A Scuola di Consenso

Angela. Rosanna. Natalina. Stefania. Patrizia. Olga. Giulia. Elisa. Carmela. Maddalena. Sara. Tiziana. Carlotta. Gloria. Valentina. Loredana. Federica. Michela. Anna.

E tutte le altre.

Chissà dove siete. Chissà cosa fate. Chissà se v’incontrate.

Se vi raccontate cos’avete provato. Se lo sapevate, che prima o poi sarebbe successo. Se avevate paura. Se avete provato a chiedere aiuto. Se quell’aiuto l’avete trovato. Se avete denunciato.

Cos’avete pensato, in quel momento, quello esatto in cui capisci che la resa è arrivata. Che stai morendo e che ad ammazzarti è un uomo che hai amato, dal quale non hai saputo difenderti.

Ironico, forse, lo troverete, che pensiamo sempre che gli uomini debbano salvarci e che invece, a volte, è da loro che bisogna salvarsi.

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Chissà se li avete odiati, quando avete capito che non sarebbero cambiati mai.

Che sareste morte.

Che ciò che di voi sarebbe rimasto, sarebbe stato un nome, un numero nella statistica delle donne uccise per mano del proprio compagno (o ex) in Italia.

Che ciò che di voi sarebbe rimasto, sarebbe stato un ricordo nel cuore di chi ha saputo amarvi davvero, ma non è riuscito a proteggervi. Una puntata di Amore Criminale, bene che vada. Una vostra fotografia sul giornale. Un articolo in cui si parla di voi. Un cartello con sopra il vostro nome a una manifestazione. Una veglia al paesello. Una photo-gallery.

Chissà se vi siete sentite stupide, come ci sentiamo sempre quando ci accorgiamo di dare troppo a chi poco merita. A chi niente merita.

Chissà quanto piccola dev’esservi sembrata la vita, quanto fragile, quanto incerta, mentre le mani vi stringevano il collo, e i pugni vi sfondavano il torace, e i calci vi massacravano il ventre.

Chissà quale terrore e insieme quale sollievo, al pensiero che almeno quell’inferno, quello terreno, fatto di silenzi, di grida, di sgarbi, di menzogne, di violenze, di minacce, finalmente giungesse al termine.

Chissà quale amarezza per chi lasciavate qui, dietro di voi. Per i vostri bambini che vi hanno sentite piangere di nascosto milioni di volte. Per i vostri genitori straziati per sempre, da un male che non può trovare spiegazione. Per i vostri fratelli che non vi hanno prese e non vi hanno portate via, e non ci dormiranno più la notte, a ripensarci. Per le vostre sorelle e per le vostre amiche che vi hanno detto milioni di volte di lasciarlo e voi non l’avete fatto. Oppure l’avete fatto e per questo siete state punite.

Chissà che male, il martello.

Chissà che fredda, la lama.

Chissà il sangue, in gola, denso e metallico.

Chissà quante volte ci avete pensato, ad andarvene. Ma come si faceva. I soldi. Il lavoro. I figli. Tanto lui non vi avrebbe dato tregua mai.

Chissà quante volte avete pensato che fosse solo geloso, perché vi amava. Perché aveva paura di perdervi. Perché voi eravate tutto per lui.

Chissà quante volte avete ripercorso il passato, indugiando con la memoria sui primi tempi, in cui eravate stati felici insieme. Chissà quante volte l’avete fatto, per sopportare l’orrore quotidiano.

Chissà quante volte avete nascosto i lividi. E avete smesso di uscire, per non rispondere più alle domande, per non leggere più la preoccupazione negli occhi degli altri.

Chissà quanto brucia, quando ti lanciano l’acido addosso. Quando ti danno fuoco con un fiammifero. Cosa pensi? Che stai morendo o che sopravvivrai e non avrai neppure più la tua faccia? Perché non sei degna di vivere, o di avere la tua identità, la tua bellezza, la tua normalità. Cosa pensi mentre l’odore del carbonio ti stordisce e ti entra nelle narici, fino al cervello, prima che esse stesse si squaglino nelle fiamme. Cosa pensi? Che non resteranno che resti abbrustoliti, del tuo corpo? Che non ti piaceva neppure così tanto, quel corpo lì. Che ti vergognavi della sua cellulite, delle sue tette appese, delle sue rughe, ma che era il tuo, il tuo bellissimo e unico corpo. Eri tu, quell’ammasso di carne nuda e pelle bruciacchiata. Era la tua faccia. Erano i tuoi capelli, che erano bellissimi anche se erano lisci invece che ricci, o ricci invece che lisci, o crespi, o radi, o bianchi.

Chissà quanto sono lunghe, quelle frazioni di secondo che dividono il rumore sordo del grilletto dal dolore profondo del proiettile che ti affonda nelle viscere.

Chissà se pensi a tutto ciò che avresti potuto fare di diverso.

Chissà se ti chiedi da quanto ci stesse pensando, a farti fuori.

Chissà se provi a giustificarlo, anche in quel momento. A pensare che è infelice, depresso, collerico, frustrato.

