La Violenza e la Politica

A Corsico, vicino Milano, nella notte tra venerdì e sabato, una ragazza di 23 anni viene sequestrata e seviziata dal suo ex che la maltrattava da tempo e che era stato definitivamente lasciato a settembre. A Napoli, un 52enne sequestra la ex minacciandola di morte e segregandola per 12 ore a suon di calci, pugni, tentanti soffocamenti e traumi cranici. A Roma, una donna di 45 anni viene liberata da un sequestro di 4 giorni ad opera del marito che, dopo anni di violenza domestica, aveva deciso di imprigionarla nel bagno di casa. A Novi di Modena, un altro uomo di 52 anni, aggredisce la ex convivente prendendo a calci la sua macchina e poi accanendosi su di lei con percosse e testate in faccia. A Cosenza, una donna di 82 anni viene uccisa a coltellate dal marito di 87. A Sala Consilina, in provincia di Salerno, un uomo esce di casa, va in una pompa di benzina, riempie due taniche, torna indietro e appicca il fuoco a sua moglie di 32 anni, provocandole ustioni sul 90% del corpo che non le lasceranno scampo.

Questi sei episodi si sono consumati lo scorso weekend, nell’arco di circa 48 ore, più o meno contemporaneamente. Un record, bisogna ammetterlo. Di per sé, sono vicende terribili, su questo direi che possiamo essere tutti d’accordo. A renderle ancora più raccapriccianti, però, è la pletora di signori, sedicenti opinionisti e intellettuali dell’ultimo secondo, che sostengono che il femminicidio non esista, che sia un’invenzione mediatica, che le donne siano avvantaggiate, che le donne comandino e che esse abbiano misteriosi super-poteri che esercitano a scapito dei poveri maschi bianchi (dei neri chi se ne fotte, giusto? Tanto quelli valgono meno).

Alexandria Ocasio Cortez

È come se gli uomini, quelli qualunque, i nostri colleghi, i nostri amici, i nostri vicini di casa, persino gli insospettabili, avessero un problema a parlare dell’argomento, a riconoscerne la criticità. A fare i conti con l’incredibile brutalità che un genere esercita sull’altro, nel contesto di una relazione intima, sentimentale e familiare. Certo, bisogna considerare come la narrazione di questi episodi (nelle mani degli uomini, che detengono il potere mediatico, così come quello economico, militare, politico e via discorrendo) si riduca a storie di “amori malati”, “raptus di follia”, “attimi di folle gelosia”. Massì, continuiamo a raccontarcela su. Il femminicidio è l’elefante rosa nel salotto della cultura occidentale contemporanea. L’inquilino abusivo di un concetto sbagliato e distorto di amore, che continua ad essere alimentato con ogni articolo, ogni servizio, ogni commento anche solo vagamente “giustificante” nei confronti di una barbarie.

Il linguaggio scelto per raccontare queste storie è tanto più grottesco se si considera che tra pochi giorni si celebrerà la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. Vedrete: non ci sarà un solo media che non tratterà l’argomento, con tanto di photo-gallery, interviste, tributi, numeri, statistiche e lunghi elenchi di nomi delle vittime. Salvo poi, dalla volta dopo, tornare a parlare del femminicidio come di un modo un po’ troppo esuberante di vivere le relazioni passionali. E tutti noi torneremo a discutere di quanto un omicidio sia un omicidio e gli omicidi siano tutti uguali (a differenza degli stupri che invece, come sapete, dipendono sempre da quanto la donna “se l’è cercata” e dalla nazionalità del violentatore).

Rashida Tlaib

In tutto questo ciarlare, però, c’è un punto fermo: non uscire mai dalla logica della vittima, della serva, di colei che subisce le angherie maschili nell’impossibilità di reagire. Ed ecco il punto: se noi donne siamo davvero stanche (e lo siamo) di leggere questi bollettini di guerra spacciati per aberrazioni d’amore, forse dovremmo fare qualcosa di più. Indignarci sulle nostre bacheche Facebook non basta. Scendere in strada a manifestare non basta. Bisogna metterci la faccia e la testa (non solo il camel-toe come Nicole Minetti). Bisogna sporcarsi le mani, non di sangue ma di politica.

