Filtro Serenità

Il fatto è che a me la felicità fa venire l’ansia.
Mi viene l’ansia che finisca all’improvviso. Che qualcosa di tragico incomba. Che sia un errore. Che qualcuno da qualche parte mi guardi e mi condanni per questo mio screanzato essere serena. Che di sicuro entro una settimana mi viene una crisi depressiva feroce. Che mi gratto i coglioni anche solo a pensarlo, che sto bene. Che è quasi una colpa, se sto bene, perché c’è di sicuro qualcuno che sta male. Qualcuno che è da 20 ore sotto le macerie di un terremoto. Qualcuno che ha perso un caro in un attentato. Qualche amico che sta vivendo un momento tragico. Qualche guerra. Qualche scandalo per cui indignarsi. Qualche analisi da fare perché nel mondo esistono le malattie e sono una merda. Le spese. Le tasse. I pagamenti a 60 giorni che diventano a 180.  Qualcuno che muore. Qualcuno che è morto già.
Insomma ci vuole coraggio a sentirsi serena. A sentirsi in diritto di stare in pace. Senza un lavoro fisso, senza un compagno, senza un figlio, col mondo in malora e l’incertezza di tutto…che cazzo c’avrò da essere così serena?
.  . 
Eppure, per quanto fatichi a spiegarmelo, in questo momento mi sento così.
Serena, nonostante tutto. Felice, nonostante l’ansia che la felicità mi fa causa. Nonostante la consapevolezza che questo fragilissimo equilibrio, questo stato di grazia, potrebbe interrompersi all’improvviso, da un momento all’altro. Puff. Svanire. Perché la felicità è così che fa.
.  
schermata-2016-11-01-alle-08-11-22
.  .  
Per ora, va bene. Per ora me lo godo questo privilegio di non stare male. Di non sentirmi straziata e lacerata. Di non dipendere più dal dolore. Di non cercarlo. Di non crearlo. Di non usarlo più come filtro alla vita. Di essere meno incazzata, più comprensiva, più accogliente, più morbida, che non significa essermi rammollita, ma essere cresciuta. Che sapete cos’è? Se uno ha la tendenza a dipendere dal dolore, non fa fatica. Spunti e occasioni per stare male ce ne sono a gettare. Sempre. C’è sempre un valido motivo per stare di merda, a tutte le età, in qualunque situazione, per non godersi ciò che si ha, per ammorbarsi per ciò che manca.
.  
Quindi, dall’alto dei miei 30 anni (quasi 31), giungo alla conclusione che la serenità NON sia il benefit di una vita perfetta, perché per quanto provi a perfezionarla, Sua Altezza La Vita non sarà perfetta mai. E allora perché alcuni di noi stanno meglio e altri peggio? Perché sono più fortunati? Perché a loro va tutto liscio? Perché per loro è sempre tutto facile? Quest non cret, come direbbe Razzi.
 .  
È che, forse, la serenità è frutto di un’educazione emotiva, di un processo di maturazione personale, individuale, intimo persino. Di un’attenzione nuova e costante a non maltrattarsi l’anima. A sciogliere i nodi. A parare i colpi che la vita ci assesta. Superficiali, a volte. Piccoli ematomi interni che passano in fretta. Dolori immensi, altre volte,  dritti e secchi nel culo, contro i quali nulla si può. E tutti gli altri malesseri, quelli ancora più naif, quelli che ci avvelenano i giorni, le settimane, gli anni; quelli che ci siamo scelti e procurati da soli, in autonomia, e che prima o poi troveremo il coraggio di scaricare, perché a un certo punto diventa una questione di intelligenza, scegliere, distinguere tra cosa merita il nostro dolore e cosa no.
.  .  
È che, forse, la serenità richiede volontà e impegno. Risolutezza, allenamento, predisposizione. Come la dieta. Come la palestra. Come l’eutanasia per gli amori sbagliati.
.
E, per carità, io per la serenità sono sempre stata portata come per la matematica (sia sufficiente sapere che una volta, a seguito di un’interrogazione, sono stata autenticamente felice di prendere 3, poiché di fatto meritavo 2). Non eccello in serenità, che è una delle tante materie dell’esistenza. Però, a un certo punto, guardi il dolore come le sigarette: un vizio inutile, dannoso, che fa male a te e a chi ti sta intorno, che ammala, che rovina ciò che è sano, e puzza, e fa puzzare tutto, la casa, i vestiti, i capelli. Provi a smettere, un po’ per volta, e t’accorgi che stai meglio. Che sei libero da una schiavitù. Che la vita ha sapori e odori che avevi dimenticato. Così com’erano. Puliti. E belli. Che puoi sentirli. Che ne hai diritto. Che non hai più motivo di boicottarti. Che puoi guardare gli eventi così come si presentano, con una lente diversa, un filtro più chiaro che ti permetta di coglierne il bello.
Al di là dei limiti, delle ombre appuntite, degli spigoli ripidi. E delle piccole miserie che tutti abbiamo.
.  
Ecco, forse è ora di smettere anche con le sigarette.