Chissà se ti incolpi ancora, di averlo provocato, di essertela cercata, di meritartela quella fine, di crepare nel posto che doveva essere il più sicuro al mondo: la tua casa.

Chissà se lo perdoni, se assolvi una volta ancora il suo abisso emotivo, la sua nullità, la sua malattia.

Chissà se ti arrendi all’evidenza che non ti ha amata, che non ama, che non sa farlo. Che l’amore è un’altra roba, una disciplina diversa, che lui non conosce e che ha fatto dimenticare anche a te.

Chissà se mentre esali gli ultimi respiri ci pensi, ti chiedi cosa ne sarà del tuo corpo. Se farà una messinscena. Se ti butterà nel fiume, o nel bosco, se si costituirà o se andrà a Chi l’ha Visto a dire in favore di telecamera che gli manchi, che devi tornare, che lui e i bambini ti aspettano, a casa, che è disperato, tra i singhiozzi. Prima che gli inquirenti scoprano che aveva un amante e che aveva pensato fosse legalmente più semplice ammazzarti che divorziare.

Chissà quanto ti senti impotente, vulnerabile, sola, quando urli e nessuno ti sente. Quando il fiato smette persino di arrivarti in gola. Quando lo guardi per l’ultima volta e lo vedi, finalmente, per quello che è. Un uomo mediocre. Una bestia. Un fallito. Un assassino. Il tuo assassino. Che un tempo hai amato. Che hai pensato fosse l’uomo della tua vita. Che hai pensato potesse renderti felice.

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Chissà cosa pensate, quando da lontano ci sentite dibattere sul “femminicidio“. Chissà cosa provate quando ascoltate quelli che dicono che non esiste, che è un’invenzione mediatica al pari della mucca pazza, che i numeri sono ridicoli, che se è per questo ci sono anche le donne che ammazzano gli uomini.

Chissà cosa pensate quando ci sentite dibattere delle questioni di genere, accusarci di sessismo gli uni con gli altri, appellarci a statistiche e numeri per spiegare che questo problema, quello della violenza sulle donne, esiste. Che è reale. Che è culturale. Che c’è tanto lavoro da fare, sui giovani e sui meno giovani, sugli uomini come sulle donne. Che voi, con la vostra vita e la vostra morte, ne siete state la più tragica espressione. Ma che ce ne sono molte altre, che vengono prima. Che ci sono le molestie, gli stupri, le intimidazioni, le discriminazioni, le prevaricazioni, i pregiudizi, lo stalking, gli abusi, le aggressioni, le violenze domestiche, lo slut-shaming, il cyber-bullismo.

Chissà cosa ne pensate, della campagna “A Scuola di Consenso“, promossa dall’associazione F Come, che punta a fare pressione sulle istituzioni politiche affinché almeno una delle varie proposte di legge già depositate sia discussa in tempi brevi, per introdurre l’educazione sentimentale nelle scuole. E negli atenei. E che a essere formati siano anche i trainers, cioè chi educa. Collaborando, tutti, insegnanti, educatori, terapeuti, attivisti anti-violenza, per provare a lavorare sull’unico terreno sul quale si può davvero agire: la cultura. Per provare a interpretare insieme il cambiamento sociale – e antropologico – di cui i generi sono protagonisti, più o meno consapevolmente; per offrire strumenti interpretativi delle relazioni sentimentali e sessuali agli adulti di oggi e di domani.

Che, se ci pensate, passiamo anni della nostra vita sui banchi di scuola, fingiamo di imparare tantissimo di grammatica, matematica e storia (salvo poi essere un popolo di capre che non sanno coniugare il congiuntivo, o distinguere “li” da “gli”), e arriviamo nella vita senza che nessuno ci abbia spiegato abbastanza chiaramente cosa sia il CONSENSO, che l’amore dice “Sì” (sì, sì, così). Cosa sia la parità. Cosa sia il rispetto. Se siamo fortunati e abbiamo genitori in gamba, ce lo insegnano loro. Se siamo fortunati e troviamo un buon network di amici, lo capiamo lo stesso. Ma forse, la civiltà e l’umanità, non possono essere lasciate al caso.

Chissà se anche voi pensate che sarebbe giusto. Che sarebbe urgente. Farlo, iniziare, in Italia come nei paesi anglosassoni.

Che andrebbe fatto per chi c’è e per chi ci sarà. E anche per voi, che non ci siete più.

 

57 thoughts on “A Scuola di Consenso

    1. Grazie bellissimo articolo e molto toccante……….Provare paura nei confronti di un uomo peggio del proprio uomo penso non sia una bellissima cosa poiche’ e’ colui che ami che teoricamente dovrebbe aiutarti se ti trovassi in pericolo insomma colui che e’ parte di te pur essendo un altro individuo. Ma Non sempre accade cosi Vuoi la mentalita’ molto maschilista il senso di possesso nei rapporti: molto spesso gli uomini pensano che le donne siano una cosa loro e un’educazione sbagliata in cui al primo poto prevale la figura maschile (lo vediamo in certe famiglie in cui le madri venerano quasi i figli maschi a dIscapito delle figlie femmine che vengono trattate come persone di serie B) portano loro a coniderarle come degli oggetti da poterne fare quello che vogliono. E questo e’ molto pericoloso poiche’ Noi Non siamo delle cose…siamo delle persone con un corpo un anima siamo eere penanti eattamente come Voi Uomini…………

