stiamo dicendo che vogliamo che gli uomini ci dichiarino amore eterno al primo bicchiere di vino. E sì, lo sappiamo, l’amore si dimostra, non si dice. Certo. Tuttavia se stiamo con qualcuno per anni e questo non riesce a dirci che ci ama, la cosa non è che ci faccia strippare di entusiasmo. Specialmente se noi lo guardiamo e ci immaginiamo che faccia avrà da vecchio, quando i nostri figli saranno all’università a studiare, chessò, medicina o ingegneria.

2. Forse mi stai dando troppa importanza –> hai ragione, scusami. Ci frequentiamo, scopiamo, usciamo, parliamo, ridiamo, andiamo al cinema, conosco i tuoi amici e tu conosci i miei, ma sì, hai ragione tu, non vorrei mai ti venisse l’ansia e pensassi che ti sto sopravvalutando, considerandoti un maschio bianco, in età adulta, in salute, capace di intendere e di volere. Perdonami, mi impegnerò a trattarti per quello che sei: un pene con attaccate due braccia e due gambe.

3. Sono fatto così –> questa è la Wish You Were Here delle frasi di merda, l’immancabile, intramontabile evergreen nel quale tutte, almeno una volta nella vita, ci siamo imbattute. Talvolta può essere seguita da “Sono fatto male, come sono fatto male”. Ricordate di trattenere qualsiasi impulso a esercitare su di lui i frutti del vostro corso di kick-boxing. Voi siete comunque contrarie alla violenza fisica.

4. Ci stiamo solo frequentando –> questa era molto à la page anni addietro. Oggigiorno non c’è nemmeno più bisogno di esplicitare simili concetti, la cui espressione può facilmente essere affidata a quel fertile terreno per le paranoie tra uomo e donna: whatsapp. Le doppie spunte blu senza risposta, in un senso o nell’altro, dicono più di mille parole. Ma anche le spunte grigie, con il tipo (o la tipa) online da ore, che tuttavia non si degna di visualizzare e rispondere. Gli orari di accesso e una serie di altri strategici indizi che ci consentono di dire, attraverso questa digitale forma di comunicazione non verbale: a me, di te, fotte sega.

5. Sto molto bene da solo –> quintessenza del paraculismo, questa frase viene proferita soprattutto all’inizio, sovente accompagnata da locuzioni accessorie, importanti per amplificare e sottolineare il messaggio subliminale (se vuoi si ciula, poi anche ciao) del tipo “È un periodo un po’ così” e “Ho bisogno dei miei spazi“, detta come se i suoi spazi fossero la Polonia e voi foste Hitler nel 1939. Anche nella variante “Ho bisogno dei miei tempi” che, per piacere, non mettetegli prescia al ragazzo, il cuore è come l’intestino: c’è chi ce l’ha pigro, chi ce l’ha lento, c’è chi ha bisogno del bifidus actiregularis e chi soffre di meteorismo sentimentale e ogni volta che apre bocca è come se facesse una scoreggia.

6. Si è scaricata la batteria —> anche questa è stata un must della nostra giovinezza, spesso alternata con “Non c’era campo” ed evolutasi poi in “Ho finito i giga”.  Per carità, non è detto che siano sempre affermazioni false. Ma noi sappiamo quanto vorticoso può diventare il moto centripeto delle nostre ovaie di fronte a simili esternazioni, specialmente se c’era in sospeso un “ci vediamo”, “ti faccio sapere”, “ci aggiorniamo dopo”.

7. È un cesso, non mi piace —> nei casi migliori viene detta su un esemplare random di vagina che piace notoriamente a tutti, ma proprio a tutti tipo la pizza, gnocca superior, di quelle che quando passano per strada trascinano con sé una scia di sguardi ammaliati di uomini che vorrebbero sdraiarle e di donne che vorrebbero rubare loro l’identità. Ma a lui no, a lui non piace. Di faccia è carina ma è cicciona o, nei casi più esilaranti, “è TROPPO MAGRA“. Si tratta dei momenti in cui il maschio crede così fortemente nelle proprie facoltà da decidere arbitrariamente di poterci prendere per il culo. Viceversa, nei casi più macabri, la suddetta frase viene proferita in merito a quella con cui lui si metterà dopo essere stato con voi. Tipo “Ti piace quella, lo so” – “No, non mi piace, è brutta di faccia”, questo finché non si misero insieme e vissero felici e contenti, prima che lui la tradisse, come ha tradito tutte le donne prima di lei e come tradirà tutte quelle che a lei seguiranno.

8. Ti stai facendo un film —> spesso completata dal “sei pazza”, che notoriamente è la prova incontrovertibile del fatto che no, non sei pazza, forse ci stai vedendo giusto.  Se, per caso, arriva a essere aggressivo con versi endecasillabi tipo “Hai rotto il cazzo”, arricchiti dal rinforzativo “è solo un’amica/collega” potete giocarvici le Louboutin. Avete ragione voi.

9. Non sono pronto per una relazione seria —> Povero cucciolo d’uomo. Hai solo 38 anni del resto. Sei piccolo. È giusto. Scusami, non volevo gravare sulla tua già complicatissima esistenza con la mia presenza. Guarda, chiamami quando hai l’esigenza di fare alle tue gonadi ciò che si fa a inizio inverno ai radiatori. Nessun problema. Let’s take it easy. Tranqui, non mi disturberà che domani incontrerai un’altra e ci andrai a convivere e la chiederai in moglie nel giro di 1 mese. Figurati. All the best a entrambi.