77 thoughts on “Filtro Serenità

  1. Sono assolutamente d’accordo con te. Arriva un momento in cui decidi di vivere serena, di fare a meno di certi meccanismi frustranti. Una conquista per me -che sembra un’inezia ma in realtà non lo è affatto- è stata smettere di imprecare quando si rompe un oggetto o c’è un contrattempo. Quando capisci quanto è idiota incazzarsi contro esseri inanimati, inizi a tenere le reazioni forti solo per le cose che contano.
    Sono anni ormai che assisto alla maggior parte delle sfighe con l’espressione del whatever tatuata in volto, e vivo meglio.

  2. E’ che sei (siamo) generazione nata grunge, con background da candycandy. Torture esistenziali a non finire, quando è più facile essere sereni e non snocciolare sempre i malesseri. Mio padre direbbe che è colpa di San Carlo Borromeo, del senso di colpa, della religione cattolica.

  3. Io invece mi sento in colpa perché soffro e piango anche se i miei problemi sono così insignificanti in confronto a chi soffre davvero… è giusto godere di quel che si ha e non riuscire a farlo mi annienta. Belle le tue parole comunque, ti seguo e ti leggo sempre con piacere.
    Un abbraccio,
    s.

    1. si impara, a godere di ciò che si ha. e non è né facile né scontato, poiché siamo figlie di una cultura che ci ha – più o meno indirettamente – educate a volere di più, sempre (che fino a un certo punto va pure bene) e a struggerci per ciò che non otteniamo.

      non disperare. credimi, s’impara. e poi si vive di fasi. di andirivieni. non c’è mai un risultato definitivo, si va un po’ col flusso e si cerca di stare in piedi, sopra le onde. a volte ce la si fa e a volte no.
      esercitati e ne riparliamo poi🙂

  4. Ecco, io sono riuscita con le sigarette qualche anno fa. Ai 40.
    La serenità, quella faccio proprio fatica.
    Ma anche quella, come per lo smettere con le sigarette, è una questione di testa: lo scegli

  5. Non è essendo tristi che qualcuno malato guarisce. Esattamente come digiunando non si sazia un’altra persona affamata. Credo che la vita sia come un fiume: ci sono persobe che ci buttano porcherie dentro (tristezza, paturnie, autocommiserazione). Noi possiamo buttare acqua pulita per rendere il bicchiere più pulito. E non è avvelenandosi con acqua sporca che gli altri stanno meglio.

  6. Molti dei pensieri che hai scritto sono anche i miei. Non ti nascondo che, visto mi pare io e te abbiamo una certa affinità, ricadrai a causa di quella solita buccia di banana e tornerai per un po’ ad autoinfliggerti punizioni.
    Ricordati che l’acqua in cui navighiamo è sempre la stessa, è solo il punto di vista la variante in gioco! Un abbraccio.

    1. ah beh si ma infatti dopo una settimana è successo quanto pronosticato🙂
      scherzi a parte, so perfettamente che non sono traguardi definitivi. ma piccole soste, in cui riprendere fiato e ripartire. che chi nasce inquieto non muore sereno. ma va bene così🙂

      1. Anch’io ne ebbi sentito parlate, poi alla fine risponde pure, basta essere insistenti e perseveranti.

        Evviva le sgrammaticature.

        Limoni pesanti.

  7. La cosa sorprendente che fai quando sei più felice
    Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Business Insider .