  1. due cosucce
    1)probabilmente esiste il principe azzurro che si trasforma in Hannibal Lecter, diciamo un caso su mille. Negli altri novecentonovantanove una testa di cazzo possessiva e gelosa come manco i sauditi si riconosce dal primo mese. Ecco, lasciate perdere. Quello non è un maschio alpha, è un potenziale folle. E se la mamma e la nonna vi dicono che è normale, anche il nonno non la faceva uscire di casa, mandatele a cacare entrambe.
    2)il femminicidio non esiste. Numericamente è così. Frequentare gli uomini (inteso come maschi) aumenta le probabilità di venire uccisi. Eh sì, tra di noi ci si ammazza per una precedenza non data, per il rigore fischiato domenica allo stadio, per un complimento di troppo. La testa di cazzo che gode nel gonfiarti di botte se tifi Toro e lui è juventino come pensate reagirebbe scoprendosi becco? (ho quasi solo amiche donne, sto abbassando la mia probabilità di essere accoppato).

    1. E già, per te il femminicidio è solo un’invenzione di quelle femministe boldriniane, vero? Per te uno juventino che si prende un’accoltellata a Siviglia prima di una partita o un rapinatore in fuga che spara a casaccio sono da paragonare ad un fidanzato becco o un marito geloso che ammazza la propria amata. Il femminicidio esiste, è essere ammazzate da chi dovrebbe proteggerti, da chi ti amava, fra le tue mura domestiche, dove nessun’altro può proteggerti. Il femminicidio va contrastato con leggi su misura, non considerato come un evento che capita se frequenti gli uomini. Non parliamo mica di piloti di Moto GP!!! Innamorarsi non dovrebbe essere un rischio da correre ma la cosa più bella della vita!

      1. Non per me, per i numeri. A sostegno della sua tesi c’è solo emotività, a sostegno della mia un po’ di dati. Ad esempio: noi siamo un paese molto maschilista e retrogrado, eppure il tasso di omicidi ai danni delle donne è tra i più bassi d’Europa. Credo che le due cose abbiano un rapporto di causalità oltre che di correlazione, ma non ho voglia di scrivere due lenzuolate di testo per spiegare perchè.

        Tenga però presente che accoltellarsi per la partita di calcio è esattamente la stessa cosa. Ovvero utilizzare la violenza a prescindere per riparare un ‘torto’ subito. Gli uomini che ammazzano di botte la compagna non lo fanno in quanto donna, ma in quanto la bistecca era troppo dura, temono di essere traditi eccetera. Non scendono in strada a prendere a botte una donna qualsiasi, differentemente dagli altri ‘ismi’, un razzista che mazzula una persona di colore prova odio per l’intera categoria, non per quel particolare africano (anche se magari è un’azione di quest’ultimo a scatenare la furia). Un ‘femminicida’ non odia le donne, odia _una_particolare_ donna.

      2. Ha appena definito il femminicidio… e perché dice che non esiste? Le sue statistiche dove le prende? Una legge è stata creata, esiste, perché dice il contrario? Nei numeri non c’è nessuna emotività. Il tifoso che ammazza lo fa nei confronti di uno sconosciuto, è questa la differenza di base… non c’è molto da capire. Una donna va difesa fra le sue mura domestiche e ci vogliono leggi appropriate per farlo. Dopo la tessera del tifoso vuole proporre la tessera del convivente/compagno? Visto che secondo le il tipo di violenza è esattamente la stessa cosa….

      3. http://www.termometropolitico.it/1150815_femminicidio-italia-i-livelli-bassi-deuropa-3-donne-uccise-ogni-milione-abitanti.html

        ad esempio.

        PS
        condivido i numeri (ci mancherebbe, sono dati), non la tesi sul perchè.

        PPS
        non usi lo straw man con me. Negare che esista il ‘femminicidio’ non esclude che anche per il sottoscritto sia utile avere delle leggi, che so, che consentono alla donna che denuncia le violenze di avere di che campare e rifarsi una vita. Cosa che ora è quasi impossibile, se non c’è una mamma o un padre da cui tornare c’è poco da fare se non appoggiarsi al volontariato. Ma per me questa è violenza privata, non femminicidio.

      4. Per lei possono essere anche delle favole ma c’è gente che muore. Neghi pure quello che vuole ma io non sono uscito dall’argomento per convincerla del contrario.

        E’ lei che ha scritto che il femminicidio non esiste ed io le ho solo risposto il contrario senza nascondermi davanti ad articoli farlocchi. Ma lo ha letto il link che ha postato? Una statistica di quante donne vengono uccise ogni 100 mila abitanti pubblicato da una specie di giornalista cattolico-liberale di centro destra…… e le sembra una prova sulla non esistenza del femminicidio? Non ha ancora capito che è la motivazione che fa la differenza, non il numero degli omicidi!