Ya Kumba Jaiteh, membro della Female Lawyers Association del Gambia, ha dichiarato: “Gli uomini non daranno mai volontariamente il potere alle donne; al contrario, le ‘depotenzieranno’ nel nome della tradizione e della religione”. Quando ho letto la sua dichiarazione, avrei voluto scuotere la testa e dire che no, non è vero, da noi non è così. E, invece, da noi è proprio uguale, con tutte le campagne pro-life, con il disegno di legge Pillon, con il Decreto Sicurezza e l’appezzamento di terra da coltivare se produci settordicimila figli per la Patria. La ragione per cui le donne devono prendere il potere è che il mondo ne ha bisogno. Le persone ne hanno bisogno. Tutte le donne, ma anche tutte le minoranze etniche, religiose e sociali. È questo il punto del femminismo moderno: non si occupa solo del nostro utero, si occupa e si interessa del mondo, dell’educazione, della sanità, dei diritti civili e dell’ambiente.

Sahle-Work Zewde

A giugno, in Spagna, si è insediato il governo Sanchez che ha 11 ministri donne e 6 ministri uomini. A luglio, le elezioni per il sindaco di San Francisco hanno decretato la vittoria di London Breed, la prima donna nera (e la seconda donna in generale) a ricoprire la carica. Due settimane fa in Etiopia è stata eletta Sahle-Work Zewde, la prima presidente donna e l’unico capo di stato donna in tutta l’Africa. In America, ieri, Alexandria Ocasio Cortez, democratica, attivista, portoricana, 29enne, di umili origini, laureata, impegnata nel sociale e formatasi nella campagna elettorale di Sanders del 2016 è diventata la più giovane deputata della storia americana (ma IlSole24Ore — un giornale serio che parla di cose serie per veri signori ricchi — la definisce “fashion icon”, così, tanto per sminuirla). Sempre ieri, nelle elezioni di Midterm americane, Rashida Tlaib del Michigan è diventata la prima donna musulmana eletta in Congresso (insieme a Ilhan Omar del Minnesota) e la prima di origini palestinesi. Domani, che è l’8 novembre nonché il mio genetliaco, a Londra si terrà un incontro di 100 deputate provenienti da tutto il mondo.

Per celebrare il 100 ° anniversario del suffragio femminile, il Parlamento inglese ospiterà l’evento straordinario. Si parlerà dei successi ottenuti e delle nuove sfide, delle possibilità per aumentare la visibilità, delle modalità per supportare la leadership femminile e per ottenere una maggiore rappresentanza delle donne nei parlamenti di tutto il mondo. Si parlerà di come continuare a guidare il cambiamento a livello nazionale e internazionale, anche in difesa delle donne che vivono in paesi nei quali la violenza di genere e la repressione femminile sono istituzionalizzate. Si discuterà di come e di quanto le donne elette stiano plasmando l’agenda politica, facendo la differenza nei propri paesi d’origine.

London Breed

Insomma, se da un lato le donne sono esposte a una specifica forma di violenza, in Congo (dove in un anno ne stuprano 15.000, la maggior parte bambine) come in Italia (dove in un weekend ne seviziano 6 e ne ammazzano 2), dall’altro sembra che ci sia un fermento inedito, ispirante, lento ma possibile. Una reazione, l’inizio di una resistenza alle derive reazionarie (da Trump negli Stati Uniti a Bolsonaro in Brasile, passando per le molteplici correnti nere che attraversano la cara vecchia Europa). Ne parlavo ieri con un’amica: la sola speranza per il futuro sono le donne, cioè noi, e i giovani, quelli più giovani di noi.

E a questo proposito mi chiedo:  domani, al Parlamento inglese, per questo incontro così prezioso, chi ci sarà dall’Italia?

Chi parteciperà al dibattito? Chi ci rappresenta? Chi cazzo c’è in Italia?