    Se tutto quello che cerchiamo è il piacere, allora perché fare un po ‘di noi trascorrono gran parte del genere della nostra vita infelice?
    Immagine: REUTERS / Jason Lee
    Scritto da
    Erin Brodwin
    Pubblicato
    Giovedi 18 Agosto 2016
    Indulgere in un pezzo di torta al cioccolato. Incontro con i tuoi migliori amici per un drink. Andando a fare una passeggiata nel deserto.
    Ci piace fare le cose che si sentono bene perché, bene, si sentono bene. E ‘qualcosa che gli psicologi chiamano “principio edonistico”. In sostanza, il principio va, cerchiamo di fare le cose piacevoli, quando possibile ed evitare le cose non-piacere ogni volta che possiamo.
    Data la nostra ricerca del piacere track record, è abbastanza notevole che nessuno di noi in realtà ottiene nulla di fatto.
    Così notevole, infatti, che gli scienziati sociali hanno aspramentedibattuto la questione per decenni . Dopo tutto, se tutto quello che vogliamo fare è godere di noi stessi, come possiamo impegniamo a faccende noiose come fare il bucato, o compiti impegnativi come finitura di un progetto di lavoro?
    Ancora più importante, se tutto ciò che cerchiamo è il piacere, allora perché fare un po ‘di noi trascorrono gran parte del genere della nostra vita infelice ?
    Un nuovo studio pubblicato 15 agosto negli Atti ufficiale National Academy of Sciences ha una bella grande passo verso rispondere.
    I ricercatori hanno scoperto che, contrariamente alla credenza popolare, in realtà non spendiamo tutto il nostro tempo andando dopo le attività che ci fanno sentire bene. In realtà, è nei momenti in cui ci sentiamo nostro meglio che si tende a gravitare verso fare i compiti meno piacevoli nelle nostre liste, come lavanderia e faccende. Così forse ci rinunciamo cose che ti fanno sentire felice immediatamente (come l’happy hour) per le cose più opache che hanno il potenziale per farci sentire soddisfatti nel lungo termine (come i lavori domestici).
    La scoperta potrebbe avere grandi take away per la nostra comprensione della felicità e la motivazione.
    “La nostra emozione positiva, forse, può essere visto come una risorsa,” Dr. Jordi Quoidbach , uno degli autori principali dello studio e professore di psicologia presso l’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha detto a Business Insider. “Quando non abbiamo abbastanza, abbiamo bisogno di ricostituire esso, ma non appena abbiamo abbastanza, possiamo potenzialmente usare che per fare le cose.”

    Immagine: Vox
    La felicità è un delicato equilibrio
    Per venire alle loro conclusioni, i ricercatori – un team internazionale di psicologi, economisti e scienziati di dati provenienti da università tra cui Harvard, Stanford e il MIT – trascorso un mese con una applicazione smartphone per monitorare gli umori 28.000 Europei e scelte di attività.
    In primo luogo, l’applicazione sarebbe una persona votare il loro stato d’animo attuale su una scala da 0 (molto infelice) a 100 (molto felice) in momenti casuali durante il giorno. Poi sarebbe chiedere loro di scegliere da una lista di 25 cose quello che stavano facendo. (Erano liberi di scegliere più di uno.)
    Non sorprende che, come la gente sentire in ogni momento fortemente influenzati quello che hanno scelto di fare in quel momento. Quando le persone si sentivano male, tendevano a fare le cose per farli sentire meglio, come andare in una passeggiata o una riunione con gli amici.
    Al contrario, quando la gente si sentivano bene, tendevano a fare cose che non erano divertimento di per sé, come fare il bucato o la pulizia della casa. (Di tutte le attività registrate, passare del tempo con altre persone avevano il legame più forte di emozioni positive, durante l’utilizzo di mezzi di comunicazione sociale ha avuto sia un collegamento neutro o leggermente negativo.)
    Tutto questo suggerisce che per la maggior parte di noi, la felicità è un delicato equilibrio. Quando ci sentiamo giù, scegliamo attività con premi a breve termine per incrementare i nostri spiriti.Quando ci sentiamo bene, ci sacrifichiamo attività divertenti per il potenziale di remunerazione a lungo termine.
    E potrebbe essere una buona notizia per il posto di lavoro, troppo, Quoidbach detto.
    “A volte i manager equiparare la positività e la felicità sul posto di lavoro con una propensione di persone di stasi fuori”, ha detto Quoidbach. “Ma una delle rosticcerie da questo studio è che la coltivazione di emozione positiva potrebbe essere un modo per ottenere effettivamente la gente a essere più produttivi a causa di questa sorta di tampone o una risorsa.”
    Le definizioni utilizzate e la presentazione del materiale su questa mappa non implicano l’espressione di alcuna opinione da parte del World Economic Forum relativa allo status giuridico di qualsiasi paese, territorio, città o area o delle sue autorità, o riguardo alla delimitazione delle le sue frontiere o confini.
    Leggi di più
    Gli psicologi dicono che questo è il modo più semplice per ottenere – e soggiorno – felice
    La scienza dice che le persone più felici hanno queste 9 cose in comune