        Ovvio, per chi crede ancora in una famiglia patriarcale non può ammettere l’esistenza di un problema nella famiglia italiana.

      5. “Una statistica di quante donne vengono uccise ogni 100 mila abitanti pubblicato da una specie di giornalista cattolico-liberale di centro destra”

        perchè, se i numeri dell’agenzia dell’ONU sul crimine li avesse pubblicati un giornalista ateo trotskista dall’interno di un centro sociale con una canna in bocca sarebbero stati diversi?

        “Ovvio, per chi crede ancora in una famiglia patriarcale non può ammettere l’esistenza di un problema nella famiglia italiana.”

        “Stefano ha detto:
        novembre 22, 2016 alle 2:16 pm
        Ad esempio: noi siamo un paese molto maschilista e retrogrado”

        almeno legga quel che scrivo, se proprio vuole commentare.

        E con questa la chiudo qui, è il Vagyblog e non l’angolo del flame. Buona giornata.

      6. Nelle pubblicazioni la differenza la fa l’uso che ne fai. Un tizio cattolico liberale di centro destra, con evidenti tendenze per una famiglia patriarcale, te le passerà come valori talmente piccoli che non hanno nessun impatto nella società al confronto delle morti maschili dei poveri padri di famiglia che lavorano per mantenere le mogli… tanto per dire…

        Se avessi veramente pensato che lei fosse anche maschilista sarei partito direttamente con gli insulti. Ho solo pensato che lei è l’ennesima, stufosa, barbosa persona che non crede nel femminicidio come una piaga della società moderna, e sinceramente sono stufo anch’io di rispondere ogni volta che qualcuno mette in dubbio questo problema. Tanto è come combattere contro i mulini a vento.

    2. Grande!
      Applauso!
      Anch’io la penso esattamente così.
      Vedo un sacco di coppie in cui lui è una testa di cazzo che andrebbe mollato dopo 10 minuti dal primo “ciao” e invece la loro docile mogliettina insiste a fare la crocerossina da anni e anni, continuando a fare malavita nella speranza di riuscire a cambiarlo.
      Sono donne che hanno questo istinto. Probabilmente vedono nel maschio stronzo il maschio forte, il maschio alpha come hai detto tu.
      E sono convinto che se quelle donne venissero con uomini come me si annoierebbero, non sentirebbero il senso di protezione, non si sentirebbero guidate, non si sentirebbero utili come crocerossine, ecc.

      Inoltre vedo che non ti fai guidare dall’emotività, dalle notizie del tg, bensì ragioni con la tua testa e guardi le statistiche.

      Peccato che non hai un blog, altrimenti avrei iniziato a seguirti.

    3. premetto: vedervi dare del “lei” è esilarante.
      rispondo: michel1na qui sotto condivide il link che spiega il significato del termine; inizialmente – anni addietro – trovavo la parola disturbante e mi documentai, scoprendo che non ce la siamo inventata noi italiani e che aveva un significato, molto chiaro, e circoscritto, che non era “ammazzare una femmina”, ma era ammazzare una donna con la quale hai (o hai avuto) un legame sentimentale come minimo. parleremmo di “uxoricidio”, magari, se ci fosse di mezzo il matrimonio. spesso non c’è. c’è una relazione, una convivenza, una separazione complicata. eccetera.

      molti uomini, in materia, hanno un atteggiamento francamente fastidioso. il tuo non lo è stato, nel senso che i tuoi toni sono stati giusti, ma perché non sei un troglodita, tu. lì fuori è pieno di uomini che usano il bilancino, che fanno le addizioni e le sottrazioni, che equiparano la ferocia di uno che ti massacra di coltellate, a una donna vendicativa che ti riduce sul lastrico economicamente (e, per carità, le donne possono essere spietate e quello sarebbe tutto un altro tema, che magari un giorno tratteremo; e sì, sì, c’è pure quella che X anni fa ha tagliato l’uccello del marito infedele e gliel’ha fatto ingoiare, certo, mica siamo tutte a posto neppure noi). ma la morte è morte. è sempre uguale, è vero. ma quando muori per mano di qualcuno che amavi, secondo me è più feroce. siamo un paese nel quale fino a un pugno di anni fa la legge contemplava ancora il delitto d’onore. culturalmente non sono stati fatti molti passi, da allora. o forse, non ne sono stati fatti abbastanza.

      se in italia ci sono ogni anno più di 100 donne ammazzate per mano dei loro compagni/ex, per me vale la pena parlarne. poi mi dispiace sapere che in altri paesi è pure peggio. ma non vuol dire che non ci sia da lavorare per una società più sana, e bada che non intendo insegnare che le donne non si toccano neppure con un fiore (che comunque sì), ma anche che gli uomini possono avere delle fragilità e che il culto fallocentrico della personalità è sorpassato e che forse possiamo liberarcene tutti, uomini e donne. invece che dire che è tutto normale. che va bene così. che i numeri sono irrilevanti.

      tutto questo, secondo me. e resta un fatto che si possono pure avere opinioni differenti, naturalmente.