Abbiamo un ruolo in questa conversazione, oppure la parità di genere è una partita che perdiamo a tavolino?

Ditemelo, sono seria. Io non l’ho mica capito.

ps: non accetto auguri in anticipo poiché, com’è noto, portano sfiga.

53 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Gran bell’articolo, che condivido in toto. “La ragione per cui le donne devono prendere il potere è che il mondo ne ha bisogno” !!!
    P.S. Bolsonaro non Bossolaro 😉

    1. memoriediunavagina ha detto:

      maledetto correttore! ❤
      (andato bene il post no??? quello da te, I mean :))

  2. SABRINA CARUCCI ha detto:

    Applausi. Ti dirò di più: se ti candidi, ti voto.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      sorrido e ti mando molti cuori assai!

  3. Aida ha detto:

    Sulla necessità di avere il potere anche sulla salute della donna ne ho discusso ieri su di un social, in cui si chiedeva perché un padre non ha diritti sulla scelta della donna di abortire. Ho risposto equiparando la situazione ad una malattia dove a decidere non è la persona malata ma l’ultima parola aspetta ai propri cari. Certamente la gravidanza non è una malattia, ma la consapevolezza di ciò che è una gravidanza ancor di più dovrebbe tutelare il diritto della donna di autodeterminarsi. Un uomo (ma può essere un medico o chicchessia) che impedisse questa scelta non sta facendo altro che decidere sulla salute di una persona come se fosse un padreterno. E premetto che sono ignava sull’argomento. Per fortuna la Cassazione non ha mai ritenuto illegittima questa mancanza nella legge 194. Se lo fosse….

    1. memoriediunavagina ha detto:

      So che alcuni luminari in questo periodo stanno sollevando l’argomento.
      Non ho avuto la forza di addentrarmi nei meandri della loro posizione, perché ho anche io dei limiti.
      È un dibattito che spero si spenga com’è nato, che non faccia inutili proseliti e che non sia l’ennesimo attacco a una legge che tutela i nostri diritti riproduttivi…
      Staremo a vedere…ma restiamo all’erta, che tocca a noi ❤

  4. giomag59 ha detto:

    Io sono d’accordo nel dare tutto il potere alle donne, anzi alle elezioni farei presentare solo donne. Avrei tra l’altro voluto votare solo donne, ma i leader erano tutti uomini tranne la Meloni, non me la sono sentita.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Eh c’hai ragione. Lo so. Hai centrato un punto cruciale: donne, non fasciste (leggendo un libro sulle forze nere internazionali, ho scoperto che è pieno così di donne politiche, ma di estrema destra).
      Tornando al nostro bel paese, bisognerebbe seguire i radicali, la Bonino durante un’intervista dalla Dandini ha parlato di due giovani donne che stanno supportando. Ma si sa che i radicali in Italia, comunque, non raggiungono mai grossi risultati (tipo superare la soglia di sbarramento). Al momento non abbiamo la nostra Alexandria, è vero. Ma magari arriverà…

      1. giomag59 ha detto:

        Ci sono interessanti novità, in Sudamerica (spesso le ammazzano però, con il mondo troppo spesso zitto), persino negli Stati Uniti. Si tratta di avere una massa critica di rappresentanti femminili ma che ragioni e pratichi anche diversamente dagli uomini (Merkel, May, per non parlare della Tatcher, non sono esempi calzanti… forse nemmeno la Clinton). Cioè che uniscano al rigore ed alle capacità di comando necessarie una visione condita da una empatia nuova… ma forse pretendo troppo. Mi basterebbe che prendiate il potere e basta. Tanto peggio di quelli che hanno comandato finora e comandano adesso le donne non potranno fare…

      2. memoriediunavagina ha detto:

        Guarda, come ho detto in altre occasioni: l’unica banca islandese che non è fallita anni fa, è una banca gestita solo da donne. Sono perfettamente d’accordo con quanto dici, e cioè che servirebbe una figura politica nuova (e sì, le donne americane, sudamericane, africane, si stanno organizzando creando quella massa critica, ma chi non le segue direttamente, spesso ne ignora l’esistenza); sono d’accordo che le donne attualmente in politica siano “obbligate” a ricalcare modelli maschili (vestirsi in un certo modo, tagliarsi i capelli, indurire la voce) e che comunque non abbiano contribuito a creare una grammatica più equa nella gestione del potere…come te, comunque, anche io penso che sia difficile fare peggio di quanto sia già stato fatto. Anche se questa l’ha già detta qualcuno, se non sbaglio 🙂

      3. giomag59 ha detto:

        Ah, ah, è pure vero che al peggio non c’è mai limite ed ogni volta che vedo la Bernini vacillo. Ma forse nel futuro, oltre a superare destra-sinistra, si supererà anche femmina-maschio, facciamo governare direttamente “l’algoritmo” …

      4. memoriediunavagina ha detto:

        Pensa, sto preparando un articolo complessissimo sul Genderless, a proposito del superamento femmina-maschio; piuttosto però credo che il nuovo asse attorno al quale si svilupperà l’opposizione sarà giovani-vecchi. E io che sono degli anni ottanta, come al solito, mi trovo nel mezzo, senza essere né l’una né l’altra cosa 🙂

      5. giomag59 ha detto:

        Attendo il tuo articolo, io so già per chi tifare…

  5. magicamente73 ha detto:

    D’accordo su quasi tutto. Però in Italia io vedo ancora tante (e giovani) che si fan strada a suon di tette rifatte e scopate mirate. Finché loro prevarranno numericamente sulle altre, non ci sarà nessuno a rappresentarci.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Ciò che dici è innegabile.
      Com’è innegabile che il metodo più efficace, in questo contesto culturale (che regge da secoli, anzi millenni), per raggiungere degli obiettivi, per le donne, sono le tette e il culo. Il sesso. L’appetibilità. La scollatura. La smorfia. Le ciglia sbattute. E via discorrendo, fino alle olgettine, al mondo dello spettacolo, passando per la filiale provinciale della banca o la piccola azienda a conduzione familiare. È un sistema solido e chi se ne avvantaggia, aderendo a delle regole così mortificanti, spesso lo fa senza neppure sapere che esiste un’alternativa. Senza aver mai riflettuto sulla necessità di creare un’alternativa concreta. È un percorso lungo, impervio e non sono neppure sicura che in fondo potremo arrivare a destinazione. Ma se non iniziamo non lo sapremo mai e le nostre figli ci chiederanno di farsi la faccia come quella di Anna Tatangelo o di Belen Rodriguez, entro i 15 anni, temo.

  6. Vlad ha detto:

    io tutte queste donne che si fan strada con le tette non le vedo, ci sono ma non sono così tante; e anche loro hanno diritto di esistere, non sono loro a togoiere diritti ma gli uomini che acora non vogliono cambiare mentalità.

    1. magicamente73 ha detto:

      Le vedo nelle aziende, le vedo in tv ed anche in politica. Spero di sbagliarmi

  7. Vlad ha detto:

    gli uomini che picchiano o uccidono la donna che dicevano di amare non l’hanno mai amata davvero, ne sono incapaci non la vedevano come una compagna ma come un appendice di se stessi. Chi ti ama non ti opprime.

  8. Olga ha detto:

    Sono completamente d’accordo con te. Bisogna metterci la faccia e mettere le mani in pasta. L’altro giorno cercavo (per curiosità) il centro antiviolenza più vicino al mio paese. In pratica dovrei percorrere come minimo 40km per trovare un sostegno emotivo (se mi manca quantomeno il coraggio di denunciare).
    Hai ben scritto di donne segregate in casa, figurarsi se potrebbero mai muoversi per andare lontano 40km da casa.
    Questa è una realtà.
    Le donne sono svantaggiate, economicamente e socialmente. Sono fragili e non hanno una storia di diritti acquisiti alle loro spalle, ma solo di lunghe lotte per ottenerli.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Ottenerli e poi vederli messi perennemente in discussione da un nugolo di reazionario ultra-cattolici.
      Certo, tutto molto vero. D’altra parte, nel mondo, esiste una narrazione del tutto differente della situazione, di cui parlerò a breve (l’anno prossimo, direi, a questo punto). Ma per cambiare le cose bisogna passare all’azione, bisogna scendere in campo, bisogna fare e non solo dire. Perché possiamo parlare fino al prossimo secolo della condizione femminile nel mondo, e di fronte avremo sempre qualche luminare che ci dirà che non è vero, anzi, le donne sono sempre avvantaggiate. Provare per credere.