10. Non è scattata la scintilla —> e le farfalle nello stomaco le senti? E le campane in testa? E le mezze stagioni esistono ancora? Cosa mi dici, a questo punto, di Venezia? Secondo te, il troppo stroppia? Ma soprattutto: hai 15 anni? O forse non sono abbastanza bella? Mio dio, scusami se non sono Eva Riccobono.

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11. I patti erano chiari —> Certo, lo sapevi. “Io non ti ho mai promesso nulla” (ciò che diceva a letto non conta ovviamente, poiché coitus vincit omnia). Lo sapevi che aveva qualche tipo di handicap. Lo sapevi che non era monogamo, lo sapevi che aveva un’altra relazione, lo sapevi che era un bugiardo fedifrago seriale. Lo sapevi, te lo dice, lui è uno stronzo, non puoi aspettarti che uno stronzo si trasformi in un muffin al cioccolato.

12. La mia ex… —> Qualunque frase che includa “la mia ex”, specialmente se viene fuori al primo appuntamento, è come una sirena dei pompieri in mezzo al traffico: fate largo e lasciatelo andare via.

13. Calmati –> Ok, adesso puoi iniziare a innervosirti sul serio.

14. Stai facendo tutto da sola –> Che già è di per sé una frase di discutibilissimo gusto, nel senso che se stiamo discutendo no, non sto facendo tutto da sola, come minimo mi stai rispondendo e non lo stai facendo in modo appropriato. Tuttavia, non essendoci notoriamente limite al peggio, è facile che essa venga immediatamente integrata da: “Hai il ciclo?“, come se avere il ciclo ti rendesse necessariamente un cerbero a 3 teste con il quale è impossibile intrattenere alcuna forma di civile dialogo. Il ché è parzialmente vero, certo, ma anche quando abbiamo il ciclo viviamo nel mondo, usciamo, lavoriamo, interagiamo con esseri umani terzi. Quindi non è che siccome ho il ciclo, ho sicuramente torto. Esistono discussioni in cui io posso essere mestruata e tu puoi comunque essere un pirla. Questo sia chiaro.

15. Ti amo a modo mio —> Qualcuno ha avuto da ridire su questo punto, sostenendo che si ama per forza a modo proprio. No, babies. Si ama in un modo condiviso, l’amore presuppone un destinatario, una controparte, qualcuno a cui quell’amore deve essere trasmesso, secondo un codice e dei canali che gli siano comprensibili. Si ama nel modo nostro, e nel modo dell’altro. Perché l’amore è un incontro, perché se quell’amore non riusciamo a esprimerlo è un sentimento abortito e storpio,  un esercizio edonistico e narcisistico, è un vezzo stilistico, è retorica, suggestione, masturbazione, quello che ve pare, ma non è amore.

E poi, al netto di queste frasi universali, ognuna di noi ha una sua specifica casistica. Personalmente annovero nel mio album degli orrori sentimentali chicche come “Aspettami ma non aspettarmi” (?), “Devi accettare...” (devo?!) e, dulcis in fundo, “Ti ho messa in panchina”.

…che poi, se hai Maradona in squadra e lo metti in panchina, il problema è che sei proprio un allenatore di merda.

La Terza Fase dell’Amante

Sono andata a cena con una mia amica, una di quelle conosciute in questi anni milanesi che però mi pare di conoscere da una vita, come se avessimo fatto le scuole insieme e ci fossimo raccontate tutto dei primi fidanzatini, anche se – di fatto – non è stato così. È una di quelle amicizie adulte, che per empatia e affinità, ha saputo radicarsi abbastanza, ed è uno di quei rapporti che chiamo ad esempio quando sento dire che l’amicizia tra donne non è possibile.  Fatto sta che la mia amica ha recentemente (e dolorosamente) chiuso una storia clandestina durata più di due anni, infarcita delle solite aspettative dolosamente alimentate e puntualmente disattese. Così, mentre mangiavamo un piatto tipico della tradizione gastronomica meneghina (un veggie-burger) mi è venuto in mente che, dopo aver parlato in passato delle 2 Fasi dell’Amante, fosse giunto il momento di riaprire il controverso argomento e parlare della Terza (ed ultima) Fase dell’Amante, che segna il termine di quegli amori di contrabbando, che non hanno alcun valore legale e alcuna cittadinanza, e che alcune di noi si trovano a vivere. Tema sul quale, non lo nascondo, ho anche una personale e pregressa expertise .

La Terza Fase dell’Amante (TFA, d’ora in poi) è l’atto conclusivo, che non è dato sapere quanto durerà, e consiste in tutto ciò che si verifica dal momento in cui capite che nulla di ciò che EGLI ha promesso si realizzerà: non vivrete mai insieme, non mollerà la moglie o, nei casi più grotteschi, la mollerà per stare con voi, ma poi si metterà con un’altra (sì, succede anche questo).

Sovente accade, inoltre, che tutte queste preziose deduzioni voi dobbiate farle in autonomia, spulciando i suoi account social (che poi bloccherete perché non ne potrete più di avvelenarvi il fegato), in quanto l’Uomo Feccia (UF, d’ora in poi) non avrà la dignità di dirvelo, guardandovi in faccia, o mandandovi un telegramma, o un whatsapp, o una nota audio. L’UF lascerà che siate voi a comprendere e ad agire, perché ha gli attributi con la retromarcia, due minuscole concavità laddove un uomo degno di tal nome dovrebbe averci le palle. E, spesso, interrogato in maniera precisa e chirurgica (Stai con quella?/Stai tornando con lei?), lui negherà. Negherà guardandovi negli occhi, negherà muovendosi su e giù tra le vostre cosce, negherà anche di fronte all’evidenza (dove con “evidenza” si intendono le fotografie pubblicate su Instagram con didascalie tipo “love, lovvissimo, superlove, iperlove” e altre amenità di tale caratura – il giorno che mi fidanzo e inizio a fare lo stesso, per cortesia, defollowatemi in massa).