  2. Non c’è peggior stolto di chi non vuol capire… si traduce tutto così.

    A chi non vuol capire che non puoi paragonare un omicidio durante una rapina a chi uccide la propria compagna, a chi nega il femminicidio e che pensa sia un’invenzione sinistroide, un’invenzione femminista e addirittura un’invenzione di quella “puttana” della Boldrini, a chi pensa che una legge a parte sia una forma di discriminazione verso gli uomini che muoiono quotidianamente.

    La cultura ci separa dagli stupidi e purtroppo l’Italia è un paese di idioti, dove anche la scuola italiana ha le sue colpe, dove i Presidi non hanno i coglioni d’impartire ideali di uguaglianza alle nuove generazioni, dove il termine “bullismo” viene nascosto e negato, dove la teoria del gender è ancora quella che fa da padrona e la famiglia patriarcale regna ancora sovrana.

    C’è ancora molto da fare, in primis il genitore. Se aspettiamo aiuti dai Governi stiamo freschi….

      1. È come per la ricerca sui tumori rarissimi… che si fa a fare per quei due poracci che crepano all’anno… lasciamoli crepare… 😂😂😂
        Se da domani dovessi ammazzare tutte quelle che in vita non me l’hanno voluta dare porterei la media italiana sul tetto del mondo…

      2. Vedo che c’è molta difficoltà a interpretare un testo scritto. Quei numeri non volevano dire ‘eh tanto ne ammazzano poche’, ma solo a dimostrare che non c’è nemmeno correlazione tra il, diciamo, grado di machismo di un paese e gli omicidi di donne da parte di uomini.
        E per l’ultima volta: un razzista odia quelli di un’altra razza in quanto tali, un omofobo odia gay che manco conosce, un antisemita pensa che tutti gli ebrei siano viscidi. Questi violenti e assassini non odiano invece le donne in quanto donne, è sbagliato quindi parlare di violenza di genere.
        Sono persone che esercitano quella che nel diritto si chiama ‘violenza privata’, e la esercitano solitamente contro i più deboli in generale. Se si trovano in una coppia la donna è la vittima designata nella maggior parte dei casi.
        E ripeto sempre per l’ultima volta: siamo un paese schifosamente maschilista. Ma evitiamo per favore voli pindarici confondendo cause con effetti o inventandoci un lessico che sposta il reale problema, ovvero la propensione alla violenza di troppi maschi.

      3. Credo di comprendere il suo punto di vista, forse un po’ “troppo tecnico”, perciò facilmente fraintendibile.
        Giuridicamente posso dire che c’è chi lo trova concettualmente contrario all’art. 3 Cost, essendo un omicidio uguale che sia l’uomo o la donna la vittima; i chi invece vorrebbe farlo rientrare nei casi d’omicidio aggravato del 576 cp (ma ovviamente una fetta – relazioni extra unione civile e matrimonio/consanguineità – rischiano d’esulare) o comunque preferisce l’omicidio più le aggravanti (sevizie, violenza, futili motivi ecc).
        Questo però vuole essere più un post di sensibilizzazione culturale, forse per questo il suo commento non “coglie”.

      4. Non capisco perché a te ed altri come te dia così fastidio chiamarli femminicidi. Trovate mille scuse per evitare quel termine che identifica un preciso reato di squallida violenza. Lo condanni ma lo nascondi in un calderone di reati invece di confermare che è un grosso problema sociale. Per te invece cos’è il bullismo? Lo riconosci come un grosso disagio sociale o è solo un cattivo comportamento come tanti altri? Un reato mafioso non è nient’altro che un atto criminoso come gli altri? Perché il femminicidio non è degno di essere trattato con un occhio di riguardo con delle leggi ad hoc? Non capisco cosa a te, personalmente, possa cambiare.

      5. Perché le parole sono importanti. Esprimono un concetto e se quel concetto è fuori bersaglio si sbarella, si finisce ad esempio nei safe spaces di molti atenei americani.
        Il bullismo è un termine perfetto: se lo dice io ho inteso ‘dicasi di ragazzo o adolescente che intimida e usa violenza contro i più deboli, solitamente qualche vittima designata’ ed è così.
        Se mi dice ‘femminicidio’ a me viene in mente ‘persone che uccidono donne in quanto tali’ e non è così.

      6. Allora di base lei non ha capito cosa vuol dire femminicidio. Il “Femminicidio” è una violenza, abuso, omicidio e quant’ altro perpetrato da un amante, marito, fidanzato, spasimante o chi per esso… punto, non vengono presi in considerazione gli sconosciuti. Se poi a lei viene in mente qualcos’altro è un suo problema, se non le piace il termine se ne inventi uno lei e lo usi per conto suo, l’importante è il concetto, solo le leggi create ad hoc e il progetto anti femminicidio che è stata creato nel corpo di polizia. Anche a me se mi dicono Moana mi viene in mente Pozzi, poi invece è solo l’ultimo lungometraggio della Disney… e per fortuna lo hanno cambiato solo per l’Italia.