  8. “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.”
    I. Kant – Critica della ragion pratica

    “La pace tra l’uomo e Dio è l’obbedienza ben ordinata di fede alla legge eterna. La pace tra l’uomo e l’uomo è la concordia ordinata. La pace civile è una concordia simile tra i cittadini. La pace della città celeste è il perfettamente ordinato e armonioso godimento di Dio, e di uno con l’altro in Dio. la pace di tutte le cose è la tranquillità dell’ordine. l’ordine è la distribuzione che assegna le cose uguali e disuguali, ciascuna al proprio posto ”
    Sant’Agostino di Ippona – La città di Dio, libro XIX

    Dopo due incipit così ci vorrebbe un buon Rum invecchiato da meditazione e due quadretti di cioccolata fondente criollo monorigine al 72%.

    Non te li ho scritti a caso, ma perchè sono i due pilastri su cui baso da anni la ricerca della mia serenità.
    La serenità è stabilità. E’ superamento del conflitto, interiore come esteriore.
    Cosa da’ un punto di equilibrio stabile? La sinergia fra conoscenza e fede.
    Non sono nato orientale con culture buddhiste o zen; sono, come ben sai, imbevuto di quella cultura greco romana e della fede cristiana che storicamente nascono nel bacino del Mediterraneo e poi si espandono nel resto d’Europa.
    La felicità è diversa dalla serenità; è lo stato d’animo emotivamente positivo che i latini definivano ‘felicitas’ cioè stato di ricchezza, abbondanza anche interiore.
    Ma anche prima di loro il greco Epicuro ne parla ne la “Lettera sulla felicità”.
    Paradossalmente il Bu-shi-do dei samurai giapponesi non parla di felicità, ma di pace che si raggiunge attraverso l’amicizia e la mutua prosperità.

    Ti invito a seguire questo video, per me è stato illuminante.

    http://www.youtube.com/watch?v=_6PoLLuzsSo

  9. “[i]È che, forse, la serenità è frutto di un’educazione emotiva, di un processo di maturazione personale, individuale, intimo persino. Di un’attenzione nuova e costante a non maltrattarsi l’anima. A sciogliere i nodi. A parare i colpi che la vita ci assesta. Superficiali, a volte. Piccoli ematomi interni che passano in fretta. Dolori immensi, altre volte, dritti e secchi nel culo, contro i quali nulla si può. E tutti gli altri malesseri, quelli ancora più naif, quelli che ci avvelenano i giorni, le settimane, gli anni; quelli che ci siamo scelti e procurati da soli, in autonomia, e che prima o poi troveremo il coraggio di scaricare, perché a un certo punto diventa una questione di intelligenza, scegliere, distinguere tra cosa merita il nostro dolore e cosa no.[/i]”