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Non usiamo edulcorate perifrasi e diciamolo chiaramente: la TFA è una merda e uscirne non è semplice. I principali sintomi che ci consentono di diagnosticare questo stadio della malattia amorosa sono i seguenti:

1. Ammorbamento –> fai un soufflé dei coglioni di tutti i tuoi amici e amiche, raccontando loro quanto faccia schifo lui, quanto sia paradossale e surreale e inconcepibile il modo in cui ti ha presa per il culo, e il modo in cui tu gli hai concesso di farlo. Perché tu ne eri consapevole, naturalmente, ma hai scelto di credergli. Credergli quando ha detto di amarti come mai nessuna nella sua vita, quando ha detto di non volerti perdere mai più, quando ha detto di voler vivere con te, di volerti dare un figlio e prendere una casa più grande, con un terrazzo e una grande libreria, e un giradischi per ascoltare i suoi vinili e, naturalmente, un bel gatto di quelli sontuosi che avrebbe dormito ai piedi del vostro letto, ogni santa notte. I tuoi amici saranno accondiscendenti ma, fondamentalmente, penseranno: “cosa cazzo t’aspettavi da uno così?” (cioè: perché t’aspettavi correttezza da uno che è stato scorretto con la sua compagna?). E c’avranno ragione. Completamente ragione. Quindi passerai allo step successivo.

2. Negazione –> non parlerai più in alcun modo dell’UF. Ti darai ad altri hobby, altre passioni, cambierai le tue abitudini, dopo almeno un paio di mesi passati in uno stato larvale chiusa in casa. E farai finta che non sia esistita questa enorme e devastante parentesi della tua vita. Uscirai con altri uomini e spererai che chiunque tu abbia di fronte non ti faccia domande sul tuo passato sentimentale, che è un passato che non vorresti avere, che è un vissuto che duole, che ti causa imbarazzo, e livore, e vergogna. Probabilmente inizierai un percorso di psicanalisi, ma non è detto.

3. Subconscio –> anche quando tu avrai fatto in modo di eliminare la sua presenza formale dalla tua vita, il tuo cervello continuerà a tenderti tranelli continui. Perché se puoi (con fatica) dominare i pensieri durante la veglia, non puoi farlo nel sonno. E così, proprio come avviene con le più subdole tossicodipendenze, tu continuerai a sognarlo. Sognerai lui. Sognerai sua moglie. Sognerai la nuova tipa. Sognerai di parlarci. Di discuterci. Di farci una lotta nel fango. Di tirartici i capelli. Di spiegarle che è successo perché lo amavi, perché l’hai amato per buona parte della tua vita, perché sei stupida, anche se tutti ti considerano particolarmente intelligente.

4. LoveLeaks –> Sentirai un impulso fortissimo a contattarle e a raccontare loro tutto. A inondarle di screenshot non richiesti, e foto, e prove che dimostrino che non sei pazzah, che non sei una Circe, che non hai circonvenuto un incapace di intendere e di volere. Tutt’altro. Che è stato lui a proporti scenari di vita possibile insieme. E che lui è un UF, che ricicla sempre le stesse idee, le stesse fandonie, le stesse promesse, che finge di mantenere e non mantiene. Che nasconde, che dissimula, che scopa una e poi l’altra, e mente a una, e poi all’altra. E in qualche maniera tutte ci credono, ottenebrate dal potere della Santa Minchia. Ma starai zitta. Perché noi donne in questi casi ci odiamo tra noi, invece che ascoltarci. E lasciamo terreno fertile per le loro rielaborazioni e distorsioni storiche dei fatti. E siamo piene di criminali sentimentali che vagano a piede libero nelle nostre vite, mentre noi non collaboriamo e non condividiamo il nostro know how sul loro livello di pericolosità.

5. Sclero –> In ultimo, avrai voglia di chiamarlo, così, all’improvviso e urlargli a voce che ti fa schifo, che è un essere immondo, che è la peggiore sciagura che ti potesse capitare, che non sai come possa guardarsi allo specchio, e dormire, e ridere, e fumare, e scopare, e mangiare senza che la vita gli vada di traverso. Avrai voglia di dirgli che lo odi, che lo disprezzi, che ha deluso tutte le persone della sua vita, che è un povero fallito, che ti ha rovinato l’esistenza e che odi anche te stessa per averglielo lasciato fare. Ma anche qui, starai zitta, perché ti hanno insegnato che la cosa più intelligente da fare con la merda è tirare lo sciaquone, di certo non impastarci le mani dentro. Perché pensi che passerà, che questa carogna se ne andrà, che prima o poi riuscirai a ripulirti e ad assolverti.