      7. Si, ma non fermiamoci alle parole, e nemmeno ai numeri. Quello che viene definito femminicidio (e il termine potrebbe anche essere fuorviante se inteso, come dici tu, come odio nei confronti delle donne) è un fenomeno sociale, non è solo una manifestazione qualsiasi di violenza scatenata da istinti malvagi o asociali. E’ una manifestazione particolare di violenza esercitata tra le mura domestiche nei confronti di persone più deboli (compagne, mogli, fidanzate, anche figlie) e sostenuta da un sentimento di dominio nei loro confronti. L’omicidio è solo la manifestazione più estrema della violenza, più spesso ci sono botte, vessazioni e violenze anche morali di ogni tipo. E queste non finiscono sui giornali e nelle statistiche solo perché la stragrande maggioranza delle vittime non le denuncia.

      8. verissimo anche questo.
        l’omicidio della partner o ex, per l’appunto, è solo una delle espressioni di questa violenza.
        ce ne sono molte altre, taciute, che vengono prima. e che non fanno statistica.

      9. il significato di “femminicidio” però non è così confuso. e se lo è, allora chiariamolo meglio. prima di dire, però, che non esiste, sarebbe bello se la gente capisse cosa significa🙂

  3. Giusto ricordare. Giustissimo educare. Al rispetto. Universale, del prossimo tutto. Da quello, poi, discende tutto il resto. Naturalmente. Alla parità, perché in coppia si cammina affiancati, non in fila indiana. All’amore, che è condivisione e non possesso.
    Educare, e farlo bene. Perché anche l’educazione, se sbagliata, può essere pericolosa.

      1. E chi educa gli educatori? scusa la trasposizione pedestre della celebre citazione, anche se l’iconica immagine dello smiley coperto di sangue di Watchmen non mi sembra poi così fuori luogo.
        Rileggendomi credo di essere stato eccessivamente criptico: non credo che “basti” insegnare ai bambini che le bambine non si toccano. Va inculcato il messaggio che la violenza è sbagliata sempre, nei confronti di tutti. Perché un bambino a cui insegni a non picchiare le bambine, magari non lo farà per tutta la vita, anche da adulto, ma avrà probabilmente l’inconscia nozione che non deve farlo non perché sia assolutamente sbagliato, ma perché le bambine sono esseri deboli.
        E non è così.
        Allo stesso modo, bisogna prestare attenzione ai messaggi che consciamente o meno si passano alle bambine. A non farle mai sentire “meno” delle loro controparti maschili.
        Non ho (ancora) figli e mi sento un po’ imbecille a fare certi discorsi, parlare di questioni così difficili e delicate che anche chi ci è passato, spesso non sa come ha fatto. Posso però affermare con certezza che questa è la cosa che mi spaventa di più: sarò in grado di educarli bene? Riuscirò a spiegare ad una mia eventuale figlia che il mondo è suo esattamente come appartiene al suo eventuale fratellino, o al suo amichetto?

  4. Quanto vero quello che scrivi… io ci ho messo un bel po d’anni per capire che amare e rispettare devono andare mano nella mano e che se un uomo ti ama si, ma non ti rispetta, una donna può e deve dire grazie ma arrivederci. Il fatto è che non è così facile se non ti hanno insegnato questa sottile eppure fondamentale differenza. E quindi si, assolutamente si, sta a ciascuna di noi, come mamma sorella e amica, di ricordarlo e dirlo a voce alta, sempre e ovunque. Essere amate non basta e se chiamate a scegliere tra il rispetto di sé e l’amore, la scelta giusta è sempre il rispetto.

    1. bravissima.
      e brava di sollevare anche un altro punto: NON è FACILE. non è così scontato. siamo un popolo tremendamente ignorante (per carità, ce ne sono molti pure peggiori), ma a costo di essere tacciate di retorica e boldrinismo, ripetiamolo perché c’è di sicuro un paio d’orecchie che hanno bisogno di sentirlo e un paio d’occhi che hanno bisogno di leggerlo. ancora.

  5. “Non c’è belva per quanto feroce, che non provi qualche senso di pietà,
    ma io non ne provo alcuno, sicché non sono una belva”
    Riccardo III – Shakespeare

    “Una donna ha il diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensori. Io non sono il difensore della donna Fiorella. Io sono l’accusatore di un certo modo di fare processi per violenza”
    Avv. Tina Lagostena Bassi – Processo per stupro, 1979 arringa finale

    La violenza sulle donne mi provoca lo stesso indicibile orrore che ho provato nel visitare il campo di concentramento di Dachau. Un dolore che non riuscivo a sfogare nel pianto, perchè rimaneva bloccato in gola.

    Odio il termine “femminicidio” perchè non rende bene cosa sia questo genocidio per stillicidio (non me ne voglia il Pinza per questa personalissima definizione ma femminicidio assume una connotazione a carattere sessuale inteso come genere, non uomo/donna, ma maschio/femmina). Forse il termine più corretto dovrebbe essere “muliericidio” dal latino mulier – donna. Giuridicamente si usavano i termini omicidio per l’uomo e per il reato in generale e uxoricidio nello specifico per l’omicidio della moglie. Nel sistema giudiziario italiano esisteva fino a pochi anni fa una distinzione netta fra uxoricidio e delitto d’onore perché il “cornuto” aveva diritto a lavare l’onta alla sua onorabilità col sangue della fedifraga/o. Non si contemplava la violenza domestica per le donne delle coppie conviventi, quasi fossero da escludere in quanto nel peccato mortale di non aver contratto matrimonio.