    Come spesso accade da quando seguo il tuo blog, mi stupisco di come tu, contrariamente a quanto potrei mai fare io, riesca a tradurre in parole – o meglio, in un discorso ordinato e coerente – certi concetti in cui mi rivedo pienamente.
    La vita è prodiga di amarezze e avara di felicità ma incredibilmente riusciamo a percepire nel prossimo la seconda mentre di noi stessi, spesso e volentieri, solo le prime. Arrivare a comprendere questa elementare Grande Verità della Vita® mi ha aperto gli occhi. Ho cominciato a vivere con molta meno ansia il confronto tra la mia esistenza e quella della moltitudine umana che mi circonda. Ho cominciato, come perfettamente condensi nelle tue parole, a distinguere tra cosa merita il mio dolore e cosa no. E, incredibilmente, mi sono reso conto che ci sono ben poche cose che meritano veramente il nostro dolore o che effettivamente sono degli scogli ardui da superare.
    Ho cominciato ad apprezzare i momenti felici per quello che sono, non comuni sprazzi di colore nel paesaggio grigio che scorre dal finestrino del treno che è la nostra vita.
    Mi sono reso conto che gran parte dei momenti felici sono quelli che in passato consideravo noiosamente “normali”.
    Di quanti di quei momenti ho gettato via senza apprezzarli appieno.
    Ho scelto di non commettere più questo errore. Come per incanto, il mare tumultuoso del mio futuro si è tramutato in acque ben più calme. O, forse, sono migliorato io come timoniere.
    Credo la stessa cosa stia accadendo anche a te e ne sono felice. Riuscissimo a fare tutti questo salto, il mondo sarebbe seriamente un posto migliore.
    In bocca al lupo🙂

    1. Dimenticavo: smettere di fumare si può. Io non tocco più una sigaretta da luglio, non che prima fumassi tanto, ma senza è meglio. Sono passato all’elettronica, forse mi sto prendendo per il culo da solo, ma la differenza si sente, e tanto.

  10. Per avere 30 anni hai la saggezza di 60 ! La tua frase ‘È che, forse, la serenità è frutto di un’educazione emotiva, di un processo di maturazione personale, individuale, intimo persino. ‘ e’ illuminante ! Già, perchè anche io la vivo così la mia strana serenità fatta più di pace e riflessione che di corse e affanni. Già ! La serenità è uno stato essenziale della Vita stessa ed è nostro compito percepirla nella sua strana leggerezza ! E’ difficile accorgersene, qualche volta veniamo sopraffatti dal ‘fumo delle sigarette altrui’ ma poi, nei nostri piccoli angoli di meditazione, la ritroviamo e ne siamo felici e consapevoli.

    Hai espresso cose magnifiche !
    Complimenti.
    Ciao.

  11. Condivido l’ansia di quando si è felici. Io ho un trucco: non dire MAI di essere felici! MAI! E nemmeno pensarlo! Appena pensi “cazzo come sto bene” ecco che arriva un periodo di merda.
    Il resto sono pensieri filosofici.
    Io penso che l’essere umano non sia mai completamente soddisfatto, oppure lo sia solo per quel breve attimo in cui ha ciò che non aveva, ma un attimo dopo lo da per scontato e già sogna altro (magari proprio ciò che aveva prima).
    E’ come una pallina da ping pong che rimbalza tra due racchette. Ogni volta che raggiunge il polo opposto, si sente per un attimo felice. Poi l’insoddisfazione torna.
    E’ il paradosso di gluck, la felicità chiusa nell’istante.
    ” (Sylvain Tesson, “Nelle foreste siberiane”).

      1. Temo di no: la vita è fatta di scelte e non sempre (anzi, quasi mai, nelle scelte importanti) è possibile saltare da una situazione a un’altra così, schioccando le dita.
        Sarebbe davvero molto bello poter cambiare rapidamente a nostro piacimento le condizioni della nostra vita a seconda dello stato d’animo del momento, saltando continuamente anche fra 2 estremi…..!

  12. Serenità… la perdi quando meno te l’aspetti. Quando ti senti particolarmente soddisfatto, subito dopo aver trascorso attimi di vita che ti fanno amare la tua dannata esistenza, quando ti senti proprio bene… tac… arriva. Niente di grave, niente di sconvolgente, piccole smumatore che ti rovinano quel momento… e perdi un pizzico di serenità…

  13. Certo, la serenità si può anche costruire.
    Ma poi arriva quella che ci vede benissimo (al contrario della Fortuna, che è cieca ….e forse pure un po’ slovacca meno slo) …..la Sfiga. E la bastarda ti scova ovunque

      1. eh …a una certa, ti rendi conto che la Fata Turchina per ben che vada è un’ottantenne tutta tirata e piena di cellulite, o peggio che sotto la sottana nasconde un “birillo” 😝

  14. Condivido in pieno!
    Ci si allena è vero, ci si allena a crescere senza essere rammolliti. E basta davvero sentirsi in colpa, per cosa poi? Ognuno di noi nasce per essere felice…poi lungo la strada dobbiamo scegliere di prendercela davvero sta felicità! Ogni giorno!