L’unica cosa davvero utile che bisogna fare in caso di TFA è rompere il proprio pattern di pensiero e guardare le cose da fuori. Ed è una roba che dovete fare da sole, che non servirà che vi dicano le vostre amiche, le vostre madri, o le vostre blogger di riferimento. Ciò che dovete fare è pensare che con quell’uomo lì, a dispetto delle suggestioni vaginali che vi annebbiano le facoltà cognitive, al di là dell’amarezza che nutrite hic et nunc, oltre la delusione e il senso di sconfitta che provate e che è normale, ebbene voi con quell’uomo non sareste state felici mai. Avreste vinto una battaglia, ma perso la guerra. Perché gli UF sono investimenti fallimentari, truffe emotive belle e buone, alle quali abbiamo la responsabilità d’esserci prestate, ma dalle quali la sorte ci ha dato la possibilità di salvarci.
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Ed è per questo che quell’altra, che sia la pre-esistente o una new entry, quella che sta con lui adesso, quella che avete soprannominato nelle varianti più creative (da WcNet a Rutto di Satana), quella che state a guardare se sia più bella o più brutta di voi, più giovane o più vecchia, più magra, più grassa, più alta, più simpatica, più intelligente, ecco quella non è una vostra rivale. È solo una disgraziata, una poveretta, una che ha perso in partenza, tradita prima ancora d’essere amata, raggirata da principio da quel genere d’uomo capace di mentire a chiunque, incluso se stesso. È una come voi, che ha la colpa di credere alle menzogne di un UF e che forse avrà il privilegio di non accorgersi mai di quanto pusillanime sia il soggetto che s’è messa accanto. Forse avrà il privilegio di non capire mai che è solo l’ennesima comparsa di una messinscena già nota, sempre uguale a se stessa, con un copione già scritto, con gli stessi viaggi, le stesse canzoni, le stesse battute, le stesse bugie e gli stessi inesorabili fallimenti.

Ma non dovete menargliela, sia chiaro. Auguratevi che siano felici. Auguratevi che siano fatti della stessa materia, così che possano percorrere un lungo tratto di vita insieme. Nella consapevolezza che questo a voi non fa differenza. Perché voi appartenete a un altro genere di essere umano.

E questa è un’evidenza per la quale non ci sono colpe né meriti da attribuire.

È un fatto, che vale oggi e varrà anche domani, quando la rabbia vi sarà passata.

Perché, statene certe, passerà. Ci vorrà tempo, ma passerà.

E, vi prego, non condannatevi. Vogliatevi bene, non dico amarvi alla follia, ma almeno cercate di starvi un po’ simpatiche. E fatevi un detox emotivo. E trovate il modo di venir fuori da questa TFA. E guardate avanti.

E credeteci, che essere single sia un’opzione più dignitosa che avere accanto un UF. Ma anche essere una militante di Comunione e Liberazione, una Scientologist o una che vota Salvini. Tutto è più dignitoso, che avere accanto un UF. Prima non lo sapevate, adesso sì.

E ricordate che, senza un UF che interferisca – in maniera deleteria – con la vostra vita, avrete più possibilità di incrociare e apprezzare un Uomo Normale (UN, d’ora in poi). Non subito, perché dovete prima riabilitarvi da questa dissenteria sentimentale. Ma gli UN probabilmente esistono e probabilmente sanno vivere con coerenza, probabilmente sono emotivamente presenti a se stessi, non completamente egoriferiti e inghiottiti dal proprio sterile narcisismo. Probabilmente non sono solo dei vuoti a perdere, inadeguati alla vita, drammaticamente insicuri e perennemente bisognosi di conferme alla loro puerile vanità.

Probabilmente esistono e sono alla vostra altezza.

A patto che voi scegliate di essere Donne Sane. 

Donne che per sé vogliono il bene. E lo vogliono per davvero.

E succederà così, che un giorno vi sveglierete e vi accorgerete che la TFA è finita.

E che faceva tutto parte di un viaggio, la cui meta non era un uomo mediocre e vile.

Abbiate fede.

Le 2 Fasi dell’Amante

L’altra sera ero a cena a casa della mia amica Janis, che è una che se vi dico gagliarda, vi dico poca roba. Ce la raccontavamo, bevendo e magnando, quando mi dice che era andata a cena con delle sue amiche la sera prima e che, delle 5 persone sedute a tavola, erano in 3 ad avere una relazione stabile con un uomo impegnato. Il dato era assolutamente in linea con la mia tesi per cui più della metà delle donne è in maxi-offerta convenienza “2×1”, se non “3×1”. Alcune lo sono consapevolmente, altre lo sospettano, alcune vivono nel mondo della frutta candita e lo ignorano completamente.

Così ho deciso di superare la ritrosia che mi suscitava l’argomento e di parlarne, perché sono abituata a fare così, a parlare delle cose anche quando sono scomode, piuttosto che far finta che esistano solo le donne “felici e accoppiate” e poi, sull’altra sponda del fiume, quelle un po’ buffe e simpatiche e single. Che nessuna di noi è solo l’una o solo l’altra, che la femminilità è una roba assai più complessa e lo sappiamo già.

Dunque: essere amante. Io lo sono stata nella mia vita, più di una volta. Lo sono stata da innamorata persa, soffrendo che manco li cani, e lo sono stata sportivamente. Sono anche stata tradita. Ho anche tradito. Ho costruito, ho distrutto e ho praticato quasi tutte le posizioni del Kamasutra Sentimentale che vi possano venire in mente. Parlo, dunque, in virtù di esperienza personale e di testimonianze dirette di persone a me vicine.