    Il diritto di famiglia del 1975, la legge sul divorzio del 1974, quella sull’aborto del 1978 fino a quelle sulle coppie di fatto e sulle unioni civili sono pilastri fondamentali del nostro ordinamento, tuttavia a questa perequazione giuridica non ha fatto seguito una perequazione nei fatti. Uomo e donna sono ancora distanti in termini di carriere, retribuzioni e capacità professionali In maniera strisciante esiste ancora nel comune sentire maschile e in parecchi ambienti lavorativi il considerare la donna come inferiore, incapace, emotivamente instabile. Una preda sessuale da intimidire ed umiliare, da relegare al margine e da punire per le sue mancanze.

    Non bastano leggi dure è repressive, bisogna intervenire a rifondare profondamente il sistema educativo, in primis sui bambini, futuri uomini di domani, bisogna strutturarli sul rispetto e la parità reciproca dell’altro sesso; dall’altro lato si deve dare priorità a limitare le deviazioni che hanno portato a questa ecatombe. E si noti che capita anche su fasce d’età che sono alte, cioè antecedenti la riforma del 1975, dove la donna era, de jure, assoggettata all’uomo.
    Ma capita anche in coppie provenienti da paesi dove la cultura della donna è basata sulla disparità dei rapporti, dove la donna è considerata un soggetto inferiore, quasi una proprietà, o vale meno di un animale domestico.

    1. anche io in un precedente commento ho citato il delitto d’onore.
      ragione su tutto. condivido tutto. aggiungo solo che, per vera par condicio, io lavorerei anche sulle donne di domani (oltre che su quelle di oggi). c’è una riflessione da fare sulla parità dei generi, e pure sulle loro irriducibili diversità (che per certi aspetti – vivadio -esistono e negarle è ottuso, a mio avviso). per intenderci: insegnare ai bambini che le donne non sono proprietà, insegnare alle bambine che i maschi piangono. banalità di questo tipo. forse non ci farebbe male🙂

      1. Vero. I figli non nascono dai cavoli o arrivano con le cicogne, bisogna educare anche le donne di domani non solo gli uomini. Una mia cara amica psicologa presso il tribunale minorile di Bologna, mi ha detto che molte deviazioni degli adolescenti iniziano a causa dei genitori, ad un certo punto non li raddrizzi più, e finiscono davanti al giudice…
        la bomba ad orologeria è innescata, esploderà anni dopo facendo a pezzi una povera malcapitata che non ha potuto o avuto il coraggio di allontanarsi per tempo.

  6. la proposta può apparire sensata ma chi insegnerà il consenso? Un uomo o una donna? E loro sapranno trasmetterci i valori giusti?
    Credo che prima di dovrebbe spiegare cos’è il RISPETTO. Ovvero come si sta in una società civile. E già qui le cose diventano difficili in un mondo che urla, che prevarica, che non accetto altro credo che la forza o la violenza.
    Io sono cresciuto con un credo. Il mio libero arbitrio si ferma quando incrocia quello altrui. Ovviamente anche quello altrui si deve fermare quando intercetta il mio.
    Detto in altre parole io rispetto gli altri e pretendo il rispetto altrui.
    Ma funziona? Boh! basta aprire la TV e si vedono persone a litigare a urlarsi sopra. Basta aprire un giornale e le cose non vanno meglio. Basta girare in città e devi fare attenzione se vuoi tornare a acasa incolume. A casa il vicino sembra avere tutti i diritti e nessun dovere. E allora cerchi di sopravvivere.
    Questa è la nostra società attuale.

    1. la società sta malissimo e questo è evidente ogni santo giorno a chiunque.
      tuttavia, per quanto difficile sia, o imperfetto, o non del tutto risolutivo, sarebbe giusto provare a fare qualcosa.
      nel mondo non sono tutti beoti o trogloditi. neppure in questo paese. esistono persone per bene, persone colte, persone illuminate persino. il problema è che se mai si inizia, mai sia continua.

