Arbeit Macht Frei

Sono state ferie sociali le mie. Non social. Proprio sociali.

Sono state ferie in cui ho manifestato, ho urlato, ho scritto e ho sentito un sacco di persone nuove. Sono state ferie storiche. Non ho fatto solo questo, si intende. E del resto ne scriverò quando sarò a Milano, scegliendo in quale modo privarmi della vita, in piena sindrome da rientro.

Intanto, durante queste ferie, su suggerimento di un amico mio, ho scritto un Instant Book su tutta questa storia.

Il titolo è ARBEIT MACHT FREI – Storie di una Taranto non detta.

Non è niente di ché. E non fa ridere.  Però sono fotografie, pezzi di storie mai raccontate abbastanza.

Non è niente di ché. Ma quell’amico mio ha detto che è un documentario di anime, tra siderurgia e umanità.

Quindi, chi volesse avventurarsi in questo pesanterrimo racconto, può leggerlo e scaricarlo QUI.

Photo by Piolzam’s Evolution

E inizia così:

Cosa mangiano i signori? Facciamo un antipastino misto per tutti? Melanzane a funghetto, polipo alla Luciana, uccelletti, arancini, crocché, ricotta fritta, mozzarelline, pomodorini sottolio, peperoni ripieni, funghi, panzerottini, cozze al gratin?

Lavoro al Ristoro Basile Liuzzi di Taranto, in Via Pitagora, da trent’anni. Qui facciamo solo due settimane di ferie all’anno: la settimana di Natale e quella di Ferragosto. Per il resto, si lavora sempre. Siamo accanto all’unico teatro di Taranto, il Teatro Orfeo, e io qui ho visto passare un sacco di attrici, certe pure bellissime. Comunque nella sala dentro c’è un quadro con tutte le foto che Gino si è fatto con i personaggi famosi. Ma capiamoci, qua non è uno di quei ristoranti tutti eleganti, dove si spende assai e si mangia male. Qua è tutto il contrario.

Infatti siamo famosi, a Taranto. Specialmente per la nostra ricotta fritta. Secondo me, poi uno può pure dire che sono di parte, è la migliore ricotta fritta non solo di Taranto, ma di tutto il mondo. È che la facciamo come la faceva la signora, che ora è morta, buon’anima. La signora era la moglie del proprietario e a noi ci ha presi che eravamo poco più che piccini, che io ho iniziato giovanissimo a lavorare qui, che sono l’ultimo di 4 fratelli, abitavamo in fondo a Via Crispi, noi, e quando mio padre è morto abbiamo dovuto darci tutti da fare. Mò c’ho due fratelli miei che stanno all’Ilva, uno è entrato in Marina e io, che andavo all’istituto col figlio della proprietaria, lavoro qui che è una vita.

[…]

36 pensieri su “Arbeit Macht Frei

  1. Da un po’ di tempo ti leggo, cara Vagina, e nonostante non abbia mai lasciato commenti, adoro il tuo stile, il tuo modo di parlare di te mettendo a nudo pensieri che spesso molti condividono ma nessuno lascia mai liberi.
    Ora sto leggendo il tuo instant book e lo trovo meraviglioso, nonostante il tema trattato, per cui ti faccio i miei più sentiti complimenti. Brava, bravissima.

  2. Un racconto bellissimo, offre uno spaccato completo su quella è la nostra situazione a Taranto. La gente di fuori, prima di difendere i lavoratori ILVA farebbe bene a leggerlo 😀

  3. Ciao. Ho “rebloggato” (non so se si dice così) questo post per farlo conoscere a tutti i miei contatti: spero non ti dispiacerà. In caso contrario, fammelo sapere e provvederò a rimuoverlo. Un saluto e mi unisco ai complimenti!

  4. Ciao piacere, arrivo da te tramite “kalissa2010”, lo leggerò con attenzione e lo farò leggere. Complimenti per quel che fai, chi “sa” è l’unica Vera voce che va ascoltata! Se vuoi reblog anche sul mio, dimmi tu. Ciao Gaia

      1. Grazie per la risposta e consenso… ho scritto un pezzo e ti ho citata. Meglio è, verissimo. Ancora complimenti e speriamo buone notizie da lì! buona giornata a presto

  5. capisco la passione e dal tuo parlare anche l’intelligenza sensibile, ma senza industria andiamo a fondo, taranto prima di milano. mio padre ha fatto il minatore, figurati se non capisco le ragioni della salute e del lavoro. per favore regalami 3 minuti: leggi la decrescita felice di irene tinagli sulla stampa di un mese fa.
    baci, sempre li.
    Massi

  6. Ho letto e non so cosa dire..non so cosa pensare..mi viene solo da piangere e riesco solo a provare rabbia e desolazione per l’avidita` umana..sono nata e cresciuta in provincia di napoli, in una zona industriale e con la terribile vicinanza di rifiuti di ogni genere e la consapevolezza che la salute di tutti noi non contava poi tanto per i pezzi grossi chp ermettevano tutto cio`..ho scelto di fare l’infermiera nella vita perche` credo fermamente che il diritto alla salute e allia dignita` di ogni cittadino non siano solo vuote parole. Credo anche che il dolore di ogni paziente da me assistito sia il dolore di tutti..perche` nel dolore siamo tutti ugual

  7. Ciao Vagina,
    Brava e Complimenti!
    Personalmente ho trovato la parte della Dottoressa Conte il momento più toccante ed ispirato, commovente.
    Mi auguro presto uno Taranto libera, veramente!
    Un abbraccio Siculo,
    LP

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