Partiamo dal presupposto che essere amanti capita. Succede, banalmente. Come capita di cadere o di scuocere la pasta. E capita in continuazione. Capita, non a tutte, ma a molte. E sì, sarebbe bello se noi donne fossimo solidali, se facessimo cartello contro le continue e sfacciate avances degli uomini impegnati. Sarebbe bello se fossimo sempre capaci di resistere (anche quando siamo vulnerabili, anche quando siamo stanche, anche quando pensiamo che la nostra indipendenza sia al tempo stesso la nostra solitudine e scegliamo di vivere da donne libere e dunque di assecondare liberamente la nostra natura). E sarebbe bello anche se qualcuno ci desse una medaglia al traguardo per aver tenuto su le mutande per tutta la vita con qualunque uomo che fosse, a qualunque livello, impegnato con altra donna, dalla condivisione del talamo nuziale a quella della tessera Fidaty dell’Esselunga (poi però magari allestiamo un pool di psicologi e assistenti sociali che spieghi che il problema non è solo la responsabilità dell’amante, ma soprattutto la co-responsabilità del marito/fidanzato).

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Per cui, con il benestare di tutte le bravissime, santissime, morigerate e integerrime colleghe vagine che non si sono mai trovate in una posizione simile e mai vi si troveranno, mi sembrava interessante parlare di una condizione che noi donne spesso ci troviamo a vivere, ovvero quella di amante.

L’esperienza di essere amante è psico-antropologicamente costituita da 2 Fasi distinte: Fase Top e Fase  Bottom. Sia chiaro che dalla nostra analisi escludiamo le liason ludiche, più o meno occasionali e circoscritte, tenendo in esame invece quelle situazioni in cui una ripetuta serie di liason ludiche origina una vera e propria relazione parallela (in genere è una relazione se vi sentite frequentemente e se copulate con cadenza più o meno regolare).

FASE TOP –> è la prima, l’inzio, di variabile durata, in genere non supera i 10 mesi. La tentazione, il flirt, l’adrenalina, il cedimento. L’eccitazione. La trasgressione. La passione. In questa fase essere amante è gagliardissimo. Lui ti desidera da impazzire, sei tutto ciò che gli manca nella quotidianità, sembra che siate anime gemelle con cui la vita ha giocato, facendovi incontrare troppo tardi. Ma meglio tardi che mai. Libido. Hotel di lusso. Weekend fuori. Quanto sei sgamata tu, hai capito tutto, ti prendi il meglio: cene fuori, regali, sesso pazzesco e non devi nemmeno ascoltarlo la sera quando ti ammorba parlandoti dei problemi che ha avuto a lavoro!

FASE BOTTOM –> Non ti risponde al telefono, sparisce nei weekend, quando ne hai bisogno non c’è. Sei stupida. Meriti di più. Ti accontenti di poco. Quando avrai la tua famiglia? Perdi ancora tempo.  Sei entrata nella norma. Non hai un cazzo di eccezionale. Sei la seconda e vieni dopo le serate in famiglia, dopo il corso di equitazione di GianGiorgio Maria, dopo le vacanze a Cortina. Sai che vivo in questa situazione. Comprendimi. Dammi tempo. La lascerò. Con te sarà diverso. Piangi. Soffri. Lui è solo un cagasotto. Lo ami. Ti detesti. Lo detesti. Le tue amiche scelgono abiti da sposa. Tu sei l’altra. E’ una bella merda essere amante in questa fase.

Ciò che i più ignorano è che le due fasi sono immediatamente attigue. Non esiste, infatti, nessuna amante che sarà per sempre alle stelle e nessuna amante che sarà da principio alle stalle. Prima c’è il Top. Poi c’è il Bottom. E’ inevitabilmente così. E lo stesso uomo che ti aveva fatta sentire la donna più fottutamente agognata di questo pianeta marcio, potrebbe farti sentire la più disgraziata delle vagine del terzo mondo emotivo. Succede e basta, come naturale evoluzione di questo tipo di rapporti.

Esiste un momento, tuttavia, in cui potete ancora salvarvi, che è come alzarsi dal tavolo da gioco quando si è in attivo, per non perdere Filippo con tutto il panaro: quando vi dice “Ti amo” la prima volta. Dovete raccattare armi e bagagli e mollare. Perché è finita la partita, si è aperto al sentimento. Voi vi sentirete un po’ spaventate, sovreccitate, come delle Cenerentole post-moderne e disilluse che per un secondo muoiono dalla voglia di credere ancora alla Fata Turchina. Col cazzo! Armi e bagagli e mollare!

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Niente stronzate come “La mia vita”, “La tua vita”, “E’ un momento difficile”, “Voglio viverti” che a me “Voglio viverti” proprio mi faceva uscire il sangue dal naso. Se mi vuoi vivere, vivimi. Sai dove sono. Regolati di conseguenza. O pensi di vivermi tutta la vita nello sgabuzzino con gli ospiti di là?

Sia chiaro che per recidere a cavallo delle due Fasi, quando sarete all’apice, dovrete essere decise. Tagliare sul suo “Ti amo” vi sembrerà duro e insensato, vi sembrerà di squagliarvela proprio nel momento in cui il vostro clandestino amore da Uccelli di Rovo potrà spiccare il volo. Minchiate. Pochi tentennamenti, di grazia, perché appena lui percepirà che vi state allontanando, che non siete più il suo gingillo h24, appena sentirà di non avere più mandato sulla vostra vita e sulla vostra sessualità, rilancerà. Con cose clamorose, tipo: “Me ne vado di casa” e, qualora non bastasse: “Vorrei un figlio da te”. Non cascateci, altrimenti affonderete nella Fase Bottom. E tenete a mente che, mentre ve lo dice, sta per fecondare la moglie, l’altra, la prima, quella ufficiale, quella che lui (qualora sposato) – in piena capacità di intendere e di volere – ha scelto come compagna di vita, sancendolo davanti alla legge.