  7. Anch’io detesto il termine “femminicidio”. Lo trovo ghettizzante.
    Detto questo il problema è enorme, è mostruoso, e soprattutto non capisco, non ne capisco l’escalation mostruosa e la radice del problema. Io ho sempre bisogno di capire ma di fronte a questo depongo le armi. Siamo cambiate noi donne? Sono cambiati gli uomini? Siamo diventate troppo qualcosa? (determinate, credulone, libere, illuse, succubi, affamate d’amore senza saperlo riconoscere, ci sono cresciute le palle e si si sono nel contempo atrofizzate ai maschi, pretendiamo troppo/troppo poco, crediamo troppo, siamo sorde, stupide, sole?)
    Sono diventati scemi all’improvviso un numero incredibile di maschi? Si sentono inadeguati? Gli manca una stampella femminile in questi tempi cupi? Domande senza risposta. So solo che sono madre di due figli, un maschio e una femmina. So che ai figli puoi trasmettere tutto il meglio che hai dentro ma so anche che, ad un certo punto, diventano adulti totalmente distinti da te e spesso totalmente diversi da te, e questo di per sè sarebbe un valore aggiunto ma è proprio lì, a quello snodo dell’esistenza, quando iniziano a fare le proprie esperienze che qualcosa accade, e a volte accade che nel maschio riaffiori la parte becera e bestiale che purtroppo se ne sta quatta quatta nel dna. I più, ed i più equilibrati se la sfangano urlando in uno stadio, giocando a calcetto con entrate pesanti sui compagni, incazzandosi nel traffico o col collega d’ufficio. Una parte-a quanto pare sempre più rilevante- se la prende col punching ball umano più comodo: la disgraziata che ha scelto di dividere con lui la propria vita. E’ la cattiveria del codardo, dell’uomo perdente in partenza, e credo c’entri poco il fatto che alcuni di questi umanoidi abbiano a loro volta assistito a violenze in famiglia. E’ che il maschio è così, lo zoccolo duro del dna maschile è quello, così come quello femminile porta l’etichetta del “con me sarà diverso”, “con me cambierà.”
    Questa è la conclusione alla quale sono arrivata io. Io che cerco di insegnare a mia figlia i segni, spesso molto evidenti, del seme della possessività maschile perchè è inutile, certe cose si capiscono già dopo pocissimo tempo, e prima che sia tardi.

    Homo homini lupus. Poco è cambiato.

    1. molte verità.
      vero che i figli puoi educarli quanto vuoi ma sono persone a sé (però educarli bene è comunque meglio che educarli di merda o non educarli affatto).
      vero che spesso i segnali negativi si vedono da subito. ma anche lì, bisogna ricordarli sempre, ripassarli, ristabilire le priorità e i valori di una relazione, periodicamente. perché poi, quando ci sei dentro, quando quello diventa il tuo mondo, è più difficile accorgersene. e vale per tutto. quando sono stata in una relazione che mi ha resa gelosa pazza, io mi accorgevo di essere gelosa pazza, ma non vedevo il grado di PAZZIA che la mia gelosia aveva raggiunto. quanto fosse palesemente insano. per fare un esempio molto più banale, voglio dire. sul cosa sia successo in generale, non lo so zia, le tue domande non hanno una risposta definitiva. noi continuiamo a cercarla, perché è l’unico modo, forse per comprendere. forse. intanto, a scanso d’equivoci, e per non farmi mai mancare la possibilità, io t’abbraccio.

  8. BRAVA @Vagina … io sono con te ( o meglio, dentro di te ) e grido : GUAI A CHI TOCCA LE NOSTRE DONNE, GUAI A CHI SOLTANTO LE SFIORI CON UN DITO ! 👿
    Che mondo schifoso sarebbe il nostro … se non ci fossero loro, le Donne che, con la loro grazia, ci allietano il vivere ???

    1. brave persone cavaliere. uomini e donne.
      non è essere donna in quanto tale che ti rende un essere pieno di grazia.
      non siamo come beatrice. a volte abbiamo naturalmente i nostri difetti, i nostri torti e le nostre colpe. niente di tutto ciò, però, merita la barbarie.

  9. Quanto mi piace come scrivi Vagina, è già la seconda volta che mi fai piangere e pensare che ti seguo da poco!
    Se posso dir la mia a Stefano, le cose che dici sono condivisibili, a volte molto tecniche, da come scrivi penso che conosci molto bene la “questione maschile” e sono contento che pian piano sempre più persone si stiano interessando a ciò, visto che è sempre stata un po’ in sordina.
    Però penso che hai sbagliato il luogo in cui fare quelle precisazioni e postare quei dati numerici. Qui si parla della tragedia di donne uccise, che hanno vissuto nel terrore, che piangevano in silenzio, dell’amore trasformato in odio. Non si dice che tutti gli uomini sono stupratori, se fosse stata detta una cosa del genere sarei stato il primo a ribattere (e poi ovviamente a non venire più qua). Da come ho cominciato da poco a capire, in questo sito si fa tutto tranne che la guerra agli uomini.
    Altrimenti facciamo come le femministe che quando si parla ad esempio dei padri separati dicono : “ma ci sono i femminicidi, ma che volete ma ci sono le donne che muoiono!”, quasi fosse una gara a chi è più discriminato,a chi nega di più, mettendoci gli uni contro gli altri…..come se una cosa escludesse l’altra! Facendo proprio quello che la società ci spinge a fare, a fomentare questa guerra tra i sessi, a ritirarsi ognuno nel proprio particulare che è esattamente l’effetto desiderato delle leggi e dalla cultura di oggi. Non so se sono riuscito a spiegarmi!
    Un modello tralaltro sorprendentemente vicino a quello di uno schiavo moderno! Io sono per la tutela di tutti coloro che sono discriminati, donne e uomini indistintamente. La civiltà è un artefatto complesso, bisognoso di “manutenzione”, ovvero della collaborazione di tutti, altrimenti ci sarà sempre più spazio per l’erosione di diritti e libertà fondamentali per il tornaconto di pochi.

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