  9. emmepi ha detto:

    potremmo far candidare la Isoardi …almeno a lei nessuno potrebbe dire “vai in cucina!”

    P.S. per chi non mi (ri)conoscesse, tono e contenuto sono decisamente e fermamente ironici

    1. memoriediunavagina ha detto:

      ma povera la isolarsi che ha dovuto darla al matteo…

  10. Gli episodi di violenza sulle donne che hai citato sono solo la punta dell’Iceberg, c’è una cultura da cambiare, rapporti malati da riconoscere ed evitare. Insegniamolo alle nostre figlie, educhiamo i nostri figli ad essere uomini sani e capaci di amare, di donarsi.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Perfettamente d’accordo.
      Come farlo? chi lo sa.
      Chi ci educa? I genitori? La scuola? Dei corsi specifici che non esistono?
      Ci tengo a chiarire anche che secondo me delle occasioni per conversare di questi argomenti servirebbero in ugual misura a tutti: uomini e donne; che c’è da comprendere anche la frustrazione dell’ex sesso forte; c’è da spiegare e ascoltare un casino e mi chiedo chi, in tutto ciò, in questa Italia in progressiva e cronica involuzione, se ne possa occupare.

  11. Mezzatazza ha detto:

    L’altra mattina passava al telegiornale la lettura delle prime pagine dei quotidiani e nella colonna a destra (non ricordo più i nomi delle parti di pagina) c’era in elenco tra i titoletti “il femminicidio”.

    Cazzo è, una rubrica di cucina tra l’oroscopo e il calcio?

    A livello rappresentativo ormai seguo poco, quello che posso fare è ripetere allo sfinimento:

    donne, capisco tutto e capisco anche una certa dose di violenza – visione personale – prima di arrivarci (nel senso che non lo consiglio in risposta a uno schiaffo)

    ma se proprio ci tenete a prendere botte, al terzo livido

    aspettate che vada a dormire

    e svegliatelo a padellate sul cranio.

    Fine.

    Io supero il metro e ottanta e non ho una personalità (su 5, lol) che abbia mai vagamente attratto i prevaricatori

    ma c’è un limite a tutto, tutte ci possono arrivare a dire “basta”.

    1. In Italia ci sono due donne che governano due grosse città, soprattutto Roma che ha il primo sindaco donna, che come capitale è importante anche a livello politico nazionale e mi sono veramente stupito di come le donne e mivimenti femminista nazionali non le abbiano appoggiate a prescindere. Incominciare dal proprio paese a livello mediatico sarebbe meglio, senza chiedere alle dirette interessate. Appoggiarle e basta, senza chiedere nulla in cambio.

      1. Mezzatazza ha detto:

        Ma non esiste che vada appoggiato qualcuno solo ed esclusivamente per il contenuto delle sue mutande

        secondo me le due donne in questione sono incompetenti e cazzare.

      2. Per quanto riguarda l’Appendino non l’ho seguita molto ma per quanto riguarda la Raggi non sono d’accordo, far uscire il comune capitolino da un sistema mafioso è estremamente difficile. Invece, per la solidarietà che viene data continuo a non capire le affermazioni come “contenuto delle sue mutande” e critiche per niente costruttive come “incompetenti e cazzare”. Forse hai mandato qualche mail con delle idee ai sindaci “contenuto delle loro mutande”?

      3. Mezzatazza ha detto:

        Io non sono romana né esperta di amministrazioni locali, infatti non sono candidata

        quindi non mando consigli random.