  15. Anch’io non sono stata educata alla felicità e ho sempre avuto la tendenza a crogiolarmi nel lamento..ma oggi, dall’alto dei miei 33 anni, proprio come te ho capito che felicità è un atteggiamento, una scelta che si fa a prescindere da quello che ti succede nella vita. E non è facile per niente mantenerla, richiede allenamento!

  16. Quando smetti di fumare, appena ti capita di parlare con un fumatore, ti accorgi di quanto puzza. Poi pensi a quando puzzavi pure tu, e ti senti meglio per il solo fatto di non puzzare più.
    Le persone sempre tristi a prescindere, quelle che si piangono addosso per nulla, sono come i fumatori: puzzano.
    Porta un po’ di serenità e di buon profumo nella tua vita: basta sigarette!😀

  17. “Se gioventù sapesse e vecchiaia potesse”, mi hai fatto pensare a una delle mie citazioni preferite: io al giro di boa dei 40 ho esattamente capito il suo significato.
    Ad ogni modo, chissà se una precoce educazione culturale, antropologica, sociale alla felicità ci faciliterebbe il compito o a questo punto lo faciliterebbe alle nuove generazioni: godere di ciò che si ha, sempre. Guardare il bello e buono che abbiamo o siamo. Coltivare la positività, sempre. Già. Che bel mestiere! Happiness is an attitude. Lo credo anche io.
    Sempre un piacere leggerti! Felice del tuo momento Felice!

  18. Ci sono molte analogie con la gestione dello stress e dell’ansia. Sono processi di maturazione e di crescita, e forse ne hai preso il più difficile.
    La serenità e la felicità sono “state of minds” e una volta capita la teoria non resta che lasciarsi andare e allenarsi!

    P.S. non credo di aver capito come si fa!

  19. Cosa ti avevo detto più di una volta? E non sai quanto io mi senta vecchia zia nel rimarcartelo, però questo è: dopo un tot di dolori impari a riconoscerla e ad apprezzarla, la serenità. La Felicità e come l’Amore, dura quel che dura, è come un mazzo di papaveri. Non fai nemmeno in tempo a raccoglierli, a stringerli con garbo tra le mani e sono già appassiti.
    La serenità, al contrario della felicità, te la puoi vivere tutti i giorni e più volte al giorno, a meno che non sia proprio un merdaday.
    Ho imparato a disgiungerla anche dall’amore che pure ho, nella mia vita. La mia serenità è fatta di minimalia: il silenzio della mia casa la domenica mattina, quando tutti dormono ancora e io mi bevo il mio mezzo litro di thè verde da sola sfogliando una rivista.
    E’ viaggiare in auto col Bip, in silenzio, ascoltando canzoni degli anni 80, 90 e 2000 accorgendoci di quanto tempo è trascorso.
    E’ starmene dal parrucchiere con le carte di alluminio in testa e ridere di me stessa e delle chiacchiere idiote che sento attorno.
    E’ aspettare il vaporetto alla fermata di Treporti e ritrovare la garzetta Olga, che poi chissà se è lei o è il suo compagno o un altro volatile da laguna ma ritrovo sempre lì, che becchetta le alghe.
    E’ pranzare con la mia amica del cuore e ridere come due cretine per quanto cretine siamo state nell’ossessiva ricerca della quadratura del cerchio, della Felicità, dell’Amore, del raggiungimento e mantenimento della taglia 42, del sollevare pesi per uomini che non meritavano tanta fatica.
    E’ guardarsi allo specchio e sentirsi pacificate. Va e viene la serenità tesoro, ma il riconoscerla e il gustarla è un passo grandissimo.

    Baci

    Zia

      1. Ritornerà sempre tesoro. A volte magari dovrai impegnarti a cercarla tra le pieghe delle disillusioni e dei piccoli o più grandi dolori, ma la serenità torna sempre.

Parla con Vagina, Vagina risponde

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...