Morale della favola: essere amanti capita, perché sappiamo che capita. Quello che possiamo fare, qualora ci si trovi nella situazione, è tenere alta la guardia per non sfociare nella Fase Bottom. Avere la forza di mordere la vita e proseguire.

Fiduciose del fatto che, se quell’uomo davvero ci piace e se lui davvero ci ama, perché alcuni forse a volte ci amano davvero, capirà che vita vogliamo vivere e si adopererà per costruirla e viverla.

Così come verrà: con i suoi limiti, e le sue imperfezioni, e le sue incoerenze.

Con noi.

In settimana. Nel weekend. A Capodanno. E a Ferragosto.

 

ps: qui ho parlato degli Addii al Nubilato, tra l’altro. 

La Frugalità della Vagina

Sono stata a far visita a JFDN, un mio ex amante, che di solito vedo una volta ogni 2-3 anni.

JFDN, il cui nome sta per James Franco De Noartri, ha tipo 10 anni più di me ed è di sinistra hard core, oltre ad essere un musicista, uno scrittore e un consumatore spietato di cannabis. Ha un piercing, un tatuaggio e un sacco di capelli per la sua età. Disinibito, consapevole, mentalmente aperto, colto del tipo che snocciola citazioni di teatro, e cinema, e storia, e politica, e letteratura che io a 19 anni facevo proprio una fatica esagerata a starci appresso e adesso la situazione non è che sia migliorata poi tanto. Ma tutto quel sapere, che un po’ mi infastidiva un po’ mi affascinava, è sempre stato sapientemente veicolato con un approccio radicalmente svaccato che sdrammatizzava quell’effetto “Dio ce l’ho solo io” tipico degli “artisti”.

Storicamente, io sono sempre andata a rifugiarmi nella sua alcova al termine di ogni mia relazione. Perché lui è quel genere di cazzetto di cui ogni vagina dovrebbe essere munita: quello che c’è, non per le paturnie o per le lacrime. No, no, quello che c’è proprio per distrarsi, per rilassarsi, per stare bene. Per ricordarci che la nostra femminilità è una cosa meravigliosa e che possiamo giocarci, scoprirla e sperimentarla senza che questo faccia di noi delle baldracche in senso stretto. In senso lato, può essere. Ma tant’è.

A tal proposito, noi vagine, dovremmo proprio imparare molto dai cazzetti. Perché loro, sono bravi in questo. Quando si fidanzano, a differenza di molte di noi, non tagliano mica i ponti con amichette, amanti, ex. No, no. Loro perpetrano con solerzia la loro raccolta differenziata della fregna, selezionando il materiale da destinare all’ecosostenibile riciclaggio della vagina. Di solito, se – nel ruolo di fidanzata – manifesti insofferenza verso il network delle vagine già fruite e sempre pronte all’uso, vieni tacciata di gelosia, ottusità, pazzia, ossessione e altre derivazioni patologiche del puttanesimo del tuo partner.

Al contrario, invece, noi tendiamo a mollare i rapporti, forse per un retaggio culturale che ci accompagna dalle infanzie trascorse con le principesse Disney,  forse perché quando iniziamo una storia ci crediamo almeno 1 settimana che sia “quella giusta”, forse perché siamo più propense ad altro genere di peccatucci. Non lo so.

Resta il fatto che, su questo campo, loro vincono. Perché noi, che molliamo tutti i nostri amanti e i nostri flirt a ogni relazione, sbagliamo. Arriva il giorno che ci troviamo sole e anche il semplice avere una serata piacevole, distendersi, staccare la spina, diventa difficile, che non è mica che tutti i cazzetti in mezzo alla piazza son capaci. Ecco perché è importante che ognuna abbia il suo JFDN.

Dicevamo: io, puntualmente, ogni par d’anni, tornavo da lui, a fare un intervallo da me stessa e dalle mie insensate paturnie. Ma, a questo giro, alla fine della mia ultima storia, non l’ho fatto. Non l’ho fatto perché volevo lavorare diversamente su di me, su quello che mi succedeva e su tutte quelle stronzate che noi vagine ci ripetiamo ad ogni crisi esistenziale, che oscillano dal “pensa a te stessa” all’ “approfitta di questo tempo per fare il punto di te”, come se noi vagine fossimo una specie di condominio in assemblea permanente, dove ogni mese c’è qualche dispendioso lavoro di manutenzione da fare. Immagine non poi così distante dalla realtà, in effetti.

Quindi, per una serie di menate e circostanze, a questo giro avevo saltato il mio appuntamento bi-triennale, finché, la settimana scorsa,  mi sono fatta questo ragionamento qua, piuttosto virile se vogliamo: da un lato, l’ultimo weekend prima delle ferie, tutti gli amici già partiti, il caldo fotonico e lo spleen vaginale; dall’altro, la possibilità di trascorrere ore piacevoli da un ex amante dotato di aria condizionata, vasca idromassaggio, erba e sex toys.

Mi pare che le cose vadano da sé.

E oggi pomeriggio, mentre tornavo a casa, ho pensato un sacco di cose utili.

Ho pensato che sono stata benissimo e che in quel benissimo c’è tutto il distacco che deve esserci in questi casi.

Ho pensato che tutto è stato così naturale e rilassato, che forse questo è ciò per cui sono fatta.