        Ma nominare personalmente a spese del comune consulenti non si sa a che titolo, diffondere propaganda bugiarda sulla risoluzione di situazioni lontane dall’essere risolte e un’altra lunga lista di stupidaggini onerose e patetiche, non vedo cosa c’entrino con i sistemi mafiosi.

        Sono solidale con le donne vittime di violenza, non con le donne punto.

      4. Ha, ok. Ora capisco, diventi solidale solo quando hanno subito e non preventivamente per non subire. Questo è il sistema giusto. Grandissima!

      5. Mezzatazza ha detto:

        Neanche: il mio commento riguarda le donne che hanno subito violenza

        considerato che il nostro sistema sociale prevede in partenza buona dose di sessismo e di educazione alla sottomissione, ho commentato UN ASPETTO della questione.

        Poi, se tu non ci arrivi, trova una maestra di sostegno.

        Sta a vedere che adesso il merito di qualcuno dipende dal sesso genitale, ma vai a cagare và

      6. È di buon auspicio visto che defecare fa bene alla salute. Buona vita e rilassati

      7. Mezzatazza ha detto:

        Non cacare più di due volte al giorno che non fa bene

        e no: mi urta moltissimo chi caca il cazzo a me per dar voce al proprio monologo mentale, senza curarsi del contenuto a cui si sta fingendo di rispondere.

        Vuoi farti i monologhi?
        Scrivi sul tuo blog.

      8. E poi…se il mondo dovesse essere governato da donne, secondo il tuo punto di vista dovrebbe essere governato da donne che hanno subito violenza!

      9. Mezzatazza ha detto:

        Io non ho mai detto che il mondo dovrebbe essere governato da donne
        🤷‍♀️

      10. Bè, l’articolo riguardava anche questo

      11. Mezzatazza ha detto:

        Se rispondi al mio commento, rispondi nel merito del mio commento all’articolo

        non all’articolo.

        O quando a scuola ti interrogavano su un capitolo dei Promessi Sposi, tu parlavi di un altro perché tanto stava nello stesso libro? 🙄

      12. Ok. Ci sono, ti chiedo scusa. Credevo di aver postato un commento sull’articolo. Ora ho visto che l’ho fatto cliccando su rispondi al tuo commento e non rispondi all’articolo. Infatti non capivo del perché di tanto accanimento.

      13. Mezzatazza ha detto:

        Tranqui, no prob

      14. memoriediunavagina ha detto:

        Il movimento femminista ha delle istanze precise che non si collocano esattamente nell’organo genitale.
        Innanzitutto il femminismo moderno è inclusivo anche degli uomini, dei gay, delle lesbiche, delle trans, dei queer e di chiunque sia una “minoranza” al cospetto di una maggioranza di uomini, eterosessuali, bianchi. Ciò significa che il movimento femminista, per esempio, difficilmente potrebbe appoggiare Giorgia Meloni, sebbene Giorgia Meloni abbia la passera, perché il punto non è avere la passera, ma condividere la stessa visione, le stesse idee e le stesse rivendicazioni (per esempio la parità tra gli individui e l’eliminazione delle discriminazioni fondate su genere/razza/religione).
        Detto ciò, penso di aver risposto al perché le femministe non si siano schierate nettamente a favore delle sindache cui fai riferimento. Per dirti, esistono uomini femministi (sono una preziosa minoranza, ma ci sono). Il femminismo è un pensiero, non un organo genitale 🙂

    2. memoriediunavagina ha detto:

      Ma pure il veleno nella minestra, nel caso…scherzo, prima che gli incel mi denuncino per incitazione al moschicidio.
      Guarda, il tema del dire “basta” è una delle aree più complesse in questa faccenda, perché a chi ne è fuori appare del tutto impossibile che una donna possa restare lì, fino all’ultimo giorno, fino a morirne. Possono naturalmente esserci delle complicazioni pratiche, economiche, logistiche. Può esserci la paura delle conseguenze (le minacce, per esempio, bella storia). Può esserci che, in fondo, sai che anche se denunci non cambia un cazzo. Può esserci un lavoro di manipolazione psicologica e di totale soggiogamento, frutto di anni di maltrattamenti emotivi, di depressioni non affrontate, di umanità zoppicanti e isolate. Io continuo a pensare che la risposta sia creare spazi per fare educazione affettiva e sessuale, oltre che migliorare la capillarità dei centri antiviolenza. Ma evidentemente non è una priorità, questa, per nessuno. Tranne che per alcune.

  12. alexiel80 ha detto:

    Non approvo un politico a priori solo per il suo sesso, se avessi percepito la raggi come competente non avrei avuto mezzo problema a sostenerla. Se le critiche che le vengono mosse sono sul contenuto delle azioni possono essere condivisibili o meno mentre se gli attacchi sono basati solo su offese sessiste allora no (vedi anche Boldrini)

    1. memoriediunavagina ha detto:

      mi sembra che non faccia una piega.

  13. In Italia ci sono due donne che governano due grosse città, soprattutto Roma che ha il primo sindaco donna, che come capitale è importante anche a livello politico nazionale e mi sono veramente stupito di come le donne e movimenti femminista nazionali non le abbiano appoggiate a prescindere. Incominciare dal proprio paese a livello mediatico sarebbe meglio, senza chiedere alle dirette interessate. Appoggiarle e basta, senza chiedere nulla in cambio.

  14. newwhitebear ha detto:

    oggi è l’otto quindi posso farteli con sincerità. Auguri, Vagina. Eh! Eh! posso farteli perché ti leggo con 24 ore di ritardo 😀
    Per il riesto, ovvero il tema del post che dire? Gli altri sono più avanti di noi in tutti i sensi. Da noi la parità di genere è solo a parole e per il nulla. Però pare che a molte donne questo stia bene visto che non riescono a fare massa.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      io ti ringrazio con un ritardo esagerato!!! 🙂
      quanto alla capacità delle donne di far squadra, cosa posso dirti, impareremo, anche se non sono poi così convinta che ne siamo davvero incapaci. anzi!

      1. newwhitebear ha detto:

        si può fare squadra sempre ma quel maledetto orgoglio spesso ce lo impedisce

  15. Annasilvia Scumace ha detto:

    Cara Vagina,per me sono sbagliati i presupposti da cui partiamo.
    Anzitutto, né le donne ( né tantomeno gli uomini) dovrebbero ” sporcarsi le mani” in politica. La faccia di donne serie ed impegnate, io la vedo ovunque. Probabilmente è una questione di contenuti. Pensiamo bene. Inutile dire ” il femminicidio,la violenza sulle donne gne gne gne gne” rischiamo di farli rimanere nel quadretto rigido degli stereotipi.
    Riflettiamo sulle vittime, sulle loro storie, prendiamo il telefono prima del microfono e chiediamo ” come stai? che succede?” Magari prima che accadano brutte cose. Tutto questo parlare ci sta uccidendo. Lavoriamo sul territorio, prima ancora che in passerella.

    1. memoriediunavagina ha detto:

      Anche tu hai ragione. E non poca.
      Sporcarsi le mani è un modo di dire mutuato dai miei anni di studio e di master, si usa anche per il mondo del lavoro, in generale, quindi non intendevo richiamare l’idea della politica come di una latrina (anche se per molti è così).
      Però quando parli di azione sul territorio, più che in passerella, non posso che darti ragione.
      Io SOGNO di realizzare degli incontri periodici a Milano, e non sono niente, e non sono nessuno, per il semplice fatto di incontrarsi con altre donne e parlare di cosa ci piace, di cosa non ci piace, di cosa pensiamo e di quali soluzioni proponiamo. C’è chi lo fa già, anche se bisognerebbe farlo di più.
      Certo è che – come osservi – parlare di femminicidi e violenza di genere senza neppure vedere o sentire le donne che conosciamo e che incontriamo nella nostra vita, senza prenderci la briga o il tempo di chiedere “Che succede, come stai?” non va bene.
      Dobbiamo usare tante leve, per cambiare qualcosa. Una sola non ne basta, secondo me.

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