Ho pensato che questo voluto e occasionale offrirsi è tutto ciò in cui credo in questo periodo.

Ho pensato che credo si possa star bene una notte, non una vita.

Ho pensato che mi sono davvero sentita libera di assecondarmi, di rispondere solo a me: senza alibi, senza rimorsi, senza rimpianti, senza posture.

Ho pensato che io ci sto così bene nella frugalità e che sono così straordinariamente più consapevole di me, rispetto a quando vivo una relazione, che forse la frugalità è la mia dimensione ideale.

Perché fumiamo e parliamo, e ci raccontiamo gli ultimi 3 anni di vita, e ascoltiamo i Radiohead che sono mainstream ma comunque non sbagli mai, e mi dici che tu per i formaggi e per il pesce ci muori, e io ti dico che il rabbit dovrebbero averlo tutte le vagine per legge, tipo che dovrebbe passarlo la mutua, e tu ridi e io guardo i dettagli manifatturieri della tua nuova casa e penso che si vede troppo la mano di un architetto, e tu mi chiedi se sono rilassata, e io ti rispondo di sì e so che è solo questione di tempo e io ti afferrerò le spalle, e suderemo e tu sarai bravissimo, lo sei sempre stato, e io sono sempre più consapevole, e mi spoglierai di tutte le mie inquietudini per qualche ora, e io mi contrarrò, mi rilasserò, mi perderò e sentirò ogni cellula del mio corpo infettarsi della mia solitudine, che è la mia indipendenza.

E tutto sarà squisitamente chiaro e libero. Senza vincoli, senza obblighi, senza promesse e senza aspettative da disattendere.

Ho pensato che io, per ora, non voglio più appartenere a nessuno, perché appartenersi non serve, perché si sta insieme per anni e poi non resta nulla se non una manciata di ricordi. Delle foto. Qualche souvenir di viaggio. Dei brutti vestiti da casa. Uno spazzolino vecchio. Perché tutto diventa niente, perché viviamo di contingenza, caso, occasione.

Ho pensato che io nella vita voglio il maledetto eccesso, l’errore, l’incertezza, il brivido, i morsi nel ventre, quella sensazione fatale di abbandono inesorabile. Voglio toccare i miei limiti e spostarli. Voglio il mio squilibrio perché nel mio squilibrio vivere mi è naturale, e crescere mi è indispensabile.

Ho pensato che non voglio più tradirmi, raccontandomi che sono un’altra.

Ho pensato che tutto questo potrebbe segnare la mia condanna alla solitudine.

Ho pensato che no, mavvà! Certo che mi innamorerò di nuovo e tutte queste minchiate non me le ricorderò nemmeno. O forse no.

Quindi ho pensato: sticazzi.

E sono, in ultimo, arrivata a casa mia.

L’avvento degli EgoFroci

Quando hai 26 anni abbondanti, 4 o 5 città diverse sul curriculum, 4 o 5 relazioni più o meno importanti alle spalle e un certo numero di avventure e conoscenze, non si può dire tu sia una vagina navigata, naturalmente, ma una piccola idea di come va il mondo delle relazioni, ecco sì, quella ce l’hai.

Ce l’hai per la tua esperienza personale e ce l’hai pure per tutto l’archivio di oltre un decennio di confidenze di amiche e amici, di diversa origine, orientamento sessuale ed estrazione sociale.

E tra grandi amori impossibili, amori sbagliati, amori giusti ma claudicanti, amanti, trombamici, avventure, giochi erotici, vittime e carnefici, una non penserebbe di incocciare in nuove categorie antropo-sessuali.

E proprio quando ritiene di aver imparato tutti i fondamentali etologici maschili, scopre l’esistenza di una nuova specie, figlia del cosmopolitismo digitale e ispirata all’estetica di Steve Jobs. Si tratta di una nuova razza in preoccupante diffusione, che supera le specie già catalogate nella zoologia virile, abbondantemente al di là del “cazzetto egoista/egocentrico”, al di là del “cazzetto puttaniere”, al di là del “cazzetto maledetto che chiede d’essere ricuperato mentalmente e socialmente”, al di là persino del metrosexual, ebbene sì, nelle metropoli italiane spopola l’EGOFROCIO, che è un amalgama indistinto di narcisismo, egocentrismo, egoismo, presunzione, autoreferenzialità e onanismo psicologico, mescolati con una noce di burro fino ad ottenere una crema fluida.

L’EgoFrocio è un cazzetto tecnicamente eterosessuale, nel senso che sfoga la sua libido – quasi sempre traviata da un abuso puberale di pornografia online – con le vagine. L’EgoFrocio ha un aspetto piuttosto curato, anche laddove apparentemente trasandato. Ha un lavoro di discreto successo e, probabilmente, è anche messo meglio dei suoi coetanei, il ché – specie in tempi di crisi – lo induce a sentirsi inesorabilmente stocazzo. Riscuote consenso dal gentil sesso, perché ha imparato quei 2 trucchetti di base da usare con le 3 macrocategorie di vagine, che solitamente gli consentono di esercitare un grande fascino, in prima istanza, e di guadagnarsi un giro in filibusta.

L’EgoFrocio ha una dialettica superficiale ma appassionante, ha un atteggiamento piuttosto spocchioso, un apparente celodurismo caratteriale, sapientemente alternato con l’aria da “cazzetto problematico”. L’EgoFrocio vive per pose ed è assai differente dal “cazzetto bastardo” che tanto ci ha appassionate in gioventù, che ci trattava bene e poi male, che ci faceva tanto ridere e tanto piangere. L’EgoFrocio si arresta molto prima, vive di coiti interrotti umani e si masturba incessantemente davanti al suo riflesso. Paradossalmente, nonostante passi il tempo libero a farsi gli steroidi all’autostima, non riesce a provare che orgasmi mediocri e ciò rivela anche la natura tarocca del suo narcisismo, che non è sano e non è autentico, che rimane tutto sommato ridicolo. Posto che, secondo me, il narcisismo, in piccolissime dosi, può essere sano.

Spesso gli EgoFroci tendono a un alcolismo di facciata, senza gioia, presumendo di apparire cool, e sono l’equivalente di quelle vagine che vanno in analisi perché sono dolcemente complicate, sempre più emozionate, ma potrai trovarle ancora qui, nelle notti tempestose, portaci delle rose, nuove cose e ti diremo ancora un altro sì. Che poi, di solito, la diamo anche senza le rose, ma questo è un altro discorso.

La verità è che l’EgoFrocio quasi sempre nasconde qualche problematicissima insicurezza, quasi sempre legata all’infanzia o all’adolescenza ma il fatto è che, dopo le prime 48 ore, risulta talmente poco accattivante, da non far scattare nemmeno la celeberrima “sindrome da crocerossina“, di cui ogni minchia di vagina è provvista (chi più, chi meno) perché ce la impiantano di serie, fa parte del nostro equipaggiamento di genere, insieme con le ovaie, le tube e il clitoride.

Caratteristica imprescindibile degli EgoFroci, è che non hanno alcun interesse nei confronti degli altri viventi, per lo meno non più di quanto possano averne nei confronti della loro nuova libreria di design. Potrebbe dunque accadere che ci chiedano cose tipo: “Come stai?”, guardandoci fisso negli occhi. Oppure “Parlami di te”. Oppure “Raccontami dei tuoi amici”. Ma è solo un espediente retorico perché, di fatto, ciò che pensano mentre parliamo, tutte commosse all’idea che questo cazzetto così brillante si interessi a noi, è quanto siamo in tono con il resto dell’arredamento, come fossimo un orpello o un accessorio della loro vita così incredibilmente di successo. Non ascolteranno un cazzo di ciò che diremo e, per dissimularlo, ci interromperanno bruscamente, dicendoci una frase come “Sei bella, davvero”, pronunciata con una tale serietà da non lasciare spazio ad obiezioni. Oppure diranno qualcosa come “Posso dirlo che mi piaci un casino?”. E noi lì, a quel punto, saremo sedotte, perché sì, cazzo lo saremo, perché funzioniamo così, perché avremo già bevuto almeno 2 bicchieri di vino, perché in fondo viviamo nell’inconscia attesa di qualche cojone che s’accorga di quanto siamo incredibilmente belle, e uniche, e insostibuili, e sticazzi. E saremo talmente sedotte che non ci accorgeremo nemmeno di star vivendo il copione di una telenovelas argentina trasmessa da Telenorba.

…Fino al giorno dopo, quando riconosceremo l’EgoFrocio, che si rivelerà alla nostra percezione, in tutta la sua magnifica essenza.

Accadrà, dunque, che le vagine esposte alla contaminazione degli EgoFroci si ritroveranno a 25 anni a chiedersi come considerare questo genere di cazzetto, esattamente come quando avevano 15 anni, e 18, e 20. La sorpresa è che l’EgoFrocio è il peggiore di tutti perché è davvero incapace di offrire qualunque cosa, salvo che non incontri una EgoFrocia e – a quel punto – nel loro connubio di umanità inutili, saranno liberi di implodere in un tripudio di check in su Foursquare e di fotografie su Instagram, che urli disperatamente ai loro 1.745 amici su Facebook quanto siano, entrambi, fiQissimi!

In tutti gli altri casi, le vagine dovranno tenersi alla larga da questa nuova frontiera dell’estinzione umana, dovranno risparmiare quanto più tempo ed energie possibili e accettare che sì, che esiste questa nuova razza e che noi – come genere – non possiamo mai rilassarci e che, come dicono i saggi: non si smette mai di imparare. Dopo anni di lotta contro i propri limiti vaginali per accettare e immagazzinare gli schemi della trombamicizia, niente, un cazzo, scopriamo che è una cosa già superata e che il rapporto tra i generi ha fatto un ulteriore passo indietro, grazie a questa epidemia di EgoFroci, questi cazzetti primedonne (anche detti “uomini col mestruo”) smorfiosi, vanitosi, tremendamente noiosi, con quell’armamentario di insicurezze dissimulate davvero inaccettabili in qualcosa che sia anatomicamente provvisto di gonadi.

Quindi io dico alle vagine contemporanee di tutto il mondo di unirsi, di imparare a individuare prontamente gli EgoFroci e di isolarli senza esitazioni, in quanto trattasi di soggetti che sul breve-medio periodo si rivelano del tutto incapaci di intrigarci, di farci ridere, di incuriosirci, di recapitarci un orgasmo o, più in generale, di gratificarci per più di un’ora, quel tanto che basta a farci dimenticare tutta quell’inquietudine che non sono chiamati a comprendere, a sfiorare, a intuire.

Perché quella è una nudità che a loro non sarà mostrata mai.

Io dico alle vagine contemporanee di tutto il mondo di preferire una bella manicure, a un EgoFrocio, perché quella, la manicure, da molta più soddisfazione e appaga assai meglio la nostra femminilità.